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A ROTTEN BRUTAL NIGHT: HIDEOUS DIVINITY + MODUS DELICTI + MINDFUL OF PRIPYAT + CARNALITY - Blue Rose Saloon, Bresso, 15/02/2015
20/02/2015 (1985 letture)
INTRODUZIONE E DISSERTAZIONI VARIE SU ARGOMENTI NOTI
Tornare al Blue Rose Saloon per una serata death e grind è un po' come tornare a casa. Per quanto non sia certo una location sterminata, il locale più metalloso di Bresso ha ospitato negli anni una lunga serie di grandi formazioni underground, accumulando al contempo un certo numero di aficionados che a queste date fanno tappa fissa. Una volta che ci sei stato, ti basta entrare per respirare quella bella atmosfera familiare: ignoranza, brutalità, Satana, musicisti che cenano e amenità di questo genere, compresa tanta voglia di divertirsi. Questa atmosfera è favorita anche dal fatto che, gira che ti rigira, le facce che trovi sono sempre le stesse: naturalmente è bello ritrovare amici conosciuti a questa o a quell'altra data, emozionarsi come delle ragazzine sedicenni pensando "Uuuuh, ma quello è Max degli Xenomorphic Contamination, Vomit the Soul, eccetera eccetera" e tutte queste belle cose, ma è anche vero che le serate della Purulent Production di Paolo Baldini meriterebbero gente sempre nuova che possa appassionarsi a quella che alla fine vedrò sempre come una bella scena locale (il che, credetemi, si misura in concreto, con chi presenzia, si diverte ai concerti e supporta quanto può, non con chi è perennemente parcheggiato al PC senza scucire un soldo e senza mai uscire di casa). Se avete letto qualche altro mio report di serate simili potreste benissimo rinfacciarmi che gira che ti rigira di questa faccenda scrivo spesso, ma il fatto è che dal momento che mi sembra che la situazione generale rimanga un po' stagnante ritengo che sia un discorso da evidenziare ogni volta possibile, anche per rispetto delle band e di gente che continua a farsi un mazzo tanto per costruire qualcosa di bello nonostante le acque non propriamente favorevoli in cui il metal si trova a navigare nel nostro paese. Ma ora basta con i pistolotti, veniamo al sodo: dopo essere arrivato rocambolescamente al locale ed essermi un po' gustato l'atmosfera di cui sopra, è stato il momento dei Carnality, la prima band ad esibirsi in questa questa notte putrida e brutale.

CARNALITY
I nostri amici vengono direttamente da Rimini ed hanno una storia già piuttosto lunga: formatisi nel 1999 (chi scrive allora era solo un moccioso che andava all'asilo, pensate), hanno rilasciato un paio di demo ed un EP entro il 2004, poi hanno subito diversi cambi anche drastici di line up e pubblicato un primo full nel 2011. Il disco è passato piuttosto inosservato, e dopo qualche altro cambiamento di membri è uscito nel 2014 il secondo album, quel gioiellino di Dystopia (che tra parentesi vi consiglio proprio di comprare), sotto Memorial Records, facendo ottenere finalmente alla band una discreta visibilità. Avendo consumato il disco, ero particolarmente curioso di vedere questi talentuosi musicisti esibirsi dal vivo e non sono rimasto deluso: il genere proposto dai Carnality è un technical/brutal death con un'eccezionale enfasi su riff di alta classe, parecchio intricati. Come si conviene a musicisti del genere, la prova dal vivo è stata precisa e di grande impatto: tecnicamente tutti i membri si sono dimostrati inattaccabili, specialmente per quanto riguarda Manuel Arlotti alla batteria, una sorta di giocoliere che si districava in modo fluido tra cambi di tempo e fill complessi tanto da strappare al mio compagno di concerti Federico il commento emblematico "Fede, il batterista dei Carnality è un genio". Discorso simile si potrebbe fare per la coppia d'asce, formata da Marco Righetti alla chitarra solista e Ludovico Cioffi, dei Nightland, alla ritmica: i riff, pur essendo esenti da "piripiri" tecnici fini a se stessi, erano piuttosto pesanti da suonare in modo pulito, per non parlare degli assoli, ma i due hanno eseguito tutto quanto senza battere ciglio. Distinti positivamente per presenza scenica Shane Graves al basso e Luca Scarlatti al microfono: il primo semplicemente si divertiva ed era un piacere vederlo suonare lo strumento a torso nudo e con un'attitudine che ti faceva fare un piacevolissimo salto nel passato; il secondo, oltre che per la buona forza dietro alle ottime vocals, ha cercato in varie occasioni l'interazione con il pubblico che, con mia positiva sorpresa, già riempiva in buona parte il locale (una tendenza positiva confermata nel corso della serata). Si segnalano inoltre continui ringraziamenti nei confronti delle band, dell'audience e degli organizzatori (compreso l'assente Tito Vespasiani). La band ha goduto di una setlist piuttosto lunga per un opening act (felicissimo di questo, sia chiaro) senza cali di tensione ed anzi raggiungendo un picco di intensità nella monumentale Silent Enim Leges Inter Arma, chiusura di Dystopia e dello show da ben otto minuti divisa in tre parti. Una grande esibizione, che ha potuto contare anche su dei suoni di buona fattura, per quanto abbia trovato la batteria un poco troppo alta e dalla mia posizione leggermente decentrata sulla sinistra non sentissi la chitarra solista con la chiarezza che avrei voluto. Consigliati su disco e dal vivo, non ve ne pentirete assolutamente.

