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ANGEL WITCH + DOOMRAISER + CROMO + GUEST - Traffic Club, Roma, 17/05/2015
22/05/2015 (1249 letture)
Dopo una carriera che è proceduta a singhiozzi, tra cambi di formazione e continui split, ritroviamo gli Angel Witch impegnati con il loro nuovo tour che li ha portati per tre tappe anche in qui in Italia, rispettivamente a Brescia, Prato e Roma.
Ecco il resoconto della tappa romana ed un breve commento sul concerto di Prato, a cura della nostra Selenia "Stjärna" Marinelli e del nostro Saverio Comellini "Lizard".

Ci presentiamo al Traffic Club di Roma ad apertura porte ed attendiamo un po' prima che effettivamente ci sia concesso l'ingresso per assistere all'esibizione della prima band incaricata ad aprire il concerto: gli HI-GH.

HI-GH
Formatisi nel 2012, gli HI-GH sono una realtà nuova nel panorama speed locale, che si è mostrata piuttosto prolifica al livello compositivo, sfornando nell'arco di tre anni un EP e due full length, tra cui l'ultimo Till Death and After, uscito proprio lo scorso novembre. E' senza dubbio un bel traguardo per il gruppo aver conquistato la possibilità di suonare in apertura ad una band così importante, aggiungendo un tassello significativo in un versante, come quello dei live, dove ultimamente gli HI-GH sembrano essere particolarmente attivi. Dopo aver aperto ai Satan, in occasione del loro ultimo passaggio all'Exenzia Club di Prato, e dopo questa sera dove li ritroviamo accostati agli Angel Witch, avremo infatti modo di rivederli in apertura alla prossima edizione dell'Heavy Metal Night, dove come headliners suonerano i britannici Witchfynde, insieme ai Tytan (nei quali ritroviamo l'ex-Angel Witch Kevin "Skids" Riddles).
Ma venendo più strettamente alla musica, l'apertura affidata al loro speed metal sporcato di punk è senza dubbio d'impatto ed il gruppo gode già di un discreto supporto, stando a giudicare dal numero di gente presente sotto il palco per loro, nonostante l'ora sia ancora poco matura per vedere il locale pieno come si verificherà invece più tardi. Nel pubblico è singolare notare la presenza di Mantas e Demolition Man, che sono stati in mezzo a noi durante tutta la serata e che pochi giorni prima si erano esibiti al Closer Club con i loro M-pire of Evil: del resto, non capita mica tutti i giorni di trovarsi accanto due leggende come loro.
Nel presentare in rassegna molti dei pezzi tratti dal loro ultimo full lenght, gli HI-GH trasmettono tutta la loro carica e la loro completa dedizione alla causa, rivelandosi completamente a loro agio nel muoversi e nel cercare una risposta in un par terre che, purtroppo, si dimostrerà poco reattivo. Non avevo avuto occasione di vederli durante il loro ultimo release party, ma devo dire che in questa sede il gruppo si è reso protagonista di un'ottima prova, marcia ed arrogante, che non è mancata di parentesi più distese come Sex Machine, e che li conferma come realtà molto interessante e da tenere sotto osservazione per tutti gli amanti delle sonorità anni '80.

PLAKKAGGIO
Sicuramente con i Plakkaggio si toccano corde molto ben diverse rispetto agli opener e, in generale, rispetto a quanto viene proposto dalle altre band in scaletta. Avevo avuto già modo di vederli all'opera di spalla ai Melt Banana, in un contesto molto bizzarro e divertente che avevo recensito in questo articolo, per cui sapevo già cosa aspettarmi. La performance del gruppo di Colleferro è come sempre molto sentita ed istintiva, ma purtroppo non sarà supportata da molte presenze in sala. Una valida motivazione è senz'altro ascrivibile al genere musicale del gruppo e ad una situazione davvero poco favorevole: se nell'esperienza al Volturno Occupato li ho trovati molto meglio inseriti ed amalgamati con l'ambiente, in questo caso, al contrario, ho percepito in maniera molto forte la sensazione che la sfrontatezza fosse poco attinente con il clima generale della serata, proprio perché declinata secondo stilemi hardcore che poco c'entravano con il concerto. Nulla togliere all'esibizione in sé dei Plakkaggio, che personalmente ho gradito, ma che sicuramente si è presentata come un boccone non valorizzato e poco stuzzicante per la maggior parte del pubblico.

