Privacy Policy
 
IN EVIDENZA
Album

The Ocean
Phanerozoic I - Palaeozoic
Demo

Derdian
DNA
CERCA
ULTIMI COMMENTI
FORUM
ARTICOLI
RECENSIONI
NOTIZIE
DISCHI IN USCITA

11/12/18
SCARLET AURA
Hail to You!

11/12/18
ADAESTUO
Krew Za Krew

13/12/18
MIND ENEMIES
Mind Enemies

14/12/18
CURRENTS
I Let The Devil In

15/12/18
SPEED KILLS
Speed Kills

15/12/18
YSENGRIN/STARGAZER
D.A.V.V.N.

21/12/18
BLOOD FEAST
Chopped, Diced and Sliced

21/12/18
JON SCHAFFER`S PURGATORY
Purgatory

21/12/18
WITCHING HOUR
...And Silent Grief Shadows the Passing Moon

23/12/18
MALVENTO/THE MAGIK WAY
Ars Regalis

CONCERTI

10/12/18
RISE OF THE NORTHSTAR + DOPE D.O.D.
LEGEND CLUB - MILANO

10/12/18
THE DEAD DAISIES
REVOLVER - SAN DONA DI PIAVE (VE)

11/12/18
CLUTCH
FABRIQUE - MILANO

11/12/18
H.E.A.T + ONE DESIRE + SHIRAZ LANE
LOCOMOTIV CLUB - BOLOGNA

14/12/18
EXODUS + SODOM + DEATH ANGEL + SUICIDAL ANGELS - MTV Headbangers Ball Tour
PHENOMENON - FONTANETO D'AGOGNA (NO)

14/12/18
NANOWAR OF STEEL
ALCHEMICA MUSIC CLUB - BOLOGNA

14/12/18
OPERATION MINDCRIME + GUEST
TEATRO CARIGNANO - GENOVA

14/12/18
NOVEMBRE + LES DISCRETS
ARCI TOM - MANTOVA

15/12/18
WITHIN TEMPTATION
FABRIQUE - MILANO

15/12/18
NANOWAR OF STEEL
REVOLVER CLUB - SAN DONA DI PIAVE (VE)

SECRETS OF STEEL - # 8 - US Power Metal
09/09/2014 (5014 letture)
Questo articolo vuol essere una panoramica sulla storia del power metal Made in USA, dalle origini al declino, passando per il momento di massima diffusione del genere. Non abbiamo pretese di totale esaustività, né l’articolo stesso si propone di avere carattere enciclopedico. Il nostro intento è quello di rivivere insieme a voi la storia di un genere nel contempo tra i più dimenticati dall’audience generalista e tra i più amati dagli appassionati di metal americano. Vi auguriamo una piacevole, intensa e “potente” lettura.

UN GENERE DIMENTICATO
Per molti power metal significa Germania (o magari Finlandia e, perché no, Italia), tastiere arrembanti, massima velocità di esecuzione, spensieratezza di fondo, draghi, stregoni ed elfi. In effetti, dall'inizio degli anni '90 in poi, il power metal si è radicato con forza soprattutto nella parte nord del Vecchio Continente, al punto da essere considerato da un blocco considerevole di ascoltatori un parto indigeno proprio di queste terre. Addirittura, numerosi sono gli acts americani (Iced Earth, Symphony X e Kamelot, solo per citare qualche nome significativo) che hanno risposto alle sollecitazioni di band come Helloween, Blind Guardian e Stratovarius, inaugurando una sorta di sound power metal internazionale. In realtà, di tutti gli infiniti sottogeneri metal, il power propriamente detto (insieme al thrash e all'epic, con cui è strettamente imparentato e con cui condivide gli anni ’80 come periodo di massimo splendore) è quello che nasce più genuinamente, duramente e radicalmente americano. Una nascita dovuta, in buona sostanza, al desiderio di controbattere al predominio metallico inglese e all’autocompiacimento edonistico dell’hair metal; il tutto in un contesto di grande urgenza espressiva e di approccio agli stilemi della NWOBHM nel nome di una maggiore durezza e arrembanza sonora. In principio, a dirla tutta, l’US Power non era identificabile come sottogenere del metal nel senso ristretto del termine: all’interno della galassia power sono transitate band poi giunte a suonare tutt’altro. In ogni caso, possiamo provare a individuare alcune coordinate stilistiche di massima per quello che sarà poi identificato come power metal americano:

