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ALMOST FAMOUS - # 13 - Badlands
02/11/2014 (2980 letture)
Si possono scrivere due album stupendi, che riprendono la lezione dei Led Zeppelin e la rendono bluesy, vivace e sensuale come solo l’hard rock americano sa essere e poi sparire nel nulla, attraverso un codazzo di polemiche ferocissime, con tanto di scambio di accuse tra i membri del gruppo durante un concerto davanti al proprio incredulo pubblico? Certo che si può. Se poi aggiungiamo che non stiamo parlando di un gruppo formato da bravi ragazzi alle prime armi, ma di un vero supergruppo, che col primo disco aveva venduto la considerevole cifra di quattrocentomila copie e sembrava destinato a fare sfracelli, salvo poi ritrovarsi improvvisamente senza etichetta e senza futuro, il quadro si completa ancora di più. Quella dei Badlands è una storia che raccoglie in sé tutto il campionario degli Almost Famous: litigi furibondi, incomprensioni artistiche, interventi catastrofici delle case discografiche, sullo sfondo degli anni che porteranno alla fine del grande sogno dell’hard rock statunitense come genere di massa e per le masse. Entriamo quindi nella nostra personale galleria del tempo e andiamo a riscoprire quanto successo a questa sfortunata quanto immensa band.

UN PO’ DI PARADISO E UN PO’ DI INFERNO
La storia dei Badlands comincia dai Black Sabbath. Proprio così. Ma non avevamo parlato di Led Zeppelin poco fa? Esatto, infatti. Eppure, la band di Birmingham gioca un ruolo fondamentale in questa strampalata avventura. Tutto nasce infatti da due storie parallele: quella di Ray Gillen e quella di Jake E. Lee. Il primo è un giovane e talentuoso cantante, emulo di Robert Plant e dotato di una voce straordinaria per intensità, calore ed estensione; il secondo, è un grande e sottovalutato chitarrista, di scuola Van Halen ma con un grande amore per il blues. Per Gillen (classe 1959) la gavetta inizia a New York e passa da numerosi piccoli gruppi, fino all’approdo nei Rondinelli nel 1985, la band del famoso batterista Bobby, noto per il suo lavoro con molteplici band, tra le quali ricordiamo Blue Oyster Cult e… Black Sabbath. In quel periodo il cantante non ha però ancora trovato una propria collocazione stabile e accetta di unirsi in qualità di roadie al Seventh Star Tour che i Black Sabbath, o per meglio dire, Tony Iommi e Glenn Hughes stanno intraprendendo a supporto dell’album che avrebbe dovuto essere il primo da solista per il chitarrista e divenne invece l’ennesimo capitolo del Sabba Nero, su insistenza della casa discografica. In quegli anni, il divino Glenn Hughes sta attraversando il proprio periodo nero, un oblio governato dalla droga da cui non sembra proprio capace di riprendersi. Per lui, questo tour rappresenta un’occasione enorme, ma la cattiva sorte e la sua personale incoscienza, la vedono in maniera diversa. E’ così che in una rissa dentro un bar il nostro riceve un colpo al viso. Sottovalutando le conseguenze di questa violenza, il cantante torna all’ovile senza rendersi conto di una microfrattura alla cartilagine del naso che impedisce il deflusso del sangue, il quale coagulatosi nella cavità orale, ne comprometterà a breve la voce. Non capendo cosa stia succedendo, il nostro insiste sulle proprie corde vocali, finché si ritrova afono. Per Tony Iommi questo tour è troppo importante, rischia di essere l’ultimo della sua carriera ed è per questo che inizia di nascosto a fare delle prove con Ray Gillen, al fine di capire se il giovane cantante avrebbe potuto prendere il posto di Hughes. Il responso è entusiastico. Gillen è un vero fenomeno e così, messo letteralmente alla porta il povero Glenn Hughes, il Seventh Star Tour riprende. Mentre è impegnato sul palco con i Black Sabbath, Gillen viene contattato dal produttore Wilfried F. Rimensberger, per registrare alcune canzoni del progetto Phenomena, curato