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THE ANSWER - Siamo ciò che vorremmo essere
14/05/2015 (1070 letture)
Quando arrivo al Legend Club di Milano nel tardo pomeriggio, la prima persona che noto è Cormac Neeson, cantante dei The Answer; si aggira tra gli altri suoi compagni di viaggio, che approfittano della bellissima giornata per sdraiarsi sul prato, al sole. L’irlandese sembra molto a suo agio, tanto che fa gli onori di casa; si avvicina, si presenta e mi indica con chi parlare. Quando infine arriva il momento di sedermi accanto al batterista James Heatley, prestando particolare attenzione al suo accento inconsueto, mi rendo conto dalle sue stesse parole di come questa serenità e naturalezza faccia parte di ciò che la band porta con sé ad ogni tour; l’intervista scorre piacevole, tanto che il tempo per le domande sembra volare.

Unknown Danger: Innanzitutto, è un piacere avervi qui oggi.
James Heatley: Grazie, anche per noi!

Unknown Danger: Dato che questa è la prima volta che ci incontriamo, vorrei iniziare chiedendo la tua opinione sull’attuale mondo dell’informazione musicale. Vorrei sapere se siete contenti di quello che leggete solitamente sulle riviste e se apprezzate anche il lavoro che le webzine svolgono.
James: Solitamente siamo molto felici. Abbiamo avuto qualche episodio, durante gli anni, in cui abbiamo ricevuto giudizi negativi da alcuni redattori… succede. Sono giunto alla conclusione che non devo prenderla troppo seriamente; insomma, ovviamente è molto importante per il gruppo, facciamo molte interviste e incontriamo tutti i giornalisti che possiamo. Quando ricevi una brutta intervista o una cattiva recensione, possiamo dire che sia l’opinione di una sola persona. Solitamente capita che qualcuno legga una buona recensione e che venga ad un nostro concerto pensando che sarà solo heavy metal, o solo blues e noi non siamo solo quello; sai, siamo molte cose diverse quindi… è difficile accontentare tutti.

Unknown Danger: Parliamo ora del vostro nuovo album, Raise A Little Hell. Si tratta del quinto disco ufficiale in quindici anni di carriera e penso sia un traguardo importante per una band come la vostra. Sentite di aver raggiunto la vostra maturità artistica o, come si dice in questi casi, il meglio deve ancora venire?
James: Penso che con questo album abbiamo di certo raggiunto un livello in cui il nostro sound è molto… penso che nei nostri primi quattro album ci fosse sempre qualcosa che cambiava leggermente. Scriviamo le canzoni insieme, quindi ci sono molte influenze diverse; ad esempio a Paul piace molto il metal e il rock degli anni Ottanta e Cormac è orientato verso il blues. A volte è difficile. Abbiamo anche tante influenze come la musica irlandese e persino alcuni elementi popular (pronuncia questa parola con cautela, ndr). Quindi è difficile mescolare tutto insieme. Penso che con gli anni abbiamo lavorato su come creare il sound dei The Answer piuttosto che il suono di tutte queste influenze diverse, quindi siamo molto soddisfatti di questo disco; è quello che suona più come abbiamo sempre immaginato la nostra band dovesse essere.

Unknown Danger: Penso che, rispetto ai vostri dischi precedenti, questo sia più elaborato, che la musica sia meno immediata. Si è trattato di un’evoluzione naturale o avete deciso di proseguire in questa direzione?
James: E’ stato molto naturale. Il produttore di questo disco, lo conosciamo fin da quando abbiamo registrato per la prima volta in un vero e proprio studio a Londra; lui era un tecnico agli Albert Studios. In ogni album che abbiamo realizzato, anche ad esempio i b-sides, lui è sempre stato coinvolto in qualche modo; è sempre stato in ogni disco, ma mai come produttore. Quando viene il momento di iniziare a cercare un produttore, di norma ne intervistiamo parecchi, sai, ad esempio uno dall’America, uno dall’Europa, e così via. Potevamo davvero decidere , abbiamo fatto molti demo a casa, quindi eravamo molto contenti con lui; non voleva modificare troppo le canzoni. Allora abbiamo detto a questo ragazzo, che si chiama Guillermo Will Maya, se voleva produrre il nostro disco; lui ha ascoltato le canzoni, gli sono piaciute ed ha amato essere coinvolto. Il fatto che ci fosse lui, era come se fosse il quinto membro della band, ma senza influenzarci troppo. Lui ci conosceva molto bene e quindi sapeva che poteva guidarci, ma che poteva anche fidarsi. Quindi sì, tutto è stato molto naturale.

