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H.E.A.T + SHERLOCK BROTHERS - 29/11/2014, Rock Planet, Pinarella di Cervia (RA)
04/12/2014 (2003 letture)
Il ritorno sul suolo italico degli H.E.A.T, una delle band emergenti nel panorama dell’hard rock melodico, passa anche per la costa Adriatica, più precisamente per il Rock Planet a Pinarella di Cervia.
Quest’oggi (ed anche nella data di Trieste del giorno successivo), il gruppo spalla degli svedesi sono gli Sherlock Brothers, anche loro giovani e pieni di belle speranze grazie ad un alternative rock moderno, potente e preciso, che è pronto a scaldare gli animi delle centinaia di persone accorse in Emilia Romagna.

Dopo una decisione rimediata in fretta e furia -la mia intenzione era di vedere questo concerto a Innsbruck due giorni prima-, ecco che si parte da Trento in treno, durante un sabato mattina coronato da un sole che scalda i “freddi” animi trentini.
Circa cinque ore di treno regionale (stendiamo un velo pietoso) sono necessarie per raggiungere un hotel a Cervia, dove decido di sostare per la notte, in quanto l'orario di inizio dello show si rivela essere particolare, visto che gli H.E.A.T inizieranno a suonare verso le 23:50.

Quattro ore di agonia dopo, durante le quali ho tentato l'impresa di capire come passare il tempo a Cervia, in pieno autunno e sotto un cielo nuvoloso, arriva il momento di incamminarmi verso il luogo dello show, per testare il clima che si respira intorno al locale.
Ebbene, se siete abituati a decine di persone intenditrici di buona musica a girare e chiacchierare nelle vicinanze del concerto, tra un discorso su quale sia il miglior album della band in questione ed un altro di mera conoscenza dell’individuo che ti sta parlando, dimenticate tutto.
Sarà la serata lugubre, sarà la location poco conosciuta, sarà che la gente si lamenta dei pochi concerti vicino casa e poi non si muove dal divano neanche se in tv viene trasmesso l'ultimo live di Gigi D'Alessio; fatto sta che, in un raggio di 1-2 chilometri, le uniche persone che si vedono sono un gruppetto di metallari in cerca di uno svago qualsiasi che sia possibilmente differente da una giovanile partita a briscola con gli anziani in un bar lì vicino.

Per riassumere quello che ho fatto nelle due ore successive alla mia uscita dall'hotel possono bastare pochi passi:
1. camminata di due chilometri fino al Rock Planet attraverso una strada non proprio tranquilla e scarsamente illuminata;
2. ricerca insistita di un ristorante/pizzeria/posto che cucini qualcosa nei dintorni;
3. tentativi inutili di trovare una di queste opzioni;
4. cena a base di piadina in una casetta mobile tramutata in piadineria;
5. drink al bar dove c’era in atto l’importantissima partita di briscola tra over 70;
6. raggiungimento della “fila” presente davanti locale (ore 21:45) che constava di ben 20-30 persone.

E qui arriviamo al concerto vero e proprio.
Con circa mezz'ora di ritardo, veniamo “caldamente” invidiati ad accomodarci all'interno del Rock Planet.
Quello che salta subito all'occhio ė la dimensione ridotta del posto, struttura non propriamente nuova, adibita anche a discoteca.
Poco male, la seconda fila ė assicurata e questo significa essere ad un metro dai gruppi.

