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ALMOST FAMOUS - # 14 - Sabbat
20/12/2014 (2345 letture)
Se c’è un gruppo nel mai troppo approfondito thrash inglese che sembrava possedere tutte le carte in regola per sfondare almeno a livello continentale, quello erano indubbiamente i Sabbat. Certo, c’erano anche altre formazioni meritevoli, come gli Xentrix o gli Slammer, meteore come i Lawnmower Deth o altri gruppi più o meno piccoli e validi. Ma il discorso per i Sabbat era diverso, loro erano un gruppo unico, con un proprio sound e una propria identità precisa, cosa che le altre compagini inglesi non possedevano, quasi sempre occupate a somigliare a qualche altra band (chi ha detto Metallica, ad esempio?). Eppure, anche loro sono finiti nella galleria delle promesse non mantenute, nel posto di quei gruppi che erano sul punto di esplodere e invece sono scoppiati. Cosa è successo, in quel cruciale passaggio che tante volte è tornato nella nostra serie, tra le fine degli anni 80 e l’inizio degli anni 90? Scopriamolo assieme nella nuova puntata degli Almost Famous.

BRUGHIERE INGLESI E PUZZA DI ZOLFO
La storia di questa talentuosa e sfortunata band inizia più o meno nel 1985, con gli Hydra. La band è composta da giovanissimi ragazzi alla ricerca di un qualcosa di più e di diverso dal passare le serate al pub nella famosa contea di Nottingham. Il gruppo è formato tra gli altri dal cantante Martin Walkyer e dal bassista Fraser Craske. I ragazzi sono fan sfegatati di una delle più oscure e misconosciute band della NWOBHM, gli Hell, vero gruppo cult guidato da Dave Halliday e Kev Bower e proprio ad un concerto di questa leggenda dell’underground Craske conosce Andy Sneap, ancor più giovane chitarrista che è in cerca di un gruppo nel quale emulare le gesta del suo eroe Dave Halliday. Il giovane Sneap ha 15 anni, ma vista l’età media degli altri, Craske non si fa problemi a proporgli di fare una prova con gli Hydra, dato che stavano appunto pensando di prendere una seconda chitarra. Dopo neanche due settimane dall’ingresso di Sneap nella band, il chitarrista originale decide di lasciare. I ragazzi non si scoraggiano e registrano un primo demo con la formazione rimasta, non fosse che un piccolo screzio personale tra Sneap e il batterista, porta all’abbandono di quest’ultimo dopo altri due mesi. Fortuna volle che fosse proprio Tim Bowler, il batterista degli Hell, a consigliare ai ragazzi di prendere in considerazione Simon Negus come nuovo elemento. Le cose cominciano a prendere il via e presto il monicker Hydra viene abbandonato, in favore del ben più diretto Sabbat.
A questo punto, il gruppo prende una forte accelerata: le qualità di Andy Sneap sono evidenti nonostante la giovanissima età e finalmente anche il resto del gruppo è in grado di reggere l’evoluzione imposta dal chitarrista, il quale trova in Martin Walkyer un forte contraltare, in grado di dare alla band quella identità fosca e particolare che insieme alla musica la renderà unica. Il cantato di Walkyer non può certo definirsi particolarmente tecnico, né tanto meno si potrà dire che la sua migliore qualità consista nell’estensione. In pratica, il nostro possiede infatti un timbro duro, aspro e secco, acido e leggermente diverso rispetto a quello di altri screamer thrash, che poco si presta a cantati melodici e linee vocali articolate. Al contrario, Walkyer esprime una rabbia, un sarcasmo e una ferocia molto nette, caratteristiche, che danno vita a linee vocali essenzialmente ritmiche e molto serrate, quasi taglienti, con le quali il cantante veicola enormi quantità di parole e testi che per l’epoca sono piuttosto blasfemi e originali. Non che satanismo ed esoterismo fossero novità in ambito rock e tanto meno in ambito metal, dato che Venom e Mercyful Fate, per non parlare dei giovani Slayer, già da anni avevano completamente sfondato questa porta. Ma il modo nel quale Walkyer utilizza la filosofia di Anton LaVey, come altri testi ispiratori, è del tutto peculiare. Il cantante non è infatti assolutamente interessato all’aspetto cristiano e cattolico e, in questo senso, la figura di Satana per lui non è altro che l’altra faccia della medaglia del Dio venuto dal Medio Oriente. Walkyer è infatti tra i primi ad essere orientato ad una riscoperta del paganesimo e delle antiche confessioni religiose continentali, in particolare celtiche e preromane. Il suo mondo è quello del paganesimo druidico, del contatto con la Natura, del politeismo. La sua critica, feroce e durissima, alla religione cattolico/cristiana, non si pone quindi come puro effetto shock, alla Black Sabbath/Venom, ma prende le sue premesse da una reale e profonda credenza religiosa che rifiuta la via del Dio unico e la “follia” del mondo moderno basato sullo sfruttamento bieco e autodistruttivo della Terra. Una visione questa maturata col tempo e con prende le mosse dai primi testi, improntati ad un satanismo filosofico e che diventano poi sempre più strettamente correlati a tematiche di tipo pagano.