MINDFUL OF PRIPYAT
Questo trio grindcore con elementi death metal è un progetto di nuova formazione (parliamo dell'ultima parte del 2014) che annovera al proprio interno Tya (Antropofagus, Necromega, ex-Alice in Darkland) alla voce, Giulia (Into Darkness, Thaclthi, ex-Sign of Evil) alla chitarra e alla voce (nonché al basso in studio) e Giovanni (ex-Corporal Raid) alla batteria e voce. Nel 2015 è uscito il loro EP di debutto, una scheggia impazzita da venti minuti di durata in grado di colpire velocemente e dolorosamente: ancora freschissimi di studio, dunque, i tre hanno avuto questo live di "rodaggio" e posso dirvi che, una volta completamente rodati, vi faranno davvero del male. Per questa volta, infatti, la formazione è stata la medesima della release studio, il che ha comportato l'impiego di una sola chitarra, suonata da Giulia, e niente basso: l'impatto globale è andato di conseguenza riducendosi, e le canzoni non hanno potuto sprigionare tutto il loro potenziale. Questo però non significa che la performance sia stata moscia, tutt'altro: il tone della chitarra è stato affinato per avere più ciccia e cattiveria possibile con questa formazione, e se combiniamo questo ad una turbolentissima performance di batteria in puro stile grind e al meraviglioso assalto a triple vocals il risultato è stato comunque soddisfacente. Dal canto mio, ho trovato Tya (che ho visto più volte con gli Antropofagus) particolarmente in forma: facendosi in quattro per tenere il palco e rivolgersi al pubblico, la sua esibizione è stata puro vetriolo, tra growl dotato di una cattiveria che mi ha particolarmente colpito e incursioni in altri abrasivi territori del cantato estremo. Il backup vocale non è stato da meno, con Giulia che vomitava harsh vocals marcissime nel suo microfono e Giovanni che diceva la sua con rigurgiti fognari un po' alla Bill Steer dei bei tempi. In effetti, il tutto mi ha ricordato l'approccio vocale delle band goregrind sulla scia dei padrini Carcass, per quanto lo stile musicale dei Mindful of Pripyat sia completamente diverso. Tra la grande prestazione chitarristica di Giulia e Giovanni che spingeva come un motore efficiente tra blast e beat dal sapore hardcore punk, la band ha snocciolato una lunga serie di brevissimi brani (controindicazione: applaudire al termine di ogni brano quando si tratta di questo stile finisce per spellarti le mani) fino alla fine della setlist, lasciandomi molto colpito e desideroso di rivederli con una formazione ampliata.

