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BRIXIA DEATH FEST II - DEAD CONGREGATION + AVULSED + altri, Circolo Colony, Brescia (BS) - 26/09/2015
02/10/2015 (1559 letture)
La seconda edizione del Brixia Death Fest ha nuovamente sede, ovviamente, al Circolo Colony, e si estende questa volta su due giorni, il primo dei quali ha ospitato i cileni Atomic Aggressor e gli statunitensi Deteriorot (quest'ultimi per la prima volta in Europa). La seconda giornata, quella di sabato 26 settembre, riporta invece in Italia i greci Dead Congregation e gli spagnoli Avulsed, insieme ad una lista eccezionale di band death metal e non, tra cui gli italiani Mefitic nella loro unica apparizione europea per il 2015. Anche questa edizione è targata The Threshold Live Rituals, della quale non possiamo che apprezzare l'impegno nel portare in Italia alcune delle migliori band death metal del panorama underground internazionale. Ecco il resoconto del secondo giorno.

FUNEST
Il primo gruppo della giornata sono i milanesi Funest, attivi da pochi anni e con un full alle spalle intitolato Desecrating Obscurity, uscito via Memento Mori l'anno scorso. Lo stile è devoto alla vecchia scuola svedese, con una nutrita fornitura di riff à la Carnage, Nirvana 2002 o Interment, d-beat a profusione ma anche un notevole tocco di death putrido in stile Autopsy. La strutturazione dei pezzi è piuttosto varia, contando su diversi cambi di tempo a partire da una struttura musicale diretta, ottimamente interpretata da un drumming old school ma sempre energico e sul pezzo. Un sound sotto al palco potente ed equilibrato ha garantito piena intellegibilità ad ogni strumento e ha fornito il giusto peso al muro sonoro chitarristico, con un'immancabile distorsione a zanzara, mentre la prestazione vocale ha donato il tocco decisivo all'ottimizzazione dei pezzi. Il seguito è già notevole intorno alle 5 e mezza del pomeriggio e ben ricompensa la band che sul palco ha dimostrato attitudine e odio da vendere.

GRAVESITE
Gravesite è un monicker ancor più recente: trattasi di una reincarnazione degli Undead Creep, scioltisi l'anno scorso, che in un anno ha pubblicato la propria prima demo-tape Obsessed by Macabre e questa estate il primo full, Horrifying Nightmares, via Xtreem Music. Musicalmente parlando, il richiamo ad Autopsy e Pungent Stench è immediato, soprattutto nello stile vocale e nei riff, ma ogni pezzo ha una costruzione personale e anche immediatamente assimilabile, sebbene varia e interessante. Le linee vocali sono letteralmente malsane, ibridano spesso stili diversi e fuggono talora il tempo della strofa, sfociando in una sorta di monologo mostruoso sopra una trafila di riff putrescenti. Soprattutto nelle parti più energiche, l'attitudine punk del gruppo emerge con prepotenza, così come nello stile stesso dei quattro sul palco, movimentato e coinvolto. La somma di questo doppio volto musicale dei Gravesite porta ad un risultato musicale eccellente: d-beat, parti doom-oriented riuscitissime, effetti chitarristici malsani, vecchi film horror nelle lyrics e altre espressioni di deviazione musicale; cos'altro chiedere ad una band death metal?

BLACK OATH
Con i Black Oath è tutta un'altra musica, letteralmente! Freddure a parte, l'idea di inserire in un bill totalmente death metal (o limitrofi) un gruppo doom è stata clamorosa, sia per l'eccellente livello qualitativo della band, sia per l'atmosfera creata. I Black Oath intendono riprendere la tradizione del rock/metal occulto italiano, a partire dalle radici di gruppi come Death SS, The Black, Paul Chain, Black Hole, Epitaph, chiamando così "cursed rock music" la loro proposta, essenzialmente incentrata su uno stile di doom metal che unisce alla pesantezza e solennità del doom più cupo i tratteggi melodici ed energici dell'heavy classico britannico. In attesa dell'uscita del nuovo e terzo album, To Below and Beyond, vengono ad hoc proposti alcuni inediti, quale Wicked Queen, in cui il classico stile del gruppo si mescola a qualche giro ritmicamente più incalzante, alla Mercyful Fate, e ad alcune delle melodie più coinvolgenti tra quelle proposte. Immancabili anche i pezzi dall'ottimo Ov Qliphoth and Darkness, del 2013: riff essenziali ma malvagi e graffianti, direi quasi in stile Candlemass, si sposano con un drumming solenne, ma vario nei fill, e con una prestazione vocale tormentata e che ricorda, per timbrica, quella di alcuni gruppi NWOBHM. Tra i pezzi migliori, decisamente Sinful Waters, che mette in luce l'evidente talento compositivo del gruppo e il raro gusto per musicalità, linee vocali e arrangiamenti, mentre la vera chicca dello show è stata la partecipazione vocale, su uno dei pezzi, di Felipe Plaza, cantante dei doomster cileni Procession (e da qualche tempo chitarrista degli svedesi Nifelheim). Con un atteggiamento molto coinvolto, quasi posseduto, il cantante è riuscito nell'intento di reinterpretare uno dei classici del gruppo lombardo che l'ha ospitato sul palco.

