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TRUE METAL FESTIVAL - Unleashed + Belphegor + altri @ Circolo Colony, Brescia (BS) - 12/09/2015
17/09/2015 (1399 letture)
Rispetto all’edizione scorsa del TrueMetal Festival, che aveva ospitato in estate i Manilla Road e diversi altri gruppi heavy, quella del 2015 vira completamente sull’estremo, riportando in Italia gli svedesi Unleashed e permettendo ai Belphegor di rifare un salto a Brescia seppur a distanza di pochi mesi dallo scorso tour. Alcune sorprese le abbiamo trovate anche tra i gruppi italiani nel corso del pomeriggio/serata, assieme a una considerevole partecipazione di pubblico e, come sempre, ottimi suoni nel locale e puntualità organizzativa.


MINDFUL OF PRIPYAT

Il primo gruppo della giornata sono i Mindful of Pripyat, recentissima formazione death/grind che conta membri di Antropofagus, Corporal Raid e Into Darkness, ossia nell’ordine il cantante Tya, il batterista Giovanni e la chitarrista Giulia. Musicalmente, il trio (quartetto in sede live) ricorda il grindcore inglese di Unseen Terror e Napalm Death, di cui conserva ancora qualche tratteggio più hardcore punk che spicca tra le sfuriate cieche in stile grind scandinavo. I pezzi sono chiaramente brevi e velocissimi e godono dell’intensità di un triplo assalto vocale, quello principale di Tya, che ha un timbro marcatamente death metal, il gutturale e lo scream rispettivamente del batterista e della chitarrista. Viene presentato, credo quasi nella sua interezza, il primo e unico edito della band, l’EP …And Deeper, I Drown in Doom… uscito all’inizio di quest’anno in digitale e da qualche mese anche in formato CD. La prestazione è serrata, convincente e squadrata, con anche una buona attenzione al riffing, che nei limiti della comprensibilità live denota un approccio piuttosto "death metal", nello stile di Terrorizer e compari US.


DELIRIUM X TREMENS

Totalmente differente è la proposta dei Delirium X Tremens, che devono la loro notorietà alle tematiche ai costumi scenici: il quartetto bellunese definisce il proprio stile dolomitic death metal, dato l’abbigliamento montanaro e le tematiche legate alle tradizioni alpine, con anche un pezzo in ricordo del disastro del Vajont del 1963, per esempio. La definizione stilistica non supera però i confini tematici e scenici, dato che il death metal dei Delirium non riserva particolari soprese musicali, eccezion fatta per qualche circoscritta incursione di di strumenti tipici come flauti, violini e fisarmoniche e l’utilizzo di un coro di montagna. Questi si amalgamano ad un riffing piuttosto moderno, quasi completamente sviluppato attorno a groove cadenzati (generalmente mid tempo) e frequenze basse, che giovano più al punch della musica che all’aspetto melodico, abbastanza anonimo o comunque secondario rispetto al groove ritmico.


ULVEDHARR

Idealmente più simili agli Unleashed, stilisticamente, sono i bergamaschi Ulvedharr, per lo meno sulla carta, avendo in precedenza letto che suonano death metal old school con influenze provenienti dalla Svezia, appunto, nonché il connubio tra musica e tematiche norrene, anche in questo caso. In realtà la proposta musicale dei quattro si avvicina molto più ad un connubio tra thrash e death, dato che i groove batteristici hanno più a che vedere con il primo genere che con il secondo, e anche la voce è solo lievemente graffiata, pur avendo una timbrica piuttosto profonda, ma tutt’altro che growl. Nei momenti che ho potuto seguire più attentamente sono emerse buone idee, alcune ancora da maturare e altre un po’ semplici ma comunque di buon effetto, anche se non esattamente in linea con i miei gusti in questo specifico settore musicale, in cui avrei gradito un approccio più oscuro, ma questo è un altro discorso. Bene però il tiro di alcuni pezzi come War is in the Eye of Berserker, lineare e intuitivo ma piuttosto aggressivo.


