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PURULENT DEATHFEST - Circolo Svolta, Rozzano (MI), 21/03/2015
27/03/2015 (1934 letture)
Finalmente è qui! Per qualunque amante e sostenitore del death metal made in Italy, una vera eccellenza musicale di cui possiamo andare orgogliosi, il Purulent Deathfest, organizzato dalla fenomenale Purulent Productions, è sicuramente l'evento più atteso di questo periodo dell'anno. Il sottoscritto ha fantasticato su questa giornata per mesi, con un entusiasmo che né le modifiche alla line up avvenute nel tempo per cause diverse né nessun'altra cosa hanno saputo intaccare, e so di non essere stato l'unico a pensarla così! Premetto fin da subito che, per motivi personali, non sono potuto rimanere sul posto sino al termine dell'evento, ed ho quindi perso l'esibizione degli Hour of Penance; se qualcuno di voi volesse leggere specificamente un commento a loro, mi scuso per questa mancanza. Ad ogni buon conto, giungo al locale con un fedele compagno di concerti poco prima dell'apertura porte, in tempo insomma per un sopralluogo tattico della location, una sbirciatina tra i vari banchetti dei CD e due chiacchiere con qualche amico e qualche musicista: il clima di convivialità è uno dei punti di forza degli eventi della Purulent Productions, ma in questo caso risulta addirittura amplificato data la portata dell'evento. Il locale è accogliente al punto giusto, per quanto freddino, e dopo una ventina di minuti si va ad incominciare. Mi verrà detto che, per problematiche di diversa natura, non tutte le band hanno potuto fare il soundcheck ed istintivamente provo un po' di apprensione per la resa della serata. Per fortuna l'evento dimostrerà infondati, per la maggior parte, i miei timori. Sale sul palco la prima band, si va a cominciare.

INTEGRAL
L'onore/onere di aprire la giornata spetta agli Integral, giovani e talentuosi bergamaschi dediti ad un technical death dalle variegate sfumature: avendo recensito il loro EP di debutto sono interessato a testare sul campo la preparazione dei ragazzi non solo negli intricati riff tech, ma anche negli stacchi jazzati dove è richiesta ancora più precisione. Ebbene, non rimango deluso: la prestazione dei nostri è maiuscola per tutti e valorizzata da un suono decisamente all'altezza (nel contesto di un evento di questa portata), per quanto il basso fretless fosse penalizzato da un volume eccessivamente basso e la batteria risultasse al contrario un po' troppo spinta. Le canzoni tratte dall'EP sono eseguite con precisione, e nei succitati stacchi è comunque possibile apprezzare i fraseggi del fretless, mentre le nuove composizioni sono caratterizzate da un taglio più death con riff che rimangono intricati ma più "quadrati" ed anche più apprezzabili in sede live. Il pubblico, sebbene sparuto, dimostra di apprezzare l'esibizione degli Integral, che dopo i venti minuti a loro disposizione lasciano il palco. Cominciamo veramente, veramente bene… e il meglio deve ancora arrivare.

CANNIBE
Un commento a caldo del mio amico riassume efficacemente l'esibizione di questo folle trio death/grind: "Voglio i Cannibe alla mia festa di compleanno". Cantante italiano e chitarrista tedesco, i due costituiscono assieme al batterista un triumvirato di pazzoidi (in senso buono) meritevole senza dubbio del premio Ignoranza Purulent Deathfest 2015. Voce-rigurgito effettata e passamontagna sono le armi a disposizione del singer Ivan Loi, mentre l'axeman Andreas Eder (una sorta di simpaticissimo James Hetfield versione deathgrind) si accolla una buona metà dell'interazione con il pubblico. Le canzoni sono brevi, pazze e dotate di divertenti mitragliate alla batteria e da ritmi più leggeri per una proposta musicale che, soprattutto dal vivo, non si prende sul serio. I musicisti saltano, fanno headbanging, incitano gli astanti e riescono anche a fomentare (con l'irresistibile accento tedesco del chitarrista) uno wall of death in miniatura con l'ancora rado pubblico dell'evento. Tra balletti improbabili e messaggi incomprensibili da parte della voce inintelligibile del cantante i venti minuti dell'esibizione scorrono incredibilmente veloci e lasciano i presenti di ottimo umore e con un sorriso stampato sulla faccia. Certo, alla fine con un'unica chitarra il suono era quello che era, ma a chi importa? Il death metal può anche essere becera ignoranza da prendere senza troppa serietà, e questo ci piace.

