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HYADES - Affamati di thrash!!
08/08/2015 (1015 letture)
Gli anni passano tanto alla svelta quanto le mode ma nel thrash metal italiano esistono realtà consolidate delle quali dovremmo essere orgogliosi, e gli Hyades sono qui per ricordarcelo. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con il chitarrista Lorenzo Testa ed ecco a voi il resoconto.

Claudio: Ciao ragazzi, benvenuti su Metallized! Cominciamo subito: sei anni di silenzio discografico e finalmente un gradito ritorno, che è successo in tutto questo tempo?
Lorenzo: Ciao Claudio e un saluto a tutti i lettori! In questi sei anni molto semplicemente ci siamo presi un periodo di meritata pausa; dopo tre dischi in quattro anni ne avevamo bisogno, anche e soprattutto per non finire a ripeterci all’infinito, senza più stimoli. Inoltre non abbiamo più vent’anni e il tempo da dedicare a quella che è una passione è indubbiamente meno di un tempo. Alcuni di noi hanno continuato a lavorare nell’ambito musicale, con altri progetti o con attività connesse (studio di registrazione, etc) per cui in realtà non abbiamo dovuto scrollarci di dosso molta polvere, siamo usciti con il nuovo disco semplicemente quando l’abbiamo ritenuto opportuno e quando le canzoni ci convincevano al 200%!

Claudio: The Wolves Are GettingHungry spicca subito all’occhio sin dalla copertina: da dove è nata l’idea?
Lorenzo: E’ stata un’idea mia, probabilmente dopo qualcuna delle solite animate discussioni al pub! Volevo qualcosa che fosse forte e scioccante, soprattutto per chi, come me arriva da un certo background sociale e politico. "Il Quarto Stato" di Pellizza Da Volpedo è un’opera simbolo, è il cammino del popolo verso il potere, verso il riconoscimento dei propri diritti, verso una società più giusta. Ma una volta vinte queste battaglie, cosa è rimasto? Una società senza più ideali, senza più etica, una società che a livello morale sta toccando il fondo giorno dopo giorno. Chi nel ’67 combatteva per una società più giusta, oggi dirige banche, assicurazioni o occupa posti di potere; ieri gridavano i loro slogan nelle piazze, oggi portano i figli alla scuola privata con il SUV. Ecco, la nostra copertina rappresenta tutto questo.

Claudio: Il mondo è cambiato negli ultimi vent’anni e voi li avete vissuti, esaltati e criticati: quanto tutto ciò influisce sulle vostre lyrics e sul songwriting in generale?
Lorenzo: Molto, ovviamente. E’ un genere musicale che si presta molto alla critica sociale, all’analisi di quello che avviene nella vita di tutti i giorni. O forse sono io che la vedo così, ma non ho mai voluto scrivere di banalità o buttare giù un testo solo perché dovevo. Ho sempre cercato di dare qualche spunto di riflessione, di dire qualcosa, condivisibile o meno, banale o meno che fosse. I testi da rockstar su birra, sesso e droga lasciamoli ad altri, a tutti quelli che vogliono credere di vivere una vita come nei film anni ’80. La vita di ogni giorno è invece fatta di telegiornali che ci raccontano menzogne sulla Siria, di scontri a Gaza, di immigrati che sbarcano a Lampedusa, di innocenti morti per le scelte dei nostri politici negli ultimi cinquant’anni.

Claudio: Vedo che avete una nuova label: che è successo con la Mausoleum? Come siete invece arrivati al contratto con Punishment 18?
Lorenzo: Uno dei motivi per cui abbiamo voluto prenderci una pausa dopo The Roots of Trash era anche che eravamo veramente nauseati da tutto quello che ci girava attorno, dalla cosiddetta "scena"; non esiste nulla di ciò che la gente crede… nessuna "fratellanza", nessun ambiente amichevole, ma solo un branco di lupi pronti ad azzannarti non appena abbassi la guardia. La Mausoleum è un’etichetta storica, ma si sa bene perché falli negli anni ’80 e gli stessi comportamenti verso gli artisti li ha tenuti anche al ritorno. Siamo loro grati per avere creduto negli Hyades e per averci pubblicato tre dischi; per una band italiana è stato un traguardo non da poco! Ma ora preferiamo lavorare con un’etichetta probabilmente più modesta come dimensioni e background storico, ma della cui onestà e sincera passione non dubiteremo mai. Tra l’altro la Punishment 18sta crescendo molto bene, grazie al lavoro di Corrado Breno e del suo staff, e sono sicuro che farà parlare molto di sé nel futuro.

Claudio: Avete girato parecchio all’estero e siete un ottimo esempio di ciò che l’Italia può fare in ambito metal in Europa e non soltanto: come vi è sembrata la scena fuori dai nostri confini nelle vostre esperienze più o meno recenti?
Lorenzo: Per capire e giudicare una "scena" devi esserci dentro quotidianamente, per cui rischierei di darti il solito giudizio frettoloso e sommario. Meglio? Peggio? Non saprei, sono sempre le persone che fanno la differenza, e sappiamo bene che qui in Italia ognuno guarda ai propri interessi anche a discapito degli altri e di una certa condotta morale. Fa parte della nostra Italianità, purtroppo, non possiamo negarlo. Nell’ambito live all’estero è tutto un altro mondo, l’organizzazione è il più delle volte impeccabile, gli orari sono rispettati, i contesti in cui ci troviamo a suonare sono sempre di un certo livello. Insomma, siamo ben lontani dalla situazione italiana dove ti trovi a battagliare per avere un panino ed una birra prima di suonare.

