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ASPHYX + AGONY FACE + ADE + ALTRI - Circolo Colony, Brescia - 18/04/2015
24/04/2015 (1990 letture)
INTRO
E' il Circolo Colony ad ospitare il glorioso ritorno degli Asphyx in Nord Italia, e di contorno viene offerto un abbondante serata di death metal italiano, senza distinzioni di genere o stile, e la vairetà è garantita.


PSYCHOTOMY

Gli Psychotomy da Venezia propongono un death metal d’impatto e da stilemi classici ma con accostamenti diversi, che oscillano tra sezioni più marcescenti e cadenzate ed altri di puro attacco e velocità, con riff articolati e riusciti che richiamano il death metal americano della prima metà degli anni ’90. Risulta compatta e coesa la prestazione delle due chitarriste (nessun bassista, perlomeno in sede live), di cui una vocalist del gruppo: quest’ultima sfoggia una voce gutturale ed intensa, che accentua la brutalità del complesso assieme a drumming energico. Tra contenute presentazioni, il set prosegue dall’inizio alla fine senza intoppi o cali di tensione, tanto che saremo ben curiosi di sentire novità discografiche da parte del trio del Veneto.


HATEFUL & DEVANGELIC

Innanzitutto mi scuso sinceramente con gli ottimi Hateful, deathster di Modena, che spero però di rivedere ancora al più presto, per non aver potuto assistere al loro concerto per un fastidioso imprevisto; riporto comunque di aver raccolto diversi pareri molto entusiastici sulla loro prova. Riesco invece ad assistere a buona parte del concerto dei Devangelic, quartetto brutal death di recente formazione, accorsi da Roma per completare il quadro piuttosto eterogeneo offerto dalla giornata di sabato nell’affacciarsi sulla scena death metal nazionale. In effetti, sono loro a proporre la versione più putrida, con un brutal che ha radici nella scena a stelle e strisce, ma che in tratteggi più oscuri e pesanti ricorda anche Disentomb e simili, con inoltre rallentamenti piuttosto riusciti, non rari in molti acts relativamente recenti di questo genere. Riff in palm mute accompagnano la batteria, veloce ma squadrata, insieme ad un gutturale di livello non trascurabile!


PROFANAL

I Profanal tengono alto lo stendardo del death à la swedish, con distorsioni ronzanti, chitarre ribassate, d-beat e il ruggito della cantante, Rosy. I pezzi sono incisivi e le melodie, insieme alle linee vocali, di rapida presa, mentre l’alternarsi sostenuto di cassa e rullante invita i presenti a muoversi animatamente. Tra i pezzi del loro full-length Black Chaos, chiaramente ispirati agli anni d’oro di Nihilist, Nirvana 2002 e God Macabre, emerge anche una nuova creazione da un futuro split con i nostrani Into Darkness, che suona infatti più doom oriented degli altri, ma con un’intensa parte in blast dopo qualche battuta più cadenzata. La presenza scenica rende giustizia allo stile essenziale ma di sicuro impatto, in cui non domina la velocità sfrenata, ma piuttosto l’energia complessiva dell’incedere, che ha un effetto molto vintage, musicalmente parlando, ma comunque personale, digerito e ben rielaborato, soprattutto nella finale e acclamata Conquering Cemeteries. Nel frattempo, da notare, gli Asphyx si godono lo show tra il pubblico, vincendo tutto per l’atteggiamento mostrato (e per il gusto musicale, ma quello non si poteva discutere!).


ADE

I romani Ade, forti del loro successo discografico Spartacus, rappresentano un'altra sfaccettatura del death metal, arricchendo il loro death tecnico e al passo con gli stilemi odierni di Nile e Hate Eternal con inserti atmosferici ed epici che richiamano la storia dell’Impero Romano. Lo show è caratterizzato da una curata presenza scenica, l’uso di numerosi sample frequenti (un po’ noiosi, sulla lunga) e parecchie digressioni epiche ad esulare dalle strutture tipiche del genere. Alla batteria, Edoardo del Santo sostituisce piuttosto dignitosamente l’assente Giulio Galati, a sua volta interprete delle sezioni di George Kollias, batterista session sul disco degli Ade. A mancare un po’ di energia rispetto a quanto promesso dal lavoro in studio sono le chitarre, che risultano piuttosto scarne, sebbene in effetti non fossero tra i punti di spicco assoluti delle composizioni dei romani, invece piuttosto ricche per quanto riguarda musicalità ed energia. Diciamo che sono stati solo parzialmente convincenti.


