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DAVID GILMOUR - Ippodromo del Visarno, Firenze (FI), 15/09/2015
21/09/2015 (2128 letture)
CIAO RICK. SI SCRIVE LA STORIA?
Sono stati nove gli anni che hanno separato David Gilmour dal nostro paese e, finalmente, dopo l'On a Island tour, il carismatico frontman inglese, colui che per tanti anni è stato il volto e la voce dei Pink Floyd, è tornato in Italia a far parlare la sua leggendaria chitarra e a suonare musica di inestimabile qualità. Siamo a Firenze presso la perfetta location dell'ippodromo del Visarno, un ampio spazio solitamente dedicato ai cavalli, spesso purosangue, proprio come Gilmour. E pensare che, almeno all'inizio, l'evento avrebbe dovuto tenersi al Teatro Le Mulina.
Appena ventiquattro ore prima, nella suggestiva Arena di Verona, l'ormai sessantanovenne nativo di Cambridge, aveva regalato ai migliaia di spettatori un concerto impressionante che è sempre molto difficile da descrivere. Tuttavia, per sfortuna di chi ha scelto o è stato costretto a presenziare nella città veneta considerando l'enorme difficoltà nel trovare un biglietto, la data che molto probabilmente passerà alla storia è proprio quella toscana. Non soltanto perché Gilmour ha regalato al suo pubblico l'esecuzione di una Coming Back to Life in più, portando quindi a ventidue le tracce in scaletta rispetto alle ventuno di Verona e delle tappe precedenti, ma anche perché si tratta del 15 settembre, giorno che ricorda tristemente la morte del maestro Richard Wright, storico membro del gruppo britannico, deceduto a seguito di un male incurabile nel 2008. È un giorno triste soprattutto per l'amico David, il suo vero partner di musica con cui ha condiviso innumerevoli concerti ma anche innumerevoli momenti di vita vissuta.
Qui, il messaggio di addio nei confronti dell'amico scomparso:

Nessuno può sostituire Richard Wright. È stato il mio partner musicale e amico. Nelle discussioni su chi o cosa fossero i Pink Floyd, il contributo enorme di Rick negli ultimi periodi con Roger Waters è stato spesso trascurato. Era un tipo così gentile, modesto e riservato ma la sua voce profonda e il suo modo di suonare erano vitali, magiche componenti del nostro riconoscibile sound. Non ho mai suonato con nessuno come lui. L'armonia delle nostre voci e la nostra telepatia musicale sono sbocciate nel 1971 in Echoes. A mio giudizio tutti i più grandi momenti dei Pink Floyd sono quelli in cui lui è a pieno regime. Dopo tutto, senza Us and Them e The Great Gig in the Sky, entrambe composte da lui, cosa sarebbe stato The Dark Side of the Moon? Senza il suo tocco pacato l'album Wish You Were Here non avrebbe funzionato molto. Nei nostri anni di mezzo, per vari motivi lui ha perso la sua strada per qualche tempo, ma nei primi anni Novanta, con The Division Bell, la sua vitalità, brillantezza e humor sono ritornati e la reazione del pubblico alle sue apparizioni nel mio tour del 2006 è stata tremendamente incoraggiante, ed è un segno della sua modestia che quelle standing ovations siano giunte a lui come una grande sorpresa (sebbene non al resto di noi). Come Rick, non trovo facile esprimere i miei sentimenti con le parole, ma lo amavo e mi mancherà enormemente.
(David Gilmour, "15/09/2008")



DAVID GILMOUR
La visuale dalla tribuna settore H non è poi così male. Un po' defilati e anche un po' lontani (una settantina di metri circa), ma il palco si vede quasi nella sua interezza e l'acustica non ne risentirà. Parlando proprio di questo ultimo aspetto, penso sia doveroso ricordare che il protagonista dello show si affida esclusivamente al suo staff e si sente, si vede.
Scoccano le 21,00 ed i musicisti salgono sul palco con inaspettata puntualità. Il boato che gli accoglie è magnifico ed i ritardatari non fanno in tempo a prendere posto senza infastidire chi è già al suo. Si preannuncia una serata magica, le condizioni ci sono tutte.
