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L‘ARCHIVIO DELLA ‘ZINE - # 17 - Gama Bomb, Chastain, Battleaxe, Omen, Pink Cream 69....
28/03/2015 (1768 letture)
La primavera stende già il suo velo di torpore sonnolento su tutti noi (’nsomma), ma durante le rigide nottate invernali, mentre voi riposavate il sonno dei giusti o, più spesso, quello degli ebbri di musica e birra, nelle nostre menti un solo pensiero albergava: lavorare per voi, indefessamente. Nessuna distrazione, niente vino, niente birra, niente donne (o uomini, a seconda), ma solo il benessere dei nostri lettori come pensiero fisso. Ecco quindi la nuova tornata di inserimenti e rifacimenti preparati allo scopo da parte di una redazione che ha forse un solo difetto: mente facilmente sulle questioni relative all’alcol ed al sesso.

Bando alle ciance. Ecco quanto abbiamo da sottoporvi questo trimestre. Partiamo da un paio di recensioni thrash, così, giusto per scaldare l’ambiente.

Gama Bomb - The Terror Tapes
Quante volte ci siamo trovati di fronte ad una band che propone un thrash energico e totalmente dedito all’impatto frontale, senza ricercare nulla di particolarmente originale? Quante volte ci si è domandati se un disco con tali caratteristiche possa assurgere a valutazioni ottime o se, nel migliore dei casi, possa strappare una larga sufficienza vista la caratteristica pedissequa della proposta? Bene, in questo caso possiamo fare uno strappo alla regola e lasciarci travolgere dalla quarta fatica in studio di una giovane band promettente, capace di compiere un bel passo in avanti in termine di songwriting e di avvicinarsi a valutazioni ottime. Stiamo parlando dei Gama Bomb.

Deathrow - Riders of Doom
Se invece non siete molto ferrati sul thrash metal, sappiate almeno che in quegli anni non sono esistiti solamente Reign in Blood e Master of Puppets che, nonostante la loro indubbia qualità e l’infinito valore storico ed artistico, non rappresentano la summa del movimento ottantiano ma la sua parte più famosa. Infatti, sono dischi come il qui presente Riders of Doom a comporre quell’underground colmo di sfaccettature che è stato capace di mettere a ferro e fuoco il mondo trent’anni or sono, con punti focali nella Bay Area e nella terra teutonica. Ebbene, i Deathrow fanno parte, insieme a svariate altre band, di quella cerchia che è stata oscurata dal successo di pochi gruppi che oggi conosciamo tutti.

Ok, scaldato l’ambiente come promesso, passiamo alla parte centrale del pezzo, trattando un nutrito blocco di recensioni di area prettamente heavy. Anzi, no, forse prima è meglio introdurle con un po’ di sano hard rock.

Pink Cream 69 - Pink Cream 69
Spesso risulta estremamente interessante vedere come vari artisti siano diventati ciò che sono, seguendo a ritroso le loro carriere, per scoprire, magari, quei primi lavori, progetti paralleli o semplicemente differenti produzioni dei primi anni che tendono a rimanere più in ombra rispetto a ciò che troveremo successivamente. È proprio questo il caso di Andi Deris -che troverà fortuna con gli Helloween- e della sua prima, seppur conosciuta, band, i Pink Cream 69.

Britny Fox – Britny Fox
45'11 di durata per questo album eponimo che mostra la capacità del gruppo di insinuarsi con prepotenza nel filone hard-glam nativo di L.A. con 10 composizioni ben suonate, con chitarre a stecca e ritmi tellurici, aiutati nella diffusione, manco a dirlo, da MTV che aveva sposato appieno la nuova tendenza. Tre anni di gestazione per completarlo, tra sfortune e sacrifici, ma i due singoli in heavy rotation, l’impetuosa opener Girlschool e l’incalzante Long Way To Love, trascinarono il platter nelle alte sfere delle chart americane consentendo loro di vendere ben un milione di copie.

Kix – Kix
Se nasci ad Hagerstown, Maryland, e sogni di diventare una grande rock star il problema non è tanto nelle tue reali capacità musicali o nell’appoggio che riuscirai ad ottenere dalla scena locale. Il problema è come fare perché il resto del mondo sappia della tua esistenza. Perché diciamoci la verità, non è che il Maryland sia proprio il centro del mondo anche se fa parte degli Stati Uniti e gli Stati Uniti sono il mercato mondiale più grande per certe sonorità. Nel 1977 non c’è YouTube e non c’è il "popolo della rete" che può decretare il tuo successo anche a distanza, mentre a casa magari i vicini neanche ti salutano o sanno il tuo nome. Nel 1977 l’unica speranza, se non vuoi trasferirti a New York o Los Angeles, è quella di agganciare un grosso tour e spaccare il culo agli headliner per farti notare e ottenere un contratto degno di questo nome. Facile, no? In realtà no, non lo è affatto.

Ecco, adesso possiamo passare all’heavy, la parte più succulenta di questo giro.