Unknown Danger: In particolare, ho notato che le strutture delle canzoni sono più elaborate. Mi hai detto che avete scritto le canzoni insieme, ma sono nate da delle jam o siete partiti da idee composte in precedenza che poi avete sviluppato?
James: Ogni canzone è diversa. Può succedere come con I Am What I Am, che è nata durante il tour dell’anno scorso. Ogni giorno eravamo nelle venue e dovevamo fare il soundcheck della batteria; io ho iniziato provando qualcosa e poi Micky ha iniziato a suonarci sopra una linea di basso. Siamo andati a casa alla fine del tour e abbiamo sviluppato la canzone. Avevo qualche idea per il testo, l’idea di I Am What I Am. Ripensandoci, la tua prima domanda su ciò che leggiamo sui giornali, mi fa ripensare che avevamo ricevuto questa recensione negativa… non dirò il nome della persona (ride, ndr), ma è successo nel Regno Unito. Questa canzone era un po’ il modo per dire a questa persona “fuck you, perché io sono ciò che sono, questo è quello che facciamo, non dovresti dirci cosa fare”. Se ascolti le parole “take a look at yourself sometimes, that’s where your focus should be” sono molto appropriate (ride ancora, ndr). Quindi, alcune canzoni nascono così, con delle jam e altre… tutti noi scriviamo. Può succedere che io suoni qualcosa a Micky, che abbia un’idea ma che non sappia dove andare, e che lui possa pensare “ah, dovremmo proseguire così” e poi la riporti a me con la soluzione.

Unknown Danger: Ho apprezzato in particolare la canzone Last Days of Summer, per la sua atmosfera unica. Potresti dirci come è nata questa canzone?
James: In realtà eravamo a casa e un giorno solo io e Paul eravamo in studio; Micky era a Londra e Cormac non era potuto venire in quell’occasione. Quindi eravamo solo io e lui, quando ho iniziato a suonare qualcosa alla batteria. Come prima, ho cominciato a suonare e Paul mi ha seguito con un riff. Era la prima parte della canzone, io suonavo un ritmo, a lui è venuto in mente qualcosa e ha iniziato a suonare la parte della chitarra; ci siamo guardati e ci siamo detti “suona piuttosto bene”. Abbiamo registrato il riff principale e il ritornello, niente voci né altro. Qualche giorno dopo Cormac ci ha raggiunto per le prove, lo abbiamo suonato e lui ci ha detto “ho qualche idea per questo”; il testo di Last Days of Summer ha iniziato a venir fuori ed era tutto molto rilassato, jammy. Non abbiamo dovuto pensarci troppo, per noi non è stato banale ma solo molto semplice da fare. Questa canzone, sentirai stasera, si sviluppa sempre di più, un po’ come una jam; ogni sera abbiamo qualche parte diversa, che la amplia, ad esempio assoli di chitarra e variazioni nella dinamica, cose di questo genere… è una canzone molto interessante da suonare.

Unknown Danger: Abbiamo già parlato del vostro rapporto con gli articoli delle riviste, ma anche il pubblico spesso si esprime in modi diversi. Negli anni vi siete contraddistinti per un approccio seventies nella vostra musica, per un suono che è al tempo stesso vintage e moderno. Questo ha però portato, a volte, anche a delle critiche. Che cosa ne pensate? Solitamente vi interessate a queste opinioni negative?
James: Direi che… spesso se qualcuno scrive determinate cose, soprattutto su riviste che hanno grande portata, le persone possono essere portate a pensare solamente “non mi piace il rock anni 70 e non mi piace questa band”. In realtà, quando poi vieni a vedere i The Answer o ascolti i nostri dischi, ci sono molti elementi moderni e, come hai detto, è una miscela di entrambe le cose. A volte penso che l’aspetto di Cormac, con i suoi capelli lunghi e l’aspetto di rocker anni 70, possa trarre in inganno le persone che pensano “questa band suonerà in questo modo”, molto spesso. Forse sul nostro primo disco molto rimandava ai Led Zeppelin, perché sono stati una delle nostre influenze più grandi da ragazzi, ma penso che non ci sia più così tanto… a parte l’aspetto di Cormac (sorride, ndr), che non ci siano più tanto i Led Zeppelin, se capisci cosa voglio dire. Non che non ci piacciano più, li amiamo ancora molto, ma abbiamo sviluppato la nostra band.

