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FREEDOM CALL - Respiriamo senza vivere
07/06/2015 (1703 letture)
Poche volte mi è capitato di non sapere cosa chiedere ad un musicista, questo era il caso in questione, ma appena ci siamo seduti e la chiacchierata ha preso forma, sembrava di essere di fronte ad un amico di vecchio corso. Una splendida discussione sulla musica, le ispirazione e l’uomo moderno, in netto contrasto con il vivere o solo respirare. Leggete accuratamente perché, tra le righe, si nascondono molti piccoli dettagli.

Ad Astra: Ciao Chris, è un piacere conoscerti. Non è la prima volta che ti vediamo a Bologna, sopratutto siete spesso in Italia, mi sembra di capire che avete un ottimo rapporto con il nostro paese.
Chris: Sì, in effetti è vero ci troviamo molto bene. Aggiungi che ho avuto una relazione con una ragazza italiana diverso tempo addietro, quindi penso proprio di essere molto legato.

Ad Astra: Ecco perchè prima mi hai accolto parlando in Italiano!
Chris: Yeah, solo pochissimo! (in Italiano N.d.R.) Pensa che lei è qui stasera nel pubblico dato che siamo rimasti amici. Ci rifletto… posso dirti che sono stato in quasi ogni luogo in Italia tra Sicilia, Sardegna e il sud Italia…mi piacete molto, ecco!

Ad Astra: Pensa che io in Sicilia non sono ancora riuscito ad andarci. Ho viaggiato molto ma quella mi manca!
Chris: Io ci sono stato solo in vacanza, però scommetto che tu sei venuto alla Oktober Fest a Monaco, mentre io da tedesco, non ci sono mai voluto andare.

Ad Astra: Ci sono passato accanto, non mi piacciono molto quei luoghi, ero li per lavoro e ho preferito andarmene alla fine eheheh (N.d.R.).Va bene dai adesso iniziamo a essere seri, o almeno ci proviamo! Facciamo un passo indietro al vostro ultimo album, Beyond; come lo percepisci adesso che è passato oramai un anno e anche qualcosa di più? Sei ancora soddisfatto?
Chris: Io, anzi, noi siamo ancora molto soddisfatti ed impressionati di quello che siamo riusciti ad esprimere attraverso i testi e le musiche. Tutto si combina alla perfezione e tutti siamo contenti e adoriamo suonarle dal vivo; considero la band come un team e siamo contenti di essere riusciti ad esprimere tutto quello che abbiamo costruito insieme.

Ad Astra: So che negli anni passati hai avuto molti problemi nella stabilità della line-up, è possibile che questo risultato sia anche frutto della coesione tra di voi? Magari questa è la volta buona dove tutti vi consideriate come una vera famiglia e continuerete insieme per diverso tempo
Chris: Sì, penso che l’album sia venuto così bene anche per la solidità della line-up, oramai però i Freedom Call esistono da oltre quindici anni e ho capito che non saremo mai una band che guadagna milioni e milioni dagli album. Ci sono diverse motivazioni alle spalle, se penso al nostro vecchio bassista, Samy, non riusciva più a conciliare il lavoro e l’attività musicale, ma se guardo la line-up attuale posso sinceramente dire che questa sia la migliore di sempre.

Ad Astra: Ma con tutte queste difficoltà ci sono mai stati dei momenti nei quali hai pensato di farla finita dicendo “no, non ce la faccio più”?
Chris: Ci sono stati dei momenti, soprattutto quando Dan ha deciso di lasciare, che volevo dire basta. Ma se penso a tutto quello che abbiamo creato non riesco ad allontanar mici: mi sento padre e la band è mia figlia, devo averne cura senza lasciarla morire.

