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EUROPE - Il passato porta verso un nuovo futuro
02/03/2015 (2171 letture)
Per l’occasione del suo passaggio in Italia in vista dell’imminente uscita del nuovo disco War Of Kings, abbiamo condotto questa chiacchierata con Joey Tempest, in compagnia dei colleghi Gennaro DiLeo di Metalitalia e Marcella Fava di Metallus. Ci siamo seduti insieme attorno allo storico cantante degli Europe, mentre fuori dall’hotel di Milano in cui avevamo appuntamento continuava a nevicare, per scoprire qualcosa di più sulla carriera della band e su ciò che dobbiamo aspettarci dal nuovo album.

Domanda: Parliamo innanzitutto del vostro nuovo album, War Of Kings. Dove avete trovato la vostra ispirazione?
Joey Tempest: Ultimamente molta della nostra ispirazione deriva dai nostri tour. Bag Of Bones è stato importante perché abbiamo ripreso a registrare live in studio e abbiamo fatto lo stesso con War Of Kings. Il testo della titletrack viene da un vecchio libro intitolato The Long Ships che tratta dell’era vichinga svedese e di alcune importanti battaglie contro la Norvegia. Le altre canzoni sono ispirate ad eventi personali. Inoltre, l’ispirazione viene da tutti i membri della band; Mic Michaeli mi ha mandato delle grandi idee, John Levén mi ha mandato grandi idee. Di questi tempi scrivo con loro molto di più e penso che la più grande ispirazione sia la band stessa; loro sono dei grandi songwriter e ne sono molto felice.

Domanda: Puoi raccontarci la storia dietro la canzone War Of Kings?
Joey: è iniziata con un riff di John Levén, il nostro bassista. Mi ha mandato il primo demo di questo riff e gli ho detto: “proverò a cantarci sopra”. Quindi ho iniziato a creare questa melodia per la strofa che suonava bene e ho pensato che avrebbe funzionato. Ho avuto queste impressioni svedesi per il testo, per questo ho deciso di rileggere The Long Ships nuovamente, il libro che tutti abbiamo letto quando eravamo ragazzini, per trovare le idee per il testo. Ci siamo incontrati poi a Stoccolma, la band al completo, e abbiamo iniziato a lavorare sulla canzone che iniziava ad essere davvero buona, ma che è migliorata in studio quando Dave Cobbs ha apportato qualche piccola modifica. Ha raggiunto quindi quel livello epico e tutti noi pensavamo: “wow, non abbiamo mai scritto una canzone come questa prima d’ora, è fantastica!”. Abbiamo poi iniziato a dire che dovesse essere la canzone di apertura, il titolo del disco. Eravamo molto entusiasti in studio e ripensandoci ora, è stata la decisione giusta; è una grande canzone, l’abbiamo scelta come primo singolo e ne siamo felici.

Domanda: Ho ascoltato questa canzone qualche giorno fa e ho subito pensato che ci fossero molte influenze dai Rainbow, qualcosa dagli Heaven and Hell e tutto questo genere di influenze che comunque erano già presenti in Bag of Bones. Credi che il nuovo album abbia rafforzato questo elemento?
Joey: Sì, Bag of Bones è più il disco rock di una band in tour, lo abbiamo realizzato molto velocemente e viene direttamente dalla strada; War of Kings è il passo successivo. Abbiamo lavorato un po’ di più sull’atmosfera, sulle tastiere, sulle linee melodiche, sui testi e sulla produzione… ci abbiamo messo più lavoro. Automaticamente siamo stati trasportati indietro negli anni con l’ispirazione che ci è arrivata da questi grandi dischi. Per questo è uno dei nostri album preferiti, viene direttamente dal passato ma allo stesso tempo è fresco, grazie anche alla produzione di Dave Cobbs.

Domanda: Che cosa hai imparato su te stesso come musicista durante lo sviluppo di questo album?
Joey: Ho imparato che la mia voce si è evoluta in qualcosa di diverso (ride con leggerezza, ndr); è la voce di un uomo che passa molto tempo in tour. Ne ho parlato con Dave Cobbs, che diceva: “sì, è splendida”, mentre io pensavo: “ah, non lo so…”. Poi, riascoltandola in seguito, penso sia fantastica. In questo disco, quindi, ho imparato molto sull’aver fiducia nella mia voce e semplicemente cantare senza analizzarla; sai, cantare e poi ascoltare. Sono davvero soddisfatto, ho imparato a fare affidamento sulla mia voce. Durante i live è diverso ma quando vai in studio di registrazione ti preoccupi più su come suonerà la voce, se sembrerà aspra o spezzata o… ma sono molto contento di aver imparato questo.

