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NUCLEAR WAR NOW! FEST - Day 2, Fritzclub, Berlino, Germania, 08/11/2014
18/11/2014 (2046 letture)
Ancora soddisfatti della giornata precedente, ma con un po' di stanchezza residua per la serata trascorsa al pub, c'è il tempo di fare un'abbondante colazione in ostello ed un giro ad Alexander Platz, per poi essere di nuovo pronti di fronte all'ingresso del Fritzclub e dare ufficialmente il via al secondo giorno del Nuclear War Now! Fest.

WITCHCRAFT
Quando entriamo nella sala concerti sono già pronti per iniziare la loro esibizione i finlandesi Witchcraft. Attivi già dal 2009 con il monicker Black Feast, dopo un breve periodo di pausa decidono di rimettere su il progetto e proseguirlo con gli stessi componenti in line-up, ma con un nuovo nome. La band si presenta sul palco con i volti macchiati di sangue e facepainting, come la più vecchia delle tradizioni black metal vorrebbe. Durante l'ascolto dei brani proposti viene abbastanza meccanico il parallelismo con i loro connazionali Beherit, da cui i Witchcraft attingono gran parte del loro sound marcio e sporco e dei quali verrà eseguita la cover di The Oath of Black Blood, tratta dall'omonima compilation uscita nel 1991. La performance del terzetto di Hamina risulta convincente, anche se l'aver inserito un intro per ogni pezzo, unitamente alla scelta di lanciarsi in altre due cover, rispettivamente di Nightmare dei Sarcófago e di Demoniac dei Blasphemy, ha probabilmente frenato un incedere che sarebbe potuto essere più serrato e coinvolgente.

DEATH COURIER
E' la volta del primo dei due gruppi greci chiamati ad esibirsi ques'oggi: i Death Courier salgono sul palco e ci rendono partecipi del loro death metal vecchia scuola, che però viene infarcito di venature più moderne. Devo ammettere di essere stata completamente all'oscuro dell'esistenza di questo gruppo prima di incrociarlo in occasione del festival e sono rimasta decisamente sorpresa nell'apprendere che l'inizio della loro attività risale addirittura al lontano 1987. Dopo uno split durato dal 1993 al 2009, la band ha di recente ripreso la propria attività live e studio, con la pubblicazione dell'album Perimortem, uscito proprio l'anno scorso. In questa sede, però, il loro set verterà principalmente sui regurgiti più remoti che provengono dal full length del 1992, Demise. Seppur la loro performance abbia trovato poco attecchimento tra i pochi presenti in sala, i Death Courier hanno lasciato una più che buona impressione e sono senza dubbio uno di quei gruppi che vale la pena di (ri)scoprire.

HELLVETRON
Le luci si tingono completamente di rosso quando a salire sul palco sono gli Hellvetron, nella cui line-up troviamo Impurath e Alal'Xhaasztur, che avevamo già avuto modo di vedere all'opera la sera precedente insieme ai Black Witchery. Il loro black metal è molto claustrofobico ed il suo trascinarsi con andamento lento e travagliato conferisce alla resa sonora dei pezzi -estratti dall'unico album prodotto dalla band, Death Scroll of Seven Hells and Its Infernal Majesties- un alone ritualistico, degnamente enfatizzato dalla scelta di avvalersi esclusivamente di un certo tipo di illuminazione. I minuti in loro compagnia scorrono in maniera piuttosto repentina, tant'è che è sembrato che la loro esibizione si fosse conclusa prima del dovuto.

ROOT
Nei minuti che intercorrono tra la discesa degli Hellvetron e l'ingresso dei loro diretti successori, il palco viene arricchito con un sontuoso trono decorato con teschi ed ossa, mentre due pedane vengono messe nella parte più prospicente dello stage e dalle retrovie emergono teli su cui campeggia il logo Root. Sarà proprio il gruppo proveniente dalla Repubblica Ceca ad iniziare, di lì a pochi attimi, uno spettacolo intenso e coinvolgente, che vedrà come protagonista assoluto di tutta l'ora messa a disposizione il frontman Big Boss. Nel fare il suo ingresso trionfale, accompagnato dal suo fedele bastone su cui si erge l'onnipresente teschio con le corna uncinate, Big Boss inizia il live cantando seduto sul suo trono ed assumendo di fatto le sembianze di un monarca da assecondare e riverire. Il singer è un concentrato di attitudine e sprigiona con fermezza ed autenticità tutta l'ideologia blasfema ed occulta di cui si è da anni fatto tenace rappresentante, contribuendo alla fondazione della branca ceca della Chiesa di Satana, inaugurata dall'oramai pluri-menzionato Anton LaVey.
Quando Big Boss si alza in piedi è per raggiungere il leggìo collocato davanti all'asta del microfono, enfatizzando in questo modo il suo già di per sé spiccato ruolo da predicatore. Coadiuvato da un solido corpo musicale, composto dagli attivissimi Alesh A.D., Igor Hubík e Jan Konečný, lo show risulterà molto dinamico grazie anche alla grande interazione che la band cercherà con il pubblico. Tra i punti più salienti del concerto dei Root vale la pena senza dubbio menzionare Píseň Pro Satana e 666, entrambe estratte dal full length Zjevení (in inglese The Revelation), oltre che la bellissima In Nomine Sathanas. Questi pezzi hanno la capacità di insinuarsi nella testa con una facilità spiazzante, ma non sarà altrettanto facile liberarsene per le ore (ed i giorni!) successivi, perché la voglia di riascoltarli sarà davvero irresistibile.
Travolti da una pioggia di ovazioni e da una distesa di corna tese al cielo, i Root concludono il loro live lasciando il palco agli Irkallian Oracle.