LA PRIMA FASE DI UNA CARRIERA MALEDETTA
I progressi musicali compiuti dal gruppo portano ad un intenso anno di lavoro, che culmina con la registrazione del demo Fragments of a Faith Forgotten nel maggio 1986. Si tratta letteralmente di un punto chiave della carriera dei Sabbat. Il demo, registrato in due pomeriggi su un quattro piste all’interno di una fattoria, ottiene infatti un successo strepitoso in patria e questo spinge i giornali a dare una chance al gruppo, che ottiene addirittura un servizio di due pagine sulla nota rivista Kerrang!, una sessione sulla prestigiosissima Radio One della BBC, l’agognato contratto con la tedesca Noise Records, etichetta culto per il thrash metal europeo di quegli anni e, infine, la copertina del White Dwarf Magazine con un flexy disc allegato contenente la canzone Blood for the Blood God. Una vera e propria cavalcata trionfale per una band che neanche due anni prima sembrava sul punto di sciogliersi e che è anche da imputarsi probabilmente alla fortissima ricerca da parte dei media nazionali di una nuova band da lanciare, dopo che l’esplosione della NWOBHM aveva cominciato a declinare e nuove proposte davvero valide languivano. Da notare, che la firma del contratto discografico viene rimandata fino alla metà del 1987 perché Andy Sneap non era ancora maggiorenne. Niente male davvero.
La Noise Records spedisce i ragazzi ad Hannover, nel settembre 1987, per la registrazione di quello che sarà il primo disco ufficiale della band, l’ottimo ed esplosivo History of a Time to Come. Il disco uscirà nell’aprile del 1988 con una copertina realizzata dallo stesso John Blanche che aveva curato il flexy disc uscito sul White Dwarf Magazine e riflette quella che è una band in via di maturazione, ancora molto grezza sotto tanti aspetti, ma certamente molto cresciuta rispetto agli esordi. I testi di Walkyer, il suo peculiare modo di cantare e l’esplosivo e incessante riffing di Andy Sneap sono il vero trademark della band, ben supportato dal duo ritmico Craske/Negus, che pur senza brillare per particolare inventiva, compie fino in fondo il proprio dovere, mostrando peraltro ampi margini di miglioramento. Le canzoni sono tipiche sfuriate thrash, aggressive e veloci, nelle quali però Sneap riesce già ad inserire alcune particolarità che troveranno poi una definitiva maturazione nel disco successivo. Inutile negare che le influenze della band si mostrano tutte: Venom, Slayer e Mercyful Fate restano un faro abbastanza riconoscibile, eppure, tutti i componenti della band non mancano di tributare merito agli sfortunati Hell, che nel frattempo si sono sciolti a causa del suicidio del cantante/chitarrista Dave Halliday, dei quali continuano a professarsi grandissimi fan. Hystory of a Time to Come raccoglie un grande riscontro, tanto a livello critico quanto nell’underground continentale e resta oggi uno dei più brillanti debutti per una thrash band in Europa.
