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DEVIN TOWNSEND PROJECT + PERIPHERY + SHINING - Live Club, Trezzo Sull’Adda (MI), 08/03/2015
14/03/2015 (2372 letture)
PRE SHOW: IMPRESSIONI SOSPESE
Tempistiche allungate. Coda simmetrica che forma una serpente di 90°, precisa e decisamente ordinata, quasi a voler rispecchiare lo spirito progressivo della serata.
Freddo lieve, aria con retro-sfumature di concime e spazi aperti, e l’impressione che, di lì a poco, un disco volante dalla scocca scintillante e retrò debba atterrare silenziosamente.
Trezzo sull’Adda a marzo, con tiepida trepidazione per il concerto delle tre super-band in cartello: Shining, Periphery e Devin Townsend Project.
Lieve ritardo all’apertura, dovuto a problemi di sound-check. Un classico, penserete. Effettivamente qualche disguido tecnico-pratico c’è, compreso lo slittamento del meet & greet organizzato con gli artisti. Nulla di grave, giusto il tempo necessario per gustare un birra e placare i demoni della sete, aspettando di salire a bordo della luminescente nave spaziale di Ziltoid & Co.
Alle 20:15 tutti dentro al Live Club. La fiumana ordinata di prog fan si appresta ad entrare, con amabile compostezza e pochi schiamazzi. Una visione aliena, quasi.

NAVICELLA 01: SHINING.
Recupero tempistiche, uno sguardo intorno ed è già tempo di Shining. Per chi non li conoscesse o non li avesse visti suonare dal vivo, c’è molto da dire sul combo norvegese: pirotecnici, pieni di potenza interiore, strutture sbilenche e infusi jazzistici, miscelati a sapienti dosi di metal moderno, e sfuriate black/noise. Cosa capita? In poche parole una summa quantistica di progressive/uber metal, sostanzialmente espressa con verve fuori dal comune, tecnica eccellente e sapiente miscela di proporzioni.
Gli Shining pescano intelligentemente da tutta la loro recente discografia, presentando anche un estratto dal prossimo album, anche se il focus principale è forse sbilanciato sull’ultima fatica in studio, quel One One One del 2013 che ha colpito positivamente tutto il panorama heavy e non. Avant-garde, nel vero senso della parola, per il quintetto nordico, con una prestazione movimentata per quanto difficile, ma anche divertente e tecnicamente inappuntabile. Lo stacco di Blackjazz Rebels è fenomenale e fondamentale, il vero ponte sonoro tra il jazz sperimentale di cinquant’anni fa e l’odierno metal estremo.
Dopo mezz’ora di muscoli, eleganza in nero e il lucente sax di mister Jørgen Munkeby , è tempo di chiudere il sipario con la nota ''hit song'' I Won’t Forget, forse (e dico forse) il tassello meno folle e schizzato dell’intera discografia degli Shining. Un bell’inizio per una band di apertura sottovalutata e magistrale che il pubblico, giustamente, apprezza non poco.

