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CLAUDIO MILANO - L'idea di una vita vissuta come forma creativa a sé.
18/07/2015 (2224 letture)
L'intervista che oggi Metallized.it vi offre è ad opera di un nostro ex-collega: Gianluca Fontanesi. Lo scritto, per problemi tecnici e grande mole di lavoro redazionale, non era stato pubblicato finora. Nonostante sia passato del tempo, abbiamo ritenuto opportuno pubblicare l'intervista sia per i suoi contenuti molto interessanti, sia per rispetto all'eccellente lavoro svolto. Buona Lettura!

Gianluca: Ciao Claudio, benvenuto su Metallized! Partiamo in direzione ostinata e contraria: immagina di essere davanti a persone che non conosci e che non ti conoscono, come ti presenteresti? Chi è Claudio Milano?
Claudio: Uno che a furia di far le cose di testa sua s'è ritrovato seduto per terra e diciamo che fin qui va bene, perché ad esser sdraiati si rischia di rientrare nella categoria della rima baciata “Chi è steso dorme o muore, oppure fa l'amore”, un incubo!

Gianluca: Il cofanetto che racchiude Bath Salts e L’Enfant Et Le Ménure è curatissimo e davvero molto bello anche a livello visivo: quanto è importante per te fondere adeguatamente questo con la tua musica? L’impostazione dei testi nel booklet di Bath Salts e l’uso di onomatopee ricorda molto il futurismo, ti ci ritrovi in questa descrizione?
Claudio: Per me è essenziale rendere l'idea di una vita vissuta come forma creativa a sé. Anche l'aria che respiro nei miei momenti più “vivi”, sa trasformarsi in qualcosa d'importante e assolutamente “mio”. Con questo cofanetto e ancora di più col digipack dell'appena pubblicato UKIYOE, ho voluto donare parte di me a chi si avvicina al mio mondo che è fatto di suoni, immagini, parole, gesto performativo legato alla realizzazione di un concept vasto perché pari a "vita”, percezioni più o meno sottili. Nulla va tralasciato. Da ex studente in un'Accademia di Belle Arti, in teatro, in Conservatorio, non potrei fare altrimenti. Primo step per il box è stato l'individuazione di artisti che rispondessero all'universo sonico, verbale e concettuale. Le visioni tra naif metropolitano e bohemienne, feroce, di Effe Luciani, mi hanno incantato. Assieme sono stati studiati dei percorsi di poesia visiva legata ai testi e lui li ha resi come parte integrante della sua vita, percorsi interiori, emotivi, viscerali nel senso meno metaforico del termine. Per L’Enfant Et Le Ménure e la sua paradossale mole di collaborazioni mondiali, c'era bisogno di una visione che mostrasse bimbi coraggiosi, capaci di trasfigurare la realtà in qualcosa di magico e qui Marcio Bellina dei MoRkObOt è stato straordinario. Ma lo è stato anche Arend Wanderlust con i suoi mosaici, che rendono la relazione con l'altro (ogni uomo è una tessera in mezzo ad una rete di fili e qualche buco), un gioco agrodolce. Io, di mio, ho curato la scatola, marchiandola con impronta di labbra a tinte fluo', firma e numero di catalogo. Su UKIYOE mi sono spinto anche oltre e ho realizzato in prima persona un ciclo di dipinti, illustrazioni e pannelli che sono andati a definire l'artwork. Non solo, ogni copia è racchiusa in plastica illustrata a mano e le edizioni limitate sono ready-made formato A3, realizzate con gesso, colle, colori, fotografie, resina, canapa grezza, cartone, vino, caffè. Se potessi staccarmi un braccio e donarlo assieme al cd, lo farei.

Gianluca: Di cosa parlano i due dischi a livello concettuale?
Claudio: Bath Salts parla di cannibalismo nei rapporti interpersonali, lo descrive attraverso racconti di guerre private e guerre di massa, non tralasciando mai il particolare che anche la guerra è un tramite nelle dinamiche umane e che la ricostruzione è sforzo immane, sempre (la rilettura integrale del capolavoro a firma Brecht/Fiorenzo Carpi, Portami un Fiore ). E' un disco che riduce all'essenziale, come nel racconto di un cantastorie post atomico, il vestito attorno ai brani (voce, arpa, pietre sonore, elettronica e poco più, all'occorrenza), ma che non rinuncia a manifestarlo nella sua essenza “acida”, obliqua.
L’Enfant Et Le Ménure è un disco che si muove in direzioni assai differenti, racconta della capacità infantile di trasformare l'orrore in meraviglia e dunque di attitudine naturale ad aprirsi alla scoperta, al senso di stupore che intende la quotidianità come un viaggio sempre speciale. Per questo, s'appoggia appresso ad elettronica e voce, ma usa timbriche soniche di ogni tipo, epoca e latitudine, in modo giocoso, divertito, anche assai estremo. La mia voce qui è stata naturalmente modulata su più di 7 ottave, con una ricerca assai ben condotta appresso a suoni di flauto, fischio e subarmonici, nell'imitazione dell'emissione di suoni emessi da animali.