1) Nascita attorno ai primi anni ‘80. Apice e inizio del declino tra la metà degli anni ‘80 e l’ inizio dei ‘90.
2) Rielaborazione dell’hard rock e del proto-metal americani, contaminati con soluzioni tecnico-stilistiche tipicamente britanniche (formazione a cinque; accento posto sugli incastri e le armonizzazioni tra chitarre; equilibrio tra foga e melodia; cantato aggressivo, a volte ruvido, ma quasi sempre impostato su tonalità alte).
3) Importanza del riff, inteso come unità espressiva di base, e della sovrapposizione di molteplici riff all’interno della medesima canzone.
4) Rapporto coi generi contigui e affini, di cui ingloba o anticipa alcune caratteristiche. Esempi: durezza sonora poi estremizzata dal thrash e dal death; velocità che spesso ha portato il power metal a confinare con lo speed; vena epica negli stessi anni esasperata dall’epic propriamente detto; affinamento della tecnica poi sublimato dal prog. Genesi quindi di un particolare ibrido (il power appunto), fatto di una mescolanza di queste caratteristiche (senza che una arrivasse a imporsi troppo sulle altre).
5) Accentuata “americanità”, intesa sia come sistema di valori, sia come impianto di riferimenti culturali (attitudine alla libertà, individualismo, volontà di potenza, massima energia, creazione di un universo estetico di riferimento). Un orientamento che risente delle tematiche gotiche della NWOBHM, ma le trasla in un contesto più realistico o eventualmente fantastico-metaforico. Ciò distingue quasi sempre il power dalla vena sociopolitica sviluppata dal thrash e lo avvicina più, casomai, all’immaginario fantasy inaugurato dai Rainbow e a quello eroico tipico dell’epic.
6) Attenzione alle contemporanee innovazioni europee, dal dark metal dei Mercyful Fate, con le sue costruzioni complesse e strapiene di riff, allo speed epico tedesco (da cui poi si originerà il power metal di stampo mitteleuropeo).

Le carriere dei sofisticati Fates Warning, dei padrini del thrash Metallica e degli inimitabili (nel bene e nel male) Queensrÿche, senza dimenticare gli “eroici” Virgin Steele e i poliedrici Savatage, hanno tutte avuto inizio sotto l’egida dell’US Power (o comunque in prossimità della stessa). Ma del cammino di queste band si ricordano più che altro le fasi successive ai primi anni’80, mentre il percorso dei gruppi sviluppatisi come acts power metal duri e puri (Jag Panzer, Metal Church, Armored Saint, Vicious Rumors, per citarne alcuni) è stato spesso relegato a un ruolo di secondo piano o addirittura all’oblio dalle inesorabili pieghe della storia. L’US Power potrebbe quasi essere definito il power metal dimenticato, tanto è stato rimosso dalla memoria collettiva della gran parte degli ascoltatori di metal contemporanei.

CENNI STORICI
Come la NWOBHM, che ha i suoi padri putativi nei Black Sabbath e nei Judas Priest, anche il power metal americano deve molto a una band di pionieri settantiani in grande anticipo sui tempi. Allacciandosi alla tradizione del proto-metal all'americana (nato con gruppi come Blue Cheer, Dust, Sir Lord Baltimore, The Frost, Grand Funk Railroad, Mountain e Ursa Major, giusto per citarne alcuni) i newyorkesi Riot, con il loro terzo album Fire Down Under del 1981 (già praticamente power metal), danno la decisiva spallata che permette a un intero movimento di esplodere nel giro di pochi anni. I Riot sono contemporanei dei Judas Priest e, per quanto da questi ultimi indubbiamente influenzati, vanno ricordati come uno dei primi gruppi heavy in assoluto e come una delle band che più hanno contribuito alla creazione del lessico heavy metal. Imprescindibile il loro ruolo di collanti tra l’hard americano e le sonorità di acts come gli stessi Judas Priest e i Rainbow. Purtroppo la deriva britannica di inizio anni '80 e la mancanza totale di supporto alle scena underground metal USA pre-Metallica hanno fatto sì che questa band assolutamente seminale non sia mai riuscita a ottenere un successo duraturo. Fire Down Under, però, ha il merito storico di aprire la strada, più o meno direttamente, a numerose band di importanza assoluta.
Nel 1980 debuttano i Cirith Ungol col seminale Frost and Fire e i Manilla Road col loro Invasion. Nel 1982 è il turno di Manowar e Virgin Steele. Il 1983 è la volta dei Metallica e dei Savatage, il 1984 è l'anno dello scoppio vero e proprio della bomba power metal sul territorio americano (siamo in piena era-Reagan: gli Stati Uniti sono un paese diviso tra progressione economica, afflati di neomaccartismo e crescente cultura dell'apparenza). Va sottolineato di nuovo che, all'epoca, una distinzione netta tra power/epic/speed/thrash non sussisteva: il termine power metal copriva in buona sostanza tutti e quattro i generi e solo dalla metà degli anni '80 la scena si suddividerà in modo più netto.
Il prodotto impulsivo e immediato della situazione socioeconomica, per quel che riguarda la musica metal americana, è però il famigerato glam metal. Definito in maniera spregiativa hair metal, nasce proprio nel primo biennio degli anni '80, grazie a band come Mötley Crüe e i finlandesi Hanoi Rocks, che applicano sonorità metal all’estetica settantiana dei vari New York Dolls e T. Rex. Incarnando al meglio il lato più edonista e appariscente della società a stelle e strisce, il glam metal non fatica a ottenere un rapido riconoscimento prima nazionale e poi internazionale. Diventa il genere più trasmesso dalla nascente emittente televisiva MTV e, inserendosi nel solco tracciato da band come Aerosmith e Kiss, riesce nella combinazione di apparire trasgressivo ed essere innocuo allo stesso tempo (pur con tutti i “pazzi” che ne hanno attraversato il percorso). Il glam può però considerare esaurita la propria parabola mainstream dieci anni dopo, quando Slave to the Grind degli Skid Row diventa l'ultimo album rientrante in questa corrente a raggiungere la prima posizione nella classifica di Billboard. Il power metal, invece, nasce sottotraccia e vive sottotraccia.
Nel 1984, in Europa, sono già usciti dischi epocali come British Steel dei Judas Priest (1980), The Number of the Beast degli Iron Maiden (1982) e Melissa dei Mercyful Fate (1983). Il metal inizia a guadagnare una risonanza mediatica sempre maggiore, le fanzine si moltiplicano e lo scambio di cassette tra gli adolescenti si fa più serrato. Gli Stati Uniti si collocano presto in scia al Vecchio Continente. I due gruppi-ponte che contribuiscono a dare visibilità al metal americano, senza però per questo cadere in pieno all’interno delle trappole dell’hair metal, sono i newyorkesi Twisted Sister e i losangelini Quiet Riot. Anche grazie a queste due band, il metal viene definitivamente sdoganato negli USA, permettendo pure ai gruppi ispirati agli acts britannici di trovare maggior spazio. A reinterpretare la lezione della NWOBHM e dei Riot sono tanto band magniloquenti come i Manowar e i Virgin Steele, quanto i ruvidi Anthrax e Metallica e i rabbiosi Metal Church, Armored Saint e Jag Panzer.

