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THE OTHER SIDE OF THE MOON - Cosa c'è dietro la luna dei Pink Floyd?
05/01/2015 (3374 letture)
Si discute spesso su cosa si intenda esattamente per "pietra miliare", per capolavoro, per disco destinato a restare per i posteri, che talvolta si perdono di vista le qualità essenziali che un simile prodotto dovrebbe avere in termini di capacità di comunicare al mondo. In un'epoca in cui tutto si mastica e si digerisce senza gustare a fondo alcun sapore e senza alcuna coscienza dei rapporti storici se non approssimativamente rispetto al presente, ci sono comunque dei lavori che a prescindere dal genere di appartenza sono da tutti considerati come patrimonio dell'umanità, anche se magari ad alcuni non piacciono per questioni di gusti personali. Uno di questi è senza dubbio The Dark Side of the Moon. Quella che segue non è una recensione del disco, peraltro già presente nel nostro data base e nemmeno un'attenta analisi del perchè l'album è diventato un fenomeno mondiale -pur toccando l'argomento- oltre lo scorrere del tempo, ma una piccola indagine su ciò che c'era dietro la sua registrazione, con particolari che magari non tutti conoscono e che è sempre bello ricordare.

ESTRANEI CHE SI INCONTRANO
La svolta effettiva in casa Pink Floyd -positiva o negativa resta un una querelle ancora aperta tra alcuni fan e critici- si ebbe senza dubbio con la dipartita dalla band di Syd Barrett. A partire da quel momento il gruppo perde la sua parte geniale e schizoide, per divenire portatrice di uno space rock più freddo, in un certo modo, avviando così il processo di maturazione che lo porterà a segnare gli anni 70 in modo indelebile. Il punto di svolta principale nel modo di comporre e soprattutto nelle tematiche affrontate non si ha però con un album vero e proprio, quanto piuttosto con un brano, o meglio con un'autentica suite come Echoes. Con quel pezzo il gruppo trova un primo equilibrio tra sperimentalismo e voglia/necessità di essere melodici in forma matura, ma soprattutto i Pink Floyd cominciano ad occuparsi del loro prossimo a livello testuale, entrando nel sociale e nel gioco dei rapporti umani con il sè percepito e con li resto del mondo. C'è probabilmente un verso particolarmente importante e citato spesso dallo stesso Waters come basilare per far prendere coscienza al gruppo di aver intrapreso una certa direzione, ossia quello che recita: "Due estranei si incontrano in strada per caso ed i loro sguardi si incontrano, ed io sono te e ciò che vedo sono io". Con queste parole la band entra per la prima volta nelle solitudini complementari che costituiscono i rapporti tra persone, dando ai musicisti un filo di arianna da seguire che li avrebbe portati a The Dark Side of the Moon. All'improvviso nel 1973, in pieno glam rock (in un'ottica mondiale, In Europa ed in Italia potrebbe essere fatto un discorso parzialmente diverso), in un momento fatto di glitters e pop, i Pink Floyd tirano fuori un disco che è un concept sui rapporti tra persone, con un'idea precisa ed una direzione globale che tratta il perchè la gente fa quello che fa, cosa sente dentro e come il tutto porti a vedere il vivere stesso in un certo modo. Un concept sul come l'uomo sia soggetto all'azione di forze esterne che lo portano ineluttabilmente verso una direzione, verso la perdizione o verso la redenzione, l'isolamento o l'empatia e tutto il resto, con particolare spazio al retrogusto amaro della disillusione dell'uomo che, crescendo, si trova a prendere atto del tempo trascorso e della differenza tra presente vissuto e presente immaginato/immaginario, anche in maniera quasi fanciullesca. Il tutto accadde in un momento di grazia empatica (appunto) assoluta tra i membri del gruppo che entrarono in una sala prove ricavata da un magazzino e di proprietà dei Rolling Stones per fare lunghe improvvisazioni che poi, all'improvviso, prendono quasi autonomamente la forma di canzone strutturata come tale, per poi essere perfezionate ad Abbey Road. Su queste frasi musicali Roger Waters appoggia i suoi testi, scrivendoli interamente e prendendo di fatto la testa della band.

