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OBITUARY + M-PIRE OF EVIL + DUST BOLT + ROTTING REPUGNANCY - Rock'N'Roll Arena, Romagnano Sesia (NO), 24/01/2015
29/01/2015 (1805 letture)
Gli Obituary tornano in Italia in occasione del tour europeo del loro recente album Inked In Blood, portando con sè tonnellate di attitudine live e death metal, oltre ai sorprendenti M-Pire Of Evil, figli di Mantas e di una costola dei Venom, nonchè i thrasher tedesci Dust Bolt. Il sabato sera in quel di Romagnano Sesia ha divertimento da offrire a una nutritissima schiera di presenti, e Nicolò "Nicko" Brambilla ci racconta la serata.


ROTTING REPUGNANCY
Gli inglesi Rotting Repugnancy aprono la serata proponendo un death metal basilarmente influenzato dal brutal death americano, con profusione di riff in palm mute e vocals gutturali e una buona dose di groove, ma con una prestazione musicale assolutamente innocua, che mostra subito la corda su un drumming debole e prevedibile e un growl a malapena decentemente eseguito, senza contare la banalità del songwriting, che sembra scopiazzare i Cannibal Corpse, ma a velocità moderata. Il tentativo di coinvolgere il pubblico e movimentare la presenza scenica non salva la musica molto banale e priva di idee interessanti, a dimostrazione che moniker, logo e grafiche cliché da brutal death non fanno la band.


DUST BOLT
I tedeschi Dust Bolt sono tra gli esponenti più giovani e promettenti del revival thrash degli ultimi anni: attitudine, grinta e un ottimo songwriting, accostate ad una prestazione musicale precisa, matura e squisitamente adrenalinica, sono gli ingredienti fondamentali per cui questi quattro ragazzi sono tra i gruppi da ascoltare in un campo saturo di miriade di band più o meno decenti come quello del thrash à la ’86 negli ultimi anni. I nostri ripercorrono di certo gli stilemi del thrash di casa, ma strizzando l'occhio alle melodie vocali e solistiche della Bay Area, nonché allo slancio più moderno e aggressivo di gruppi contemporanei come i Warbringer, con ritmiche che si addentrano negli stilemi più incisivi delle formazioni speed metal dei nostri giorni. Le tradizioni vengono rispettate, il d-beat, le triplette sulla sesta corda e i cori a più voci non possono mancare, ma è innegabile che i Dust Bolt abbiano saputo svecchiare questo sound, ben spremuto fino all’osso in lustri di storia del thrash, per creare un vortice trascinante di idee splendidamente realizzate e dall’immediata efficacia sul palco, soprattutto se contiamo l’instancabile presenza scenica del quartetto. Dopo la solidissima prova a cui avevo assistito nel tour con gli Heathen nel 2013, anche l’appuntamento per la promozione del recente full Awake The Riot è promosso a pieni voti, perlomeno in sede live.


M-PIRE OF EVIL
Gli M-Pire of Evil sono la recente creatura di Jeff Dunn e Tony Dolan, forse meglio noti come Mantas e Demolition Man, il primo universalmente conosciuto per essere stato il chitarrista storico dei seminali Venom, e l’altro per aver anch’egli militato a fianco del primo nel periodo di separazione dal frontman storico Cronos. In quegli anni uscì l’ottimo Prime Evil, e anche il piuttosto rinomato Temples of Ice, che segnarono un periodo di ripresa, mostrando alcuni dei Venom più energici della loro carriera. In un certo senso, a distanza di anni e separatamente dai Venom propriamente detti, in cui resta unico superstite Cronos, Dunn e Dolan sembrano proprio voler riprendere il discorso intrapreso a fine anni ’90, proponendo di nuovo uno speed metal oscuro, malvagio ed energico, con un riffage decisamente più thrashoso dei Venom classici, nonché un drumming prorompente e martellante (in questa sede a opera dell’italiano Francesco La Rosa, batterista dei nostrani Extrema). La voce di Demolition Man risulta aspra, stagliandosi su un basso roboante che accompagna la doppia cassa sempre presente. D’altra parte, la spettacolarità dell’esibizione è sicuramente rimpolpata da una sfilza di cover dei Venom (sebbene il termine sembri quasi improprio, essendo propriamente pezzi scritti dallo stesso Mantas), alcune delle quali estratte dal periodo di Tony Dolan, altre ancora (le più, effettivamente) prese direttamente dagli storici Welcome To Hell e Black Metal, tra cui le rispettive title track e altri pezzi da novanta come Witching Hour e Countess Bathory, che scatenano un moshpit violento e cori appassionati in celebrazione di due dei capisaldi indiscussi della storia del metal.


