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2 DAYS PROG + 1 - Day 1, Veruno (NO), 04/09/2015
08/09/2015 (2368 letture)
Ormai è diventato un appuntamento immancabile. Quando si tratta di segnare le ferie, il primo weekend di settembre è diventata una vera e propria priorità per gli amanti della musica progressive. Alla settima edizione in altrettanti anni, il 2 Days Prog + 1 è assurto sempre più a festival internazionale, con giornate che alternano mostri sacri del genere a band più emergenti, ma dalle immense potenzialità e che attirano persone anche da oltre i confini italici. C’è un senso di gioia quando percorriamo le stradine che portano alla piazzetta della musica di Veruno, una familiarità che negli ultimi tre anni è cresciuta grazie a spettacoli di alto livello, un’organizzazione pressoché perfetta ed un ambiente sempre accogliente. Il pericolo pioggia non ci preoccupa, nonostante le previsioni meteo dessero alcuni temporali proprio in prossimità dell’esibizione delle ultime due band. Per fortuna, l’acquazzone non è arrivato e abbiamo così potuto goderci lo spettacolo al massimo delle sue potenzialità. Prima dell’inizio dei concerti abbiamo potuto, come di consueto, partecipare al meet & greet organizzato dall’associazione Ver1musica dove ci siamo incontrati con i Beardfish, brillanti e sereni nella loro disponibilità a fare foto, autografi e scambiare quattro chiacchiere con i presenti. Poco dopo, ci viene fatto sapere che i Magma non parteciperanno per motivazioni personali. Un po’ mesti, ci dirigiamo verso l’area concerti dove entro pochi minuti sarebbe cominciato lo spettacolo del venerdì del 2 Days Prog + 1.

SYNCAGE
Puntuali come un orologio svizzero, alle 18:30 salgono sul palco i Syncage, band vicentina con all’attivo un EP che è tutto un programma. Prendiamo posto sotto al palco per goderci questa prima esibizione e notiamo, con molto piacere, che la piccola folla che è già presente diventa sempre più numerosa, attirata dall’eclettismo sonoro messo in mostra dai cinque ragazzi italiani. Nella mezz’ora di tempo a disposizione i nostri presentano i pezzi di Italiota, dove sono presenti già dai titoli, riferimenti verso la nostra società ed il modo in cui appare all’estero. Non a caso, il concerto comincia con una divertente intro che vede l’ormai celeberrimo Shish di Matteo Renzi a dipingere una perfetta sfumatura dell’Italiota medio. A colpire più di tutto, oltre alla giovane età media della band, è l’eclettismo sonoro presente nei brani scritti che vede unire moltissimi generi con la stessa padronanza di un gruppo con anni di esperienza alle spalle. Il frontman Matteo Nicolin è anche il più attivo sul palco, si occupa delle linee vocali e dell’utilizzo appassionato della sua GnG a sette corde. Questo offre un tiro non indifferente al genere proposto, capace di spaziare dal teatrale ad alcuni riff quasi thrash/groove, senza mai dimenticare il buongusto per la melodia e per la ricerca di una soluzione inattesa. Questi lidi teatrali a cui si uniscono benissimo le linee ritmiche di Riccardo Nicolin dietro le pelli e di Daniele Tarabini al basso, ricordano il percorso tracciato da Devin Townsend negli ultimi anni e, sicuramente, sono motivo ed orgoglio per noi italiani (non Italioti) da seguire. Non mancano nemmeno rimandi ai Queen, alle composizioni di sua maestà Roger Waters e a richiami distinti per qualche linea di prog italiano anni settanta, giusto per non dimenticarci le origini. Tra Leash and Necks e Italiota’s Journey, ci troviamo di fronte linee jazzate, tempi prog, ritmiche pesanti ed acustiche soffuse, il tutto bilanciato con la padronanza tipica di chi sa quello che fa, a differenza di quei gruppi che costruiscono un polpettone insapore colmo di citazioni giusto per l’intenzione di apparire "innovativi". Grande anche la prestazione di Matteo Graziani che indora il tutto con le sue tastiere ed uno spezzone di violino elettrico, affiancato nelle costruzioni più teatrali dalla presenza di Sean Lucariello alla tromba. Alla fine della fiera, mezz’ora è stata più che sufficiente per presentare al pubblico di Veruno una delle realtà più promettenti dell’ambito musicale italiano. In attesa del primo full-length, ci siamo potuti godere una prestazione di gruppo davvero eccezionale, a dimostrazione che anche in Italia, il futuro della musica può essere nostro. Avanti così!