LA VITA E' ADESSO, PRIMA DI BAGLIONI
L'album vive di una sorta di senso di stupore, generato da una improvvisa presa di coscienza da parte di Waters di una certa situazione connessa all'esistenza stessa. Cresciuto nell'insegnamento materno dell'agire quotidiano come continua preparazione per un futuro che verrà, per un qualcosa che ci attende e per il quale dobbiamo lavorare fin dall'infanzia e dall'adolescenza in modo da poter cogliere le opportunità, senza accorgersi che, per usare una canzone che certamente è inusuale citare su questa testata, "la vita è adesso" da prima che fosse Baglioni a stabilirlo. Per quanto banale possa sembrare, il musicista rimase folgorato da questa presa di coscienza, riversandola nelle liriche. Il concetto è che in ogni momento puoi dare una direzione alla tua esistenza, anzi, è opportuno che tu lo faccia quanto prima possibile, senza attendere che la vita inizi in un futuro più o meno prossimo, perchè intanto questo diventa presente e poi passato senza averlo davvero vissuto. Questa rivelazione per lui traumatica, permea tutti i testi ed in particolare il verso "andare avanti nella propria quieta disperazione, questo è il modo inglese di affrontare la vita". Molto letterario se volete, ma anche maledettamente efficace. The Dark Side of the Moon nasconde molto sia dal punto di vista compositivo che da quello dell'incisione, come ad esempio dei contenuti jazz inseriti da Richard Wright in Breathe presi dal Miles Davis di Kind of Blue, o l'intervento decisivo di Gilmour nella registrazione a doppia traccia manuale nella quale dimostra la sua grande perizia tecnica in studio ed il suo gusto, o ancora l'immenso lavoro di Alan Parson in Eclipse ed in generale in tutto il disco. O ancora il fatto che On the Run fosse presente nella scaletta live già da un po', ma senza che nessuno dei membri del gruppo ne fosse particolarmente colpito. In studio però, venne aggiunto da parte di Gilmour un "Synthi A" (identico al celeberrimo VCS3, ma montato su un telaio di masonite) cui subito si accodò Waters, il quale sviluppò il tutto fino ad arrivare via via e per stratificazioni al prodotto finito. Note lente con oscillatori ed effetti sovrapposti ed accelerando il tutto, questo il segreto di uno dei passaggi più famosi della storia del rock contenuti nel brano. Per comprendere bene quanto importante e particolare sia stato il lavoro svolto in studio per un album che dal punto di vista del suono e degli effetti è rimasto per lustri come punto di riferimento per tutti (quanti di voi, come me, provavano la validità degli impianti Hi-FI con questo vinile anche negli anni 80?) bisogna capire che all'epoca dei fatti tutto era fatto a mano, senza l'ausilio di pc e programmi appositi, campionamenti compresi. Lavorare ad un banco mixer con profitto dunque, era paragonabile al suonare uno strumento ad alto livello, e spesso lo si faceva in maniera collettiva, dando al risultato finale l'impronta di performance da parte di una band anche in questo e comprendendo nella definizione i tecnici, tanto che abbiamo numerosi esempi di professionisti della registrazione definiti "il quinto membro dei.." o in maniera similare. Cosa totalmente scomparsa ai tempi del digitale. Nel caso di On The Run si può notare come, partendo dal suono di un charleston modificato con filtri ed oscillatori lo si faccia "vibrare", per poi aggiungere una chitarra al contrario cha apporta una specie di effetto doppler registrata con un microfono a stelo che si muove avanti e indietro davanti alla cassa. Il synth intanto produce un effetto di movimento di una specie di macchina spaziale ed il battito del cuore ed il rumore di passi (sono di Peter James, un assistente di Alan Parson) che hanno lo scopo di creare un climax tensivo di un viaggio schizoide completano il tutto. Molti altri gli effetti contenuti nel pezzo -l'uomo che ride, l'aereo che cade- ma di più va rimarcato il fatto che il mixer a disposizione non aveva tracce a sufficienza per tutto quello che i Pink Floyd volevano inserire, producendo così bruschi stacchi che sembrano invece premeditati, dimostrando come quando le cose devono produrre un capolavoro, tutto si sincronizza naturalmente in un certo modo.

