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I PROTAGONISTI - # 6 - Jolly Roger Records
01/11/2015 (2083 letture)
Quando abbiamo iniziato a buttare giù la programmazione e le linee guida della rubrica I Protagonisti, uno dei primi nomi in assoluto che avevamo pensato di mettere in lista è stato quello della Jolly Roger Records, nella persona del fondatore dell'etichetta Antonio Keller. Chi lo ha conosciuto, dietro al bancone di una Mostra del Disco o come organizzatore dell'Acciaio Italiano Festival, sa che motore si nasconda dietro a questa persona, che da anni propone l'heavy metal alle masse italiane, prima come mail order e poi, dal 2008, dando vita all'etichetta discografica che conserva la propria tradizionale scelta di proporre solo gruppi italiani. Siamo quindi rimasti in attesa di ricevere le risposte di Antonio confidando che quella con lui sarebbe stata una chiacchierata particolarmente significativa e le aspettative non sono affatto andate deluse...

Lizard: Ciao Antonio, grazie per questa intervista! Cominciamo dall’ultimo evento che vi ha visti recentemente protagonisti in prima persona: come è andata la quinta edizione dell’Acciaio Italiano Festival?
Antonio: Ciao Saverio, grazie a te per la considerazione e scusa per l'enorme attesa (l’intervista risale a giugno, ndA)! L'Acciaio Italiano 5 è andato molto bene, considerando che rispetto agli altri anni era la prima volta con l'ingresso a pagamento (anche se per soli 5,00 €) e questo generava in me in po' di preoccupazione, ma alla fine devo dire di essere soddisfatto, è il secondo anno di fila che si è svolto al Palabam di Mantova e seppure ci sia stato qualche disguido, considerando la "tipologia" di festival, non posso lamentarmi.

Lizard: Cosa vi ha spinto a fare il grande passo di promuovere un vostro festival? Una questione di offrire una “vetrina” per i vostri gruppi o la consapevolezza di aver raggiunto uno status tale da poter incidere sulla realtà della scena italiana e non solo?
Antonio: Riguardo la prima domanda, si in effetti il "motore" di tutto è stato creare qualcosa per dare una buona visibilità alle band Jolly Roger anche se, ci tengo a sottolinearlo, l'Acciaio Italiano in tutte le edizioni ha sempre visto bands di varie etichette italiane, a prova e testimonianza che il motivo principale fosse quello di promuovere la musica hard / heavy italiana di qualità e non solo favorire bands Jolly Roger Records, perché ho sempre detestato un certo tipo di politica mirata al clientelismo e non all' effettivo valore dei gruppi ed anzi proprio per questo ho pensato a creare questo tipo di festival. Quando è cominciata l'avventura della Jolly Roger Records nel 2008 ho dovuto con amarezza constatare quanto fosse difficile creare occasioni live per le "mie" bands; non voglio generalizzare ma spesso vedevo sempre e solo le solite suonare, per la classica situazione di favoritismi, molte volte anche per gruppi sconosciuti o palesemente mediocri, mi sono dovuto scontrare contro la dura realtà. Non c’è meritocrazia. Quindi mi sono detto... beh se non ci sono opportunità per suonare, allora me le creo da me faccio prima (ride) E' nato così il festival, con la prima edizione nel 2011. Erano anni che di situazioni live, dedicate alle sole realtà italiane di un certo spessore, non fossero più presenti, quindi mi sono prefissato l'obiettivo di creare un appuntamento annuale, dedicato alle migliori realtà dure italiane, senza favoritismi o strane lobbies, solo premiando chi ritenessi meritevole, mischiando bands conosciute ad emergenti, con la "fissa" di provare a crescere anno dopo anno. Tutto questo, per i primi 4 anni di festival creato in modo assolutamente gratuito. Per quanto sia un sognatore sono bene consapevole della situazione live in Italia, non certo positiva in generale, ed addirittura disastrosa per bands italiane, quindi era indispensabile crearlo senza alcun ticket di ingresso, per invogliare ed attirare il più alto numero di persone possibili. C’è chi ha criticato questa scelta perché considerata un modo di "sminuire" le bands, in realtà era per me importante in primis creare un punto di partenza base, uno zero numerico per intenderci (per poi provare a crescere) e in secondo luogo un modo anche per guardare bene in faccia la realtà e farla vedere a tutti gli addetti ai lavori, bands comprese. Come dire, questa è la situazione live in Italia e questo è quanto si raccoglie: gratis! La prima edizione cosi come per le altre si è sempre svolta grazie all’aiuto indispensabile di Guido e Stefano che colgo l'occasione per salutare e ringraziare, il primo Acciaio Italiano anche in collaborazione con l'allora attiva Bologna Rock City. Riguardo la seconda domanda, sebbene avessi ben chiaro gli obiettivi, con Acciaio Italiano sono sempre stato umile e con i piedi bene per terra. E lascio agli altri dire come possa adesso essere considerato questo festival, dopo 5 edizioni (di cui 4 gratis ed una 5° con ingresso a 5,00 €) con le ultime due in una location prestigiosa e maestosa come il Palabam di Mantova e con una macchina organizzativa e promozionale che prende mediamente 4-5 mesi di lavoro per edizione, considerando che dalla 4° non ho più curato solo l'aspetto live, ma diciamo la materia in modo globale, coinvolgendo (o provandoci) tutte le realtà affini, come giornali ed etichette discografiche.