Unknown Danger: Diresti che c’è un messaggio in quello che fate, che va oltre la vostra musica?
James: Penso che ci sia, sì. In tutte le nostre canzoni, dalla prima che abbiamo mai scritto, è sempre stato presente un aspetto feel-good, quindi il messaggio è sempre molto positivo. Ci sono alcune canzoni, ovviamente, che emergono quando sei arrabbiato, come ad esempio Evil Man, e altre… anche Last Days of Summer è piuttosto cupa, in questo disco, ma solitamente il nostro messaggio è molto positivo. Passiamo gran parte dell’anno in tour e quando arriviamo in una città di solito siamo rilassati, come oggi. Amiamo il fatto che la nostra band sta proseguendo il suo percorso da quindici anni e che siamo stati in grado di crearne una carriera fino ad ora, quindi semplicemente cerchiamo di coinvolgere il pubblico e fargli passare bei momenti; hanno pagato un biglietto e noi vogliamo dargli un grande concerto.

Unknown Danger: Immagino che il vostro pubblico sia concentrato prevalentemente in Europa. Pensi che avrete l’occasione di catturare l’attenzione del pubblico statunitense o di altre parti del mondo?
James: Lo abbiamo già fatto in passato, ad esempio in Giappone. In effetti il nostro primo album ha venduto molto in Giappone ed è piuttosto strano perché non ce lo aspettavamo. Sapevamo che il disco sarebbe uscito e abbiamo pensato che avremmo venuto cento copie… invece ne sono state vendute diecimila copie solo il primo giorno. Abbiamo un piano per quest’anno, dopo che questo tour sarà finito; abbiamo altri quattro concerti, poi andremo a casa per qualche giorno. Poi ancora, quattro spettacoli in Spagna, un mese a casa e dopo partiremo per l’America. Suoneremo come supporto ai Whitesnake ed è piuttosto bello, ci sarà da divertirsi. Abbiamo parecchi fan in America, ogni giorno leggiamo su Facebook o altrove messaggi come “per favore, venire in America”. Sarà fantastico andarci e suonare perché non siamo potuti tornare da quando nel 2009 abbiamo suonato con gli AC/DC; è passato diverso tempo. In particolare, abbiamo suonato per molte persone in America, negli stadi con gli AC/DC, ma poi non siamo potuti tornare; sarà splendido tornare e vedere in effetti chi ci sarà.

Unknown Danger: Purtroppo abbiamo quasi finito il tempo a disposizione e questa sarà la mia ultima domanda. Di recente ho parlato con il mio caporedattore che ha avuto l’occasione di vedere un vostro concerto durante il tour di New Horizon; mi ha detto che è rimasto colpito dall’energia ma anche dalla spiritualità che riuscite a fondere nella vostra musica. Quanto conta per voi l’esibizione dal vivo, che tipo di emozione cercate di trasmettere e ricevere dal pubblico?
James: Fin dalla prima canzone cerchiamo di coinvolgere il pubblico nel concerto, di trascinare; lo facciamo sia che ci siano cinquanta persone, sia che ne siano presenti cinquantamila, suoniamo nello stesso modo, manteniamo la stessa energia ogni sera perché è il nostro modo di essere. A volte è più difficile, quando ci sono meno persone, perché devi trovare il modo di smuoverle, mentre quando sono tante si lasciano andare. Ma è come ho detto prima, noi amiamo divertirci e se quando salgo sul palco le persone vedono che ci stiamo divertendo, anche loro si divertono, quindi… questo non ogni giorno! Ovviamente a volte vorrei uccidere Micky (ride, ndr), ma di norma è così, diciamo il 99% delle volte!

Unknown Danger: Ok, l’intervista è finita. Vuoi aggiungere qualcosa o vuoi salutare i vostri fan italiani?
James: Mi fa piacere poter salutare i nostri fan italiani; è fantastico per noi essere tornati qui, abbiamo avuto molti concerti ottimi in Italia. Amiamo tornare, amiamo il tempo (sorride indicando il sole, ndr), il cibo, la birra e le persone sono fantastiche. Alcuni dei nostri concerti migliori sono stati in Italia, le persone di lanciano, non si trattengono, ed è splendido, ci spinge ad andare avanti. Mi ricordo il concerto che abbiamo fatto con gli AC/DC, non potevamo credere quanto il pubblico fosse scatenato, anche per noi! Per una band di supporto in un tour come quello si pensa sia difficile, ma dal primo momento tutti hanno iniziato a saltare e scatenarsi. Non vediamo l’ora di suonare questi concerti e di tornare anche l’anno prossimo!


Grazie a Saverio Comellini “Lizard” per l’aiuto nella stesura delle domande.



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