Gianluca: Come mai la scelta di includere Neve Sporca e Musica Cruda (comunque ottime) solo nelle primissime copie del cofanetto?
Claudio: Si è trattato di una scelta dettata da esigenze economiche ma anche dalla consapevolezza che 6 dischi non sarebbero stati mai ascoltati. Tieni conto che la critica più ovvia ricevuta è stata, “estenuante”. Peccato, cose come le versioni di Gallia, Red Sumarine, L’inventyasogni da Neve Sporca sono tra le mie cose migliori e così anche Interior Landscape. Da Musica Cruda non riesco a prescindere da Apnea e dalla versione a cappella di Vedrai, vedrai (enco), dedicata a Patty Waters.

Gianluca: Hai avuto diversi riconoscimenti internazionali con questi ultimi nati e una lunga sfilza di elogi da parte di gente non di madrelingua italiana; pensi che, nonostante tutto, l’italianità possa tarpare le ali a prescindere soprattutto a un artista d’avanguardia e con un certo tipo di personalità?
Claudio: Un'artista ha riconoscimenti di peso solo se figura su testate musicali cartacee e online, considerate universalmente importanti: Scaruffi.com, The Wire, Les Inrocks, Uncut, siti come The Quietus, Drownedinsound, Tiny mix tapes, solo per citarne qualcuno. E' orrendo, ma è vero, purtroppo. NichelOdeon e InSonar non hanno mai goduto di tanta grazia, ma sono stati sempre apprezzati dalla critica, sin dalle prime pubblicazioni, nel 2008 (i miei primi album solisti invece, sono “riemersi” sull'onda emotiva di quanto pubblicato dopo). Il supporto è andato progressivamente diminuendo con gli anni. La quantità esagerata di materia scritta appresso a Cinemanemico live ha sorpreso tutti all'epoca. Bath Salts/L'Enfant et le Ménure ha ricevuto un plauso più solido (quasi in maniera unanime Bath Salts, in America, è stato assai criticato perché troppo legato a una parola che un anglofono non riesce ad avvicinare; su Progarchives.com è il disco meno quotato del mio intero percorso) ma ha anche ricevuto un terzo delle recensioni di quel dischetto e UKIYOE, sta andando in picchiata, confermando il trend. Se ne parla sempre meglio, ma sempre meno. Perché? Facile. Chi scrive di musica lo fa per passione e intende il proprio un “supporto all'artista”. Ci si aspetta poi che l'artista faccia un passo avanti, anche in termini di notorietà, consenso. Se questo non accade, decade anche il supporto, non solo, ci si interroga anche in merito alla validità di quanto sostenuto in passato. Se d'improvviso Blow up dedicasse una copertina al mio percorso, io sarei improvvisamente considerato “ufficialmente bravo”. Figuriamoci se una cosa del genere la facesse The Wire!
Di base, si è creato chiacchiericcio attorno alla mia musica, ma null'altro. Non si è mai finiti tra le classifiche di fine anno “che contano”, mai su una copertina anche solo col nome del progetto. Si è creato un effetto paradosso. Tutti a dire “geniale”, “fantastico”, “tra le più grandi uscite” e poi... alla resa dei conti, Vasco Brondi, Baustelle ed Edda Rampoldi, celebrati come fari dell'avanguardia e la mia musica messa in un cantuccio, senza neanche la possibilità di un micro tour promozionale, perché alle orecchie di tutti, non abbastanza avant da essere avant, non ascrivibile a generi istituzionali e dunque, condannata al dimenticatoio. Dunque, io futuro non ne ho certo, ma tanti italiani che fanno musica strumentale hanno un riconoscimento importante e vero all'estero. Basta non cantare in italiano...

