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UMA FEST: RED SKY + TREWA + LOCUS ANIMAE + ATLAS PAIN - Cerb3ro Club, Rozzano, 28/02/2015
05/03/2015 (1812 letture)
DI PAVIMENTI APPICCICOSI E MUSICA CREATIVA
Una volta giunto al Cerb3ro Club, in oscuri meandri di Rozzano tanto che pensavo seriamente di aver sbagliato strada, la cosa che mi colpisce di più è il pavimento terribilmente appiccicoso, residuo, come mi hanno in seguito spiegato dei miei "contatti" tra i musicisti, di una festa di laurea svoltasi il giorno precedente. A giudicare dal grado di appiccicosità del pavimento, deve essere stata una festa molto divertente! Con il fermo proposito di divertirmi perlomeno altrettanto mi preparo quindi spiritualmente all'inizio dell'UMA Fest, organizzato dalla Underground Metal Alliance con il preciso scopo di dare spazio a promettenti act underground, anche molto diversi tra loro, che hanno da spartire una più o meno pronunciata originalità di fondo a dare alla propria musica una marcia ulteriore. Insomma, l'idea è lodevolissima e incentrata su una caratteristica importante quanto assai spesso snobbata come la personalità. Tutto molto bello in teoria, ma in pratica? Beh, in pratica anche, quasi del tutto. Vediamo un po' più nello specifico chi sono i nostri protagonisti.

ATLAS PAIN
Da Milano, aprono la serata gli Atlas Pain con il loro "Epic Symphonic Mega Fuckin' Folk Metal" (tanto per farvi capire come abbiano vinto a prescindere). Il quartetto, agghindato con un sobrio face painting, scalda subito gli animi degli astanti (invero piuttosto pochi, specialmente durante questa prima esibizione) con canzoni molto dirette e piene di energia, condite da una strumentazione folk in base che conferiva una sfumatura sì epica, ma soprattutto festaiola che sembrava sposarsi alla perfezione con il contesto live. Sebbene sparuto, il pubblico si dimostra coinvolto e partecipe, insomma non in grande quantità ma di buona qualità. Samuele Faulisi è un capace frontman, nonostante mi paia di intendere una sua difficoltà nel coinvolgere gli spettatori proprio nel modo in cui avrebbe voluto, cosa dovuta senza dubbio al suo addizionale e importante dovere di chitarra ritmica. Assai divertiti chitarra solista e batteria, rispondenti ai nomi di Luca Ferrari e Riccardo Floridia, più compassato e "roccioso" il bassista Federico Cotzia; la formazione ben affiatata snocciola una serie di pezzi di buon impatto, capaci di scatenare anche un piccolo ma intenso mosh pit. A onore del vero mi sembra di notare qualche piccola sbavatura chitarristica, ma in verità non potrei giurarlo a causa dell'acustica del locale assolutamente non ottimale che con il riverbero pronunciato ostacolava la resa dei suoni invece complessivamente apprezzabili per una serata di queste proporzioni. Al termine del tempo a loro disposizione, gli Atlas Pain lasciano il palco tra risate e soddisfazione di musicisti e spettatori: quale migliore risultato?

LOCUS ANIMAE
La serata cambia completamente pelle con i novaresi Locus Animae, formazione black metal con caratteristiche sperimentali e d'avanguardia che il sottoscritto vede dal vivo per la quinta o sesta volta, reputandola una delle band potenzialmente più originali e coinvolgenti dell'underground del nostro paese. I ragazzi sono infatti in sette ed hanno esigenze foniche differenti, ragion per cui il cambio palco con conseguente aggiustamento dei suoni richiede più tempo del previsto (forse, ma non so dirlo con certezza, anche a causa di un inconveniente tecnico). Dal canto mio temevo per la resa sonora di canzoni così articolate dal punto di vista vocale e strumentale, invece il fonico ha fatto un buon lavoro ed a parte le succitate problematiche di acustica la resa complessiva è stata discreta. Qualche persona in più si è manifestata, giusto in tempo per l'apertura della band con la rodata Alle Sponde dell'Origine. Il pezzo fila, liscio e meraviglioso come sempre, e i musicisti confermano le proprie doti tecniche. Gregory Sobrio e Michela Molina alle voci principali sono un duo inossidabile, coadiuvati da Nicolò Paracchini che emette delle urla laceranti oltre ad occuparsi di linee di basso articolate e stimolanti. Le due asce Brian Cara e Matteo Bolognino non perdono una nota, specialmente negli assoli, e similmente buona è la prova di Davide Albertinetti alla batteria e Adri Kolaj alle tastiere. Il confine tra loro e chi è sotto il palco è nullo davvero, dato che Gregory e Nicolò si rivolgono a noi come si fa con dei cari amici, scherzando e orchestrando il comportamento del pubblico, nel corso dell'esibizione coinvolto anche in un wall of death in miniatura. Tra i pezzi eseguiti segnalo Prigione di Cristallo, nella cui intro possiamo apprezzare un'esibizione di Gregory e Nicolò rispettivamente all'ocarina ed al flauto (dovendo essere onesti, non precisissima come la maggior parte del resto), Orizzonte, con la grande prova delle tre voci, e L'Incanto della Sirena, una specie di valzer nel quale alcuni spettatori tra cui me medesimo si esibiscono in qualche secondo di ballo più o meno imbarazzante. Peraltro durante questa traccia si verifica un problema tecnico al basso che smette di funzionare; liquidata la seccatura con una risata, si riprende a suonare. Alla fine dell'esibizione, una sorpresa: Red Sky sale sul palco intonando un episodio di 3 Styles, una serie di brani in cui l'artista ha collaborato con musicisti diversi per creare brani molto particolari (ed il primo episodio della serie vedeva appunto la presenza di Nicolò dei Locus Animae). Lasciando da parte preferenze personali, dato che il brano in questione si discosta dallo stile dei nostri, sicuramente è un finale unico, in linea con la serata, che chiude degnamente la seconda ottima esibizione della serata.

