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DRAGONFORCE - Evoluzione e Identità
20/08/2014 (2533 letture)
11 giugno 2014, probabilmente la giornata più calda di questa estate milanese. In compagnia della mia amica fotografa mi incammino sotto il sole cocente verso la sede della Bode Music Gear, dove veniamo accolte con simpatia e salvate dall'aria condizionata. Herman Li e Sam Totman arrivano poco dopo, in ritardo a causa del traffico che uno sciopero ha reso peggiore del solito; subito mi accorgo di quanto i due chitarristi dei DragonForce siano diversi. Herman è posato, ci porge la mano quasi con riservatezza; Sam è praticamente l'opposto, subito espansivo, ci confida di aver bevuto forse troppo la sera prima durante il meet and greet. Dietro di loro, più alto di entrambi, si profila la sorpresa della giornata: Gee Anzalone, il cui ingresso nella band è stato annunciato una manciata di giorni prima e che non sapevo sarebbe stato presente. Lui si presenta con un sorriso gentile e parlare la stessa lingua ci mette di sicuro a nostro agio; dato che i suoi compagni di band sono impegnati con altre interviste, decidiamo di sfruttare l'attesa e sederci per una chiacchierata...

Unknown Danger: non sapevo che oggi saresti stato presente anche tu e purtroppo non ho preparato domande per te.
Gee Anzalone: Tranquilla.

Unknown Danger: innanzitutto vorrei sapere come hai conosciuto i DragonForce e come sei entrato a far parte della band.
Gee: guarda, è stata una cosa naturale. È capitato tutto perché comunque siamo amici da tanto tempo. Conosco Dave da parecchio e avevo conosciuto la band intera a Milano nel 2011, quando erano venuti all'Alcatraz a suonare, perché ero amico di Fred, il bassista, da prima. Siamo amici perché abbiamo lavorato insieme ad un festival, io ho sempre lavorato anche nei festival europei; sai, siamo sempre stati in contatto, ci si vedeva e ci si sentiva. Niente, poi sono andato a vederlo e tra una balla e l'altra mi ha presentato tutta la band. Anche con Dave ho un ottimo rapporto. Come normalmente succede tra chi si conosce, semplicemente c'è stato uno switch, dato che adesso Dave si è dato al prog rock; ha cambiato, è arrivato ad un momento della sua vita dove penso sia anche opportuno porre dei cambiamenti. Quindi c'è stato questo switch automatico, io i pezzi li sapevo già, ho sempre fatto anche dei video; non so se avete visto qualcosa di me online ma ci sono alcuni video di canzoni dei DragonForce che ho suonato sulla batteria. È stata una roba molto molto molto naturale, senza nessuna telefonata inaspettata, nessuna doccia fredda. È stata una fase di transizione molto tranquilla e ad un certo punto mi sono trovato qua. Poi loro sono splendidi, sono una vera e propria famiglia; è una roba molto carina, molto bella. Chiaramente quando si sta per tanto tempo insieme bisogna essere affiatati.

Unknown Danger: quindi anche dal punto di vista musicale ti sei trovato subito e ti sei inserito senza problemi.
Gee: sì, poi i DragonForce li suono da una vita, per amore del drumming. Mi è sempre piaciuto molto lavorare sulla batteria, mi è sempre piaciuto studiare; sono un nerd della batteria, è proprio una passione. Poi sono un insegnante di batteria quindi, figurati, devo per forza essere aggiornato sulle ultime cose. Ripeto, io sono un appassionato, quindi il fatto di trasmettere il mio sapere alle persone... è perché arrivando da Tullio De Piscopo sono stato cresciuto così. Ho semplicemente iniziato a fare questi video di batteria a scopo didattico e tra l'altro hanno cominciato a funzionare benissimo e ad andare bene; anche perché proprio la gente si prendeva bene, a guardare, mi chiedeva consigli e io ovviamente rispondevo. Ho fatto due pezzi dei DragonForce e altri video; le canzoni hanno cominciato ad essere fluide. Poi il drumming è una figata, mi diverto troppo.

