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BLACK RAINBOWS - Lysergic Acid (he)art
28/07/2015 (1525 letture)
All'indomani dell'uscita ufficiale di Hawkdope, ho incontrato il cantante/chitarrista, Gabriele Fiori, leader dei Black Rainbows e della sua etichetta, la Heavy Psych Sounds records. Quel che ne è uscita, è stata un'intensa chiacchierata, che ha lambito non solo gli aspetti riguardanti il nuovo corso musicale della band; non mi resta quindi che augurarvi buona lettura!

Emiliano: Planet Fuzz ha descritto il vostro sound come psychedelic sweetness, mentre io vorrei descrivere il vostro nuovo corso, come lysergic acid (he)art, visto che il suono corrosivo delle chitarre sa far male, ma arrivare decisamente sino al cuore di chi lo ascolta...voi come lo descrivereste questo Hawkdope?
Gabriele: Beh, sì ci hai preso, io la definirei Heavy Psych in pieno perché lega delle sonorità lisergico-psichedeliche a chitarre mostruose e un wall of fuzz. Si legano poi dei riff alla Fu Manchu - Nebula - Black Sabbath quindi diretti e chiari, a parti lisergiche aperte, con soli e delays. È la prima volta che facciamo un disco che ha varie direzioni, canzoni a volte diverse ma che è tutto unito da un unico filo, mi è stato detto più volte da vari ascoltatori che sono riusciti ad ascoltarlo tutto fino in fondo senza mai annoiarsi e questo per noi è un punto di vittoria assoluto! Perché non siamo una band con una formula alla Ac/Dc o anche come altre band che ci sono al momento che hanno un solo sound, noi con i Black Rainbows cerchiamo di cambiare, esplorare, rimanere noi stessi ma operando anche soluzioni diverse, dal pezzo di tre minuti e mezzo pestone, alla suite psichedelica da dieci minuti, al pezzo lisergico slowbeat ma incazzato!
Il disco poi si suddivide in nove brani per quarantatré minuti e mezzo totali -tra cui c'è anche un brano acustico- diversificando i momenti e dando una dinamica anche nella tracklist.

Emiliano: L'EP Holy Moon è stato un netto passo in avanti in termini di maturità nel songwriting, ma in Hawkdope avete trovato la quadratura definitiva del cerchio, quant'è durato il processo di scrittura dei pezzi e come si è sviluppato?
Gabriele: Già da prima di Holy Moon avevamo cominciato a collezionare riff, idee, stralci di canzoni, canzoni intere, registrazioni di prove, arrivando alla fine ad avere la scorsa estate una quantità di materiale mastodontico, una roba tipo trecento frames appunto tra canzoni intere, non finite e riff vari.
Tutto il materiale è stato ascoltato, riascoltato, classificato, suonato e risuonato per capire quale potesse essere la roba migliore innanzitutto e poi quella che avremmo voluto proporre per un prossimo disco. Tra tutto questo materiale infatti c’erano anche cose che si allontanavano un po da quello che è Hawkdope, ma dopo un attenta selezione siamo arrivati a scegliere circa diciannove brani per un totale di due ore e quarantacinque minuti di registrato. Dopo la registrazione delle voci e degli arrangiamenti di tutti i brani siamo stai in grado di capire quali fossero le canzoni che potevano andar bene insieme e quali no, legati anche da una limitazione di running time del vinile che ha come capienza di 22:30 minuti per lato. Ma comunque non avremmo voluto fare un disco che durasse piu di quarantacinque minuti a prescindere.

Emiliano: Tra i brani migliori citerei sicuramente la mostruosa titletrack e la bellissima The Cosmic Picker, due canzoni che denotano questa grande varietà di qui gode l'intero lavoro, ma soprattutto due pezzi dall'enorme spessore emotivo, vuoi parlarci di queste due gemme? E più in generale esiste un filo conduttore che lega l'intera tracklist?
Gabriele: Hai citato i due pezzi forse più psichedelici, ma comunque quelli più lunghi di minutaggio. Sono due viaggioni lisergici: la titletrack con un wall of fuzz continuo per quasi l'intera durata del brano, tranne per la parte centrale in cui si riposa un attimo, e l'ultimo brano, The Cosmic Picker che strizza più l'occhio al sound dei Naam, per quanto riguarda l'inizio e la fine del brano, ma con una parte centrale al contrario della titletrack, che esplode sempre con un muro di chitarre e un solo psych-fuzz bello lungo.
Sì, c'è una linea che accompagna tutto l'album anche se alcuni pezzi sono diversi tra loro ma si sente che la matrice è sempre la stessa ed è quella la cosa bella, perché non ti annoia, anzi ti fa stare con l'orecchio "appizzato" per sapere cosa ci sarà dopo!

