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ARKONA + ELVENKING + DIAVENT - Halloween Fest - Day 1
06/11/2014 (2235 letture)
Non appena ho appreso che una tranquilla cittadina come Osoppo avrebbe ospitato di lì a pochi mesi un evento celtico annesso a concerti di genere prettamente folkloristico, nella mia testa ha continuato a susseguirsi un solo imperativo: "Andiamoci!". E così è stato: il Parco del Rivellino, località stabilita per la prima edizione dell'Halloween Fest. Dagli Albori Di Samhain..., sarebbe distato (a detta di Google Maps) a cinquanta minuti da casa, per cui sono bastati un semplice permesso di lavoro e un'assenza dall'università per poter essere presenti.
Io e Luke25 (compagno di vita nonché di concerti) decidiamo di partire verso le 16:30, ma purtroppo il viaggio non è così agevole di quanto ci aspettassimo. Infatti, nonostante l'organizzazione del festival avesse esplicitamente confermato che raggiungere la location sarebbe stato come bere un bicchier d'acqua, abbiamo trascorso in macchina ben due ore complessive per trovare la destinazione, scarsamente segnalata da cartelli stradali, nonché sperduta in mezzo al buio. Dopo aver ripetutamente rischiato di perderci tra stradine imbucate e semideserte, riusciamo a scorgere nell'oscurità le luci di quelli che erano i tendoni allestiti per l'evento. Il tempo di parcheggiare, di essere scambiata da due componenti degli Elvenking per un'addetta staff alla quale rivolgersi per scaricare la strumentazione e di farci strada con la torcia dell'iPhone nel mezzo di stradine -che sembravano davvero in sintonia con Halloween, fantasmi, zombie e quant'altro-, verso le 18:30 arriviamo finalmente al luogo della festa. Restiamo molto delusi nel constatare che, in verità non c'era per nulla un clima "festoso" al nostro arrivo: il programma proponeva intrattenimenti per adulti e bambini, ma prima dell'inizio dei concerti regnava solo il silenzio e, a dirla tutta, anche una leggera noia. Le casse per l'acquisto ed il ritiro dei biglietti hanno iniziato ad essere attive solo dopo le 20:00 e nell'aria echeggiava un leggero imbarazzo nel constatare che persino alcuni membri dello staff erano totalmente all'oscuro su come comportarsi. In parte, tuttavia, possiamo essere comprensivi in merito all'impreparazione dello staff, in quanto primo giorno della prima edizione del festival.

Inganniamo il tempo provando la cucina, purtroppo anch'essa ben al di sotto delle aspettative, ma fortunatamente i minuti scorrono, le casse aprono e, coi biglietti finalmente acquistati, io e consorte possiamo finalmente fare un giro tra gli stand del mercatino celtico adibito in uno dei capannoni, un po' spoglio e molto rapido da guardare nella sua interezza. Ci rechiamo, quindi, nei pressi del palco, verso il quale timidamente le poche persone presenti (poco più di una trentina) si avviano, tra freddo e stomaco letteralmente vuoto. La musica di sottofondo cessa alle 20:20 circa, orario in cui sale sulla scena il primo gruppo della serata.