US POWER METAL: CANONIZZAZIONE E CARATTERISTICHE
Uno dei primi dischi pienamente definibili power metal è il debutto della band di Seattle Metal Church, del 1984. L’album, self-titled, intercetta la furia del nascente movimento thrash, pur essendo saldamente radicato nella parabola di reinterpretazione della NWOBHM e dell’hard rock americano inaugurata dai Riot. L’incontro tra foga, melodia e tecnica è esemplare, le soluzioni stilistiche adottate dalla band assolutamente originali e innovative, a partire dall’oscurità degli arrangiamenti e dei temi. I Metal Church sfuggono a ogni classificazione, e forse proprio per questo inaugurano ufficialmente un movimento completamente nuovo. Le vere armi in più della band sono la voce acida, poliedrica e senza precedenti del compianto singer David Wayne e l’efficacia del duo di chitarristi Vanderhoof-Wells, inarrestabili ma sempre vari e ricercati tanto nel riffing quanto nelle parti soliste. Il risultato è heaviness allo stato puro.
Impossibile non menzionare i grandi Armored Saint, fra gli altri iniziatori del movimento. I cinque losangelini, capitanati dal leggendario singer John Bush (all’epoca corteggiato dai Metallica) e dotati di un sound a dir poco roccioso, sono con ogni probabilità uno dei massimi esempi di coerenza dell’intera scena americana degli anni ’80 (e non solo). Devastante e mai adeguatamente retribuito il loro percorso artistico, inaugurato nel 1984 con un disco seminale come March of the Saint e proseguito fino ai giorni nostri, non senza lunghe pause, con altri lavori di ottimo livello e sempre all’insegna dell’heavy metal più incontaminato.
Ample Destruction dei Jag Panzer è un altro disco che contribuisce a istituzionalizzare il sound power metal: grande focus su riff selvaggi di doppia chitarra (rivisitando Judas e Maiden), batteria e basso incessanti, voce tagliente e nel contempo apocalittica. Si tratta di un sostanziale potenziamento di tutti i tipici stilemi NWOBHM e proprio da qui deriva la definizione giornalistica di "power metal": il power metal raddoppiava tutto (Ian Christe, scrittore e musicista).
Il 1985 è l’anno di Soldiers of the Night, esordio dei Vicious Rumors, altra band fondamentale del movimento. Si tratta di una formazione contraddistinta da una tecnica notevole, da una consistente vena epica e da uno spiccato gusto per gli assoli di chitarra spaccabudella. Pur rimanendo l’esordio Soldiers of the Night un classico assoluto dell’US Power, i Vicious Rumors raggiungeranno l’apice della propria carriera con il trittico di album successivi, anche grazie all’ingresso nella band della debordante voce del singer Carl Albert.
Oltre a quelli già citati, imprescindibili sono anche i più o meno contemporanei dischi di: Helstar (Burning Star, 1984), Attacker (Battle at Helm’s Deep, 1985), Griffin (Flight of the Griffin, 1984), Omen (Battle Cry, 1984), Warrior (Fighting for the Earth, 1985), Liege Lord (Freedom’s Rise, sempre del 1985), Heir Apparent (Graceful Inheritance, del 1986) e Fifth Angel (Fifth Angel, 1986). E ancora: Malice (partiti da Metal Massacre e poi decisamente “ripulitisi”), Leatherwolf (Leatherwolf, 1985), Lizzy Borden (Love You to Pieces, 1985), Exxplorer (Symphonies of Steel, 1985) e Nasty Savage (Nasty Savage, 1985). Tutti gli album di questa lista, a volte realizzati da band che in seguito finiranno a fare tutt’altro (chi glam, chi class, chi heavy da classifica), sono con maggiore o minore approssimazione definibili US Power.
Un trait d’union abbastanza evidente, in una produzione massiccia come questa, è riscontrabile nell’universo di appartenenza delle lyrics: i testi del power metal sono un mix di inni da battaglia, canti lirici e furenti grida di rabbia, visioni futuristiche alla Mad Max o epos eroici e oscuri. Altra caratteristica fondamentale è la rapidità di esecuzione: i tempi delle canzoni si velocizzano sempre più, con un considerevole sfoggio di abilità tecnica da parte dei musicisti. Non meno importante è la corrente estetica cui fanno riferimento le band. Il look battagliero diviene presto obbligatorio: giubbotti e gilet di pelle, pantacalze o pantaloni attillati, cinturoni (tutto nero). E ancora: capelli selvaggi, catene, borchie, imitazioni di cotte di maglia e muscoli in bella vista.
Curiosamente anche Kill'Em All (1983) dei Metallica, sia dal punto di vista tematico che audiovisivo, rientra nel canone del power metal: alcuni critici considerano proprio i 'Tallica uno dei gruppi power originali. Ma il fatto che la band californiana guardi agli acts più sotterranei della NWOBHM (Diamond Head in testa) e ai Mercyful Fate, e che si caratterizzi per una velocità media molto sostenuta, ne rende il sound più graffiante rispetto a quello dei gruppi sopracitati (Kill’Em All è uno dei punti di partenza sia del power che del thrash, ovviamente). Lo stesso si può dire degli Anthrax che, in quanto band più aperta alla contaminazione dell'intero movimento thrash, rimangono costantemente sospesi tra mood metallaro da battaglia, aperture melodiche e attitudine hardcore.
Gruppi come Cirith Ungol, Manilla Road, Manowar, Warlord, Omen e Virgin Steele rielaborano invece il lato più epico delle sonorità britanniche, dando appunto vita alla scena “epic”. I tempi non tendono necessariamente al supersonico, i rimandi sono all'universo della mitologia, al Medioevo e al fantasy (temi già toccati dai Rainbow di Ronnie James Dio e Ritchie Blackmore).