TREWA
Il tempo di una breve pausa e si riprende con i Trewa, sestetto di Como dedito ad un folk rock/metal abbastanza particolare e dal sapore medievaleggiante. A questo punto il locale si è un poco riempito, e la band può evidentemente contare su alcuni fan irriducibili (segnalo due ragazze che continuavano a ballare e a muoversi continuamente, trascinate dalla musica). Anche in questo caso si è trattato di una performance all'insegna del divertimento e della "sana follia", con qualche piccola pazzia sia sopra che sotto al palco. Come per gli Atlas Pain, anche la musica dei Trewa è perfetta in questo contesto, ed in effetti la resa delle canzoni è stata di grande effetto. Davvero molto buona la preparazione tecnica dei musicisti, in particolare modo la sezione ritmica di Joseph Galvan (bassista) e Mirko Soncini (batterista che per inciso pestava come un indemoniato), nonché il violinista Filippo Pedretti. Molto bravi e capaci nel calcare il palco anche le due voci, Lucia Amelia Emmanueli e Claudio Galetti, divertenti nel presentare i pezzi ed efficaci nel cantarli effettivamente. Il buonissimo quadro degli strumentisti è completato da un chitarrista dalla presenza iperattiva, Luca Briccola. Il ritmo omogeneo della scaletta rende l'esibizione una sorta di pazzo treno del divertimento dall'andamento costante, e non manca qualche sorpresa come l'apparizione ospite di una ammaliante danzatrice che fa la sua comparsa per rendere alcune canzoni un po' diverse dal solito. Insomma, anche i Trewa colgono in pieno lo spirito dell'UMA Fest e anche loro cercano di dare il proprio contributo attraverso la propria musica e non solo. Nel complesso, un altro act estremamente soddisfacente e da tenere in considerazione casomai dovessero passare dalle vostre parti, vi divertirete.

RED SKY
Il personaggio di Red Sky offre probabilmente la musica più difficilmente classificabile della serata. Fautore di una sorta di hip hop misto a metal e ad altri variegati ingredienti, l'artista incarna maggiormente lo spirito della serata, che abbatte le convenzioni di genere per offrire, come detto, degli act dotati di una certa originalità. Al di là del gusto personale (per esempio io non sono un grande fan di questo progetto e quindi non posso dire di essermi divertito allo stesso modo di quando sono spettatore di qualcosa che più mi si confà), il grande pregio di Red Sky è quello di essere camaleontico, multiforme, e di fare quello che gli va senza compromessi con terzi. Rispetto ad un'altra occasione in cui mi è capitato di vederlo (al gRave Party della scorsa estate, un evento assai spartano), l'esibizione del musicista è stata molto diversa e per certi versi migliore. Il nostro sale sul palcoscenico con la sua chitarra e la caratteristica maschera che lo distingue, e dopo una concisa introduzione che serve anche per presentarsi al pubblico (che annoverava decisamente diversi ammiratori), Red Sky è partito con i suoi due componimenti Cadono Giù e Il Flauto: trattandosi essenzialmente di hip hop la performance verte su basi registrate su cui il musicista canta e suona la chitarra. Questi primi pezzi costituiscono per così dire una "prima parte" della serata, che si evolve poi in una articolata medley dai vari episodi di 3 Styles (l'iniziativa di cui parlavo poco sopra). Se da una parte Red Sky mostra il fianco ad alcune critiche tecniche nella performance chitarristica e vocale (invero "evidenziate" dal fatto che questi è solo sul palco e tutta l'attenzione si concentra naturalmente su di lui piuttosto che sulla base), da un altro punto di vista si vede che è dotato di un certo carisma e di abilità nel calcare il palco e catturare gli spettatori; inoltre, la natura dei testi che in forme diverse esprimono niente più che la natura dell'artista ed il punto di vista di questi nei confronti di argomenti musicali e non conferisce una sorta di aura "intima" al tutto che va obiettivamente apprezzata. Dopo Fuck Sanremo, un brano critica al festival che tutti conosciamo, Red Sky è raggiunto sul palco da Opera, pseudonimo di Martina Ambruosi, con la quale egli milita negli Ideogram ma soprattutto condivide il progetto/duo Daruma, dal quale provengono tutte le canzoni seguenti, che seguono una formula diversa dai brani precedentemente ascoltati grazie specialmente al contributo della brava cantante. L'esibizione di Red Sky chiude con una versione acustica di Neve, che segna anche la fine di questa serata particolare che ha centrato pienamente il bersaglio che si era prefissata. Segnalo, in chiusura, che nella seconda metà dello show di Red Sky il locale ha cominciato ad affollarsi, essendo anche una discoteca, ma personalmente parlando ritengo che ciò abbia in parte rovinato la bella atmosfera che si era venuta a creare; nulla di irreparabile, e del resto il locale funziona così e quindi non ci si può lamentare, ma cionondimeno continuo a ritenere il fatto una piccola discrepanza con il tono generale dell'evento.

SETLIST RED SKY
Intro
Cadono Giù
Il Flauto
3 Styles Medley
Fuck Sanremo
Gli Angeli Muti
Luce nella Notte
La Bussola nel Cuore
Colibrì
Harakiri
Ragnatele senza Ragni
Neve (Acustica)


CREDITS
Report e foto a cura di Federico Arata “MrFreddy”



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05/03/2015
Live Report
UMA FEST: RED SKY + TREWA + LOCUS ANIMAE + ATLAS PAIN
Cerb3ro Club, Rozzano, 28/02/2015
 
 
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