CROMO
Veniamo alla volta dei Cromo, che in una serata poco omogenea ed altalenante, ci conducono attraverso itinerari heavy metal decisamente più classici, riportando l'interesse su quello che dovrebbe essere il genere-principe del concerto, visti gli ospiti principali. La band di Como ha il merito di accompagnare, insieme ai Doomraiser, gli Angel Witch in tutte e tre le tappe italiane del loro tour, sfruttando l'ottima vetrina offerta per presentare in anteprima al pubblico i pezzi che saranno inseriti all'interno del loro debutto, atteso per questo ottobre. I pezzi aderiscono, come già accennato, agli stilemi classici del genere, trovando punti di contatto con band come Judas Priest o Iron Maiden, che sono in maniera molto evidente le fonti d'ispirazione per molte soluzioni stilistiche. Nonostante dal punto di vista compositivo riconoscere in maniera così netta le influenze può far storcere il naso a molti, dato il sottile confine che intercorre tra ispirazione e pura emulazione di certi mentori, la complessità dei pezzi rivela abilità e competenze tecniche: sono senza dubbio da rimarcare le doti vocali del frontman Blade, che sembra a suo agio nel toccare vette altissime, senza mostrare segni di cedimento o sbavature. Tra i brani eseguiti, ho trovato interessante il pezzo in cui hanno contribuito alle vocals anche il bassista Edge ed il chitarrista Clod, ottenendo come risultato una commistione di diversi timbri, molto accattivante ed atmosferica.

DOOMRAISER
La sala è oramai colma quando a salire sul palco sono i Doomraiser, un gruppo che non necessita sicuramente di presentazioni: da anni il loro nome è affiancato a contesti sempre più grossi, come la recente partecipazione all'Inferno Metal Fest in Norvegia, e questa sera ci presentano alcuni dei pezzi estratti dal loro ultimo lavoro Reverse (Passaggio Inverso). La temperatura all'interno del locale aumenta vorticosamente e iniziamo a stiparci, mentre i doomster capitolini raffreddano il clima sbattendoci senza preliminari nelle loro litanìe plumbee ed opprimenti.. un'escursione termica che ha drammatici effetti sulle nostre percezioni. Nonostante finora si sia viaggiati su tonalità ben diverse ed eterogenee, è incredibile la facilità con cui la situazione viene ribaltata, così da far sembrare l'esibizione dei Doomraiser come un episodio isolato da tutto il resto, una breve parentesi che nella sua intensità ha comunque il merito di saperci ipnotizzare, come del resto accade tutte le volte che ci troviamo di fronte a loro.

ANGEL WITCH
Giusto il tempo di prendere un'ultima boccata d'aria, che arriva già il momento di accogliere l'ingresso degli headliners. Se dovessimo stilare una lista delle band più rappresentative della NWOBHM, certamente in elenco figurerebbero gli Angel Witch, che con una manciata di EP ed il loro omonimo debutto nel 1980 hanno marchiato a fuoco la prima ondata di questo filone con originalità, distinguendosi per tematiche occulte che senza dubbio hanno aumentato il loro potere di fascinazione su chi è incappato nel loro ascolto, senza più avere la forza di distaccarsene. Ed è proprio con Gorgon, tratta da quell'indimenticabile full length, che si dà incipit alla performance, in un tripudio di ovazione per Kevin Heybourne, unico membro rimasto della formazione originaria. Da Angel Witch verranno estratti praticamente quasi tutti i pezzi presenti nella setlist, una scelta che assicura alla band l'ottima risposta del pubblico, che in larga parte è morbosamente legato a brani che, nonostante siano stati composti oltre trent'anni fa, conservano ancora un carisma isuperabile.
Purtroppo la voce di Heybourne non sembra essere al massimo della sua forma, per stessa ammissione del cantante/chitarrista, ma nonostante ciò assistiamo ad un live ottimo e coinvolgente, che ha toccato punti massimi in coincidenza con l'esecuzione di Sorcerers e White Witch, dove è stato impossibile non innalzare cori e pugni chiusi verso il cielo. Non mancano piccole incursioni tratte dall'esperienza post-ultima reunion, con Into the Dark e Dead Sea Scrolls, tratte entrambe da As Above, So Below, che si inseriscono perfettamente all'interno della coltre melanconica dei pezzi più vecchi.
Con il trittico finale sancito da Angel of Death, Baphomet e Angel Witch si determina la definitiva ascesa verso l'essenza pulsante e fiera dell'heavy metal. Il pezzo conclusivo è un vero è proprio inno, in grado di racchiudere l'essenzialità e l'espressività di un intero genere musicale: romantica, ma in grado di far scatenare il pogo più feroce non appena ascolti le prime note di chitarra che la annunciano, descrive l'irresistibile seduzione di una moderna strega angelica che, rispettando a pieno il gioco dell'innamoramento si destreggia tra l'inganno e l'incanto. Non so descrivere la sensazione che ho provato nell'ascoltarla dal vivo, ma posso certamente dire di aver sentito i brividi.