Ad Astra: Capisco, non posso non darti ragione, però questo bambino è cresciuto, anzi diciamo che è cambiato. Se guardo al passato e cerco di confrontarlo con il presente, vedo come le parti orchestrali siano state lasciate un po’ alle spalle concentrandosi sulle chitarre e gli strumenti classici. Senti che sia stata una evoluzione spontanea oppure hai capito di non sentire più certe sonorità dentro di te?
Chris: Penso che tutto dipenda dalla canzone e da come nasca sin dalle origini. Ci sono strutture che si prestano bene, altre invece come quelle presenti nell’ultimo album, che ci fanno concentrare molto sulle chitarre e sul riff portante. Siamo sempre in tour e cerchiamo di scrivere in ogni momento possibile, se capiamo che le tastiere non servono, ma la canzone funziona e a noi piace, non dobbiamo per forza inserirle. Magari nel futuro sentiremo nuovamente questo bisogno sinfonico, ma ora non è nelle nostre corde.

Ad Astra: Ho una domanda un po’ particolare se me lo concedi… molte persone quando pensano alla vostra musica vedono solamente il lato scanzonato e “happy”. Pensi che sia limitativo oppure vi ci rispecchiate dentro queste poche definizioni?
Chris: Vorrei che tu lo sottolineassi questo fattore (ride N.d.R.). C’è stato un periodo, all’incirca dopo Eternity e Circle of Life, nel quale ci siamo chiesti se eravamo realmente una band “metal” oppure necessitavamo di introdurre elementi più dark, magari anche più seriosi, per rendere al meglio o andare oltre. Ci siamo guardati e abbiamo detto no! Andiamo avanti per la nostra strada, che ci vedano tutti come una “Happy metal band” o come una “Flower metal Band”, a noi non interessa perché fino a quando saremo i Freedom Call, potremo essere tutto ciò che vogliamo.

Ad Astra: Dunque che pensiero hai riguardo a quei gruppi che ad ogni uscita insistono sul fatto estremo, che sia musicale o lirico?
Chris: Fino a quando qualcuno scriverà della musica personale, a prescindere dal genere e dalle tematiche, avrà il mio rispetto. So che c’è gente molto brava a comporre certe tipologie di sonorità ed è ascoltando certi gruppi che capisco quanto io non sia portato per concepire canzoni di tale calibro; loro ci sono dentro e la sentono nel profondo. Io comporrei solamente una canzone che non parla di me, alla fine sarebbe come un falso. Chi compone doom o qualsiasi sonorità oscura lo fa dal cuore, meritano rispetto, io solamente non sono così. A me devi dare la luce e il sole (Ride N.d.R.).

Ad Astra: Quindi mi stai dicendo che non c’è mai stato nessuno che ti ha detto qualcosa o dato un consiglio sulla direzione da intraprendere a livello stilistico in tutti questi anni. Magari dicendoti “guarda che così non funziona”.
Chris: Comporre musica non è nient’altro che riuscire a rappresentare quello che hai dentro attraverso delle note musicali, nel esatto momento in cui stai componendo. I miei amici, quelli veri, apprezzano me come persona e solamente dopo arriva il lato musicale; molti di questi miei amici, che non apprezzano quello che faccio, gli voglio bene comunque e li definisco tali perché sono sinceri. Le musiche sono il tuo specchio per raccontare, diventa impossibile scindere composizione e interiorità.

Ad Astra: Quindi tutto quello che si può sentire oggi all’interno di un vostro disco è frutto delle tue emozioni, oppure sei così magnanimo da lasciare anche agli altri’ l’onere della creazione?
Chris: No tutti componiamo insieme: chitarristi, bassista, batterista sono parte di un team, ci si aiuta e compensa a vicenda. Pensa che Lars il nostro chitarrista ha composto la titletrack di Beyond per cui non mi sento un tiranno, anche se agli occhi di qualcuno magari posso sembrarlo (Ride N.d.R.).