Gianluca: Cosa pensi della nostra scena musicale?
Claudio: Ce n'è una istituzionale che è veramente ridicola, giornali come XL di Repubblica o l'edizione nostrana di Rolling Stones sembrano compilati da dissociati mentali.
C'è poi una realtà underground che è il paese dei balocchi. Cantanti come Dalila Kayros, Stefano Luigi Mangia, Katya Sanna, Coucou Selavy, all'estero non li immaginano nemmeno, ma così dischi come La Fisica Delle Nuvole dei Deadburger Factory, Night Dress dei Butcher Mind Collapse, Sinistri degli Starfuckers...
Questa roba qui è fantascienza pura, ma la lista è grande ed include Alessandro Grazian ; C’Mon Tigre; Paolo Saporiti; Maisie; Bachi Da Pietra; Pane; Fabrizio Modonese Palumbo & Ernesto Tomasini; OTEME; Mariposa; Garden Wall; Valerio Cosi; Daniele Brusachetto; Deasonika; Compagnia D’Arte DrummaticaKurai; Illachime Quartet; SADO; Riciclato Circo Musicale; Trabant Mobil; Luigi Porto ; ma la lista è enorme e non esclude nomi come Paolo Conte, Massimo Volume o Vinicio Capossela. Tutte queste persone/band/progetti, hanno offerto punti di vista altri e assolutamente inediti, profondamente creativi, ma faticano a stare a galla, o sono già tramontati a vantaggio di un maledetto indie rock che suona da 30 anni lo stesso pezzo. Alla resa dei conti, si celebra Battiato che fa un disco scialbo di remix assieme a Pischetola. E' ridicolo. Il Tenco lo vince gente come Baccini (!)... Tutti tirano indietro e tornano i CSI con Angela Baraldi a far da voce, Nada viene celebrata come “interprete dell'anno”... (si, bello il disco, ma Dio santo, lei non si può ascoltare...).
Da quando le etichette indipendenti hanno smesso di fare il loro mestiere, è diventato “indie”, quello che vorrebbe essere di massima fruizione e non ci riesce, il resto è perdente a priori.
Cosa vuol dire? Che devi supplicare per un numero di catalogo, pagare stampa, distribuzione ecc. per riceverlo e l'etichetta non fa un beato accidente. E' già un miracolo se riesce a procacciarti due-tre contatti per delle recensioni, ma è tutto autoproduzione pura.
Prima o poi, uno molla, anche perché, parliamoci chiaro, siam bravi in Italia a celebrare i morti e ad ammazzare lentamente i vivi, se Michelangelo avesse dipinto solo di domenica, non avrebbe mai affrescato la Sistina e nessuno l'avrebbe fatta allo stesso modo al suo posto. Stratos sarebbe rimasto a cantare Pugni Chiusi e noi vivremmo ancora in quelle palafitte a cui mai torneremo, perché c'è sempre uno svogliato figlio di papà con nevrosi e denaro a sufficienza per creare qualcosa di bello, gli altri, a crepare all'ILVA o in un call center. Che schifo, mi viene il vomito.

Gianluca: La tua musica non è di facile fruizione. È musica ragionata, teatrale, con maree di influenze, spunti e con dietro una ricerca costante; come ti poni in un mondo che potrebbe ascoltare il tuo lavoro su YouTube liquidandolo in trenta secondi come astrusa corbelleria o, ancora peggio, in un mondo che potrebbe relegarti in un’oscura cartella in un hard disk aperta giusto per sapere ciò che fai? Pensi che sia ancora possibile inscrivere opere d’arte nel tempo?
Claudio: Sì, non è necessario essere “ricercati” per fare qualcosa di artistico. Di certo però, del mio percorso resterà poco o nulla, è nel suo DNA. Sono un lemming nato.

Gianluca: Hai fatto uso di Musicraiser, com’è andata? Cosa ne pensi del mercato in questo senso e dell’annosa questione sul pay to play?
Claudio: E' andata non benissimo. Ricevi supporto dalle piattaforme in relazione a quanto chiedi agli utenti. Dunque, le piattaforme si appoggiano alle label, con le quali finanziano e promuovono i nomi più noti. Gli altri tiran su qualche spicciolo, qualcuno fa 30.000 euro per un disco, ma dove lo incide, agli Abbey Road, in una vasca di Swarovsky con dentro Paris Hilton???

Gianluca: Le sfumature della tua musica e la loro origine sono tantissime e si riescono a percepire; parliamo invece di quelle letterarie: quali sono? La figura di Gesù ricorre spesso in Bath Salts, come l’hai interpretata?
Claudio: I miei capisaldi letterari son pochi libri: “Il Porto Sepolto/Allegria di Naufragi” (Ungaretti); “Morte a Credito” (Céline); “Canti del Caos” (Moresco); “Trilogia della Città di K” (Ágota Kristóf); “Chroma” (Derek Jarman; “Una Particolare Forma di Anestesia chiamata Morte” (Galiazzo).
Leggo costantemente testi religiosi ed esoterici di ogni epoca e latitudine. La figura di Cristo è stata riportata con le contraddizioni che la contraddistinguono nelle diverse letture ed interpretazioni del Vangelo. E' intesa nella sua assoluta, quanto straordinaria umanità.

Gianluca: Ora un azzardo. Ci sono molti spunti in questi dischi che si presterebbero all’avant-garde, una nicchia del metal che fonde musica estrema con teatralità e concetti complessi, quindi ti chiedo: storceresti il naso se i tuoi lavori fossero arrangiati in maniera più “potente”?
Claudio: Ognuno può arrangiare il mio materiale come meglio crede. In merito a me...
Tra il '94 e il '96 ho fatto parte di una band avant metal (se vuoi quanto prodotto, basta chiedere). Io amo i Devil Doll. Nell'ultimo UKIYOE ho chiesto ad Andrea Quattrini di mettere in evidenza nei brani Ohi Mà, I Pesci Dei Tuoi Fiumi, ma in particolare nella prima sezione della lunga suite MA(r)LE, l' amore comune per i Naked City ... credo l'esito meriti un ascolto...