Il passo successivo sarà quello definitivo, sotto molti punti di vista. Il gruppo è infatti lanciatissimo e il test costituito dal secondo album da studio come sappiamo rappresenta uno snodo cruciale. Occorre confermare velocemente quanto espresso col primo disco e dimostrare di essere una band solida e non un fuoco di paglia, oltre a mettere in luce eventuali margini di miglioramento. Almeno, questo vale sulla carta. Nel caso specifico, i Sabbat hanno in mente ben di più: portare tutto all’estremo. Da un lato, infatti, Walkyer ha intrapreso un cammino lirico ben preciso e vuole percorrerlo fino in fondo; dall’altro, Sneap sta continuando a crescere tecnicamente e, con lui, continua a crescere la sua ipertrofia di riff e la sua smania di comporre musica complessa e articolata. Il risultato sarà un disco destinato a dividere ma indubbiamente ascrivibile a vero capolavoro del thrash: Dreamweaver (Reflections of Our Yesterdays. L’album, che sarà registrato nei primi mesi del 1989, prende la forma del concept e permetterà ai due leader della band di esplorare fino in fondo i rispettivi percorsi. Walkyer infatti metterà in luce il suo amore per i culti pagani anglosassoni, mentre Sneap costruirà dei brani molto lunghi e decisamente ricolmi da una quantità incredibile di riff e cambi, che spingono i Sabbat alle porte del techno-thrash. Il concept nasce da un libro dello psicologo Brian Bates, The Way of Wyrd: Tales of an Anglo-Saxon Sorcerer. Walkyer ne trae la storia di un monaco cristiano che inviato dal Nord Inghilterra per apprendere gli usi dei pagani del Sud al fine di capire come poterli convertire al cristianesimo, finisce per compiere un viaggio interiore che lo porterà a scoprire la propria identità e la profonda connessione tra la spiritualità pagana e l’auto determinazione individuale. Le tematiche espresse ben si sposano alla complessa orchestrazione creata da Sneap e all’atmosfera magica e mistica sviluppata dal chitarrista, che non dimentica le proprie radici e riesce a compiere uno sforzo compositivo decisamente più avanzato rispetto a quello profuso in History of a Time to Come. In effetti, il passo avanti è davvero enorme e fa quasi girare la testa, spingendosi forse anche troppo avanti, lungo un sentiero nel quale non tutti gli abituali ascoltatori di thrash sono pronti a seguire la band. Ad ogni modo, l’accoglienza della critica resta entusiastica e il disco ottiene davvero enormi riscontri da parte delle riviste specializzate di tutta Europa. Nel frattempo, la situazione nel gruppo però ha subito una altrettanto profonda evoluzione. La complessità delle strutture ritmiche ideate da Sneap hanno comportato la necessità di trovare un nuovo chitarrista che potesse affiancare il giovane titolare. Il primo a ricoprire questo ruolo in un breve tour è Richard Scott, ma questi non accetta il posto definitivo e quindi la scelta ricade su Simon ‘Jack Hammer’ Jones, chitarrista che ha già alle spalle una solida reputazione di session man e ha suonato negli Holosade. Il nuovo arrivato viene subito messo a lavoro e il suo nome, così come il suo contributo tanto ritmico quanto solista, compaiono in bella vista in Dreamweaver. Indubbiamente, l’ingresso di una seconda chitarra si rivela fondamentale nel sound complessivo del gruppo, che acquista una maggiore potenza e complessità, liberando Sneap da un doppio ruolo che ne limitava molto la resa, in particolare dal vivo.