DIAVENT
Sono gli udinesi Diavent ad aprire le danze della prima serata del festival; l'ottetto si propone come espressione del folk/celtic metal fin dalle prime note dell'Intro e di Belenuntia, brani coi quali sia il gruppo che il pubblico iniziano pian piano a scaldarsi a ritmo di assoli di chitarra coinvolgenti e ben riusciti. I giovanissimi sembrano a proprio agio sul palco, sebbene non dimostrino ancora una confidenza tale da puntualizzare a chi gestisce il mixer di regolare meglio il volume della voce, poco udibile in Torn Memories. La cantante annuncia Scarlet Leaves, il primo singolo della formazione, molto ben interpretato sul palco e accompagnato da un growl maschile che si sposa alla perfezione col cantato pulito femminile. Il tempo scorre così, tra un headbanging e un altro e canzoni (quali This Land, For The Will Of Thetra e Towards The Enemy Front) davvero promettenti, in cui ogni suono è in esatta armonia con la voce; l'arpa si riscatta nell'ultimo brano appena citato, del quale segna un inizio ben studiato e, finalmente, udibile. Nonostante alcune sbavature del suo strumento, la violinista sembra essere davvero in confidenza con la scena, tant'è che non si risparmia dallo spostarsi da destra a sinistra e dall'accompagnare gli assoli di flauto o di chitarra. L'ultima Pyre Of Hopes vede l'arrivo tra il pubblico di tre individui singolari vestiti con pellicce e cappelli celtici, abbastanza esuberanti e allegri tanto da inscenare balletti coinvolgenti anche ad occhio del gruppo sul palco. L'esibizione risulta essere molto buona nel complessivo, nonostante i volumi di batteria oscurassero talvolta tutti gli altri nonché le tonalità alte del cantato, e si giunge al termine con il bis su richiesta del pubblico. Spetta a Scarlet Leaves la conclusione, alla quale seguono ringraziamenti e foto della platea presa direttamente dalla postazione della band.

SETLIST DIAVENT
1. Intro
2. Belenuntia
3.Torn Memories
4. Scarlet Leaves
5. This Land
6. For The Will Of Tethra
7. Union
8. Towards The Enemy Front
9. Beyond The Spirits And The Stones
10. Pyre Of Hopes


Mentre è in corsa il cambio della strumentazione sul palco nonché il relativo check, ci pensano i folker tedeschi Fabula Aetatis (dalla forte presenza scenica caratterizzata da maschere e costumi scuri) ad intrattenere la platea, facendo ballare e divertire i presenti al suono di tamburi e cornamuse. Il tempo di due chiacchiere scambiate coi Diavent ed è già ora di tornare in postazione sotto al palco per i loro successori.

ELVENKING
Nonostante il freddo quasi insopportabile, alla pari del gruppo precedente i pordenonesi Elvenking salgono sulla scena alle 21:30 in maniche corte, quasi invidiando i nostri giubbotti e sciarpe. Parte la base registrata di The Manifesto, bloccata in medias res per problemi ben udibili ai volumi, i quali risultano sovrapposti; sistemato anche il microfono di Aydan, il concerto può davvero iniziare sulle note dell'intro che ormai sta accompagnando da mesi la tournée del gruppo. Dopo una King Of The Elves caratterizzata da un crescendo della qualità della voce di Damna ma da un basso davvero poco udibile (peccato, visto il notevole carisma del musicista), è il momento di Poison Tears e The Wanderer, canzoni che fanno letteralmente scatenare il pubblico seguendo il ritmo incalzante di batteria, violino e chitarre, con assoli davvero ben riusciti soprattutto nel primo brano dei due. Dedicata "a coloro che oggigiorno hanno ancora degli ideali", Pagan Revolution prima e Chronicle Of A Frozen era poi sono i pezzi meglio riusciti della serata, accompagnati da una grande impersonificazione del cantante col testo esibito. I toni si fanno più accesi con Elvenlegions e un tripudio di luci e di doppio pedale scandisce il ritornello. Dietro l'asta verde fluorescente del microfono, Damna si lascia letteralmente coinvolgere anche dai brani successivi, nonostante preferisca adattare le canzoni a registri vocali più bassi rispetto alle versioni originali da studio. Dopo pezzi estrapolati dai nuovi album, White Willow segna un breve ritorno al passato della band: Simone alla batteria dà libero sfogo al suo doppio pedale, personalizzando l'esibizione del brano. Le percussioni e il basso sono protagonisti indiscussi di The Soliaire, i quali volumi finiscono per sovrastare gli altri strumenti durante il ritornello. Alla classica The Divided Heart segue una più inusuale Twilight Of Magic, sentita da me live per la prima volta, in cui il violino e le chitarre spiccano in quanto a qualità. Dopo un paio di sorsetti di birra, Damna annuncia la fine dell'esibizione sulle note dell'immancabile ed instancabile The Winter Wake, il cui ritornello è stato di gradimento per tutti i presenti tant'è che nessuno si è tirato indietro dal saltellarla e cantarla nonostante non sempre si sapessero le parole esatte.