DISTRUZIONE

I Distruzione sono un gruppo death/thrash italiano che fu attivo dal 1990 a 2007 e riformatosi poi nel 2011, ritornando progressivamente sulle scene live nazionali. Quest’anno celebrano il quarto full, auto-titolato Distruzione e rigorosamente cantato in italiano come da tradizione del gruppo, noto nell’underground per questa scelta sicuramente coraggiosa, data la conseguente difficoltà nel rapportarsi con il pubblico estero. Di fatto, per la profondità della voce e la velocità dei pezzi, le uniche parole in italiano si riescono ad estrapolare qua e là dai ritornelli, ma per il resto non rappresentano né un elemento di spicco né di ingombro, perlomeno in sede live. Stilisticamente, i pezzi mescolano un riffing pesante, a cavallo tra groove metal/thrash anni ’90 e death metal odierno, ad un approccio batteristico energico, che privilegia il ritmo e l’intensità alla velocità pura, tanto che ogni pezzo mantiene un aspetto squadrato e riconoscibile, rivelando un convincente lavoro di songwriting, seppur senza eccellenza vera e propria. Tra qualche parte più anonima e qualche sezione assolutamente premiabile, la prestazione non mostra sforzi né affaticamenti, e convince un pubblico piuttosto nutrito.


BELPHEGOR

Come mi aspettavo, la massima affluenza della serata si ha per gli austriaci Belphegor, che nonostante la proposta estrema hanno acquisito una popolarità immensa negli ultimi 10 anni, vuoi per le tematiche spinte (nulla di eccezionale nel genere, o no?), vuoi per l’aspetto scenico (idem), vuoi per la promozione di major come Nuclear Blast, ma ad onor del vero anche per una buona sequenza di ottimi album che ha reso i Belphegor una delle band black/death più interessanti dello scorso decennio, se non altro al di fuori di quella scena che ha continuato a privilegiare l’aspetto più tradizionalista di questo genere. Infatti lo stile dei Belphegor privilegia tecnica batterista, velocità elevatissime e incursioni melodiche nel songwriting, il quale è andato però indebolendosi negli ultimi anni, in cui la band ha pubblicato dischi che continuano a parermi un po’ sterili sia per idee che per produzione nonostante l’ottima risposta di critica e pubblico.

Perlomeno l’aggressività musicale resta di casa, e anche gli estratti dell’ultimo Conjuring The Dead, che occupano quasi interamente la scaletta, risultano innegabilmente violenti, complice la prestanza live tra le migliori che si possano vedere. Si aggiunga anche l’atmosfera malsana e l’aspetto effettivamente disturbante dello spettacolo, e anche pezzi relativamente mediocri fanno la loro bella figura, pur non spiccando per costruzione e riff, abbastanza prevedibili invece. Non reggono infatti il confronto con classici come Lucifer Incestus, dall’album che meglio ha unito velocità e melodie black-oriented, o Bleeding Salvation, dal taglio nettamente più death metal, che mostrano idee più valide e successioni di riff maggiormente accattivanti. Pochi altri i classici, quali Bondage Goat Zombie e Belphegor – Hell’s Ambassador, le più note al pubblico benchè non tra le migliori dei rispettivi album. Complimenti infine al frontman Helmuth per essersi completamente ripreso ed aver di nuovo assunto il pieno ruolo di vocalist della band (a differenza di quando li avevo visti nel 2013, a breve distanza dalla sua grave degenza).

Tirando le somme, un show oscuro, intenso ed eccellentemente eseguito, seppur non presentando il miglior materiale da loro mai scritto, ma riscattandosi con momenti decisamente degni di memoria.

SETLIST BELPHEGOR

Feast Upon the Dead
In Blood - Devour This Sanctity
Gasmask Terror
Belphegor - Hell's Ambassador
Black Winged Torment
Rex Tremendae Majestatis
Pest and Terror
Lucifer Incestus
Conjuring The Dead / Pactum in Aeternum
Bondage Goat Zombie
Bleeding Salvation



UNLEASHED

Arriva in tarda serata il momento degli Unleashed, che a beneficio di chi non li abbia mai sentit nominare, sono tra gli indiscussi veterani della scena death metal svedese, nonché una delle line-up più durature nella storia del genere (25 anni di militanza su 25 per 3 membri su 4, e "solo" 20 per il chitarrista Folkare). Oltre ai meri dati numerici, anche una concreta fedeltà al genere e ai suoi canoni più primitivi, con un carattere quasi oltranzista e un’attitudine un po’ "à la Mortorhead" nel songwriting, sempre in fissa per tematiche norrene, ritmi serrati da frattura del collo, d-beat e un sano muro di chitarre opportunamente distorte. Tra i diversi alti e bassi (considero il penultimo Odalheim tra i primi, ma decisamente l’ultimo Dawn of the Nine tra i secondi, purtroppo) gli Unleashed che si presentano sul palco del Colony questo sabato sera di settembre fanno qualche compromesso con l’età ma non con quanto ribadito, musicalmente, nel corso di 5 lustri.