NAVICELLA 02: PERIPHERY.
Dopo il baccanale ritmico-distruttivo degli Shining, tocca a una delle band fondatrici della corrente djent/prog calcare le assi del Live Club. Visti di spalla ai Between the Buried and Me qualche anno fa, non possiamo che confermare le positive impressioni sulla band americana, ovvero: grande stile, perizia tecnica e melodie accattivanti. Le bordate delle sette corde parlanti di Mansoor, Bowen e Holcomb sono un piacere per tutti i fanatici dei codici binari, Tron e l’iperspazio.
Così il concerto prende il via con Icarus Lives!, unico estratto del pluri-osannato debutto omonimo della band: il brano è uno dei più conosciuti e apprezzati, con i suoi riff imponenti e le belle clean vocals di Spencer Sotelo a contornare il tutto. Il finale pesante e ritmico lascia spazio alla altrettanto terremotante Make Total Destroy, efficace singolo tratto dall’album II: This Time It’s Personal. Interessante vedere la suddivisione delle parti soliste, equamente ''spalmate'' su tutti e tre i chitarristi, in modo da creare un vero muro compatto, senza ''spot'' solitari, ma ricco di ghirigori artistico-spaziali. Alcuni intermezzi ambient ci accompagnano durante lo spettacolo, tra canzoni complesse e strutturate, tipicamente prog (Psychosphere) e altre più easy ed accessibili, come la breve e gustosamente pop Alpha, title-track del primo dei due novi album targati Periphery, facenti parte di un dilatato e complesso doppio concept. I punti a favori del six-piece sono sicuramente molti, tra cui le variegate vocals di Sotelo, capace di passare da un growl/scream graffiante ai vocalizzi blueseggianti, fino agli high-pitched di estrazione power, senza tralasciare linee vocali più facili e canticchiabili, accompagnate da liriche sempre intelligenti e mai banali.
The Scourge e 22 Faces sono calibrati esempi di progressive metal moderno, con influenze del passato e visioni dal futuro, musicalmente strutturate, costruite senza seguire per forza i canoni prestabiliti della forma-canzone, mentre il finale viene affidato alla violenta e veloce Graveless, per la quale il frontman ''allestisce'' l’unico circle-pit della serata, forse un po’ fuori luogo dato il genere proposto e l’attitudine ''composta'' dei partecipanti, ma comunque apprezzato e adrenalinico. Concludiamo il viaggio sulla Navicella n.2 dicendo che, sicuramente, la vena chirurgica/strumentale dei Periphery li presenta come un ensemble live eccellente, forse un po’ freddo e distaccato, ma questa caratteristica fa parte della proposta e del loro stesso sound smaccatamente fantascientifico, che oscura a tratti le personalità umane dei musicisti.