Lizard: Quest’anno avete introdotto una innovazione nella formula, introducendo un secondo palco sul quale si sono esibite altrettante band che sullo stage principale. E’ una formula che ha funzionato, ne sei soddisfatto? Ripeterete questa organizzazione anche per la prossima edizione?
Antonio: Sì pienamente soddisfatto! questo ha permesso di avere una bill davvero pazzesca, con 8 bands sul palco principale e 9 su quello secondario. Che poi di secondario, per dimensioni e amplificazione, aveva ben poco! Il motivo era non solo quest'anno provare a crescere ulteriormente e dare qualcosa di nuovo, ma quello di non dare tempi morti tra una esibizione e l'altra e dare maggiore "respiro" ai tecnici, essendoci nel frattempo sempre una esibizione nel palco A o B o viceversa. I cambi palco venivano così gestiti con maggiore tempo a disposizione creando minore apprensione e tensione tra le stesse bands e tecnici del suono / addetti di palco. Sicuramente è una situazione che vorrei ripetere, direi che sia stata veramente la chicca della 5° edizione.

Lizard: Quali sono state le difficoltà logistiche di gestire l’organizzazione di un evento del genere? Avete goduto dell’appoggio delle istituzioni locali o c’è stato qualche problema?
Antonio: Le difficoltà sono tutte a livello gestionale (come la direzione artistica, contattare le bands, labels, ecc) / promozionale, perché il lavoro da fare è enorme, dato che curo tutto in maniera autonoma ed indipendente e questo richiede circa 4-5 mesi di tempo; principalmente la cosa difficile è fare quadrare tutti i pezzi del puzzle: i contatti da gestire tra bands, stands, sponsors sono veramente tanti. Non godiamo di alcun appoggio economico o sovvenzione locale, se non per qualche anno un contributo dalle locations, l'aiuto che riceviamo è quello di realtà affini al festival, come i partners Classix Metal e Metal Maniac che aiutano nella promozione e che ringrazio sentitamente, gli standisti / labels che sovvenzionano parte delle spese, e delle bands stesse che capendo la filosofia (e l'importanza mi sento di dire...) del festival ci aiutano con richieste di basso impatto, atte a favorire le loro presenze. Ovviamente ringrazio anche tutti loro (ride). Questa è una parte del lavoro, che probabilmente richiede più tempo ma non è più importante di quanto facciano, in minor tempo ma in maniera più concentrata, le persone che seguono gli aspetti tecnici, come appunto Guido e Stefano, Antonio e tutto lo staff del Palabam.