NUVOLE ALL’ORIZZONTE: FRAMMENTI DI UNA BAND DIMENTICATA
Tutto sembra andare per il verso giusto, con un nuovo grandioso disco da promuovere, una line up salda che ha acquisito un ulteriore elemento di qualità e un vasto riconoscimento da parte della critica, ormai ampiamente consolidato. Eppure, come spesso accade, in realtà le cose non stanno come sembrerebbe per chi osserva dall’esterno. La situazione interna, infatti, è al limite del collasso. Le tensioni tra Walkyer e Sneap sono un grosso problema, col cantante che intende perseguire in maniera risoluta il proprio percorso verso una nuova forma di pagan/folk metal e il chitarrista che invece non intende cedere un passo verso una ulteriore evoluzione del techno-thrash già sviluppato in Dreamweaver. A questo contrasto insanabile tra due personalità fortissime, che si considerano di fatto entrambe leader della band, si va ad aggiungere un problema ancora più grosso: l’assenza pressoché totale di supporto da parte della Noise Records. Il disco vende bene, il gruppo ha ottenuto un ottimo riconoscimento da parte del pubblico e sta consolidando la propria fama, le vendite del merchandising sono più che buone ed incoraggianti, ma l’etichetta sembra essersi dimenticata del tutto dei Sabbat. Le dichiarazioni in merito da parte dei membri del gruppo sono piuttosto chiare: nonostante molti nell’underground avessero sconsigliato la band di firmare per l’etichetta tedesca, il fatto che questa avesse nel proprio roster band del calibro di Kreator, Celtic Frost e Coroner, ha convinto i ragazzi che quella fosse la scelta giusta. Anche il fatto che la Noise avesse lasciato totale libertà artistica finisce per apparire come totale disinteresse nei loro confronti. In realtà, interviste rilasciate più di recente da Andy Sneap sembrano chiarire meglio la situazione, rendendo un quadro leggermente diverso: il punto dolente infatti risiedeva piuttosto nelle scarsissime qualità del management della band, che si rivelò incapace di gestire i soldi ricevuti dalla Noise ed accumulò grossi debiti per la registrazione e la promozione del disco, così come nell’organizzazione dei tour. Per i manager fu gioco facile scaricare la colpa sulla Noise, convincendo i ragazzi che i mancati incassi derivassero dalla avidità dell’etichetta, ma la verità, sempre stando a Sneap, è che nonostante le 53000 sterline versate dalla label, il gruppo e il management già durante le registrazioni avevano dilapidato tutto, lasciando solo debiti da saldare, il che portò come conseguenza il totale disinteresse dell’etichetta nell’investire altri soldi per la promozione dell’album e dei Sabbat in generale.
I contrasti all’interno del gruppo hanno già portato ad un quasi split durante le registrazioni di Dreamweaver e il fatto di essere riusciti a portare a compimento il disco avrebbe potuto significare un nuovo inizio, ma i problemi economici determinano il definitivo crollo. Dreamweaver si stava attestando attorno alle cinquantamila copie vendute, ma il gruppo non vede arrivare alcun compenso per il proprio lavoro, dato che tutto va a coprire i debiti creati e sembra addirittura non bastare, tanto che Walkyer è costretto a vivere col sussidio statale da disoccupato. Una situazione che non può durare e che porta al collasso della band. Il primo a mollare è proprio l’ultimo arrivato Simon Jones, che abbandona i compagni durante il tour inglese con gli Xentrix: il chitarrista semplicemente non si presenta allo show di Sheffield, costringendo Andy Sneap a coprire tutte le parti da solo. I rapporti con Jones rimangono comunque buoni e il resto del gruppo non se la sente di infierire su di lui per questa scelta. Il nuovo rimpiazzo, Neil Watson, entra nel gruppo per la registrazione del video The End of the Beginning. Ma è davvero solo l’inizio della fine e nel 1990 anche Walkyer e Craske lasciano la band: il primo per formare gli Skyclad e coronare così il suo sogno di creare una pagan/folk metal band, il secondo invece decide di abbandonare del tutto il mondo della musica. I Sabbat tentano comunque di andare avanti: Andy Sneap e Simon Negus, i due superstiti della line up, costretti a rispettare il contratto con la Noise Records e a trovare fondi per chiudere i debiti residui, reclutano il vocalist Desmond Ritchie e il bassista Wayne Banks e rilasciano il terzo album della band, Mourning Has Broken, nel 1991. Si tratta indubbiamente di un disco non riuscito e sfortunato sin dalla nascita: Ritchie è un cantante dall’enorme potenziale, dotato di una bella estensione e di un timbro lirico capace anche di una certa aggressività, ma denuncia purtroppo dei grandissimi problemi di controllo e perfino di intonazione e il suo continuo e uggiolante gorgheggio diventa quasi insopportabile se inserito nel contesto di un album comunque molto complesso ed articolato, peraltro per niente valorizzato da una produzione che definire deficitaria è poco. L’enorme lavoro di Sneap sarebbe ancora capace di tenere in piedi un disco che ha comunque i suoi lati positivi, ma la verità è che lo stesso chitarrista lo ritiene un album che non sarebbe mai dovuto uscire, tanto meno col monicker dei Sabbat in copertina. La pessima accoglienza di critica e pubblico è il triste epitaffio per la band, che dopo uno show di commiato si scioglie.