Domanda: Parlando ancora della tua voce e in particolare della tua estensione vocale, ritieni che la tua voce si adatti meglio al nuovo sound degli Europe?
Joey: Sì, in effetti, voglio dire ci sono ancora alcune canzoni su cui lavoro che sono piuttosto alte. Ad esempio, nel ritornello di Second Day, ci sono alcuni passaggi alti, come ai vecchi tempi. Ma nell’insieme, la chiave è più bassa e risulta più naturale per me. Stiamo trovando un posto per la voce che sia davvero confortevole.

Domanda: Come hai detto poco fa, avete chiesto al grafico qualcosa di moderno per la copertina di questo disco. Perché quindi avete registrato con strumenti vintage?
Joey: Eravamo in uno studio di registrazione nuovo ed eravamo spaventati perché era troppo nuovo. Si tratta di uno studio a Stoccolma, nuovo di zecca ed eravamo la prima band ad entrarvi; è uno studio fatto per Lady Gaga e J.Lo e pensavamo: “siete sicuri di volere una rock band qui dentro?”; ci hanno risposto: “sì, vogliamo che siate i primi!”. Quindi abbiamo pensato: “aspettate un momento, sarebbe meglio affittare qualcosa di vintage, perché qui è tutto troppo nuovo”. Anche Dave Cobbs ci ha consigliato di procurarci qualche vecchio microfono U 47 e U 67 e ci ha dato una lista di quello che voleva; anche noi allo stesso modo volevamo qualche effetto e qualche compressore dei vecchi tempi, qualcosa di vintage per preparare e riscaldare il suono in modo da ottenere il classico suono rock. Molte band commettono l’errore di non prepararsi in questo modo, ma è una cosa che va fatta altrimenti ottieni delle registrazioni terribili.

Domanda: Pensi che al giorno d’oggi sia più facile o più difficile far avvicinare le persone agli Europe?
Joey: Dunque, noi siamo fortunati perché siamo un’ottima band live, quindi possiamo andare in giro e suonare; è più difficile per le nuove band, molto più difficile. Ma stiamo impiegando del tempo, ormai sono cinque i nostri nuovi album e alcuni paesi devono ancora scoprire le cose più nuove. Nel Regno Unito è tutto a posto, nei Paesi Scandinavi è a posto, anche gli italiani vanno bene… wow, sta nevicando ora, è fantastico (guardando affascinato oltre le enormi vetrate della hall, ndr)!

Intervistatore: Sì, da questa mattina.
Joey: Ma prima era neve mista a pioggia mentre invece adesso è davvero neve! Neve a Milano, mi piace! Cosa stavamo dicendo?

Domanda: Che vi esprimete bene come gruppo durante i live!
Joey: Sì, quindi è più facile per noi mostrare ciò che siamo. Ci vuole comunque del tempo perché le persone sono così abituate ad alcune delle canzoni degli anni Ottanta e dobbiamo lavorare duramente. Lo sapevamo fin dall’inizio; ora abbiamo cinque album, nuovi album, eppure alcune persone ancora non li hanno sentiti. Abbiamo molto lavoro da fare ma voi ci aiutate!

Domanda: A proposito del rapporto tra la vostra musica degli anni Ottanta e quella più recente, i vostri ultimi dischi sono più scuri, più lenti ma comunque molto potenti. C’è ancora qualcosa che collega War of Kings a ciò che avete fatto negli anni Ottanta?
Joey: Sì. Lavorando abbiamo scoperto che amiamo i ritornelli ampi, senza nemmeno rendercene conto. Se ascolti Second Day, quel ritornello è enorme e melodico e anche altri lo sono. Quindi, in un certo senso, questa è la connessione; il nostro amore per i grandi ritornelli, magari in un senso più oscuro e pesante, è ancora qua. In Bag Of Bones siamo stati più cauti, il disco era più rock convenzionale; questa volta non ce ne siamo preoccupati, volevamo solo creare un grande disco. Quindi penso sia questo il collegamento, dal punto di vista melodico.

Domanda: I fan italiani hanno sempre amato gli Europe, sin dai tempi di The Final Countdown. Che cosa pensi dei fan italiani, avete intenzione di suonare nel nostro paese presto?
Joey: Abbiamo un grande rapporto con i fan italiani ed anche la Svezia e l’Italia hanno una sorta di relazione. Abbiamo… conoscete Santa Lucia? La festeggiamo a dicembre; poi ci sono altre cose che collegano i nostri paesi. I fan degli Europe sono stati fantastici fin dall’87, quando abbiamo iniziato a venire in tour qui e ogni volta che torniamo gli show sono fantastici. Abbiamo in mente di tornare presto, probabilmente ad Ottobre.

