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GHOST + DEAD SOUL - Live Club, Trezzo sull'Adda (MI), 23/11/2015
28/11/2015 (1623 letture)
BLACK TO THE FUTURE – IL RITORNO DEL RITUALE
Dopo quasi 15 mesi il sestetto svedese capeggiato dall’eclettico (e nuovo, se vogliamo) Papa Emeritus III torna nel bel paese per una data autunnale. Ovviamente noi dello staff di Metallized, ed io da buon fedele della band, non potevamo perderci tale esibizione, considerate anche le grandi premesse che hanno accompagnato il nuovo grande album, Meliora e questo tour mondiale. L’album in questione si è classificato come perfetto connubio tra le pubblicazioni precedenti: presenta la grande potenza e precisione di Opus e l’amore per la melodia e sonorità più variegate tanto care ad Infestissumam. Allo stesso modo il nuovo tour è servito come definitivo trampolino di lancio per la band che ormai cura ogni minimo particolare dell’intera esibizione. Ed è cosi che troviamo il cambio di vestiti del Papa che si destreggia tra l’abito corale/tiara papale e un magnifico completino in stile settecentesco (che riprende quello di Gustavo III di Svezia), mentre le “Sister Of Sin”, ragazze diverse prese in ogni singolo posto dove si svolge il concerto, ovviamente vestite da suore, hanno il compito di distribuire ostie -con sopra tanto di croce rovesciata in rilievo- e vino a tutta la prima fila. Ma c’è anche di più, molto di più, di cui parleremo più avanti.
Partiamo quindi con ordine: dopo sei ore di macchina, tra acqua e neve, sono riuscito ad arrivare a Trezzo. Fatta una brevissima sosta in hotel mi sono immediatamente recato al Live Club, per poter vedere come stesse procedendo la situazione e rendermi conto del posto, visto che era la mia prima volta in tale locale. Sono quindi finito per mettermi in fila, attendendo quelle classiche tre ore e mezza prima che ci permettessero finalmente di entrare nel locale, e devo ammettere che non è stato affatto facile vista la bassa temperatura. Stranamente l’entrata si è svolta in maniera molto puntuale e senza grandi controlli, nonostante l’annullamento del concerto dei Five Finger Death Punch avvenuto il giorno prima all’Alcatraz. Ovviamente la notizia fatta girare dall’accout Twitter è risultata palesemente senza fondamento e falsa ma la tensione generale si è fatta comunque sentire ed è stato, almeno inizialmente, impossibile ignorarla. Ci si sente dei bersagli facili e la paura è più che giustificata (ma anche qui avremo da dire più avanti) in un contesto del genere visto che i fatti di Parigi non possono che toccare ogni persona che abbia la stessa passione di quei ragazzi che, spensieratamente, si erano recati al concerto di una band che amavano.

DEAD SOUL
Passiamo quindi alla vera parte importante: la musica. Alle otto e trenta precise salgono sul palco i Dead Soul, gruppo spalla di tutto il tour europeo, che non si perdono in fronzoli e cominciano subito. I due, accompagnati da un secondo chitarrista di supporto, propongono un sound singolare, estremamente elettronico e distorto, sostenuto però dalla voce molto blues del vocalist che stupisce per interpretazione e tecnica. La migliore definizione per classificare una sonorità tanto particolare arriva dal gruppo stesso, che si autodefinisce come “dark electronic doom blues in symbiosis with industrial rage”. Non possiamo che essere d’accordo. Purtroppo (e per fortuna) dopo mezz’ora dall’inizio del loro set mi sono dovuto recare al Meet & Greet con i Ghost fatto che non mi ha permesso di sentire diversi brani da loro proposti in sede live.