Eravamo costretti e decisi a essere i migliori tessitori di storie epiche di tutta l'industria musicale. (Mark Shelton, leader dei Manilla Road)

Con le successive uscite dei Metallica e degli Anthrax e con il violento ingresso in scena dei Megadeth di Dave Mustaine e degli Slayer di Kerry King e Jeff Hanneman i vari sottogeneri iniziano a distinguersi in maniera più netta. Nasce il thrash propriamente detto, originariamente parente strettissimo dello speed metal di matrice anglosassone (ideato da band come gli inglesi Jaguar, i canadesi Exciter e gli statunitensi Savage Grace e Agent Steel), di cui diviene una versione più sanguigna (e legata all’influenza hardcore) e meno improntata sulla melodia. I Manowar portano in breve tempo l'epic metal alla stratosfera e il power metal acquisisce una dignità sempre maggiore di anno in anno, rimanendo da subito, però, confinato al ruolo di realtà (economicamente parlando) di serie B.
Basta dare un’occhiata alle copertine dei dischi (epiche e solenni, altre volte oscure e tenebrose), ai nomi delle band e ai titoli degli album per capire come quello del power metal sia un mondo tanto idealista quanto massimalista, fatto di insopprimibili pulsioni romantiche (nel senso ottocentesco del termine). Un mondo dove vige la più totale assenza di compromesso e dove le uniche monete di scambio sono gli acuti sovrumani, le bordate chitarristiche e le marce inarrestabili di basso e batteria. L’epica risultante è al 100% yankee e forse per questo non facilmente esportabile, ma così sincera da risultare tuttora insuperata. Buona parte dei gruppi del genere sono ancora oggi avvolti da un’aura tanto misteriosa quanto leggendaria. Purtroppo solo le formazioni di punta della scena sono riuscite a sfiorare una qualche forma di riconoscimento e successo all’epoca, mentre le rimanenti sono rimaste segregate nell’underground per poi finire rapidamente nel dimenticatoio, sorte toccata in seguito anche a quasi tutti i leader del movimento. La causa della mancata affermazione dell’US Power è da riscontrare forse proprio nell’estrema genuinità dei musicisti, poco interessati a logiche di marketing e nella difficoltà, per il pubblico di massa, nel rapportarsi a sonorità tanto veraci e prive di compromessi. Il thrash, da questo punto di vista, si è giovato delle sue caratteristiche di “musica di rottura”, riuscendo consapevolmente a spostare in avanti l’intero percorso evolutivo del macrocosmo metal. Il power non è mai stato in grado di portare a compimento un simile itinerario, forse perché incapace di concretizzare una vera separazione dalle proprie origini stilistiche settantiane e forse perché come genere “ibrido” la sua specificità di heavy metal potente e arrembante finiva per renderlo meno appetibile per i fan di un sottogenere specifico come il thrash, l’epic, lo speed, ciascuno dotato di una propria identità specifica e indirizzato verso una precisa fascia di pubblico.