Lizard: Ho letto un tuo lungo post su Facebook, in risposta a quanti si lamentavano dell’assenza di timbri o braccialetti che consentissero di uscire dal Palabam. Hai già risposto in modo più che esauriente, ma ti va di esporre la tua versione dei fatti?
Antonio: Il discorso è che lo scorso anno, seppure con un'ottima affluenza al sabato con un migliaio di presenze (con ingresso gratuito) gli incassi del bar del Palabam sono stati molto bassi. Ora mi sembra abbastanza chiaro che svolgendo un festival di una portata come quello dell' edizione 2014 (il primo al Palabam, che è una location davvero pazzesca, per non parlare del palco e della strumentazione) con ingresso gratuito, con bands come Strana Officina, White Skull, The Black, Unreal Terror ed altre e con un valore aggiunto come il metal market annesso, ci siano delle spese importanti che si confida possano rientrare dalle consumazioni, dato che non ci sono altre entrate (non essendoci alcun ticket e che gli incassi dei standisti coprono una piccola parte delle spese totali). Quindi magari non dico tutti, ma chi partecipa all'evento magari potrebbe sentirsi in "dovere morale" di ringraziare, sostenendo anche solo con l'acquisto di una birra media. Essendo purtroppo il Palabam sito vicinissimo ad un centro commerciale, con prezzi ovviamente molto minori, questo abbia creato un vero e proprio festival esterno parallelo a quello interno, nel parcheggio del supermercato, bastava vedere come fosse ridotto a fine concerto, riducendo quasi a zero gli incassi dei bar interni nella giornata del sabato. Paradossalmente, la domenica che contò molte meno presenze, complice il supermercato chiuso, ha visto maggiori incassi del bar. Il Palabam quindi per l'edizione 2015 ha dovuto mettere dei paletti, dato che non si può contare sul buon senso (purtroppo), mettiamola così. Quindi per ovviare al problema di consumazioni al supermercato, si è scelto di non consentire l'uscita dall' area Palabam e sottolineo che include un'enorme area esterna, quindi si poteva tranquillamente uscire, cazzegiare, fumare. Se avessimo introdotto un braccialetto o pass si sarebbe presentato il problema dello scorso anno. Chi fosse uscito avrebbe quindi dovuto, per rientrare, ripagare il ticket di 5,00 €. Ora capisco che sicuramente la cosa potesse essere gestita meglio e non ci piove, ma cavolo...parliamo di 5,00 €! Oltre che di una cosa totalmente legale sia a livello fiscale che di Siae (dato che c’èra un regolare ticket di ingresso e la Siae impatta sui 5,00 € di ingresso come sanno bene gli addetti ai lavori e gestori). Se uno va al cinema, allo stadio, esce e rientra? Ho sentito dire che la gente avrebbe preferito pagare 10€, 15€ di ticket (ma io ci credo molto poco...) ma poter uscire quante volte voleva, ma io dico: se esci e rientri 1-2 volte non è uguale? Tra l'altro senza impattare su chi pagando 5,00 € sceglie di non uscire per consumare fuori? Però tengo anche a sottolineare che vista la "novita'" della cosa, ci siano stati anche dei disagi creati al pubblico, dato che l'accordo con il Palabam era che si potesse entrare con zaini (con cibo o bevande per uso personale, ma non vetro) ma non sempre questo è stato acconsentito e me ne scuso personalmente: non doveva succedere. Ho cercato per quanto possibile di controllare tutti gli aspetti quel giorno, ma per logica di cose era piuttosto arduo vigilare quindi anche su quanto fosse stato accordato con il Palabam stesso, come ad es. il prezzo delle birre che da 5€ ho fatto prontamente cambiare a 4€ (era il prezzo accordato, direi in linea con i prezzi medi di locali), a dimostrazione di quanto fossi "super partes" nel prendere le difese di entrambe le realtà coinvolte (Palabam e pubblico). Però va anche detto che la security ha dovuto allontanare anche qualcuno che entrando con lo zaino pieno di birre si era messo addirittura a venderle. Insomma, un comportamento non proprio appropriato, per usare un eufemismo. Penso di essere una persona tutto sommato piuttosto comprensiva e disponibile e ad ogni modo mi sento di affermare che le critiche ricevute non passeranno sicuramente invano, anzi mi rendo a disposizione per eventuali nuove idee o suggerimenti.

Lizard: Puoi già darci qualche anteprima sulla prossima edizione o è ancora troppo presto per parlare di nomi?
Antonio: Per adesso è presto, anche se bisogna che mi dia una mossa, siamo già ad Ottobre (ride). Sto pensando anche di ripetere l'edizione invernale, che lo scorso anno si svolse al Borderline di Modena ed andò veramente alla grande (direi circa 400 persone ma non vorrei sbagliarmi, il locale era imballato), oltre le più rosee aspettative. Devo valutare bene in questi giorni.

Lizard: Come Jolly Roger seguite anche altri eventi, festival o Fiere presenziando direttamente in Italia o all’estero? Se sì, quali sono a tuo avviso le differenze tra i vari Paesi europei da questo punto di vista, se ce ne sono?
Antonio: Sì in Italia, per quanto possibile, cerchiamo di presenziare a tutti i festival live e fiere del disco o del settore. All'estero l'ho fatto in passato, ormai non riesco più perché richiede tempo ed energie che sono già completamente assorbite nel curare il lavoro "quotidiano" della Jolly Roger Records, dato che non è solo etichetta discografica, ma anche un mail-order con vendita per corrispondenza in tutto il mondo. L'unica differenza che ricordo è che all'estero, complice probabilmente una maggiore attitudine all' underground, c’è maggiore affluenza. Lo scorso anno da persone venute fuori dall' Italia mi sono sentito dire che lo stesso festival in Germania avrebbe fatto il botto, raccogliendo molte più presenze. Dal punto di vista di organizzazione, locali, bands, ecc credo che le differenze si siano nel tempo sempre più assottigliate e questo è un bene. Peccato per il pubblico poco presente e partecipe, questa è la vera e sostanziale diversità, nella mia opinione.