STORIE DA UN FUTURO PASSATO
Quello che successe dopo è storia nota: Martin Walkyer proseguirà la sua storia con gli Skyclad, band immensa e altrettanto sottostimata e sottovalutata nel circuito metal fino al 2001, anno nel quale lascerà lamentandosi per lo scarso riscontro, le difficoltà economiche, i problemi di line up e quant’altro. Andy Sneap, dopo aver formato i Godsend assieme a Wayne Banks, si ritirerà dal mondo della musica suonata per dedicarsi alla produzione, settore nel quale è diventato col tempo uno dei nomi più conosciuti e stimati. Il chitarrista ha poi coronato il proprio sogno e nel 2008 ha riportato alla vita gli Hell, partecipando alla realizzazione dei due album della band, Human Remains e Curse & Chapter. L’amore e la stima sincera tributata a Dave G. Halliday restano una delle cose più belle del panorama metal e questo vale anche per Walkyer, che ha dedicato al chitarrista inglese le registrazioni dell’album In the Big Ending dei propri The Clan Destined nel 2006 e ha partecipato in un primo momento alla reunion della band.
Dopo l’uscita dagli Skyclad, lo stesso Walkyer tentò di riformare i Sabbat assieme a Frazer Craske e Simon Jones, ma l’operazione venne fermata con decisione da Andy Sneap. Il musicista fece valere infatti l’abbandono di Walkyer e Craske e il fatto che il nome e i diritti su esso erano rimasti a lui e Simon Negus, i quali peraltro si erano anche accollati tutti i debiti accumulati dal gruppo e che una eventuale reunion non avrebbe potuto escluderli. I tre decisero quindi di riformarsi comunque sotto il nome Return to the Sabbat, ma dopo un nuovo abbandono da parte di Simon Jones, anche questa formazione si sciolse.
La reunion ufficiale troverà definitiva espressione nel 2006, con la formazione completa di Dreamweaver, per un tour di supporto ai Cradle of Filth, band che ha da sempre manifestato una grande ammirazione per il lavoro dei Sabbat. L’attenzione che il gruppo raccoglierà in questa occasione porterà alla ristampa dei primi due album e alla firma con la Sanctuary Records, ma nessun nuovo materiale sarà composto e registrato, relegando di fatto i Sabbat a esperienza secondaria nella carriera dei musicisti, con unica espressione dal vivo. Il motivo è presto detto ed è sempre Sneap a chiarire che la composizione e la registrazione di un nuovo album comporterebbero un lavoro di mesi, nei quali non potrebbe svolgere il proprio lavoro come produttore e visto che un nuovo album dei Sabbat probabilmente nel mercato di oggi non venderebbe niente e difficilmente coprirebbe le spese della registrazione, allora non avrebbe senso perdere altro denaro. Nel 2008 Craske lascia di nuovo, sostituito da Gizz Butt e benché di fatto il gruppo non abbia mai annunciato di essersi nuovamente sciolto, sarà lo stesso Andy Sneap in una intervista rilasciata nel 2014 a confermare che la strada per i Sabbat si è conclusa probabilmente per sempre.