YUKA & CHRONOSHIP
Certo, quest’anno al 2 Days Prog + 1 si sono volute fare le cose in grande. Dopo la bandiera italiana tenuta alta dai Syncage, saltiamo dall’altra parte del mondo con l’arrivo dei giapponesi Yuka & Chronoship, capitanati dalla bravissima Yuka Funakoshi alle tastiere. Il piacere di sentire una band così, proveniente da una locazione geografica dove la musica moderna -in particolare modo il progressive- è giunta quasi di rimbalzo, grazie ai fasti del nostro passato italico, è davvero una soddisfazione ed il quartetto giapponese non delude. Con all’attivo tre album -l’ultimo in uscita a giorni- Yuka & Chronoship ci hanno riportato su binari maggiormente prog, con meno eclettismo rispetto alla band precedente, ma con una qualità tecnica ed un affiatamento tra i membri del gruppo indiscutibili. Dall’attacco di Dance with the Dinosaur dove su tempi funambolici, Yuka ed il chitarrista Takashi Miyazawa duettano sulla solita base costruita da Ikko Tanaka e Shun Taguchi, musicisti oltremodo esperti e preparati, sino alla conclusione del concerto, la band giapponese ci mette in mostra una capacità compositiva ed esecutiva davvero invidiabile. Nel corso della lunga setlist si passa tra brani del passato della band, estratti da Dino Rocket Oxygen, sino alla presentazione in anticipo di qualche pezzo del nuovo album, come E=c²m, andando quindi ancora a scavare agli inizi della carriera, con brani estratti dal debut album. Una setlist variegata in grado di farci apprezzare la bravura della tastierista giapponese e dei suoi compagni di band, mai banali, mai esagerati e, soprattutto, capaci di fornire una prestazione strumentale pressoché perfetta. Divertente anche il tentativo e lo sforzo messo in atto dalla musicista di leggere e presentarsi in italiano, con un discreto risultato. Nove pezzi, uno dietro l’altro, che riempiono uno spazio temporale superiore all’ora e che è assolutamente meritato dal combo giapponese. Ora non ci resta che aspettare il prossimo album, con la consapevolezza di aver assistito al primo concerto italiano in assoluto di una band che ci dimostra che, anche dall’altra parte del mondo, oltre ad essere fantastici emulatori, alcuni musicisti riescono anche ad essere dei compositori di alto livello. Sayōnara, Yuka, sugu ni modotte kite kudasai!

