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KAMELOT - La parola a Oliver Palotai
01/11/2015 (1121 letture)
Sono le cinque del pomeriggio al Live Club di Trezzo sull’Adda. All’aperto, i fan dei Kamelot sono già schierati davanti all’ingresso, in attesa del concerto che si terrà questa sera; dentro, sul palco, i musicisti si alternano per ultimare il sound check. In questo clima d’aspettativa, noi raggiungiamo invece Oliver Palotai, approfittando della data del tour per fargli qualche domanda su Haven, l’ultimo disco uscito a maggio, ed in modo più ampio sulla sua visione di artista.

Unknown Danger: Ciao Oliver, è un piacere averti qui oggi per la nostra webzine. Come è andato il tour fino ad ora?
Oliver Palotai: Alla grande. Sta lentamente giungendo alla sua fine ed è stato davvero un successo; abbiamo molti fan che lo hanno reso possibile e che hanno dato vita a momenti fantastici durante il tour. Il paradiso dei musicisti.

Unknown Danger: Parliamo del vostro ultimo album, che è uscito nel maggio di quest’anno. Potresti dirci qualcosa di più sulla fase di composizione e sui contenuti di Haven?
Oliver: Thomas Youngblood ed io ci siamo incontrati in Germania e abbiamo scritto la struttura basilare delle canzoni. Dopodiché io e Tommy Karevik, il nostro cantante, ci siamo incontrati tramite internet, utilizzando un software chiamato VST connect, della Steinberg, e così abbiamo lavorato sulle parti cantate. Eravamo sempre in stretta interazione con Thomas, che si trovava in Florida. Poi Tommy ha passato qualche settimana ai Gate Studios, a Wolfsburg, dove si trova il nostro produttore Sascha Paeth. Per quanto riguarda il contenuto del disco, non si tratta di un concept album, ma tutto è vagamente connesso. Principalmente tratta della nostra attuale visione, prospettiva, di ciò che sta accadendo nel mondo, di quegli sviluppi cruciali come l’intelligenza artificiale, le biotecnologie, la realtà virtuale... Tutte queste cose sono in qualche modo tenute insieme nel modo filosofico tipico dei Kamelot.

Unknown Danger: Qual è la canzone di Haven a cui ti senti più legato, di cui sei più fiero?
Oliver: Io personalmente amo Here’s to the Fall, per l’orchestrazione e la voce. Sai, io creo questi arrangiamenti orchestrali ma quando vengono integrati al resto della band, e non ci sono più solo archi, ottoni e fiati, vengono sepolti. Se ascolti la special edition, ad esempio, puoi sentire alcune delle canzoni senza la band completa e renderti conto di quanto sta realmente accadendo. In Here’s to the Fall ci sono solo orchestra e voce; amo quella canzone, ha una sorta di mood strano.

Unknown Danger: Visto che stiamo già parlando dell’elemento orchestrale dell’album, e i Kamelot sono facilmente riconoscibili per questa attenzione alle parti strumentali, puoi dirci come riuscite a mantenere un equilibrio tra voce, testo e questi elementi?
Oliver: Penso sia probabilmente, come posso dire... Una questione di creatività, non è nulla che facciamo coscientemente o che pianifichiamo; è semplicemente una corrente di creatività che scorre tra i compositori e funziona davvero bene. A volte sono io stesso sorpreso dal risultato.

Unknown Danger: Haven è il secondo disco con Tommy Karevik alla voce. In cosa è differente dal precedente Silverthorn?
Oliver: dunque, per Silverthorn molte canzoni erano già state scritte prima che Tommy si unisse a noi; mentre in Haven, Tommy c’è stato fin dall’inizio e ha avuto una grande influenza sulla musica. Per Silverthorn era ancora una sorta di impasto, perché lui è arrivato dopo.

Unknown Danger: Quindi avete trovato il vostro modo personale di scrivere musica insieme nel periodo intercorso tra i due dischi?
Oliver: Sì, abbiamo avuto lunghe fasi di composizione.

Unknown Danger: Pensi che la voce e lo stile di Tommy siano pienamente posti in evidenza in Haven?
Oliver: Tommy è un cantante molto molto versatile. Ad esempio, nel suo lavoro con i Seventh Wonder puoi sentire che canta in modo diverso. Quindi ha dovuto riadattarsi allo stile dei Kamelot, proprio come ho dovuto adattarmi io. Ad esempio, non posso suonare un assolo jazz, nonostante io abbia imparato anche questo genere di cose. Tutti devono limitare loro stessi un po’, in modo che il suono sia un unico risultato omogeneo. Penso comunque che abbia mostrato molti lati di sé nei Kamelot.

