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EPITAPH - L'intervista
19/09/2015 (1095 letture)
In occasione dell'ultima edizione della Fiera Internazionale della Musica che si è tenuta a Genova lo scorso maggio, abbiamo avuto l'opportunità di intervistare i veronesi Epitaph, storica formazione doom tornata alla ribalta negli ultimi anni, tanto teatrale sul palco quanto disponibile fuori. A parlare sono principalmente lo storico batterista Mauro Tolli ed il cantante Emiliano Cioffi con i quali la coppia Diego Trubia "Er Trucido" e Simone Ferri "Blackout" ha discusso del passato ed del futuro del gruppo e del doom metal italiano in generale.

Blackout: Ciao ragazzi e benvenuti! Sebbene gli Epitaph siano un gruppo storico vi andrebbe di presentare la band ai nostri lettori?
Mauro: Sì! Gli Epitaph diciamo che nascono nell'89, anche se in molti mi correggono e dicono che nascano già nell'87/88, comunque parliamo di molto tempo fa, arrivando fino 1994 quando non c'è stato un vero e proprio scioglimento ma più un congelamento dovuto a diversi problemi. Nel 2007 ho voluto riprendere in mano il progetto perché secondo me non era né morto né finito e c'erano ancora tante cose da dire e piano piano cercando e trovando nuovi musicisti sono arrivato a loro. Ho recuperato Nicola [ndr Rossi] il vecchio bassista dei Black Hole con cui non ci vedevamo da parecchi anni, poi abbiamo provati parecchio chitarristi, alcuni molto bravi ma non interessati al genere e a fare gavetta. Tutto questo per arrivare alla prima data nel 2013 se non erro, lo stesso anno in cui abbiamo anche registrato il disco e siamo ufficialmente ripartiti.

Blackout: Quindi, nonostante una fondazione risalente alla fine degli anni 80, siete arrivati all'esordio solamente nel 2014. Quali sono state le difficoltà incontrate all'epoca che non vi hanno spinto oltre i demo?
Mauro: All'epoca stavamo andando molto bene, facevamo molti concerti ed eravamo molto impegnati e c'era la possibilità di fare il salto di qualità. Il vecchio manager degli Extrema ci aveva visto a Brescia e ci voleva produrre e portare in tour con gli Extrema. Purtroppo il nostro vecchio cantante ha iniziato ad avere dei problemi personali e non riusciva più a conciliare le tempistiche con la vita di tutti i giorni e anche il chitarrista aveva dei problemi simili, essendo già sposato con dei figli ed il lavoro in proprio. Da quel momento lì in poi si è fermato tutto, è stato il colpo fatale. Io sono stato paralizzato perché avevo speso fino a lì un parte della mia vita per il progetto Epitaph e quando c'è stata la possibilità di fare il salto della barricata non l'abbiamo fatto per motivi non dico futili ma superabili e tutto quanto si fermò lì.

Blackout: È un gran peccato.
Mauro: Dovevamo fare un tour europeo con gli Extrema di quindici giorni e l'etichetta ci voleva. Erano anni anche più difficili rispetto ad ora, c'erano meno etichette, non c'era internet.
Emiliano: L'esplosione delle etichette c'è stata dopo, alla fine degli anni 90.

Blackout: Infatti oggi le case discografiche hanno intensificato la pubblicazione di nuove uscite ma, paradossalmente, se all'epoca si veniva poco considerati per gli scarsi mezzi a disposizione, adesso c'è comunque il rischio di restare nell'ombra a causa della troppa abbondanza. Voi come vivete il mercato e questo revival del metal.
Emiliano: La cosa non è studiata, ma noi cerchiamo di avere un suono che è sicuramente classico quindi nessuno rimane stordito nell'ascoltarci, però anche dal vivo ci si accorge che in molte situazioni, rispetto ai vari filoni che vengono seguiti negli ultimi anni, noi cerchiamo di essere qualcosa di diverso, qualcosa che il pubblico, che magari non ci ha mai sentito nominare, non si aspettava. Le migliori situazioni che abbiamo avuto in questo anno e mezzo si sono verificate quando noi eravamo gli outsider, quindi questa cosa riportata al discorso del mercato potrebbe anche aiutarci. Oltre al fatto che noi non ce n'eravamo resi conti (anzi ci ritenevamo inadeguati) ma a livello globale il nostro filone ha avuto un revival inaspettato, anche per gruppi come noi e bisogna dire la verità, tante porte ci sono state aperte grazie a questo interesse che una volta non c'era. Mentre altri generi ora sembrano esauriti, nel nostro filone di sicuro c'è ancora da scavare, sia nel passato che nel presente.