Si capisce immediatamente che David Gilmour è un tipo di poche parole, un professionista serio che bada alla sostanza. Una volta piazzatosi al centro del palco con la solita classe che lo contraddistingue, attacca col brano di apertura 5 A.M., tratto dal nuovo Rattle That Lock che il tour ha il compito di promuovere. Si tratta di un pezzo strumentale ambient dove chitarra e tastiera sono protagonisti, ma con delicatezza e senza disturbare. Si dice che la chitarra rispecchi il carattere di chi la suoni ed è effettivamente così. Gilmour è un tipo riservato, come la sua musica. L'effetto ipnotico e rilassante dello start viene scosso dal singolo che porta il titolo dell'album, Rattle That Lock, appunto. Il ritmo latino che ricorda molto Santana e che rappresenta il primo passo verso il distacco del frontman dalle sue origini è molto convincente oltre che coinvolgente dal vivo. Il pubblico inizia a scaldarsi e gli applausi sono infiniti, solo che non si fa in tempo a rendersi conto dell'accaduto che la malinconia di Faces of Stone, altro inedito confezionato nel nuovo lavoro e dedicato da Gilmour alla madre, porta in direzione di nuovi stati d'animo. Pochi passi delicati di pianoforte che introducono un valzer meraviglioso fuori dal nostro tempo.
La professionalità non solo dei musicisti ma anche dei tecnici è davvero da lodare. Il suono è definito ed arriva nitido alle nostre orecchie nonostante la posizione rispetto al palco non sia delle migliori. Certamente, a questi livelli, la strumentazione fuori dalla portata delle nostre tasche gioca un ruolo fondamentale, ma bisogna anche esser bravi a sfruttarla al meglio.
Mr. Screen sul palco è una piacevole sorpresa. Il famoso telo circolare che ha accompagnato nei tour più famosi i Pink Floyd, trasmette i video dei brani in esecuzione spostando l'attenzione degli astanti dalla semplice vista dei musicisti, consentendo viaggi in ogni spazio e tempo, cullati dalle sublimi note.
L'eccellente filotto di inediti viene interrotto dal classico Wish You Were Here e l'ippodromo s'infiamma cantando a squarciagola il famoso ritornello. L'emozione incontenibile lascia scappare una lacrima anche a me. Gilmour è praticamente perfetto, come la sua band, con una voce potente ed una intonazione sicuramente migliorata.
Il momento più toccante di tutto il concerto lo si vive subito dopo con l'omaggio a Wright. A Boat Lies Waiting è sospensione nel tempo, sentimento puro, amore a prima vista.
Lo show non perde colpi, anzi, con la successione The Blue, Money e Us and Them, raggiunge livelli clamorosi. Mr. Screen è assoluto protagonista con un gioco di luci mozzafiato che non ha ancora mostrato il meglio. Il pubblico è così preso che resta imbambolato dinanzi a tale bellezza. La sezione ritmica con Steve di Stanislao e Guy Pratt è mostruosa ed il buon David si concede qualche calo di concentrazione senza sfigurare.
Si torna all'inedito e nello stupore di tutti si tocca uno dei punti più alti. In Any Tongue, è il diamante di Rattle That Lock, un brano improntato sul tema della guerra come racconta il video. Le luci regalano un'atmosfera rosso sangue che smuove la coscienza ma sono l'esecuzione da pelle d'oca e la melodia che si fissano nella memoria. Nelle parti alte del cantato, Gilmour si lascia aiutare dai cori per poi sfoderare un solo tra i più belli della sua carriera. Assolutamente indimenticabile se si considera che, prima della pausa di venti minuti, il primo set si chiude con High Hopes, capolavoro tratto da The Division Bell che mi porta in paradiso ogni volta che lo ascolto. All'ultima nota il pubblico, come uscito da uno stato confusionale, sommerge di applausi i protagonisti sul palco. Ho visto persone con gambe ingessate alzarsi in piedi senza l'ausilio di stampelle. Accadono miracoli.
La psichedelia di Astronomy Domine, un gradito omaggio a Syd Barret , apre la seconda parte dello spettacolo. Un enorme balzo indietro di quasi cinquant'anni fino al debutto ma in un presente che non esiste, perché il tempo si è fermato.