Lizard: C’è domanda di band italiane all’estero? Avete una distribuzione anche in altri Paesi e in caso affermativo, potresti dirci quali sono le vostre band che ottengono maggior riscontro fuori dai confini patri?
Antonio: Sì, non mi lamento, alla fine quello che conta è la musica. Se è di qualità, di buona fattura, se è sincera, la gente lo riconosce ed essere una band "Italiana" fortunatamente non è più un segno negativo come poteva esserlo 20 anni fa (erroneamente sia chiaro). La Jolly Roger Records è distribuita all' estero dalla Code7 (costola della Plastic Head) che lavora sia per UK che per export (quindi potenzialmente in tutto i l mondo) e da Alive che cura la distribuzione in Germania, Austria e Svizzera, cito anche la Goodfellas che oltre che a curare la distribuzione in Italia, lavora anche per l'export. Tra i titoli maggiormente seguiti all'estero, direi sicuramente Sabotage con Rumore nel Vento del catalogo, mentre tra le nuove uscite Witchwood con Litanies from the Woods con la prima tiratura CD sold out e presto in ristampa, con anche i preordini della versione in vinile (in uscita dal 12 Ottobre) che stanno andando molto bene. In generale ad ogni modo non mi lamento, sto cercando in questo fine 2015 e nel 2016 di puntare maggiormente sull’estero, con maggiori investimenti e promozioni.

Lizard: Come Jolly Roger Records siete ormai un punto di riferimento assoluto per il metal italiano. Ti faccio una domanda diretta, sperando in una altrettanto diretta risposta: come vanno le vendite in un mercato che pochi anni fa sembrava destinato a sparire per sempre? Vale ancora la pena investire in una band, specialmente se italiana e specialmente se suona hard rock o heavy metal?
Antonio: Grazie per la considerazione, troppo buono! Mi sono dato questa impronta di provare ad specializzarmi solo in ciò che è musica dura di gruppi italiani e, dopo tanti anni, posso dire che è una scelta che sta pagando. Le vendite sono in linea con l'attuale situazione discografica e sociale (e culturale mi sento di aggiungere), cioè non bene, sarebbe inutile negare il contrario. La crisi è evidente. Prendo ad esempio le prime uscite della JRR, lo split 7" L'Impero delle Ombre / Bud Tribe (uscito solo in vinile) e Rosae Crucis, Il Re del Mondo (Cd e Vinile), entrambi nel 2008, con praticamente zero esperienza in campo discografico (sebbene la distro Jolly Roger esistesse dal 2000) con ottime vendite e titoli esauriti da tempo e parliamo di titoli palesemente destinati un solo pubblico di nicchia. Adesso nel 2015, con 7 anni di esperienza in più, nuovi contatti e contratti di distribuzione, investimenti pubblicitari sempre maggiori, il calo è evidente. Per carità, qualche titolo "non appetibile" può anche essere la causa, ma il discorso è che è evidente il calo di interesse sempre maggiore nei confronti della musica cosi come è evidente la concezione di questa come un (non) valore usa e getta. Non sto dicendo che non si vende più, ma per me è giusto dire le cose come stanno, la crisi è netta ed evidente e tutto va in proporzione, alla fine la JRR rimane una piccola etichetta indipendente. Se consideriamo che fanno fatica labels molto più grosse... Ad ogni modo per rispondere in maniera netta alla seconda domanda, per me è decisamente "sì", perché spero che alla fine, prima o poi, il lavoro, il sacrificio paghi sempre. Spero che il pubblico, sia italiano che estero, alla fine possa scoprire la bontà della musica proposta dalla JRR, la sua filosofia atta a puntare sulla Musica (e lo scrivo orgogliosamente in maiuscolo) che trascende mode e trends. In questo senso, una delle ultime uscite JRR e cioè Witchwood, Litanies from the Woods, mi sta dando ottime soddisfazioni e ripagando di tanti sacrifici ed investimenti, anche in termini di visibilità dell’etichetta stessa.

Lizard: Come scegliete i progetti su cui investire o le band da promuovere? Siete voi a proporvi principalmente alle band o ormai principalmente gestite richieste che provengono da fuori?
Antonio: Devo dire che ormai di richieste di bands ne riceviamo veramente tante e mi fa da una parte enormemente piacere, vuol dire che la JRR è ben conosciuta, dall' altra però a volte è anche difficile gestirle. Tempo fa lessi che se una label è interessata è lei che si muove (e non il contrario come invece si può pensare) e devo dire che alla fine mi sento di confermare questo. Un gruppo che fa parlare di sé alla fine in un modo o l'altro ti arriva all' orecchio e vuoi approfondire, quindi capita spesso che sia io a contattare le bands. Ma questo non preclude il contrario, con bands che ci contattano direttamente, anche se in questo caso, per quel che mi riguarda, i tempi possono dilungarsi e non di poco, dato che dipende sempre in quale momento ricevi qualcosa.