MODUS DELICTI
Quella dei Modus Delicti è una storia interessante. Nata come "seguito" all'esperienza musicale dei defunti Nobody, la band è stata attiva per un paio d'anni prima di sciogliersi e riformarsi nel 2006. L'attività del gruppo è proseguita fino al 2012, dando i natali anche al full length di debutto Nobody (appunto) l'anno precedente. Nei primi del 2012, come si diceva, la band si è sciolta una seconda volta, ed è tornata solo recentemente per iniziativa di Clod the Ripper, che ha fatto risorgere la band con una formazione completamente rinnovata. Attualmente il gruppo è al lavoro per un nuovo album e questo è stato il loro primo concerto in un lungo lasso di tempo. I Modus hanno messo in scena un particolare death/grind caratterizzato principalmente dall'approccio assolutamente estremo del nuovo cantante Adrian Bundy: diametralmente opposto al cantato gutturale di Max Santarelli su Nobody, si tratta di urla laceranti (difficili da definire scream), che si possono ritrovare su certe band grindcore particolarmente violente. Si tratta senza dubbio di una scelta coraggiosa, perché li connota diversamente dal passato, ma è al contempo uno stile molto radicale che si ama o si odia. Comunque sia, dal vivo la band ha un grande tiro e una buona carica di sana "ignoranza" (in senso buono) che ha reso divertente da vedere l'esibizione: cionostante, il locale mi è apparso un po' più vuoto di prima e il pubblico non ha risposto con la stessa energia. Probabilmente si trattava proprio dell'approccio polarizzante alla voce di cui sopra, oppure del desiderio di alcuni di prendersi una pausa prima degli headliner. Convinta ed energica la prestazione di Adrian, così come quella di Markus Nirsch al basso e seconda voce e di Max Čikatilo alla chitarra, che saltavano anche sul palco per dare una piacevole dinamicità al tutto. Anche in questo caso l'ossatura è stata costruita dalla batteria, suonata da Clod, priva di orpelli e coerentemente diretta e aggressiva, specialmente nella più recente traccia Collapsing on our Bones, che farà parte del prossimo disco. Possiamo dire che dopo un lungo silenzio i Modus Delicti sono tornati, vedremo ora cosa avrà in serbo per loro il futuro.