Il ricordo dei Pink Floyd continua in Shine On You Crazy Diamond (parti I-V), con le sue note introduttive di chitarra passate alla storia e con l'eleganza del sassofono non più nelle mani di Dick Parry ma in quelle dell'altrettanto fenomenale Theo Travis. Molto probabilmente si è sulla vetta dell'enorme montagna della musica. Anche qui non si trova modo per manifestare l'affetto verso un monumento. Qualcuno scende dalle tribune per tentare di raggiungere la zona poltronissima. Birre che si rovesciano e scivoloni sui taglienti gradini d'acciaio fanno temere il peggio, ma come si fa a resistere. Tutto è concesso, tutto è perdonato. Il frontman si lascia andare a qualche ringraziamento, ma è questione di secondi.
La dolce Fat Old Sun calma momentaneamente gli animi che, nel frattempo, non si accorgono della novità Coming Back to Life nella setlist. La chitarra di Gilmour torna a parlare e a far vibrare il mondo.
On A Island è ormai eseguita col pilota automatico, nessuna sbavatura e adrenalina a mille in attesa del solo. Il Jazz della nuova The Girl in the Yellow Dress è una piacevole sorpresa, almeno per me, visto che mi ha colpito profondamente già al primo ascolto. Siamo davanti alla conferma che Gilmour si è definitivamente allontanato dal suo passato con lo studio di generi diversi. Che artista, signori.
Il fresco singolo Today, che in versione live è di sicuro più apprezzabile, precede Sorrow, la sua chitarra distorta che fa tremare le tribune e la folle Run Like Hell. Qui le luci sono un godimento indescrivibile. Il palco sembra fluttuare in un cielo di arcobaleni e allucinazioni, la folla è carichissima e tiene il tempo col il battere delle mani. Qualche attacco epilettico ci sarà stato, ma non importa perché qui tutto è concesso, tutto è perdonato. Si applaude sin dalla metà dei brani e si chiude anche la seconda parte del concerto in preda alla follia.
Gilmour ci saluta augurandoci la buonanotte, ma sappiamo che finge. Non è un buon attore ma è un musicista spaventoso, con un carisma straordinario.
Due minuti e gli orologi di Time ci trapanano le orecchie. Davanti a noi (mio fratello ed io) si alzano tutti oscurandoci la visuale. Li imitiamo istantaneamente, la bellezza è davanti, dietro e dentro di noi e non deve scapparci. Mr. Gilmour stecca qualcosa ma è normale dopo più di due ore di show. Si prende fiato con Breathe (reprise) per affrontare l'esagerata Comfortably Numb. Tutti in piedi in attesa del sovrano degli assolo, il secondo del brano per essere precisi ma, che ve lo dico a fare. Purtroppo Gilmour è stanco e tira fuori una performance di chiusura meno lunga ed ispirata del solito.
Il boato della standing ovation arriva comunque sino al centro storico. Stavolta è finito davvero. David e soci ci lasciano con un inchino sicuramente sentito ponendo fine al sogno e facendoci tornare coi piedi per terra.


SETLIST DAVID GILMOUR
1. 5am
2. Rattle That Lock
3. Faces of Stone
4. Wish You Were Here
5. A Boat Lies Waiting
6. The Blue
7. Money
8. Us and Them
9. In Any Tongue
10. High Hopes

11. Astronomy Domine
12. Shine on You Crazy Diamond (I-V)
13. Fat Old Sun
14. Coming Back to Life
15. On a Island
16. The Girl in the Yellow Dress
17. Today
18. Sorrow
19. Run Like Hell

20. Time
21. Breathe (reprise)
22. Comfortably Numb




VINCITORI E VINTI
Abbiamo percorso 700 km, un Bari – Firenze con un'auto scassata per esserci. Io e mio fratello c'eravamo e siamo fieri di aver preso parte ad un momento così importante per la musica. Siamo stati fortunati, poiché acquistare due biglietti, forse gli ultimi due rimasti in commercio legale (non scherzo) è stato davvero un gran colpo di fortuna (per non essere volgari), ma la determinazione che abbiamo coltivato per realizzare un sogno, è stata giustamente premiata. In pochi potranno dire lo stesso. Non avere la possibilità di usare internet e presentarsi con cinque ore di anticipo rispetto alle 10,30 di quel sacro 6 marzo presso il rivenditore, non è da tutti. È stata una soddisfazione straordinaria oltre che una lotta, lasciatemelo dire. In queste occasioni i soldi hanno un valore diverso, anche se, in un momento economicamente così depresso, è difficile da credere o accettare.