MEFITIC
Tra le apparizioni più attese della giornata, come testimonia l'affluenza di pubblico, c'è quella dei Mefitic, unica prevista per il 2015, anno in cui il gruppo black/death bergamasco ha pubblicato il proprio atteso full di debutto, via Nuclear War Now!, dal titolo Woes of Mortal Devotion. Oltre 10 anni di militanza nell'underground ed esercizio del death metal più marcio hanno temprato una creatura musicale matura, originale e tra le più interessanti del panorama italiano (come testimonia l'uscita su NWN!, tra l'altro). I riff fangosi e putrescenti, figli più malsani intercorsi tra Incantation e Order from Chaos, si stendono su un drumming anti-convenzionale, in cui la scansione dell'incedere spesso indietreggia a favore del prolungamento ritmico della battuta, con un effetto soffocante, per poi spezzare il fiato con accelerazioni repentine e accordi disarmonici a profusione. La presenza sul palco è, a dover di cronaca, altrettanto disturbante, tra luci soffuse e ombre, fumi a profusione, abiti logori, bende e cappucci, che danno un tocco ritualistico, ma non pacchiano, alla presentazione musicale in atto. La voce, estremamente gutturale, corrobora l'incubo sonoro dei Mefitic, in continua progressione sonora verso il caos e l'oscurità. La forma dei pezzi è intricata, abbandonata com'è ogni convenzione strutturale, ma si intuisce la maturità del songwriting dalla naturalezza delle evoluzioni tra tempi e riff diversi, portando alla luce l'eccellenza del gruppo sotto la coltre di marcio che unge tutta la loro musica. Obbligatori per gli amanti di questo genere di black/death, che oggi vanta numerosi ed eccellenti adepti quali Teitanblood, Antediluvian e molti altri.

NATRON
I Natron sono una delle più vecchie band italiane ad aver approcciato i lidi della brutalità nel death metal, con ben 6 full dal debutto discografico nel 1997, sebbene la formazione militasse già sulle scene, tra demo e cambi di moniker, dal 1992. In tour in Europa con gli Avulsed, festeggiano in casa la tappa di chiusura della tournée, davanti ad un pubblico abbastanza numeroso, con anche diversi evidenti affezionati, complice la notorietà guadagnata del gruppo nella penisola. Si presentano sul palco con un nuovo cantante, che leggo essere entrato nel gruppo solo quest'anno, accanto ai membri fondatori, il chitarrista Mele e il batterista Marzocca; spizzicano così tra vari estratti della discografia, sebbene non possa dire con esattezza quali, non essendo un conoscitore approfondito del gruppo. Lo stile rimanda piuttosto nettamente al death metal anni '90 di Benediction e Sinister, con riff compatti, poco spazio melodico e un drumming molto old school. Ammetto di essere stato colpito più da alcuni pezzi che da altri, secondo il mio parere meno degni di nota o semplicemente meno aderenti ai miei gusti. Va detto però che la prestazione sul palco è coesa e tirata, carattere che non poteva assolutamente mancare!