Lizard: Come mai, a suo tempo, avete fatto la scelta di dare vita ad un’etichetta che avesse questa precisa identità e andasse ad occupare questa particolare fetta di mercato? Passione, scelta in qualche modo oculata o pura pazzia?
Antonio: Nel 2008 l'attività principale della JRR erano la distro ed il mailorder. L'idea di produrre qualcosa ovviamente c’era, attendevo il momento giusto. Quando Giovanni Cardellino de L'Impero delle Ombre nel 2008 mi contattò per realizzare il 7" di un inedito (Dr. Franky) della band rimasto fuori dal primo loro omonimo LP, capii' che quel momento era arrivato. La scelta di avere la Bud Tribe come band per il lato B con il pezzo Star Rider, anche questo con testi in italiano, mi diede l'impronta di realizzare solo bands con la caratteristica del cantato in italiano, una scelta coraggiosa e pazza direi, ma anche necessaria per permettere alla JRR di distinguersi in un modo o l'altro dalle altre etichette. Le uscite di Rosae Crucis con Il Re del Mondo e Fede Potere Vendetta, i Sabotage con Rumore nel Vento, Folkstone con il disco omonimo (in vinile), Vanexa con demo e inediti nella raccolta 1979/1980, tutte realizzate tra il 2008 e 2009 ci hanno dato ottime credenzialità e una sorta di rispetto. Dal 2010 abbiamo aperto anche ai testi in inglese, sempre di bands rigorosamente italiane e privilegiando ad ogni modo ancora le bands con testi in italiano, producendo quindi la ristampa dei primi 2 album dei Fiaba ed il nuovo La Pelle nella Luna, Cappanera con Cuore Blues Rock N Roll, passando per interessanti gruppi emergenti come I Compagni di Baal ed arrivando al sogno di ristampare gli introvabili album di IN.SI.DIA Istinto e Rabbia e Guarda Dentro Te e il catalogo della Strana Officina, con il seminale Strana Officina, che è il vero motivo della passione dei testi in italiano alla base della JRR. Con un pizzico di orgoglio mi sento di dire che molte bands, negli ultimi anni, hanno preso in maggiore considerazione l'ipotesi di testi in italiano anche grazie a noi.

Lizard: Come è cambiata la fidelizzazione del cliente, il tipo di rapporto con gli utenti? Ad esempio, anni fa si sapeva che scegliendo gli album di una certa etichetta, avremmo trovato un certo di prodotto, perfino di suono, dato che molte etichette disponevano di studi propri e di produttori “di casa”, se non perfino di session men fidati chiamati a dare quel qualcosa in più agli album. Esiste ancora tutto ciò?
Antonio: Non saprei, domanda difficile, perché è difficile capire come e cosa compra adesso il cliente! Diciamo che questo tipo di impronta è ancora alla base della JRR, quello di farsi riconoscere come un marchio che fa uscire dischi diciamo "coraggiosi" ed in controtendenza, di bands che hanno una propria e precisa identità musicale indipendentemente da quello che suonano, che sia Hard Rock, Thrash, Progressive. La stessa impronta è data anche dal suono: per ricollegarmi direttamente alla domanda, non disponiamo di uno studio privato, ma abbiamo idee precise in materia, di come devono suonare i masters (soprattutto per le uscite in vinile), cioè alla vecchia maniera, con una dinamicità di suono elevata e compressione minore o se possibile assente. Direi nettamente in controtendenza rispetto a tantissime etichette discografiche! A volte però è dura perché le bands non capiscono questo e propongono masters con audio ipercompressi che non solo in mia opinione rovinano i loro lavori, solo per seguire la "moda", ma che tendono quindi ad uniformarsi alle miriadi di uscite che oggigiorno popolano il mercato. Vorrei che la gente pensasse "è un disco JRR, quindi non mi interessa che genere sia in senso stretto, ma posso fidarmi, troverò qualcosa di potenzialmente originale che difficilmente troverei altrove sia per musica che per suono".

Lizard: Cosa puoi dirci da un punto di vista di mercato, del ritorno del vinile, piuttosto che addirittura delle musicassette? Puro collezionismo e quindi fenomeno di nicchia o vera e propria ribellione verso lo strapotere del CD e della musica in formato digitale? State curando delle edizioni in vinile?
Antonio: Sì, stampiamo in vinile fin dall' inizio, dal 2008, quindi anche in questo, non abbiamo seguito nessun trend. Penso che questo ritorno al vinile sia in grossa parte dettato dal collezionismo e dalla moda di acquistare prodotti limitati, anche CD (per poi eventualmente rivenderli) con l'avvento di Ebay e Discogs. Prima un disco era raro dopo anni in base alla tiratura ed alla offerta. Ora si è tutto ribaltato, si mira a creare raro un disco (o cd, cofanetto, ecc) subito in modo che si crei il meccanismo di acquisto. Ecco quindi che si sono create mille edizioni limitate dello stesso disco. Come JRR ci dedichiamo anche noi ad edizioni limitate, ma l'abbiamo sempre fatto dall' inizio, come la tiratura di 100 pezzi in vinile colorato per ogni uscita LP o qualche cofanetto, ma adesso ormai si esagera: vedo veramente di tutto con piramidi, specchi, libri, bamboline… cioè per vendere musica ci si è allontanati da essa, arricchendola con gadgets di ogni tipo. Specchio dei tempi che viviamo, dove la musica è diventata non più il vero e primario obiettivo ma assurge a ruolo secondario, accessorio, capovolgendo completamente il tutto.