UNO SCALTRO MANAGER INDIANO E VERSIONI TAGLIATE
Tornando ad Alan Parson, il suo essere sia tecnico che musicista fu fondamentale ai fini del risultato finale. Nel caso dei famosi rintocchi di orologi, a lui venne commissionato un lavoro del genere quando la quadrifonia cominciò a prendere piede ed egli suggerì di usarli in Time. Il lavoro di sincronizzazione, eseguito a mano utilizzando decine di nastri, fu enorme e certosino, facendo partire ognuno di questi ad un preciso istante utilizzando segnali concordati precedentemente tra tecnici e gruppo, ed avvalendosi di cronometri disseminati ovunque per non sbagliare. Storie che oggi non potrebbero più accadere ed il cui senso difficilmente può essere compreso da chi si è trovato nell'invidiabile condizione di avere programmi studiati per ogni cosa. Per ciò che riguarda i cori, questi vennero modificati col frequency translator per dare il famoso effetto oscillante prima dell'assolo, a sua volta sempre cristallino come costume di Gilmour. Un altro aneddoto simpatico può riguardare la durata del disco. Una volta terminate le registrazione i ragazzi pensarono che altri quattro o cinque minuti di musica sarebbero stati graditi, magari strumentali. Wright si sedette al pianoforte ed a poco a poco venne fuori the Great Gig in the Sky, tanto per tornare alla fine del paragrafo precedente. Qualcuno suggerì poi di inserire dei vocalizzi ed Alan Parson propose una sua conoscente con la quale aveva già lavorato: Clare Torry. Quando lei si presentò in studio il tecnico del mix Chris Thomas fece partire la registrazione e la ragazza semplicemente cominciò ad improvvisare man mano che la musica andava avanti dopo che le vennero date come precisissime istruzioni il pensare alla morte, a qualcosa di davvero orribile e di fare ciò che si sentiva. Una volta finito la ragazza uscì fuori e disse: "Scusatemi tanto", imbarazzata per una prova che lei sentiva essere pessima, il tutto davanti agli sguardi stupiti di tecnici e musicisti di una band che la donna aveva a malapena sentito nominare. Per lei comunque, paga doppia: 30 sterline, visto il festivo. Da notare come la ragazza abbia sempre riferito una storia opposta, cioè quella di una band insoddisfatta e di una canzone che pensavano di scartare, vocalizzo compreso. Chi dice la verità? Chissà, misteri del rock, con la disputa legale successiva sui diritti che è un fastidioso dettaglio. A proposito di soldi, anche un simile capolavoro non è rimasto al riparo dai danni del mercato. Le vendite inizialmente catastrofiche negli U.S.A., causate tra le altre cose dalla assoluta incuria della casa discografica. La situazione fu ribaltata dall'intervento diretto di Bhaskar Menon, personaggio importante dell'industria discografica di origini indiane che lavorava per la Capitol, sussidiaria EMI. Menon agì in maniera molto americana, quindi molto commerciale (aveva appena risanato la Columbia da un passivo di 16 milioni di dollari, che nei primi anni '70 erano ancora più "pesanti" di ora) approntando versioni radiofoniche, quindi tronche, di Us and Them e Time, troppo elaborate per un pubblico che in massima parte ascoltava musica solo come sottofondo mentre era intenta in altre occupazioni. Pertanto, uscì un 45 giri (altro fatto raro per i Pink Floyd che non ne registravano uno dal 1968, con Point Me at the Sky) il 7 maggio del 1973; si trattava di Money. Anche qui i famosi suoni iniziali di registratori di cassa furono campionati da Parson, ma poi editati su nastro da 