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HARD CASTLE FEST - Piazzale Primo Maggio, Castellazzo Bormida (AL), 25/07/2015
02/08/2015 (1752 letture)
Sesta edizione per l’Hard Castle Fest in quel di Castellazzo Bormida, una realtà che sta diventando una piacevole abitudine per i metallari piemontesi anche se, a onor del vero, quest’anno la venue sembra leggermente meno affollata rispetto all’anno scorso, specie nel tardo pomeriggio. Fortunatamente per questo evento, il calore assurdo dei giorni precedenti lascia il posto a temperature sì estive ma decisamente sopportabili, con un bel sole che invoglia al consumo di un buon bicchiere di birra fresca (il quale entro la fine della serata troverà la compagnia di molti suoi simili).

WILD SAND
Il primo gruppo del festival è composto da gente “del giro” e, a differenza di quel che si potrebbe pensare, non è stata messa una band alle prime armi come opener: i Wild Sand sono espertissimi e ci sanno fare alla grande, bombardando lo sparuto pubblico con bordate thrash di pura violenza. Il cantato di Alessio Montanari è furioso e allucinato al punto giusto, la coppia Guerrina/Racchi assicura riff pesanti a volontà, mentre la batteria affidata al giovane Alessio è a dir poco straripante: davvero un’ottima prestazione la sua, coadiuvata al basso da Stefano Trevisan col quale si dà vita a una sezione ritmica terremotante. Come inizio non c’è male davvero.

SETLIST WILD SAND
1. I Wonder If It’s Alright
2. Once Again
3. The Temptation
4. Generator of Freedom
5. Wild Sand


ZEHN
È ora il turno di una band dedita all’hardcore più sguaiato, i giovanissimi Zehn, quartetto della provincia di Alessandria un po’ atipico, nel senso che, nonostante annoveri due chitarre in line up, manca di un bassista, le cui veci vengono fatte dal chitarrista Matteo il quale, entrando col proprio strumento in due amplificatori diversi, suona con effetto più greve per dare la sensazione del basso mancante. I pezzi sono violentissimi, veloci e soprattutto brevi e danno l’opportunità al cantante Booch di dar sfogo alla propria rabbia, mentre tra una pausa e l’altra continua a invitare i presenti ad una maggiore partecipazione. Infine il singer (dopo aver distrutto accidentalmente una bottiglia di grappa presente sul palco e rammaricandosene non poco) decide di terminare lo show sulle note di Play from Your Hearts togliendosi la camicia nonostante qualche chiletto di troppo, dimostrando grande autoironia e simpatia. E ora avanti con i genovesi Denial.

SETLIST ZEHN
1. Shame-on-You-False-Music
2. Turdmuffin
3. Mistaken
4. If the Whole World Is a Stage, Where Is the Audiance Sitting?
5. Ashamed
6. Chinese Food Makes Me Poop!
7. Play from Your Hearts


DENIAL
La band che calca ora le assi dell’Hard Castle Fest proviene dalla Liguria e reca con sé un carico di death metal abrasivo al punto giusto. I Denial annoverano tra le proprie fila gente di grande esperienza e tecnica, anche se stasera purtroppo il drummer Francesco La Rosa -impegnato con gli Extrema- non può essere della partita. Poco male, a sostituirlo c’è un ospite speciale che come il collega sa “dare del tu” alla batteria: il bravissimo Marco Lazzarini (che ritroveremo tra poco con i Lucky Bastardz). Lo spettacolo è coinvolgente e violento, ma non mancano nemmeno le risate quando la singer Julie Ann introduce brani come Death Dye Vest e Rapid Eye dapprima tranquillamente con la sua vocina aggraziata e poi urlandone il titolo in perfetto stile growl. Olly Razorback è un grandissimo chitarrista (oltre che una persona davvero gentile e disponibile) e salta come un pazzo sullo stage con totale trasporto, così tra un pezzo e l’altro si arriva al gran finale affidato a una cover dei maestri Slayer. Cambio di palco e avanti i prossimi!

SETLIST DENIAL
1. Morphogenesis
2. Embers of Hate
3. Rapid Eye
4. Monarchy Without a King
5. Fear
6. Countless Dead Body
7. Death Dye Vest
8. Temporary Retirement
9. Disciple (Slayer cover)


UNREDEEMED
Ho già avuto modo di assistere a un live degli Unredeeemed in un locale rock monferrino che frequento spesso (tra l’altro di spalla c’erano proprio i Wild Sand) per cui sapevo bene che cosa aspettarmi: cartelle sui denti come se non ci fosse un domani, e così è stato! Come annuncia il corpulento cantante livornese Giovanni Matteo Gliozzo, stasera il combo tosco-piemontese ha di che festeggiare, in quanto l’indomani apriranno per due band storiche come Angra e Sepultura; i cinque partiranno il giorno seguente alla volta di Pisa, ma per ora c’è uno spettacolo da portare avanti per cui spazio a Drinking with the Devil e compagnia bella che, come ci dice il simpatico GMG, sono tutte estratte da Amygdala, l’ultimo album -nonché l’unico- della band. Finalmente si formano i primi focolai di pogo che ricevono l’apprezzamento del frontman, mentre i suoi compagni d’avventura si dannano l’anima per martellare le orecchie della platea. Glenn Strange sputa come un lama mentre suona il suo basso a cinque corde e Federico Pennazzato si conferma il solito fenomeno alla batteria, pestando come un ossesso sui riff della coppia Cornaglia/Giuliano. Spassosissimo il momento in cui GMG porta sul palco una testa di Pinocchio trovata sul posto e che subirà le molestie del cantante stesso; dopo uno show trascinante e violentissimo come da copione, gli astanti vengono infine invitati a recarsi al banchetto del merchandise dove fa bella mostra di sé un manifesto raffigurante il lato A e B di una prosperosa fanciulla, messa lì apposta dagli Unredeemed, veri geni del marketing! E ora una pausa piuttosto lunga che ci dà modo di rifocillarci prima che i due gruppi principali diano vita ai loro rispettivi live.

