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INQUISITION + ARCHGOAT - Circolo Colony, Brescia, 26/01/2015
02/02/2015 (1658 letture)
Il Circolo Colony di Brescia è oramai diventato una seconda casa, per chi come noi è pronto ad attraversare una buona manciata di kilometri, pur di assistere ad un ottimo concerto. L'unica tappa italiana del tour europeo che vede protagonisti Archgoat ed Inquisition ci ha mandati in fibrillazione fin da principio: la conferma di (ri)vedere una delle band più stimate ed originali del panorama black metal odierno come il gruppo guidato da Dagon, unitamente all'occasione di vedere finalmente a dovere i black/deathsters finlandesi, sono due parametri che non ci hanno fatto temere la sveglia mattutina e le circa sei ore e mezza di viaggio in autostrada.

Arrivati al parcheggio del Colony, come di consueto, nell'attesa che le porte vengano aperte, ci concediamo un po' di chiacchiere con i primi accorsi, mentre finisco di mettere a punto alcune cose per l'intervista che di lì a poco avrei condotto con il frontman degli Inquisition e che a breve leggerete su queste pagine.
Una volta dentro il locale, veniamo rapiti dal corposo angolo stand, tra cui quello della FOAD che come sempre si è dimostrata un ottimo punto di riferimento per chi ha voglia di fare compere di qualità.

BLACKDEATH / ONDSKAPT
Ad aprire le danze questa sera ci sono i Blackdeath.
La band russa vanta una carriera molto prolifera, che dal 1998 ad oggi li ha portati a sfornare una consistente quantità di materiale, tra Ep, demo e album, tra cui l'ultimo lavoro appena sfornato Gift, uscito solo qualche giorno fa. Le premesse sono interessanti, ci troviamo davanti ad una band che in Russia gode di un supporto e di una stima consistenti e che vede nei fratelli Para Bellum (voce) e Abysslooker (chitarra), oltre che i padri fondatori, anche i principali compositori. Una delle loro principali particolarità è che, nonostante le loro origini, i Blackdeath cantano in tedesco; purtroppo, però, il loro background accattivante ha avuto un suo speculare nella resa live, che si è rivelata tutt'altro che coinvolgente.
Davanti ad un numero abbastanza rado di presenti, i Blackdeath, infatti, si sono mostrati monotoni e con un incedere che, a mio avviso, è risultato un po' stucchevole. Nel loro essere sostanzialmente privi di momenti “di picco”, i pezzi si sono mantenuti su un sentiero più rettilineo e piatto, non facendo mistero di una certa prevedibilità. Insomma, è stata una partenza un po' di soppiatto e la carica che ci aspetta di ricevere da una band di apertura, quale responsabile di esaltare a dovere gli animi e prepararli ad un crescendo di intensità emotiva, è stata in gran parte delusa.

Nel frattempo che gli svedesi Ondskapt si preparano a salire sul palco, io sono in fibrillante attesa di accedere al backstage per condurre una lunga ed interessante intervista al vocalist degli Inquisition, per cui riesco distrattamente ad assistere ai primissimi vagiti della loro performance, che purtroppo perderò nella sua interezza. E' stato un vero peccato non essere riuscita a vederli live, dato che lavori come il debutto Draco Sit Mihi Dux del 2003 mi avevano molto colpita , per l'incredibile opprimenza ed oscurità che lo rendono senz'altro un piccolo ma imprescindibile capolavoro.

ARCHGOAT
Giungiamo finalmente all'ingresso più atteso.
Fanno la loro trionfale comparsa sul palco gli Archgoat che, freschi proprio quest'oggi dell'uscita ufficiale del nuovo The Apocalyptic Triumphator, sono pronti a vomitarci tutta la loro malignità. Il loro ultimo passaggio in terra italica non è poi così lontano e dobbiamo risalire solo allo scorso agosto, dove abbiamo avuto modo di vederli in occasione della loro partecipazione al Faust Extreme Fest, con un'esibizione purtroppo monca.
E', quindi, il momento per alcuni di noi, me compresa, di prendersi una piccola rivincita, lasciandosi trascinare in maniera più corposa dopo il piccolo assaggio della volta precedente, ed i finalndesi non tardano a dimostrarsi, ancora una volta, impeccabili nella loro stoicità. Questa sera, nelle retrovie e quasi nascosta dalle varie testate di amplificazione, c'è anche una tastiera che riproduce il suono delle campane che arriva puntuale nello scandire molti dei pezzi, sancendo la loro inconfondibile firma. Ritmi lenti ed evocativi fanno da metronomo al nostro agitare in aria pugni stretti, per fare da contr'altare alle sfuriate più malsane dove il par terre si scatena con violenza e sentito coinvolgimento. La scaletta è molto variegata e tocca anche alcuni dei pezzi dell'ultimo full length, che abbiamo avuto modo di ascoltare in anteprima streaming proprio qualche giorno prima del concerto e che si è rivelato essere davvero un ottimo lavoro: nonostante resti su stilemi a cui siamo già abituati, da strenui conoscitori ed appassionati del gruppo, ha presentato alcuni progressi compositivi. Tra i nuovi pezzi che personalmente mi hanno colpita, questa sera gli Archgoat ci presentano Grand Luciferian Theophany, che nella parte centrale è segnato da inflessioni che sono un palese tributo ai conterranei Beherit, dei quali gli Archgoat sono a tutti gli effetti gli eredi naturali.
Lord of The Void ci riporta al debutto Whore Of Bethlem, che nonostante sia arrivato piuttosto tardivamente rispetto al vero punto di inizio della carriera del gruppo, resta un album-chiave del loro percorso e, senza ombra di dubbio, quello più rappresentativo. Blessed Vulva, invece, ci fa toccare l'Ep che personalmente preferisco su tutti, Heavenly Vulva (Christ's Last Rites), da cui sarà estratta anche Goddess of the Abyss of the Grave, preannunciata dall'intro pervaso da gemiti di piacere.