da Mel Galley (ops… proprio QUEL Mel Galley, il vecchio chitarrista dei Trapeze, band di Glenn Hughes, il quale parteciperà altrettanto alle registrazioni, creando così un curioso fianco a fianco con colui che lo ha sostituito nei Black Sabbath). Il cantante statunitense registra ben quattro brani di Dream Runner, apparendo anche nel video di Did It All for Love (che non è in realtà cantata da lui). Il tour va molto bene e Iommi decide così di confermare Gillen anche per le registrazioni del nuovo album del Sabba Nero, Eternal Idol, il disco che dovrà sancire il ritorno definitivo della band. Purtroppo, nonostante il disco sia praticamente finito, qualcosa nel meccanismo si rompe, Gillen ed Eric Singer decidono di lasciare la band prima che l’album sia pubblicato, costringendo così Iommi a trovare a tempo di record un sostituto (sarà lo splendido Tony Martin) che registrerà nuovamente le tracce già cantate da Gillen per la release ufficiale. Versioni del disco con la sua interpretazione hanno continuato a girare per anni, per poi essere allegate alla ristampa del disco nel 2010. A questo punto, Gillen viene contattato da John Sykes, ex chitarrista di Tygers of Pan Tang, Thin Lizzy e reduce dal trionfo con i Whitesnake di 1987, il quale sta lavorando al proprio progetto personale, i Blue Murder. Anche in questo caso l’accordo sembra fatto, ma all’ultimo minuto, Sykes decide di volersi prendere carico anche delle linee vocali e per Gillen anche questa opportunità svanisce. Fortunatamente per lui, qualcun altro sta cercando un cantante capace di fare la differenza.

Questo qualcuno è Jake E. Lee. Nato nel 1957 in West Virginia, Lee proviene da una famiglia di musicisti e dopo intensi studi al piano, decide a 13 anni che diventare un chitarrista e un chitarrista rock in particolare, era molto più interessante. Anni di applicazione sulla chitarra gli valsero uno stile scintillante, molto debitore del blues (il chitarrista non ha mai nascosto la sua ammirazione per Tommy Bolin, tra gli altri), ma al tempo stesso dotato di una tecnica moderna ed invidiabile, di impronta Van Halen. La carriera del nostro inizia in maniera ufficiale con i Teaser e prosegue con i Micky Ratt, band che di lì a poco avrebbe accorciato il proprio nome al solo Ratt e sarebbe diventata una delle più grandi band glam metal di sempre. Il sodalizio dura ben poco, solo la registrazione del singolo Dr. Rock/Driving on E, e Lee si unisce ai Rough Cutt. La band è prodotta da Ronnie James Dio e ha come manager sua moglie Wendy. Il grande cantante italoamericano all’epoca stava mettendo su la propria band solista dopo lo split con i… Black Sabbath (sì, ancora loro!) e dopo aver sentito il talento di Lee gli propose di entrare a farne parte. Lee rivendicherà poi il riff di Don’t Talk to Strangers, ma la sua vita stava per prendere tutt’altra strada. Proprio in quel periodo, infatti, l’ex cantante dei… Black Sabbath, Ozzy Osbourne, stava cercando un sostituto per il tragicamente scomparso Randy Rhoads e chiesto consiglio al bassista Dana Strum (che troveremo poi negli Slaughter), il quale era stato il tramite tra Ozzy e il piccolo chitarrista dei Quiet Riot, ottenne da lui proprio il nome di Jake E. Lee. Il posto venne disputato niente di meno che con l’eccelso George Lynch, ma alla fine il giovane chitarrista ottenne il suo ingaggio e realizzò con il Madman i due album Bark at the Moon e The Ultimate Sin. Il suo contributo sarà particolarmente evidente proprio in quest’ultimo disco, dato che gran parte del materiale venne scritto dal chitarrista proprio mentre Ozzy si curava alla famosa clinica di Betty Ford. E’ per questo che il buon Jake rimarrà di stucco quando l’altrettanto famosa Sharon Osbourne lo licenzierà con un telegramma, dopo il grande successo del tour seguente al disco. E’ il 1988 e il testardo Jake E. Lee non ha alcuna intenzione di mollare il colpo.