Emiliano: La copertina è davvero molto bella ed evocativa, tra l'altro ho notato che con il teschio tra gli artigli del falco ne avete ricavato delle splendide t shirt in vendita sul sito dell'Heavy Psych Sounds, assieme ovviamente alle varie versioni limitate dell'album. È stata una vostra idea il concept alla base dell'artwork e la sua realizzazione, oppure avete commissionato il tutto senza dare indicazioni precise all'artista?
Gabriele: No assolutamente! Abbiamo avanzato delle richieste specifiche ed abbiamo seguito passo passo tutto il processo di realizzazione dell artwork, chiaramente affidandoci a quello che è lo stile dell'artista in questione, Solo Macello. Abbiamo chiesto varie modifiche durante il percorso non perché insoddisfatti ma perché volevamo qualcosa al top, e credo ci siamo arrivati alla fine anche se ci è voluto un po’! Perlomeno noi siamo molto soddisfatti. Siamo partiti con un paio di idee sempre pensando al concept del falco legato allo spazio e alla psichedelia. E mano mano siamo arrivati alla copertina in questione, poi dopo la chiusura della copertina in tonalità viola-rosa il caro Solo Macello ci ha anche proposto una versione più classica con toni di grigio e verde, bellissima, ma che ci ha messo in grave crisi! Alla fine l'idea: fare entrambe le versioni, una ufficiale e regular e un'altra, anzi altre due, limited una a quattrocento pezzi in vinile viola e l'altra ultra limited in cento pezzi vinile splatter giallo e multicolour.

Emiliano: Il 6 Marzo al release party di Hawkdope, all'Init di Roma, avete suonato assieme ai tedeschi Wedge, l'ultima scoperta in casa Heavy psych sounds: come li avete scovati e come sta andando in generale? Mi sembra che l'etichetta si stia ritagliando pian piano un ruolo sempre più importante nel panorama hard, stoner e psych, non solo nostrano, ti va di parlarci un po' delle band che ne fanno parte?
Gabriele: Devo dire che un minimo di bravura ce l'ho, ed è quella di riuscire a scovare tra le decine di mail di proposta che arrivano ogni giorno, quelle delle band che valgono, o per lo meno che mi aggradano! Si vede se la band ha gia fatto qualcosa perché stando nel giro magari già l'ho vista o sentita, oppure perché han fatto bene la mail di proposta, con i giusti link e rendendo facile per me l’ascolto e la visione della band e cosi è stato con i Wedge, che comunque avevano già ricevuto anche altre proposte in giro ma si sono voluti affidare a me, devo dire che ne è valsa la pena!
In generale già stava andando bene fino la scorsa estate con Karma To Burn, Deville, Isaak, Mos Generator, Hot Lunch, il 4band split con Naam, White Hills etc, poi Black Rainbows che sono sempre andati benissimo anzi forse band di punta per vendite e poi Ape Skull, Tons, The Wisdoom, band nostrane dell'etichetta di cui curo anche il booking … ma con Wild Eyes, Wedge, Killer Boogie e il nuovo dei Black Rainbows si sta crescendo molto, la label è apprezzatissima in Germania Austria Svizzera e il resto d Europa, sto lavorando poi per spingere un po negli USA, che è un mercato difficilissimo, ma che si sta aprendo all'Europa.
Come in tutte le etichette ci sono bands resident come appunto le italiane e un paio di straniere e band con cui lavoro occasionalmente per uno o magari due episodi, in questo caso più EP, Split ecc.
Vorrei crescere ancora un po’, soprattutto per far vedere che realtà che spesso sono appartenenti al nord europa riescono bene anche da noi, vorrei essere una bandierina positiva per l'Italia e far vedere a sti crucchi che siamo anche più bravi di loro se ci mettiamo!

