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RHAPSODY OF FIRE - Into the Legend!
14/12/2015 (1826 letture)
Flight 666: Ciao Alex, sono Arturo Zancato di Metallized.it. Benvenuto, anzi bentornato, sulla nostra webzine. Innanzitutto, come stai?
Alex Staropoli: Ciao Arturo. Molto bene, grazie.

Flight 666: Partiamo subito parlando del nuovo album, Into the Legend. Come e quando è stato concepito, e a cosa si riferisce il titolo?
Alex Staropoli: Dunque, sono partito a lavorare subito dopo Dark Wings of Steel, avevo già delle idee in testa e sapevo già che volevo fare un album che ripercorresse le tematiche musicali tipiche della band, per cui mi sono lasciato proprio andare ad arrangiamenti, orchestra, ospiti. Man mano che componevo materiale, anche con idee di mio fratello Manuel e molti riff di chitarra di Roby, la cosa si evolveva e ingigantiva in modo incredibile, per cui è stato uno dei periodi lavorativi più entusiasmanti che ho avuto recentemente. È stato entusiasmo puro dall’inizio alla fine. Riguardo al titolo Into the Legend, ho dato a Fabio il compito di scrivere le liriche e fra i testi e i titoli più convincenti c’era proprio Into the Legend, che abbiamo ritenuto io e Fabio essere un titolo abbastanza indicato per questo ritorno alla grande dei Rhapsody of Fire.

Flight 666: Passando all’artwork di copertina, invece, cosa rappresenta, come è stato ideato e da chi?
Alex Staropoli: Allora, inizialmente parlavo con Alex Holzwarth riguardo all’inserire sempre un drago in copertina, però non il solito, non la solita cosa riproposta. Lui mi ha consigliato di fare qualcosa di futuristico, e poi in quel periodo era uscito anche Terminator Genisys. La sua idea era di avere qualcosa di metallico e futuristico pur mantenendo grafiche fantasy e mi è piaciuta, per cui ho chiesto a Felipe (Machado, ndr), il ragazzo con cui lavoriamo da un po’ di anni, di provare a fare degli sketch, delle cose, e da lì è poi partito tutto. C’è da dire che, alla fine, per la prima volta in vita mia ho proprio personalmente creato alcune parti della copertina, perché avevo questa idea di averla un po’ più colorata, un po’ più dinamica e quindi ci ho lavorato un po’ su e sono particolarmente contento del risultato. Quando sei tu a fare o a determinare delle cose in prima persona tutto assume una dimensione più personale e da anche soddisfazione.

Flight 666: A livello tecnico com’è cambiato il sound Rhapsody? In Dark Wings of Steel erano presenti principalmente canzoni dal minutaggio contenuto, una formula un po’ atipica per voi, pur non mancando ovviamente la componente epica e sinfonica che da sempre vi caratterizza. Come si presenterà il nuovo album sotto questo punto di vista?
Alex Staropoli: Guarda, dal punto di vista dei minutaggi non ci ho pensato nemmeno un secondo da quando ho iniziato a lavorare a quest’album, non m’interessava proprio. A parte alcuni titoli, per cui mi son detto di non sforare con il minutaggio, non mi sono posto limiti, ecco, anche andando oltre i cinque, sei, sette minuti. Poi, sai, dipende, perché ad esempio mi ero ripromesso di non fare più una suite, poi invece ho cambiato idea perché sapevo che poteva venire fuori qualcosa di interessante e abbiamo toccato i sedici minuti. Poi, incredibile e non sono l’unico che lo dice, un nostro amico ha detto: “Quando ascolto la suite, quei sedici minuti volano”. E questo è il più bel complimento che ci potessero fare.

Flight 666: Rispetto a Dark Wings of Steel, primo album senza Luca Turilli, il processo compositivo si è rivelato meno arduo?
Alex Staropoli: Diciamo che la scorsa volta Dark Wings of Steel è stato un album che abbiamo composto io e Manuel al cinquanta per cento praticamente. Avevamo molti pezzi da tempo su cui io avevo già lavorato, per cui è stata una cosa un po’ diversa. Mentre Into the Legend è un album su cui sono partito da zero, pur avendo poi ovviamente degli input anche da Manuel e da Roby. Però è stato bello perché, come ti dicevo prima, è stato un percorso molto entusiasmante, dalla composizione agli arrangiamenti. Devo dire che quando sei entusiasta e sai quello che vuoi il percorso è più facile di quello che si possa immaginare. Ci sono alcune parti nell’album su cui ho dovuto lavorare due mesi e altre che invece erano fatte in cinque minuti. Ci sono sempre questi momenti, no, in cui quando uno compone pretende da se stesso e dalla musica il massimo. Riguardo alle differenze nel modo di registrare, in Dark Wings of Steel abbiamo registrato tutto in studio a Trieste tranne le parti di batteria, mentre Into the Legend è stato interamente registrato a Trieste. Ho proprio voluto seguire il processo in ogni singolo momento, c’è stata una cura maniacale nei suoni ed anche per la fase di missaggio, che è durata molto, fino al mastering. Ho voluto proprio curare ogni aspetto perché ci tenevo molto.