SVILUPPO E DECLINO
A una prima fase di sviluppo e a quella di consolidamento del genere, segue nella seconda parte degli anni Ottanta uno stadio evolutivo che da un lato indirizza verso una maggiore specificità i gruppi power propriamente detti (i quali proseguono sulla scia dell’ondata iniziale), e dall’altro certifica la progressiva differenziazione di quelle band che perdono via via i connotati iniziali per assumere una nuova, originale, identità. L'accoppiata floridiana Savatage-Crimson Glory, i Queensrÿche dallo stato di Washington e i Fates Warning del Connecticut, infatti, conducono il genere fino a lidi già sostanzialmente progressive. La furia dell'EP self-titled dei Queensrÿche (1983) e di Sirens dei Savatage (1983) si tramuta nell'heavy di fino di Rage for Order (del 1986) e nel power sinfonico di Hall of the Mountain King (del 1987). I Queensrÿche da qui in avanti punteranno su soluzioni in equilibrio tra magniloquenza e raffinatezza, dedicandosi all’art-metal e abbandonando quasi del tutto ogni riferimento al power. I Savatage rimarranno invece in stretto rapporto col genere, fondendolo in modo irreversibile con un gusto spiccatamente melodrammatico, sofisticatamente melodico e con la passione per l’opera del produttore Paul O’Neill. Il risultato saranno i seminali dischi di power sinfonico (nel senso originario del termine) Gutter Ballet (1989) e Streets (1991).
L'esordio omonimo dei Crimson Glory (1986) è una significativa miscela delle varie correnti manifestatesi all’interno dell’US Power fino ad allora. Nel disco, e ancor più nel successivo Transcendence (1988) compaiono, fuse in un mirabile equilibrio, venature ora strettamente power, ora thrash, ora progressive. Per la fine del decennio i Fates Warning arriveranno a pubblicare un disco già pienamente progressive come Perfect Symmetry (1989), pur avendo iniziato il proprio percorso con un assetto audiovisivo puramente maideniano, con un cantante decisamente hard metal come John Arch e con lavori affilatissimi come Night on Bröcken (1984) e Awaken the Guardian (1986). Le storie di queste band avranno esiti diversissimi e arriveranno a incrociarsi più di una volta, fino ai giorni nostri (e al passaggio di Todd La Torre dai Crimson Glory ai Queensrÿche).
Nel frattempo il percorso dei patriarchi del genere, i Riot, conosce momenti altissimi (Thundersteel, del 1988, non va molto lontano dall'essere il Painkiller americano. La band offre al suo interno un perfetto esempio di brano speed/power epicheggiante vicino alla corrente tedesca con la titletrack, mentre il resto dell’album rallenta i giri e si configura come la definitiva esaltazione del power di matrice statunitense) e cocenti delusioni, fino al quasi anonimato dei nostri giorni e alla morte del leader Mark Reale. Il power metal Made in USA vive la sua piena e brevissima maturità attorno alla metà degli anni '80, per poi essere gradualmente corroso da nuove forme di metal a stelle e strisce, spesso germinate dal suo stesso ventre (prima thrash, poi death, poi progressive, poi alternative metal) e dal power di radici europee (lanciato dai due Keeper of the Seven Keys dei tedeschi Helloween, del 1987 e 1988), più scanzonato e melodico. Verso la fine degli anni ’80 escono comunque dischi US metal di qualità eccellente, come The Second Coming degli Attacker (1988), Digital Dictator dei Vicious Rumors (1988), Master Control dei Liege Lord (1988), Blessing in Disguise dei Metal Church (1989) e Symbol of Salvation degli Armored Saint (1991), che concretizzano in buona sostanza una versione “definitiva” del power metal, in cui gli elementi heavy, power, thrash e speed si bilanciano ed equilibrano praticamente alla perfezione.
Una menzione particolare va spesa per i Sanctuary di Warrel Dane e per i Satan’s Host di Harry Conklin. I primi fanno da trait d’union (con Refuge Denied, 1988 e Into the Mirror Black, 1990) tra la prima ondata dell’US Power, il thrash moderno (che darà poi linfa vitale ai Nevermore) e le band power contaminate degli anni ‘90. I Satan’s Host, invece, portano alle estreme conseguenze il sound già soverchiante dei Jag Panzer, band-madre di Conklin. Metal from Hell (1986) è la definitiva immersione nel lato più malvagio del power metal, il disco in cui tutte le tendenze tematiche e sonore citate in precedenza sono portate all’estremo. Da non sottovalutare anche il ruolo degli Heretic, durissima band power-thrash di Los Angeles che, dopo la convincente prova di Breaking Point (1988), vede il singer Mike Howe abbandonare la formazione in favore dei più blasonati Metal Church.
In questi anni i movimenti all’interno della scena metal sono sul punto di generare la radicale trasformazione che porterà alla svolta degli anni ’90. L’US Power resta un genere di nicchia e finisce sempre più per essere travolto dagli eventi e dalle mode del momento. La sua particolare specificità e il suo essere in equilibrio tra sottogeneri diversi non ne permettono il definitivo approdo a una fetta di ascoltatori davvero trasversale: troppo duro per alcuni, troppo lento per altri, troppo grezzo da un lato, poco progressivo dall’altro. Il genere continua ad appassionare uno zoccolo duro di fan perché incarna il lato più incontaminato, potente ed evocativo del metal classico. Un metal purissimo nel suo restare underground e nel suo arroccarsi fino al parossismo sulla propria identità. Purtroppo i venti del cambiamento, alla fine degli anni ’80, ormai fischiano assordanti.