Fifth Angel - Fifth Angel
Fifth Angel è l’omonimo disco di debutto della formazione americana che esordì nel 1986. Uscito inizialmente per Shrapnel Records venne ripubblicato da lì a poco dalla Epic Records dopo che il colosso americano si accorse del potenziale che poteva avere la band. Effettivamente, con questo album i Fifth Angel dimostrarono di avere tutte le carte in regola per poter reggere il confronto con nomi più grandi. La band statunitense possedeva una tecnica adeguata e soprattutto canzoni perfette per il mercato, potenti e melodiche senza scadere nel commerciale. Ciò che gli mancava era soltanto la giusta esperienza.

Chastain - Ruler of the Wasteland
Per la serie “perle quasi dimenticate del power americano”, oggi parliamo dei Chastain. “Assemblati” da Mike Varney, fondatore di Shrapnel Records e lupo di mare metallico di comprovata esperienza, i Chastain hanno avuto il loro breve periodo di gloria nella seconda metà degli anni Ottanta. Buona parte delle (alterne) fortune della band sono dipese dalla presenza, nella formazione, di due solisti di eccellente livello come la singer Leather Leone e il chitarrista David T. Chastain. Lo stesso Chastain, shredder di comprovata fama e mastermind del gruppo, ha affermato in passato come i dischi della formazione siano stati composti in un’atmosfera di relativo distacco.

Wrathchild America - Climbin’ the Walls
Nel 1988 gli allora Wratchild cambiano ulteriormente nome nel definitivo Wrathchild America a causa della omonimia di una band glam inglese, firmando il loro primo contratto discografico con la Atlantic Records. La proposta musicale è abbastanza varia, partendo da una base heavy le influenze arrivano a un certo progressive rock con sfumature hard per raggiungere addirittura ritmiche che implicano del thrash, di matrice più tecnica. L’elevato tasso tecnico appunto, permette ai quattro americani di poter spaziare molto a livello compositivo, sfornando un disco vario e, forse, non gradito ai più intransigenti.

Baron Rojo - Metalmorfosis
Metalmorfosis suona tremendamente heavy (nell’accezione fin qui discussa) e, avendo modo di digerire con calma l’album, ci si accorge che questa caratteristica rappresenta sia il suo maggior pregio che il suo peggior difetto, se così può essere definito. Il suond generale è maledettamente compatto, analogico, tutto è al suo posto: le chitarre sono sempre lì a dominare la scena con palm muting e riff a profusione, e quasi ingabbiano tutto il resto in un’atmosfera a volte al limite del claustrofobico.

Galactic Cowboys - Galactic Cowboys
Galactic Cowboys è un LP davvero interessante e ricco di spunti. Musicalmente assai variegato, cela un’anima profondamente progressive, i cambi di tempo e di sonorità all’interno della medesima canzone sono quasi la norma e pure i generi esplorati ovviamente spaziano un po’ su tutti i fronti, pur essendo fondamentalmente indirizzati verso l’heavy. Per avere una riprova di quanto appena affermato basta ascoltare l’opener I’m Not Amused: vi troviamo il verso bovino di cui già accennato, un’armonica western e -a metà brano- un vociare caciarone tipico dei peones messicani, nonché un giro di acustica dal sapore ovviamente ispanico.

Omen - The Curse
The Curse chiude il periodo migliore del gruppo ed un trittico veramente di altissimo livello, cominciato con Battle Cry, proseguito con Warning of Danger e chiuso appunto da The Curse. Basando la loro proposta sul lavoro di composizione del chitarrista Kenny Powell -autore anche di assoli sempre molto solenni e redditizi- e sulla voce di J.D. Kimball, un cantante capace di dare un timbro perfettamente equilibrato tra epic ed heavy, gli Omen non mancavano di trarre grandissimo giovamento dal drumming adeguato di Steve Wittig, ma più ancora dalle linee di basso di Jody Henry. Un elemento, quest’ultimo, spesso sottovalutato quando si è trattato di analizzare l’opera della band di Los Angeles.

Gus G. - I Am the Fire
Come tutti sanno, Gus G. si è unito alla formazione di Ozzy Osbourne, guadagnando improvvisamente molta notorietà. Se l’evento lo ha portato ad abbandonare la semplicità del suo aspetto, il suo stile musicale ha subito dei cambiamenti, che lo hanno portato ad assimilare alcuni ricordi di Zakk Wylde e ad indurire il suo suono, ma anche ad una sorta di standardizzazione che non ha permesso ai dischi successivi dei Firewind di raggiungere il livello di Premonition. È quindi ancor più interessante scoprire I Am The Fire, il secondo disco solista di Gus G.

A questo punto inseriamo in questo blocco anche due vecchie recensioni, riscritte per essere rese più adeguate al livello attuale del sito.