Lizard: A tuo avviso, come si può far capire alle persone il valore della musica e “dell’opera” che vive dietro alla creazione di un album, in un’epoca nella quale la musica si scarica brano per brano o addirittura a discografie intere, per poi rimanere stipata in un archivio digitale e magari neanche mai ascoltata o ascoltata distrattamente?
Antonio: Con una rivoluzione culturale, ma difficilmente realizzabile ormai purtroppo, che a mio avviso non coinvolge solo la musica in ogni caso. Una passione (verso qualsiasi cosa) la si coltiva investendo tempo e denaro che restituiscono, proporzionalmente a quanto investito, conoscenza ed esperienza. Ora con la cultura di "tutto e subito" questo viene a mancare completamente. Quindi il termine passione, per le nuove generazioni, diventa quasi anacronistico e questo ha generato un vuoto di valori. Ma io dico... cazzo, la musica, che è uno dei pochi veicoli per viaggiare con la mente, per evadere, per sognare, che quindi ci dà sensazioni indescrivibili, pazzesche, e impagabili, non merita di meglio? Si acquistano tante cavolate, a prezzi esagerati o per cose del tutto inutili e facciamo fatica ad investire 10-15 euro per un "amico", vero e sincero (perché di musica così ce n’è molta in giro) che ci accompagna per tutta la vita?

Lizard: Spesso le case discografiche sono viste quasi come una sorta di “nemico”, un male necessario, mentre l’industria discografica come il “male assoluto”, nemica di ogni espressione artistica e volta solo al raggiungimento del fine economico. Vuoi darci la tua versione dei fatti? Quale è a tuo avviso il ruolo delle case discografiche che non viene percepito da molti e che invece è assolutamente indispensabile?
Antonio: Come in tutte le cose non è mai giusto fare di tutta l'erba un fascio e generalizzare, dato che esistono realtà spesso molto diverse tra loro, basti pensare per esempio ad una major o ad una etichetta indipendente. Se è vero che ci sono state politiche in passato errate, soprattutto da parte delle major, va anche detto che è grazie al lavoro (e ripeto lavoro) di molti che abbiamo per tanti anni goduto di ottima musica heavy metal. Prima c’erano i talent scout, c’era tanta esperienza (ecco la parolina magica che tanto adesso non piace...) c’era competenza che permetteva a tutto il sistema di girare ed oliarsi, parlo anche di addetti ai lavori, giornali, radio. Ora invece guardo uno speciale sugli anni 2000 e mi sento dire che le case discografiche non contano più nulla, ma è il pubblico che decide, che è la "democratizzazione", che contano le visite su youtube o i likes su facebook, e rabbrividisco vedendo quali fenomeni sono usciti da questo processo, come Justin Bieber, Psy con il suo ganggnam style… Anche il metal non è immune, pensiamo alle Baybmetal. Adesso conta il pubblico, ma anche prima contava, o no? Non mi sembra che non permettesse a bands grandi o piccole di avere, in proporzione, i propri riconoscimenti. Il problema è che adesso conta solo il pubblico e si vedono i risultati. Una cosa che, da addetto ai lavori, mi ferisce molto è che questo pubblico tra l'altro non distingue minimamente tra major o indies: ci sono ottime etichette discografiche ancora oggi, appassionate e competenti che vale la pena seguire ed apprezzare. Il rovescio della medaglia e paradosso di tutto ciò è che ce ne sono tantissime, troppe, molte abusive e anche sleali, non è un mistero che molti gruppi pagano per strappare un contratto. Ed ecco che le labels stesse anziché combattere un sistema ormai alla deriva, per una questione di profitti, lo alimentano. Orgogliosamente posso dire che alla JRR questa cosa non avviene: assolutamente punto solo sulla qualità musicale e su chi penso meritevole di strappare un contratto ed i miei investimenti, a volte anche ingenti, dato che abbiamo prodotto interamente (il che vuol dire finanziato completamente la realizzazione / registrazione del disco) di bands come Fiaba, Bud Tribe, T.I.R e che ad ogni modo gli stessi gruppi anelano, per quanto come dici tu disdegnando le etichette discografiche, ad un contratto. Una cosa davvero paradossale e le tante "cattive" ed improvvisate labels che sfruttano la situazione (tipo farsi pagare) vengono quindi considerate positivamente e chi invece risponde negativamente ad un promo (magari pessimo), viene tacciato di incompetenza ed inesperienza (Succede anche a chi poi li recensisce, a dire il vero, ndA)