Inutile rimarcare la perfetta forma degli Archgoat ed il totale coinvolgimento di tutti i presenti che si sono dimostrati davvero partecipativi durante tutto il loro show. Tra i momenti di maggior picco, a mio avviso, c'è da segnalare l'ipnotica Goat and The Moon, oltre che Hammer of Satan: un'immancabile must per concludere in bellezza un concerto perfetto.
Unico neo, non aver nemmeno questa volta avuto modo di ascoltare Soulflay ed Angel of Sodomy. Chissà che la prossima volta gli Archgoat non ci accontentino.

SETLIST ARCHGOAT
Intro
1. Nuns, Cunts and Darkness
2. Lord of the Void
3. Apotheosis of Lucifer
4. Blessed Vulva
5. Grand Luciferian Theophany
6. Day of Clouds
7. Goddess of the Abyss of the Grave
8. Goat and the Moon
9. Dawn of the Black Light
10. The Dawn of the Antichrist
11. Rise of the Black Moon
12. Hammer of Satan


INQUISITION
Ancora indolenziti dai colpi che ci hanno precedentemente inferto gli Archgoat, cerchiamo di raccoglierci in un religioso silenzio per calarci nelle atmosfere ritualistiche degli Inquisition.
Ferocia e glacialità sono anche in questo caso tra gli ingredienti principali, ma vengono mescolati in maniera completamente diversa e mediati da una classe ed un'accuratezza quasi chirurgica. Il duo di origini colombiane ma oramai trapiantato da molti anni a Seattle, negli ultimi tempi ci allieta con la propria presenza con una cadenza abbastanza frequente, anche se personalmente l'ultima (e prima) volta che ho avuto modo di incrociarli è stata ben tre anni fa, in concomitanza con il loro concerto nella capitale romana. In quel periodo eravamo ancora intontiti da Ominous Doctrines of the Perpetual Mystical Macrocosm (tutt'oggi il loro capolavoro) e la band aveva appena firmato il suo contratto con Season of Mist, uscendo definitivamente dal roster della Hells Headbangers. Questa sera, ad un album di distanza, Dagon e Incubus si presentano ancora al top della loro forma fisica, assicurandoci uno show coinvolgente come gli altissimi standard di questa band ci hanno viziato a pretendere. Vederli su un palco così grande ha in parte ammortizzato quell'atmosfera intimistica ricreata dallo spazio molto più limitato del palco del Closer di Roma e Dagon cercherà di sfruttare al meglio tutto il palco a sua disposizione, muovendosi di continuo da un angolo all'altro dello stage dove sono posizionati i due microfoni.

L'incipit della loro performance è sancito da Force Of The Floating Tomb, che sancisce anche l'inizio del loro ultimo Obscure Verses for the Multiverse. Anche questa perla si incastona alla perfezione in una carriera che non presenta macchie o incertezze, ma che si è rivelata una progressiva evoluzione ed un ulteriore avvicinamento alle vette di quel sublime cosmico che è tanto decantatato nelle loro liriche.
E' davvero impossibile restare freddi e coscienti quando, ad esempio, con Command of The Dark Crown invochiamo il Signore della notte per distruggere e punire i suoi nemici, per poi imbatterci nella spazialità claustrofobica di Where Darkness Is Lord And Death The Beginning. La scaletta è pensata in modo da cuocerci a puntino, alternando momenti di furia più esplosiva a momenti apparentemente di pausa, come in occasione dell'immancabile Desolate Funeral Chant. E' inutile, davanti ad un pezzo del genere -che resta il mio preferito in assoluto- tutto il resto viene annichilito: mi sembra di avere ancora la pelle d'oca dalla prima volta in cui l'ho ascoltata dal vivo ed anche ora la litania che accompagna l'incedere sofferto del pezzo gioca un ruolo ipnotizzante e mi sento del tutto impotente davanti alla sua forza evocativa. E' stato sostanzialmente Desolate Funeral Chant che mi ha fatta innamorare di loro senza più via d'uscita ed il tremolìo vocale, in sede live, trova un'enfatizzazione ulteriore che lo rende ancora più decadente e poetico.