UNISON THEORY
Una ventata più melodica è portata dai romani Unison Theory: la proposta musicale di questo gruppo è infatti più moderna ed incentrata su un riffing memorabile. Anche per questo le canzoni risultano piuttosto coinvolgenti, sebbene la presenza scenica della formazione sia globalmente un po' statica. Un grande punto di forza è rappresentato dai suoni davvero ottimi, con un basso finalmente ben presente e definito ed un tone di chitarra chiaramente intelligibile che rende i pezzi davvero godibili in ogni loro parte. Il pubblico comincia a rimpolparsi un po' e gradisce assai il concerto di questi talentuosi romani, che fila liscio fino alla fine del tempo a disposizione.

DROWN IN BLOOD
Continua il trend dei bei suoni con i Drown in Blood, formazione death milanese con un imminente full length in cantiere. La proposta musicale, molto classica, fonda la propria forza su canoni tradizionali ma molto solidi, con un riffing tagliente ed un'energia sul palco degna di nota. Ciò che personalmente apprezzo di più è la sezione ritmica: il bassista Luigi Corinto (doppio set per lui questa sera) tira fuori dal suo Rickenbacker delle note massicce e putride, aggressivamente dominanti senza tuttavia soffocare l'impatto generale, mentre Federico Baldini alla batteria pesta con grande foga senza perdere colpi nonostante la giovanissima età (peccato solo che il rullante andasse e venisse a livello di volume). Buoni i pezzi proposti, in grado di intrattenere molto piacevolmente ed indurre un po' di sano headbanging. Un'altra band totalmente promossa.

WARMBLOOD
Ecco una band che attendevo al varco dopo l'eccellente album God of Zombies rilasciato lo scorso anno: gli Warmblood sono un trio composto dal chitarrista/cantante Giancarlo Capra, dalla seconda ascia Davide Mazzoletti e dalla batterista Elena Carnevali. Sebbene in studio il basso sia presente, dal vivo, mi spiegherà Giancarlo poi, la sua assenza è una precisa scelta della band per valorizzare le trame chitarristiche che in effetti sono piuttosto tecniche e articolate. Forza degli Warmblood sono appunto dei riff death molto vari, ma in linea di massima quadrati ed orecchiabili: se già su disco il risultato è notevole, live l'impatto è assicurato. Intrattiene la grande precisione tecnica dei chitarristi in particolare, che si nota in pezzi come Sacred, Puritan Scenario e non predomina tuttavia sul tiro come testimoniato da estratti del nuovo album quali Eucharist Dead Flesh e Unfaithful Celebrant. A cercare il pelo nell'uovo, l'equalizzazione avrebbe necessitato di qualche ritocco per rendere più chiare le frequenze più acute, ma il suono generale non era per niente malvagio, anzi. Sulla scia di questi ingredienti semplici ma estremamente efficaci il tempo a disposizione degli Warmblood passa in fretta, anche troppo in fretta per il sottoscritto che rimane pienamente soddisfatto.

BOWEL STEW
Non ero preventivamente a conoscenza di questo progetto, attualmente un duo brutal death sulla scia di act americani come ad esempio i Putrid Pile. Questo termine di paragone non è scelto a caso, dal momento che l'esibizione ha visto il solo cantante/chitarrista Omar esibirsi accompagnato dal batterista Riccardo. Questa band è quella che meno mi ha convinto, innanzitutto poiché penalizzata da dei suoni non all'altezza: se la voce è potente e ad alto volume ed anche la batteria nel complesso non è male, la chitarra è veramente un guazzabuglio di distorsione che rende il tutto indecifrabile ed omogeneo; posso capire che, con una sola chitarra e niente basso, si debbano pompare certe frequenze e spingere su certi effetti per fare muro, ma c'è sicuramente il modo di farlo meglio (vedi Mindful of Pripyat poco sotto), dato che in questo caso tutto è monodimensionalizzato e alla fine della fiera la semplice "forza bruta" non apporta grandi benefici all'impatto generale, anche per via di una presenza scenica per forza di cose incredibilmente statica e piuttosto noiosa. Insomma, un'esperienza monotona per una band che in altre circostanze potrebbe rendere di più, peccato.