SHERLOCK BORTHERS
Ore 22:50: entrano in scena gli Sherlock Brothers, che partono forte con il loro singolo che tenta di smuovere i presenti del momento. Il cantante si dimostra da subito essere un frontman eccellente e merita un plauso speciale per essere riuscito a coinvolgere in modo insperato tutti noi, tra salti, urla, cori incitati, incursioni in mezzo ai fan e una voce che mi ha ricordato Jorn Lande, col suo timbro graffiante e molto potente nelle note basse.
Guardate la sua foto presente in questa pagina è ditemi voi se, pure fisicamente, non vi ricorda il singer norvegese ex-Masterplan.
Lo show dei rockers svedesi si dipana in circa mezz'ora di musica attraente ed adrenalinica, molto adatta ad essere l'antipasto di quello che verrà servito successivamente.
La sezione ritmica fa il suo dovere, il bassista è scatenato e supporta il cantante nei suoi giochi col pubblico.
Alle 23:20, al termine del esibizione, quello che trapela dai commenti di noi presenti è un soddisfacimento generale per la prova dei Fratelli di Sherlock, che avranno un futuro di grandi possibilità se riescono ad esprimere ancora meglio la loro personalità nei brani, visto che, alcuni di questi, mi hanno ricordato proprio melodie e strutture dei loro amici H.E.A.T.

H.E.A.T
23:50: It's the point of no return

La band di Eric Rivers e compagnia entra sul palco tra il tripudio generale, aprendo le danze con l’opener del loro ultimo album Tearing Down The Walls, Point Of No Return.
L'acustica non è delle migliori, le casse emettono ronzii poco rassicuranti ma Eric Gronwall inizia a scatenarsi come suo solito, tra salti, movenze particolari e sorrisi da "sciupafemmine".
I problemi del microfono non stoppano l’istrionico singer, che non si ferma deliziandoci con classici come A Shot At Redemption ( con conseguente coro dei fans), Inferno (adrenalina pura iniettata nelle nostre vene), Better Off Alone, Its all About Tonight, Heartbreaker (devastante dal vivo) e Tearing Down The Walls, che viene cantata a squarciagola da tutti i partecipanti con somma gioia del sottoscritto.
Gronwall non sa stare fermo, si dimena in continuazione coinvolgendo in un modo unico il pubblico, tra strette di mano e incitamenti continui a far sentire la nostra voce.
Kenny Leckremo, il primo singer della band, era dotato di un timbro da applausi, ma la presenza scenica del vincitore di Swedish Got Talent 2009 rimane con pochi eguali in ambito musicale, a metà tra un Freddy Mercury ed un Bruce Dickinson.
Passando alla sezione strumentale, troviamo Eric Rivers e Jimmy Jay, che eseguono il loro compito senza sbavature (il chitarrista ricorda molto i guitarist degli Europe, nel modo di suonare il suo strumento, pulito e melodico), dando l'idea di divertirsi molto. Allo stesso modo, il batterista Crash con il tastierista Jona Tee, nonostante sia quello meno esposto al pubblico, sprigiona una carica pazzesca col suo drumming martellante.

Si continua quindi con Enemy In Me, le prime due strofe di All The Nights (in cui il Gronwall ci delizia con una performance grandiosa, di vera emozione), Downtown (se non avete mai compreso la versione studio ascoltate come la suonano live per farvi un’idea del potenziale di questo gioiellino, contenuto in quel capolavoro che risponde al nome di Address The Nation), Late Night Lady e Beg, Beg, Beg, uniche due sopravvissute del periodo Leckremo. Proprio per quest'ultimo motivo, il pubblico, infatti, le accoglierà tiepidamente, dimostrando che è grazie anche al vocalist attuale se il gruppo è esploso in questo modo.

E’ passata un’ora e un quarto e, purtroppo, la serata si avvia verso la conclusione.
Emergency sembra il commiato dei ragazzi, ma è solo l’anticipazione all'encore finale che si destreggia tra Breaking The Silence, magnifica nella sua potenza, e Living On The Run, richiesta a gran voce da tutti e da tutti, ovviamente, cantata fino a perdere la voce.
Fine?
Neanche per idea, perché la chicca di questa serata di grandissima musica è un regalo che gli H.E.A.T fanno a noi italiani: l’esecuzione di una commovente Laughing At Tomorrow è il degno coronamento di un concerto da ricordare per moltissimi motivi.
FEEL THE H.E.A.T!!!