AGONY FACE

Gli Agony Face sono uno dei gruppi più particolari della giornata, tanto da indicare il proprio stile come death metal surrealistico, che tutto sommato calza piuttosto bene, dato l’avvicendarsi continuo di riff e tempistiche diverse, melodie e tagli più brutali, giocando tra un death moderno e tecnico e alcuni richiami al jazz e al fusion, in chiave chiaramente prog metal, che possono vagamente ricordare una versione più briosa dei Cynic oppure gli Atheist di Elements, ma con anche un quadro stilistico decisamente eterogeneo. Alcune scelte musicali particolari non sono nemmeno così immediatamente digeribili, altre invece, più conformi ai canoni familiari del genere, risultano subito intellegibili, sebbene sia comunque la prestazione più particolare della serata. La reazione del pubblico è un po’ fredda, ma dopotutto l’accostamento con gli Asphyx rende la proposta degli Agony Face abbastanza estranea ai presenti. I lead chitarristici, le dissonanze e le melodie creano un incarnato musicale effettivamente surreale, ma nemmeno eccessivamente freddo, forse anche grazie all’approccio batteristico piuttosto anticonvenzionale.


ASPHYX

Già durante il soundcheck, non mancano urla e incitamenti agli olandesi, tanto che lo stesso Martin ride e scherzando chiede di far piano e aspettare l’inizio dello show, mentre gli altri ripetono pedissequamente di alzare il più possibile tutti i volumi di tutte le spie – sicuramente il loro mestiere non giova all’udito, ma anche lo stile dei nostri vuole essere il più rumoroso e intenso possibile. La risposta del pubblico è già calorosa, ed esplode sulla strofa "Hordes of disgust!" nell’incipit della eterna opener Vermin, mentre basso, batteria e chitarre sollevano un muro impenetrabile che spettina i presenti. Dietro alle pelli, al posto dello storico batterista Bob Bagchus, che si è congedato dalla band non troppi mesi fa, c’è Tormentor, storico drummer dei tedeschi Desaster, che interpreta con la giusta intensità lo stile comunque essenziale degli Asphyx. La risposta del pubblico è così entusiastica che lo stesso Van Drunen si diverte ad incitare il pubblico ad urlare come lui tra un pezzo e l’altro, oppure racconta un paio di aneddoti mentre gli altri cercano di sistemare, o meglio di alzare ancora di più, i volumi delle spie. La scaletta procede con incredibile intensità tra classici degli storici The Rack e Last One on Earth, tanto quanto dai recenti Death the Brutal Way e Deathhammer, ma bypassando totalmente gli anni senza Martin alla voce. A dimostrazione della solidità dell’attuale line-up, costruita intorno all’ottimo e coinvoltissimo chitarrista Paul Baayens, noto anche per la sua presenza in Thanatos e Hail of Bullets, pezzi come Scorbutics e Into The Timewastes sono tra i più feroci della serata. La sezione ritmica lancia mattonate colpo dopo colpo, e i rallentamenti improvvisi, trademark inconfondibile del monicker olandese, sono tra i più pesanti che si possano tutt’ora sentire dal vivo, soffocanti ed intensi quanto una colata di cemento. La semplicità dei pezzi degli Asphyx, rapportata alla loro brutalità, è assolutamente disarmante, e i quattro impartiscono una lezione indimenticabile di death metal portato alla sua nuda essenza, con una potenza che pochissimi altri sanno infondere in una manciata di riff e groove portanti. La voce di Martin è una delle più familiari a chi ascolta death metal, e non manca mai di fomentare all’inverosimile ogni astante, soprattutto passando per pezzi da novanta come MS Bismark o la perfetta The Rack, uno dei pezzi più selvaggi e malsani mai partoriti da una death metal band. Lasciano il palco con la storica Last One on Earth, ma la scaletta è fedelmente riportata qua sotto. Dopo un’ulteriore dimostrazione di sconfinata maestria attraverso i mezzi più essenziali di cui si possa fare sfoggio, ossia passione ed energia, gli Asphyx scendono dal palco lasciando un sorriso sulla faccia di tutti i presenti, e anche un certo dolore alla cervicale. Totali!


SETLIST ASPHYX

Vermin
Food for the Ignorant
Death the Brutal Way
M.S. Bismarck
Deathhammer
Eisenbahnmörser
We Doom You to Death
Wasteland of Terror
Asphyx (Forgotten War)
Into the Timewastes
The Rack
Scorbutics
Last One on Earth



Er Trucido
Venerdì 24 Aprile 2015, 10.08.33
2
Purtroppo ho dovuto saltare per vari motivi, rivedere gli Asphyx mi avrebbe fatto molto piacere
Blackout
Venerdì 24 Aprile 2015, 8.56.15
1
Parlando per la data di Roma, devo ammettere che in tutte le volte che ho visto gli Asphyx (con questa 5 volte) questa è stata la performance ''peggiore'', un po' per l'acustica molto deludente del Traffic e un po' per poco mordente (forse penalizzati dal piccolo palco, probabilmente si sono abituati a ben altri trattamenti avuti negli ultimi anni). Comunque sia, anche a Roma è stato un concertone e gran casino sottopalco, la sensazione che potesse volare qualche dente era molto forte. Ben fatto Nico!
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