Gianluca: Hai ospitato in questi progetti oltre cinquanta musicisti provenienti da ogni angolo del globo: quanto è stato difficile gestire il tutto?
Claudio: 82 per la precisione, una cinquantina solo in L'Enfant et le Ménure ...
E' stato un azzardo stravinto, in quanto ad In Sonar, ma come puoi immaginare, in relazione a continue adesioni, defezioni, ridimensionamento o rinforzo dei contributi. Dovevano esserci anche David Tibet, Carla Bozulich, Jamie Stewart , ma poi ci siam persi strada facendo. In qualche caso ho dovuto rinunciare a contributi più estesi. Nik Turner mi aveva chiesto di suonare su tutte le tracce. Chad Wackerman, Jimmy Spitalieri e James Morrison (non quello ehehe, intendo, il trombettista storico di Frank Sinatra), mi hanno scritto con grande ritardo, a disco chiuso.
E' stato brutto doversi confrontare con le malattie di musicisti (che per rispetto non cito) che da lì a poco sarebbero scomparsi, con musicisti che dovevano esserci e non hanno potuto per clausole discografiche.
E' stato come avere un universo in moto con le sue contrazioni, fantastico, eccitante, ma anche faticosissimo e tutto sulla base di un pugno di bozze per elettronica e voce.
Di ogni brano, avremmo potuto farne almeno 10 versioni diverse.
Assai diverso il meccanismo di Bath Salts fatto d'interazione diretta, vissuta, non di networking. Bath Salts è nato in un momento orrendo della mia vita, tristemente null'affatto concluso, ma si è sviluppato con una naturalezza, una facilità disarmante. La sessione per L’Urlo Ritrovato è stata la più bella della mia vita, ma ricorderò a lungo anche quella di 7 Azioni (Musica Per La Carne). Tutto il disco è nato però sotto una stella assai benevola.