Il thrash, nel 1986 già diventato il genere di riferimento dell’intera scena americana e non, vive in pochissimi anni una serie di step evolutivi fulminei. I Metallica e i Megadeth si lasciano affascinare dalla complessità delle composizioni di stampo progressive, Slayer e Possessed estremizzano il genere fino ad anticipare il death e centinaia di band, non sempre di valore, si gettano nella mischia a ritmi spaventosi. I Metallica, divenuti con l’elaborato Master of Puppets i veri vate del metal statunitense ottantiano, si spingono ad anticipare anche la fase di transizione successiva dell’intero movimento. Allo scoccare del nuovo decennio i quattro Horsemen tentano un peculiare ritorno alle origini, stavolta più nel nome della trasversalità e della commercialità che in quello della genuina pulsione espressiva. Il Black Album (1991) lima ulteriormente la velocità, le sfuriate e le sofisticazioni di Master of Puppets (1986) e …And Justice for All (1988) per cristallizzare il metal in una forma diretta, riassuntiva e, in definitiva, atemporale. Gli influssi su tutti i dischi usciti nel decennio successivo saranno incalcolabili. Il risultato immediato è quello di gettare discredito istantaneo su tanta musica, considerata troppo oltranzista, prodotta negli anni ’80; il power, da cui loro stessi erano partiti, in primis. I Megadeth, sempre all’inseguimento dei rivali storici, cercano di mettersi in scia con Countdown to Extinction (1992), ottenendo il più grosso successo commerciale della carriera, ma gettando al contempo una cesura netta col proprio passato, mai ricolmata del tutto. Sono molti i gruppi thrash che tentano di inseguire i capifila, cercando di inserire una maggiore contaminazione melodica nei propri brani. Spesso, dunque, si accantonano le matrici speed e hardcore degli esordi a favore di brani più quadrati e lineari: basti pensare ai Testament di The Ritual (1992), a Indipendent dei Sacred Reich (1993), a I Hear Black degli Overkill (1993) o a Sound of White Noise degli Anthrax (1993).
La bandiera del vero power metal americano, sempre più abbandonata a sé stessa da stampa e audience, viene invece innalzata, da qui in avanti, dagli Iced Earth, la sola band del genere che riuscirà poi a raggiungere un significativo riscontro economico. Gli Iced Earth sfruttano alla perfezione la particolare congiuntura creatasi dopo l’uscita del Black Album e il contemporaneo successo dell’alternative e del grunge. Questo giro di eventi spinge gli amanti del metal classico a ricercare gruppi capaci di rinverdire le sonorità ottantiane con una vena moderna (ma non troppo). Al ruvido debutto omonimo del 1990 seguirà per gli Iced Earth una carriera eccellente, in buona parte costruita sulla capacità di non impelagarsi in stilemi prefissati (fino agli ultimi album) e di coniugare thrash, power americano e power di matrice europea (l’amicizia tra Jon Schaffer, mastermind degli Iced Earth, e Hansi Kursch, frontman dei Blind Guardian, avrà concrete ripercussioni sul cammino di entrambe le band). Purtroppo gli Iced Earth saranno un vero unicum, in quanto già per i primi anni ’90 lo scettro del “power metal” sarà passato alle band europee e band come Steel Prophet e Destiny’s End ad esempio resteranno nell’anonimato. Gruppi di indubbia qualità come Helloween, Gamma Ray, Stratovarius e i Blind Guardian di Hansi Kursch aprono la strada a centinaia e centinaia di band-clone, che colpo dopo colpo affossano la memoria di una delle più esaltanti esperienze cui l’universo metal abbia mai dato vita. Lo US Power e le band che lo avevano concepito e sviluppato diventano improvvisamente vecchie e polverose, troppo ancorate alle proprie radici e non abbastanza addomesticate per essere apprezzate davvero dalle nuove leve. Gli adolescenti dei primi anni ’90 preferiscono la velocità e le melodie di pronta presa del ramo teutonico del genere, che da lì in poi, anche grazie alla stampa specializzata (corresponsabile della rimozione dell’US Power dalla memoria collettiva), diventerà “Il Power”, con tanti saluti agli States e a chi il genere lo aveva inventato e codificato, a tutto danno anche di formazioni europee come gli svedesi Morgana Lefay e Tad Morose.
Ma il cuore degli appassionati batte ancora oggi per quella manciata di band che negli anni ’80 hanno davvero saputo vivere l’heavy metal senza compromessi. Per quanto scavalcati dall’onda del successo, questi gruppi sono riusciti a conquistarsi un posto eterno e insostituibile nella memoria di chi dal metal ha sempre preteso qualcosa di più che semplice musica, per quanto bella. Le band power americane hanno insegnato a generazioni di fan sparsi in tutto il mondo che il metal può essere davvero un modo d’intendere l’esistenza, uno stile di vita e un sistema di valori. Oltre che il territorio in cui la quiete incontra il rumore e in cui la potenza incontra l’emozione, al fine di generare pura e insondabile meraviglia.

