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FATAL PORTRAIT - # 8 - AC/DC
27/10/2014 (2490 letture)
Gli AC/DC rappresentano una delle poche band che hanno superato la barriera del genere hard rock, riuscendo ad arrivare con le proprie canzone a chiunque, senza distinzione di genere di appartenenza; sfido chiunque sulla faccia del pianeta evoluto a dire non aver mai sentito una canzone a caso tra Back in Black, Highway to Hell, You Shook Me All Night Long o Thunderstruck. Oltre 200 milioni di dischi venduti, una carriera che dura da 40 anni, tournée che registrano tutto esaurito solo all’annuncio, un logo che è diventato un’icona della musica, un chitarrista che è leggenda, una band che nonostante qualche scivolone non ha mai tradito i propri fan. Canzoni, tante che sono dei capolavori, riciclate in colonne sonore, spot, inni di squadre di ogni tipo di sport, migliaia di band che tributano o che comunque devono a loro. E per contro paradossalmente la band non ha inventato nulla, è solo rock and roll e ci piace, forse proprio perché ci insegna che non serve scoprire nulla di nuovo, non serve una nuova musica: servono canzoni, talento e tanta tanta fatica e voglia di farcela… ed i fratelli Young di talento ne hanno sempre avuto da vendere e stra-vendere. Individuare 15 canzoni nella loro sterminata discografia non è facile: ogni album, fatte poche eccezioni, contiene hit, singoli, colossi memorabili; mi sono lasciato guidare dall’istinto per scegliere i loro brani più rappresentativi, ma inevitabilmente questa selezione lascerà fuori grandi brani e non potrà essere completa. Ho immaginato di fare la classica cassettina per l’amico o l’amica che tanto andava negli anni 80 e 90, con le canzoni che ritengo più rappresentative e che non è possibile non conoscere di una band che è di diritto leggenda.

1. It's a Long Way to the Top (If You Wanna Rock 'n' Roll)
High Voltage, l’album di debutto degli AC/DC, metteva già in evidenza il talento dei fratelli Young e del cantante Bon Scott, ma bisognerà attendere il secondo capitolo T.N.T. per rendersi davvero conto che questi australiani avevano davvero qualcosa di speciale. It’s a Long Way to the Top (If You Wanna Rock’n’ Roll) è la loro prima vera hit e giungerà nelle orecchie del resto del pianeta con la pubblicazione su scala mondiale della versione di High Voltage. Lo stile della band è rock n’ roll, duro e puro, per l’epoca cattivo senza essere del tutto rivoluzionario, ispirato al rock ed al blues che già si diffondeva a macchia d’olio negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Malcolm parte con uno dei suoi riff da headbanging e Bon Scott con la sua timbrica inconfondibile poggia la sua parte, nella quale sfocia presto il ritornello che da subito diventa un inno. La particolarità sta nella cornamusa, suonata dallo stesso Scott, tipico strumento del paese di origine dei fratelli Young, la Scozia.
Il video della canzone riprende la band suonare in una piazza con un palco improvvisato e circondata da un piccola schiera di persone. Curioso vedere Angus già scatenato nei movimenti ma ancora giovanissimo e con i capelli corti a differenza del fratello Malcolm con il suo look già inconfondibile.

2. T.N.T.
Altro singolo e hit tratto dal secondo T.N.T. , la title-track rappresenta uno dei brani più famosi e comparirà sempre nella scaletta live della band. La voce sgraziata e roca di Scott ci racconta il classico sfogo del rocker ribelle, che avverte di non ostacolarlo, di non rompergli le scatole e di evitarlo, perché lui è dinamite, pronto a esplodere e nessuno lo può fermare. Non c’è poesia né ricercatezza di significati, questo è rock and roll sporco e cattivo e lo stile della band inizia ad essere sempre più definito e consolidato. Angus alla chitarra dimostra già il suo stile e tutto il suo carisma, anche se il meglio dovrà ancora arrivare, da li a poco. In alcuni live dell’epoca si può sentire il chitarrista improvvisare un solo alla fine del brano che ricorda vagamente quello che diverrà il riff portante di uno dei loro più celebri brani: Thunderstruck, ma forse si tratta solo di una coincidenza.
Durante quasi tutto il brano si può udire il coro “ohi, ohi” da parte del resto dei componenti della band, tanto semplice quanto geniale, che diverrà trascinante nei concerti.