SETLIST ELVENKING
1. The Manifesto
2. King Of The Elves
3. Poison Tears
4. The Wanderer
5. Pagan Revolution
6. Elvenlegions
7. Dawnmelting
8. Moonbeam Stone Circle
9. Chronicle Of A Frozen Era
10. White Willow
11. The Solitaire
12. The Loser
13. The Divided Heart
14. Twilight Of Magic
15. The Winter Wake


Giusto il tempo di dare spazio ad un altro siparietto esilarante dei Fabula Aetatis che i colori della scenografia iniziano a farsi più freddi e glaciali: la scena riservata agli headliner inizia pian piano a bussare alle porte.

ARKONA
Scelti come sostituti degli Heidevolk, i russi Arkona sono il gruppo più atteso della serata, sebbene il pubblico non superasse neanche durante la loro esibizione le 60-70 persone. Gli unici che non si lamenteranno del freddo visto il loro sangue siberiano, gli headliner saranno la prova evidente che per la platea non è essenziale sapere a memoria i testi delle canzoni per potersi divertire: le melodie incalzanti e il carisma coinvolgente degli artisti fanno da padroni della loro esibizione, la quale si rivela interessante e ricca di talento. Il concerto ha inizio con Yav, colonna sonora della tournée dell'omonimo disco, e un arcobaleno di luci pallide sembra evocare le rigide atmosfere della terra di provenienza del gruppo. Masha spicca da subito come figura portante del quintetto: avvolta nella sua classica pelliccia di lupo si diletta continuamente in balli e movenze tradizionali senza mostrare alcun segno di stanchezza. Il doppio pedale ha la meglio e le doti di Andrey sono così evidenziate già dall'inizio, i passaggi dal cantato pulito al growl sono perfetti e i problemi di suono legati ai gruppi antecedenti sembrano essere svaniti; molto potente anche il basso, il quale si sposa alla perfezione con il ritmo dettato dalle percussioni, mentre il flauto fornisce all'insieme un tocco sinfonico. I componenti del gruppo risultano tutt'altro che statici e sono a proprio agio sul palco cercando di coinvolgere i presenti con frasi come "Are you here? Come on!", battendo le mani a tempo. Ot Serdtsa K Nebu vede la bionda cantante sfoderare il suo tamburello a sonagli e sul growl dell'attesissima Goi, Rode, Goi! l'esibizione prosegue a gonfie vele, vedendo entrare sulla scena la cornamusa, il cui suono risulta tuttavia oscurato dal basso prorompente. Il palco si tinge nuovamente di azzurro per Serbia, brano che vede l'impersonificarsi di Masha e colleghi, tant'è che non mancano le frasi cantate ad occhi chiusi. La batteria diviene protagonista di Na Strazhe Novik Let, pezzo molto veloce saggiamente accompagnato da tutti da un bell'headbanging memorabile. Uno dei brani meglio riusciti dei russi questa sera è Slav'sia, Rus'!, espressione del talento del gruppo nel misurarsi anche con brani più tranquilli e melodici. Da Skvoz' Tuman Vekov in poi tornano i problemi di audio, stavolta legati ad una base musicale eccessivamente amplificata che, nel caso specifico di questo pezzo, nascondeva del tutto il suono della chitarra, lontanamente immaginabile. Un ottimo assolo di cornamusa svolto da Vladimir riavviva l'animo folkloristico della serata e conduce lentamente al gran finale composto prima da Arkona e poi da Stenka Na Stenku (con wall of death alternativo, il quale pogo consisteva in una danza collettiva) e Yarilo, i brani più adrenalinici del quintetto.