Unknown Danger: immagino sia così divertente per gli aspetti tecnici della musica dei DragonForce.
Gee: sì, sono un concentrato di tecnica e velocità quindi... mi diverto troppo. È proprio un divertimento, mi piace impegnarmi sulla batteria, sono proprio contento. È diverso rispetto ad altri generi nel metal, come il brutal o il death, dove, per carità, ti impegni, però c'è sempre la vena della serietà, della cattiveria. Ti dico, a me sulla batteria piace essere energico, però non ho mai pensato di essere triste... o serio, incazzato. Alla fine, non ce l'ho con il mondo io (ridono tutti i presenti, ndr). Sono contento, quando suono io mi sento a casa mia. Sì, posso essere energico, ma non me la sono mai sentita di dire: “ce l'ho con il mondo, voglio la morte del genere umano” (altre risate, ndr), assolutamente.

Unknown Danger: dato che hai puntato l'attenzione sul fatto che le canzoni dei DragonForce sono un concentrato di tecnica e velocità, cosa ne pensi delle critiche rivolte alla band proprio a partire da questa considerazione?
Gee: posso chiederti in merito a quale aspetto?

Unknown Danger: semplicemente, cambiando il punto di vista, quindi non più quello del musicista, come te, che si diverte a suonare, ma quello dell'ascoltatore; mi riferisco a chi trova il songwriting dei DragonForce concentrato più sulla velocità e sulla tecnica che sulla musica in sé. Oppure anche alla classica critica di ripetitività.
Gee: non so cosa rispondere, non so. Non ho mai fatto caso a questo aspetto. È chiaro che chi critica le canzoni, chi fa queste critiche, sicuramente ascolta dei generi diversi; quindi, non saprei cosa rispondere. Ogni band ha la propria identità, io sono sicuro che i DragonForce siano riconoscibili ovunque. Ovunque tu bada, ascolti i primi cinque secondi di una canzone dei DragonForce e ti rendi immediatamente conto che sono loro; non sono gli Stratovarius, non sono i Gamma Ray, non sono nessun altro, te ne rendi proprio conto. Hanno un loro sound... cioè, abbiamo un nostro sound e una identità. Secondo me una band deve avere questa identità e i DragonForce sicuramente ce l'hanno. Questo è quello che penso.

Unknown Danger: tu sei italiano e hai studiato qui alla NAM di Tullio de Piscopo. Volevo chiederti se pensi che il tuo stile sia diverso, se ci sono degli elementi italiani nel tuo modo di suonare la batteria, che poi potrai portare nel gruppo.
Gee: se intendi la ventata di aria fresca... chiaramente sui vecchi brani posso magari interpretare alcune cosette sulla batteria a modo mio. In futuro quando ci saranno da fare nuovi brani è chiaro che metterò il mio. Obiettivamente però non posso essere critico, in questo caso non posso dire che porterò una ventata di aria fresca. Io metterò il mio drumming; poi saranno i fan a decidere se il mio drumming è diverso. Ti dico, bene o male i pezzi dei DragonForce sono questi e quindi sicuramente non ci sarà nel prossimo album un'esplosione di prog, stile Dream Theater ad esempio, assolutamente no. Come penso non ci sarà neanche nei prossimi album. Il genere grosso modo rimane questo, quindi power metal; magari qualcuno può contribuire mettendoci qualcosa, qualche sfumatura un po' diversa.

Unknown Danger: più che alla ventata di aria fresca, stavo ricordando un dettaglio dell'annuncio del tuo ingresso nel gruppo, in cui si faceva riferimento al fatto che i DragonForce sono una “multinational band”. Quindi volevo sapere se il fatto di avere persone che vengono da luoghi diversi possa portare elementi diversi nella band, tipici, al di là del genere che poi ovviamente rimane lo stesso.
Gee: sì, ho capito. La musica è un linguaggio comune quindi fondamentalmente non mi sento di dire che ci possano essere tante influenze all'interno. Ripeto, è un linguaggio comune, ovunque tu sia troverai sempre in giro per il mondo il musicista che si mette alla batteria e arriva dal Sud America e si metterà a jammare con il bassista che arriva, che ne so, dall'Islanda e improvvisamente tutto funziona; li vedi che iniziano a jammare e tutto funziona. La musica è un linguaggio comune e le influenze non sono una cosa dipendente dalla nazionalità, mi sento di dirti questo.

Unknown Danger: tu ancora non hai suonato live con i DragonForce, giusto?
Gee: no, ancora no. La prima data sarà il 17 settembre. Abbiamo lo UK tour, dal 17 settembre all'11 ottobre. Dopodiché si va al Loudpark in Giappone e suoneremo il 18 e il 19 a Tokyo.