ALBUM CONSIGLIATI
1. Fire Down Under (1981) / Thundersteel (1988) – Riot
2. Frost and Fire (1980) / King of the Dead (1984) – Cirith Ungol
3. Invasion (1980) / Metal (1982) – Manilla Road
4. Battle Hymns (1982) – Manowar
5. Deliver Us (1983) – Warlord
6. Heavy Metal Maniac (1983) – Exciter
7. Kill’em All (1983) – Metallica
8. Queensryche EP (1983) – Queensryche
9. Guardians of the Flame (1983) - Virgin Steele
10. Sirens (1983) / Power of the Night (1985) / Hall of the Mountain King (1987) – Savatage
11. Ample Destruction (1984) - Jag Panzer
12. Battle Cry (1984) – Omen
13. Burning Star (1984) – Helstar
14. Fistful of Metal (1984) - Anthrax
15. March of the Saint (1984) / Delirious Nomad (1985) / Symbol of Salvation (1991) - Armored Saint
16. Night on Bröcken (1984) / Awaken the Guardian (1986) - Fates Warning
17. Metal Church (1984) / The Dark (1986) / Blessing in Disguise (1989) - Metal Church
18. Freedom’s Rise (1985) - Liege Lord
19. Battle at Helm’s Deep (1985) / The Second Coming (1988) – Attacker
20. Soldiers of the Night (1985) / Digital Dictator (1988) - Vicious Rumors
21. Fifth Angel (1986) - Fifth Angel
22. Graceful Inheritance (1986) - Heir Apparent
23. Metal from Hell (1986) - Satan’s Host
24. Crimson Glory (1986) / Transcendence (1988) - Crimson Glory
25. Breaking Point (1988) - Heretic
26. Refuge Denied (1988) – Sanctuary
27. Iced Earth (1990) - Iced Earth