Allo stesso tempo, è stato doloroso vedere tanti fans fuori dalla fila d'ingresso mostrare cartelli sui quali si poteva facilmente decifrare la ricerca di un biglietto, non un semplice biglietto ma una fede, La Mecca della musica. Ed è stato altrettanto doloroso constatare un aspetto poco onorevole: la speculazione sui tickets portata avanti sia dalle mafie che da persone semplici. Una vergogna che solo l'introduzione dei biglietti nominativi può attenuare e che inevitabilmente ha lasciato qualche poltrona vuota. Possiamo combattere a voce tutte le battaglie di questo mondo contro la mafia o istituire milioni di giornate sulla legalità, ma devono essere i gesti a distinguerci.
Lo spettacolo è stato magistrale ed ha reso insignificanti tutti i concerti vissuti precedentemente a questo. È stato fantastico vedere un maestro come Gilmour per la prima volta e capire che non è solo la sua chitarra a muoverci. È un artista completo che riesce a coinvolgere le masse con semplicità. Solo coloro che lo hanno visto almeno una volta sanno cosa intendo.
Terminando, un pensiero all'ultima fatica è doveroso. Rattle That Lock è un album diverso, fuori da ciò che associamo a David e proprio per questo bellissimo. Ascoltare le tracce inedite dal vivo, singoli noti esclusi, in anticipo rispetto all'uscita dell'album è stata un'esperienza elettrizzante.
Thank you very much indeed, Mr. Gilmour.



dantes
Venerdì 25 Settembre 2015, 22.27.21
14
...d'accordissimo @ricco96. Eccome!
ricco96
Venerdì 25 Settembre 2015, 20.53.02
13
@dantes vero. In Any Tongue su tutte, ma anche A Boat lies Waiting e Faces of Stone sono davvero grandi canzoni
dantes
Venerdì 25 Settembre 2015, 18.50.00
12
Un grande...io ero a Verona ed è stato uno spettacolo bellissimo...chiaramente i pezzi nuovi non suonavano rodati come quelli storici per ovvi motivi...ma l'asticella è sempre stata alta...peccato per shine on you...e confortably numb drasticamente accorciate rispetto alle esecuzioni più celebrate degli ultimi periodi, ma davvero si tratta solo di cercare il pelo nell'uovo...astronomy e run like hell davvero da paura...le canzoni nuove mi hanno impressionato poco, ma ora che sto ascoltando il disco uscito qualche giorno dopo, in tanti giudizi che mi ero fatto ho dovuto ricredermi...a parte la parentesi jazz ed il singolo che non saranno mai tra le mie preferite, il cd è davvero bello...tre o quattro canzoni diventeranno dei suoi classici (per quanto possibile nell'era attuale) di sicuro, "faces of Stone" e "in any tongue" su tutte...in alcune parti sembra frettoloso nel chiudere i brani, ed in generale la musica non ha la dimensione e le atmosfere ricercate dei floyd, ma è di certo voluto...pare tutto un po' semplificato...almeno inizialmente ho avuto questa impressione, perché non c'è niente da fare, per chi ha amato i pink Floyd l'approccio non può essere distaccato...ma se si lascia la possibilità a questo disco, davvero riesce a catturare...non credevo ma molto più di "on an island" che a sua volta era di certo più curato e "confezionato" meglio...ma di canzoni davvero memorabili è restata nel tempo solo la Title track...su rattle that lock" sono pronto a scommettere che le canzoni che resteranno saranno di più. Eppure la prima impressione mi aveva deviato in merito, devo ammetterlo...