DUE DESTINI CHE SI INCONTRANO E SI SCONTRANO: I BADLANDS
I due nuovi compari hanno entrambi diverse delusioni da riscattare, come abbiamo potuto vedere e la “fame” quanto la consapevolezza del proprio valore davvero non mancavano a tutti e due. Reclutato Greg Chaisson al basso, che Lee aveva conosciuto durante un’audizione per Ozzy ed Eric Singer alla batteria, che aveva suonato con Gillen nei (indovinate)… Black Sabbath, i due ottengono un contratto prestigioso con la Atlantic Records ed iniziano a lavorare duramente sulle composizioni di Lee per quello che sarà il loro omonimo album di debutto. Pubblicato nel giugno del 1989, il disco è a dir poco clamoroso. A differenza del sound che andava per la maggiore all’epoca, i richiami glam sono ridotti al minimo e quella che emerge è una mistura di hard blues devastante, caldissima e potente, secca ma al tempo stesso molto calorosa ed avvolgente. I brani sono uno più bello dell’altro e basta il riff iniziale di High Wire e la splendida entrata di Gillen per capire che siamo di fronte ad un vero capolavoro. La Atlantic fa il suo dovere e due singoli vengono pubblicati e passano in rotazione su MTV, Dreams in the Dark e la splendida Winter’s Call. La prima riuscirà ad arrampicarsi al numero 38 della classifica di Billboard, lanciando il disco che, come detto, venderà la bella cifra di quattrocentomila copie, piazzandosi al numero 57. Non un risultato enorme per i numeri dell’hard rock dell’epoca, ma comunque un piazzamento ragguardevole per un gruppo al debutto. Purtroppo, già a questo punto le cose all’interno della band cominciano a non girare per il verso giusto. Il primo a intuirlo e agire di conseguenza è proprio Eric Singer, che accetta di entrare nella club band di Paul Stanley, porta privilegiata per l’ingresso in pianta stabile nei Kiss alla morte del compianto Eric Carr. Al suo posto, viene reclutato l’ottimo Jeff Martin, ex cantante dei seminali Racer X di Paul Gilbert e vecchio compagno di Chaisson in alcune band locali, il quale porta uno stile meno quadrato e più movimentato del suo predecessore. Le registrazioni per il secondo disco, Voodoo Highway, vedono però una continua situazione di tensione all’interno del gruppo e in particolare tra Lee e Gillen. Come se non bastasse, ad alimentare il clima poco felice si innestò la Atlantic che insiste perché la band accetti il contributo in fase compositiva del celebre hit maker Desmond Child. La band rifiuta l’aiuto esterno, ma le cose non migliorano: Gillen si lamenta con la stessa casa discografica perché intenzionato a proporre del materiale da lui composto, ma ricevet continui rifiuti dagli altri, che ritengono il materiale non all’altezza. Il cantante torna a lamentarsi con l’etichetta chiedendo che venisse fatta pressione sugli altri perché accettassero le sue composizioni, ottenendo però un secco rifiuto da parte di Lee. Nonostante le tensioni, Voodoo Highway è in realtà un ottimo lavoro, assolutamente degno del suo predecessore ed anzi per molti addirittura superiore, con una ancora più evidente sterzata verso sonorità hard blues di stampo southern, che ben si sposano con la grandiosa prova chitarristica di Lee e con il magnetico timbro di Gillen, ancora sugli scudi. L’uscita del disco non contribuisce affatto a ridurre le tensioni e il singolo The Last Time, pur con una buona programmazione, non ottiene grandi riscontri. L’album si ferma alle centomila copie vendute e, in realtà, a posteriori si può ritenere che in buona parte il “flop” sia da imputare anche ai venti di cambiamento che spiravano in quel 1991 e che stavano portando a conclusione l’epopea dell’hard rock a stelle e strisce. Si tratta comunque di una delusione che investirà in pieno il già precario equilibrio, tanto che alla fine Gillen sarà licenziato (o lascerà la band, a seconda delle versioni) poco prima della partenza per il tour britannico. Data l’imminenza dell’impegno però il cantante viene riammesso nel gruppo fino al termine delle date e poi nuovamente messo alla porta. Durante questi eventi, avviene il fattaccio: Gillen rilasciò diverse dichiarazioni di fuoco, accusando Lee di non essere in grado di scrivere grandi canzoni e di essere lentissimo nella fase compositiva, a differenza di Tony Iommi, che poteva scrivere una canzone al giorno. Il chitarrista risponderà con una furente intervista rilasciata al magazine britannico Kerrang! nel