Unknown Danger: Questo disco, come anche i precedenti, vanta inoltre la presenza di alcuni musicisti ospiti, tra cui ad esempio Alissa White-Gluz. Che importanza hanno per te le collaborazioni in generale? Hai già in mente qualche artista con cui ti piacerebbe collaborare in futuro?
Oliver: Per i Kamelot questa è un po’ una tradizione. La cosa divertente per quanto riguarda le voci femminili è che in qualche modo le abbiamo scoperte prima che diventassero molto famose. Simone Simons era con noi, poi Elize Ryd prima che gli Amaranthe diventassero grandi; Alissa si è unita a noi mentre era ancora con i The Agonist, prima degli Arch Enemy. Le voci femminili sono una piccola ma importante parte dei Kamelot. In futuro non saprei, noi scriviamo le canzoni e poi abbiamo la sensazione che per quella parte, quell’artista potrebbe funzionare davvero bene; o che in quella parte potremmo chiedere a quel chitarrista di suonare un assolo. Posso solo dire che ora ci sono molti ottimi musicisti in circolazione.

Unknown Danger: In passato, anche Gus G. ha potuto dare un contributo ad un vostro disco, Poetry for the Poisoned. Com’è stato intraprendere questo tour con lui e con gli altri musicisti?
Oliver: L’intera line up, tutte le band di supporto sono super carine e abbiamo costruito un’atmosfera molto rilassata. Nessuno è in qualche modo egoista ed ognuno sa qual è il proprio posto. Non è sempre così, a volte si creano tensioni, alcune band di supporto pensano di essere le stelle nascenti e si comportano come tali; soprattutto quando sono giovani, a volte non conoscono ancora le regole. Qui invece abbiamo musicisti che già hanno fatto esperienza e si percepisce. Gus è un chitarrista fantastico, è sempre divertente sentirlo suonare.

Unknown Danger: Haven è l’undicesimo disco dei Kamelot. Guardando al passato, che posto occupa nella tua carriera? Quali obiettivi vi ha permesso di raggiungere e sotto quali aspetti, invece, è una sorta di passaggio verso qualcosa di nuovo?
Oliver: Ci sono band in circolazione che sostanzialmente producono lo stesso album, ancora ed ancora, ed è quello che i fan si aspettano. Va bene, ma io, soprattutto io, mi annoierei molto in fretta e quindi noi abbiamo bisogno di sperimentare. Ogni volta cerchiamo un punto di vista leggermente nuovo, un nuovo approccio alla musica; per Haven è stato lo stesso. Haven è forse un po’ più pesante e ci sono canzoni come Revolution, che penso sia il brano più pesante che i Kamelot abbiano mai scritto. Ho sperimentato un po’ di più con grooves elettronici, con alcuni pattern, con arpeggi, mescolandoli all’orchestra tradizionale. Quindi ogni volta c’è qualcosa di diverso.

Unknown Danger: In qualche modo hai anticipato la mia prossima domanda. Volevo appunto portare la tua attenzione su quelle grandi band che spesso lavorano all’ombra del loro passato e del loro successo. Tu pensi invece sia possibile, per i gruppi che hanno già una carriera lunga e importante alle spalle, creare ogni volta qualcosa di nuovo che non deluda i fan di vecchia data?
Oliver: Sai, prima dei Kamelot ho suonato per molti anni in un gruppo e questo gruppo, praticamente, era bloccato nel passato. Era come se i fan volessero sentire solo i successi degli anni Ottanta; per tutte le cose nuove la reazione era “Sì, ok, potete suonarle, ma ciò che vogliamo davvero ascoltare sono le cose vecchie”. Questa è stata anche una delle ragioni per la quale ho lasciato quella band dopo un po’, perché ero enormemente annoiato sul palco. Con i Kamelot ora abbiamo scoperto una cosa molto positiva; suonando qualcosa del materiale più vecchio, in effetti in questo tour più che in passato, abbiamo visto che soprattutto i fan più giovani non conoscono più le canzoni più datate e vogliono ascoltare brani tratti da Silverthorn e Haven. Evidentemente abbiamo quindi una nuova fan base ed è fantastico, mi fa molto piacere, perché significa che stiamo avendo una transizione verso il nostro futuro; ne sono molto grato.