BEARDFISH
Ed ecco che come terzi, dopo un bel salto spaziale di ritorno in terra europea, arrivano i Beardfish, forse i maggiormente attesi dal pubblico progressive rock di più recente formazione. Forti della pubblicazione di otto album in poco più di dodici anni di carriera, i quattro ragazzi svedesi hanno visto accrescere sempre più il seguito che li ha fatti evolvere da quel Fran En Plats Du Ej Kan Se d’esordio, sino alle sonorità più moderne e catchy del recente + 4626 - Comfortzone, passando per dischi di alto livello quali Destined Solitaire e Mammoth. Nella formazione ci sono il frontman e polistrumentista Rikard Sjöblom che si diletta con la sua stratocaster e con l’hammond, il chitarrista David Zackrisson, Magnus Östgren dietro le pelli e Robert Hansen al basso, tutti in formazione dal 2002. Ad essi, si è aggiunto recentemente in sede live Martin Borgh, talentuoso tastierista con il compito di espandere il sound in sede live, soprattutto nei brani tratti dall’ultimo LP. Dagli estratti di Sleeping in Traffic, al più recente The Void, la scaletta è stata incentrata sulla nuova release con Hold On e Comfort Zone a farla da padrone in un concerto di prim’ordine. Rikard Sjöblom è un macinatore di riff e cantato, perfettamente a suo agio nello spaziare su più fronti, mentre David Zackrisson si concentra maggiormente sul ricalcare le linee principali, spostandosi di ottava quando il collega tiene in mano la sua sei corde, andando poi a prendere le redini chitarristiche vere e proprie quando Sjöblom si siede dietro l’hammond. Vero mattatore Robert Hansen, sempre in movimento con il suo atteggiamento scanzonato e divertente, che accompagna un sound corposo ed aggressivo, ben accoppiato alla solida prestazione del batterista Magnus Östgren. Da menzione anche la prestazione di Martin Borgh dietro la sua Nord, capace di non essere invadente ove necessario ma, altrettanto marcato quando il suo sound deve supportare la ritmica portante; oltretutto non si lascia nemmeno sfuggire un piccolo momento di gloria dove ci allieta con un assolo molto piacevole e veloce. La freschezza compositiva e la capacità naturale di presentare i propri brani, che sembrano pressoché identici a quanto sentito su disco tanto è il loro talento esecutivo, fa scorrere l’ora e mezza di concerto come se non avesse peso, tanto che il pubblico si concede a qualche rumoreggiamento quando il frontman annuncia di essere ormai nei pressi della chiusura del concerto. Prima del brano di chiusura, ci godiamo anche il divertente siparietto di Rikard che domanda al pubblico per quale motivo debba essere contrariato, vista la band che sarebbe seguita di lì a poco, non appena fosse finito il loro concerto. Chiara dimostrazione di quanto i Beardfish siano stati apprezzati e di quanto il pubblico di Veruno sia sempre un pubblico "di classe", sempre pronto ad ascoltare qualsiasi band, a priori, valutandone poi le qualità oggettive. L’ultima parte del concerto della band svedese ce la godiamo dal lato dell’ingresso palco, visto che abbiamo avvistato Christian Vander e riusciamo ad attirare la sua attenzione per farci autografare il vinile di Mekanik Destruktiw Kommandöh. Quando la band svedese si congeda, si riceve un caloroso applauso da parte di tutto il pubblico, ormai al massimo della sua estensione in previsione degli headliner. In ogni caso, l’apprezzamento per una delle band più prolifiche del panorama prog internazionale è stato davvero molto. E meritato.

MAGMA