AOSOTH
A seguito dell'improvvisa cancellazione dei blackster francesi Antaeus, che hanno inderogabilmente deciso di sospendere l'attività dal vivo, è prontissima la sostituzione con l'altra creatura del cantante MkM, gli Aosoth. Musicalmente accostabili agli Antaeus come ai connazionali Deathspell Omega (per i tagli sperimentali) o Arkhon Infaustus (per l'assalto iper-blastato), così come alla scena "orthodox" svedese, à la Funeral Mist o Watain, la proposta degli Aosoth mescola un black metal velocissimo, con un drumming a mitraglia, ad ampie sezioni più lente, che mostrano la propensione più atmosferica e riflessiva del gruppo, contro la furia e l'intensità mostrata poche battute prima. Con un aspetto sul palco sobrio e movenze misurate, i francesi attraversano un range sonoro ampio, espresso in pezzi lunghi e molto articolati, diversi sopra la decina di minuti, specie gli estratti dall'ultimo IV: Arrow in the Heart, uscito nel 2013 e ben acclamato dalla critica. In conclusione del set, gli Aosoth pagano tributo agli Antaeus con la cover di Inner War, chiaramente il pezzo più selvaggio, aggressivo e guerrafondaio del set, con blast in piena velocità e la voce abrasiva di MkM in tutta forza sopra all'assalto musicale, più spietato e diretto di quello fino a quel momento sfoderato dagli Aosoth, intensi ma meno abrasivi. I francesi scendono dal palco discretamente acclamati, seppur in una situazione musicale in cui erano sostanzialmente i meno pertinenti (esclusa la parentesi doom dei Black Oath); non certo in senso di critica, anzi: il gruppo è riuscito a conquistare una buona porzione del pubblico della serata con riff davvero interessanti e idee personali, oltre ad un'esecuzione fredda ed energica, marziale o solenne a seconda delle necessità espressive.

SETLIST AOSOTH
An Arrow in Heart
III - I
Ritual Marks of Penitence
III - V
Temple of Knowledge
Inner War (Antaeus cover)


AVULSED
Turno della leggenda spagnola del death metal, gli Avulsed, capitanati dallo storico frontman Dave Rotten. In attività da ormai 24 anni, di cui 22 dal primo e seminale EP Carnivoracity (e dalla totale devozione ad Impetigo e soci), il gruppo è divenuto una vera istituzione della musica estrema dalla penisola iberica (che di norma non è ricordata per questo genere di nefandezze musicali, in effetti), con un palmares di 6 full-length che rappresentano alcune delle uscite più interessanti in ambito death/gore e brutal death europeo tra gli anni '90 e oggi. La presenza scenica è a dir poco energica, con tutti i membri piegati per l'headbanging e il frontman che continua a fare andare il collo anche cantando, sfoderando un gutturale profondo e all'altezza di quanto sentito in ogni disco Avulsed, sui quali la sua voce è un vero marchio di fabbrica. Pescando estratti da ogni album della propria discografia, gli spagnoli hanno modo di presentare anche alcuni estratti dall'ultimo e solido Ritual Zombi, che approfondisce l'approccio melodico degli Avulsed agli stilemi classici del brutal death vecchio stampo, ma senza che il risultato sia troppo patinato o privo di mordente. Mi azzarderei a dire che ancor più convincente è stata la presentazione del nuovo EP Altars of Disembowelment, uscito quest'anno ovviamente via Xtreem Music -l'etichetta di Dave Rotten-: un paio di estratti decisamente convincenti, con un taglio quasi più vicino al death old school, ma con ancora tanto groove in stile Avulsed.

Anche un paio di problemi tecnici alla chitarra di destra non scoraggiano gli spagnoli, che anticipano Carnivoracity (pezzo che tra tutti meno soffre la momentanea perdita di una chitarra), la quale viene eseguita senza batter ciglio mentre una delle testate viene prontamente sostituita. Il massacro riprende con pezzi da novanta come Gorespattered Suicide o Stabwound Orgasm, dai maggiori successi del gruppo: un drumming trascinante e diretto al punto da parte di un nuovo batterista giovane ma veramente in gamba e una sezione ritmica da lasciare con il collo spezzato. Oltre a dare una prova vocale notevolissima, Dave Rotten si dimostra anche un frontman di polso, richiamando gli astanti fermi a farsi coinvolgere e ammettendo di aspettarsi di più dai fan italiani, soprattutto dato il successo di pubblico in altre tappe del tour (ilare il paragone con Parigi, con l'incitazione: "Sono sicuro che sapete fare ben meglio dei francesi!"). Il responso sotto il palco resta però piuttosto freddo (eccetto da parte nostra e delle prime file), forse perché i partecipanti sono un po' rarefatti, soprattutto se rapportati alle dimensioni del Colony, forse perché comincia a farsi un po' tardi, tanto che i nostri devono infine tagliare l'encore, privandoci purtroppo dell'attesa Blessed By Gore.