Gianluca: Spulciando la rete, ho trovato tue dichiarazioni in cui sostenevi che questo sarebbe stato il tuo ultimo album, o comunque la chiusura di un cerchio; pensi che prenderai direzioni diverse o si prospetta un momento di pausa?
ClaudioE qui arriviamo ad oggi. Anzitutto con delle scuse dirette a te e all'intera redazione per i miei tempi biblici nella gestione dell'intervista, ma sarò onesto, se quanto ha anticipato la nascita del box è stato traumatico, quello che è arrivato dopo è stato peggio. Mi son ritrovato con gravi problemi di salute, economici, logistici, relazionali, che continuano a tenermi in campana alla soglia dei quarant'anni, che compio domani. E' successo di tutto e troppo in fretta, affinché io potessi tenere salde le redini di una vita, che si è completamente sfaldata. Troppe cose hanno dovuto avere priorità davanti all'argomento musica e dunque, non c'è stata neanche la possibilità di portare dal vivo i progetti, come tanto, tantissimo, desideravo. Quello era il mio obiettivo, ma sono stato rimpallato da locali, festival e dopo un investimento emotivo, d'ingegno, tempo e denaro, così grande, è stato un colpo davvero duro da digerire e considerare appresso all'autentico nulla, di una vita a ramengo. Ho scritto un paio di brani (Ohi Mà e Veleno, che poi avrebbero fatto parte di UKIYOE) e mi son fermato.
Mentre ero in clinica, ho ricevuto un contatto dal regista Francesco Paolo Paladino, conosciuto a Piacenza in occasione di un concerto di James Blackshaw. Dopo aver visto il video di Andrea Butera per Secca In Festa voleva propormi un lavoro audiovisivo su tema, il mare. La mia risposta è stata prima negativa, la mia degenza poi è divenuta sempre più lunga e mi son dato la chance di avere al mattino un obiettivo per dar senso alla giornata, io abito a 15 km dal mare. Da quel momento, è nato un lungo, dolorosissimo periodo di lavoro, possibile grazie alla promessa di Francesco del finanziamento della stampa del lavoro multimediale come CD + DVD film UKIYOE (+ Quickworks & Deadworks + un videoclip su mio concept e storyboard, regia di Pietro Cinieri dal titolo Tutti I Liquidi Di Davide) e ad un assegno ai fini dell'incisione, ricevuto da parte di una coppia di mecenati, assegno usato in parte anche per le mie cure.
Ho dovuto fare i conti con una voce che non riconoscevo più, a tratti, con musicisti non più disposti così facilmente ad interagire ad un progetto che ormai è chiaro, non porta da nessuna parte. Ho fatto di una stanza sulla SS7, in provincia di Taranto e di uno studiolo di registrazione gestito da Mimmo Frioli dei Karma In Auge, un laboratorio di partenza. Tutto è partito al contrario, dalle tracce della mia voce e da partiture che inviate a dei collaboratori, ai quali è stato affidato un ruolo essenziale nella gestione della materia sonica, sono state rielaborate integralmente. Erica Scherl, Vittorio Nistri dei Deadburger, Stefano Giannotti di OTEME, Josed Chirudli, tra i massimi contribuenti, hanno realizzato ognuno un proprio arrangiamento per lo stesso brano, che come in flussi di maree, in studio, assegnati ciascuno ad un canale, sono stati mossi, in un gioco di presenze, assenze, compresenze, fino alla definizione di un mosaico cristallizzato. Un disco che muove da una iper-forma iniziale che va a dissolversi progressivamente in astrattismo sonico e infine pura musique concréte. Oltre agli ospiti citati, alcuni compagni d'avventura di sempre, il mio fratello maggiore in musica e compagno d'ogni avventura musicale da me prodotta (salvo rare eccezioni), Paolo Siconolfi, che a 1200 km di distanza ha dato forma definitiva al disco attraverso centinaia di e-mail notturne. Poi, Luca Pissavini e Francesco Chiapperini, dal 2009 al seguito di NichelOdeon. Come in Bath Salts, Raoul Moretti, Pierangelo Pandiscia e Vincenzo Zitello; Marco Tuppo, cofondatore di InSonar; jazzisti di livello come Camillo Pace e Massimiliano Milesi. Ma anche grandi voci, i fratelli elettivi di ricerca Dalila Kayros (voce dei Syk), Erna Frassens , Stefano Luigi Mangia, Laura Catrani e anche quella di mio nipote Luca (dei Nero Moderno, in Bath Salts c'era mia mamma, Anna Caniglia) e l'acceso recitarcantando dell'amico e poeta vero, Vito Antonio Indolfo degli AcomeandromedA. Questa volta, Marcello Bellina ha provveduto a drones, con la sua chitarra apocalittica. Eugenio Sanna ha inseminato di detriti avant un drone elettronico di Alessandro Seravalle dei Garden Wall a chiudere il disco. Andrea Quattrini invece ha movimentato, di fatto, il disco più ritmico a mia firma. Paladino, in soli tre giorni ha definito quanto di visivo si poteva raccontare parlando di acqua intesa, come moti di coscienza che vanno a sedimentarsi e a scardinare certezze, portando a galla fantasmi e nodi mai risolti nella vicenda di quattro naufraghi. Io ho ripreso in mano pennelli dopo 10 anni e ho trasformato la mia stanza in un cantiere per dare un volto di maree e meduse, all'artwork. Ne è nato un progetto estremamente denso e fruibile, sotto la sigla di un diario intimo, NichelOdeon e quella della ricerca sonica più avanzata, InSonar, che come i precedenti e forse anche più, non avrà facile fruizione live, ma che già ha riscosso un importante esito in termini di critica internazionale. Davvero un arazzo di caos, inaspettato.
Ora, non credendo più di poter fare tutto da solo, avrò una manciata di dischi in un solo anno, in cui appaio in qualità di ospite e/o autore, con Maisie, Fabio Zuffanti/Stefano Agnini, Marco Tuppo, Erna Frassens Aka KasjaNoova, Furclap (con Paolo Tofani e Tony Pagliuca), Dalila Kayros (un disco per due voci sole, la mia e la sua), tributi a Peter Hammill e Ivan Cattaneo...
Chissà che non sia la mia penna il vero tramite, ma la mia sola voce. Altrimenti, che vita sia e sia essa stessa creazione vera e si spera, gioiosa.

Gianluca: Il secondo disco di L’Enfant Et Le Ménure, Ashima, è ispirato a una leggenda giapponese: di cosa parla?
Claudio: Una gara di canto tra due giovani per la conquista di una bellissima fanciulla, Ashima, tramutata dal perdente in una foresta di pietre.

Gianluca: “Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito.” Garcia Marquez probabilmente intendeva altro, ma a mio avviso questa frase racchiude molto bene la musica odierna: un posto in cui si tende a etichettare tutto e a catalogarlo come se fosse un dovere divino, un posto in cui saremo presto costretti a inventarci miti perché incapaci di agire senza uno schema e un posto in cui l’assenza di quest’ultimo fa davvero paura. Che ne pensi? Sei concorde sul fatto che la propensione all’ascolto stia andando sempre più nel baratro?
Claudio: Che dire se non, “si”? La nostra cultura sta tramontando, saranno gli eventi storici a determinare quanto rimarrà di essa e quanto sarà cancellato da popoli a lungo sottomessi e oggi, giustamente, furenti.
Quante sovrastrutture rimarranno e quanto saranno spazzate via per dar forma a qualcosa di più puro e semplice nessuno può dirlo. Speriamo solo che i bambini di domani abbiano la fortuna di potere ascoltare tanti suoni diversi e di poterli cantare, ciascuno a modo proprio.