1/4 di pollice da Waters nel capannone del giardino di casa sua a Londra, anche se Mason sostiene di essere stato presente. Lato B Any Colour You Like. Anche in questo caso la versione per le radio fu modificata con l'eliminazione del termine "stronzate" che avrebbe urtato il raffinatissimo pubblico a stelle e strisce, questo però solo nella versione "mono" destinata alle radio più popolari, mentre quella stereo concessa alle radio dal pubblico di ceto più elevato, lo manteneva. La seconda però fu ritirata per le pressioni dei perbenisti, un fatto che oggi indurrebbe a sorriderne e darebbe la stura ad una pioggia di commenti ironici sui vari social network. Menon fece poi uscire nel '74 un altro 45 giri con Time ed Us and Them. Lo sfondare su un mercato così ostico però, non valse al manager il rinnovo del contratto con la Capitol da parte del gruppo, con i Pink Floyd che avevano avviato trattative con la Columbia da più di un anno. Anche la famosa copertina scelta tra alcune alternative presentate da Storm Thorgerson, oltre all'aspetto grafico in sè, cela la ritrosia della band ad apparire nelle cover, il richiamo all'uso delle luci nel tipico modo pinkfloydiano, un riferimento ad avidità ed ambizione contenuto nel disco e la soddisfazione delle richieste di Wright di qualcosa di "semplice, audace e profondo".

NOI, LORO ED IL TEMPO CHE PASSA
Ovviamente gli episodi che potrebbero essere raccontati su un album così epocale sotto tutti i profili sarebbero innumerevoli e sarebbe più adatta la forma libro per farlo, ma altrettanto ovviamente non è questa la sede per esprimersi in questa forma. Ognuno di noi può legare ogni istante di The Dark Side of the Moon ad un particolare istante o periodo della propria vita come io stesso ho fatto in sede di recensione, ed ognuno di noi non può disconoscerne il valore assoluto a prescindere dal genere di appartenenza, se di genere ha senso parlare in questi casi. E' per quello che per chiudere uno scritto su un tema del genere, la cosa più opportuna è far parlare chi quel disco ha contribuito a farlo. Quelle con cui vi lascio sono parole di Waters rilasciate durante un'intervista del 2006, con le quali rispose ad una domanda sul perchè l'album continui ad essere così popolare nonostante il tempo che passa.

Il disco è musicalmente sofisticato ma anche semplice. La struttura delle canzoni è molto semplice. Come testi, parla alle generazioni seguenti che hanno continuato ad avere le stesse preoccupazioni ancora e ancora e ancora. Tristemente, una canzone come Us And Them sembra semplicemente fatta apposta politicamente per il 2006 così come sembrava fatta apposta per il 1979. E una canzone come Time esprime sensazioni che un sacco di ragazzi provano quando raggiungono una particolare età e iniziano a cercare un senso. Odio essere colui che vi deve informare su questo, ragazzi che siete là fuori, ma la cosa non passa. Si continua a riesaminare le nostre vite e i nostri rapporti con i nostri amici, con la nostra famiglia e con gli altri esseri umani. Non cè dubbio che ci sia un enorme attaccamento a quell'opera che attraversa innumerevoli generazioni di persone e che è molto commovente quando la esegui dal vivo. Durante lo spettacolo, vado verso le estremità del palco e mi avvicino alla gente. Ricevo empatia da ogni tipo differente di persone, particolarmente da quelli delle gallerie, dove i posti sono per chi può permettersi solo la spesa minore. Ce n'è di tutte le età, dai 10 agli 80 anni, ed è grandioso!