Blackout: Anche i gruppi recenti in un modo o nell'altro tentano di rifarsi a quel doom metal di fine anni 80, inizio anni 90 e comunque sta avendo un discreto successo.
Emiliano: Noi ci siamo accorti di questa cosa: probabilmente una delle cose specificatamente italiana è questa, il doom. Questo filone, questo sentimento qua è una delle poche che viene riconosciuta come una nostra specificità e non come una copia.

Blackout: Sì infatti, se vai a vedere ad esempio il thrash metal i gruppi si vanno ad rifarsi ad una certa cultura, mentre il doom metal italiano è particolare.
Emiliano: Esatto, il piccolo di questa nicchia è nostra. Mentre per altre cose ci sono i gruppi italiani che cercano di fare il death metal svedese, il thrash californiano eccetera, esiste un gruppo messicano che fa doom metal italiano.

Blackout: Ah sì, i Violet Magick!
Emiliano Esatto. In tutto si rifanno a quello e poi scopri che sono messicani. Questa è una conferma che noi abbiamo una genuinità, mentre magari in altri generi arriviamo sempre qualche anno dopo.

Blackout: Cambiando un pochino argomento, come sono i rapporti con gli altri dei Black Hole?
Mauro: Beh due li hai qui davanti a te, il terzo per quello che ne sappiamo è sparito dalla faccia della terra. Diciamo che abitava vicino a casa mia fino a sei/sette anni fa e ci vedevamo ogni tanto per strada. Ora so che è andato ad abitare da un'altra parte e da allora non l'ho più visto. So che comunque non ha più interessi nella musica e non la ascolta più, si sta occupando di altre cose e di altri hobby. È sempre stato appassionato di calcio, allenava e allena ancora una squadra di calcetto veronese, però dico la verità, non lo vedo e non lo sento da anni.
Emiliano: Essendo un pazzo scatenato non ci stupiremmo nel vederlo tornare. Probabilmente non ha più neanche uno strumento musicale ma nella sua follia potrebbe anche succedere.
Mauro: Sì, diciamo che quando ha smesso lo ha fatto del tutto. Aveva un armadio a quattro ante completamente pieno di vinili e da quello che mi hanno detto degli amici in comune li ha svenduti tutti, roba originale dell'epoca. È bello perché è così.

Blackout: Il vostro disco del 2014 mi è piaciuto abbastanza, ha mantenuto il tocco degli Epitaph rimanendo un su di un doom metal classico senza troppe smancerie. Quali sono i vostri programmi per il futuro, sia live che discografici?
Mauro: Con molto piacere posso dirti che oltre alla data di oggi qui a Genova, faremo una data nel veronese verso luglio, saremo al Viper di Vienna per il Doom Over Vienna, però la cosa che mi preme di più è che siamo orgogliosi di annunciare è che stiamo preparando il nostro primo tour europeo previsto per ottobre/novembre. Faremo una decina di giorni di tour, cercheremo di toccare più stati possibili grazie anche ad un grande promoter che si chiama Daniel Abecassis.
Emiliano: Lì una cosa ha tirato l'altra, nel senso: il concerto stupido ha portato al concerto un po' più intrigante, c'hanno visto, c'hanno portato a Copenaghen dieci giorni fa e insomma adesso è una palla di neve che si sta ingrandendo.
Mauro: Sì, siamo eccitatissimi per questa cosa e lo faremo, te lo dico in esclusiva, al 99% con i Black Oath, quindi sarà un tour da co-headliner Epitaph/Black Oath in giro per l'Europa. Tra l'altro siamo molto amici e c'è molta stima.

Blackout: Sì, sono un ottimo gruppo e sta per uscire il disco To Below and Beyond.
Mauro: Sì, dovrebbe uscire a fine estate e noi abbiamo avuto il piacere di ascoltare in anteprima ed è una bomba. Veramente molto bello, maturo e secondo me sarà un vera sorpresa per tutti gli ascoltatori.

