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ROME IN MONOCHROME - La suggestione musicale della monocromia
21/11/2015 (1508 letture)
I Rome in Monochrome hanno fin da subito attirato l’attenzione di Metallized per la loro proposta musicale originale, ispirata e matura che rientra solo genericamente ed in modo finanche riduttivo nell’ambito del doom metal. Abbiamo recensito il loro splendido EP di debutto dal titolo Karma Anubis, ed ora cogliamo con altrettanto entusiasmo l’occasione di porre alcune domande a Valerio Granieri, singer, chitarrista e compositore principale della band fondata nel 2013 da Gianluca Lucarini master mind dei romani Degenerhate, che ci offre numerosi spunti interessanti per comprendere appieno la loro proposta musicale. Buona lettura!

RosaVelata: Rome in Monochrome non è la vostra prima né unica band, ciascun componente può vantare anzi un’ampia ed eclettica esperienza musicale. Ma in RIM state esprimendo qualcosa di ben preciso e per alcuni di voi di completamente diverso dal resto della vostra produzione: il tratto distintivo di questi brani, pur molto diversi tra loro, sembra essere costituito dalle atmosfere sonore intrise di una malinconia e di una disperazione esistenziale che maneggiate con sicurezza, come se aveste con esse un’intimità molto profonda. Che rapporto avete, come individui, con il dolore e la malinconia? La scrittura di musica è stata mai catartica per voi? Se sì, lo è ancora, dopo tanti anni, ed in che termini?
Valerio Granieri: Anzitutto ciao, e complimenti per la splendida domanda. In primis, visto che me ne fornisci l’occasione, ne approfitto per citare gli altri progetti in cui siamo impegnati: io, Marco Paparella e Riccardo Ponzi suoniamo nei Post Ghosts, con altri due amici (peraltro entrambi ospiti sull’EP d’esordio dei RIM, Claudio Cicchinelli alle backing vocals di Spheres e Antonio Mancino al piano e orchestrazioni su Karma Anubis), suono negli Assembly Line for Suicide Songs e sono attivo da solista con un progetto strumentale “casalingo” sotto il nome di Grn. Gianluca Lucarini, Marco Paparella e Stuart Franzoni suonano nei Degenerhate, e i primi due anche negli Exhume to Consume. Stuart, infine, fa parte dei Prototype Lab. Tornando alla domanda, che dire…di certo il rapporto con la malinconia e la negatività con l’età cambia notevolmente. A questo punto della vita non si è più, come dire, nell’occhio del ciclone, la malinconia è divenuta sempre meno individuale e sempre di più universale e omnicomprensiva, non riguarda più il microcosmo personale. La rabbia rimane molto di più sotto la cenere, è subentrata una sorta di rassegnazione, di abbandono della speranza. Questa trasformazione consente di poter guardare il dolore da molto, molto più distante. Non vogliamo esorcizzarlo, ma dipingerlo, rappresentarlo, quasi per scendere a patti con esso ed, in un certo qual modo, accettarne l’essenza.

RosaVelata: L’attività di composizione in seno alla band: vi sono ruoli ben definiti oppure le song sono il frutto di una fervida e congiunta collaborazione? Se sì, come si svolge quest’ultima?
Valerio Granieri: In linea di massima i brani, fino ad oggi, sono stati composti e strutturati da me, successivamente condivisi con Gianluca per i primi arrangiamenti e poi, in una fase ancora successiva, sviluppati tutti insieme per la veste finale. Non è stato sempre così, anzi, in qualche caso, la direzione del processo tra me e Gianluca è stata inversa. In ogni caso, non abbiamo mai definito dei ruoli, le cose hanno preso questa direzione da sole, al momento. Non è detto che in futuro non cambino.