Andrea Salvador
Martedì 24 Aprile 2018, 17.35.17
29
Non ho vissuto gli anni 80... Ero un bambino. Ma adoro lo US Power Metal, genere che considero attuale e straordinariamente ancora fresco, giovane ed attuale. Questo è il vero Heavy Metal classico (oltre alla NWOBHM), considerando io il Thrash una forma di Metal estremo. Questo articolo è davvero straordinario. Un ottimo spunto per partire verso l'approfondimento del genere da parte di ognuno di noi. E chi dice che lo US Power Metal è un genere morto e sepolto... Farebbe meglio a cambiare ascolti!!!
Midnight
Mercoledì 17 Settembre 2014, 23.35.07
28
Troppa grazia
windowpane
Mercoledì 17 Settembre 2014, 22.41.24
27
Un articolo così ben scritto e documentato, per giunta scritto con autentica passione non lo leggevo da tanto. Bravo davvero.
CYNIC
Martedì 16 Settembre 2014, 18.53.22
26
Madonna mia che album che hai citato "Midnight" tutti bellissimi e tutti da avere obbligatoriamente. E il primo album "Night on Bröcken 1984" dei leggendari FATES WARNING ma quanto è bello 90/100
HeroOfSand_14
Domenica 14 Settembre 2014, 14.16.23
25
Bell articolo riguardante un genere poco conosciuto ma fondamentale nella storia della musica vera. Crimson Glory (di cui immagino Elia sia grande fan!), Vicious Rumors, Armored Saint, Fifth Angel (l omonimo e' un album importantissimo nel genere, contiene canzoni grandiose) e decine di altri..gruppi che non hanno da invidiare niente a nessuno, anzi, formati da musicisti strepitosi e cantanti (Midnight, Albert) unici. Bei ricordi, sempre bello leggere di questa grande musica spesso dimenticata!
spiderman
Venerdì 12 Settembre 2014, 17.32.20
24
Scusate correggo il nome del gruppo non e' The Rost ma The Rods.
spiderman
Venerdì 12 Settembre 2014, 17.11.51
23
La ragazzaccia era Betsy Weiss.
spiderman
Venerdì 12 Settembre 2014, 17.07.16
22
Ottimo articolo e scritto bene, complimenti a Midnight, solo un appunto , ma le donne!?.Malibu Barbi,Messiah Force, Hellion,Taist of Iron,Chastain e Malteze?non meritano accenni?E che dire di una seminale ragazzaggia anticipatrice di certi trends, una borchiosa bad girl che non ha avuto la giusta attenzione allora?.Per i gruppi maschi avrei citato anche i The Rost e i Brocas Helm,comunque finalmente un articolo che fa giustizia del power made in USA,fondamentale per la storia del metal.
Sandro70
Mercoledì 10 Settembre 2014, 22.14.10
21
Della lista me ne mancano giusto un paio ( Liege Lord e Satan's host ).
nat 63
Mercoledì 10 Settembre 2014, 22.07.13
20
Come mai non vengono assolutamente menzionati Obsession e Shock Paris?
the hellion
Mercoledì 10 Settembre 2014, 17.06.11
19
in ambito piu prog-power di matrice neoclassica segnalo Chaos To Control, debut album dei Magnitude 9
the hellion
Mercoledì 10 Settembre 2014, 17.02.38
18
Demons & Wizards, non sono made in usa al 100% ma non sono male
Delirious Nomad
Mercoledì 10 Settembre 2014, 15.13.00
17
Splendido articolo, un genere troppo spesso passato sotto silenzio. Da non mancare anche il mitico "Welcome To The Ball" dei Vicious Rumors, forse il migliore dopo Digital Dictator
the hellion
Mercoledì 10 Settembre 2014, 15.04.29
16
gli Exciter pure spaccavano al epoca
the hellion
Mercoledì 10 Settembre 2014, 15.02.29
15
lizard. infatti. condivido in pieno
Lizard
Mercoledì 10 Settembre 2014, 12.18.07
14
Ci sono Comunque il termine speed si associava probabilmente più a band come Jaguar, Savage Grace, Agent Steel etc tant'è che quando poi vennero fuori gli Helloween venivano identificati come speed "epico". Sicuramente parlando di Metal Church o Armored Saint il termine speed non ha molto senso.
S.V.
Mercoledì 10 Settembre 2014, 9.45.42
13
Ma forse sono distratto, non ho letto nulla sugli Helstar. Loro non hanno contribuito in qualche modo al movimento? Se mi sono sfuggiti chiedo venia...
the hellion
Martedì 9 Settembre 2014, 17.27.30
12
forse lho letto solo in quale titolo d articolo il termine fast. cmq sono sicuro dell uso e abuso del termine speed. senza niente contestare all articolo interessante ed esatto nella terminologia
Er Trucido
Martedì 9 Settembre 2014, 15.20.56
11
Una nota curiosa: all'epoca della sua permanenza nei Metallica, Ron McGovney realizzo dei biglietti da visita per presentare la band in giro con scritto appunto "power metal" che però non trovarono dei riscontri positivi da parte degli altri
Midnight
Martedì 9 Settembre 2014, 15.12.07
10
Grazie a tutti per i complimenti e per le segnalazioni. Come detto in apertura di articolo, citare tutti i gruppi e i dischi era praticamente impossibile, quindi un minimo di scrematura era inevitabile. Comunque all'epoca ('82-'84) power e speed metal (negli USA) erano utilizzati come sinonimi. Questo prima che si coniasse il termine thrash e che i generi si diversificassero in maniera più netta. Fast metal sinceramente mi è nuovo!
xutij
Martedì 9 Settembre 2014, 15.04.08
9
Articolo fantastico. Personalmente adoro questo genere-non genere (perchè poco omogeneo,con varie sotto sfaccettature ) che ha regalato,almeno negli anni d'oro,solo capolavori o lì vicino. Personalmente non avrei inserito gruppi come Metallica o Anthrax,ma il genere è appunto poco inquadrabile su dei canoni fissi da renderlo ben definito. Comunque invece di Burning Star,avrei citato i due successivi,ma son finezze. Da citare pure gruppi prettamente Progressive metal come Dream Theater o Psychotic Waltz che,prima di cambiare nome in quello attuale,facevano entrambe US Power bello e buono. Eredità che si sono portati appresso marcatamente per almeno un paio di dischi.Almeno fino alla prima metà dei 90 uscivano ancora grandi dischi del genere - magari leggermente diversi da quelli made in 80's - penso ad esempio ai Vicious Rumors,Armored Saint,Riot,Metal Church...
entropy
Martedì 9 Settembre 2014, 14.08.18
8
Io tutto questo us power (armored saitn sanctuary primi fates, metal church) l'ho sempre definito heavy metal (diciamo classico) ... Cmq degli album consigliati più omeno li ho tutti!, molti sonod ei veri capolavori! Ignoro del tutto attacker heretic e heir apparent invece. Anche io ricordo che si aprlava spesso di speed metal
Vittorio
Martedì 9 Settembre 2014, 12.36.54
7
PS Hellion, io la definizione Fast Metal davvero non la ricordo.
Vittorio
Martedì 9 Settembre 2014, 12.36.25
6
Splendido aritcolo, sono anni che vado difendendo a spada tratta la genuinità e la qualità del "vero" power metal da chi ne sminuisce l'importanza e la validità a causa dell'euro-power. Detto questo, un solo appunto: non definirei Slave To The Grind un disco glam metal e sarebbe stato opportuno menzionare i Pantera che esordirono suonando US Power al 100% tanto che titolarono un loro disco proprio "Power Metal".
the hellion
Martedì 9 Settembre 2014, 10.45.25
5
ricordo che la definizione power era usata poco e niente. d solito si parlava di speed o fast metal piu che power
Ulvez
Martedì 9 Settembre 2014, 10.25.07
4
leggendo questo articolo ho trovato diversi gruppi che ho iniziato ad ascoltare di recente, ma che non sapevo bene come catalogare... insomma, ho scoperto di essere un fan dell'US Power complimenti per l'articolo, la lista di album consigliati mi sarà molto utile.
Crimson
Martedì 9 Settembre 2014, 10.15.19
3
Awaken The Guardian è un disco leggedario per il Progressive Metal e anche per il Power, tuttavia avrei citato/consigliato The Spectre Within, già power/prog ma meno progressivo, complesso rispetto ad Awaken. Anche se come sonorità i dischi più pesanti, quindi più power sono proprio ATG e No exit (ai limiti del thrash).
Master
Martedì 9 Settembre 2014, 8.20.32
2
Mai vista quella copertina di "Sirens", quella dell'edizione che ho io rappresenta dei bambini/elfi armati di coltello!
Master
Martedì 9 Settembre 2014, 8.16.35
1
Interessantissimo articolo, scritto molto bene! Mi sono fiondato ad ascoltare "Awaken the guardian" dei Fates warning e devo dire che mi sembra molto valido!
IMMAGINI
Clicca per ingrandire
Copertina
ARTICOLI
09/09/2014
Articolo
SECRETS OF STEEL
# 8 - US Power Metal
12/10/2013
Articolo
SECRETS OF STEEL
# 7 - Il Thrash tedesco oltre la Triade, parte seconda
07/08/2013
Articolo
SECRETS OF STEEL
# 6 - Il Thrash tedesco oltre la Triade, parte prima
17/03/2012
Articolo
SECRETS OF STEEL
# 5 - Epic Metal - Gli anni d'oro
19/02/2012
Articolo
SECRETS OF STEEL
# 4 - Epic Metal - Le Radici
18/09/2011
Articolo
SECRETS OF STEEL
# 3 - N.W.O.B.H.M. - Il declino
25/08/2011
Articolo
SECRETS OF STEEL
# 2 - N.W.O.B.H.M. - L'onda del successo
01/08/2011
Articolo
SECRETS OF STEEL
#1 - N.W.O.B.H.M. - I primi vagiti
 
 
[RSS Valido] Creative Commons License [CSS Valido]