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I PROTAGONISTI - # 2 - Andromeda Relix
02/08/2015 (1751 letture)
Una etichetta con una storia che parte da lontano e un target di riferimento dedicato che non ha mancato di crearsi un proprio pubblico attento e affezionato. Parliamo oggi di Andromeda Relix, label fondata da Massimo Bettinazzi e Gianni Della Cioppa, nostro interlocutore per questa bella chiacchierata che mostra la passione, l'amore e la profonda conoscenza del settore da parte di chi oggi continua ad investire in un mercato all'apparenza totalmente morto...

Lizard: Ciao Gianni, grazie per questa intervista! Cominciamo dalla fine, a qualche giorno di distanza dalla chiusura, come è andata questa edizione del FIM (l'intervista è di metà giugno NdA)?
Gianni Della Cioppa: Ciao Saverio, un saluto a tutti i lettori di Metallized e sono io che ti ringrazio per questa opportunità. Per quanto riguarda la domanda, il FIM di Genova è stato un grande catino, colmo di iniziative e credo che solo gli organizzatori potrebbero avere delle risposte più concrete, perché noi da esterni vediamo solo la superficie. Personalmente la ritengo un'esperienza entusiasmante, anche se caotica e sicuramente migliorabile dal punto di vista organizzativo. Comunque dopo il FIM ho partecipato all’Acciaio Italiano a Mantova, sempre con lo stand, e al Tregnago Rock Contest, un concorso per band emergenti che organizzo con la Pro Loco e oramai giunto alla sesta edizione, da cui sono uscite molte band di qualità. Inoltre mi aspettano partecipazioni ad altri festival, tra cui in agosto il noto Isola Rock. Come vedi sono sempre in movimento.

Lizard: In questi giorni abbiamo avuto modo di conoscere e parlare con tanti e tanti professionisti del settore, oltre che con lettori e semplici curiosi. In Italia, le Fiere funzionano ancora come punto di riferimento e di movimento della scena, grazie a questo tipo di scambio?
Gianni Della Cioppa: Credo che la musica "vera" si sia spostando sempre di più verso situazioni di questo tipo: fiere, festival a tema, raduni, meeting, dove i musicisti, gli addetti ai lavori, gli appassionati e le varie componenti del movimento possono incontrarsi e confrontarsi, eliminando le barriere che c’erano un tempo. La musica "di regime" comanda ed impone modelli nei quali chi ama davvero la musica non si riconosce, quindi chi segue altri suoni, non imposti da radio network, certi siti e televisioni, ha solo queste occasioni per dire la propria, anche perché internet, nonostante sia un supporto democratico, ha di fatto amplificato la notorietà dei soliti noti. Basti pensare che i dieci artisti più ascoltati su spotify (che permette di accedere alla musica di tutto il mondo), sono di fatto gli stessi più famosi, tipo Madonna, Vasco Rossi, U2 e compagnia bella. Questo vuol dire che la maggior parte delle gente ascolta a prescindere la stessa musica e non è per niente curiosa.

Lizard: Seguite anche altri eventi, festival o Fiere presenziando direttamente? Ne seguite alcuni all’estero? Se sì, quali sono a tuo avviso le differenze tra i vari Paesi europei da questo punto di vista, se ce ne sono?
Gianni Della Cioppa: Cerchiamo (uso il plurale perché l'Andromeda Relix siamo io e il fratello di vita Massimo Bettinazzi), di muoverci tra concerti e fiere, ma questo non è il nostro lavoro e quindi diventa complicato conciliare vita e passione. Per quanto riguarda le differenze tra estero ed Italia direi che all'estero, perlomeno Germania, Svezia dove sono stato, il pubblico è di più ed è disposto a spendere e quindi dove ci sono più soldi ci sono maggiori competenze e professionalità.