Unknown Danger: Che tipo di relazione cercate di costruire con questi fan? Quanto è importante per voi che loro reinterpretino le vostre canzoni secondo il loro sentire, le loro emozioni?
Oliver: È assolutamente fantastico quando succede, è esattamente come dovrebbe essere. Con questo disco abbiamo avuto davvero molti riscontri da fan che ci hanno detto che la musica ha salvato le loro vite. È una questione un po’ al limite, quando ricevo queste mail sono sempre un po’... sai, fa venire un po’ i brividi, mi viene la pelle d’oca a pensarci, perché quello che dicono è “Wow, questi testi e questa musica c’erano nel periodo più difficile della mia vita”. Noi raccogliamo queste mail in realtà. Per me la musica è qualcosa di serio, ma non così serio. Invece per queste persone ovviamente lo è, hanno raggiunto un punto in cui ha salvato le loro vite e mi rendo conto di come le persone abbiano una visione diversa della tua musica; mi fa sentire davvero umile.

Unknown Danger: Cosa ne pensi dell’attuale scena musicale?
Oliver: Ho sempre guardato le nostre band di supporto molto attentamente e ho seguito quindi molti gruppi giovani. Il problema è che il music business, secondo la mia opinione, è diventato troppo difficile al giorno d’oggi. Abbiamo avuto molte band di supporto, e almeno alcune di esse mi hanno fatto pensare che avrebbero potuto avere un futuro brillante; poi però hanno finito i soldi. La questione finanziaria ha oggi un impatto enorme sulle band e non vengono forniti i fondi dalle etichette discografiche, o ne vengono forniti così pochi che molti si arrendono; dopo uno o due tour puoi avere così tanti debiti da non poter continuare. In passato c’erano etichette che firmavano contratti con i gruppi per tre o quattro dischi, e in questo modo potevi svilupparti come musicista. Questi contratti ora sono super rari, è come vincere la lotteria, quindi in realtà non vedo così tante giovani band interessanti in circolazione perché ho la sensazione che non gli sia dato lo spazio per crescere. Ovviamente ci sono anche diamanti grezzi e spero che possano avere tutte le possibilità che meritano.

Unknown Danger: Come musicista, in cosa sei cambiato nel corso degli anni? Pensi sia naturale, con il tempo, sostituire in parte l’ispirazione con la professionalità o pensi che la prima sia sempre e comunque la cosa più importante per un artista?
Oliver: Non credo che essere professionali sia una contraddizione con l’essere ispirati, ma se perdi questo, perdi il nucleo della musica. In un certo senso, quando torno a casa nel mio studio per registrare, comporre, mixare, orchestrare, faccio esattamente quello che facevo vent’anni fa, solo ad un livello diverso. Io sono la stessa persona, sono come il teenager che si esercitava nella sua stanza con la chitarra o il pianoforte. Se perdi questo, perdi tutto.

Unknown Danger: Ho finito le mie domande per te. Vuoi aggiungere qualcosa?
Oliver: Vorrei solo dire ai fan italiani e a quelli di tutto il mondo che sono felice che voi siate così di mentalità aperta e che non categorizziate la musica. I Kamelot seguono spesso nuove strade, direzioni sorprendenti; sono molto felice che i fan siano aperti a questo e spero che rimanga così.