Lizard: Dal tuo punto di vista e chiudiamo sull’argomento, come va attualmente il mercato discografico e come andrà nel futuro?
Antonio: Difficile da dire, adesso come adesso le cose non sono buone, è innegabile e non bisogna nascondersi dietro un dito. Come ho espresso precedentemente, la mia speranza è che il lavoro e la qualità, se non oggi, un domani, possa essere considerata; è questo lo stimolo che mi porta a continuare a lavorare nella direzione che ho intrapreso come JRR. Ma per fare questo, credo e temo che ci sia bisogno non solo di un cambiamento "sociale", ma anche "tecnico", inteso come una nuova regolamentazione di internet e di come questo impatti sul mondo musicale e affini.

Lizard: Per una qualche ragione, il metal e perfino l’hard rock in Italia non è mai riuscito ad entrare nel grande giro. Si parla di mancanza di cultura, di mancanza di investimenti, di mancanza di professionalità nei vari settori e a qualunque livello, di mancanza di un pubblico affezionato. Qual è la tua opinione? Dove si crea il corto circuito?
Antonio: Qui secondo me bisogna fare un distinguo, tra prima e dopo, tra presente e passato. In passato non è vero che non fosse considerato, magari non in maniera massificata (ed è forse un bene) ma chi era meritevole qualcosa otteneva, inteso come riconoscimenti. Per esempio i napoletani Strike, il primo gruppo italiano (prima di Vanadium, Vanexa, Strana Officina) ad incidere un disco HM in Italia (orgogliosamente ristampato dalla JRR qualche anno fa, con l'aggiunta di 4 bonus tracks, sotto il titolo di Back In Flames) ottennero una partecipazione in Rai. Gli stessi Airspeed, Vanadium, Death SS, successivamente, tramite l'allora TMC2. C’erano trasmissioni dedicate all’hard / heavy, ricordo di avere visto e scoperto ottime bands come ad esempio gli Eldritch su Help (trasmissione quotidiana di Red Ronnie), parteciparono anche i Death SS. Ricordo la trasmissione Indies (guarda un po',"indipendente") con uno speciale sugli IN.SI.DIA ed il loro video Parla Parla. Insomma non ci si poteva lamentare secondo me. C’era attenzione, perché c‘erano situazioni competenti ed appassionate rivolte ad un pubblico mirato, come è giusto che fosse. Ora, con la "democratizzazione" di internet conta il pubblico vero? Ecco quindi spiegato perché le case discografiche hanno perso il proprio valore, non la musica che in un modo o l'altro deve essere una fonte di guadagno per molti e quindi nascono X Factor e talent show. Insomma, se posso dire la mia, si stava meglio quando si stava peggio (ride).

Lizard: Bene, ti ringraziamo per il tempo che ci hai dedicato. Ti lascio la parola, se vuoi aggiungere qualcosa o rivolgerti direttamente ai nostri lettori per lasciare un messaggio o un saluto.
Antonio: Grazie a te e a Metallized per l'opportunità e la considerazione e scusami ancora per il mega ritardo! Mi auguro che chi legga queste parole sia stuzzicato ed incuriosito dalla JRR e ci segua tramite i canali ufficiali, presso cui contattarci, ascoltare brani, vedere videoclips... e perché no, acquistare. Comprate originale: la sopravvivenza, soprattutto dell'underground, passa principalmente dal vostro aiuto e dalla vostra passione.