Unknown Danger: non sono previste altre date estive qui in Europa?
Gee: estive no, perché comunque siamo in attesa dell'uscita dell'album e del videoclip. Sarebbe stato bello uscire magari per qualche festival in previsione del disco, ma non è stato possibile quest'anno perché l'uscita è prevista per agosto. Dopo l'uscita si comincia con il tour e si andrà avanti; per adesso di confermato c'è fino ad ottobre, poi sicuramente ci saranno altre date da confermare.

Unknown Danger: penso che suonerete anche in Italia...
Gee: ah, non posso dire nulla perché non è ancora confermato! Però se rimanete aggiornati sul sito e su facebook avrete tutte le notizie. Soprattutto facebook, mi sto rendendo conto di quanto sia impressionante questo social network. È diventata praticamente la base, ormai, per la promozione e per la pubblicità. Neanche su twitter è così; twitter è forte perché te la giochi sui tweet, come se fossero piccoli messaggi privati, però effettivamente sulla promozione è un po' più fredda come cosa. Invece facebook è fighissimo, butti la notizia lì e te la condividono in cinquemila e quindi ti rendi conto che quello è il futuro della promozione.
Voi siete di Metallized, giusto?
Unknown Danger: sì, esatto.
Gee: seguo Metallized e altre webzine, credo che siano una realtà molto importante. Soprattutto il fatto di aggiornare la gente con le ultime notizie che chiaramente arrivano dall'estero; quindi tradurre dall'inglese all'italiano, che tra l'altro è un'ottima cosa. Imparare l'inglese è utilissimo, però non dobbiamo dimenticarci di chi non lo sa. Ci stiamo lasciando prendere un po' troppo da questa cosa e ormai tutti dobbiamo imparare l'inglese. Invece non dobbiamo dimenticarci di chi non lo sa perché effettivamente è un po' un problema; c'è gente che magari non ha modo di studiarlo. Quindi non bisogna assolutamente dimenticarsene.

Unknown Danger: sì, ormai anche i gruppi italiani scrivono in inglese.
Gee: ah sì, esatto, sono piccoli dettagli che fanno capire molto. Band italiane che scrivono in inglese ai fan italiani.

Unknown Danger: come se noi adesso parlassimo...
Gee: ...in inglese, che sarebbe micidiale! (risate, ndr)

Unknown Danger: sì, forse a volte si tratta di una forzatura più che di una necessità.
Gee: è che noi italiani siamo esterofili, penso che sia un luogo comune per tutti noi. Essendo esterofili vogliamo buttarci fuori, credo sia naturale per noi italiani questo spirito, il fatto di voler condividere con il mondo intero quello che proviamo... e chiaramente usiamo l'inglese. Vorremmo usare il dialetto, però non si può! (il tono scherzoso di Gee scatena altre risate, ndr)

Unknown Danger: si potrebbe fare una bella intervista in milanese!
Gee: e ti andrebbe male perché ti risponderei in piemontese! Io sono di Pinerolo.

Unknown Danger: sei venuto qui a Milano per studiare?
Gee: eh sì, mi facevo un bel mazzo al tempo, quando ero ragazzino. Facevo avanti e indietro da Milano tutte le settimane, una o due volte alla settimana... vedi, la passione è quella. Infatti ogni tanto ne parlo anche con chi mi sta vicino, di questa cosa, perché chiaramente mi hanno seguito tutta la vita. Effettivamente esce fuori questa cosa e mi dicono: “è proprio passione la tua”; lo è sempre stata. Ma guarda, ti dico, è stato bello; è stato molto bello. Perché comunque ti rendi conto che hai lavorato nella giusta maniera. Ho sempre investito tanto nella batteria; chiaro che ho tirato fuori un mestiere attinente, che è l'insegnamento. Ho sempre cercato di fare tutto in maniera tale che ruotasse sempre intorno alla batteria. Investi il tempo a studiare, investi il tempo in tutto... sei te stesso alla fine, io posso dire che con la batteria mi sento me stesso. Mi sento a casa, sai, quando ti senti tranquillo, ti senti completo. È un po' il completamento di me stesso che probabilmente, se non avessi iniziato a suonare, non avrei mai avuto. Starei facendo qualcosa che non mi piace.