GHOST
Completato il Meet con gli svedesi è tempo di tornare in sala per assistere al loro spettacolo. Il cambio di set è stato effettuato velocemente visto che i Dead Soul si avvalevano di molti effetti preregistrati e la loro strumentazione comprendeva solamente due tastiere. Fatto ciò Masked Ball di Jocelyn Pook inizia a risuonare per tutto il locale ed una fitta coltre di nebbia ad alzarsi sul palcoscenico; l’atmosfera si fa sempre più kubrickiana. Lo scemare di del brano segna l’arrivo sulla scena dei Nameless Ghouls, anch’essi con i nuovi costumi e le nuove maschere e non è stato difficile notare un cambio di formazione. Le maschere ne celeranno anche le identità, ma le dimensioni non si possono nascondere -come anche il modo di suonare- ed è così che notiamo un altro Ghoul dietro le pelli rispetto all’anno precedente.
Le note da film dell’orrore fantascientifico di Spirit rompono il silenzio e dopo le battute iniziali tra giochi di luce -su cui si basa gran parte della teatralità della band- compare il Papa, proprio tra batteria e tastiera, in tutta la sua magnificenza e solennità. Il pubblico è immediatamente in visibilio e, in una frazione di secondo, tutti gli spettatori sono in suo pugno, pendendo dalle sue labbra e prestando attenzione anche alla più piccola delle movenze che compie. L’esecuzione è perfetta e, come si poteva immaginare, i nuovi brani di Meliora risultano ancora più massici in sede live, anche grazie ad una band che ha fatto della qualità d’esecuzione e sonora uno dei suoi marchi di fabbrica. Poco dopo il solo -fenomenale per giunta- Papa Emeritus III pronuncia le sue prime parole in italiano che sono rispettivamente: “Non abbiamo paura!”. Tutto ciò potrà anche sembrare scontato ma posso garantire che è servito molto ad alleggerire uno stato di tensione più che giustificato. La paura era ben presente al Live Club, non averne, considerati gli avvenimenti recenti, è molto difficile ma non la si deve dar vinta a chi su questa paura ci vive. Puntuale arriva anche la seconda traccia da Meliora in ordine cronologico, From The Pinnacle To The Pit, ed anche qui è potenza allo stato puro. Il drumming del nuovo batterista è molto più violento e pesante ed ovviamente contribuisce ad ispessire enormemente il muro sonoro che la band riversa sul pubblico. Meliora viene letteralmente spolpato, arrivando ad essere suonato quasi nella sua interezza, chiaro segnale sia del riscontro avuto con i fan che della qualità del disco. Ad intervallare i nuovi pezzi troviamo vari cavalli di battaglia, quali Ritual (immancabile per un vero e proprio “rituale”) e Con Clavi Con Dio che con il suo micidiale giro di basso abbatte letteralmente gli spettatori, i quali poi si uniscono all’unisono per intonare un’omelia al proprio “Dio scuro”. Anche i brani di Infestissumam risentono positivamente di questo inspessimento sonoro ed è proprio durante Body And Blood che le Sister Of Sin vengono fatte entrare in scena per portare i demoniaci sacramenti. La band è in forma smagliante, tutti i vari Ghouls danno il meglio, da Omega -chitarra ritmica- ad Alpha -chitarra solista-; il primo fa il suo dovere tra pose androgine e movimenti sincopanti ed il secondo tra soli spettacolari misti ad un grande feeling con i presenti. Finita Devil Church il Papa rientra per tornare cambiato di tutto punto durante Cirice. Con Year Zero e He Is si toccano alcuni dei momenti più alti dell’intero rituale. La band svedese e la platea diventano un tutt’uno cantando insieme questi diabolici inni ed ancora una volta è palese quanto il gruppo abbia fatto presa sul pubblico. Bisogna ammettere che è particolare ed allo stesso tempo molto rincuorante vedere come una band giovane possa guadagnare tanti consensi in così pochi anni -c’è anche da sottolineare come il pubblico sia raddoppiato rispetto all’anno precedente in quel di Milano, anche se è pur vero che in quell’occasione il gruppo aveva due date invece su suolo italiano invece di una sola-. Con Mummy Dust viene fuori la vena più spinta, con rimandi a generi molto più pesanti che trovarono tanto terreno fertile nella loro patria. Insomma un perfetto schiaffo morale a chi continua a prendersela con i Ghost, additandoli come o “gruppetto soft” che produce “canzonette” o come “non abbastanza metal” (e qualcuno dovrebbe spiegarmi cosa significa). Le sorprese continuano ad arrivare ed è così che il Papa ed i suoi Nameless Ghouls ci servono su un piatto d’argento una versione acustica di Jigolo Har Megiddo che ha del fenomenale. Per l’occasione il basso viene sostituito con una dodici corde ed il gruppo riesce a spiccare anche in questa veste acustica, che tralascia le classiche tinte tetre e tenebrose, optando per lidi più accattivanti e spiritosi. Si passa, invece, ad atmosfere più settantiane con Ghuleh/Zombie Queen e a l’unica cover della setlist, ovvero If You Have Ghosts di Roky Erickson che, come già constatato, sembra scritta appositamente per la band. Oltretutto qui si dovrebbe fare un plauso speciale per il lavoro svolto dal gruppo con le varie cover realizzate: il sestetto infatti ha compreso perfettamente il concetto di cover, ovvero non quello di spudorata copia dell’originale che tenderà sempre a sfigurare. Fare una bella cover significa riarrangiare il pezzo nelle proprie corde, con audacia, dimostrando di voler creare qualcosa di unico, che sia una vera espressione della propria passione per quel determinato brano (un esempio palese di tutto ciò, che può rendere l’idea, è la cover di No Quarter dei Led Zeppelin realizzata dai Tool nell’ormai lontano 2000). Siamo così giunti alla fine: Papa Emeritus III parla di come a molti non piaccia che una band suoni una stessa canzone in chiusura ma ai Ghost piace andare controcorrente ed è ormai cosa nota che Monstrance Clock venga usata per chiudere i loro rituali. Ancora una volta il pubblico si unisce alla band con un calore a dir poco unico che contribuisce a chiudere una serata davvero strepitosa.