IRKALLIAN ORACLE
Gli svedesi fanno calare le tenebre e ci ammaliano con uno stile raccolto ed intimista. Il loro essere completamente immersi in un'atmosfera tetra e buia renderà difficile l'identificazione dei vari componenti della band, che quasi si fondono con l'oscurità in un osmotico compenetrarsi. Gli Irkallian Oracle con il lavoro di debutto Grave Ekstasis hanno saputo da subito conquistare il cuore e le orecchie di quanti si sono lasciati ipnotizzare dal loro black/death e per certi versi la loro performance di questa sera mi ha ricordato quella dei Grave Upheaval a cui abbiamo assistito la sera prima, nonostante il gruppo di Gothenburg sia risultato -a parer mio- decisamente più suggestivo. Il singer ar Ra'd al Iblis di tanto in tanto preleva dal suo piccolo altare, illuminato esclusivamente da qualche candela, strumenti a supporto dei suoi tetri e rumorosi gorgheggi: seguire le sue gesta con acuta attenzione in qualche maniera ha contribuito a conferire al tutto una connotazione "liturgica". Interessante anche la presenza in formazione del bassista V. Kusabs, attuale bassista dei Blasphemy, nonché ex-membro di Diocletian, Ulcerate e Pseudogod.

VARATHRON
La serata sta per esaurirsi ed è il turno dei greci Varathron, che solcano il palco con prepotenza e fermezza. La decisione di concentrarsi sui pezzi tratti dai primissimi demo ed EP, oltre che l'esecuzione di una manciata di brani contenuti all'interno dell'album del 1993, His Majesty at the Swamp, è stata coralmente apprezzata, contribuendo ad innalzare il livello di coinvolgimento del pubblico, che fino a questo momento (ad eccezione dell'esibizione dei Root) si era mostrato più disciplinato e silente. Il frontman Stefan Necroabyssious, unico membro sopravvisuto della formazione originaria, sarà un efficace trascinatore durante tutto l'incredibile live dei Varathron, che rappresentano un fondamentale punto di riferimento per tutti quei gruppi che si sono ispirati al loro sound greco. Di fatto il concerto si è svolto in maniera molto semplice e diretta, ma si è prefigurato come degno antipasto della violenza di cui ci hanno successivamente resi partecipi i Revenge/Conqueror.

REVENGE/CONQUEROR
E' senza dubbio questo il momento più atteso da tutti i presenti: quando il logo della NWN, che fino a qualche attimo prima si elevava alle spalle della batteria, viene coperto dai teschi dell'artwork di Scum.Collapse.Eradication, attorno a me si inizia a diffondere il brusìo di chi non riesce più ad attendere oltre.
I Revenge iniziano il loro set inarrestabili e spietati, portando la velocità a livelli estremi e perseverando un approccio glaciale e feroce durante tutto il concerto. E' Chris Ross ad avere il controllo quasi esclusivo delle parti vocali, alternandosi sporadicamente con il bassista Haasiophis, già membro degli Antediluvian. I pezzi eseguiti sono un concentrato di violenza pura e ripercorreranno quanto fatto con l'album Victory.Intolerance.Mastery e con il già citato Scum.Collapse.Eradication. Purtroppo, non verrà minimamente sfiorato Triumph.Genocide.Antichrist, full length di debutto che personalmente preferisco e da cui mi sarebbe piaciuto ascoltare Blood of my Blood.
La tensione è alle stelle, quando vediamo il gruppo uscire per quache minuto per poi risalire insieme a Ryan Förster: è il chiaro segnale che stanno per iniziare la loro performance i Conqueror. In continuità con la rabbia dalla quale siamo stati letteralmente investiti in precedenza, la band sventola le bandiere dell'odio e della guerra. Le vocals vengono condotte esclusivamente da Haasiophis e dal fondo palco l'occhio non può non ricadere sul batterista James Read: ha davvero dell'incredibile la resistenza dimostrata durante entrambi i set che, dato l'elevatissimo numero di bpm, avrebbero reso giustificata anche una piccola ed eventuale sbavatura. Chiaramente il live sarà focalizzato sull'unico lavoro prodotto dai Conqueror, War Cult Supremacy, che 15 anni fa si è reso apripista per un intero filone musicale. La loro esibizione ha dello storico, in quanto nel brevissimo periodo di attività la band non ha mai tenuto concerti live, per cui ci troviamo di fronte alla prima ed unica performance della loro carriera e ne assaporiamo gli ultimi ferrosi vagiti con la conclusiva Domitor Invictus.
Quando i canadesi lasciano lo stage, ci sentiamo ancora intontiti da tutta la prepotenza e da tutto l'incedere rumoristico che ci ha fatto compagnia per oltre un'ora; ci vorrà un po' di tempo, prima che le orecchie si ri-abituino a ritmi meno disumani.

Si conclude qui, dunque, la quarta edizione del Nuclear War Now! Fest, prima per quanto riguarda la sottoscritta. Nel restare pienamente appagata per la qualità elevata di tutte le band coinvolte, un plauso va di dover anche ad un'organizzazione impeccabile che ha di fatto alimentato la voglia di tornarci tra due anni, quando tutto sarà pronto per ripetere il rito.

Clicca qui per leggere il report del Nuclear War Now! Fest - Day 1



andrea
Lunedì 24 Novembre 2014, 6.41.27
1
bellissimo/i report! beata te,avrei voluto esserci anche io...gran bill!
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locandina del festival
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