Prometheus
Lunedì 2 Novembre 2015, 1.24.58
16
Non ti so rispondere, sinceramente. Può darsi che Oliver si sia espresso male così come può darsi che nei Kamelot non sia a proprio agio. Prima aveva un suo side-project, i Sons of Seasons, ora invece sta lavorando assieme alla moglie (Simone Simons degli Epica) a un album jazz che però chissà quando vedrà la luce. Concordo sul fatto che dovrebbero essere più coraggiosi, sia nell'osare mischiando i generi sia nello sfruttare a pieno al voce di Tommy.
mario
Lunedì 2 Novembre 2015, 0.03.01
15
P.S.Gli manca quello che ho descritto nelle ultime righe sl gruppo e in sostanza il coraggio energico di andare fino in fondo nelle scelte e di crederci sul serio nel far emergere con il mordente e la vigoria giusta la magnifica voce di Karevik, che lo hanno preso a fare altrimenti uno come lui?
mario
Domenica 1 Novembre 2015, 23.42.41
14
@Prometheus hai ragione, in effetti ci vuole la stele di Rosetta per tradurre I miei geroglifici, purtroppo ho il tablet e il PC furi uso, e scrivo con il cellulare, tra pochi giorni li riavro' funzionanti, ma non vi preoccupate non scoccero' più' di tanto, di tempo ne ho sempre meno.Comunque il mio discordo verteva su quelle che mi sembravano delle contraddizioni in seno alla band, non solo quindi quelle di Palotai nella intervista, per mia opinione, tu che ne pensi?.Che sono io un visionario, che mi sembra di averle notate?.Secondo voi fila tutto liscio in questa band , hanno le idee chiare sul da farsi?.Da quello che ha dichiarato Palotsi a me sembra di no, anzi ha detto che hanno trovato il giusto equilibrio creativo, e poi di lamenta, dicono che non pianificano e che lasciano spazio s creativita', r poi parla di suono che deve essere omogeneo, e che hanno delle limitazioni da rispettare.MAH!.Non ho capito dove vogliano andare a parare sinceramente.Sound in generale accattivante, decisione compositiva che sia efficace, rinnovo del songwriting, e strumenti , effettistica(anche elettronica se usata sapientenrnte) e orchestrazioni che facciano vedere al mondo intero di cosa e' realmente capace di fare il talento di Karevik, se veramente aiutato dal gruppo in tal senso.
Prometheus
Domenica 1 Novembre 2015, 22.40.17
13
mario, non c'è nulla di male nel fare qualche errore di battitura per colpa della fretta. Capita a tutti e di certo io sono il primo a dover essere comprensivo, data la quantità di errori nei miei commenti. Ma devi capire che i tuoi sono pieni zeppi di refusi, non si tratta di qualche svista qua e là! Come se non bastasse, i tuoi sono commenti piuttosto lunghi! Normalmente non ho problemi con i commenti lunghi, anzi li apprezzo molto quando sviscerano bene la questione di cui si dibatte, ma ciò accade quando sono scritti in modo leggibile. Un commento lungo con tutti quegli errori di battitura non solo è difficilissimo da leggere per intero, ma per giunta fa venire il mal di testa. Quindi, per favore, potresti rileggere prima di inviare? E se scrivi da cellulare, potresti aspettare di andare al pc? Anche perché magari hai qualche cosa di intelligente da dire e vorrei poterla apprezzare senza incrociare gli occhi. Grazie!
mario
Domenica 1 Novembre 2015, 21.23.10
12
Secondo me pero' Palotsi mi sembra un po contraddittorio, prima dice che non pianificano niente , ma che e' tuuto uno scorrere fi libera creativita', che rende al meglio l'equilibrio tra testi, orchestrazioni ed elementi strumentali, poi dice che ha le mani legate e che ci sono limitazioni, Ma se ci sono limiti come fa a scorrere libera la creatività'!?.Poi secondo voi che avete commentato c'è veramente l'equlibrio tra le componenti testi, orchestrazioni , voce e strumenti!?.Per me no, o almeno non al 100%, s quanto mi par di capire hanno ancora le idee un po confuse sulla strada da prendere, poi altro enigma che voce in capitolo ha effettivsmente Karevik nella band, tengono conto di suoi eventuali suggerimenti?Boh!.Quando uno compone poi deve pure pensare a che impatto avranno sul pubblico le composizioni.Non si devono complicare la vita.Per Toy era più' facile all'inizio venivano creando parallelamente dia il loro sound personale che il carisma e il talento di Roy, le cose andavano di pari passo, per Karevik e' diverso di e' trovata unsvpessnte eredita' da rinnovare e portare avanti, e non e' affatto facile, ma come cantante per me e' anche meglio anche se di poco al predeceddore.Sarò' sintetico ciò' che msncs s questo gruppo e' LS passione travolgente, composizioni attraenti ed energiche e LS voce che non riesce s sfondare del tutto, e a quanto emerge dall'intervista sembrano non averlo ancora capito, parlano ancora di suono omogeneo e FI limitazioni imposte.Solo mie opinioni personali ovviamente, ma se continuano cosi' non avranno mai Un consenso planetario di consensi e di pubblico.