Flight 666: Leggendo i titoli dei vari brani si nota subito la mancanza di una canzone in italiano, che era ormai un vostro marchio di fabbrica fin dall’album Power of the Dragonflame del 2002, con Lamento Eroico. Ciò non cambia il fatto che all’interno del disco ci siano comunque estratti in lingua madre. Come mai questa scelta?
Alex Staropoli: Sì, dunque, ho composto un brano lento e lo abbiamo registrato in tre lingue: inglese, spagnolo e italiano. Nella versione europea ci sono la ballad in inglese e la bonus track nella versione digipack e in vinile con un altro testo in spagnolo, mentre nella versione giapponese ci sarà lo stesso brano cantato in italiano. Per cui il brano in italiano è stato fatto, ma ho scelto di non includerlo nell’album “principale”, diciamo. Abbiamo voluto includere la versione spagnola come omaggio ad una grandissima percentuale di fan che abbiamo. Da notare che nella nostra pagina Facebook ufficiale abbiamo oltre il cinquanta per cento di fan di lingua spagnola, per cui è un omaggio che ho voluto fare.

Flight 666: Dopo quattro anni insieme a Roberto De Micheli che tipo di sinergia si è creata all’interno del gruppo? Anche in virtù del recente arrivo di Alessandro Sala (già insieme a Roberto nei Sinestesia) al basso in sostituzione di Oliver Holzwarth.
Alex Staropoli: Roberto De Micheli e Alessandro Sala si conoscono praticamente da sempre, io Roby lo conosco da una vita e la sinergia è molto bella perché se penso a quando siamo sul palco l’energia che si crea è davvero fantastica. Non potrei chiedere di meglio, perché non volevo solo un musicista o un chitarrista nuovo, ma una persona che sia anche amica, trasparente e con cui ho piacere a uscire. E sono riuscito ad ottenerlo.

Flight 666: Come vedi la collaborazione di Fabio Lione con le altre band? (Kamelot, Angra, ecc.) Può rappresentare un ostacolo per i Rhapsody o potrebbero invece esserci dei risvolti utili per il gruppo?
Alex Staropoli: Diciamo che organizzando le cose per bene ci sono più facciate, come ad esempio la conquista di nuovi fan. La cosa bella è che Fabio è molto rispettato, ho visto che è stato ben accettato all’interno degli Angra anche da parte dei fan, per cui è una cosa davvero interessante. All’inizio non pensavo che sarebbe andata in questo modo, ma ho visto che ai fan fa piacere la presenza di Fabio. Oltretutto lui è un animale da palcoscenico, ha bisogno di cantare, di agire, e nei periodi in cui i Rhapsody of Fire non suonano trovo giustificato che si prenda la libertà di fare qualcos’altro. Fabio compone, ha idee melodiche e fa molto nel gruppo, però non ha una band sua. Forse a lui manca un po’ questa soddisfazione di avere qualcosa di suo e quindi tende a collaborare con altre persone con cui magari può avere un’influenza maggiore che coi Rhapsody of Fire. Alla fine sono io il responsabile della band, nonostante le cose siano cambiate molto; ora Fabio scrive tutti i testi dei Rhapsody of Fire, io scrivo le melodie vocali, però insomma, dopo tanti anni so come non distruggere un cantante, so come fare in modo che le melodie siano belle, che giochino bene con le parole. Poi in studio si lavora insieme, per cui è un obiettivo raggiunto sia dal punto di vista personale che lavorativo con Fabio.

Flight 666: Il power sinfonico può dare ancora molto al mondo del metal? È più difficile ultimamente trovare nuovi spunti e rinnovarsi rispetto ad altri generi o non c’è differenza?
Alex Staropoli: Sai, dipende anche se parti da zero o sei in una posizione come la nostra che abbiamo una storia alle spalle, quindi un nome e una solidità dal punto di vista compositivo e del riconoscimento.