Gianluca: È tutto! Lascio a te la libertà di salutare i lettori come preferisci; grazie del tuo tempo e della tua grandissima musica!
Claudio: Non date ascolto alla noia, altera la percezione, ma non apre alcun sentiero da poter vivere come una méta. Ha un cattivo suono e lentamente, spegne.



Arrraya
Martedì 28 Luglio 2015, 22.06.53
23
Third Eye@ mi riferivo all' ultima frase del post #19: "E sperate così che i giovani si avvicinino al metal o che le cose cambino in meglio?! Mah!"
Third Eye
Martedì 28 Luglio 2015, 15.07.37
22
@ Arrraya: non ho capito l'appunto che mi hai fatto sulle "giovani generazioni".
Arrraya
Martedì 28 Luglio 2015, 14.56.44
21
Concordo con Il Cinico@ , le nostre critiche non sono sparate a vanvera o per far il bastian contrario, sono semplicemente il frutto di quello che abbiamo vissuto e di quello che vediamo ora. La passione c'è sempre (altrimenti non staremo qui a leggere e scrivere), ma non credo che sia la colpa degli "anziani" se non c'è una prospettiva per le giovani bands e per i giovani fruitori. Che dovevamo fare di più? noi i nostri sacrifici li abbiamo fatti, noi compravamo veramente i dischi, spendevamo un mucchio di tempo alla ricerca, in un epoca dove era veramente difficile reperire alcuni dischi. Concerti ne abbiamo visto tanti quando ce n'erano pochi (e non è un controsenso) e poi tante altre cose. Third Eye@ dice delle cose condivisibili sul futuro, ma secondo me sbaglia parlando di giovani generazioni in quei termini. Credo che essere giovani non vuol dire essere poppanti, quindi spetterebbe ai ventenni di oggi essere meno minchioni e meno radical chic, e a quel punto inventarsi qualcosa, smettere di utilizzare la definizione Metal per una musica che, già da ora, non è piu definibile in tal modo, dopodichè ogni sviluppo avrebbe la sua ragione di esistere, ma stiamo attenti alle definizioni.
Il Cinico
Martedì 28 Luglio 2015, 13.03.25
20
E' spesso difficile per chi non è ha vissuto il metal in certi anni capire le critiche rivolte alla scena odierna. E' ovvio che bisogna guardare avanti e farsi andar bene ciò che passa il convento per dirla in termini terra terra...ma resta il fatto che quando vai a togliere i soldi basta hai finito. E questo non lo dico certo io pinco pallino qualunque ma lo diceva il buon Tommy Massara degli Extrema. Se non girano soldi (e non girano) puoi taggare twittare mettere i tuoi brani su ste piattaforme di streaming che ci sono ora,puoi fare tutto ciò che ti offre l'era internettiana, ma alla fin fine la casa discografica ti dirà: bravo bravo...allora produciti il disco comprati almeno metà delle copie che produrrai,organizzati le date, paga se vuoi suonare con nomi importanti, e allora poi ti promuoviamo un po il tuo dischetto del cazzo. Io non ho mica la soluzione sia chiaro...però da appassionato ed utente di questa musica dall'ormai lontano '88 dico solo che la vedo male.
Third Eye
Martedì 28 Luglio 2015, 11.05.21
19
Io credo che gli effetti negativi che il web ha avuto sulla musica siano diventati per molti il pretesto per una rappresentazione tragica della situazione odierna; difatti, se si escludono quelli che sono stati cambiamenti “nocivi” per l’ambiente alla fine della fiera rimane pur sempre la musica, tanta, troppa forse, frammentaria, ma pur sempre di musica si tratta (e anche piuttosto bella)! E comunque anche prima bisognava (in qualche modo) scegliere, ora sembra invece che l’eccesso di offerta sia diventato l’alibi con il quale poter beatamente criticare i tempi moderni che non ci piacciono e bla, bla, bla… Temo inoltre che in questa fase di stravolgimenti (legati all’uso della tecnologia) gli ascoltatori più esperti non siano riusciti a trasmettere alcunché alle nuove generazioni (che non siano i soliti clichè legati ai miti del passato) quando invece probabilmente avrebbero potuto e dovuto fare di più. Si è soliti stigmatizzare giustamente il comportamento superficiale che molti ragazzini hanno nei confronti della musica e l’atteggiamento inconcludente e vanesio di molti bands o presunte tali ma poi non si è in grado di offrire loro una prospettiva divesa, uno o più motivi per avvicinarsi seriamente all’arte dal momento che a prevalere su tutto è una sorta di mantra del disfacimento (per cui imperano le solite frasi del tipo… siamo arrivati al capolinea…. un tempo si stava meglio ma molto meglio…non c’è nulla da inventare… non ci sono bands interessante in giro… e così via). E sperate così che i giovani si avvicinino al metal o che le cose cambino in meglio?! Mah!
