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GRAVEYARD (SPA) + BLACK OATH + DECAPITATED CHRIST - Circolo Colony, Brescia, 30/06/2015
05/07/2015 (2106 letture)
The Undertaker European Convention 2015 è il nome scelto per il tour delle due death metal band spagnole Graveyard e Decapitated Christ, che nell’ultima data del tour, al Circolo Colony di Brescia, si accompagna anche ai doomster italiani Black Oath. La qualità musicale coinvolta è parecchia, ma nonostante l’ingresso gratuito il fatto che la data fosse in settimana ha limitato l’affluenza, ma i soliti appassionati non hanno mancato la data in questione.


DECAPITATED CHRIST

Gli spagnoli Decapited Christ, da Barcellona, accompagnano i connazionali Graveyard in questo tour estivo, e salgono sul palco per primi, proponendo subito un death metal aggressivo e piuttosto vario, spesso assestato su un incedere cadenzato che strizza l’occhio ai Bolt Thrower (peraltro citati con uno snippet dell’intro di Cenotaph, n.d.r.), ma subito pronto ad accelerare il pace dietro alle pelli, ricordando così anche i Deicide, forse per la timbrica fortemente gutturale della voce. I pezzi sono piuttosto convincenti (maturati in ben 4 full in 10 anni di attività) e l’impegno del gruppo è premiabile anche davanti a solo una trentina di astanti. In generale l’approccio è marcatamente old school, ma comunque contemporaneo e non prevedibile. Tra i pezzi più riusciti, sicuramente troviamo l’ultima Death Into The Crypts, che suona quasi come un tributo agli Asphyx, tanto che lo stesso Van Drunen appare come guest della versione in studio.


BLACK OATH

I lombardi Black Oath intendono riprendere la tradizione del rock/metal occulto italiano, a partire dalle radici di gruppi come Death SS, The Black, Paul Chain, Black Hole, Epitaph, chiamando così "cursed rock music" la loro proposta, essenzialmente incentrata su uno stile di doom metal che unisce alla pensantezza e solennità del doom più cupo i tratteggi melodici ed energici dell’heavy classico britannico. Il loro nome si è consolidato attraverso numerose uscite quali 7” e demo, ma anche con due full-lenth all’attivo. In attesa dell’uscita del nuovo e terzo album, To Below and Beyond, prevista per la fine di quest’estate, vengono ad hoc proposti alcuni inediti, quale la già presentata Wicked Queen, in cui il classico stile del gruppo si mescola a qualche giro ritmicamente più incalzante, alla Mercyful Fate, e ad alcune delle melodie più coinvolgenti tra quelle proposte.

Immancabili anche i pezzi dall’ottimo Ov Qliphoth and Darkness, del 2013: riff essenziali ma malvagi e graffianti, direi quasi in stile Candlemass, si sposano con un drumming solenne, ma vario nei fill, e con una prestazione vocale tormentata e che ricorda, per timbrica, quella di alcuni gruppi NWOBHM. Tra i pezzi migliori, decisamente Drakon, Its Shadow upon Us, che mette in luce l’evidente talento compositivo del gruppo e il raro gusto per musicalità, linee vocali e arrangiamenti. La proposta è in realtà più varia di quella che avrei potuto rendere con questa descrizione, per cui un ascolto è consigliatissimo per ogni amante di queste sonorità, o curioso in generale.


GRAVEYARD

Giunge quindi il momento degli spagnoli Graveyard, una realtà in crescita nel panorama death metal, che ha saputo convincere con una pletora di demo e 7”, un eccellente demo di debutto e nel 2013, lo spettacolare The Sea Grave, un manifesto di devozione al death metal senza compromessi, alla distorsione a zanzara e agli Antichi. Se si dovesse cercare un paragone, quello con gruppi come Dismember o Grave è immediato, ma il sound dei Graveyard suona più marcio e strizza l’occhio anche agli Autopsy, ma senza rinunciare all’approccio marziale e diretto dei tanto cari Bolt Thrower.

Quindi, spesa qualche parola di circostanza per inquadrare bene il tutto, parliamo dell’esibizione dal vivo. I Graveyard hanno un impatto feroce, con la classica distorsione da HM-2 che solleva un muro sonoro da spettinare i presenti, pur sacrificando in parte la comprensibilità dei riff. La prima traccia Visitations of the Great Old Ones esprime al massimo le intenzioni musicali degli spagnoli, con accordi dissonanti e tremolo picking, tempi grind contrapposti a slow-tempo pesanti come il cemento, e poi d-beat a profusione nella parte centrale e soprattutto, un eccellente gusto musicale che rende i pezzi subito apprezzabili e di facile presa, senza rinunciare al taglio ostile e brutale che questo genere non può non avere.

Nonostante sia l’ultima sera del tour, e nonostante il pubblico sia così poco numeroso (in contrapposizione alle notevoli dimensioni del Colony), i Graveyard esprimono l’intenzione inequivocabile di dare il massimo, concedendosi spassionatamente alla musica e sfoggiando una presenza scenica invidiabile, oltre ad un’intensità musicale assolutamente vincente. Ogni estratto da The Sea Grave sarebbe meritevole di qualche parola di commento, ma trattandosi di una band per i più ancora da scoprire, vi lascio con il consiglio spassionato di dare un ascolto a quel disco, per capire cosa significa dare un buona lezione di death metal ai giorni nostri.



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The Undertaker European Convention 2015 - GRAVEYARD
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