3. Dirty Deeds Done Dirt Cheap
Dirty Deeds Done Dirt Cheap è l’ennesimo classico della band, immancabile in quasi tutte le loro set list live, il brano è la title-track dell’omonimo album del 1976. La band sta guadagnando sempre più popolarità ovunque, tranne negli Stati Uniti, dove addirittura la casa discografica decide di non pubblicare l’album ritenendo che non avesse un sound adatto al pubblico statunitense. La band comunque non solo conferma il proprio stile grezzo e stradaiolo ma conferisce ancora più grinta e rabbia nelle canzoni, sempre più hard e sempre meno blues. Il riffing è ancora più affilato ed il ritmo trascinante per sfociare nell’ennesimo ritornello capace di far sfracelli in sede live con quel Done Dirt Cheap cadenzato e marziale da cantare in coro. Il testo ancora sulla scia della ribellione giovanile e del rocker cattivo e maledetto, parla del disagio della scuola o di una relazione noiosa e la via d’uscita sarebbe una chiamata al narratore, che ha dei lavoretti da far fare, letteralmente lavori sporchi a basso prezzo, basta chiamarlo al telefono. Curioso che il numero di telefono citato, 3624360, appartenesse veramente ad una donna canadese, che stremata dal numero di telefonate oscene che riceveva decise di sporgere denuncia verso la band.

4. Whole Lotta Rosie
Nell’elenco delle canzoni della band che chiunque conosce, anche senza sapere chi siano gli AC/DC possiamo sicuramente includere Whola Lotta Rosie. Quel riff iniziale nel quale nella versione live il pubblico canta Angus è ormai diventato prima un classico poi leggenda, tanto che anche nelle milioni di esibizioni di cover band il coretto diventa parte della canzone stessa. Il brano è tratto da Let There Be Rock del 1977 e il riff sopracitato e il ritmo martellante e quasi ossessivo della batteria, nonché l’esplosivo ritornello, ne hanno fatto un classico inserito in tutti i live ufficiali del gruppo oltre che immancabile ad ogni concerto.
Il brano porta la firma dei fratelli Young e di Bon Scott, quest’ultimo è autore del testo che racconta senza troppi giri di parole di una ragazza obesa con cui il cantante ha avuto un rapporto sessuale, evidenziando come la ragazza, nonostante fosse sovrappeso (120 chili), facesse cose che nessuna altra donna ha mai fatto con lui e fa di lei l’amante ideale. Chissà come l’ha presa, la non troppo bella Rosie, questa canzone…

5. Let There Be Rock
Let there Be Rock segna il distacco dalle sonorità più easy e blues a quelle più hard rock della band australiana, l’omonima canzone è una dichiarazione dei propri intenti, fare Rock.
Riff minimale su un tempo sostenuto, poi stop delle chitarre e e via con un tappeto ritmico su cui continuano imperterriti basso e batteria e la voce roca e diabolica di Bon Scott che non si limita a cantare, ma si esibisce in un sermone: In principio nel lontano 1955 l’uomo non sapeva nulla di uno show di rock and roll e di tutto quel ritmo citando addirittura Tchaikovsky come inventore del rock e mischiando sacro e profano nel ritornello: sia fatto il suono, e suono fu, sia fatta la luce, e luce fu, sia fatta la batteria, e la batteria fu, sia fatta la chitarra, e la chitarra fu, sia fatto il rock, se vogliamo il testo è profetico, anche quando dice il chitarrista divenne famoso, l’uomo d’affari divenne ricco in anni in cui la band guadagnava popolarità ma il successo planetario era ancora una chimera; ancora, C’erano quindici milioni di dita che stavano imparando come suonare e potevi sentire le dita tamburellare, altra previsione azzeccata pensando a come da li a pochi anni il mondo sarà invaso da migliaia e migliaia di musicisti e aspiranti tali. A livello di chitarra solista Angus ha ancora un sound ed una esecuzione grezza, istintiva e sanguigna, ma il suo stile che diverrà caratteristico si sta affinando.
Curioso il videoclip della canzone, in cui la band suona in una chiesa con Bon Scott travestito da prete ed il resto della band da chierichetti con tanto di aureola, con Angus che pare davvero un giovane dalla faccia pulita ed i capelli corti.