Lizard: Come Andromeda Relix, state promuovendo un numero di band non elevato, ma piuttosto caratterizzato. Come scegliete i progetti in cui investire o le band da promuovere? Ricevete tante autocandidature o siete voi in primis a muovervi come talent scout?
Gianni Della Cioppa: Riceviamo moltissime richieste di produzione, ma spesso sono band che sparano nel mucchio, che non si documentano di dove stanno andando. L'Andromeda Relix non produce per scelta black, death, thrash e cose simili. Sono generi che ascoltiamo, ma come etichetta abbiamo fatto scelte diverse. Tuttavia ci sono gruppi di questi generi che ci chiedono di produrli. Questo denota mancanza di conoscenza del mercato. In troppi suonano senza vivere la scena a cui appartengono, pensano solo a loro stessi. Inoltre oggi pochi gruppi esordienti capiscono che produrre un disco è l'inizio del lavoro non la fine, ma non sono disposti ad ascoltare chi questo mondo lo conosce, riducono tutto solo ad una questione di costi e denaro. Per noi, appurata la qualità della proposta o almeno che ci convinca, ci deve essere un'intesa umana, senza di questa non si va da nessuna parte. Non potremmo mai produrre una (grande) band se non è scatta la scintilla del rispetto e della condivisione.

Lizard: Avete anche accordi per distribuzione al’estero? Se sì, come vanno i vostri prodotti fuori dai confini? C’è richiesta e interesse per le band italiane?
Gianni Della Cioppa: Non abbiamo accordi in esclusiva. I nostri dischi vengono distribuiti da Pick Up Records e GT Music, sia in Italia che all'estero. Ci troviamo benissimo, c'è stima e rispetto e mi sento di dire anche amicizia che dura da anni. Comunque, soprattutto i titoli prog rock funzionano più all'estero che in Italia. Ma direi che in generale l'Italia è un paese dove si vende poco. Ora non voglio fare analisi commerciali o statistiche che non mi competono, ma in Italia è assodato che non c'è ricambio generazionale, i dischi, salvo le solite eccezioni del caso, li comprano solo i "vecchi". Ed anche se è vero che è in generale è mutata la tipologia di ascolto, in Italia la musica è poco rispettata, anche da chi dice di amarla.

Lizard: Quali sono le band che hanno rappresentato i best seller della vostra produzione?
Gianni Della Cioppa: La forza dei nostri titoli è che non vivono una sola stagione, vivono nel tempo. Non è mai musica di moda, non abbiamo mai cavalcato la tigre del momento, quindi a ben vedere salvo un paio di delusioni (ma che ritengo dischi comunque molto belli e sono sicuro che il tempo mi darà ragione), tutti hanno quasi esaurito le tirature (da 500 a 2000 copie al massimo). Comunque i CD che hanno dato forza e credibilità all'Andromeda Relix sono senza dubbio Land Of Mystery dei Black Hole, Master of All Times di Paul Chain, Violence dei Dark Quarterer, Heroes in the Storm degli Spitfire, Beggars & Losers dei Bullfrog e i lavori della Jimi Barbiani Band e J.C. Cinel, tutti nomi con una caratura internazionale. Ma ripeto siamo soddisfatti di ogni nostro titolo, però è chiaro che qualcuno ha funzionato meglio di altri. E questo dipende da tanti fattori, quasi mai prevedibili. Ma credimi, come ti dicevo prima, sono convinto che molti nostri titoli avranno il giusto apprezzamento negli anni, quando magari non si troveranno più in circolazione, quando saremo svincolati tutti dall’emotività del momento, che spesso privilegia le mode (anche nel metal e nel rock) e quindi la valutazione sarà serena ed obiettiva. Anzi alcuni nostre produzioni degli anni passati, come Promised Lie, Odessa, Fool’s Moon, stanno ricevendo attestati di stima postumi che ci danno sempre di più la convinzione che abbiamo lavorato bene. Ricordo ai lettori il nostro sito!

Lizard: Come mai, a suo tempo, avete fatto la scelta di aprire un’etichetta che avesse questa precisa identità? Passione, scelta in qualche modo oculata o pura pazzia?
Gianni Della Cioppa: Passione e solo passione. Comunque per darti un'idea del percorso, nel 1996 con Massimo avevamo fondato la fanzine Andromeda, che trattava rock e metal del passato a sfondo retrospettivo. Fanzine che vendeva anche 500 copie solo per abbonamento, e che di fatto è diventata l'antenato della rivista Classix!, edificata poi con Francesco "Fuzz" Pascoletti. Abbiamo pubblicato 12 numeri fino al 2002. É nata così l'idea di fondare un'etichetta che avesse le stesse caratteristiche. Inizialmente volevano stampare solo dischi inediti, mai usciti, poi abbiamo ascoltato cose nuove che ci sembrava un delitto non far uscire e così ci siamo dedicati anche a materiale nuovo, sempre in linea con il nostro spirito, quindi band hard rock, metal classico, AOR e prog.