raven
Domenica 18 Gennaio 2015, 21.02.21
15
Grazie
spiderman
Domenica 18 Gennaio 2015, 20.50.57
14
Grandissimo album, tra i miei preferiti, della loro discografia, non conoscevo questi interessanti retrodcena dietro questo album, interessante veramente.Complimenti a @Raven per questo dettagliato articolo e per la certosina ricerca, che sicuramente ne sta dietro, davvero un bell'articolo.
robby
Domenica 18 Gennaio 2015, 9.58.32
13
@ Riccardo : non disperare ! probabilmente era venduto a quel prezzo solo perché è una vecchia edizione i formati attuali con packaging diversi e canzoni remasterizzate sono in vendita a prezzi ben più alti.
Riccardo
Giovedì 15 Gennaio 2015, 17.07.54
12
Articolo molto interessante per un disco la cui caratteristica fondamentale è la semplicità. Dietro, come ha ben sottolineato Raven, c'è la genialità di un gruppo che ha fatto la storia della musica. Ma questa musica puo' essere capita ed apprezzata da chiunque. Se ci pensate non si puo' dire di molti dischi nella storia di qualunque genere musicale. Recentemente ho visto TDSOTM in vendita a 4,99€. Mi ha fatto un effetto pazzesco vedere un capolavoro simile venduto in saldo. Speriamo almeno che quelle 3 o 4 copie ancora sullo scaffale abbiano aperto gli occhi e le orecchie e influenzato la vita di qualche ragazzino, proprio come capitò a noi ai nostri tempi.
raven
Giovedì 15 Gennaio 2015, 15.35.37
11
Il problema di questo tipo di articoli non è scriverli, ma trovare il tempo di mettere assieme il materiale necessario. Spero di poterlo bissare quanto prima
gianmarco
Mercoledì 14 Gennaio 2015, 22.36.59
10
notevole , spero che ci siano altri dischi esaminati
raven
Martedì 13 Gennaio 2015, 13.44.51
9
A te per aver letto
Macca
Martedì 13 Gennaio 2015, 13.35.35
8
Bellissimo articolo su uno dei miei gruppi (e album) preferiti, ho scoperto alcune cose che non sapevo...grazie
raven
Domenica 11 Gennaio 2015, 11.07.43
7
Grazie
Radamanthis
Domenica 11 Gennaio 2015, 10.04.19
6
Bell'articolo Raven, bravo! E che disco....immenso!
raven
Martedì 6 Gennaio 2015, 11.39.44
5
@jek: è anche questione di genere. Ci sono stili con i quali la velocità e l'immediatezza in sala di registrazione possono portare a risultati eclatanti, ma non è ovviamente questo il caso
Hellion
Martedì 6 Gennaio 2015, 11.21.48
4
Sono un po' off topic, ma se dovessi elencare 3 dischi con i quali ho trascorso quel meraviglioso 1985 sarebbero World Wide LIve, Sacred Heart e La Vita è Adesso.
HMF LucaR16
Lunedì 5 Gennaio 2015, 22.35.43
3
Grande album, di una grande band che con tutta la discografia ha definito il conetto di musica durante il tempo. Immortale.
jek
Lunedì 5 Gennaio 2015, 20.41.29
2
Decisamente interessante questo articolo, particolari che ignoravo quasi totalmente. A volte si dice come si fa ad incidere un bel disco," entro in sala, suono, registro e fatto il disco" Decisamente non nel caso del Pink Floyd che sono al limite del maniacale.
Followthecheater
Lunedì 5 Gennaio 2015, 19.33.25
1
Questo album è la definizione di musica. Non è progressive ma nemmeno totalmente commerciale. È musica, per tutti.
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05/01/2015
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THE OTHER SIDE OF THE MOON
Cosa c'è dietro la luna dei Pink Floyd?
 
 
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