OBITUARY
Tocca infine agli Obituary, dietro ai quali campeggia l’impressionante backdrop di Inked In Blood, l’ultimo disco della band, edito l’anno scorso per Relapse Record e per la prima volta promosso in Europa con un tour dedicato ad hoc. Nulla di strano se le primissime battute sono proprio lasciate agli inediti più recenti, che in sede live risultano ben più convincenti di quanto non avessero fatto nell’album tra alcuni alti e bassi. Dopotutto, con quasi 3 decenni di carriera alle spalle, gli Obituary sono dei veri e propri professionisti del palco e delle macchine da guerra ben più che collaudate, facendo leva su un impatto sonoro di rara reperibilità, con la cassa incessante di Donald Tardy, che percuote le pelli con decisione impressionante dal primo all’ultimo colpo, spingendo al mosh più violento sui classici pattern ritmici di casa Obituary, o all’headbanging collettivo nei groove più cadenzati, guidando le note di Terry Butler al basso. Da ormai un paio d’anni, accanto all’immancabile ritmico Trevor Peres c’è il più giovane Kenny Andrews, che si occupa delle sezioni solistiche ricalcando immediatamente lo stile di Allen West, accostando ai giochi di leva un’interpretazione personale degli stilemi solistici classici, non ostentata (come era stata definita quella di Santolla) e sempre focalizzata (anche sui lead di James Murphy su Cause of Death, decisamente i più singolari da ricalcare). Nel frattempo, viene lasciato un abbondante spazio ai classici, come assolutamente auspicabile, con Slowly We Rot sempre protagonista delle scalette dei nostri, con la selezione, tra gli altri cavalli di battaglia, di una più rara ‘Til Death (o almeno dico questo sulla base delle numerose volte in cui li ho visti). Tra questi si incastrano bene gli estratti del disco più recente, anche quelli con sonorità più rockeggianti come Back On Top, comunque efficacie grazie al tiro invidiabile dei cinque, o la più old school Violence con il suo incidere incalzante. Il ruggito di John Tardy resta quanto di più death metal si possa tuttora pensare, ed è sempre una soddisfazione non trascurabile poterla sentire dal vivo. Tra molti classici (anche se purtroppo solo Infected da Cause of Death) e qualche doveroso pezzo da Inked In Blood, si giunge senza nemmeno accorgersi all’immancabile Slowly We Rot, che porta con sé il degenero ormai familiare che si scatena sotto il palco dell’affollatissimo Rock N Roll Arena di Romagnano Sesia.


SETLIST OBITUARY

Centuries of Lies
Visions In My Head
Infected
Intoxicated
Bloodsoaked
Immortal Visions
'Til Death
Don't Care
Violence
Stinkupuss
Back to One
Dead Silence

---- ENCORE ----

Back on Top
I'm in Pain
Inked In Blood
Slowly We Rot




Riccardo
Venerdì 13 Febbraio 2015, 13.28.54
2
Grande serata! Ormai le scalette dei concerti degli Obituary sono sempre + difficili da decidere perche' gia' solo un greatest hits durerebbe 4 ore... Nonostante i suoni pessimi dell'inizio, gli Mpire of Evil sono stati bravissimi. Canzoni come Welcome to Hell, Black Metal e Countess Bathory, da sole, valgono il prezzo del biglietto.
AL
Giovedì 29 Gennaio 2015, 15.18.11
1
presente! concordo con il recensore. bella serata. mi son proprio divertito. il primo gruppo effettivamente non mi ha colpito ma non conoscendo bene il genere brutal/death non sapevo se ci avevo visto giusto. peccato che gli Obituary abbiano pescato poco da Cause of death. Grande Donald Tardy. Dust Bolt schiacciasassi e meglio dal vivo che su disco. Mantas e Demolition man delle leggende. non avevo riconosciuto il batterista degli Extrema (nonostante la maglietta…)
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OBITURAY + M-PIRE OF EVIL + DUST BOLT + ROTTING REPUGNANCY
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OBITUARY + M-PIRE OF EVIL + DUST BOLT + ROTTING REPUGNANCY
Rock'N'Roll Arena, Romagnano Sesia (NO), 24/01/2015
 
 
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