Lizard: Come è cambiata la fidelizzazione del cliente, il tipo di rapporto con gli utenti? Ad esempio, anni fa si sapeva che scegliendo gli album di una certa etichetta, avremmo trovato un certo di prodotto, perfino di suono, dato che molte etichette disponevano di studi propri e di produttori “di casa”, se non perfino di session men fidati chiamati a dare quel qualcosa in più agli album. Esiste ancora tutto ciò?
Gianni Della Cioppa: Oggi con l'avvento di internet e dei social network tutto questo non solo è rimasto, ma si è moltiplicato, ogni etichetta coccola un proprio pubblico, cerca di offrigli delle chicche, delle tirature limitate, delle anteprime. Oggi se escludiamo le major, ridotte a produrre solo vecchi leoni, qualche raro nuovo talento e pagliacci pop che durano pochi anni, tutte le altre etichette hanno un'identità ben chiara al pubblico. Nuclear Blast, Inside Out, Relapse, Black Widow per fare degli esempi concreti, sono etichette di media/alta levatura, da cui sappiamo più o meno cosa aspettarci. E questo accade anche con le piccole etichette che si dedicano ad un genere e tutto quello che gli gravita intorno.

Lizard: Cosa puoi dirci da un punto di vista di mercato, del ritorno del vinile, piuttosto che addirittura delle musicassette? Puro collezionismo e quindi fenomeno di nicchia o vera e propria ribellione verso lo strapotere del CD e della musica in formato digitale? State curando delle edizioni in vinile?
Gianni Della Cioppa: Le musicassette a mio avviso sono sicuramente una cosa da collezionisti, visto che i mangianastri sono quasi del tutto scomparsi. Il vinile invece è una presa di coscienza anche del pubblico più giovane, che in parte ha capito che il cd è un oggetto comodo, ma senza cuore. Inoltre il vinile, se utilizzato con un buon impianto ha una qualità di ascolto migliore del compact disc. Ma va precisato che stiamo parlando di una piccola fetta di mercato: è vero che il vinile ha incrementato statisticamente del 300% le vendite negli ultimi anni, ma è pur sempre il 3/4% del mercato discografico globale, che invece vira sempre di più verso il digitale, la cosiddetta musica liquida.

Lizard: A tuo avviso, è facile far capire alle persone il valore della musica e “dell’opera” che vive dietro alla creazione di un album, in un’epoca nella quale la musica si scarica brano per brano o addirittura a discografie intere, per poi rimanere stipata in un archivio digitale e magari neanche mai ascoltata o ascoltata distrattamente?
Gianni Della Cioppa: Io credo che la musica in generale non venga più rispettata. Non è solo un discorso di musica rock, metal, indie, ma molto più ampio, che coinvolge anche il pop, la musica leggera e tutto il tutto. Oggi la musica è ovunque e di conseguenza non interessa realmente più a nessuno. Voglio dire che non la si ascolta più con il cuore, ma la mia non è malinconia, sono assolutamente realista, per niente nostalgico o triste, ho preso atto che le cose sono cambiate, ma i fatti dicono questo. Ti faccio un esempio che non abbraccia il rock e rende bene l’idea: fino a qualche anno fa un evento come il Festivalbar, abbracciava in modo gigantesco tutti gli ascoltatori di musica leggera e pop, c’erano concerti estivi itineranti che toccavano tutta l’Italia con una serata finale in un’Arena di Verona stracolma, trasmessa in due serate in TV, con uno share altissimo. Dopo una decadenza rapidissima il Festivalbar è stato cancellato e si è cercato di sostituirlo con i Wind Music Awards, con una sola serata finale ad ingresso gratuito che non riempie nemmeno l’Arena. Questo spiega bene che sono cambiate le modalità di ascolto, del gusto, della passione. Oggi la musica è ovunque, ma è un semplice sottofondo, anzi meglio un prodotto. Ti dirò di più le giovani generazioni sono un prodotto, studiato, analizzato e sfruttato con personaggi effimeri usa e getta. Mentre per tanti anni la musica è stata cultura, che ha segnato scelte e future di intere generazioni. È chiaro che anche oggi nascono e ci sono giovani veri appassionati di musica, ma sono mosche bianche. Chiudo con una precisazione: la musica usa e getta è sempre esistita, ma i giovani avevano sempre una scelta alternativa e veniva comunque promossa e divulgata dalle grandi case discografiche. Oggi la musica vera te la devi cercare e non tutti hanno voglia, anzi nonostante le nuove tecnologie teoricamente ci mettano a disposizione tutto il possibile in fatto di musica, arte e cultura, vedo in giro molta pigrizia. Infatti, come dicevo prima i primi dieci artisti ascoltati con spotify sono quasi gli stessi primi dieci della classifica di vendita. Una cosa molto triste, che ti fa capire che la gente in fondo vuole sempre e solo quello che gli propinano. Non vede in spotify, youtube e compagnia bella una possibilità di ampliare le proprie conoscenze, ma solo un mezzo per ascoltare gratis ciò che già conosce.