mario
Sabato 7 Novembre 2015, 20.21.44
15
Non e' affatto facile avere un etichetta discografica e gestirla, specialmente se si occupa di underground, all'acciaio italiano festival ho mancato solo una edizione, per quello che fanno, in una nazione come l'Italia dove il rock e il metal non sono generi seguiti, La Jolly Roger ha da parte mia il massimo rispetto.
blackiesan74
Sabato 7 Novembre 2015, 0.09.08
14
io dalla JRR ho comprato e continuo a comprare parecchio, e questo perché (al di là del valore musicale dei gruppi, comunque innegabile) quello che mi piace è il sound che questa etichetta riesce a dare ai dischi che pubblica: finalmente si torna a sentire la dinamica degli strumenti, e questo permette al disco di far sentire tutto il proprio valore. Se posso permettermi una domanda: come mai il disco dei Rosae Crucis è poi uscito sotto un'altra etichetta?
Il Cinico
Giovedì 5 Novembre 2015, 13.17.39
13
Grazie @JRR per le risposte, diciamo che quindi sbarchi il lunario senza però grossi guadagni. Riguardo al n di copie mi sarei aspettato tirature un po più alte...certo che allora non oso immaginare le tirature di un gruppo esordiente! Senza poi contare tutto lo strascico come si evince da un commento in particolare fatto di delusioni ripicche e scazzi vari. In definitiva ci vuole sicuramente un buon fegato per barcamenarsi nel mondo dell'underground
Masterburner
Giovedì 5 Novembre 2015, 10.29.53
12
Allora faccio una domanda più generale. Come mai le etichette discografiche accettano solo demo su supporto fisico e non link su internet? Non capisco il senso.
Masterburner
Giovedì 5 Novembre 2015, 10.18.59
11
eheh ci hai ragione
Lizard
Giovedì 5 Novembre 2015, 10.03.54
10
@masterburner: ti consiglierei di passare per i canali ufficiali dell'etichetta. Questo non è spazio deputato
Masterburner
Giovedì 5 Novembre 2015, 9.30.56
9
Ciao JRR come posso proporre un mio lavoro alla tua etichetta?
JRR
Mercoledì 4 Novembre 2015, 19.36.15
8
Ciao "Il Cinico" devi tenere presente che la JRR è il mio lavoro e che riguarda non solo la gestione dell' etichetta, ma anche il mailorder, sono aspetti correlati e inscindibili ormai. Al netto di tasse, iva, ecc ci entra uno stipendio (non fisso) medio di un qualsiasi negoziante, commerciante. In genere stampiamo adesso 1.000 CD (anni fa anche 2.000) e tra i 250 / 500 LP. Arrivare alle ristampe di questi tempi è un grosso risultato (come per il disco di Witchwood). Spero di aver soddisfatto la tua curiosita'. Per "Thid Eye" : mi riferivo al pubblico diciamo di "massa" che vive la musica in maniera superficiale, fortunatamente esistono persone appassionate e competenti ed è anche grazie a loro che la JRR riesce ad esistere. per chiudere, "Frank" se per te una registrazione a titolo gratuito significa sborsare 500,00 € in uno studio casalingo (tra l'altro per dare una mano "economica" ad una persona che al tempo credevo amica) allora ok.
Il Cinico
Mercoledì 4 Novembre 2015, 13.41.50
7
@JRR Scusa la domanda da profano, ma poi strigi stringi chi come te gestisce una etichetta simile quanto si mette in tasca? Ovvio che non voglio sapere le cifre, però immagino che non lo si faccia solo per la gloria....un minimo di entrate le dovrai pure avere....e sempre se mi consenti, ma potresti farci un esempio concreto su quanto ad esempio possono vendere in media i gruppi della tua etichetta?
JRR
Mercoledì 4 Novembre 2015, 9.07.42
6
...dimenticavo anche l'intera produzione di Cappanera "Cuore Blues Rock N Roll". Certo T.I.R è stata la produzione piu' "economica" di queste 4.
JRR
Mercoledì 4 Novembre 2015, 9.04.10
5
La JRR ha prodotto interamente anche i dischi di Fiaba "La Pelle Nella Luna" e Bud Tribe "Eye of the Storm", sei oltre che male informato (ed è facile anche capire chi tu sia) anche del tutto in malafede. Si a critiche costruttive e ad un aperto confronto e dialogo, no ad illazioni e provocazioni, grazie.
Frank
Mercoledì 4 Novembre 2015, 8.19.47
4
Dire che i TIR sono tutta produzione Jolly Roger, come se avesse investito chissà quali capitali, calcolando che l'artwork è stato realizzato gratis e la registrazione è stata fatta praticamente a titolo gratuito, fa ridere.
Third Eye
Lunedì 2 Novembre 2015, 18.47.35
3
Mi pare che all’interno di queste interviste emergano sempre due elementi fondamentali: da una parte è evidente come ci sia una profonda passione che anima taluni discografici e che li porta a fare enormi sacrifici ma dall’altra sono costanti, nelle loro frasi, i riferimenti alla crisi del mercato e della musica (considerata dice Keller “un (non) valore usa e getta”), in special modo in un paese come l’Italia che arranca e non è in grado di competere culturalmente parlando con le altre nazioni. Trovo interessante ed apprezzabile lo spirito con il quale Keller si occupa (con la sua etichetta) di migliorare e rendere riconoscibili i suoni, mentre al contrario considero sconfortante l’atteggiamento di quelle bands che si uniscono al carrozzone e seguono le tendenze del momento. Non condivido infine il giudizio severo che dà del pubblico, dal momento che occorre sempre fare le dovute distinzioni e partire dal presupposto che non esiste un pubblico omogeneo nel quale siano ravvisabili comportamenti standard; c’è chi (per rifarmi alle sue parole) riesce benissimo a distinguere “tra major o indies”!
Lo Struzzo
Lunedì 2 Novembre 2015, 12.13.45
2
Ottima etichetta, sicuramente un riferimento in patria. Poi aiutano i GRAAL, quindi...
Ulvez
Lunedì 2 Novembre 2015, 9.52.53
1
non sapevo producessero solo gruppi italiani, mi sembra un'idea interessante.
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