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ALMOST FAMOUS - # 15 - Raven
29/01/2015 (2186 letture)
I gruppi che all’inizio degli anni 80 produssero dischi fondamentali per lo sviluppo di uno o più settori del metal, si sprecano letteralmente. Molti di questi sono già stati inseriti in questa rubrica ed altri certamente verranno, ma oggi tocca ad uno di quelli che pur essendo ancora in attività e con un certo successo, non è mai stato considerato pienamente per quello che vale: i Raven. Questa è la loro storia.

I GALLAGHER PRIMA DEGLI OASIS
Parte nel 1975 la storia dei fratelli Gallagher, ben prima di quella degli omonimi che la gran parte dei comuni mortali associa quest’oggi ad una band o presunta tale. Nella Newcastle di metà anni 70 dalla quale verranno fuori Venom, Atomkraft, Warfare ed altri, tutta “Brown Ale” e squadra di calcio, crescere ascoltando Slade, Sweet, Status Quo, Deep Purple, Montrose, Judas Priest et similia e mettere su una rock band voleva dire essenzialmente due cose: diventare dei brutti ceffi agli occhi del vicinato e rivolgersi musicalmente a modelli piuttosto eterogenei. La città non è per nulla facile, la musica è l’unica evasione oltre al calcio, ma anche lì divisioni e rivalità tra punks e hard rockers sono presenti e massicce, con scontri tra bande rivali all’ordine del giorno. I Raven sono un po’ un gruppo di confine, suonando addirittura insieme a certe punk band (ad esempio gli Stranglers), ma questo non li pone al riparo da rischi. Per esempio, dopo l’incisione del singolo dell’80 che citeremo più avanti, alcuni skinhead entrano nello studio e cercano di appropriarsi di un basso di John Gallagher, il quale non prende per nulla bene la faccenda richiedendo indietro lo strumento a chi lo aveva preso. Poi lo insegue per colpirlo gentilmente col corpo dello stesso al fine di manifestargli il suo leggero dissenso. Il resto della banda, però, fa marcia indietro ed assale a sua volta John procurandogli una frattura al braccio; storie di Lord inglesi. L’hard rock costituisce la base principale della musica dei Raven, ma l’Inghilterra dell’epoca propone tali e tante influenze diverse che restarne scevri è impossibile per dei giovani dalla mente aperta. Nel 1975 il progressive è ancora vivo e vegeto ed il Regno Unito vive già dagli anni 60 l’arrivo di flussi migratori che hanno ibridato le tradizioni locali con influenze reggae e similari. I Raven non lo sanno ancora, ma questo sarà decisivo sia per loro che per la nascita di alcuni generi musicali. In due però non si va lontano, serve almeno un terzo che si occupi delle percussioni e Rob “Wacko” Hunter è il tassello mancante. Parallelamente, la tipica verve ironico-demenziale che li accompagnerà per sempre li spinge a cercare una cifra stilistico-visuale che li faccia distinguere dal resto dei gruppi che stanno più o meno coscientemente per confluire nel calderone della N.W.O.B.H.M. Di concerto in concerto i Raven vedono accrescere la loro fama underground. Intanto la N.W.O.B.H.M. è in fase di esplosione e dopo il 45 giri Don’t Need Your Money/Wiped Out, nell’81, momento teoricamente migliore per imporsi e per lasciare un’impronta indelebile nella storia del settore, la Neat fa uscire Rock Until You Drop, uno degli album basilari per la comprensione del momento storico in esame e per lo sviluppo del thrash metal, ma anche dello speed.