Steelminded
Domenica 1 Novembre 2015, 20.06.29
11
Ho il mal di testa
Painkiller
Domenica 1 Novembre 2015, 18.47.19
10
Trovo comunque che Karevik sia bravo tecnicamente, è indubbio, eppure penso ancora "aaah come sarebbe stata questa canzone con Roy...". Il paradosso, forse, è che le composizioni si sono fatte più complesse laddove invece Tommy lo preferisco maggiormente nelle cavalcate vecchio stile. Per capirci, lo preferisco su brani tipo Forever (nei quali purtroppo Khan nrlle ultime esibizioni prestava il fianco) piuttosto che nelle canzoni più rifkessive e con maggior pathos. In ogni caso la mia è una critica alle composizioni più che a Tommy. Li ho adorati...ma ultimamente per i miei gusti sono ripetitivi.
mario
Domenica 1 Novembre 2015, 16.20.25
9
Complimenti per l'intervista a Gaia, molto interessante.Questa band può' essere il futuro del metal se dolo lo vuole e ci crede senza scoraggiarsi sino in fondo, capisco Pslotsi che ficevche vuol sperimentare e non ripetersi, pero' non capisco una cosa , di chi hanno paura del pubblico? O di loro stessi di sbagliare nello sperimentare e nel comporre.In mia opinione i tentativi spetimentstivi non dono mancati come HS osservato Prometheus, ma li hanno fatti svogliatamente e senza profonda convinzione, loro non devono avere paura di niente e di nessuno, devono solo trovare il modo giusto di sfondare e allargare la loro audience a livello mondiale.Poi l'elettronica non e' tutto on un album e bisogna saperla usare, se annoia che ce la di mette a fare?, l'uso dell'elettronica migliore per me e' quello non fine a se stesso ma amalgamato con le sonorità' di chitarra, e batteria sono questi strumenti il 90% del metal, dunque dove lavorare per migliorarsi?, ma naturalmente nei punti chiave tradizionali del comporre e scrivere canzoni, intro, strofa, pre- ritornello, ponte, ritornello, intermezzo e coda finale, principalmente nei punti di congiunzione e di saldatura tra una parte e l'altra, e' li che devono sbizzarrirsi con soluzioni innovative energiche e che spacchino sul serio con l'uso di scale maggiori o minori che vslorizzino al massimo la voce di karevik, con l'udo di scale pentatoniche , blues-rock, jazz, quello che gli pare, purché si usino note, riffs, assoli, sezioni ritmiche, badi orchestrali, cori orchestrati, atmosfere di pattern e pad-synth elettronici, effetti vocali,ecc.Il problema rimane come già' avete accennato eliminare il senso di distacco e freddezza che sembra colpire non poche persone, lavorare per far esplodere sia la cellula sonora che valorizzi una qualsiasi forma canzone compositiva sperimentale o meno, sia l'ugola di karevik, che in mio pensiero e' tutt'altro che freddo dia caratterialmente che vocalmente, aiutare la sua voce ds parte dei strumentisti nei momenti clou, tipo bridge, ritornello e finale, ecco anche i finali vorrei fossero un po più' attraenti dia che decidano di farli strumentali o vocali, a volte mi annoiano.Se eliminano l'incertezza e la timidezza compositiva e sperimentano quelle 4 canzoni ad effetto che servono a dare energia e freschezza strutturale alle forme canzoni e al contempo a far sfondare vigorasomante la voce talentuosa di Karevick, avrebbero trovato veramente la quadratura del cerchio, altro consiglio e' quello di cominciare con sperimentazioni semplici ma efficacrmente energiche, per poi passare sdelsborazioni più' intricate, altro consiglio caro Palotai cerca anche tu con lebtasiere on modo efficace, ultimamente il duo doun tsdtieridyivo noni scchispps molto.In conclusione, scusate il sermone, i problemi dono sempre quelli eliminare il senso il senso di freddezza con un songwriting e lyrics, mood ed atmosfere meno apolittichr ma con tempi più' energici e coinvolgenti e valorizzare la voce di Karevick trovandogli le tonalita', gli accordi e le atmdfere che rendano finalmente il suo vocsl range veramente efficace e con il mordente visto, dolo cosi' per mr potranno accorciate LR distanze che nel frattempo si dono creste tra gruppo e pubblico, di prendano il tempo che vogliono, perche' SR ci riescono in futuro avranno veramente pochi rivali.Auguri e buon lavoro cati Kamelot, potrye fatcrla, basta credervi dil serio.