UNA VOCE DA PRATO:
Breve commento sul concerto all'Exenzia Rock Club

a cura di Saverio Comellini "Lizard"


Serata di buon afflusso di pubblico All’Exenzia di Prato, per una sorta di minifestival composto da cinque band, organizzato in occasione della calata degli Angel Witch in Italia, accompagnati per il resto del tour da Doomraiser e Cromo. Quando entriamo gli Steel Crow sono già a fine set, purtroppo, e il loro heavy/power ottimamente suonato e concepito ci accoglie con grande energia; il pubblico non è ancora foltissimo sotto il palco, ma i ragazzi ci danno dentro raccogliendo il meglio dalla situazione e prendendosi i giusti applausi. Tocca ai Cromo e i quattro arrivano sul palco forse appena intimiditi dalla situazione, annunciando il primo album in uscita ad ottobre. Il loro è un metal particolare, che a prima vista si nutre di stilemi consolidati, specialmente da un punto di vista lirico (un titolo come Pedal to the Metal dice tutto in merito) e nell’uso ripetuto di cori armonizzati e che invece nello svolgimento dei brani mostra una ricercatezza e un modo del tutto peculiare di concepire i brani. Difficile anche dire cosa suonino di preciso i ragazzi, se non dicendo “heavy metal”. Il loro è comunque un set che offre spunti interessanti e qualche gran brano. Da rivedere e rivalutare. Tocca ai Midnight Priest e con loro la musica cambia decisamente: i ragazzi sono carichi a palla e hanno quella che si chiama “attitudine”, ovvero il sentirsi rock star e comportarsi –sul palco- come tali, anche se davanti hai quaranta persone e non la Wembley Arena. Inevitabilmente il loro heavy classico dalle fortissime coordinate Judas Priest (ma dai?) alla lunga finisce per essere un po’ ripetitivo, ma la costruzione dei brani e la resa è talmente convinta e convincente che alla fine è inevitabile lasciarsi andare e farsi coinvolgere da questi ragazzi che sanno il fatto loro. E’ già il turno per i Doomraiser e il gruppo dimostra che l’esperienza e la crescita maturata negli anni stanno dando i loro frutti. Il loro doom è devastante dal vivo, pesante, plumbeo, opprimente, per niente mitigato dagli inserti di Minimoog di Cynar che invece non fanno altro che aumentare una tensione palpabile, che attraversa tutto il set. La prestazione individuale è ottima, di una grande precisione e sensibilità ritmica, al contempo carica di dinamica considerando le velocità minime a cui la band si muove, con un gran lavoro esaltato dalla prestazione dello stesso Cynar, il quale passa da growl a cantato melodico con ottimi risultati, offrendo una interpretazione di spessore che dona colore a brani funerei, maestosi, che trascinano il pubblico presente ormai in maniera cospicua e lo condannano alla dannazione eterna. Grande prova. Sono quasi le una quando finalmente sul palco arrivano gli headliner. Parte Gorgon ed è già un tripudio. Inutile dire altro, gli Angel Witch sono un gruppo che chi ama l’heavy metal deve amare. La loro musica è heavy primordiale, anche grezzo se vogliamo, ma così efficace, così caratterizzato e particolare, così immediatamente parte del DNA di chi ascolta metal, che è impossibile non emozionarsi da un filotto di canzoni scolpite nella memoria di tutti. Confused, The Sorcerers, Atlantis, White Witch, c’è bisogno di commentare brani come questi? Persino lo strumentale Devil’s Tower viene accolto da un’ovazione, mentre il ristretto pit dell’Exenzia diventa un calderone di pogo e risate. Purtroppo, non sarebbe onesto non riferire anche della scarsissima voce di Kevin Heybourne, praticamente un rantolo afono, salvato solo dal fatto che tutti sanno le canzoni a memoria e non hanno certo bisogno di stare dietro a questi “particolari”. Ottime anche Extermination Day e soprattutto Dead Sea Scrolls, opener dell’ultimo As Above, So Below, che dal vivo conferma di essere un gran pezzo e siamo già al finale, con Baphomet, Angel of Death e l’immancabile inno Angel Witch. Un’ora di concerto non è poi molto e la prestazione del gruppo non può dirsi eccellente, ma in chiusura di cinque ore di musica tutti possono ritenersi soddisfatti dal pacchetto offerto stasera. Certo se qualcuno sperava di vedere IL grande concerto degli Angel Witch, probabilmente dovrà attendere un’altra occasione.



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Gran concerto. Mi dispiace che prima dei doomraiser c'era poca gente.
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Condivido i brividi di Angel Witch. Da paura!
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