6. Highway to Hell
Highway to Hell non è un classico, è leggenda.
Highway to Hell è un brano da dannazione. I musicisti spendono anni nella ricerca di riff, melodie, tecnica, armonizzazioni, ma ascoltando il riff portante di Highway to Hell ci si rende conto che tutto ciò è inutile. Bastano quei due accordi per fare un riff che è e sarà per sempre nella storia delle musica.
Il brano è contenuto nell’omonimo disco risalente al 1979, lo stile della band è definito, lo stile di Angus affinato, la voce di Bon Scott ormai inconfondibile.
Il ritornello è qualcosa di travolgente, trascinante, semplice, dannatamente semplice e funzionale, leggendario. Tutto il brano scuote ed è impossibile non farsi trascinare in un headbanging continuo e scatenato, merito anche e soprattutto del drumming lineare ma imperterrito di Phil Rudd, motore ritmico di una macchina da guerra soprattutto in sede live.
Come accade spesso il motivo del ritornello nasce per caso, dopo un’intervista Angus disse che la loro vita on the road era una fuckin' highway to hell…

7.Hells Bells
La tragedia e la rinascita.
Gli AC/DC sono ormai una band dal successo su scala mondiale, ed il successo è destinato a crescere, sembra che nulla li possa fermare, se non una tragedia. Il 19 febbraio 1980 Bon Scott viene ritrovato privo di vita nella Renault 5 di un amico; la morte, dalle cause ancora incerte, fu causata da assideramento e congestione o per soffocamento causato dal proprio vomito a seguito di indigestione da alcool. Per la band sembra la fine e l’ipotesi di sciogliersi è quanto mai vicina. Fu l’amore per la musica e la convinzione che lo stesso Scott non avrebbe voluto lo scioglimento degli AC/DC a spingere i fratelli Young a proseguire. Lo sconosciuto Brian Johnson ricoprirà da li in poi il ruolo di cantante e darà nuova linfa vitale alla band con un carisma ed una voce che non faranno rimpiangere, pur senza riuscire mai a far dimenticare, il suo predecessore.
Lo stesso anno 1980 vedrà la luce il più grande successo della band: Back in Black.
Hells Bells apre il disco e come tutto il resto dell’album è dedicato a Bon Scott. Sono delle campane che risuonano a morto ad introdurre un arpeggio che è uno dei riff di chitarra più famosi di Angus e della band. Anche in questo caso il ritornello è semplice, immediato, funzionale, geniale.
Il brano è più cupo rispetto alla maggior parte delle canzoni della band ed anche il testo non è così spensierato, come se fosse lo stesso Scott a lasciare i suoi ultimi pensieri: Ti provocherò sensazioni oscure, su e giù per la schiena, se sei dentro al male sei un mio amico, guarda la mia luce bianca che illumina mentre lacero la notte, perché se Dio e i suoi sono a sinistra, allora io mi tengo a destra. Una campana divenne simbolo dei concerti della band e venne fatta forgiare appositamente con tanto di logo della band e sarà colpita da Brian Johnson prima dell’inizio del brano, mentre su disco i 13 rintocchi di campana furono registrati presso un campanile detto Carillion, che fa parte di un monumento ai caduti della Seconda guerra mondiale presso Loughborough, nel Leicestershire.