SETLIST ARKONA
1. Yav
2. Ot Serdtsa K Nebu
3. Goi, Rode, Goi!
4. Serbia
5. Zakliate
6. Na Strazhe Novik Let
7. Slav' Sja, Rus!
8. Skvoz' Tuman Vekov
9. Arkona
10. Stenka Na Stenku
11. Yarilo


CONCLUSIONI
Una volta terminato l'intero spettacolo, il sentito comune di tutti i presenti era pressoché lo stesso: il bill valeva i 25 euro di biglietto, considerando l'ora abbondante riservata a ciascuno dei tre gruppi. L'acustica ha presentato più di qualche problema, più o meno risolto durante lo svolgimento delle diverse canzoni; il palco, molto rialzato rispetto alla platea, permetteva una buona visuale da qualsiasi postazione. Molto semplice l'ambientazione, la quale richiamava scarsamente Halloween (tematica centrale del festival), e sotto ogni aspettativa il cibo, molto caro e di bassa qualità nonché quantità (tranne che per la birra). Poche le insegne stradali che indicassero con esattezza il luogo dell'evento, difficile da raggiungere per chi non fosse residente di Osoppo, e poca l'illuminazione che consentisse di capire visivamente da lontano dove si sarebbero tenuti gli spettacoli (tralasciando il fatto che fosse un giovedì, penso che la scarsa affluenza alla serata sia stata anche dovuta alla superficiale attenzione per questi dettagli pratici di difficoltà nel raggiungimento della location). Nonostante queste piccole-grandi pecche, le esibizioni hanno avuto la meglio e hanno distratto la mente dall'entourage poco accattivante. Tuttavia sono fiduciosa: sbagliando si impara, e prestando le dovute attenzioni a questi singoli elementi l'Halloween Fest potrebbe rivelarsi un valido festival da riproporre anche per i prossimi anni.



Luke25
Martedì 17 Marzo 2015, 1.54.13
9
@klosti: proprio così... :/
klostridiumtetani
Sabato 15 Novembre 2014, 20.18.46
8
Ho capito bene? 25 euro a serata e poco meno d 100 l'abbonamento?!
Luke25
Sabato 15 Novembre 2014, 11.37.58
7
@Kara: hai ragionissima! Infatti parlando con altri tentati dall'evento: molti hanno scelto una singola sera e altrettanti han proprio scelto di non partecipare proprio...
Loser
Venerdì 7 Novembre 2014, 20.09.26
6
25 euro?
Kara
Venerdì 7 Novembre 2014, 18.48.18
5
Per me hanno avuto poche presenze anche perchè hanno fatto troppe serate: le gente è disposta a spendere 25 euro per un concerto se è un singolo evento, ma qui ce n'erano 4 in fila e tutti dedicati allo stesso tipo di pubblico. Uno si trova a dover scegliere se andare ad una serata o all'altra, perchè è vero che c'era anche un abbonamento, ma non costava tanto meno di 100 euro il che è troppo per 12 band di cui 4 esordienti o quasi e nessun nome veramente grosso. In questo modo la gente si disperde o addirittura nel dubbio rinuncia a tutto. Se avessero unito le quattro serate in due sole, magari il venerdì ed il sabato, mantenendo lo stesso prezzo avrebbero paradossalmente incassato di più. Spero ci pensino per l'anno prossimo.
Loser
Giovedì 6 Novembre 2014, 23.55.17
4
il cantante degli Elvenking a me convince molto di piu con gli Hell in the club! Mitici (gli Hell in the club)
annie
Giovedì 6 Novembre 2014, 14.05.45
3
@Keyser in tutto questo devo in parte spezzare una lancia a favore dell'Halloween Fest: lo scarseggiare di attrazioni è valso solo per il day1, mentre per le due giornate successive c'è stato più movimento e un'organizzazione più accurata (almeno da quanto ho potuto seguire in rete, visto che ero presente solo alla prima serata).
Keyser Söze
Giovedì 6 Novembre 2014, 13.56.46
2
Cazzo, la fiera delle frattaglie marinate di Sturzellato Ammare aveva più attrattive.
Luke25
Giovedì 6 Novembre 2014, 10.30.57
1
Un riassunto perfetto della serata a parte i problemi organizzativi è stato comunque un bel concerto! (La cucina me la ricorderò fin che vivo...prezzi esagerati per una qualità veramente pessima!)
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