numero 399. Il musicista era infatti stato contattato dalla rivista dopo l’annuncio del licenziamento di Gillen e la sua sostituzione con la soul singer Debbie Holiday, una notizia che aveva shockato l’audience inglese che attendeva il gruppo per il tour. Lee accusò il cantante di aver cospirato con l’Atlantic per introdurre materiale pop e mainstream nell’album al fine di vendere più copie e annunciò che di conseguenza la loro amicizia era finita per sempre. Per l’appunto, la rivista uscì proprio mentre il tour inglese iniziava, con gli spettatori che ancora non avevano capito chi sarebbe stato il cantante e fu durante una serata che, dopo poche canzoni, un rabbioso Gillen torna sul palco con in mano il famigerato numero 399 di Kerrang! urlando contro Lee e contro il resto del gruppo, di fronte ad un pubblico assolutamente sbigottito e senza parole, mentre Lee semplicemente si limita a rispondere che è tutto vero. Lo show comunque riprende e all’incredula stampa britannica non rimane che prendere atto che la band è evidentemente finita, rammaricandosi per quanto stava avvenendo a fronte di una serie di show assolutamente incredibili per qualità e… feeling tra i musicisti. Un vero paradosso, che però non sarà più recuperato. Gillen risponderà infatti in maniera altrettanto dura sul numero 401 della rivista, annunciando i suoi progetti futuri lontani dai Badlands. Al suo posto, Lee recluta il cantante John West, ma la storia del gruppo non è destinata ad andare avanti: stufa di quanto stava succedendo e adducendo a pretesto le scarse vendite di Voodoo Highway in conseguenza del rifiuto da parte della band di accettare un songwriter esterno, la Atlantic rescinde il contratto con i Badlands, decretandone la fine.
Gillen si farà vedere di lì a poco con la band di George Lynch per l’album Sacred Groove, tornerà a New York e inizierà a lavorare con una nuova band, i Sun Red Sun, nella quale lo affiancarono Al Romano, Mike Starr (ex Alice in Chains) e l’amico Bobby Rondinelli. Purtroppo, la nuova avventura non sarebbe durata a lungo: al cantante viene infatti diagnosticato il virus HIV e dopo un decorso particolarmente breve e violento, Ray Gillen muore, il 1 dicembre 1993. Le sue parti vocali nel disco dei Sun Red Sun saranno completate proprio da John West.
Per la band, la morte di Gillen mette la definitiva parola fine, senza ritorno. Solo nel 1998 viene pubblicato un album, dal titolo Dusk, composto da canzoni inedite registrate nella forma di demo tra il 1992 e il 1993. Un buonissimo disco, in effetti, che avrebbe potuto diventare il terzo splendido album consecutivo della band, se lavorato fino in fondo dalla line up completa.

SO LONG, GOODBYE
Resta poco da aggiungere a questa breve ed intensa storia. Il talento dei due musicisti, che aveva fatto scattare la scintilla e la loro voglia di rivalsa, si scontrò presto con l’ostinazione di entrambi e con un panorama che stava mutando velocemente alle loro spalle e che di lì a poco, avrebbe travolto tutto. L’intervento pesante ed invasivo dell’Atlantic fece il resto, contribuendo ad alimentare le tensioni interne e le reciproche incomprensioni fino alle estreme conseguenze. Le vendite di Voodoo Highway furono fallimentari se viste con l’ottica dell’epoca e senza considerare che negli anni che separarono il primo disco dal secondo, il mondo era drammaticamente cambiato. Un risultato del genere già pochi anni dopo, avrebbe significato fare il botto in campo hard rock. Purtroppo, le difficoltà a livello personale e l’improvvisa quanto drammatica morte di Ray Gillen hanno chiuso un percorso fin troppo breve eppure abbagliante nella sua qualità. Ci restano due album magnifici, più un terzo ottimo album in nuce. Troppo poco per un gruppo dall’incredibile talento dei Badlands, ma mai troppo poco per chi ancora oggi non ha dimenticato le splendide note che il gruppo ha saputo regalare ai propri ascoltatori.

R.I.P. Raymond Arthur "Ray" Gillen (May 12, 1959 – December 1, 1993)

DISCOGRAFIA BADLANDS
1. Badlands (Atlantic Records, 1989)
2. Voodoo Highway (Atlantic Records, 1991)
3. Dusk (Pony Canyon, 1998)



Rob Fleming
Domenica 7 Febbraio 2016, 12.09.52
21
Che gruppo straordinario! Pensare che all'epoca del fantastico debutto si parlò di fallimento perché vendette solo 400.000 copie fa capire lo stato attuale della discografia
Zeb89
Sabato 8 Novembre 2014, 19.14.27
20
Fiero.