LA SEPPIA UBRIACA
Una lunghissima parentesi sarebbe opportuna su questo lavoro, ma per tutto questo vi rimando sia alla nostra recensione che a questo articolo che unisce ai Raven i loro concittadini Venom. Il disco ottiene un certo successo, ma sul momento non molti sono in grado di valutare quanto è realmente importante e quali spunti fornirà al thrash, tuttavia è sufficiente per far circolare il nome dei Raven in tutta Europa. Segue a ruota Wiped Out, che conferma le prerogative del gruppo in una confezione un po’ più curata ed è seguito dall’EP Crash! Bang! Wallop!. Paradossalmente, è forse proprio questo che contribuisce a limitare l’esplosione del terzetto, già identificato con suoni sporchi ed un’attitudine musicale anarchica che non ammette patinature di sorta, per quanto contenute ed opportune. Il disco è comunque più che valido ed i Raven continuano ad essere una band quotata, per quanto non arrivino ad accedere allo status di act di primissimo piano, cosa che non riusciranno mai a fare. Il successo in questa fase comunque c’è, questo è innegabile, per quanto un po’ più negli U.S.A. che in Europa, anche a causa del look molto vicino al gusto locale. L’eco dei primi due lavori è infatti tale da procurare loro un contratto con la Megaforce, importante etichetta di proprietà di John Zazula a sua volta distribuita in Europa dalla MFN, per la pubblicazione in territorio statunitense di All for One, prodotto da Michael Wagener e Udo Dirkschneider, col quale incidono anche una favolosa cover di Born to Be Wild che vede il tedesco ubriacarsi come una seppia a fine registrazione e finire lungo per terra in studio. I tour con Anthrax e Metallica non fanno che accrescere la loro popolarità con Zazula che fa anche da manager puntando ad un contratto con qualche label di primo piano disposta ad investire su di loro. Durante questo periodo viene presentato agli statunitensi il loro look mutuato dallo sport, con caschi da football e da hockey, divise e gomitiere (queste usate anche come strumento per percuotere la batteria) e viene diffuso in loco il termine “Athletic Rock” per definire la loro musica. Viene registrato il Live at the Inferno proprio per cercare di avere un biglietto da visita da presentare ad un eventuale responsabile di una tale decisione. Le cose sembrano prendere una piega favorevole con più d’una etichetta che mostra interesse per il gruppo, finché a spuntarla è la Atlantic; da questo momento i Raven diventano sostanzialmente una band americana, con tutto ciò che ne consegue, purtroppo in peggio. Se Stay Hard del 1985 -dello stesso anno l’EP Pray for the Sun- mantiene ancora un’impronta blandamente “atletica” riferibile ai fantastici esordi pur costituendo comunque il peggior disco fin lì inciso, la storia dei tre è destinata ad essere corrotta dalle logiche di mercato a stelle e strisce che più di un gruppo hanno rovinato, trasformando tutto in parodia.

UN MALEDETTO MURO
Il disastroso The Pack Is Back dell’86 propone un gruppo irriconoscibile sia nella musica che negli atteggiamenti per colpa delle pressioni della casa discografica desiderosa di recuperare i suoi 150.000 investiti con gli interessi, con la logica conseguenza dell’acquisizione di un buon numero di fans “mobili” (nel senso che non si possono considerare fedeli come quelli europei) che però non contribuiscono alle vendite del disco e la perdita di quasi tutti quelli che erano stati catturati dall’effervescenza irriverente di Rock Until You Drop. L’EP Mad chiude l’esperienza con la major. Life’s a Bitch dell’anno successivo, nonostante un buon ritorno a certi suoni, non migliora troppo la loro immagine ormai compromessa con Rob “Wacko” Hunter, il quale, anche a causa della scelta di stare maggiormente vicino alla propria famiglia, trae le debite conseguenze e lascia il gruppo. Si darà con ottimi risultati al jazz, con un grammy e varie esperienze con musicisti del calibro di Branford Marsalis ed altri. Al suo posto il valido ex Pentagram (tra gli altri) Joe Hasselvander. Le cose non possono continuare in tal modo, è necessario prendere decisioni importanti od i Raven verranno ricordati come