8. You Shook Me All Night Long
Probabilmente il loro brano più famoso, fatto e rifatto da chiunque, da Celine Dion ad Anastacia, dalle versioni country, blues, jazz a quelle death metal, suonato da qualsiasi chitarrista abbia mai avuto un qualche approccio con il rock.
Strutturalmente semplice con un riff iniziale arpeggiato seguito dai fatidici tre accordi sol do re su cui fondamentalmente gira tutto il brano. Anche il solo di Angus è diventato un must per chiunque, dal chitarrista all’ascoltatore che ne può canticchiare la melodia. Tecnicamente basato su una pentatonica come la maggior parte dei soli della band è spesso ritenuto semplice anche se in realtà l’esecuzione fedele richiede moltissimo esercizio per replicare fedelmente tutti i vibrati, spesso ritardati ed i lenti bending. Un’esecuzione sentita, da suonare con cuore ed emozione prima che con la tecnica. Il brano è contenuto anche in Who Made Who e rilanciato come singolo anni dopo, nel 1986 ed è stato, manco a dirlo, uno dei singoli più di successo della band. Il testo racconta, similmente a Whola Lotta Rosie, di una notte di sesso e passione passata con una bellissima donna, il testo fu scritto da Brian Johnson nel giro di mezz’ora, all’improvviso, dopo che i fratelli Young gli chiesero di comporre un testo; Brian non si sentiva all’altezza ma dopo un’ora a fissare il foglio bianco cominciò a scrivere a fiume ed il testo fu così completato.

9. Back in Black
Anche per Back in Black bisogna parlare di leggenda, di un brano che va oltre la musica, oltre il testo, oltre. Title track dell’album rock più venduto della storia, con oltre 50 milioni di copie che crescono in modo inarrestabile di anno in anno e secondo album più venduto al mondo dopo Thriller di Michael Jackson (possiamo dire che in entrambi i casi il successo è più che meritato!).
Tuttavia l’album fu composto in pochi mesi, poco dopo la morte di Bon Scott. L’album è più scuro, fin dalla copertina nera in segno di lutto e per diversi temi trattati nei testi, molto più criptici che in passato.
La canzone ha uno dei riff più potenti e famosi della band, anche in questo caso basato un giro di tre accordi, Mi, Re e La, condito di fraseggi e lick, anche il solo, come nel caso di You Shook me all Night Long nella sua relativa semplicità, ha un’esecuzione sentita e con un tocco unico e per nulla facile da imitare. Il testo è cupo, scritto in memoria di Bon Scott, come se fosse lui a pronunciare quelle parole Ho guardato il cielo, perché questo mi fa star bene, dimentico il carro funebre perché io non morirò mai, ho nove vite, gli occhi di un gatto, abusando di tutti loro e correndo selvaggiamente .
Fino al ritornello, vero anthem da concerto:

Perché sono tornato
Sì, sono tornato
Bene, sono tornato
Sì, sono tornato
Bene, sono tornato, indietro
Sono tornato in nero
Sì, sono tornato in nero


10. Shoot to Thrill
Altro brano capolavoro tratto da Back in Black, tornato alla ribalta del grande pubblico dopo essere stato inserito nella colonna sonora come brano principale del film Iron Man 2 del 2008. Canzone diretta dal riffing trascinante grazie al ritmo che ancora una volta rende davvero impossibile non trascinare l’ascoltatore in un headbanging sfrenato. Qui il testo è meno ricercato e cupo rispetto agli altri brani presenti sull’album, la voce di Johnson è sempre graffiante e mano a mano che il disco scorre ci si rende conto di come egli sia l’erede naturale al microfono di Bon Scott. La tematica del brano può essere interpretata in vari modi ma riprende il tema del rocker selvaggio, cattivo e amante delle donne, da cui stare alla larga ed a cui non rompere le scatole.

11. For Those About to Rock (We Salute You)
Dopo Back In Black era impossibile bissare lo stesso successo, sia in termini di qualità dei brani che in termini di successo economico, infatti le vendite saranno minori anche se il disco fu il primo ad arrivare al numero uno delle vendite negli USA e il tour che ne seguì fu ancora più di successo, trainato ancora dalle vendite clamorose di Back in Black . For Those About to Rock (We Salute You) è in effetti molto inferiore rispetto al suo predecessore, tuttavia la title track è un classico che la band suonerà in tutti i concerti come ultimo brano proprio per salutare i fans. Più lento rispetto ai classici della band trova nel coro il suo punto di forza, proprio essendo un coro da stadio e da cantare a squarciagola. Un nuovo elemento che diverrà imperdibile nei concerti sono i cannoni che accompagnano la canzone, e che in sede live spareranno a salve accompagnate dal suono campionato di vere detonazioni.