Battleaxe - Power from the Universe
In questo caso fu la Roadrunner, una casa discografica tra le più in vista e non ancora alla ribalta delle cronache per la vendita multimilionaria da 73,5 milioni al colosso Warner, ad offrire loro una possibilità, anche se il disco si trova facilmente pure con l’etichetta della Music for Nation, che lo distribuì su licenza. Il buon risultato di vendite e le buone critiche di Kerrang! per l’esordio intitolato Burn This Town (non un gran vanto, a posteriori), procurarono loro una serie di esibizioni con Saxon e Twisted Sister tra gli altri, oltre a molti passaggi radio al programma di Tommy Vance, all’epoca un bel trampolino di lancio. Il botto lo fecero però con l’oggetto della presente recensione.

Slough Feg - Hardworlder
Il discorso è abbastanza semplice: di certe cose c’è semplicemente un urgente, quasi spasmodico bisogno. Sì, perché va tutto bene, il death, il prog, il nu metal, il thrash, il brutal e tutto quello che abita tra cielo e terra, c’è davvero spazio per tutti e per tutto, ma detto questo, ci vuole sempre qualcuno che ci ricordi quello che siamo e da dove veniamo, per capire dove stiamo andando. Gli Slough Feg sono proprio questo, un punto fermo di probità, il vero e più nascosto spirito incorruttibile dell’heavy metal.

Ed infine andiamo a concludere con due “tocchi” crossover e thrash/hardcore.

I Mother Earth - Dig
La musica, come la letteratura, è stata creata dagli uomini. Tramite la fantasia essi vi hanno messo dentro tutto quello che conoscevano, che avevano sperimentato vivendo. I pomeriggi, l’aria respirata, le visioni, i racconti fanno parte del bagaglio che inconsciamente ci portiamo dietro tutta la vita. Nel momento in cui decidiamo di dar vita a qualcosa come un brano musicale o un testo, questo fardello finisce immancabilmente per essere presente all’interno. Per osmosi la materia passa da un posto più affollato qual è la nostra mente ad uno più sgombro come un foglio bianco o uno spartito ancora da cominciare.

L’Ordadunto - Porci!!!
I L’Ordadunto sono una non più giovane band proveniente da Milano: Mauro Passiatore e Davide Firinu non sono infatti nuovi nel campo metallico, dato che verso la metà degli anni ‘90 collaborano con i colleghi Irreverence, band nostrana thrash metal, incidendo l’EP Target: Hate e l’album War Was Won nel 2005. Mentre si succedono varie collaborazioni e cambi di nome e di line-up, i due assieme al bassista Giorgio Bottara decidono di provare a formare una loro band basata non tanto su una ricerca nel tecnicismo o nella serietà di comporre musica quanto suonare per puro cazzeggio nudo e crudo, lo stesso cazzeggio che segnò le band thrashcore e hardcore dei primi anni ‘80, dando lucido sfogo alla propria rabbia e frustrazione nei confronti di una società che sguazza perennemente nell’odio e nel letame.

Non male come chiusura, no? Bene, anche per questo trimestre invernale ciò è quanto. Adesso, mentre voi comincerete a fare gite fuori porta, a visitare conventi ed a partecipare a ritiri di preghiera come novelli Paolo Brosio e Claudia Koll, noi resteremo chini sui nostri desktop, le dita rattrappite nello sforzo di scrivere e giammai ci faremo distrarre da donne, gite e vizi di alcun tipo, al solo scopo di preparare nuove recensioni per voi. Giusto una precisazione: prima di piangere per noi, ricordate quanto scritto in chiusura del paragrafo introduttivo. A presto da L’Archivio della ‘Zine.



Zess
Martedì 31 Marzo 2015, 9.40.39
7
Ma cos...??? Bwhauuha!!!!
Corpse Rider
Martedì 31 Marzo 2015, 9.08.42
6
Oh Gallinaaaaaaaa di Brizio....che sbocciata sbrimmmmm sbrimmmmmmmmmmmm capppelllone
klostridiumtetani
Lunedì 30 Marzo 2015, 18.57.03
5
C'è sempre la cara vecchia carta assorbente!
raven
Domenica 29 Marzo 2015, 21.36.00
4
Più che altro la scocciatura è cercare di fissare l'inchiostro al display del PC evitando che scoli.
jek
Domenica 29 Marzo 2015, 21.23.38
3
Mi immagino Raven e quelli della redazione curvi con penne e calamai come tanti San Gerolami a redigere recensioni per orde di cazzari che gozzovigliano non posso che ringraziare.
metallo
Domenica 29 Marzo 2015, 20.38.53
2
Quanti gruppi!Woow! Omen, Chastain, BattleAxe, Baron Rojo, Gus G, quanta bella roba, tutti gruppi che amo moltissimo, alcuni pero' me li devo riascoltare con calma.Grandissimi gruppi raccomandabili anche ai giovani che si accostano al metal per la prima volta.
Ulvez
Domenica 29 Marzo 2015, 18.48.53
1
fra Omen, Deathrow e Battleaxe direi che ce n'è già abbastanza per passare un'allegra primavera chiusi in cantina a spolverare dischi
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