Unknown Danger: vuoi dare un consiglio ai musicisti che vogliono intraprendere la tua strada?
Gee: un consiglio è sicuramente: continuate a fare quello che vi piace fare. La cosa più brutta nella vita credo che sia fare qualcosa perché obbligati da altre persone, perché devi seguire, diciamo, dei canoni di costume, di comportamento, verso la società. Secondo me, a parer mio, uno deve seguire i propri pensieri, i propri progetti. Anche perché effettivamente se no ti trovi un domani, quando poi è troppo tardi, a dire: “ci avessi pensato prima...”. Allora cosa fai, vai dai giovani e dici: “guarda, fossi stato in te...”; oppure: “guarda, avessi la tua età, farei...”. È bruttissima questa cosa, tu consigli alle nuove generazioni ciò che fondamentalmente non hai fatto, quindi vai a concludere la tua vita con quella insoddisfazione, con quella sorta di pentimento... quel rimpianto. Io sinceramente ho sempre pensato di non vivere con i rimpianti; sono una persona che nella propria vita vuole fare quello che le piace fare. La mia personalità è così, molto libera. Poi chiaramente il supporto è totale. In quello che fai il supporto è necessario al 100%; io ho sempre avuto una cerchia di persone che mi ha sempre supportato e questo fa tantissimo. Quando trovi gente che ti massacra tutti i giorni e ti dice: “devi fare così, devi fare cosà”, è dura mantenere i propri nervi saldi, fino al punto che accetti la cosa, mandi al diavolo tutti quanti e ti metti a fare l'impiegato. Poi magari con il tempo uno accetta anche questo status. Ti fai una famiglia, ti trovi un lavoro, ti compri una casa e quindi entri in quella sorta di scatola dove vivi. Praticamente bisogna sapere cosa volere nella vita. Il consiglio è: segui te stesso, segui i tuoi sogni... e basta.

Unknown Danger: cosa ne pensi della scena metal italiana in generale? È più facile per un gruppo italiano avere successo all'estero?
Gee: Chiaramente siamo sempre alle solite, c'è un proverbio che dice “nessuno è profeta nella propria patria”. Sono sicuro che in futuro le cose cambieranno, ne sono certo al 100%. Vedo piccoli segni di cambiamento, i tempi stanno cambiando; il metal sta diventando sempre più ampio, sta ricevendo molti consensi da parte del pubblico. La musica è emozione quindi varia molto in base ai periodi. In questo periodo la gente è abbastanza incazzata (ride, ndr). Sto vedendo che il metal acquisisce sempre più consensi. Quindi ripeto, essendo ottimista, sono convinto che tutte le band italiane che lavorano all'estero e che lavorano benissimo, sicuramente cominceranno a lavorare benissimo anche in Italia nel prossimo futuro, su questo sono parecchio sicuro.

Unknown Danger: abbiamo terminato il nostro tempo, vorresti aggiungere qualcosa?
Gee: ringrazio voi per questa intervista, per questo botta e risposta veramente da amici. Mi ha fatto un piacere immenso conoscervi, spero di rivedervi presto, sicuramente in tour. Un saluto a tutti i lettori di Metallized; un abbraccio, sicuramente ci si vedrà in tour!

Finalmente Herman Li e Sam Totman sono pronti per la nostra intervista; purtroppo il ritardo ha drasticamente ridotto il tempo a nostra disposizione e su tutta la nostra conversazione aleggia una sensazione di fretta.



Unknown Danger: iniziamo parlando del vostro nuovo album. Cosa dobbiamo aspettarci da Maximum Overload?
Herman Li: hai fatto una domanda a cui non so come rispondere, c'è veramente molto da dire a riguardo.
Sam Totman: in sostanza, le persone che apprezzano già la nostra band, dovrebbero amarlo.
Herman: i DragonForce si sono evoluti, hanno fatto un altro passo. Credo che questo disco sia allo stesso tempo più semplice, ma anche il più vario e dinamico. Abbiamo provato alcune cose diverse in The Power Within, soprattutto sul tempo delle canzoni. Questa volta abbiamo ottenuto qualcosa di ancora più vario, con influenze diverse nelle canzoni e brani con diversi tipi di tempo. E, ovviamente, abbiamo più riff. Credo che la novità più evidente di questo album sia il maggior numero di riff.