Beta
Domenica 1 Novembre 2015, 16.05.17
8
Painkiller: lo stesso vale per me nei tuoi confronti (è assolutamente giusto avere opinioni diverse, se no non varrebbe nemmeno la pena di avere scambi culturali ). E comunque devo ammettere che hai ragione sul fatto che l'elettronica non è una novità assoluta nei Kamelot, ma anche io, come Prometheus, l'ho trovata più presente in Haven rispetto anche a Poetry. per quanto riguarda la composizione, non credo che qui si tratti tanto di non sentirsi liberi, quanto di fare un lavoro di squadra, quindi bisogna essere tutti d'accordo e, se uno vuole fare qualcosa che agli altri non va bene, per forza (secondo me) è giusto che si adatti alla maggioranza. Almeno, io nelle mie band ho sempre fatto così. Ad ogni modo assolutamente d'accordo con te e Prometheus: sarebbe molto interessante sentire qualcosa di ancora più nuovo, come appunto inserti jazz. Poi ovviamente, tutto il mio discorso è stato molto dettato dal gusto personale, che è, ho visto, molto affine a quello di HeroOfSand_14 Prometheus: è vero, in questo album Tommy è più "a suo agio" rispetto al primo, ma Oliver ha ammesso che SIlverthorn è stato scritto prima che lui arrivasse, quindi è naturale che qualcosa non sia riuscito benissimo. Concordo anche sulla disamina dei due cantanti: anche per me sono al vertice delle mie voci maschili preferite e anche io penso che Tommy sia molto espressivo. Reggere il confronto con Roy (che sembra che si debba strappare il cuore ogni volta che canta) è praticamente impossibile, ma Tommy trovo che abbia comunque saputo uscirne ottimamente (Liar Liar e Under Grey Skies ne sono un esempio). Poi va a gusti, ci sta che a Painkiller non dica niente, è naturalissimo
Prometheus
Domenica 1 Novembre 2015, 16.00.25
7
Ah, dimenticavo: l'elettronica c'è anche in At First Light, l'altra bonus track.
Prometheus
Domenica 1 Novembre 2015, 14.58.42
6
Nell'ultimo album l'elettronica è maggiormente presente. Non solo in Insomnia, ma anche in My Therapy (il tappeto elettronico verso la fine che ha un vaghissimo sapore di Bjork), The Ties That Bind (bonus track bellissima) e nell'intro di Liar Liar. Inoltre in Revolution presenta linee vocali abbastanza particolare, molto da musical, e una parte vicina al metal estremo. Sono piccoli passi, certo, ma meglio di niente. Spero che il prossimo album sia più coraggioso, e in questo concordo con Painkiller: è triste che i musicisti non possano sentirsi liberi. Ok, capisco che non avrebbe molto senso stravolgere totalmente il sound, ma si potrebbe provare a inserire elementi jazz nella formula tipica dei Kamelot. Sarebbe interessante, sì! Riguardo a Tommy, nessuno dice che dovrebbe cantare come nei SW. Ma sentitelo in End of Innocence, Revolution e parte di Beautiful Apocalypse: sta cantando col suo vero timbro, non sta imitando Roy e non sta neppure cantando linee vocali alla SW. In quasi tutto Silverthron e in parte di Haven, invece, si nota troppo che sta forzando la voce per imitare. Anyway, io non lo trovo affatto freddo. Anzi, lo trovo molto espressivo e mi piace come interpreta. Poi ok, Roy Khan è il Re del Pathos e nessuno regge il confronto con lui, ma Karevik non mi pare affatto sia freddo. Inoltre, tecnicamente è molto più bravo di Roy, e lo dico a malincuore dato che entrambi si battono il primo posto nella mia personale classifica delle voci maschili.
Painkiller
Domenica 1 Novembre 2015, 14.25.02
5