IN THE END
La storia ci ha detto che per i Sabbat il tempo del successo non è mai arrivato e, forse, non sarebbe arrivato mai. Il mondo stava cambiando in quegli anni e persino le grandi thrash band statunitensi sarebbero di lì a poco andate incontro a grandissimi problemi di identità e di vendite. Sarebbe riuscita una piccola band inglese a raggiungere l’agognato successo in un periodo come quello? Probabilmente no. Ma la storia non si fa con le ipotesi a posteriori. La verità è che nonostante due grandi album, i problemi per i Sabbat sono ottimamente riassunti da Martin Walkyer: nonostante la band suonasse moltissimo dal vivo e vendesse bene per i canoni del thrash in Europa, le carenze del management e il venir meno del sostegno dell’etichetta, unito ai contrasti di personalità e di visione dei due leader del gruppo, portarono all’inevitabile e prevedibile fine. Quel che resta di una band che ha sicuramente bruciato troppe tappe in pochissimo tempo, arrivando al professionismo poco più che maggiorenne e con una visione assolutamente ingenua del mondo del music business, sono due dischi di grande thrash e un terzo sfortunato album, che curato nel modo giusto avrebbe potuto essere altrettanto valido. La fine dei sogni di gloria e i numerosi anni di separazione portarono i musicisti su strade diverse, con più o meno evidenti soddisfazioni personali ed esperienze professionali che condurranno ad una maturazione e al superamento dei vecchi contrasti e alla definitiva reunion. La realistica visione di Andy Sneap, condivisa comunque anche dagli altri, di dare alla band una nuova vita senza però proporre nuovo materiale potrà sembrare a molti fin troppo legata a logiche speculative. Il fatto stesso che per anni il gruppo abbia continuato a suonare dal vivo per permettere ai fan di ascoltare il vecchio materiale eseguito al meglio delle possibilità attuali, la dice in realtà lunga sull’amore per la propria musica e sull’onestà di questi musicisti, che pur considerando chiusa l’esperienza del gruppo, conservano amore e passione per quanto fatto, portando la propria storia alle orecchie di quanti hanno potuto e voluto apprezzarla. Ancora una volta, ci troviamo di fronte ad un gruppo dall’enorme potenziale, che non ha raccolto quanto seminato. A noi il piacere della riscoperta, se non altro a posteriori, di quella grandezza mai pienamente raggiunta eppure ancora oggi così evidente.

DISCOGRAFIA SABBAT
1. Hystory of a Time to Come (1988)
2. Dreamweaver (Reflections of Our Yesterdays) (1989)
3. Mourning Has Broken (1991)



rik bay area thrash
Sabato 23 Aprile 2016, 17.08.04
21
Quando acquistai (in vinile) nell ' 88 il primo album fu dovuto alla review che lessi su una rivista italiana. Era indicativa di un buon prodotto, ma ascoltando l'album si percepiva che non era il 'solito' thrash. Effettivamente, come scritto nel vostro articolo, erano già quasi tecno thrash e le composizioni erano tutte distinguibili e varie, compresa la voce del singer, che per me, soprattutto in ambito thrash, deve essere valida e personale. Niente da dire, si distinguevano da tutti gli altri. A parte i problemi di ego tra i leader del gruppo, ma la noise records quanti gruppi validi aveva nel suo roster? I sabbat sarebbero uno tra i gruppi che mi piacerebbe fossero ristampati. Si c'è la notizia che la bmg provvederà a ristampare parte del catalogo noise, ma per i sabbat la vedo dura ......
klostridiumtetani
Lunedì 22 Dicembre 2014, 17.28.27
20
Scusate, ma Mourning has broken piace solo a me? Per me è un discone!!!
AL
Lunedì 22 Dicembre 2014, 16.37.03
19
articolo molto interessante. complimenti. band fenomenale e purtroppo non ha avuto il successo che meritava. cmq son felice che Sneap abbia riesumato gli Hell.
Skull legion
Domenica 21 Dicembre 2014, 17.00.30
18
Ah si chiederei un'informazione:L'utente Necrotic è da un po che non commenta;e stato bannato?
Skull legion
Domenica 21 Dicembre 2014, 16.57.51
17
Keyser se vuoi posso comunque argomentare eh.Io sono qui.