Ed ora silenzio, mentre Christian Vander sale brevemente sul palco per sistemare i suoi piatti ed il rullante. Silenzio perché sta per salire in cattedra uno dei gruppi più maestosi, schizofrenici, devastanti, terrorizzanti del panorama prog mondiale, la cui unica apparizione italiana risale al lontano 1978. Della formazione originale, quella di quegli anni, sono rimasti solo i due coniugi Christian Vander e la moglie Stella, mentre si sono dileguati veri e propri maestri di musica come il bassista Yannick Top ed il violinista Didier Lockwood. Poco male, visto che la mente univoca della creatura Magma è sempre stato il batterista Christian e, soprattutto, che i musicisti attuali hanno tutti quanti -nessuno escluso- una preparazione tecnico-strumentale di livello assoluto. La squilibrata ricerca della complessità che ha colpito il buon Vander quando è stato scelto dalla musica per essere l’interprete di questa storia, è stata tale da spingerlo a costruire un vero e proprio linguaggio per i suoi testi, il Kobaiano. Sul lato musicale si è spinto a lidi quasi opposti, fondendo jazz, rock, influenze classiche e dell’opera lirica, sfruttando il talento della moglie Stella come corista per esprimere al meglio la complessità gutturale del linguaggio kobaiano. Passano dieci minuti ed ecco che la numerosa band sale sul palco, comprensiva di Bruno Ruder al Rhodes, Benoit Alziary al vibrafono e Philippe Bussonnet al basso; purtroppo, come ci informa Stella Vander appena prima dell’inizio del concerto, la band è orfana del chitarrista James Mac Gaw per importanti motivi di salute. Nonostante questa pesante assenza, la band ha dato il meglio per regalare un concerto di livello assoluto, come se il compare James fosse lì accanto a loro. Infatti ecco che l’attacco della lunghissima suite Köhntarkosz viene anticipato da un momento di pura follia batteristica, dove Christian Vander mette in mostra la sua assoluta destrezza con lo strumento, oltre che una velocità invidiabile che non sembra risentire dell’età. Il trio vocale composto da Stella, Isabelle Feuillebois e Hervé Aknin è subito sugli scudi, con l’interpretazione maschile a fare da perfetta contrapposizione con le due controparti femminile, in quel continuo gioco regalato dai testi in kobaiano. Determinante la prestazione di Benoit Alziary che accompagna con perizia le complesse linee di Christian Vander sul suo vibrafono, mentre uno straordinario Philippe Bussonnet ci regala vere e proprie perle sul suo basso; il sound sporco, distorto ed aggressivo in certe sezioni la fa da padrone, contrapponendosi alle vocals celestiali e dando il là alle sezioni più efferate della proposta dei Magma. Dopo aver seguito una prima parte del concerto vicino al palco, ci spostiamo sulla cima della piazza, dietro al mixer dove il bilanciamento sonoro è pressoché ottimale e ci permette di goderci Mekanik Destruktiw Kommandöh in tutta la sua ossessiva bellezza. La classe non è acqua e la prestazione messa in atto da Christian Vander e soci, viene apprezzata da tutti, tanto che a breve ci troviamo a seguire il concerto fianco a fianco con gli stessi Beardfish, anche loro rapiti da tanta qualità compositiva. La conclusiva Zombies va a chiudere un’ora e mezza di spettacolo celestiale, potente, ossessivo, aggressivo, soffuso, devastante…si potrebbe andare avanti per ore a scrivere termini descrittivi per spiegare ad una persona cosa voglia dire vedere i Magma dal vivo. Ebbene, sarebbe solo fatica sprecata. Una band del genere, anche dopo quarantacinque anni di onorata carriera, continua ad essere un punto focale della musica progressiva mondiale e la sua visione in uno spettacolo dal vivo non è tanto raccomandata, quanto sollecitata. Purtroppo -o forse farei meglio a dire, per fortuna- nessun linguaggio, kobaiano o umano che sia, è ancora riuscito a trovare il modo di esplicare le sensazioni trasmesse dalla musica dei Magma. Se li avete visti dal vivo almeno una volta, allora sapete di cosa sto parlando. Altrimenti, non appena ne avrete la possibilità, dovrete a tutti i costi rimediare a questa vostra mancanza. Una volta chiuso lo spettacolo, possiamo solo definirci grati e debitori per aver avuto l’onore e la possibilità di vedere Christian Vander dietro le sue pelli, a raccontarci la storia che la musica stessa ha deciso di fargli presentare. Il resto, sono solo inutili parole. Sipario.