Unknown Danger: potete dirci come è nato questo disco e come lo avete scritto? Potete anche dirci qualcosa per quanto riguarda le registrazioni e la strumentazione che avete usato?
Sam: abbiamo scritto le canzoni insieme. In passato lo facevo da solo ma nell'album precedente Fred mi aveva aiutato con una linea o due ed era andata piuttosto bene, quindi abbiamo deciso di scrivere tutto il disco insieme. È stato molto più veloce perché quando cerco di fare qualcosa da solo, a volte posso rimanere bloccato per una vita; passano mesi, mesi, mesi e non riesco a trovare il modo di finire quello che sto facendo. A volte è facile ma a volte no. Noi abbiamo simili background e ci piacciono le stesse cose quindi siamo stati felici di poter scrivere insieme e, in effetti, è andata bene. Questa forse è una delle ragione per cui il disco suona un po' diversamente. Per quanto riguarda le registrazioni... (si volta verso Herman, cedendogli la parola, ndr)
Herman: dunque, siamo partiti da zero. Avevamo tutta l'attrezzatura che abbiamo usato in passato, sia on stage che in studio di registrazione; con questo siamo partiti da zero, resettando tutti i setting. Avevamo qualche vecchio amplificatore, ad esempio un 5150 Peavey, sai, per provare suoni differenti. Ma ho usato le mie chitarre, Ibanez signature model.

Unknown Danger: come nascono gli assoli dei DragonForce?
Sam: dunque, io scrivo le parti di struttura e dopo lui può improvvisare.
Herman: non saprei come dirlo, succede in modo naturale. Non amo comporre nessun assolo in realtà, sapere cosa stai per suonare lo priva dell'elemento sorpresa.

Unknown Danger: avete detto che Maximum Overload è una sorta di evoluzione per i DragonForce; è una affermazione importante, considerando che spesso il power metal è visto come un genere statico. Cosa ne pensate di questa opinione?
Sam: beh, penso che abbiano ragione! La maggior parte delle band sono così; intendo dire, noi siamo stati sempre gli stessi fin dall'inizio, quindi evolviamo rimanendo noi stessi. Ma sai, se ci ascolti, dando un'occhiata ad un album del passato, sono sicuro che nessun altro gruppo ha fatto un disco come i nostri. Ci evolviamo in un nostro personale modo, partendo dal nostro stile personale. Parliamo di power metal classico; mi piace la musica, ma le persone vogliono sentire lo stesso tipo di formula che amano ascoltare. Davvero, non senti nulla di inusuale, è sempre... più o meno la stessa cosa.
Herman: ovviamente ci sono band che stanno portando il genere ad un altro livello. Ad esempio, verso cose sinfoniche un po' folli. O ad esempio, i Kamelot, sono sempre in evoluzione e sono un gruppo veramente buono, provano sempre cose diverse. Quindi sì, ci sono gruppi che stanno procedendo su un altro livello.

Unknown Danger: proseguendo il discorso parlando dei DragonForce, voi in effetti siete conosciuti per il vostro stile particolare. Che cosa vorreste dire a chi considera la vostra musica troppo tecnica e troppo veloce?
Sam: non ci si può aspettare che tutti apprezzino quello che fai, ognuno ha gusti diversi. Noi suoniamo ciò che ci diverte e siamo contenti se questo piace ad altre persone. Intendo dire, siamo felici di poter far apprezzare la nostra musica ad altre persone. Non importa, se la gente pensa che siamo troppo veloci, va bene.
Herman: sì, non ascoltateci, ci sono molte altre band. Se vi lamentate per i troppi assoli, per i troppi tecnicismi, è questo il punto, noi non siamo come gli altri. Ciò che la gente non apprezza è ciò che ci rende diversi.

Unknown Danger: quali sono i gruppi e gli artisti che più vi hanno ispirato e influenzato?
Herman: dunque, non direi che abbiamo davvero un'influenza principale... perché quando dici influenza principale, è come se poi dovessi suonare come il gruppo a cui ti riferisci.
Sam: esatto, ad esempio possiamo dire che ci piacciono i Metallica ma non suoneremo mai come i Metallica. Siamo sei diverse persone che arrivano da background diversi, veniamo da diversi paesi nel mondo. Ci piacciono cose simili ma ci sono molte cose differenti che piacciono ad ognuno. Penso che tutto ciò che si ascolta, in qualche modo venga fuori quando si suona. Tutto ciò che ascolto in qualche modo viene fuori quando scrivo o suono e penso sia lo stesso per le altre persone.