12. Heatseeker
Negli anni 80 la band vivrà un pericoloso declino artistico, dischi come Fly on The Wall o Flick of The Switch non erano nemmeno lontanamente paragonabili ai successi storici. Blow Up Your Video risollevò non poco le sorti della band, che ormai rischiava di vivere di luce riflessa dei bei tempi andati. Pur lontano dai fasti di Highway To Hell e Back in Black l’album contiene ottimi brani come That’s the Way I Wanna Rock n’ Roll e Heatseeker, trascinante nel ritmo dal ritornello immediato e di impatto. La voce di Brian Johonson non è tagliente come una volta ma parlare di calo di prestazione come avvenne in quegli anni è eccessivo.
Il disco vede anche l’ultima partecipazione di Simon Wright alla batteria e nel tour seguente anche il primo abbandono momentaneo di Malcolm Young per disintossicarsi da una preoccupante dipendenza d’alcool.

13. Thunderstruck
Nonostante la discreta qualità dei brani di Blow Up Your Video il successo ed il nome AC/DC faticava a tornare ai fasti del passato, quando nel 1990 la band pubblica The Razors Edge, che grazie soprattutto al singolo Thunderstruck riporta la band al successo degli anni migliori, ma l’album per intero dimostra una rinnovata vena creativa, grazie anche al ritrovato stato di salute di Malcolm Young e all’ingresso in formazione del batterista Chris Slade.
La band parte per un tour mondiale che sarà poi immortalato nel celeberrimo AC/DC Live dove il brano di apertura del tour sarà proprio Thunderstruck.
Il riff iniziale diviene ben presto un classico. Il tema si ripete per tutta la canzone ed ogni nota è suonato a plettro da Angus anche se molti credono sia suonato in tapping o legato con la sola mano sinistra.
Il testo è ancora una volta semplicemente un racconto di un episodio di vita on the road con chiari riferimenti sessuali:

Mi tremavano le ginocchia
Potrei venire di nuovo, per favore?
Sì le ragazze erano troppo gentili
Tu sei stato fulminato, fulminato
sì fulminato


14.Fire Your Guns
Probabilmente un brano non troppo conosciuto né considerato, tuttavia Fire Your Guns è una mazzata in faccia, sentite la versione presente su Live e poi provate a negare. Molto del merito sta anche e soprattutto nel drumming lineare ma potente e preciso come un orologio svizzero di Slade. Il riff portante può ricordare vagamente quello di Whola Lotta Rosie soprattutto per le parti stoppate e come in passato è l’integrazione di coretti da botta e risposta ed un ritornello immediato urlato dalla voce di Johnson a farne un cavallo da battaglia in sede live. Il solo di Angus forse non è il migliore o memorabile del suo repertorio ma soprattutto dal vivo non fa che confermare quale animale da palco ed icona del rock sia.

15. Rock 'N Roll Train
La nostra ipotetica quanto romantica cassettina si chiude con Rock ‘N Roll Train, primo singolo estratto dall’ultimo full lenght pubblicato dalla band, Black Ice, del 2008.
Perché inserire questa canzone tra le più significative della band a discapito di brani come Riff Raff o Rock and roll Damnation, Rock’n’roll Ain’t Noise Pollution, The Jack, Rocker, Nightcrawler e via dicendo? Perché ci dimostra come dopo tutti questi anni la band sia ancora capace di scrivere grandi brani, con tiro, che sicuramente non diventerà leggendario come altri classici, ma ci ha dimostrato l’ottimo stato di salute di una formazione che ormai non ha nulla da dimostrare a nessuno. Il brano in se è un semplice hard rock con non pochi riferimenti ad altre loro canzoni e sta ancora al ritornello dare quel qualcosa in più che manca nei riff o nel solo di chitarra, funzionale ma non graffiante o trascinante…. Però scorre, funziona, e si eleva comunque gradini sopra alla media della uscite, semplicemente dimostrando che il talento non è casuale, che c’è chi questa capacità ce l’ha e basta, e difficilmente la perderà, se non per cause di forza maggiore, come il destino ha voluto per Malcolm Young, affetto da una malattia che si è portata via il suo talento per sempre.
L’album è un successo planetario ed ironia della sorte nonostante gli anni di download selvaggio vende più di alcuni suoi predecessori e riporta la band ad affrontare un tour mondiale che è un susseguirsi di tutto esaurito, ovunque, consacrando un nome che è, e sarà nella storia. Leggenda.