La voce del celebre frontman Johnny Hedlund fatica un po’ a carburare, soprattutto nelle prime battute, ma di contro abbiamo una sezione ritmica sugli scudi dall’inizio alla fine dello show, come da garanzia Unleashed. Se quello che si ricorda come uno dei growl più intensi della scena di Stoccolma (si pensi a Where No Life Dwells) si è un po’ spento nel corso degli anni, perlomeno la macchina da guerra è ben oliata e fa il proprio dovere, scegliendo peraltro con attenzione i pezzi da proporre in mezzo a una discografia molto nutrita. Sebbene si senta l’handicap compositivo degli estratti dall’ultimo album, a cui è comunque dedicata una parte minima della scaletta, i pezzi rievocati dal periodo centrale della carriera dei nostri risollevano vigorosamente il livello qualitativo, con eccellenti sorprese da album come il buon Sworn Allegiance o l’ottimo Midvinterblot, che occupano lo spazio più corposo del set.

Come presunto, l’affluenza di pubblico è decisamente minore rispetto ai Belphegor, o almeno la moltitudine di persone (assolutamente numerose in tutta la serata) sembrerebbe più sparsa e meno addensata davanti al palco, dove rimane quasi sempre abbastanza attivo un moshpit che per gli austriaci, prevedibilmente, non c’era stato. Il coinvolgimento è buono ma non troppo caloroso, sebbene ben accetto dai quattro svedesi, che richiamano la partecipazione degli astanti nelle canzoni più adatte al contesto di un fest, con parti in sing-along protratte a lungo per coinvolgere tutto il pubblico - in particolare su Death Metal Victory, immancabile in scaletta.

Con una posizione piuttosto fissa sul palco, di scuola slayeriana, i nostri protraggono il proprio headbanging inarrestabile da un pezzo all’altro, mantenendo un tiro compatto e convincente, anche se qualche dovuto richiamo va fatto a Folkare, non esattamente brillante sul palco (come d’altronde non lo era stato con i Necrophobic qualche mese prima). Dopotutto, la formula di ogni pezzo è elementare e gioca sull’immediatezza, ma tra ottimi espedienti melodici, variazioni sul tema e accelerazioni/decelerazioni a susseguirsi, accade raramente che l’impatto sia debole, figuriamoci tedioso. Tra i pezzi migliori del set ricordo sicuramente gli estratti dal debutto, con If They Had Eyes, manifesto del tipico sound swedish del periodo ’89-’91, e ovviamente Before The Creation of Time, che conclude il set nell’encore, dando un’ultima vigorosa prova di death metal.

SETLIST UNLEASHED

Legal Rapes
Destruction (Of the Race of Men)
The Longships Are Coming
Where Is Your God Now?
If They Had Eyes
Winterland
The Avenger
A New Day Will Rise
Midvinterblot
Fimbulwinter
To Asgaard We Fly
Hammer Battalion

---- ENCORE ----

Death Metal Victory
Before the Creation of Time



Matteo Cagnola
Sabato 19 Settembre 2015, 11.28.29
3
A me non dispiace per niente "Conjuring the dead" che considero un ottimo disco, del resto visto chè è il decimo non potevano ripetere i primi dischi a fotocopia. E' una naturale e costante evoluzione per i Belphegor che per me restano comunque molto coerenti, poi è un disco pieno di sfumature in cui il loro stile è ben presente. Live li rivedrei 666 volte senza stancarmi mai, sono stati grandi come sempre e anche i pezzi del nuovo disco sono belli tirati e pesanti in sede live.
Doomale
Giovedì 17 Settembre 2015, 13.18.00
2
...Noto nella scaletta degli Unleashed due classici veramente notevali...e tra l'altro tra i miei preferiti come Legal rapes e To Asgaard we fly....Ottimo. Per quanto riguarda invece i Delirium X tremens, sarò ripetitivo ma li ritengo troppo bistrattati e sottovalutati...per il resto dal vivo non li ho mai visti ma il loro ultimo lavoro di qualche anno fà in studio, tante band death piu affermate se lo sognano.
Rens
Giovedì 17 Settembre 2015, 11.07.24
1
Mi è dispiaciuto un sacco non esser potuto venire
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