Unknown Danger: e cosa ne pensate delle nuove band e della scena metal attuale?
Sam: (ride, ndr) prima bisognerebbe definire cosa è metal e cosa non lo è. Ci sono così tanti generi composti...
Herman: come in ogni cosa, alcuni gruppi sono ottimi e alcuni altri non li ascolterei mai, ma riesco a capire perché le persone lo fanno. Per via dell'immagine; alcune immagini possono rendere una band famosa. Alcuni gruppi suonano alla grande, musicalmente parlando, ma non hanno immagine.
Sam: e nessuno li conosce.

Unknown Danger: dato che siete entrambi chitarristi, non avete mai pensato di scrivere un solo album?
Sam: io sicuramente no! (ridono, ndr) Ci vuole troppo lavoro. Se dovessi scrivere un album solista userei le mie idee e poi sarebbe difficile scrivere un altro disco dei DragonForce.
Herman: ci ho pensato. Ho pensato ad alcune cose con la chitarra. Ma semplicemente non ne ho il tempo.
Sam: e personalmente, non mi piacciono davvero gli album di chitarra solista. Mi piacciono alcuni musicisti, come Marty Friedman ad esempio, è un chitarrista fantastico, ma proprio non voglio ascoltare un intero album di chitarra. È questo il motivo per cui non lo farei, non credo che nessuno mi ascolterebbe suonare la chitarra per un disco intero. (lui e Herman ridacchiano, ndr)

Unknown Danger: se poteste scegliere un gruppo o un artista con cui collaborare, chi sarebbe?
Sam: mi piacerebbe molto suonare con Dave Lombardo, amo il suo drumming, è uno dei miei batteristi preferiti di sempre. Mi piacerebbe fare una jam o qualcosa del genere, o forse suonare una canzone. Penso che sarebbe forte.
Herman: (esitando, è evidente che avrebbe voluto non rispondere, ma i nostri sguardi sono su di lui, ndr) non lo so. Non voglio pensare a cose immaginarie perché non puoi davvero sapere... finchè non sai cosa stai facendo, potresti pensare: “questa cosa non mi interessa”; oppure “non mi piace proprio”. Comunque, direi nessuno in particolare. Mi piacerebbe suonare un assolo di chitarra sul disco di Tony MacAlpine.

Unknown Danger: prima ho parlato un po' con Gee, il vostro nuovo batterista, che ci ha raccontato che voi siete come una famiglia. È importante andare d'accordo tra di voi e conoscervi personalmente?
Sam: sì, voglio dire, andiamo molto d'accordo. Abbiamo passato insieme molto tempo e non abbiamo mai avuto una vera discussione o cose del genere; è una cosa piuttosto bella. Dato che passiamo così tanto tempo insieme abbiamo più cose in comune, abbiamo più cose di cui parlare. In effetti all'inizio non avevamo troppo in comune, ma ora possiamo dirci cose del tipo: “ah ti ricordi questo, ti ricordi quello...”.

Unknown Danger: ok ragazzi, il nostro tempo purtroppo è finito.
Sam: oh, sono triste!

Unknown Danger: volete dire qualcos'altro ai vostri fan?
Sam: grazie per apprezzarci. È tutto. Noi suoniamo la musica per noi stessi e se altre persone la amano, è veramente una figata.
Herman: speriamo di vedervi di nuovo in tour, alla fine di quest'anno. Non abbiamo partecipato a festival in Italia quindi, sapete, ci piacerebbe molto venire qui. Le persone a cui piace la band, probabilmente apprezzeranno il disco.


Un ringraziamento ad Anna Fortini per le foto allegate all'intervista



Psychosys
Domenica 7 Giugno 2015, 19.36.49
2
Mi piace il loro atteggiamento: sappiamo di suonare musica "statica", con poca possibilità di evoluzione, quindi facciamo del nostro meglio per modificare il nostro sound di album in album senza stravolgerlo. Un ragionamento coerente e (speriamo) prosperoso.
Vittorio
Giovedì 21 Agosto 2014, 10.49.58
1
Gee Anzalone è un grande.
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