NAVE MADRE: DEVIN TOWNSEND PROJECT
Uno sguardo indietro e ci accorgiamo che il Live Club non è stracolmo. Poi ci voltiamo verso la plancia principale e sugli schermi compaiono i soliti scherzi nerd di Mr. Townsend, con proiezioni di immagini e fotomontaggi caricaturali di diversa natura, tutti con facce, smorfie demenziali e assurde, tra cui un Devin in versione Darth Vader e un Devin-pesce di 20 chili, passando per copertine di album storici storpiate a dovere (Spiritual Healing dei Death vi dice niente?), e divertenti richiami all’iconografica caricatura aliena di Ziltoid the Omniscent. Quindici minuti ed ecco partire la serie di web-video dedicati al folle ed egocentrico alieno. Tre clip introduttivi che permettono ai neofiti di apprendere qualche informazione aggiuntiva sul nuovo, strabordante percorso dell’alieno verde più sboccato delle galassie.
Lo show odierno è tuttavia incentrato su materiale più datato ed eterogeneo. Non abbiamo infatti tempo di allacciare le cinture di sicurezza che lo shuttle-Townsend parte (con tanto di esplosione nucleare) all’insegna del prog cristallino di Truth, opener-simbolo di quell’Infinity che, nel lontano 1998, aveva suscitato tanto clamore. Partenza ridondante con cascate di cori e riff memorabili, sebbene il mixaggio delle soavi e ariose keys di Mike St-Jean non sia perfetto e, invero, un po’ sacrificato e sovrastato dagli altri strumenti. Una breve capatina nel recente Sky Blue con la ritmata e catchy Fallout, qui sprovvista delle vocals di Anneke Van Giersbergen e interamente interpretata da un Townsend che, inaspettatamente, la rimaneggia non poco dal punto di vista vocale. Dopo l’incipit tutt’altro che prevedibile veniamo investiti dalla bufera sconquassante di Namaste, fondamentale tassello della passata discografia del Mad Canuck, un brano veloce ed epico, con una doppia cassa incalzante e un "wall of sound" sopra le righe. Tra una meteora impazzita, le smorfie del frontman e la scenografia compatta ma perfetta, abbiamo tempo per una breve riflessione: curioso come, quasi controtendenza, pochissimi dei presenti conoscano le vecchie composizioni del canadese, tra cui la sopracitata Namaste e la successiva e liquida Night, estrapolata dal gioiello-prog Ocean Machine Biomech (1997). Questo ci porta a pensare che l’ottimo lavoro tecnico-promozionale svolto dalla nascita del Devin Townsend Project abbia fatto presa su una nuova fetta di pubblico, chiaramente più devota e partecipe delle ultime fatiche in studio della band.
E così, tra scorribande neo-progressive (Rejoice), melodiche escursioni pop/metal (Hyperdrive), battutacce di Townsend come: Tutte queste luci e questa scenografia da rockstar sono per compensare il fatto che tutti noi abbiamo il pene piccolo” e Se siete venuti a una serata prog metal è perché anche voi siete dei nerd!”, il concerto si sposta su lidi più recenti, grazie alle esecuzioni di Lucky Animals, curiosamente ribattezzata "jazz-metal song" a più riprese dallo stesso Devin e, soprattutto, March of the Poozers, glorioso ed epico mid-tempo con orchestrazioni da brivido, estratto dal recente Z2 – Dark Matters, in grado di mettere d’accordo un po’ tutti con il suo ritmo saltellante e vocals barocche ed espressive, che trascinano la canzone a un ritornello in crescendo degno dei migliori Rhapsody. Gusto prog e piccole sinfonie astrali. C’è spazio anche per la misconosciuta Heatwave, bonus track presente solo sull’edizione deluxe digipak di Epicloud. Un brano brillante, un atipico rock’n’roll "redneck" che si apre in un arioso ed elegante ritornello country-spaziale, non distante dalle sonorità sentite e ampiamente esplorate sul progetto Casualties of Cool, uscito l’anno scorso. Per tutti quelli che sono ancora in ballo nella sfera cosmica, ecco un po’ di gustosi riverberi e layers chitarristici nella quasi-conclusiva Christeen, storica hit suonata con trasporto e verve da una band sempre impeccabile, sorridente e in palla. Echi passati sempre attuali e levigati.
Fine? I propulsori si spengono? Neanche per sogno, e così eccoci un breve monologo di DT sulle pose, le sensazioni e i cliché di un tipico finale/bis heavy metal, che anticipa la ballata solitaria Ih-Ah, cantata all’unisono dai presenti in sala. A chiudere definitivamente le danze dopo un’ora e mezza di spettacolo, ecco arrivare la bordata/scudisciata Kingdom, uno dei pezzi più apprezzati in assoluto, ri-arrangiato su Epicloud in una veste ancora più distruttiva, melodica e intensa. Dopo l’ultimo pezzo il live/puzzle è completo: non c’è spazio né tempo per extra-divagazioni di sorta, bis a richiesta e brani improvvisati, ma solo per saluti, foto/selfie e lancio di plettri e ammennicoli vari. Sudore e poesia, progressive ed energia metallica. La nave madre scompare all’orizzonte.

CONCLUSIONI: SETLIST POTENZIALMENTE INFINITA
Sappiamo che la discografia del canadese più amato della scena hard’n’heavy è ormai sconfinata. Le scalette dei concerti del Devin Townsend Project potrebbero essere riviste, rimaneggiate, ri-tratteggiate, ri-strutturate mille volte, tanto è il materiale a disposizione della band. Lo notiamo facendo un semplice paragone di scaletta tra l’ultima apparizione di Townsend in Italia (nell’Epic Industrialist Tour, in compagnia di Fear Factory) e quella odierna. Poche, pochissime le similitudini, due o forse tre pezzi in comune, poco altro. La possibilità di poter variare, di esprimersi come meglio si crede, anche a livello scenografico comporta, senza ombra di dubbio, un grosso vantaggio per il progetto canadese in costante crescita ed evoluzione. Noi, da ascoltatori/ammiratori/fan o curiosi non possiamo far altro che giovarne perché, ricordiamoci, alla fine siamo solo "animali fortunati".
Spegnete i motori principali, abbassate le luci e i pannelli. Basta prog per questa sera.