RosaVelata: Una domanda canonica, una delle più “amate” dai musicisti: descriveteci il vostro iter compositivo, il modo in cui l’idea, l’intuizione, l’insight si fanno musica.
Valerio Granieri: Onestamente non so dirlo: spesso è una suggestione, uno spunto, una parola ad accendere la scintilla: non so descriverlo perché non è un vero e proprio iter, tanto è vero che mi capita molto spesso di non ricordarne esattamente i dettagli. La parte razionale e quella istintiva si mescolano sia in fase di scrittura che di arrangiamento, sia individualmente che come band, ed è qualcosa che spesso non sappiamo ricostruire neanche a posteriori.

RosaVelata: Quale importanza hanno per voi i testi? Da cosa traete ispirazione per scriverli? L’esperienza personale, individuale sembra in essi ampliarsi fino a raggiungere temi universalmente condivisi, o sbaglio?
Valerio Granieri: I testi sono fondamentali. Le suggestioni, in questo caso parlo per me, sono molteplici ed a diversi livelli e uso il termine suggestioni non a caso: non ho mai amato le storie, ho sempre usato un approccio “impressionista”, creando un mood, un’atmosfera, alludendo più che raccontando. Diciamo che complottismo, serie tv, treni che passano in lontananza, archeologia eretica, tralicci che si stagliano contro le nuvole, immagini in campo lungo, una canzone, la frase di un libro, tutto può essere il punto di partenza. Il punto di arrivo, del quale mi sembra di ritrovarmi a parlare quasi sistematicamente, è una rassegnazione esistenziale profonda, per il contrasto insanabile tra le aspirazioni di eternità dell’essere umano e un destino di finitezza segnato che lo condanna all’eterna inadeguatezza. Va anche detto che, peraltro adoro Morrissey (sia con gli Smiths che da solista), per il suo modo di cantare, con infinita delicatezza, cose emotivamente terribili. Però, insisto, è solo la mia lettura: il processo è più che altro irrazionale e dettato dalla suggestione, quindi ognuno può “abitare” le nostre canzoni a suo piacimento e in questo il fatto di ascoltare moltissima musica strumentale mi ha probabilmente insegnato ed influenzato molto. Gianluca, forse per il fatto che scrive e suona anche per i Degenerhate (per chi non lo sapesse, una band grindcore) ha sicuramente un approccio più diretto e in your face, anche se le atmosfere sono comunque simili.

RosaVelata: Quali sono le fonti d’ispirazione per la musica dei RIM? Quali i gruppi ai quali vi ispirate maggiormente? Ma non solo: quali caratteristiche di queste band predilette fate vostri ed in che modo giungono nella musica dei RIM, attraverso quale processo di metabolizzazione?
Valerio Granieri: Ovviamente, non posso e non voglio negare la nostra parentela con band doom metal storiche come My Dying Bride, Paradise Lost, Anathema, Katatonia che sono state fondamentali più o meno per tutti noi. Però il nostro approccio alla materia è stemperato da forti, nel mio caso fortissime, influenze shoegaze, post rock e slowcore: penso a gruppi come Slowdive, Mono, Mogwai, Godspeed You! Black Emperor, Red House Painters e Low. Questo fa sì che di doom vi sia l’approccio ma, spesso, non la forma. Quanto al trasporre delle caratteristiche di questa o quella band nella nostra musica: non l’abbiamo mai fatto in modo conscio. È tutto molto naturale.

RosaVelata: C’è un album o il brano di un altro artista che considerate perfetto, che vi rappresenta integralmente, che avreste voluto scrivere voi per RIM se non fosse già stato composto?
Valerio Granieri: Domanda splendida. Per affinità elettive quasi naturali mi piacerebbe moltissimo aver scritto Teargas dei Katatonia oppure The Cry of Mankind dei My Dying Bride (che, all’epoca non potevo saperlo, ha una coda strumentale che si può definire solo ambient e che mi ricorda molto Brian Eno, altro artista che amo alla follia). Volendo essere un po’ più arditi e rischiare direi Drop dei Red House Painters, oppure To Wish Impossible Things dei Cure. O, rilancio ancora, vorrei che avessimo scritto e registrato un album strumentale: la colonna sonora di Dead Man di Jim Jarmush, in realtà composta ed eseguita da Neil Young.