Claudio: E della scena italiana che ne pensate? Si è evoluta in meglio o in peggio? E non mi riferisco solo alle band che sono rimaste o alle nuove leve ma anche al piano organizzativo degli eventi metal indipendentemente dalle loro dimensioni.
Lorenzo: Anche qui devo dirti che sono un po’ fuori dal giro, in questi sei anni ho messo in piedi altri progetti musicali con cui ho girato tanto in Italia e all’estero, ma non in contesti prettamente "metal". Ho visto molta gente che ha voglia di fare e un miglioramento generale, soprattutto sull’organizzazione eventi, ma siamo ancora un passo indietro rispetto a Germania, Belgio o altri paesi europei. Ma i budget sono sempre risicati e il rischio di chi organizza è sempre alto, perché la gente si muove poco e i numeri che si fanno ai concerti sono più bassi che altrove, in qualunque genere.

Claudio: Avete condiviso il palco con band internazionali di notevole spessore sia in festival indoor sia in open air: quali sono le esperienze che meglio vi hanno gratificato? Qualche aneddoto in particolare?
Lorenzo: Sicuramente già esserci è una gratificazione non da poco, considerato che di solito la credibilità e reputazione delle band italiane nel resto dell’Europa sono molto basse; essere richiesti ad alcuni festival in Belgio, Olanda o Germania è di per sé un traguardo considerevole per noi! Come aneddoti sicuramente i migliori risalgono al tour europeo che abbiamo fatto con gli Omen, a partire da quella notte che abbiamo perso Kenny Powell e l’abbiamo ritrovato dopo ore in uno stato pietoso e arrampicato su una finestra delle vie del centro!


Claudio: Quasi vent’anni dalla vostra fondazione e ancora in prima fila a dispensare mazzate sui denti: a parte i vari segreti più o meno leciti o demoniaci per mantenere grinta e giovinezza, cosa ci vuole per arrivare fin qui con così tanta passione? Cosa consigliate alle nuove leve?
Lorenzo: Suonate prima di tutto per passione e cercate di migliorare giorno per giorno; questa è l’unica strada per crescere artisticamente e come musicisti, con la pazienza e la tenacia poi le cose arriveranno. Tanti ragazzi hanno fretta di bruciare le tappe e passano più tempo sui social network a far finta di essere dei musicisti, che non a spaccarsi il culo sullo strumento e nelle sale prova per diventarlo davvero. Fare musica, quale che sia, comporta sacrifici, pazienza e metodo; senza tutto questo non potrete mai costruire qualcosa di davvero serio e che possa durare negli anni.

Claudio: Sono previste date singole o tour organizzati per la promozione del nuovo album? Sia in Italia che all’estero?
Lorenzo: Abbiamo qualche data confermata, come il Black Out Bash in Belgio con Angel Witch e Ostrogoth, e qualcos’altro in via di definizione, ma in generale cercheremo di fare poche date ma mirate. Il nostro batterista vive a 600km da noi, quindi abbiamo in primis delle questioni logistiche da considerare quando ci spostiamo; inoltre i locali soprattutto in Italia sono sempre meno e le condizioni in cui ti trovi a suonare non adeguate. E’ un peccato perché ovviamente ci piacerebbe essere più presenti anche in sede live, perché ci consideriamo prima di tutto una live band; ma le condizioni odierne non ce lo consentono…

Claudio: Qualche succosa anticipazione sul vostro futuro prossimo?
Lorenzo: Onestamente non abbiamo assolutamente pianificato il nostro prossimo futuro. Dopo la pausa che ci siamo presi abbiamo deciso di tornare a lavorare ma senza pressioni, fretta e senza dover fare le cose per forza. Per fare questo disco ci abbiamo messo due anni, abbiamo cestinato una dozzina di canzoni e rimandato svariate volte le registrazioni… con buona pazienza di Corrado Breno della Punishment 18 che avrebbe potuto mandarci a quel paese e che invece ha creduto fino in fondo a noi. Il disco è uscito, siamo contenti al 200% di come è venuto, ma ora non vogliamo ributtarci in quel turbine di obblighi, impegni e scalette di cose da fare. Sicuramente faremo qualcosa di speciale l’anno prossimo per festeggiare i vent’anni di attività, ma è ancora tutto da decidere…

Claudio: É cambiato qualcosa o la parola d’ordine è sempre e comunque "ThrashNow, Work Later"?
Lorenzo: Sicuramente gli impegni quotidiani e le responsabilità di quando hai 35 anni sono diversi rispetto a quando avevi vent’anni, ma molti di noi hanno continuato a vivere la propria vita seguendo questo motto e cercando di trovare sempre gli spazi per suonare, per vivere di musica e nella musica anche a costo di grandi sacrifici; quindi potrei dire con una punta di orgoglio che non è cambiato molto e che questo rappresenta un nostro modo di essere, anche al di fuori del thrash metal stesso e di questa band.


Claudio: Vi ringrazio a nome di tutta la redazione di Metallized.it per la vostra disponibilità, a voi l’ultima battuta.
Lorenzo: Sono doverosi i ringraziamenti nostri verso tutti gli addetti al settore e i fans che ci supportano e sopportano dopo quasi vent’anni di attività! Ai tanti che si ricordano di noi, nonostante i sei anni di silenzio e nonostante gli Hyades siano… "too young for the old school and too old for the new!", come canta un nostro nuovo pezzo. Thrash now, work later!



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