Fango
Venerdì 7 Novembre 2014, 21.31.58
19
Il primo album è un capolavoro....immensi
Zagor
Venerdì 7 Novembre 2014, 13.58.46
18
vodoo highway ....spettacolo ,sono alla ricerca del loro primo!
Loser
Giovedì 6 Novembre 2014, 23.51.26
17
Grandissima band!!! Perchè nessuno fa più dischi come Badlands e Voodoo Highway?!?!
Lizard
Martedì 4 Novembre 2014, 20.16.56
16
Succede
Galilee
Martedì 4 Novembre 2014, 8.22.21
15
Scusate , ero convinto di scrivere sull' Almost famous degli Hanoi Rocks... Tranne il commento 5, quello è in tema.
spiderman
Lunedì 3 Novembre 2014, 23.13.47
14
@lizard, sicuramente Galilee si sara' confuso con gli hanoi Rocks, io pure sapevo che erano 3 ma Galilee ha detton5 allora ho pensato a qualche novita' scoop di album postumi, ma non risultano, oppure si sara' confuso con gli album dei Sun Red Sun con l'omonimo(1995, postumo) o con Rondinelli, War Dance(1996, postumo), dove ha cantatomRay Gillen.
Lizard
Lunedì 3 Novembre 2014, 22.32.49
13
Mi sa che avete fatto un po' di casino tra Badlands e Hanoi Rocks (è loro il quinto album prodotto da Bob Ezrin!)
spiderman
Lunedì 3 Novembre 2014, 22.14.24
12
@ Galilee.Ho controllato e ricontrollato in lungo e largo su internet e anche a me risultano solo i soliti 3, ho controllato pure su Bob Ezrin e non risulta boh.
blackiesan74
Lunedì 3 Novembre 2014, 21.35.19
11
Scusa, Galilee, ma hai detto "5 album"? Io ne conto solo 3 (di cui il 3° postumo), gli altri 2 quali sarebbero?
spiderman
Lunedì 3 Novembre 2014, 21.03.07
10
Ok Galillee, grazie del consiglio, e grazie a Lizard per questo bell'articolo.
Galilee
Lunedì 3 Novembre 2014, 20.57.21
9
Anche io la vedo così, ma la produzione è sempre anni 80 , non rischi di avere tra le mani un prodotto plasticoso targato 2014.
spiderman
Lunedì 3 Novembre 2014, 20.36.48
8
@Galilee.A me i suoni piu' puliti non e' che mi tirino molto, specialmente per la musica che fanno comunque mi fido di te , e seguiro' certamente il tuo consiglio, mi fido, li avro' non mi sfuggono.
Galilee
Lunedì 3 Novembre 2014, 20.28.31
7
I primi 5 Spiderman, devi averli tutti per forza. Il terzo è secondo me il loro miglior disco assieme al debutto. Sul 4 ci sono le due più grandi hit della band è il 5 è quello prodotto da Bob Ezrin. Quindi suoni più puliti, song più facilone, ma sempre di grande impatto. Fidati, tutti è 5.
spiderman
Lunedì 3 Novembre 2014, 17.20.55
6
Veramente stupendi, ho i primi 2 album, e sono a dir poco straordinari, cerchero di mettere anche il terzo nella mia collezione.Da avere assolutamente per chibama questo genere di musica.MERAVIGLIOSI.
Galilee
Lunedì 3 Novembre 2014, 15.13.05
5
Ottima band come un pò tutte quelle del circuito glam, street, hard rockblues anni 80. Periodo indimenticabile. I primi due dischi sono da avere.
ASHER
Lunedì 3 Novembre 2014, 14.55.11
4
Bell'articolo che mi ha incuriosito, gli darò un ascolto
Mauro Paietta "My Refuge"
Lunedì 3 Novembre 2014, 13.22.06
3
Grande band, in altri periodi storici e con caratteri diversi avrebbero avuto ben altro destino se solo...
Painkiller
Lunedì 3 Novembre 2014, 11.30.45
2
SEMPLICEMENTE FANTASTICI....GRAZIE LIZARD.
Elluis
Lunedì 3 Novembre 2014, 9.51.13
1
Bravo Lizard, ottimo articolo, mi hai svelato dei retroscena che ignoravo di questa band fenomenale, distrutta forse più dagli ego smisurati di Lee e Gillen che dalle scelte scellerate della Atlantic.
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