CAN’T YOU SEE THAT YOU’RE LOST WITHOUT GHOST?
I Ghost hanno nuovamente dimostrato il loro valore con un’esibizione a dir poco strepitosa. Tutto ciò che già l’anno scorso -ed anche due anni fa- era a livelli altissimi è stato completamente migliorato: ancora più teatralità, grazie ad un valido e ben congeniato comparto di luci, che ha contribuito a creare la giusta atmosfera durante ogni brano; l’esibizione risulta impeccabile, nessuna sbavatura di alcun genere, semplicemente ottima, con una scaletta che tende a valorizzare molto il nuovo album trovando comunque il giusto equilibrio (permettendosi addirittura di escludere due pezzi del calibro di Elizabeht e Secular Haze); delle aggiunte geniali, dalle varie modifiche ai costumi alle Sister Of Sin. Insomma trovare dei difetti ad un lavoro di questo tipo è impossibile. Quando un gruppo si evolve facendo le cose nel modo giusto, portando uno show migliorato ai propri fan (in questo caso veri e propri fedeli) va solamente applaudito. I Ghost stanno crescendo sempre di più, senza perdere la loro identità, migliorandosi anzi su tutta la linea e questo non può che farci felici. Una delle migliori band della scena attuale che, come già detto in passato, merita di essere vista e supportata, soprattutto in sede live, dove mostra tutte le proprie potenzialità.
Non credo ci sia altro da aggiungere. Ah si: 12 Febbraio, Pordenone, ci si vede lì.

SETLIST GHOST:
1. Spirit
2. From The Pinnacle To The Pit
3. Ritual
4. Con Clavi Con Dio
5. Per Aspera Ad Inferi
6. Majesty
7. Body And Blood
8. Devil Church
9. Cirice
10. Year Zero
11. Spöksonat
12. He Is
13. Absolution
14. Mummy Dust
15. Jigolo Har Megiddo
16. Ghuleh/Zombie Queen
17. If You Have Ghosts
18. Monstrance Clock


Foto nella colonna di sinistra (tranne "Dark Lights" a cura di Lorenzo "The Spaceman" Cardellini. Foto nella colonna di destra a cura di Beatrice Miele.



galilee
Lunedì 30 Novembre 2015, 22.39.04
12
Se Burzum andasse in tour...sarebbe un casino...
Abullah
Lunedì 30 Novembre 2015, 21.35.09
11
Se burzum suona da vivo io chiama amici e fuciliamo lui e persone in locale.
d.r.i.
Lunedì 30 Novembre 2015, 21.28.06
10
...e se suonasse dal vivo spenderei anche 100 euro come per i darkthrone
Theo
Lunedì 30 Novembre 2015, 14.24.22
9
No. Questo ad esempio perché Burzum non ha mai suonato da vivo...
Andrrr
Lunedì 30 Novembre 2015, 12.04.40
8
per quanto riguarda i prezzi...25 euro ragazzi,valsi fino all'ultimo centesimo...esistono davvero persone che pagano 30-40 euro per andare a sentire i latrati insensati di Burzum
Andrrr
Lunedì 30 Novembre 2015, 12.01.15
7
Come già previsto i miei adorati Ghost B.C. non hanno deluso e oggi ad una settimana me ne farei un secondo così.Concerto grandioso e sono già pronto per Pordenone spero non si riportino dietro quella lagna dei Dead Soul...il cantate sembrava un misto tra Walter White e Mario Biondi...mi hanno solo fatto calare le cosidette palle.
Filippo Guglielmo
Lunedì 30 Novembre 2015, 0.28.03
6
@Sicomeno,certo che non devi perderteli.Tra l'altro vorrei sottolineare che questi concerti hanno ancora prezzi accettabili,quindi diamo il massimo supporto.
Filippo Guglielmo
Lunedì 30 Novembre 2015, 0.28.03
5
@Sicomeno,certo che non devi perderteli.Tra l'altro vorrei sottolineare che questi concerti hanno ancora prezzi accettabili,quindi diamo il massimo supporto.
Filippo Guglielmo
Lunedì 30 Novembre 2015, 0.25.20
4
Bene!Pronti per un'altra trasferta allora
sicomeno
Lunedì 30 Novembre 2015, 0.24.06
3
Accidenta a me...lo sapevo che dovevo andarmeli a vedere!!! Non mi perderò l'appuntamento di Pordenone!!!
The Spaceman
Sabato 28 Novembre 2015, 20.33.07
2
@Filippo Guglielmo i Ghost, visto il grande successo della data al Live Club, hanno deciso di tornare nel nostro paese per un altro show, il 12 Febbraio al Deposito, Pordenone
Filippo Guglielmo
Sabato 28 Novembre 2015, 20.17.58
1
Concerto veramente ben fatto,divertente e, grazie ad un papa più grintoso, molto più coinvolgente.Mancava solo Deus in Absentia da quel capolavoro che è Meliora.Anche mia figlia di 13 anni si è divertita moltissimo.Ho visto il pubblico molto coinvolto e faccio i complimenti al Live Club per l'ottima acustica.Che c'è il 12 Febbraio a Pordenone?
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