@Beta: rispetto il tuo pensiero ma non concordo. Elementi elettronici si potevano sentire già in if tomorrow came ad esempio. E non è mettere qui o là un inserto elettronico che può far parlare di evoluzione. Pur concordando sulla potenza di Karevik e sul fatto che non scimmiotti più btanto Khan, lo trovo molto freddo ed Haven nel suo complesso mi ha annoiato moltissimo. La struttura delle canzoni, con partenza veloce ma strofa lenta su tonalità basse, mi ha stufato, è identica da diversi album a sta parte. Infine, leggere che uno dei principali compositori non possa sentirsi libero, non possa inserire qualcosa di davvero diverso, tipo jazz, lo trovo triste. Non intendo stravolgere il sound dei kamelot, ma se all'interno di un concept, di una storia, ci fosse non solo la possibilità, ma anche l'opportunità, di scrivere un brano diverso...perché no? Magari cogliendo la sfida di riuscire ad amalgamare elementi jazz ed il trade mark kamelot...
HeroOfSand_14
Domenica 1 Novembre 2015, 14.10.15
4
Quoto tutto quello che dice Beta, dall amore per Haven (in cui si sente come hanno tentato di seguire nuove vie piu moderne), al discorso su Tommy, un cantante pazzesco che si ė adattato in un modo che a tutti jon è andato giù. Molto interessante ciò che dice Palotai, la band per me ha ancora parecchi anni di vita se continua così, e con degli strumentisti ed un cantante di tale caratura tutto ė più facile.
Beta
Domenica 1 Novembre 2015, 11.53.17
3
Ah, dimenticavo (e poi la smetto di rompere XD): finalmente qualcuno che ha detto la stessa cosa che penso io su Tommy. Tutti sono convinti che scimmiotti Roy. Secondo me non è assolutamente vero,semplicemente si è adattato a cantare nello stile dei Kamelot; se cantasse come canta nei SW da un lato avremmo due band che si assomigliano troppo e dall'altra che le canzoni dei K. non sarebbero interpretate nel modo giusto (il modo di cantare di Tommy nei SW nelle canzoni cupe dei K. c'entra come i cavoli a merenda). Tommy è un cantante versatile che riesce a cantare in due modi diversi per due band diverse con due stili diversi.
Beta
Domenica 1 Novembre 2015, 11.32.46
2
Come Painkiller penso che l'intervista sia molto interessante e anche per quel che riguarda me i Kamelot sono una delle mie band preferite. La vedo però un po' diversa da Painkiller perché, benché i Kamelot non stiano introducendo chissà quali novita, penso che Oliver abbia ragione a dire che ci sono delle cose nuove ogni volta. Non eclatanti, ma qualcosina qua e là (tipo l'elettronica di Insomnia). Al di là di questo, i Kamelot continuano a piacermi perché trovo sempre quello che dice Oliver: l'ispirazione. Haven mi ha preso molto, quest'estate ho ascoltato praticamente solo quello e ho sentito molto sentimento, indipendentemente dalle novità o no. Sono due le cose che mi fanno veramente pensare, in questa intervista: la prima, la storia sul business. Ho degli amici che suonano e so quanto sia difficile entrare nel mondo musicale, però avere la conferma da un professionista che molte giovani band meritevoi sono affossate solo perché la casa discografica non ha soldi per loro è molto brutto (poi magari vengono finanziate band orribili perché quelle vendono). Seconda: il passato e il presente di una band. Fossilizzarsi nel passato rende le band sterili ed è per questo che è sempre bello sentire le nuove composizioni proposte. D'altro canto i fan più "freschi" che conoscono solo gli ultimi due dischi mi sembra che abbiano una visione ridotta di una band qualsiasi. Se io suonassi di professione, mi farebbe piacere che i miei fan apprezzassero le mie nuove canzoni, ma anche che amassero ancora quelle più vecchie, perché vorrebbe dire che ho scritto qualcosa che vale la pena di ricordare. Io ad un concerto dei Kamelot ascolterei con lo stesso trasporto Liar Liar e Wander, per esempio.
Painkiller
Domenica 1 Novembre 2015, 10.32.35
1
Intervista interessante...i Kamelot sono uno bdei miei gruppi preferiti degli ultimi anni. E devo dire che l'intervista è interessante perché conferma, purtroppo, alcuni miei timori. Oliver parla di ripetitività della proposta della sua band precedente, ma non si rende conto che anche i kamelot ormai lo sono. Per lui poi saranno anche importanti le orchestrazioni ma ciò che conta, per me, in un gruppo metal, è a chitarra. Thomas sembra aver scritto i brani post "the black halo" tutti insieme, a blocchi, ed averli suddivisi nei vari album. E sono ormai pochi i pezzi che scorrono via veloci, come un tempo, quelli che ti facevano cantare all'unisono con gli altri fan...una band che si sta perdendo.
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