H.E.A.T SETLIST
1. Point of No Return
2. A Shot At Redemption
3. Better Off Alone
4. Heartbreaker
5. It's All About Tonight
6. Inferno
7. The Wreckoning
8. Tearing Down the Walls
9. Mannequin Show
10. Late Night Lady
11. Beg Beg Beg
12. All the Night
13. Downtown
14. Enemy in Me
15. Emergency

--- Encore 1: ---
16. Breaking the Silence
17. Living on the Run

--- Encore 2: ---
18. Laughing at Tomorrow


CONCLUSIONI
Due parole solo in merito all'affluenza: per via del fatto che, in Italia, i rockers scandinavi hanno suonato pure a Romagnano Sesia e Trieste, non si poteva sperare in una folla oceanica a supportarli ma, tra la pubblicità nulla dello show, il posto poco conosciuto ed isolato e la poca fama (rapportata ad altri paesi europei) che la band ancora possiede nel nostro Stato, erano presenti circa 150-200 persone.

Detto questo, applausi per gli Sherlock Brothers, che si sono rivelati essere già un gruppo rodato e capace di stare sul palco, grazie al carisma del cantante ed a pezzi immediati. Meritano sicuramente un’approfondita da parte di chi apprezza gli headliner della serata.

Che dire in più degli H.E.A.T?
Niente, se non che vanno visti almeno una volta nella vita.
Possono piacere o meno per le loro melodie ruffiane e catchy, ma quello che trasmettono da un palco solo poche band attuali riescono riescono ad eguagliarlo, sprigionando una potenza ed una carica impressionanti, anche in un locale piccolo come il Rock Planet.
A questo aggiungo un particolare non di poca importanza: a fine concerto i ragazzi dei due gruppi sono usciti in mezzo a noi “comuni mortali” per fare foto, firmare autografi e chiacchierare.
Ma non dieci minuti come capita la maggior parte delle volte, ma per un'ora e mezza (e oltre), tra la soddisfazione e la meraviglia di tutti.
Diciamocelo, mai avrei pensato di cantare un pezzo di canzone con Erik, di scherzare con lui e di parlare con tutti gli altri del più e del meno, trovandoli sulla pista da ballo intenti a divertirsi come persone normalissime.

Chiudo con una menzione particolare, ancora una volta, a Erik Gronwall.
La sua capacità di immedesimarsi nell'esibizione è stupefacente per un ragazzo giovanissimo, divenuto famoso grazie ad un Talent show e dotato di una voce superiore a quella di centinaia di cantanti professionisti, grazie ad un timbro esplosivo e ad un’estensione vocale notevole (chiedere ai presenti dei suoi acuti che ha mostrato durante tutto il corso dello show).
Insomma, a parte vari problemi logistici e di acustica, chi non era presente si è perso uno di quei concerti che rimarranno impressi nella nostra memoria per lungo, lunghissimo tempo.
Anzi, io penso non ce lo dimenticheremo mai!