HIDEOUS DIVINITY
Iniziamo con la cattiva notizia: Stefano, bassista dei romani, non ha potuto essere presente a questa data e la formazione ha suonato con il basso in base: una delusione per il sottoscritto che teneva particolarmente a vedere la formazione completa e a fare la conoscenza del succitato musicista in particolare. Tuttavia… ci credete se vi dico che sono stato pettinato come non mi succedeva da parecchio ad un concerto? Avete presente il nuovo, incensato Cobra Verde, no? E anche il precedente Obeisance Rising? Bene, prendete le tracce in studio e buttatele dalla finestra: gli Hideous Divinity sono una band che dal vivo rende dieci, cento volte tanto rispetto al disco. Non si tratta di saper rifare nota per nota i propri pezzi altamente tecnici, è tutta una questione di professionalità ed attitudine naturale a calcare un palcoscenico: dai piccoli dettagli come le uniformi da live, alle cose che effettivamente contano come la presenza scenica, i romani sono una belva selvaggia che colpisce con maggiore ferocia quando è liberata dalla "gabbia" metaforicamente rappresentata dalle mura dello studio. Questo, però, non è ancora tutto: un ruolo mastodontico, senza nulla togliere ai bravissimi chitarristi Enrico Schettino e Antonio Poletti, è ricoperto da Giulio Galati alla batteria ed Enrico Di Lorenzo alla voce. Giulio, che ho visto dal vivo un paio di anni fa con la sua vecchia band In Case of Carnage, è uno dei batteristi estremi migliori in Italia: a soli ventitre anni ha una tecnica ed una intensità praticamente paragonabili a quelle di mostri sacri come il nostro Davide "BrutalDave" Bilia, e non è neanche un semplice "pentolaio veloce", ma è anche dotato di precisione millimetrica e di una grande finezza nell'uso dei piatti. Dal canto suo, Enrico è uno dei migliori frontman che abbia mai avuto l'onore di vedere nel genere: c'è un buon motivo per cui organizza seminari di canto estremo in giro per l'Italia. Growl e scream hanno una potenza spaventosa, specialmente i secondi, in grado di stagliarsi sopra il bombardamento sonico degli altri strumenti con una facilità impressionante; lo sforzo percepito da chi osserva è davvero poco, segno che il nostro ha delle ottime conoscenze teoriche in materia e le sfrutta al cento per cento. Capitolo a parte per la presenza scenica: il cantante scendeva tra il pubblico, si contorceva sul palco, a momenti ingoiava il microfono in corrispondenza di scream particolarmente intensi… Insomma, decisamente da vedere. Veniamo ora alla scaletta: logicamente, la band ha pescato in larga parte da Cobra Verde, andando però a riproporre tre brani dal disco d'esordio. In My Land I Was a Snake è stata un'ottima apertura, nonostante la lunghezza, e ha subito messo in chiaro il mood devastante della serata. La riproposizione dei pezzi è stata precisa ed ognuno risultava valorizzato ulteriormente dall'energia incontenibile della formazione sul palco. Particolarmente impressionanti The Alonest of the Alone, in cui non è pesata per nulla ad Enrico l'assenza dell'ospite Dallas Toler-Wade ("Non è voluto venire", maledetto), la title track del secondo disco che ha aggiunto un po' di oscurità opprimente alla miscela, Cerebral Code of Obeisance e la (apparentemente) conclusiva Sinister and Demented, perfetta come chiusura grazie al finale e in cui la band ha stupito per la precisione chirurgica negli stacchi assolutamente non banali. In verità, dopo questa traccia il pubblico ha richiesto a gran voce un'altra canzone o un bis, che è stato concesso suonando nuovamente Enclosured: questa volta Enrico, contento del calore del pubblico ma che evidentemente lo vedeva (giustamente) un po' troppo fermo per i suoi gusti, è sceso dal palco scatenando senza preavviso una sessione di mosh selvaggio, che ha portato un'ulteriore ventata di divertimento e di contatto fisico di cui personalmente sentivo il bisogno, e so di non essere il solo! Insomma, l'unica ombra di questa performance da dieci e lode è stata la mancanza di un componente, il che mi lascia solo col desiderio di rivederli al più presto. Se abbiniamo questa eccellenza live alle ottime critiche riscosse da Cobra Verde, concludiamo che gli Hideous Divinity dovrebbero poter calcare palchi più grandi ed importanti, magari in apertura a dei colossi del genere, perché assolutamente lo meritano. Si tratta di una band che non potete assolutamente perdervi dal vivo, che vi piacciano su disco o meno. Mazzate, mazzate e ancora mazzate.
Mi raccomando, datemi retta: cogliete l'opportunità di serate del genere, alimentatela un po' questa passione per il genere se davvero l'avete! Partecipate e divertitevi, e ricordate che senza di voi tutto questo non cresce!

SETLIST HIDEOUS DIVINITY
In My Land I Was a Snake
Salt in the Martyr's Tear
The Alonest of the Alone
Enclosured
The Somber Empire
Cobra Verde
Cerebral Code of Obeisance
The Servant's Speech
Sinister and Demented
--- Encore ---
Enclosured


CREDITS
Report e foto a cura di Federico Arata “MrFreddy” (il quale, tra parentesi, si scusa umilmente per le pessime foto).



Vittorio
Domenica 22 Febbraio 2015, 22.37.12
3
Presente! Bella serata, ottima recensione!
MrFreddy
Domenica 22 Febbraio 2015, 17.20.20
2
Più che volentieri, Andy! Le occasioni non mancheranno
Andy Thrasher
Sabato 21 Febbraio 2015, 2.11.47
1
Mr. Freddy c'ero a quella serata! Ottima recensione, e devo dire che condivido moltissimi punti del tuo pensiero. Gli Hideous Divinity sono una delle migliori realtà estreme al Mondo, Cobra Verde sarà ricordato per anni. Bravi, tecnicamente preparati, umili e professionali. Dato che è grazie a questo sito che ho scoperto Cobra Verde, la prossima volta mi farebbe piacere riconoscerti e bere qualcosa! Un saluto
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ARTICOLI
20/02/2015
Live Report
A ROTTEN BRUTAL NIGHT: HIDEOUS DIVINITY + MODUS DELICTI + MINDFUL OF PRIPYAT + CARNALITY
Blue Rose Saloon, Bresso, 15/02/2015
 
 
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