SETLIST AVULSED
Dead Flesh Awakened
Breaking Hymens
Powdered Flesh
Carnivoracity
Devourer Of The Dead
Zompiro
Gorespattered Suicide
Stabwound Orgasm
Horrified by Repulsion
To Sacrifice and Devour / Red Viscera Serology
Sick Sick Sex
Burnt but Not Carbonized



DEAD CONGREGATION
È passata la mezzanotte e mezza quando attaccano i greci Dead Congregation, probabilmente il gruppo più atteso dell'intera due giorni bresciana, nonostante le piuttosto numerose apparizioni del gruppo sia in Italia che, soprattutto, nei festival esteri, dove sono diventati praticamente una costante. E meritatamente, direi, data la qualità ridicolmente eccezionale della musica di questo quartetto ellenico, che nel giro di una decina d'anni si è confermato come uno tra i migliori del genere sul pianeta e che ha lasciato un segno nell'Olimpo con Promulgation of the Fall dell'anno scorso, a detta di moltissimi tra i migliori titoli death metal del nuovo millennio. Per non parlare dello scorso e indimenticato Graves of the Archangels, il debutto discografico su Nuclear War Now!, o del primo EP autoprodotto Purifying Consacreted Ground, che ha per primo definito lo stile dei Dead Congregation, dando forma a questo death metal di scuola newyorkese (Immolation su tutti) e di forte impronta Incantation, per lo stile di riff oscuri ed opprimenti, per le morbose sezioni rallentate e per il gutturale profondo.

Fatta questa breve presentazione, è il momento di spiegare in cosa consiste la supremazia di questo gruppo sul palcoscenico. La sezione chitarristica è di una compattezza che raramente ho avuto modo di sentire dal vivo, e non dipende solo dalla pletora di riff eccellenti targati Dead Congregation, ma anche da un'impostazione sullo strumento sinceramente notevole, che è alla base di un'esecuzione così intensa di un platter ritmico fatto di tremolo picking, palm-mute e pause improvvise, armonici a sorpresa e anche sezioni melodiche o doom/death da interpretare con la dovuta solennità, di contro al taglio netto dato ai passaggi più concitati. Il lavoro batteristico è anch'esso fuori dal comune, per gentile concessione dello stesso batterista degli Inveracity, la risposta greca a Deeds of Flesh e Suffocation: grande velocità esecutiva, fill su piatti e timpani a profusione ma soprattutto una grande attitudine stilistica che rende questo lavoro batteristico il più adatto ad interpretare lo scheletro chitarristico dei Dead Congregation. Aggiungiamo il growl potente di A.V. e il quadro di eccellenza death metal è completo. Metà della scaletta è incentrata su Promulgation of the Fall, con un effetto che non lascia prigionieri, tanto che il pubblico, sebbene ancora relativamente rarefatto, riprende a muoversi con un certo vigore davanti al palco.

Poche parole di presentazione, se non qualche ringraziamento per il coinvolgimento attivo nonostante l'ora tarda, o giusto per presentare qualcuna delle tracce: nello specifico, ricordano che Perennial Blasphemous Affliction, estratta dallo split con gli Hatespawn, è una vera chicca concessa al pubblico del Colony, non essendo stata suonata dal vivo per diversi anni, fatto abbastanza inspiegabile dato che si tratta di uno dei pezzi più violenti del set. Anche la tripletta Only Ashes Remains/Promulgation of the Fall/Serpentskin è degna di nota: la prima, un capolavoro death metal di velocità senza tregua, seguita da una seconda con un ampio spazio atmosferico chitarristico e tempistiche lente, e infine la terza, la più "vecchio" stampo del lotto, veloce e impietosa tanto da ricordare il death americano alla Sadistic Intent, prima di sfociare in una delle sezioni doom-oriented più pesanti del disco. Sebbene una mastodontica Teeth Into Red, da Graves of the Archangels, sia stata presentata come ultima canzone del set, i greci concedono un encore con la violenta Vomitchrist, dall'EP di debutto, e per ultima Immaculate Poison, concludendo così intorno all'una e mezza un'altra dimostrazione di indiscutibile supremazia sulla scena death metal odierna.

SETLIST DEAD CONGREGATION
Morbid Paroxysm
Quintessence Maligned
Schisma
Lucid Curse
Only Ashes Remain
Promulgation of the Fall
Serpentskin
Hostis Humani Generis
Perennial Blasphemous Affliction
Teeth Into Red

---- ENCORE ----
Vomitchrist
Immaculate Poison



LAMBRUSCORE
Venerdì 2 Ottobre 2015, 20.14.52
1
Peccato non esserci stato, comunque che tristezza vedere una grande band come i Natron con la scritta in stampatello, ahah, per me dovrebbero essere loro gli headliner, anche davanti a gruppi ben più famosi, fa niente, spero di rivederli dopo parecchi anni, prima o poi...
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DEAD CONGREGATION + AVULSED + altri, Circolo Colony, Brescia (BS) - 26/09/2015
 
 
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