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URIAH HEEP - Più forti del tempo
28/05/2015 (1655 letture)
Non capita spesso di poter conversare con una vera e propria leggenda del rock e quando questa occasione si presenta, sono mille le domande che si vorrebbero fare e piacerebbe riuscire a cogliere la scintilla che ognuno di noi si aspetta da un musicista. Nel caso specifico, siamo riusciti ad intervistare Phil Lanzon storico tastierista degli Uriah Heep, in formazione ormai dal lontano 1986. Una persona molto pacata, non di molte parole, ma decisamente nette, col quale abbiamo parlato del recente Live at Koko e di quanto bolle in pentola in casa Heep

Lizard: Benvenuto Phil e grazie per questa intervista. Visto che si tratta della prima che realizziamo con voi e visto che negli anni il vostro rapporto con la stampa è stato spesso difficile, volevo iniziare chiedendovi cosa ne pensate della stampa specializzata. E’ un male necessario? Leggete qualche giornale o qualche sito web, in particolare?
Phil Lanzon: Prima di tutto, vorrei chiarire che i nostri rapporti con la stampa attualmente sono buoni. Presumo che con “stampa specializzata” tu intenda la stampa rock/metal, giusto? Personalmente ritengo che la stampa sia essenziale per informare e fornire un giudizio imparziale sull’artista in questione.

Lizard: Avete da poco realizzato un live album, registrato al Koko di Londra. Come avete scelto questo posto e quali difficoltà avete incontrato durante questa esibizione, se ce ne sono state?
Phil: Il Koko ha una sua precisa grande identità ed è una ottima soluzione per la musica dal vivo. Ha una lunga storia, così come il Shepherds Bush Empire,che è un altro dei nostri posti preferiti per suonare. Nel caso specifico, non abbiamo riscontrato alcun problema.

Lizard: Siete da sempre considerati una delle migliori live band e la vostra scaletta è ormai una lunga sequenza di classici. Ci sono canzoni o album che vorreste riproporre in misura maggiore e che invece finiscono quasi sempre per rimanere fuori? Personalmente, amerei ascoltare più canzoni da The Magician’s Birthday piuttosto che da Sea of Light.
Phil: Con una carriera di 45 anni alle spalle, ci sono moltissime canzoni che vorremmo inserire nella lista, ma probabilmente finiremmo per suonare sei ore: sono sicuro che questo farebbe molto piacere ad un sacco di nostri fans (ride)…

Lizard: In relazione alla domanda precedente, quando componente una scaletta per il tour, che logica utilizzate? Scegliete brani che sapete avere un buon riscontro da parte del pubblico o magari quelli che vi fanno divertire di più?
Phil: Cerchiamo sempre di mantenere una set list al 50/50, metà brani nuovi, metà vecchi. Nel tempo, questo ha provato di essere di gran lunga la soluzione migliore, dato che il nostro pubblico ama davvero anche il materiale più recente, almeno quanto quello vecchio. Dobbiamo ammettere di essere davvero molto fortunati in questo, perché non molte band possono permettersi questo tipo di lusso.

Lizard: Molte band storiche hanno infatti rinunciato a proporre nuovi album e puntano quasi esclusivamente sul repertorio classico. I vostri ultimi album, invece, dimostrano che avete ancora tanto da dare. Fino a dove pensate di arrivare come band?
Phil: Fino a quando le persone continueranno ad apprezzare anche i nostri nuovi album, andremo avanti, fino a dove ne sentiremo il bisogno. Quando smetterà di piacerci quello che facciamo, allora sarà finita.

Lizard: Tra pochi giorni (il 21 maggio, NdA) ricorrerà il secondo anniversario della morte di Trevor Bolder. Ti va di parlarci di lui? Cosa ti ricordi maggiormente di lui, come persona e musicista? E’ stato difficile trovare un nuovo compagno di strada che lo sostituisse?
Phil: Trevor è tristemente rimpianto. Ci ricordiamo di lui e del suo humour nordico con grande amore. Un grande bassista, che non ha probabilmente mai ottenuto dalla stampa i riconoscimenti che avrebbe meritato. Siamo stati molto fortunati perché Russell (Gilbrook, batterista) conosceva già Dave (Rimmer, il nuovo bassista) e lui è riuscito ad integrarsi perfettamente. Un buon musicista con una ottima presenza on stage.