Lizard: Dal tuo punto di vista e chiudiamo sull’argomento, come va attualmente il mercato discografico e come andrà nel futuro?
Gianni Della Cioppa: Azzardare previsioni è difficile, ma credo che ci stiamo indirizzando in un solo percorso: chi ha scritto la storia continuerà ad avere notorietà, vendite, anche dopo la morte e questo si ferma per gli artisti usciti più o meno fino all’inizio del terzo millennio. Per chi è arrivato dopo, fatte le dovute eccezioni, non c’è un mercato discografico. Perché dico questo? È semplice, un disco di un gruppo nuovo oggi si deve confrontare con un mercato gigantesco, dove incontra migliaia di “rivali” alla ricerca di gloria, ma soprattutto contro la storia del rock, oggi sfruttata in modo incredibile, tra ristampe di ogni tipo, edizioni deluxe, versioni limitate e cose simili. E la cosa più triste è che anche un ragazzino di venti anni oggi preferisce questi cofanetti ed in parte lo capisco. Dimmi perché uno dovrebbe comprare una band nuova piuttosto di una versione doppia di un capolavoro come il primo dei Led Zeppelin, In Rock dei Deep Purple o Master Of Puppets dei Metallica, tanto per farti degli esempi? I nomi nuovi vivranno fiammate di notorietà, e verranno subito sostituiti da altri presunti fenomeni del momento. Questo capita anche nel metal sia chiaro. Un altro gioco è quello delle reunion, che sfruttando il fattore nostalgia regalano qualche momento di gloria, magari anche meritata. Per fare un esempio oggi i riformati The Darkness vengono rispettati e si parla di loro molto bene, ma chi c’era all’epoca, relativamente vicina, ricorderà che erano derisi e sputtanati da pubblico e critica.

Lizard: Come scrittore, redattore “decano” e occupandoti anche di Andromeda Relix, hai sicuramente un punto di vista privilegiato sulla scena italiana, come vedi la situazione attuale? Vale ancora la pena investire in una metal band, specialmente nel nostro Paese?
Gianni Della Cioppa: Assolutamente sì, anzi oggi più di un tempo. Io vedo in giro molte band interessanti, originali e creative, in generi svariati. È un falso problema la qualità delle rock/metal/etc band italiane, non abbiamo niente da invidiare a nessuno dal punto di vista qualitativo. Ma dico davvero niente, anzi alcuni nostri gruppi danno decine di punti a nomi stranieri famosi. Ma questo lo dice anche la storia, se pensi a Death SS, Strana Officina, Necrodeath, Paul Chain, Dark Quarterer, Sadist, per dire solo alcuni nomi, negli anni ‘80 erano avanti anni luce dal punto di vista creativo e delle idee, rispetto a tanti altri gruppi mondiali, pur famosi. In Italia ci sono due problemi: il pubblico esterofilo e che si attacca a invidie e polemiche da bottega e i musicisti che non hanno capito che non basta fare un buon disco; il rock è sulla strada, si devono macinare migliaia di chilometri in pulmino, suonare ovunque, puzzare, sudare, mangiare cose scadenti e non sentirsi arrivati per tre recensioni buone. Il primo passo da fare per una band? Affidarsi ad un vero manager, trovare un’agenzia di booking per i concerti e un’agenzia che curi la promozione in modo capillare. Il disco è l’inizio di tutto, non il punto di arrivo. E soprattutto se avete donne (o uomini se siete musiciste), che non capiscono fino in fondo la vostra passione scaricatele immediatamente. Mi rendo conto che detta così suona male, ma è la verità.