controfigure della band che fu a dispetto degli aggiustamenti di rotta. In occasione dell’uscita di Nothing Exceeds Like Excess viene adottato un look più tradizionalmente metal ed un sound molto più duro, con tour di supporto ai Testament oltre oceano e con i Kreator in Europa, poi nel ‘91 tocca a Architect of Fear, un lavoro ben bilanciato fra tradizione N.W.O.B.H.M. e thrash seguito da un tour con i Running Wild e dall’EP Heads Up. Ma anche i Raven incappano nel ciclone grunge che azzera tutto, relegando le band metal nel ghetto. A ciò si unisce un altro duro colpo: la Combat, la loro etichetta, va incontro al fallimento. I Raven abbandonano gli U.S.A. e puntano tutto su Giappone ed Europa, dove hanno conservato o ritrovato un buon numero di fans. I successivi dieci anni fanno registrare l’uscita di cinque lavori: Glow del 94, Destroy All Monsters (Live in Japan del ‘95, Everything Louder del 1997 (tour con Tank ed HammerFall) e One for All del 2000, che li vede girare con gli U.D.O. La loro carriera sembra procedere in maniera tutto sommato regolare, quando un tremendo colpo si abbatte su di loro ed in particolare su Mark Gallagher, il quale rimane vittima di un grave incidente che rischia di fargli perdere una gamba o di farlo restare paralizzato quando un muro gli crolla addosso. Sembra la fine dei Raven, ma lentamente il musicista si riprende dimostrando grandissima tenacia ed a partire dal 2006 la band può ricominciare a considerarsi tale. Bisogna però attendere il 2010 (un anno prima per i giapponesi) per ascoltare Walk Through Fire, un album che dimostra come il gruppo sia ancora in grado di dire la sua a prescindere dall’età e dalle avversità. Del 2013 il bel DVD Rock Until You Drop - A Long Day’s Journey.

STILL ATHLETICS
Band non solo di culto, ma assolutamente fondamentale nel suo miscelare stili fornendo spunti basilari a molte altre formazioni che hanno avuto più fortuna, i Raven sono sempre rimasti uno o due passi indietro rispetto alla vera notorietà. Troppo ibridi per inserirsi in un particolare filone all’inizio, distrutti dalla Capitol quando potevano produrre qualcosa di veramente importante -anche proponendo un sound più morbido, ma non così moscio come quello imposto dalla major-, i Raven hanno poi scontato durante gli anni 90 la “grande moria delle vacche” dei gruppi provenienti dagli anni 80 per poi essere ulteriormente e lungamente rallentati dall’incidente a Mark Gallagher che li ha quasi costretti a smettere, visto che difficilmente sarebbe stato deciso per un suo rimpiazzo. Nonostante ciò i Raven sono sopravvissuti e guardando indietro solo quell’infelice The Pack Is Back è integralmente da considerare come negativo, fatto che in una carriera ormai ben più che trentennale non è certamente da poco. Oggi, superati abbondantemente i cinquant’anni, lo spirito atletico che animava gli esordi è sempre vivo e la voglia di suonare, di cazzeggiare, bere e divertirsi sempre viva a dispetto di una carriera che avrebbe potuto essere più munifica di soddisfazioni con loro. Alla fine, però, ciò che conta è avere ancora voglia di fare musica da sudare, per gente lunatica come loro.

DISCOGRAFIA RAVEN
1980 - Don’t Need Your Money / Wiped Out 7"
1981 - Hard Ride 7" Single
1981 - Rock Until You Drop
1982 - Wiped Out
1982 - Crash! Bang! Wallop! EP
1983 - All For One
1984 - Live at the Inferno
1985 - Stay Hard
1985 - The Pack Is Back
1986 - Mad EP
1987 - Life’s a Bitch
1988 - Nothing Exceeds Like Excess
1990 - Architect of Fear
1991 - Heads Up! EP
1994 - Glow
1995 - Destroy All Monsters (Live in Japan)
1997 - Everything Louder
1999 - Raw Tracks
2000 - One for All
2009 - Walk Through Fire



Fox
Lunedì 2 Febbraio 2015, 11.02.38
17
Quando li ho ascoltati per la prima con "Live at inferno" sono rimasto folgorato dall'energia di questa band. I primi 3 album sono da urlo. A differenza di Galilee considero la voce perfetta per lo stile e tutt'altro che irritante.
raven
Domenica 1 Febbraio 2015, 11.10.34
16
Di Rory ci siamo occupati in legends of rock 22, in ogni caso grazie per i complimenti che condivido col nostro Saverio Comellini, il quale mi ha assegnato il pezzo.