SETLIST MAGMA
1. Köhntarkosz
2. Mekanik Destruktiw Kommandöh
3. Zombies


CONCLUSIONI
Terzo anno di partecipazione per noi di Metallized e terzo centro pieno compiuto dall’associazione Ver1musica e dal suo presidente Alberto Temporelli, che ci regala un bill fantastico, probabilmente ancora superiore a quello degli anni precedenti per gli irriducibili del prog settantiano di nicchia. Con il passare degli anni, un festival già pressoché perfetto, è riuscito ad ampliarsi ulteriormente e ad avere un responso di pubblico davvero soddisfacente, soprattutto per essere la prima serata del venerdì. Il clima che si respira nella Piazzetta della Musica è sempre lo stesso, quello di una festa che ha invitato un ragguardevole numero di appassionati che si trovano per vedere all’opera alcune tra le band più stupefacenti del panorama musicale, per scambiare quattro parole sul proprio genere preferito, per incontrare artisti di tutti i tipi (quest’anno era presente anche Paul Whitehead con le sue meravigliose opere che hanno dato il volto a capolavori di Genesis e Van Der Graaf Generator) e per vivere una giornata estremamente positiva, come se quello di Veruno non fosse solo un concerto, ma una grandissima festa che fa riunire un’intera famiglia prog. Sul discorso ristorazione all’interno dell’area, si è rimasti praticamente invariati rispetto alle ottime opinioni degli anni precedenti, come se al 2 Days Prog + 1 non trascorresse mai il tempo. Bene, detto questo, non si può far altro che attendere il prossimo settembre, per vedere cosa saprà regalarci un festival che, di diritto, è diventato uno dei più importanti a livello nazionale e non solo. Tutto rigorosamente gratuito. Tutto rigorosamente "fatto in casa", come il meglio del meglio della tradizione italiana. Au revoir, Veruno.



Malleus
Mercoledì 9 Settembre 2015, 14.51.28
6
E sull'affluenza di gente che se ne andava durante i Magma, sti cazzi, dopo mezz'ora che suonavano io mi sono appostato vicino all'uscita per fumare, e vi assicuro che di gente in procinto di abdicare ne ho vista abbastanza..
Malleus
Mercoledì 9 Settembre 2015, 14.49.22
5
Zess, se sono andato a un festival interamente prog evidentemente ho dei gusti musicali abbastanza definiti, di certo non passavo di lì per caso. Se la proposta musicale dal vivo dei Magma mi ha straziato non posso farci assolutamente nulla, e oltretutto ripeto che non sono certamente l'unico ad aver avuto quell'impressione data l'affluenza di gente che abbandonava il posto durante l'esecuzione. Prima di sputar sentenze del genere "passa agli ACDC" pensa alle tue di affermazioni, dato che hai sparato "i primi due gruppi una palla" quando a mio avviso sia i Syncage che i giapponesi hanno fatto uno spettacolo piacevolissimo. Rispetta l'opinione altrui, perchè non si sta parlando affatto di gruppi easy..
Monky
Mercoledì 9 Settembre 2015, 13.56.21
4
Beh i Magma non sono di certo la classica band progressive moderna che fa della melodia facile il suo punto di forza, quindi è naturale che secondo i gusti personali possano risultare indigesti. Già negli anni settanta erano uno dei gruppi più complessi e cervellotici del mondo...però non ho visto tutta questa marea di gente che ha abbandonato il festival durante il loro concerto, anzi per essere un venerdì c'era un bel pienone.
Voivod
Mercoledì 9 Settembre 2015, 13.46.07
3
Uff...adoro sia Magma che Beardfish...ma se i secondi li ho già visti almeno 3 volte, i francesi mi mancano...spero tornino da queste parti!
Zess
Mercoledì 9 Settembre 2015, 13.22.11
2
Non concordo, ero presente e i Magma hanno fatto uno show CLAMOROSO, pur senza chitarra. Poi sono i Magma proprio perchè "cervellotici e intellettualoidi" (ma che vuol dire poi? Come se in tempi di banalità colossali, qualità simili fossero un difetto). Passare agli Ac/Dc se non si regge roba simile, non si possono leggere certe cose. Beardfish musicalmente ottimi, ma con la voce che ogni tanto rimaneva a casa. Primi due gruppi invece due scatole assolute.
Malleus
Mercoledì 9 Settembre 2015, 12.39.19
1
Mah, la prima giornata è stata ottima fino ai Beardfish, compresi, tuttavia mi spiace dirlo ma i Magma sono asfissianti, soporiferi, ridondanti.. per me è un NO grosso come una casa, se i lavori in studio sono interessanti dal vivo direi che sono veramente improponibili, e tant'è che una marea di gente ha abbandonato il festival proprio durante lo show dei Magma. Troppo cervellotici, troppo intellettualoidi per i miei gusti.. In ogni caso Beardfish incredibili, la vera perla della giornata.
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