Dal debutto Into the Infernal Regions of the Ancient Cult verrà estratta unicamente Those Of The Night, senza toccare la più peculiare Empire of Luciferian Race che, invece, ci avevano proposto nella volta precedente; ed è stato un peccato aver completamente ignorato Magnificent Glorification of Lucifer, da cui avremmo volentieri ascoltato Crush the Jewish Prophet. Ma al termine del loro concerto ci sentiamo ancora una volta estasiati da cotanta perfezione e classe. Gli Inquisition restano un duo di riferimento, assieme ad altri duo nel panorama black metal moderno come gli Urfaust, che ha senza ombra di dubbio svolto (e svolge tutt'ora) un ruolo centrale e catalizzatore per il rinnovamento di un intero genere musicale. La capacità degli Inquisition di intrappolarti all'interno delle loro tessiture musicali li rende malignamente ipnotici: non conosciamo l'intimo segreto del loro potere, ma senz'altro la ricerca sfiancante di una chiave di espressione originale ed inedita, unita alle timbriche vocali sciamaniche e ad un approccio alla musica essenzialmente spirituale, sono dei punti di forza che rendono l'immersione sensoriale molto naturale e profonda.
Hail The Cult!

INQUISITION
1. Force Of The Floating Tomb
2. Ancient Monumental War Hymn
3. Dark Mutilation Rites
4. Master of the Cosmological Black Cauldron
5. Astral Path To Supreme Majesties
6. Where Darkness Is Lord And Death The Beginning
7. Those Of The Night
8. Embraced by the Unholy Powers of Death and Destruction
9. Command of The Dark Crown
10. Arrival of Aeons After
11. Desolate Funeral Chant
12. Realm Of Shadows Shall Forever Reign
13. Infinite Interstellar Genocide



l'Accademico
Giovedì 19 Marzo 2015, 1.32.00
3
ma dal vivo suonato solo batteria e chitarra?
Blackout
Lunedì 2 Febbraio 2015, 18.53.44
2
Siamo soltanto a febbraio, ma questo concerto è sicuramente uno dei migliori dell'anno. Archgoat e Inquisition semplicemente clamorosi.
Theo
Lunedì 2 Febbraio 2015, 12.58.21
1
Bel report, confermo tutto, completamente d'accordo... Io invece ho sentito solo i primi vagiti dell'esibizione dei russi Blackdeath dato che l'intervista a Dagon l'ho tenuta durante la loro performance, ma da quello che mi dite (come mi aspettavo, vista la partenza della performance) non mi sono perso nulla. Al contrario, avendo visto l'esibizione degli svedesi Ondskapt (che premetto piacermi molto -in alcuni casi moltissimo- su disco) posso dire che è stata a tratti imbarazzante: il cantante non si è sentito (almeno, dalla prima fila) praticamente nemmeno in un'occasione... Il resto era un piatto succedersi a vuoto di accordi e passaggi faticosi (per quanto mi riguarda) sprecati. Probabilmente non è colpa loro, ma forse della loro proposta che si sposa poco bene con la dimensione live, ma mi aspettavo (aprezzandoli) molto, moltissimo di più... Davvero noiosi per me. Protagonisti assoluti della serata sicuramente gli Inquisition, con loro avevo già avuto occasione, si sono dimostrati anche questa volta all'altezza delle premesse e forse anche più. Mi hanno molto sorpreso gli Archgoat, davvero un'ottima esibizione, super professionali e in più, a discapito della loro proposta che può apparire a volte confusionaria su disco (volutamente, chiaro), suoni puliti e tutto perfettamente distinguibile. Tirando le somme una serata spettacolare anche solo per i magici Inquisition, che dal vivo poi trasportano proprio in un universo parallelo, coadiuvata dalla bella performance degli Archgoat che mi pare abbia convinto praticamente tutti. P.S.: La qualità dei concerti del Circolo Colony è ormai assodata, confermo anche che sia ormai un punto di riferimento, non per niente sempre più date vanno a finire proprio lì
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02/02/2015
Live Report
INQUISITION + ARCHGOAT
Circolo Colony, Brescia, 26/01/2015
 
 
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