spiderman
Domenica 1 Febbraio 2015, 10.50.59
15
@d.r.i. in realta' c'e' un'altro Gallagher ed era Rory Gallagher(vabbe' tutt'altro genere blues rock/hard rock) che sapeva suonare da favola, purtroppo non c'e' piu'.Comunque complimenti a @Raven, per questi articoli appassionanti e ben fatti, eh si! la Nwobhm e' costellata di perle come Tokio Blade, Blitzkrieg,Jaguar, Tank, Savage ecc. e come questa band , di cui ho saputo qualcosa in piu' grazie a questo articolo, sono band che tempo permettendo le sto approfondendo tutte, peccato che solo alcune di esse sfondarono veramente.
spiderman
Sabato 31 Gennaio 2015, 21.06.44
14
Personalmente preferisco leggermente i Diamond Head e i Sweet Savage, ma anche loro veramente una gran bella band, devo finire di approfondirli, forse un po la timbrica di voce all'inizio puo' spiazzare un po, ma hanno fatto davvero bella musica e bei dischi.
HIRAX
Sabato 31 Gennaio 2015, 13.01.18
13
Ascolto ancora i primi album (vinili) con piacere anche se ormai a memoria. ma basta alza il volume a palla e ti sembra un terremoto! GRANDISSIMI e UNICI!
raven
Venerdì 30 Gennaio 2015, 19.02.12
12
Sempre grazie a tutti per i complimenti
jek
Venerdì 30 Gennaio 2015, 18.49.01
11
Grande band è il modello di matal scazzato e cazzaro che adoro. Wiped Out ha influito notevolmente alla mia formazione musicale e purtroppo come spesso accade lo sbarco in USA ha buttato tutto in vacca. Non sapevo che Rob “Wacko” Hunter si era dato al jezz, ma come si dice con gli articoli di Raven c'è sempre da imparare qualche chicca.
d.r.i.
Venerdì 30 Gennaio 2015, 18.00.47
10
A proposito gli unici Gallagher degni di suonare...
Unia
Venerdì 30 Gennaio 2015, 17.56.09
9
Grandissima band i raven! "Wiped Out", "Rock Until You Drop", "All for One"... Ottimi album
d.r.i.
Venerdì 30 Gennaio 2015, 17.48.03
8
Live at inferno é bellissimo. Grazie raven per l'articolo
Galilee
Venerdì 30 Gennaio 2015, 12.01.02
7
Si è vero, era un tratto distintivo, però secondo me ascoltarlo oggi perde un pò. Uno stile di cantato troppo anni 80 che sente il passare del tempo. Almeno per me. Cercherò il terzo disco. Tra i primi due comunque, preferisco nettamente rock until you drop. La prima volta che lo ascoltai mi mandò fuori di testa, con Hell patrol a guidare il lotto.
raven
Venerdì 30 Gennaio 2015, 11.47.15
6
Band dell'approccio molto diverso. Lo stile vocale faceva parte della vena di follia del gruppo e del loro "atletismo ". Un po' come se un giocatore cantasse mentre corre verso la meta. Afo non è affatto male.
Galilee
Venerdì 30 Gennaio 2015, 11.39.24
5
Ho solo i primi due dischi che trovo ottimi. Però la voce è spesso parecchio irritante. Non è un bel sentire come quella di un Halford e company.. Secondo me sta proprio li, il loro vero limite. Tecnicamente invece c'era alla grande. Raven, All for one lo consigli?
raven
Venerdì 30 Gennaio 2015, 11.20.19
4
Grazie, del resto è il mio stesso nick a dire quanto io sia legato a questa band
CYNIC
Venerdì 30 Gennaio 2015, 11.17.43
3
complimenti Mr. Francesco Gallina "Raven" per un altro bellissimo articolo!
Zagor
Venerdì 30 Gennaio 2015, 10.59.07
2
sempre poco considerati ma in verita' una gran bella band fin dai tempi di rock until you drop!
zampino
Venerdì 30 Gennaio 2015, 9.57.39
1
Grazie x la recensione che mi ha fatto tornare indietro di mille anni. ..quando agitavo là chiama urlando Live At The infernoooo ..ora i capelli sono un ricordo. ...ma la urlo più forte di allora! !!!!
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