Domanda: Tra tutti i vostri dischi, ce n’è uno di cui sei particolarmente orgoglioso e che ritieni sia stato il punto di svolta per la band?
Joey: Sì, penso sia Wings of Tomorrow. Quando è uscito le persone da tutto il mondo hanno iniziato ad ascoltare questo gruppo di Stoccolma. C’erano diversi produttori interessati, Dieter Dierks, il produttore degli Scorpions e Bruce Fairbaim. Wings of Tomorrow è stato l’inizio; abbiamo imparato a scrivere canzoni ed eravamo in uno studio vero per la prima volta.

Domanda: Vorrei sapere se ti manca lo stile Roots Rock dei tuoi dischi da solista e se sei riuscito a portare questo elemento con te nella musica degli Europe.
Joey: Sì, nei testi ci sono riuscito. Per i miei dischi a solista è come se fossi partito per un viaggio, ascoltando Jackson Brown, Neil Young, Bob Dylan; volevo imparare tutto sulla musica di un cantante compositore ed ho imparato molto per quanto riguarda i testi. Ho così tanti CD degli anni Novanta, perché volevo imparare molto sulla musica. Ho portato alcune di queste cose con me, gioco molto di più con le parole, mi diverto di più. è stato un periodo importante per me, dal punto di vista dei testi.

Domanda: Come fai a capire quando una canzone è finita e non c’è più nulla che potresti aggiungere per migliorarla?
Joey: Quando inizi ad ascoltare più volte la canzone e realizzi che non c’è altro che potresti fare. Quando ho iniziato con i demo e ho imparato come scrivere, avevo l’abitudine di ascoltarli più volte in macchina; poi andavo a casa e li rifacevo. E ancora, lo ascoltavo di nuovo e lo rifacevo, finché non realizzavo che lo volevo ascoltare all’infinito senza cambiare più nulla. Il momento chiave è quando pensi: “mi piace ogni singolo momento di questa canzone”, tutto è al proprio posto. E l’assolo è quasi una canzone a sé, per questo The Final Countdown è così bella, perché l’assolo è come un percorso. Anche in Superstitious, di cui ho scritto parte dell’assolo, si può dire lo stesso; ha un significato. Non amo le band e le canzoni in cui si creano passaggi che non hanno significato e gli assoli di chitarra sono troppo veloci o troppo strani. Ti fermi quando tutti gli elementi della canzone sono perfetti; a quel punto è fatta.



Pankiller
Mercoledì 4 Marzo 2015, 23.49.31
6
Aaah lux, come darti torto! Capiamoci, ha una bellissima voce, però...
lux chaos
Mercoledì 4 Marzo 2015, 23.32.40
5
Quoto Painkiller, e il vero problema per me è che la voce di Tempest col genere che fanno ora c'entra come i cavoli a merenda
Argo
Martedì 3 Marzo 2015, 10.10.18
4
Ho già ordinato il nuovo cd, grande band!
Painkiller
Lunedì 2 Marzo 2015, 23.21.09
3
E' sempre stata una delle mie band preferite, colonna sonora della mia gioventù. Sono sempre stato convinto che un come back avrebbe dovuto essere incentrato su musica dal sound più moderno, che non facessero l'errore di voler creare musica come negli anni ottanta, per questo ho accolto con favore il nuovo corso. I primi tre dischi post-reunion mi piacciono moltissimo, bag of bones così così, ma i primi due pezzi ascoltati di questo war of kings proprio non li digerisco. La vena bluesy di bag of bones mi ha stufato ben presto e speravo in pezzi più veloci , meno rock e più heavy...sono preoccupato!!!
Arrraya
Lunedì 2 Marzo 2015, 22.01.59
2
la title track è un pezzone niente male, direi quasi epic. Sono curioso di sentire tutto l' album, che spero segua questo percorso. Preferisco queste sonorità alle ultime.
HJ
Lunedì 2 Marzo 2015, 19.01.41
1
Grande band, grande personaggio joakim, adoro le ultime uscite e le loro performance live. L'ultimo album l'ho preso ieri a busta chiusa (assieme all'ultimo scorpions) in un negozio della grande distribuzione...ma devo ancora ascoltarlo, spero sia valido come i precedenti
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Un particolare dela copertina di "War of Kings"
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