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WACKEN 3D - The Movie, 24-25/11/2015
07/12/2015 (1509 letture)
WACKEN
Enormi campi di grano, sconfinati, candidi e rigogliosi nel bel mezzo delle terre teutoniche, al confine con la Danimarca. Un luogo tranquillo, dove la maggior parte degli abitanti trascorre la propria vita tra la pastorizia e lavori manuali, come è sempre stato fatto. Un luogo sperduto nel circondario di Steinburg con meno di duemila anime ad abitarlo per trecentosessanta giorni all’anno. Un luogo che vede, ogni anno, l’invasione di centinaia di migliaia di persone vestite di nero, barbe e capelli lunghi, heavy metal; un’invasione pacifica, in nome della musica e del divertimento, della birra e del casino. Ciò nondimeno, un’invasione. Comincia lentamente, con qualche giorno d’anticipo sulla tabella di marcia, quando le squadre iniziano a lavorare per tirare su gli enormi palchi su cui si esibiranno più di un centinaio di band, da quelle underground ai mostri sacri della musica rock e metal. Ed è proprio da questo punto, dall’inizio vero e proprio dell’edizione 2013, che il film-documentario Wacken 3D diretto da Norbert Heitker comincia. Un’ora e mezza di piacevoli digressioni tra spezzoni di concerto, interviste agli artisti, momenti dedicati a piccoli gruppi di fan provenienti dai luoghi più disparati del mondo ed un bel momento dedicato alla Wacken Metal Battle che vede ogni anno i gruppi di tutto il mondo condividere il palco più piccolo del festival in una battaglia che può portare ad un contratto con l’etichetta discografica Nuclear Blast. Ma partiamo dall’inizio. I campi di grano dicevamo. Si apre così, con la versione acustica di Darkness Within dei Machine Head in sottofondo, ed un ragazzo solitario che passeggia in mezzo ad un mare dorato.

IL FILM
La regia di Norbert Heitker, si vede sin da subito, è decisamente appropriata e di buon impatto visivo. Allo stesso modo, la tecnica 3D utilizzata, è grandiosa senza mai essere troppo invasiva nelle esibizioni. Ci troveremo "addosso" schizzi di fango, gocce di birra e sudore come se fossimo in mezzo al pit (eh, magari) ma non verremo mai nauseati dallo sfruttamento iperattivo della tecnica stessa durante i concerti. Non più dell’effimera sensazione di poter sfiorare con una mano la paletta della chitarra di Jeff Waters. Ed è proprio da sua maestà mastermind degli Annihilator che comincia la nostra avventura al Wacken: tra l’intervista all’artista stesso che decanta le qualità della location e la meraviglia di potersi esibire di fronte a quasi centomila persone, si passa ad uno stralcio della scaletta con King of the Kill, certo forse non la miglior scelta dal repertorio della band canadese, ma come vedremo anche più avanti, il film è giustamente più incentrato su ciò che il Wacken è e non sulla musica che è stata suonata dal vivo due anni fa. Ovviamente, vedendo il bill del 2013, non possono mancare interviste ad Alice Cooper, Mikkey Dee dei Motorhead, oltre che agli organizzatori del festival, quei due ragazzoni che venticinque anni fa si sono spaccati la schiena per la prima volta per tirare fuori un festival da piccolo paese, in mezzo ai campi di grano. Molto astutamente, il regista ci offre anche uno spaccato dall’altra parte della "barricata", concentrandosi su alcuni gruppi di fan che provengono da tutto il mondo: estremo oriente, canada, sudamerica e via dicendo. Viene dato spazio alla preparazione delle tende, ai continui riti in onore della birra che, malgrado il quantitativo enorme, non sembra mai avanzare ed alle impressioni che diverse persone, unite dalla sola fede della stessa musica e dell’amore per il festival, hanno. Si passa poi per l’esibizione dei Motorhead, energica e travolgente come al solito, con un Lemmy ancora in gran forma che, a detta di Mikkey Dee, sarà con noi ancora a lungo. Questo, almeno, è quanto ci auguriamo tutti. Siparietto divertente, tra l’esibizione dei maestri Deep Purple, anche qui con una scontatissima Smoke on the Water in compagnia di Uli Jon Roth e quella aggressiva e cazzara degli Anthrax, dedicato anche alla piscina del festival, dove centinaia di persone si rinfrescano e si prodigano in divertenti circle-pit sulle note di canzoni bavaresi. La seconda parte del film, tra un risveglio post-sbornia e l’altro da parte degli avventori da noi seguiti, viene dedicata principalmente alla Wacken Metal Battle, dove ci vengono presentate alcune delle band in corsa per avere un contratto con la Nuclear Blast. Qui, il regista, mettendoci al fianco di una band proveniente dalla cina -e probabilmente la più meritevole del premio- ci fa anche assaggiare l’amaro gusto della beffa, quando viene comunicato che tutti i giudici dell’etichetta discografica stessa hanno optato per la band canadese, stravolgendo dunque anche il voto del pubblico e dei giudici "del festival". Qualcosa di già sentito? Probabilmente. Lo stacco arriva poi sull’esibizione spettacolare e massacrante dei Rammstein a cui viene dedicato un minutaggio un po’ più elevato per catturare l’essenza del loro brano più celebre, Du Hast, qui eseguito in una delle versioni migliori in assoluto. La chiusura, infine, è dedicata all’esibizione circense di Alice Cooper che con la sua School’s Out ha infiammato tutte e settantamila le persone presenti di fronte al Black Stage e ha dato la possibilità al regista di chiudere in bellezza, tra festoni, cori ed anche un breve tributo ai Pink Floyd di The Wall. L’ultimo stacco è dedicato all’ultima mattina, quella dove i concerti sono ormai finiti ed è ora di levare le tende, nel vero senso della parola. C’è chi se le porta via, chi le brucia, chi ci salta sopra con la macchina. Gente che si trascina dietro il trolley nel fango, altri che rimangono impantanati con l’automobile e mobilitano almeno venti persone per riuscire ad uscire da quell’oceano di melma nella quale, poco prima, ci si gettava a peso morto. Il film si conclude come è iniziato, con l’esodo in senso opposto e quella versione acustica di Darkness Within che ci accompagna fuori dalla sala del cinema. Alla fine, il lavoro di Norbert è stato piacevole e ci ha dato un piccolo spaccato del più grande festival metal del mondo. Ovviamente, da qui a viverlo in prima persona, passano anni luce ed è proprio questo l’auspicio che facciamo, sperando un anno o l’altro, di potervelo raccontare in prima persona su queste pagine.