Emiliano: Dopo il release party di Hawkdope è iniziato un tour europeo che ha toccato anche Inghilterra e Germania, l'ultima volta che ci siamo visti abbiamo parlato della difficoltà di emergere e della differenza abissale in termini di cachet tra una piccola élite di band e tutte le altre, avete notato dei piccoli cambiamenti in merito visto il ritrovato interesse attorno al genere, o tutto è ancora maledettamente difficile?
Gabriele: La scena è quella che è, c'è stata si una bella pompata generale per i nuovi festival, numero di band cresciute, numero di audience aumentata, labels e booking che fioriscono ogni giorno. La questione è che comunque rimane sempre una scena underground e paragonata alla scena metal è veramente molto più piccola, anche se ora si nota molto di più e c'è un attenzione particolare causata dal ritorno massiccio di sonorità vintage e psichedeliche.
Sembra che tutti al giorno d'oggi stiano usando questo sound e quest'immaginario, anche legandolo ad altre scene più vicine all’indie e al pop. Insomma quello che fino a qualche anno fa era uno scenario buio e desolato sembra ora andare di moda alla grande, e tanti gruppi un po’ si stanno montando, booking che tentano di vendere date e band seguite da pochi adepti, soprattutto in Italia, a cifre da grandi bands solo per l'hype che vediamo aleggia intorno a questo genere.
Questa è una scena pura, fatta inizialmente da gente che ha ingoiato tanta merda, tanti concerti desolati, pochi soldi, pochi dischi venduti. Quindi chi come me ci sta dentro da sempre si continua ad accontentare, ed è sicuramente felice per questa “golden era” che stiamo vivendo, ma sempre cosciente di sapere da dove venivamo fino a qualche anno fa… e che probabilmente ci ritorneremo!

Emiliano: Lasciami buttare lì un affermazione forte: ho la netta sensazione che Gabriele Fiori stia pian piano diventando, seppur in generi diversi, il Parker Griggs italiano dello stoner psych, un punto di riferimento per l'intero movimento nostrano....
Gabriele: Grazie del paragone, mi lusinghi, ma come dicevi facciamo cose diverse. Parker è il frontman di una band incredibile e che meriterebbe ancor più fama, al contrario di altre appena uscite e molto più mosce! Come background i Black Rainbows sono parecchio diversi e quindi non confrontabili, i Killer Boogie invece si ispirano a loro, ma sono nati appena un anno fa.

Emiliano: Mi spiego meglio, io penso che in termini di crescita professionale, di importanza nel genere proposto e di guida proprio all'interno di una scena ben precisa, tu mi sembra stai facendo lo stesso percorso, nella scena stoner psych nostrana, che Griggs ha fatto sino ai vertici della sua branca d'appartenenza, ovviamente con alcuni punti in comune, come l'amore per il blues. O almeno, questo è quello che io percepisco da fuori, anche a livello umano, ho conosciuto entrambi, e mi sembrate due persone umili, con i piedi ben piantati per terra.
Gabriele: Grazie mille, davvero. A me piace pensare di stare facendo un percorso mio personale, che può cambiare da un momento all’altro, ora vedremo con questo disco come andrà, noi speriamo alla grande e speriamo di poter andare a competere con tante altre band di spessore e poter dare un nostro contributo alla scena, potendola aiutare a crescere e a farsi un nome. Non cerchiamo solo fama personale ma ci vorremmo trascinare dietro chi come noi se l'è andato a cercare con tanti sforzi e sta lavorando anche per il bene comune perché amanti e malati di questo genere!

Emiliano:Gabriele vorrei ti congedassi dai nostri lettori con un tuo pensiero e con tre titoli di altrettante canzoni che pensi racchiudono l'essenza dei Black Rainbows.
Gabriele: Devo dire che andando avanti le cose passate non mi piacciono più , o comunque mi risultano vecchie!! Quindi vi direi tre titoli del nuovo disco che sono le prime tre:
- The Prophet .
- Wolf Eyes .
- Hawkdope .
Penso che racchiudano un po’ tutto il nostro percorso.



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