Skull legion
Domenica 21 Dicembre 2014, 16.55.58
16
AHAHAHAHAH lo sapevo che sarebbe partito un megaflame
CauldronBorn
Domenica 21 Dicembre 2014, 15.49.20
15
Skull ha citato mostri sacri, però non è neanche che i Necrodeath siano gli ultimi degli stronzi... All'estero soprattutto tanti riconoscono la rilevanza di Into the Macabre e Fragments, leggetevi più spesso i forum internazionali...
hj
Domenica 21 Dicembre 2014, 14.49.04
14
Keyser e' antipatico ma l'obiezione sull'eresia di skull e' condivisibile. L'offesa no
Lizard
Domenica 21 Dicembre 2014, 14.34.43
13
Trova le spiegazioni che ritieni credibili se vuoi, ma ricorda quello che ho detto e prendimi sul serio.
Keyser Söze
Domenica 21 Dicembre 2014, 14.19.55
12
No, è che quando leggo delle affermazioni così, diciamo... discutibilmente soggettive fatte passare per fatti oggettivi mi vien da rispondere male. Avesse aggiunto "secondo me" non avrei detto nulla.
Lizard
Domenica 21 Dicembre 2014, 14.14.00
11
Keyser non è possibile che ogni volta che mi connetto al sito trovo un tuocommento aggressivo, arrogante o direttamente offensivo nei confronti di qualcuno. Te l'ho detto e lo ripeto ancora una volta, poi passo ai fatti: cambia tono.
Keyser Söze
Domenica 21 Dicembre 2014, 13.58.02
10
Necrodeath superiori a Sodom, Dark Angel e Overkill? Skull Legion, che ti sei già ubriacato preventivamente per capodanno, o è il tuo stato mentale standard?
LAMBRUSCORE
Domenica 21 Dicembre 2014, 9.46.59
9
Non tra i miei preferiti, comunque gruppo molto originale e riconoscibile al primo ascolto, cosa non da poco, ogni tanto ascolto ancora i primi 2 registrati su delle vecchie audiocassette...
Skull legion
Domenica 21 Dicembre 2014, 2.28.39
8
Avremo mai un almost famous sui Necrodeath?Sono una delle più grandi band Thrash di sempre e sono(di paeecchio)superiori agruppi ben più blastonati( Sodom,Dark angel ,overkill ecc.)
Forbiddenevil
Domenica 21 Dicembre 2014, 1.24.36
7
Band immensa....li ho amati sin dall'inizio e tutt'oggi nel riascoltare i due dischi provo ancora emozioni incredibili.Stupendi SABBAT!
CauldronBorn
Sabato 20 Dicembre 2014, 23.08.55
6
Quotone per il buon Cynic... Aggiungo che il riffone principale di Hosanna in Excelsis è uno dei più assassini e bastardi mai concepiti in ambito thrash.
CYNIC
Sabato 20 Dicembre 2014, 22.55.34
5
''Hystory of a Time to Come'' & ''Dreamweaver'' sono due capolavori del thrash mondiale alla pari di band più famose. Grandissimi SABBAT .
Vittorio
Sabato 20 Dicembre 2014, 22.07.59
4
Bravo Saverio. Grande gruppo i Sabbat.
klostridiumtetani
Sabato 20 Dicembre 2014, 18.03.17
3
Cacchio! Che gran gruppo! E che ricordi!!! Veramente un peccato non siano mai stati considerati quanto meritavano! Io stesso è da un po' che non li ascolto e adesso vado subito a rispolverarli!
hj
Sabato 20 Dicembre 2014, 13.40.26
2
fine anni 80 primi 90. sorry
hj
Sabato 20 Dicembre 2014, 13.40.04
1
uno dei gruppi più innovativi della scena di fine anni 90 e della ormai mitica scuderia noise. Attitudinalmente, esteticamente, concettualmente, hanno anticipato e contribuito a creare (a mio parere) parte dell'ispirazione black/pagana che conosciamo oggi. Peccato non abbiano concretizzato l'enorme potenziale in loro possesso.
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