Flight 666: Ad esempio per una band che vuole seguire le vostre orme iniziando adesso sarebbe difficile...
Alex Staropoli: Io non penso che uno che parta oggi segua le orme di altri in un modo così speculare, i musicisti delle nuove generazioni sono preparati, incredibili, giovanissimi, molto spesso hanno delle idee fresche. Per cui magari sì, fanno symphonic metal, ma con delle influenze nuove e anche interessanti.

Flight 666: Una notizia che mai avremmo voluto leggere in questo 2015 è stata la scomparsa di Cristopher Lee, che come tutti sanno ha collaborato per molti anni con voi nelle vesti di narratore. Vuoi dire qualche parola in suo ricordo?
Alex Staropoli: Sì, non è facile, insomma. Sicuramente ci ha fatto molto dispiacere, anche se da un certo punto di vista Cristopher Lee era una persona di quasi cent’anni, quindi considerando tutte le cose incredibili che ha fatto nella sua vita e l’entusiasmo che ha sempre avuto non mi rattrista più di tanto. Certo, sarebbe stato bello collaborare ancora insieme, vederlo ancora in qualche film. Mi dispiace anche per la famiglia, abbiamo conosciuto la moglie, la figlia, per cui ovviamente dispiace, però resta nella memoria di noi tutti sia come narratore, che per i suoi film, che per la voce. Quando si ascolta la sua voce rimane quella presenza che mi piace considerare eterna. È stato un onore averlo all’interno dei nostri album.

Flight 666: La prima volta che ti abbiamo contattato per la nostra webzine era il 2006 e ci avevi rivelato di esserti avvicinato alla musica rock e metal con gli Europe. Ho avuto la fortuna di andare a vederli a Milano proprio qualche giorno fa restando impressionato da come una band storica di questo calibro possa ancora oggi essere in ottima forma e sfornare album di grande interesse. Come vedi i Rhapsody fra, diciamo, una decina d’anni?
Alex Staropoli: Una domanda molto difficile. Tendo a lavorare con un occhio sul lungo termine, ma cercando di vivere il presente il più possibile, per cui se mi chiedi ora come sarà il prossimo album ti dico che proprio non ne ho idea, sto ancora lavorando per il book, le copertine... Sono ancora totalmente immerso in Into the Legend, che è un album che penso resterà molto tempo il più importante dell’ultimo periodo per noi. Sicuramente non mi metto a comporre oggi per rilasciare un altro album fra un anno o due anni. Questo è un album importante su cui dobbiamo lavorare per tour, concerti e cose speciali, sicuramente.

Flight 666: Avete già iniziato a promuovere Into the Legend realizzando un primo videoclip e pubblicando il trailer dell’album. Da dove partirete invece per il tour promozionale?
Alex Staropoli: Sì, abbiamo già delle date in programma, ci han già detto mesi fa che suoneremo al 70000 Tons of Metal (4-8 febbraio 2016, ndr), poi facciamo in Messico una data insieme a Stratovarius e HammerFall, e poi abbiamo il Giappone, che sono due date molto belle, non vediamo l’ora di tornarci, perché è un sogno ogni volta, una cosa veramente fantastica. E poi stiamo lavorando per creare un tour, dei festival, il più possibile. I Rhapsody of Fire sono una band pronta a suonare comunque e ovunque anche subito.

Flight 666: E riguardo l’Italia?
Alex Staropoli: In Italia ci sono trattative in corso, ormai lavoriamo con le stesse persone dall’inizio della nostra carriera. Ci vuole un po’ di tempo, però, per mettere su tutto il tour.

Flight 666: Bene, l’intervista sta volgendo al termine. Ti faccio i miei più sinceri complimenti per questa nuova release. Avendo avuto l’opportunità di ascoltare l’album in anteprima sono più che sicuro che sarà anche questa volta un successo. Da parte tua vuoi aggiungere qualcosa? Salutare i vostri fan e i lettori di Metallized.it?
Alex Staropoli: Saluto tutte le persone che leggeranno l’intervista, ci vedremo presto in tour.



Cristiano Elros
Giovedì 17 Dicembre 2015, 0.17.06
3
Ascoltata. Un po' monotona sinceramente... Non da buttare ma un po' scialbetta, anche se la voce di Fabio alza un po' la qualità del pezzo, secondo me.
Eru
Mercoledì 16 Dicembre 2015, 13.30.01
2
Su Spotify hanno messo Shining Star...
Cristiano Elros
Lunedì 14 Dicembre 2015, 23.27.32
1
Speriamo bene! Io sono molto fiducioso (anche se resto cautamente ottimista) e l'entusiasmo di Alex aumenta la mia curiosità di ascoltare l'album.
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