Lizard: Sin dall’inizio, siete stati una band che ha sempre corso, senza un attimo di pausa. E’ così che preferite lavorare o magari avreste gradito di quando in quando un modo più tranquillo di procedere?
Phil: Beh… ci prendiamo in realtà qualche pausa, di quando in quando. A volte un lungo tour si ricollega direttamente ad un breve tour e questo può dare in effetti l’impressione che siamo permanentemente in tour. Non siamo il tipo di band che si prenderebbe sei mesi di stacco, quello no. Ci piace suonare e amiamo suonare dal vivo, è nel nostro sangue!

Lizard: Il vostro stile è riconoscibile tra milioni e sono poche le band che possono dire altrettanto. Pensate che ci sia comunque un margine di evoluzione per gli Uriah Heep in studio, un qualcosa che possa ancora stupire i vostri fan o pensate di aver raggiunto uno standard andando oltre il quale, il vostro pubblico non vi seguirebbe più?
Phil: Lo standard attuale mantiene l’attenzione dei nostri fan sulla nostra musica. Questo non vuol dire che non potremmo permetterci di inserire qualche sorpresa.

Lizard: Negli anni, il mercato discografico si è sempre più ridotto a causa del download illegale e delle piattaforme in streaming gratuito e molte band per guadagnare qualcosa sono costrette a fare molti tour, vendendo direttamente il merchandising. Pensate che questo possa fare bene al rock riportandolo ad una maggiore dimensione live oppure davvero “il rock è morto”?
Phil: Fortunatamente per il rock, si tratta di un genere che vivrà sempre perché è la base fondamentale per la maggior parte degli altri generi di musica. Per quanto riguarda invece il merchandising e le vendite, la musica è la sola cosa che conta, e la passione che riesce ad evocare nelle persone.

Lizard: Avete mai pensato di realizzare un disco dal vivo con un’orchestra o magari un album interamente unplugged? Credo verrebbe fuori qualcosa di unico!
Phil: Abbiamo realizzato un disco unplugged nel 2000, Accoustically Driven. Stiamo in effetti pianificando l’uso di una orchestra per un progetto futuro. Bernie (Shaw, voce) e Mick (Box, chitarra e band leader) hanno anche realizzato un ”Rock Meets Classic Tour” con la Bohemian Orchestra, lo scorso marzo.

Lizard: Recentemente, molte band storiche hanno annunciato il loro ritiro, piuttosto che l’ultimo tour o l’ultimo album, salvo poi rimangiarsi tutto. Cosa ne pensate di questo? Pura speculazione commerciale o davvero è così difficile appendere la chitarra al chiodo e andare in pensione?
Phil: Nella maggior parte dei casi è solo una trovata pubblicitaria, che peraltro non funziona sempre. Le persone non sono sempre così facilmente raggirabili…. Spero!

Lizard: Un’ultima domanda: The Outsider è uscito ormai da quasi un anno. Avete già iniziato a comporre qualcosa per il nuovo album o la pubblicazione del live vi permetterà di rimandare un po’ l’inizio dei lavori?
Phil: Sì, in realtà stiamo pensando al nuovo album in questo momento. Oltretutto, personalmente, sto lavorando su un nuovo musical e sto realizzando dei video per il mio sito web personale, scrivendo delle sceneggiature e una novella. Diciamo che sono molto occupato (ride).

Lizard: Bene, in attesa di vedervi nuovamente in Italia, ti ringrazio per questa intervista e per il tempo che ci hai dedicato. Ti lascio la parola se vuoi aggiungere qualcosa o semplicemente salutare i vostri fan italiani.
Phil: Porta un grande “HI” a tutti i nostri fan italiani. Speriamo di vedervi molto presto in Italia. The Heep will be there to rock your socks off!!!



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