IRA
Formazione technical death milanese, gli Ira si sono dimostrati un vero punto forte della serata. Da subito la band dimostra di puntare molto sulla grande perizia tecnica necessaria all'esecuzione dei loro complessi brani, e ciò è particolarmente evidente per le chitarre Giuseppe "Rex" Caruso e Christian Scorziello ma soprattutto per il bassista, ancora Luigi Corinto dei Drown in Blood, realmente impressionante per la sua abilità con lo strumento. I musicisti coniugano questa tecnica con una attivissima e soddisfacente presenza scenica, specialmente da parte di Rex che ricopre anche il ruolo di cantante. Ebbene, in linea di massima la band non sta ferma un attimo e dimostra di avere una certa confidenza nel calcare il palco in maniera efficace. La bontà dei suoni che caratterizzano l'esibizione non esclude però il verificarsi di qualche problema alla chitarra di Rex, che più di una volta smette di funzionare (non capisco se per malfunzionamenti del jack o per qualche altra ragione). Le canzoni pescate dal disco The Syndrome of Decline in questo contesto funzionano bene e l'esibizione dei musicisti rimane dunque coinvolgente non solo grazie alla precisione esecutiva ma anche al buon feeling trasmesso. Molto bravi.

MINDFUL OF PRIPYAT
È la seconda volta in un lasso di tempo relativamente breve che vedo dal vivo il (per il momento) trio grind formato da Tya, Giulia e Giovanni. In linea di massima, le cose non cambiano: la formazione spinge sempre a mille sull'acceleratore, e nonostante la presenza della sola chitarra il devasto è garantito grazie ad un tone appositamente studiato per essere "ciccio" e compatto, mantenendo tuttavia una certa dinamicità (sacrificando, certo, un po' di chiarezza complessiva, ma non è un grave problema). L'abbinamento di riff, batteria a mille dalla potenza notevole e cattivissimo assalto di triple vocals (con un Tya sempre in gran forma) rende moltissimo ed il pubblico non disdegna diverse mosh pit letali. Le rare cover proposte fanno un grande effetto sui cultori del genere, e globalmente non si può non apprezzare l'alto tasso di violenza proposta nella dimensione più calzante ai Mindful of Pripyat. Peraltro, l'esperienza dei membri e di Tya in particolare per quanto riguarda il puro aspetto dell'esibizione sono evidenti e rimane un piacere vedere questi musicisti calcare il palco. Continuo a nutrire il desiderio di vederli dal vivo con un bassista, al che l'assalto sonico potrebbe dirsi davvero completo, ma per ora non c'è comunque molto di cui lamentarsi.

SICKENING
Nutrivo grandi aspettative per i Sickening, grazie al loro ottimo nuovo disco The Beyond, ma purtroppo queste aspettative sono state deluse in questa particolare occasione. Ancora una volta, probabilmente a causa del problema soundcheck cui ho accennato nell'introduzione, i suoni sono stati deludenti, e se la batteria e la voce si stagliavano potenti e chiare, basso e soprattutto chitarra sono stati molto penalizzati a causa di un suono confuso che livellava tutte le note: in pratica, ho potuto apprezzare solo le qualità ritmiche delle canzoni (in particolare certi slam davvero potenti) e non il riffing di per sé, il che è un grande problema se consideriamo che è praticamente la cosa più importante che connota il sound della band. D'altro canto, anche dal punto di vista della presenza scenica vorrei vedere qualcosa in più, e non sono appagato dal solo Alessandro Santilli (batterista dei Devangelic presente in questa occasione particolare), che oltre ad essere un vero orologio si sbraccia e si fa in quattro per trasmettere al pubblico l'energia di un'esibizione che nella sua globalità mi sembra stanca e non all'altezza di ciò che sarebbe potuto essere in condizioni ottimali. Forse sono troppo critico io, dal momento che il pubblico risponde benissimo alla musica, con alcuni fan particolarmente devoti che mostrano il loro entusiasmo in più e più modi.