RosaVelata: Il vostro immaginario permea, com’è naturale che sia, la musica che componete ma sta trovando in un modo del tutto naturale anche altre forme d’espressione parallele e complementari: mi riferisco in particolare al recente lyric video di Spheres ed al videoclip di Karma Anubis d’imminente uscita. Come considerate queste attività rispetto alla vostra identità di musicisti? Che importanza hanno per voi? Ed ancora, in che modo la vostra musica si fa immagine, attraverso quale processo creativo?
Valerio Granieri: La musica è ovviamente il centro di tutto, ma, proprio per il discorso del creare un mood, uno spazio emozionale da abitare, è chiaro come la parte visuale e cinematica sia fondamentale per noi. E lo è da musicisti perché lo è sempre stata e lo è tutt’ora da fans. Non abbiamo mai smesso di essere fans della musica e non smetteremo mai e, personalmente, ho sempre adorato le proposte musicali dove il concept lirico, grafico e d’immagine andasse di pari passo con la musica e creasse un immaginario, come dire, “completo”. La nostra ambizione è questa. Non ti nascondo che, parlo personalmente, scrivere una colonna sonora sarebbe una grossa sfida per i Rome in Monochrome ma è una delle tante cose che vorrei avessimo l’occasione di fare.

RosaVelata: Si può affermare senza tema d’incorrere in errore che i social network abbiano ormai una rilevanza notevole nella promozione di una band musicale. Sono per voi uno strumento rilevante? Come li usate? Vi consentono di stabilire e mantenere una fruttuosa interazione con i vostri “monochromers”?
Valerio Granieri: Non si può prescindere da strumenti del genere, oggi: è chiaro che la diffusione di internet e la facilità di avere contatti diretti ha reso il rapporto tra musicista e fruitore completamente diverso anche solo rispetto a pochi anni fa. Li usiamo consapevoli della loro importanza e dei loro limiti.

RosaVelata: Potete anticipare ai nostri lettori qualcosa del full lenght che state realizzando? Anche solo dei cenni minimi, ma che ci ingolosiscano!
Valerio Granieri: Anzitutto, voglio dire che il nostro primissimo obiettivo è quello di realizzare una versione fisica per Karma Anubis, il nostro ep, ad oggi disponibile unicamente in digital download. Vorremmo fare qualcosa di bello, anche un 7’ in vinile, qualcosa che dia piacere anche come oggetto perché, come dicevo prima, prima che musicisti siamo fans e, da fans, abbiamo sempre adorato queste cose: peraltro ce lo stanno chiedendo in tanti…quindi, se c’è qualche etichetta interessata ci contatti. Detto questo, il full length. Posso dire che è stato completamente scritto e che lo stiamo arrangiando, che c’è un titolo ed una copertina. Conterrà 8 o 9 pezzi, siamo ancora indecisi. Ci sarà qualche strumento inusuale, qualche voce inusuale, sarà molto etereo e pieno di negatività, un quadro con pochi colori, melodie esangui e severe.

RosaVelata: Ci piacerebbe avere un’anticipazione anche del videoclip di Karma Anubis...ma forse è chiedere troppo!
Valerio Granieri: Posso darti qualche elemento: ballerine classiche, manichini, b/n, un’antica costruzione isolata nella campagna…non posso dire di più. Solo che l’ha sceneggiato Gianluca e che vi piacerà.

RosaVelata: Un’ultima curiosità prima di ringraziarti e salutarvi tutti: cosa hai ascoltato (perché sono quasi certa che tu lo abbia fatto!) mentre rispondevi alla nostra intervista?
Valerio Granieri: Altra bella domanda, questa…dunque, Craig Armstrong, As if to Nothing e Crone, Endless Midnight. Un saluto a tutti i lettori di Metallized e a te, ovviamente. Grazie. Doom on!



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