Er Trucido: Io vi ho visto suonare lo scorso gennaio qui a Genova all'Angelo Azzurro ed una delle cose che mi ha colpito è l'impatto sia sonoro che scenico. Una delle critiche che vengono rivolte più spesso al doom in genere è l'essere una musica per depressi, senza impatto e che in generale subisci, invece vedendo voi, tutti questi luoghi comuni cadono perché questa è una musica che ti entra dentro. È una critica alla quale rispondete già coi fatti, ma vi è mai stata rivolta?
Mauro: Beh a noi direttamente no, in generale rivolta al doom sì. Per farti un piccolo esempio durante il periodo Black Hole noi ci presentavamo nei locali per chiedere di suonare, lasciavamo il demo e quando ci ripresentavamo ci dicevano: "Voi dove cazzo volete andare con questa roba? Voi volete fare questa roba nel mio locale? Questa è roba per depressi, per malati mentali". Anche perché ci presentavamo con lapidi di marmo ed altre cose simili, era un'altra epoca e un'altra mentalità. Diciamo che in questa nuova era come Epitaph non ci è mai successo, anzi abbiamo voluto fortemente fondere un live che sia musica ma che sia anche teatro, quindi cerchiamo di trasmettere le nostre sensazioni al pubblico. Quindi abbiamo voluto le ragazze come comparse (che purtroppo questa sera non ci saranno perché hanno avuto dei problemi, ma di solito ci seguono sempre) e cerchiamo comunque di fondere musica e teatro perché cerchiamo di trasmettere questo concerto/sensazione.
Emiliano: A noi non interessa che la gente venga a vedere se siamo capaci a suonare, primo perché non siamo tanto capaci [risate ndr], secondo perché sarebbe una cosa un po' sterile. C'è gente che viene per sentirti e vedere se sei più bravo di lui, a me da ascoltatore non interessa e mi dispiacerebbe se interessasse al pubblico. Poi ti dico la verità, avendo fatto un po' di festival tematici, anch'io certi gruppi di doom iper-estremo che ci sono adesso faccio fatica ad ascoltarne quattro di fila.

Er Trucido: Infatti secondo me è un discorso di suonare quello che si sente, però mettendoci qualcosa di proprio, di personale. La vostra proposta sia musicalmente che livello scenico da qualcosa di più a chi vi viene a vedere.
Mauro: Ed è una cosa che si sta evolvendo, perché stiamo studiando con le ragazze altre cose, vorremmo arrivare al punto di fare tutto il live con loro in scena. Il nostro problema è che non abbiamo un camion, se ne avessimo uno avremmo il palco pieno di roba.
Emiliano: Anche se alla fine cerchiamo di non esagerare. Tanti grandi gruppi hanno dei palchi incredibili però al centro ci deve essere sempre la musica.

Er Trucido: Un altro gruppo che fa cose del genere e che ho avuto la fortuna di vedere lo scorso anno, sono gli Abysmal Grief. Ricordo che quando siete venuti a suonare qui a Genova vi avevano ospitati in sala prove.
Mauro: Sì sono dei grandi amici. Ci siamo trovati anche su a Copenaghen e hanno fatto un mega-concerto, hanno spaccato i culi proprio. Diciamo che i gruppi italiani doom ricercano un po' questa teatralità e vogliamo dare quel qualcosina in più. Riempire un palco di musica è la cosa principale, però ti ripeto, ci deve anche essere del coinvolgimento. Quel "feel" che hai devi cercare di trasmetterlo e tante persone finito il concerto ci ringraziano e ci dicono è stato emozionante. E per noi umili mortali è il massimo.

Er Trucido: Ok ragazzi abbiamo finito, grazie dell'intervista!
Mauro: Grazie a voi e ci vediamo sul palco!


Doomale
Giovedì 24 Novembre 2016, 13.05.33
2
Ottima intervista! E l'ultima risposta di Mauro fà proprio riferimento a quello che dicevamo ieri.
Zess
Sabato 19 Settembre 2015, 14.51.28
1
Black Hole leggendari, Epitaph ugualmente validi... spero di poterli vedere dal vivo prima o poi
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