Lele 12 DiAnno
Lunedì 27 Luglio 2015, 16.14.41
18
"Se potessi staccarmi un braccio e donarlo assieme al cd, lo farei." E chi glielo impedisce? Se veramente volesse, potrebbe. Il problema sarebbe casomai che solo due fortunati (?) riuscirebbero ad accaparrarsi le copie col gadget, tutti gli altri a becco asciutto ... Seriamente: capisco spaziare in cose diverse dal metallo, ma poi quanti seguono veramente queste proposte high-brow?
Sambalzalzal
Lunedì 27 Luglio 2015, 15.34.14
17
Mah ragazzi, io credo che in fin dei conti non eravamo pronti ed ancora non lo siamo ad usare web e tecnologie relative e applicarle all'arte. E' diventata una passerella estenuante che se in molti casi avvicina alla musica dall'altra ne da un'immagine distorta, ne descrive un concetto errato. tocca centellinare e valutare bene ma diventa sempre più complicato
Third Eye
Venerdì 24 Luglio 2015, 15.18.26
16
Bisognerebbe dare la giusta importanza al web, prendere atto dei vantaggi che offre ma anche dei pericoli che nasconde, non lo si può sopravvalutare ma neanche criticare in toto.
Masterburner
Venerdì 24 Luglio 2015, 14.50.48
15
@Arrraya, capisco la frustrazione di fruitore di youtube perchè anche io lo sono e ci vuole davvero pazienza. D'altro canto conosco gente che tramite youtube/bancamp è arrivata dal nulla ad avere contatti con case discografiche e A&R ammericani...
Arrraya
Venerdì 24 Luglio 2015, 14.10.00
14
Masterburner@ è indubbiamente vero, ma quante possibilità hai che ti ascolti la persona giusta in un mondo dove sono tutti "musicisti e artisti"? Dove una marea d'incapaci, senza arte ne parte, senza la minima conoscenza dei propri limiti, inflaziona questo mondo? Sinceramente non passa giorno senza farmi delle amare risate guardando certi elementi in giro per il web. Per una band che merita, ce ne sono mille senza un briciolo di qualità, che sommerge quel che di buono riesce ancora a sopravvivere. Un esercito d'incapaci che indegnamente si mette alla stessa stregua di chi veramente meriterebbe attenzione. Ma le attenzioni di chi poi? Alla fine la musica di merda è ascoltata da fruitori merdosi, e le due cose si stringono la mano.
Sambalzalzal
Venerdì 24 Luglio 2015, 9.46.28
13
Quello si, fortuna è sempre servita ed oggi ne serve veramente tanta. Qua il corso delle cose che piega prenderà lo vedremo quando i gruppi storici si fermeranno penso. vedremo quali nuovi attireranno l'attenzione, in base a quelli ci sarà pure il seguito di bands che gli andranno dietro e la si potrebbe creare un bel movimento fresco fresco
Masterburner
Venerdì 24 Luglio 2015, 9.02.42
12
@Sambalzalzal, certo... ma ti assicuro che è anche un ottimo mezzo per far girare il tuo nome e la tua musica a costo zero; se poi la ascolta la persona giusta ti si possono aprire delle porte inaspettate. Ci vuole fortuna, ma ci voleva anche prima...
Sambalzalzal
Giovedì 23 Luglio 2015, 21.45.52
11
Ma sicuramente. E' un cane che si morde la coda. Se le etichette non spingono le bands la gente non le nota, se le persone non se ne interessano le etichette non le spingono. C'è troppa carne al fuoco e come succede quando uno mette troppa roba sulla griglia spesso i pezzi migliori sono quelli che vengono dimenticati e si bruciano, che alla fine non vuole nessuno.
Third Eye
Giovedì 23 Luglio 2015, 18.36.13
10
Milano fa un’analisi del contesto italiano che è impietosa ma assolutamente condivisibile; però pare che concentri le sue attenzioni (giustamente) sul ruolo svolto dalle etichette o per meglio dire sulle loro inefficienze, quando è ovvio invece che il pubblico ha anch’esso le sue responsabilità... Per il resto, credo che la critica che egli rivolge alla nostra scena musicale sia estendibile anche al metal, difatti celebra la cultura underground e sottolinea come esistano in Italia degli artisti che “hanno offerto punti di vista altri e assolutamente inediti, profondamente creativi” ma che “faticano a stare a galla, o sono già tramontati a vantaggio di un maledetto indie rock che suona da 30 anni lo stesso pezzo”; in questo modo, secondo me, Milano non fa altro che contestare il culto della tradizione e l’immobilismo tipici della scena italica… E ditemi voi se non c’è un assonanza con il genere metal nel quale una parte del pubblico non fa che guardare indietro al passato (celebrandolo)?!!