ELECTROCUTION
Ultima band della serata per me, ed un'altra che attendo in modo particolare. Gli Electrocution sono una vera reliquia per gli appassionati di death italiano, una band a dir poco storica che anche con il disco post reunion ha dimostrato di essere in grande forma. Consideriamo poi che lo storico componente Michele Montaguti (voce), con Vellacifer (batteria), ha riunito intorno a sé, come formazione da tour, tre musicisti talentuosissimi: il bassista Giacomo Gastaldi (Synodik) e la coppia d'asce Gabriele Lazzerini (Handful of Hate) e Neil (Neurasthenia), tutti Musicisti con la emme maiuscola. Ci sono dunque tutti i requisiti per un grande concerto. La band parte in quarta con una grandiosa tripletta dal classico Inside the Unreal: Premature Burial, Behind the Truth e They Died Without Crosses. Il risultato è spaccaossa, i musicisti sono paurosi (specialmente Gabriele alla chitarra solista, da mozzare il fiato per precisione e velocità), le canzoni fresche e malvagie come se fossero state appena scritte. I soli sono un po' penalizzati in fatto di volume, ma generalmente il suono è piuttosto buono. Al termine di questo tridente folgorante, Michele annuncia: "Dalla regia ci dicono che dobbiamo tagliare corto, non possiamo farvi sentire Wireworm dall'ultimo disco" e provo un certo dispiacere, ma mi dico "Beh, purtroppo capita". Segue quindi As a Son to his Father, dedicata con sentimento al grande padrino del death Chuck Schuldiner. A questo punto Body's Decay, quindi sale sul palco Tya, per una fantastica Ghost of Past che raggiunge il culmine dell'assalto death metal. Purtroppo, ora la brutta notizia: "C'è il tempo per fare un altro pezzo? No? Mi dispiace gente, la finiamo qui". Insomma, a causa dei ritardi inevitabilmente accumulati nei vari cambi palco e brevi check (perché, lo ricordiamo, non tutte le band hanno potuto effettuare un soundcheck pre-show), per non finire ad un'ora troppo tarda è stato necessario che gli Electrocution, co-headliner, tagliassero brutalmente la propria scaletta (da undici a sei pezzi!). Non è colpa di nessuno in particolare, purtroppo è stato un accumularsi di circostanze che hanno portato a questo spiacevole risultato. Ne prendo atto, con un po' di amaro in bocca, e mi riprometto di vedere nuovamente questi giganti appena possibile.

SETLIST ELECTROCUTION
Premature Burial
Behind the Truth
They Died Without Crosses
As a Son to his Father
Body's Decay
Ghost of Past (feat Tya)


A questo punto io devo necessariamente andare alla macchina per guidare fino a casa, perdendo quindi gli Hour of Penance: se qualche astante fosse presente, scrivete nei commenti come sono stati! Nel complesso, il Purulent Deathfest è stato un successo, soddisfacente per gli organizzatori dal punto di vista degli ingressi ed anche per me e presumo per la stragrande maggioranza del pubblico. Qualche ombra c'è stata, ma nulla di compromettente per un piccolo grande evento di quelli che fanno bene alla musica underground. Arrivederci alla prossima edizione!

CREDITS
Report e foto a cura di Federico Arata “MrFreddy”



Andy Thrasher
Venerdì 27 Marzo 2015, 19.15.50
2
Bel report e bella serata! Gli Hour of Penance hanno aperto il culo a tutti come da copione. Davide Billia pazzesco, da solo vale il prezzo del biglietto. Purtroppo anche gli headliner hanno dovuto accorciare la scaletta e non hanno potuto proporre brani dell'era Schettino. Hanno suonato solo per 40 minuti! Pare che il comune di Rozzano sia intransigente sui concerti. Molte luci ma anche qualche ombra, come hai detto tu. Mi aspettavo una affluenza maggiore ma sono contento che Baldini sia tornato nel giro.
Max
Venerdì 27 Marzo 2015, 12.06.28
1
Premesso che non c'ero e massimo rispetto per l'organizzatore che si sbatte per organizzare questi concerti. Ma vedendo il running order mi sono chiesto, ma non si poteva chiamare qualche gruppo in meno e fare suonare di più? Poi si sa che più gruppi ci sono più aumenta il ritardo con un palco solo... Boh!
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27/03/2015
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PURULENT DEATHFEST
Circolo Svolta, Rozzano (MI), 21/03/2015
 
 
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