Ale
Venerdì 5 Dicembre 2014, 17.10.11
7
allora gli Heat non hanno sbagliato un colpo finora,hanno fuori un gran disco,vengono dall'apertura agli Scorpions a Piazzola sul Brenta favolosa,suonano di sabato in un posto che tutto sommato raccoglie il bacino di utenza di Emilia Marche Umbria...e fanno 200 persone;le scuse non esistono,una qualsiasi sagra di paese durante l'anno con l'orchestrina di turno (che sembra siano gli unici eventi culturali che riscuotono successo) fa il doppio delle persone di lunedì:non siamo un paese Rock tutto qua,tutto sommato godiamoci queste band finché continuano a passare da queste parti e ringraziamo chi si sbatte per portarli nei locali che si ostinano ad offrirci la nostra musica
ayreon
Venerdì 5 Dicembre 2014, 16.26.00
6
guarda,io sono stato al colos-saal di ashaffenburgh (francoforte),ti assicuro che l'alcatraz in confronto è assago,se non sei nelle prime file o hai la fortuna di essere più alto degli altri non vedi una mazza perchè il palco è troppo basso,eppure fa sempre il pieno anche in settimana,ospita concerti in gran parte prog-prog metal ,altri locali belli in germania c'è lo zeche a bochum ,veramente bello ma siamo ai livelli dell'alcatraz.Diciamo che i locali ci sono anche qua,c'è forse la voglia di non rischiare per non avere il vuoto e comunque gran parte della responsabilità è dovuta al fatto che si inizia tardi e se già non si è disposti ad andare l'orario di inizio ti scoraggia,ricordo malmsteen in quel di Biella iniziò quasi alle 24 ,in quella zona d'inverno è già nebbia alle 18,figurati dopo
HeroOfSand_14
Venerdì 5 Dicembre 2014, 15.49.28
5
Ragazzi, non posso che darvi ragione a tutti e due. Il fatto è che ci cerchiamo questi problemi, se dei gestori di vari locali fanno iniziare un concerto quasi a mezzanotte. Non ha senso! Lasciamo perdere il fatto che il Rock Planet è una discoteca, non può essere una giustificazione. Bisogna dire che, comunque, il posto è carino (vecchio ma carino), ma non si sono organizzati benissimo, vedete anche le porte aperte con mezz'ora di ritardo. Il fatto che ci fossero solo 200 persone in questo caso lo attribuisco però maggiormente alla coincidenza con le altre due date italiane, sicuramente più accessibili per la gente del nord, infatti hanno registrato maggior pubblico. Vabbè..
ale
Venerdì 5 Dicembre 2014, 14.20.17
4
Infatti, ci sappiamo solo lamentare ma la causa della scena che non esiste siamo solo noi tu prendi l' esempio dei Fates ma io te ne potrei fare a decine riguardo concerti deserti con entrata gratuita o quasi... Ci meritiamo i Maiden e i Metallica a prezzi assurdi e in location penose con organizzazioni ancora piu penose,tanto lo sanno che andiamo solo ai loro di concerti
ayreon
Venerdì 5 Dicembre 2014, 8.22.48
3
hai pienamente ragione,quello per me è già sottinteso.Da esempio ti bastino i Fates warning di sabato sera in quel di torino a 25 euro con la band di goran edman di spalla,locale abbastanza capiente senza problemi di traffico o parcheggio,eppure desolatamente vuoto. valeva la pena rinunciare a 3 medie al pub per chi sa sempre e solo lamentarsi salvo poi scucire più di 100 euro tra biglietto,viaggio,parcheggio a rho per i soliti noti ?
ale
Giovedì 4 Dicembre 2014, 21.06.38
2
Non centra nulla il posto,il locale ,il tempo,non cerchiamo scuse sempre piu fasulle...qui non si muove MAI il culo per il metal tranne i soliti noti punto!
ayreon
Giovedì 4 Dicembre 2014, 9.17.38
1
e si continua in locali di questo genere e in tutta italia a far cominciare a suonare dopo le 23,incuranti del fatto che magari chi arriva da lontano se il concerto finisse entro le 24 può ancora prendere qualche mezzo,è un vero schifo ,si va sempre peggio e solo l'alcatraz rispetta le regole ( e questa non vuole essere una pubblicità).Vai a pratteln o in germania,anche nel più piccolo locale l'headliner inizia massimo alle 21,30, e poi qui ci si lamenta che la gente non va ai concerti,logico che se devo anche stare una notte in hotel o fuori ad aspettare il primo mezzo del mattino.
IMMAGINI
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locandina del concerto
ARTICOLI
04/12/2014
Live Report
H.E.A.T + SHERLOCK BROTHERS
29/11/2014, Rock Planet, Pinarella di Cervia (RA)
 
 
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