MY TWO CENTS
Per chi c’è stato, il Wacken sarà sempre il festival metal per eccellenza. Per chi non c’è ancora stato -sottoscritto incluso, ahimé- sarà sempre visto come la Mecca, la basilica di San Pietro, il Vihara, un luogo sacro che per un fedele è una meta fissa da raggiungere almeno una volta nella vita. Considerazioni religiose a parte che, negli ultimi tempi, sono tornate ad essere motivo principale di scontri, polemiche, rivolte, il Wacken è realmente il luogo di culto per l’amante della musica heavy metal, qualsiasi sia la sfumatura del proprio genere preferito. Andare al Wacken significa trovarsi in mezzo a migliaia di persone provenienti da tutto il mondo: americani, canadesi, spagnoli, italiani, francesi, cinesi, mediorientali, sudamericani, russi. Tutti quanti capaci di vivere in sintonia, abbracciandosi senza mai essersi visti, offrendosi birre a vicenda ed invocando in gruppo il festival stesso. Ci si sfoga, si beve, si fuma, ci si butta nel fango in gruppo, ci si abbraccia e si canta insieme, senza nessuna intenzione di concentrarsi su probabili differenze culturali. Al Wacken c’è un solo dio, la musica metal. Ed è un dio misericordioso che guarda i propri figli scontrarsi uno con l’altro, ma solo a ritmo di musica in meravigliosi wall of death; un dio che osserva coloro che ha creato girare in cerchio, senza dolore né richieste di pentimento, ma con il sorriso sulle labbra ed un sottofondo musicale esaltante; un dio che stimola la propria genia a conoscersi a vicenda, senza pregiudizi e che fa del suo simbolo il sacro malto cresciuto in terre teutoniche. Insomma, il Wacken è un festival unico e, sebbene sia pieno di gente che spesso viene additata dalle "persone a modo" come degli scansafatiche, dei satanisti, dei maledetti parassiti della società, violenti e inclini all’odio, è capace di dimostrare con molta più spontaneità l’idea di fratellanza di una qualsiasi religione. Forse, il giorno che le "persone a modo" che invocano il perdono ogni giorno per le proprie azioni sotto un qualsiasi simbolo, riusciranno a vivere la propria vita con la scanzonata fratellanza che vige in luoghi come il Wacken, non verremo più sconvolti da aberranti notizie provenienti da tutto il mondo. Ma questa, forse, è solo l’utopia di uno stolto, maledetto, scansafatiche che ascolta la musica del demonio.



HeavyLollo
Sabato 12 Dicembre 2015, 0.48.45
4
In una parola.... Bravo! grande recensione
crisformetal
Giovedì 10 Dicembre 2015, 22.14.00
3
QUESTO FESTIVAL NON MI HA MAI ATTIRATO,SONO STATO AL MASTER OF ROCK NEL 92 DONINGTON NEL 96 VARI GODS,SONISPHERE,BANG YOUR HEAD E TUTTI QUESTI COME BILL NON ERANO DA MENO....A MIO MODESTO PARERE....ORA IL MIGLIOR FESTIVAL E' HELL FEST IN EUROPA....
Reyals
Giovedì 10 Dicembre 2015, 19.22.01
2
Concordo in toto con drake. Gran bella rece.
draKe
Lunedì 7 Dicembre 2015, 14.27.49
1
bella rece, soprattutto i pensieri esposti nel "my two cents"...complimenti!
IMMAGINI
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07/12/2015
Articolo
WACKEN 3D
The Movie, 24-25/11/2015
 
 
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