SETLIST DEVIN TOWNSEND PROJECT
1. Truth
2. Fallout
3. Namaste
4. Night
5. Storm
6. Hyperdrive
7. Rejoice
8. Addicted!
9. March of the Poozers
10. Lucky Animals
11. Heatwave
12. Life
13. Christeen
--- Encore ---
14. Ih-Ah (solo)
15. Kingdom



xPalx
Venerdì 1 Maggio 2015, 5.15.03
7
Ehi Wik! Il concerto deve essere stato pazzesco...Sfortuna averlo perso! Magari un giorno passeranno anche da queste parti, anche perché adoro tutte e tre le band e non posso perderli di vista! Hai dimenticato una cosa però... Gli Shining li abbiamo anche beccati una volta come gruppo spalla dei The Ocean! (ricordo bene il cantante che mi girava attorno )
xPalx
Venerdì 1 Maggio 2015, 5.14.54
6
Ehi Wik! Il concerto deve essere stato pazzesco...Sfortuna averlo perso! Magari un giorno passeranno anche da queste parti, anche perché adoro tutte e tre le band e non posso perderli di vista! Hai dimenticato una cosa però... Gli Shining li abbiamo anche beccati una volta come gruppo spalla dei The Ocean! (ricordo bene il cantante che mi girava attorno )
blackmagi
Mercoledì 25 Marzo 2015, 0.35.14
5
Concerto magnifico per gli shining e per devin townsend. I periphery non erano proprio al top con il mix, ma sono stati perfetti, in particolare modo la tecnica di Sotelo é impressionante. Nota dolentissima purtroppo il tentativo di stage diving fallito di quest'ultimo, che si é buttato su delle ragazze, senza nemmeno guardare, e ha anche avuto il coraggio di commentare sul suo profilo twitter in modo ironico. Che presunzione insopportabile.Purtroppo questo mi rimarrà come ricordo di una delle mie band preferite.
metalraw
Mercoledì 18 Marzo 2015, 11.29.45
4
ciao Mirko, si la scaletta era: The Madness and the Damage Done The One Inside Fisheye My Dying Drive Healter Skelter I Won't Forget
Mirko
Lunedì 16 Marzo 2015, 22.38.08
3
PS: qualcuno ricorda la scaletta degli Shining? Io ho contato cinque pezzi (Madness and the damage done, the one inside, fisheye, healter skelter e I won't forget), ma ho il dubbio di essermene perso uno, che non ho riconosciuto
Mirko
Lunedì 16 Marzo 2015, 22.33.29
2
@taste of chaos a me i suoni degli Shining non sembravano così male, specie per una band di apertura; invece concordo sui Periphery, anche se mi hanno detto che nelle retrovie si sentiva tutto piuttosto bene (io ero nelle prime file, centrale). Detto ciò, è stato un concertone: Shining sconcertanti, già li apprezzavo parecchio ma dal vivo sono una pettinata clamorosa; Periphery le solite macchine da guerra. Devin...è Devin, ogni altra parola sarebbe riduttiva.
Taste Of Chaos
Sabato 14 Marzo 2015, 9.18.37
1
C'ero anch'io, e al di là della perizia delle tre band credo sia doveroso dire che l'audio è stato sconcertante. Shining impastati, poco chiari, ma soprattutto i Periphery avevano un settaggio allucinante, con le chitarre bassissime e la voce di Sotelo che andava e veninva. Solo Devin (per fortuna) ha goduto di suoni decenti. Peccato.
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14/03/2015
Live Report
DEVIN TOWNSEND PROJECT + PERIPHERY + SHINING
Live Club, Trezzo Sull’Adda (MI), 08/03/2015
 
 
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