dantes
Venerdì 25 Settembre 2015, 18.38.46
11
Un grande...io ero a Verona ed è stato uno spettacolo bellissimo...chiaramente i pezzi nuovi non suonavano rodati come quelli storici per ovvi motivi...ma l'asticella è sempre stata alta...peccato per shine on you...e confortably numb drasticamente accorciate rispetto alle esecuzioni più celebrate degli ultimi periodi, ma davvero si tratta solo di cercare il pelo nell'uovo...astronomy e run like hell davvero da paura...le canzoni nuove mi hanno impressionato poco, ma ora che sto ascoltando il disco uscito qualche giorno dopo, in tanti giudizi che mi ero fatto ho dovuto ricredermi...a parte la parentesi jazz ed il singolo che non saranno mai tra le mie preferite, il cd è davvero bello...tre o quattro canzoni diventeranno dei suoi classici di sicuro, faces of Stone e
Valar Morghulis
Mercoledì 23 Settembre 2015, 23.17.08
10
Presente anche il sottoscritto. Qualche giorno prima del concerto mi stavo giusto domandando se qualcuno della redazione ci sarebbe stato... Concerto sublime oltre ogni dire; mio padre mi ha fatto crescere a suon di Queen, Genesis e Pink Floyd e poter finalmente dire di averli visti tutti e tre live è stato fantastico. David è stato veramente grandioso e sinceramente non mi aspettavo Shine On You Crazy Diamond. Quando è partito l'assolo di sax con quell'arpeggio di chitarra in sottofondo quasi mi sono messo a piangere. E in ogni caso... già solo Comfortably Numb vale il prezzo del biglietto! Serata stupenda, indimenticabile davvero; anche per la faccia di mio padre che finalmente ha potuto sentire e cantare quelle canzoni che ascolta da più di 30 anni a questa parte. Bello, bello, bello! E grandissimo report Davide, semplice e sentito.
Michele "Axoras"
Mercoledì 23 Settembre 2015, 17.40.19
9
Ah ecco perché sei stato così gentile da mettere addirittura 45 ... XD
Lo Struzzo
Mercoledì 23 Settembre 2015, 15.31.33
8
ma mentre ascoltavo Tate pensavo alle dolci melodie di Gilmour. Tiè!
Michele "Axoras"
Mercoledì 23 Settembre 2015, 14.44.39
7
E io ringrazio il ruolo di VCR che mi ha permesso di punire Davide che andava a sentire Gilmour, assegnandogli la recensione del nuovo disco di Geoff Tate
Lo Struzzo
Mercoledì 23 Settembre 2015, 12.16.23
6
Astronomy Domine è l'origine di tutto, impeccabile l'esecuzione e l'atmosfera. Che brano! Sinceramente non credevo di poter raccontare di un concerto di Gilmour, per questo ringrazio la famiglia Metallized e la fortuna!
Testamatta ride
Mercoledì 23 Settembre 2015, 11.52.03
5
Invidia totale! Immagino che la chicca vera e propria sia stata l'esecuzione di Astronomy Domine
Seventh Son
Martedì 22 Settembre 2015, 23.10.16
4
non ci credo , un mostro sacro che ha fatto storia e continua ad insegnare la musica di un certo livello audio visivo abbia così poco riscontro !!! sarà per un pubblico di pochi ma buoni ?!?!
MyCoven
Lunedì 21 Settembre 2015, 19.22.08
3
Complimenti per il report, molto bello....
ricco96
Lunedì 21 Settembre 2015, 18.22.00
2
Immortale David. Cosa avrei dato per esserci... Spero vivamente di assistere ad almeno un suo concerto prima che decida di abbandonare le scene: la gente che cerca di lucrare su questi eventi ai danni dei fan dovrebbe vergognarsi
Seventh Son
Lunedì 21 Settembre 2015, 13.39.51
1
presenti alla data di Pula (Croazia) non ci sono parole per descrivere tale spettacolo audio visivo , l'arena nella sua intimità ha regalato una cornice di tutto rispetto in cui ricordo e riferimento al live a Pompei salta subito alla mente , luci e suoni ipnotici per un viaggio oltre le stelle , ho assistito a molti concerti metal ma nessuno sarà e saranno cosi coinvolgenti come i Pink Floyd con The Division Bell visti a Udine , Roger Water con The Wall in quel di Milano e Padova o il David Gilmour sopracitato , hanno quel non so che di alieno nelle loro maniacali esecuzioni multimediali . PS = per la questione dei biglietti no comment
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