Ad Astra: Ora mi devi togliere una curiosità, che non c’entra nulla con quello di cui stiamo parlando… Se guardo l’artwork di Beyond mi viene in mente subito il leggendario Keeper of the Seven Keys. Un caso oppure ce lo vedo solo io?
Chris: No dai, se tu ce lo vedi è un caso ma anche se fosse davvero non è stato concepito volontariamente. Gli Halloween sono stati una nostra grande influenza ma solamente a livello prettamente musicale. Pensa che su Facebook mi scrivono spesso molti fan per chiedermi informazioni sugli album e le canzoni, a volte mi dicono che quel passaggio di quella canzone ricorda un’altra di quel gruppo sconosciuto. Io mi metto a ridere e dico “Ma chi sono questi?”; generosamente apro youtube, ascolto e noto che c’è un tom o il ride della batteria magari che per trenta secondi suona identico ad una nostra canzone. Penso sia estremo questo aspetto, ma d’altra parte mi fa un immenso piacere perché comprendo quanta attenzione ci sia dietro ogni nostro ascoltatore. Se componi una canzone di sei minuti con uno stacco di gong al centro e dall’altra parte del pianeta c’è una canzone che ha un gong in mezzo e dura sempre sei minuti, loro la vedranno identica (Ride N.d.R.)

Ad Astra: Ti capisco, mi viene da ridere anche a me perché ho incontrato certa gente. Però come hai detto c’è la dimostrazione di una cura nell’ascolto, cosa che spesso non accade in questo mondo “take-away”. Pensi dunque che ci sia del buono ancora nel metal di oggi oppure tutto è irrecuperabile?
Chris: Sappiamo benissimo che il fattore vendite è una percentuale minima rispetto a quindici o venti anni addietro; è molto dura fare soldi come musicista, facendo solo musica. Molte band sono sparite, molte altre invece sono comparse dal nulla e non posso farci nulla, come non possiamo cambiarlo questo mondo per il momento, dobbiamo solo accettarlo per quello che è diventato. Posso solamente avere la forza per trovare il bello e il positivo in ogni situazione che mi si presenta di fronte, andare dritto per la mia strada e fregarmene. Se salissi sul palco pensando al negativo della musica moderna, non riuscirei a suonare come vorrei e il pubblico sarebbe il primo a risentirne.

Ad Astra: Lo hai detto tu che ogni giorno un musicista nuovo sale in cattedra, un gruppo viene creato e così via. Mi sono sempre chiesto se magari dal punto di vista artistico ci sia magari un fine per la musica, esisterà un momento in cui non ci sarà più nulla da comporre?
Chris: Credo proprio che non finirà mai, per molti è la fonte di vita senza cui non respirano. Potremo dire che un giorno l’umanità finirà il pane, l’acqua o qualsiasi bisogno primario, ma la musica no, quella non può finire. Tutto è più veloce oggi e non ci fermiamo mai a pensare alla realtà delle cose; ricordo che quando ero giovane passavo settimane o mesi ad aspettare che uscisse il nuovo album dei Judas Priest o degli Iron Maiden, ora invece basta un qualsiasi social network che ti ascolti un mp3 o vedi la cover e qualsiasi cosa che concerni il nuovo disco. La vita è diventata tutta troppo veloce anche per l’essere umano stesso che non si accorge se sta vivendo oppure solo passivamente transitando tra gli eventi. Oggi magari si ascoltano i Sonata Arctica, ascoltano un mp3 e dopo dieci minuti mettono su un altro gruppo che non c’entra nulla: bisognerebbe pensarci bene su questo modo di concepire la musica. E’ triste ma la mentalità chi la può cambiare se non chi ci si rispecchia in questa attitudine?

Ad Astra: Sono senza parole, e non voglio rispondere perché la vedo nella stessa identica maniera. Andando avanti, che forse è meglio mi viene da chiederti se per caso hai sentito o visto band in giro per il mondo che hanno una stile influenzato dai Freedom Call, senti di aver regalato anche tu nuovi gruppi al mondo oggi?
Chris: Penso di sì, o almeno lo spero! Riflettendoci in passato però mentre sentivo delle band c’era quel passaggio che mi faceva dire “Ohh yeah yeah yeah eh eh eh”. Mi sembrava già di conoscerlo (ride N.d.R.) ma magari mi viene da pensare che esisteva ancora prima che lo creassi io, così mi trovo dall’altra parte. Chi lo può sapere? La musica non si scopre, è sempre esistita e sempre sarà li, vicino a te. A volte leggo dei giornali che ci sono sonorità tipiche dei Freedom Call all’interno di un dato disco, mi viene da ridere, ma di contentezza.