Sambalzalzal
Lunedì 20 Luglio 2015, 20.51.14
9
Masterburner@ io penso che youtube purtroppo, per noi che amiamo la musica possa essere un'ottimo mezzo per conoscere musica nuova ma per la maggioranza sia solo un attrezzo per ascoltare le cose a comando e poi chi s'è visto s'è visto
metallo
Lunedì 20 Luglio 2015, 17.52.06
8
Io per l'Italia la vedo nera la situazione, ottime domande e ottime risposte, non lo so sel nostra cultura sta tramondando come dice Claudio ma di certo non se la passa bene, e condivido in pieno Cinico e Arraya, ma comunque non perdero' mai la speranza, quella e' sempre l'ultima a morire.
Masterburner
Lunedì 20 Luglio 2015, 17.04.05
7
Io non la vedo così grigia; la rete, youtube ecc sono comunque un grande mezzo di condivisione di musica, un punto di partenza per farsi conoscere in giro. Certo non parlo di soldi, quelli è difficile tirarli su. Ma se c'è qualità la musica gira, arriva dove deve arrivare e ogni tanto magari ti dà qualche soddisfazione.
Il Cinico
Lunedì 20 Luglio 2015, 16.18.18
6
Ormai la speranza di avere un riscontro economico nel campo artistico qua in italia è solo utopia....puoi solo sperare in qualche rarissimo mecenate in grado di metterci quel minimo di budget....altrimenti ormai vale solo il fatto di pagare. Paga e diventi rockstar anche se sei una sola.....
Arrraya
Lunedì 20 Luglio 2015, 16.14.04
5
C'è poco da fare si. Come Claudio Milano siamo in tanti a pensarla cosi, anche se penso che saremo sempre di meno con il passare del tempo. Ma forse non è detto che non c'è nulla da fare, si potrebbe andare alle serate di tanti scellerati e lerciarli di merda di vacca raccolta nei campi, oppure il lancio di carcasse di gatti morti fa sempre il suo effetto deterrente.
Sambalzalzal
Lunedì 20 Luglio 2015, 15.39.33
4
beh Arrraya@ appunto è quanto abbiamo sempre detto. generazione da fastfood consuma musica da fastfood, non deve durare tanto, deve solo fare il colpaccio per un periodo e poi via, spazio ad altri. c'è poco da fare purtroppo
Arrraya
Lunedì 20 Luglio 2015, 15.31.03
3
Belle risposte, ma anche belle domande: "come ti poni in un mondo che potrebbe ascoltare il tuo lavoro su YouTube liquidandolo in trenta secondi come astrusa corbelleria o, ancora peggio, in un mondo che potrebbe relegarti in un’oscura cartella in un hard disk aperta giusto per sapere ciò che fai?"...se non sbaglio sono temi che affrontiamo spesso su Metallized. Gli artisti stanno sparendo (inteso come visibilità mediatica) per far posto ad una manica d' incapaci, che grazie all' imbecillità dilagante, e al mestiere di chi fa promozione, verranno incensati come nuovi artisti.
Sambalzalzal
Lunedì 20 Luglio 2015, 13.01.09
2
bella intervista e risposte di Claudio da 10 e lode. "Da quando le etichette indipendenti hanno smesso di fare il loro mestiere, è diventato “indie”, quello che vorrebbe essere di massima fruizione e non ci riesce, il resto è perdente a priori. Cosa vuol dire? Che devi supplicare per un numero di catalogo, pagare stampa, distribuzione ecc. per riceverlo e l'etichetta non fa un beato accidente. E' già un miracolo se riesce a procacciarti due-tre contatti per delle recensioni, ma è tutto autoproduzione pura. Prima o poi, uno molla, anche perché, parliamoci chiaro, siam bravi in Italia a celebrare i morti e ad ammazzare lentamente i vivi, se Michelangelo avesse dipinto solo di domenica, non avrebbe mai affrescato la Sistina e nessuno l'avrebbe fatta allo stesso modo al suo posto. Stratos sarebbe rimasto a cantare Pugni Chiusi e noi vivremmo ancora in quelle palafitte a cui mai torneremo, perché c'è sempre uno svogliato figlio di papà con nevrosi e denaro a sufficienza per creare qualcosa di bello, gli altri, a crepare all'ILVA o in un call center. Che schifo, mi viene il vomito" ecco fotografata la situazione alla perfezione, non poteva esporla in maniera più completa
Third Eye
Domenica 19 Luglio 2015, 13.31.45
1
Un'intervista davvero interessante. Lui sembra un personaggio davvero singolare e ho apprezzato la schiettezza con la quale ha affrontato diversi temi. Dei Nichelodeon mi sono ripromesso di ascoltare "Il gioco del silenzio" datato 2010.
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RECENSIONI
ARTICOLI
18/07/2015
Intervista
CLAUDIO MILANO
L'idea di una vita vissuta come forma creativa a sé.
 
 
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