aquarius27
Giovedì 20 Novembre 2014, 18.28.41
13
Bella setlist, ma io avrei inserito almeno un pezzo di quel capolavoro dimenticato che porta il nome di Powerage... cioè Sin City o Riff Raff sono pezzi leggendari.... Ma anche altri pezzi presi da Highway Hell come Touch to Much o If you want blood o ancora Shout down in flames....
Steelminded
Mercoledì 29 Ottobre 2014, 23.26.25
12
Mauro anche a me piace molto heatseeker...
spiderman
Mercoledì 29 Ottobre 2014, 23.07.39
11
Io avrei seguito lo stesso ordine di My Refuge,mi rendo conto che visto la loro strepitosa carriera ce ne sarebbero potute essere altre in queste 15 per altre persone con gusti diversi,comunque cio' che conta e' che sono una band leggenda vivente, ogni canzone loro ha il suo fascino, ma per me le migliori sono Hells Bells, highway to Hell, Back in Black e Thunderstruck.
Steelminded
Mercoledì 29 Ottobre 2014, 22.37.59
10
Bello, metterei magari Razors Edge (o qualcos'altro) al posto di Rock and Roll Train, ma capisco la logica.
Mauro Paietta "My Refuge"
Martedì 28 Ottobre 2014, 8.00.04
9
Radamanthis
Lunedì 27 Ottobre 2014, 23.52.11
8
Grandissimo articolo Mauro, you rock!
The Void
Lunedì 27 Ottobre 2014, 23.23.14
7
Avrei inserito anche The Razor's Edge (non so in che modo e eliminando cosa) tra le 15...grande articolo comunque. ahhhh, gli AC/DC...
Vandalo
Lunedì 27 Ottobre 2014, 21.33.10
6
La maggior parte delle canzoni scelte per l'ipotetica cassetta è condivisibile, e comunque l'articolo arriva diretto alla panza, infatti leggendolo ho avuto i brividi in diversi passaggi, un pò per l'influenza, ma anche per la storia degli AC/DC raccontata attraverso le loro canzoni. Bravo Mauro Paietta!
Sambalzalzal
Lunedì 27 Ottobre 2014, 17.16.02
5
Grande articolo e sono d'accordo, impossibile selezionare 15 canzoni su una carriera come la loro, inevitabilmente molto rimane fuori. Mi piacciono tutte ma la mia preferita rimane sempre Highway to Hell seguita a ruota da Back in Black!
warrior63
Lunedì 27 Ottobre 2014, 15.34.07
4
fango...ognuno è ciò che mangia)
Fango
Lunedì 27 Ottobre 2014, 15.28.25
3
Sono solo canzonette
Mauro Paietta "My Refuge"
Lunedì 27 Ottobre 2014, 14.23.26
2
@painkiller quello che scrivi è vero, ma è inevitabile che scegliere 15 canzoni significative per una band come gli AC/DC non può accontentare tutti, qualche pezzone inevitabilmente resta fuori Heatseeker la ricordo con piacere perchè inserita nel live del 1992, tra gli album che mi hanno fatto avvicinare al metal in qugli anni, probabilmente resta un classico per me che non per il reale peso storico della band, ma si sa, la musica per fortuna è fatta più di emozioni e sentimenti che di dati e storia.
Painkiller
Lunedì 27 Ottobre 2014, 14.18.16
1
Bell'articolo Mauro. Hell's bells ancora oggi è la mia preferita. Trovo però che la scelta di blow up your video/Heatseeker non sia azzeccata. E' vero che l'album ha risollevato un po' le vendite rispetto a flick of the switch e fly on the wall (secondo me sottovalutato) ma è anche vero che è stato oggetto di aspre critiche, per via delle canzoni (e della prova di Johnson) mosce a parte heatseeker e that's the way....al contrario, pur essendo una raccolta, è Who made who ad aver tenuto in piedi il nome della band prima di blow up, con un successo planetario di quel pezzo, senza il quale blow up sarebbe probabilmente stato una pietra tombale sul futuro della band. Mia opinione...
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