Ad Astra: Capisco capisco, e come non esserne soddisfatti? Senti che ci siano differenti prospetti emozionali da paese a paese oppure i vostri brani vengono percepiti nello stesso identico modo ovunque?
Chris: Sì, l’ho sentito diverse volte questo aspetto differente, non posso però dire che questo o quel luogo sia meglio o peggio. Sino a quando suonerai una canzone e la gente urlerà di piacere, sentirai l’essenza della vita; se inoltre ci metti che quel concerto riesce bene allora ottieni un ulteriore risultato, quello di far capire a chi hai di fronte che sei un bravo musicista. Devi preoccuparti se la gente urla e si agita prima che tu inizi a suonare. (Ride n.d.R.)

Ad Astra: Sì, in effetti se ti urlano prima c’è qualcosa che non funziona! Cambiamo argomento, sei rimasto in contatto con Dan (Zimmermann, storico batterista e cofondatore del gruppo N.d.R.) oppure non vi sentite più?
Chris: Certo che siamo amici, ha solo avuto dei figli, diventando padre le sue priorità sono cambiate radicalmente per me l’importante è che sia felice. Gli amici sono una cosa e la musica un’altra, i due argomenti non posso collidere tra loro.

Ad Astra: Certamente, non ti posso dare torto. So anche che sei stato ospite di un album di una nostra formazione italiana, i Vexilium, li conoscevi già oppure è stata un’occasione nuova?
Chris: Avevamo fatto il tour insieme due anni fa di supporto ai Rhapsody, lì siamo entrati in contatto dividendo il tourbus. L’anno scorso ero a Livorno e ci siamo rivisti e niente di più, tutto è filato liscio e mi ha fatto piacere.

Ad Astra: Ok perfetto, Sono arrivato alla fatidica ultima domanda: c’è già in programma un nuovo disco? Puoi raccontarci qualcosa?
Chris: Certamente che c’è già in cantiere il nuovo disco, ma non ti posso dire nulla proprio perché non c’è nulla, siamo in fase embrionale. Appena torneremo dal tour inizieremo a scrivere seriamente materiale nuovo, in completo relax, concentrandoci sul lavoro da fare e sulle idee che mi arriveranno da questo tour in attesa dell’estate che sta arrivando.

Ad Astra: Perfetto, non ci resta altro che attendere allora. Sono molto contento di averti conosciuto e ti auguro un buon concerto, noi ci rivediamo sotto il palco. Grazie ancora Chris.
Chris: Grazie a te, sono sicuro ti divertirai stasera! Ciao amico. (tutto questo in italiano N.d.R.)

Uno speciale ringraziamento a Mauro “My Refuge” Paietta per l’aiuto nella preparazione di questa intervista.



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HeroOfSand_14
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Bravo Andrea, bella questa chiaccherata e sempre disponibile Bay, penso uno dei musicisti metal più alla mano (assieme a Sammet e pochi altri). I Freedom meritano il supporto che stanno ricevendo e le lodi per quel gran disco che è Beyond. Complimenti!
Radamanthis
Domenica 7 Giugno 2015, 11.21.31
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Bella intervista, bravi Ad Astra e My Refuge! Chris Bay è senza dubbio un grande personaggio del power metal e i Freedom Call certamente un'ottima band che ha raccolto molto meno di quanto avrebbe meritato! Se un disco come Beyond lo avessero sfornato altri gruppi si sarebbe gridato al miracolo invece se lo sono cagati in pochi purtroppo...
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