Lizard: Per una qualche ragione, il metal e perfino l’hard rock in Italia non sono mai riusciti ad entrare nel grande giro. Si parla di mancanza di cultura, di mancanza di investimenti, di mancanza di professionalità nei vari settori e a qualunque livello. Qual è la tua opinione? Dove si crea il corto circuito?
Gianni Della Cioppa: In Italia abbiamo una tradizione molto forte legata all'operetta, alla lirica, alla musica leggera e quindi all'estero è questa l’immagine italiana che domina. Non a caso Andrea Bocelli e i cantanti di musica leggera, anche recenti, trovano consensi in Spagna, Sud America e Russia, ma non nei paesi anglofili. Detto questo in Italia non c'è mai stato un discografico che ha veramente creduto nella musica rock/metal e quindi senza investimenti non si va da nessuna parte. La musica (tutta la musica!) oramai è considerata un investimento a vuoto e quindi viene veicolata ovunque come un qualsiasi prodotto usa e getta, attraverso programmi indegni e talent show, che generano finti modelli e cantanti senza personalità. Dovevamo pensarci prima, negli anni 80/90, quando c'erano spazi e forse anche soldi, a creare una cultura rock in Italia. Oramai è troppo tardi. Dobbiamo accontentarci dei circuiti underground e dei piccoli spazi e di un pubblico di nicchia che segue fedelmente la sua piccola chiesa musicale. Ma come ho ripetuto fino alla noia in questa intervista: sono tutte le componenti che devono crescere, compreso noi della critica.

Lizard: Bene, ti ringraziamo per il tempo che ci hai dedicato. Ti lascio la parola, se vuoi aggiungere qualcosa o rivolgerti direttamente ai nostri lettori per lasciare un messaggio o un saluto.
Gianni Della Cioppa: Per prima cosa voglio ringraziarti e farvi i complimenti per l'ottimo lavoro che svolgete con metallized.it. Insieme ad altri due/tre siti, siete un autentico punto di riferimento per l’informazione metal e rock in Italia. Un messaggio? É lo stesso che traspare in tutte le mie precedenti risposte: fate le cose con passione e sostenete la musica metal e rock italiana, è vergognoso che non abbiamo una scena vitale e forte con tutti i gruppi di qualità che circolano. Le responsabilità di questa mancata affermazione vanno sicuramente condivise tra discografia e band, ma anche il pubblico ha la sua bella parte di responsabilità. Ho sentito di gente che si è lamentata per il biglietto di 5 euro all’Acciaio Italiano, dove hanno suonato quasi venti gruppi e c’era anche la fiera del disco. È una vergogna. Infine un solo messaggio: ALL FOR THE LOVE OF ROCK’N’ROLL!!



Full metal jacket
Lunedì 7 Settembre 2015, 15.35.01
4
Ho visto diverse critiche all'operato di Gianni che riguardano il libro del metal, che non ho e quindi non entro nel merito, però è uno che ha sempre gravitato attorno alla scena e di bands italiane ne ha aiutate un bel pò. bravo Gianni
metallo
Lunedì 3 Agosto 2015, 19.01.43
3
In Gianni Veritas, sempre stimato sia in riviste libri e interviste, quello che afferma e' tutto vero, specislmente per la situazione italiana, e per il fenomeno della musica liquida, pero' mi pare che inviti pure a non essere pessimisti perche' del buono c'e' sempre, e mi auguro per Gianni tanta belle cose, la sua passione e entusiasmo , sono proverbiali ,hanno contribuito, per molti ad avvicinarsi e ad approfondire e il rock e il metal, la cultura rock e metalin Italia e' quella che e', se ci sono cose che riguardano la musica sono demenziali cacate televisive che ammorbano come una peste i cervelli di molti.Ovviamente complimenti a Lizard per l' intervista tutta, e per le ottime domande fatte che hanno stimolsto sltrettanto ottime risposte.Bella intervista, complimenti.
Carlo
Lunedì 3 Agosto 2015, 17.39.50
2
Grande Gianni, ormai ti "conosco" da quasi 25 anni e la tua passione per il rock tutto non è mai andata a scemare.
simo
Lunedì 3 Agosto 2015, 0.36.33
1
Grazie Gianni!
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