SETLIST UNREDEEMED
1. Drinking with the Devil
2. Lack of Luck
3. The Stone
4. The Art of War
5. Burning City
6. No Name Maddox
7. Cleaning Out My Grave
8. New World (DIS)Order
9. Unredeemed I Am


LUCKY BASTARDZ
Forti degli ottimi riscontri suscitati dall’ultimo disco Alwayz on the Run, ecco calcare le assi del festival in qualità di co-headliner i Lucky Bastardz con tutta la loro carica di energia... o quasi. Il frontman Titan è debilitato a causa di una colica che il giorno precedente lo ha condotto dritto in ospedale, per cui oggi non potrà essere al massimo della forma e lo show risulterà un pochino tagliato rispetto ai programmi. Fortunatamente lo spettacolo non sembra risentire troppo di questo inconveniente, la band ci dà dentro in modo pesante e il singer non mostra strascichi per quanto concerne il proprio timbro vocale, sempre potente e performante al massimo. Paco, il chitarrista, sciorina riff in quantità industriale con la solita verve, seguito dal buon Mr. TNT al basso a sei corde che riempie a dovere l’aria con le sue note profonde, mentre alla batteria ritroviamo, dopo l’exploit con i Denial, Marco “Mark” Lazzarini che ancora una volta stupisce per precisione, potenza e duttilità. È evidente il grado di preparazione dei quattro musicisti, impegnati a far cantare e saltare la platea -che nel frattempo è aumentata in maniera netta- al ritmo di Fuckinsnow, Back on My Feet e Sin City, al termine della quale un provato Titan saluta chiudendo un concerto forse più breve del solito ma ugualmente coinvolgente.

SETLIST LUCKY BASTARDZ
1. Dawn of the Phoenix (intro)
2. Fuckinsnow
3. Rotten Pussy
4. Back on My Feet
5. Wolf’s Lair
6. Tiger Hostel
7. Circles on the Shore (Lamia)
8. Sin City


TEMPERANCE
Fanno ora il loro ingresso i Temperance, band capitanata da Marco Pastorino che propone un symphonic/power/melodic metal di ottima fattura. Al microfono la rossa Chiara Tricarico dà fin da subito prova di grandi capacità attaccando con Oblivion per proseguire con Hero e via via gli altri pezzi estratti dai due album della giovane formazione piemontese, la quale ha saputo immediatamente distinguersi nel panorama nazionale -e non solo- per la qualità della propria proposta musicale. Non mancano di certo cori catchy qua e là (Mr.White) e alcune spruzzate di elettronica -come in Dejavù- per cui i Nostri accontentano un po’ tutti con le loro composizioni, eseguite ottimamente da ogni elemento della band. Dopo l’esecuzione di Side by Side, è il momento dell’assolo di batteria ad opera di Giulio Capone, che prevede che il drummer suoni con in sottofondo i motivi di alcune pellicole e telefilm per le nuove leve forse un po’ "datati" quali A-Team e Star Wars; chiude il set il bis di Dejavù che vede la partecipazione come special guest di “Pacio” Baggi, dotatissimo chitarrista dei bergamaschi Anticlockwise, il quale aggiunge ulteriore tecnica e qualità a questo live impeccabile sotto tutti i punti di vista.

SETLIST TEMPERANCE
1. Oblivion
2. Hero
3. Amber & Fire
4. Save Me
5. Burning
6. Dejavù
7. Mr. White
8. Me, Myself and I
9. Side by Side
10. Drum Solo
11. Tell Me
12. To Be with You
--Encore--
13. Dejavù - with Pietro “Pacio” Baggi


Anche questa volta ci siamo parecchio divertiti; l’unica nota poco lieta della serata è stata il buontempone che ha deciso di rigare alcune automobili parcheggiate nei pressi del piazzale -tra cui ovviamente quella del mio amico. A costui auguriamo l’ascolto in cuffia, a volume adeguatamente sparato, di tutta la discografia -bootleg compresi- di Gigi D’Alessio fino alla fine dei propri giorni (anche se temiamo che visto il Q.I. del soggetto questa per lui possa non essere vista come una punizione...). Alla fine dei rispettivi set tutti i musicisti hanno giustamente ringraziato l’organizzazione che anche quest’anno è riuscita a dar vita a questo piccolo festival con suoni impeccabili, ottime luci e un servizio ristoro che ha fatto sì che nessuno morisse di fame (e di sete soprattutto) mentre il sottoscritto ringrazia i musicisti medesimi per aver fornito le setlist dei concerti. Alla prossima e horns up anche per Beppe!

Foto a cura di Pafio



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