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CRYPTIC WRITINGS - # 48 - Hotel California - Eagles
29/01/2016 (1482 letture)
Ci sono canzoni che vengono considerate alla stregua di Leggenda, brani completi sotto ogni punto di vista, sia musicale che delle liriche, i quali entrano di diritto nell'immaginario collettivo, riuscendo ad oltrepassare la semplice forma-canzone per divenire un vero e proprio patrimonio culturale dell'umanità, conosciuti in ogni angolo del globo, cantati sia dal colletto bianco che lavora in un ufficio al centro di Melbourne quanto dal giovane pastore indiano che pascola le pecore in un arido altopiano; ebbene Hotel California è senz'altro una di queste gemme. Il brano di fatto più famoso dei mitici Eagles è anche il loro biglietto da visita, sicuramente la canzone dei californiani più passata in tutte le radio del mondo e -sì, possiamo anche tranquillamente affermarlo- una delle più belle composizioni del combo statunitense. Questo capolavoro, musicato dal chitarrista Don Felder, si avvaleva di testi nati dalla collaborazione fra Glenn Frey e Don Henley, e vedeva alla voce proprio la fantastica ugola dello stesso batterista. Si tratta della title track dell'album omonimo, e uscì come singolo nel febbraio del 1977 (un paio di mesi dopo la realizzazione del full length, quindi) diventando di fatto un instant classic; e non c'era da stupirsene, questa perla della durata di 6:30 lascia incantati oggi come allora e, nonostante la si possa avere ascoltata centinaia di volte (come nel caso del sottoscritto) ogni volta è come fosse la prima. Merito delle chitarre semi acustiche di inizio song, della stupenda voce di Henley, così malinconica e ammaliante, delle sue rullate sui tom, mai invasive ma fondamentali o dell'infinito assolo finale di twin guitar, uno dei più belli della storia del rock e della Musica in generale... probabilmente di tutto questo, e anche -ovviamente- del testo stesso.

Diverse le interpretazioni cui si prestano le lyrics: Henley dichiarò che in più di un passaggio si parlava dell'America in generale e i relativi contrasti, passando per quelli più canonici tipo il bene e il male, la luce e il buio, gioventù e maturità; si potrebbe dire che tocchi la perdita dell'innocenza di un Paese così grande e ricco, diviso tra gli ideali di libertà e le diversità che una popolazione multietnica porta con sé. Ma ovviamente in molti ci hanno visto la decadenza degli USA, la corruzione e l'infrangersi dell'ideale di "sogno americano" altri una metafora della vita da rockstar e la tossicodipendenza, un'effimera felicità che può richiedere un tributo piuttosto pesante a chi ne beneficia: personalmente, fin dai tempi della scuola, quando ebbi modo di studiare le parole di Hotel California decisi di interpretarla -forse banalmente- come una storia di morte: quella del protagonista, forse vittima di un incidente motociclistico senza neppur aver avuto il tempo di accorgersene, e l'hotel (inferno?) in cui decide di fermarsi sarà la sua tomba per l'eternità...

On a dark desert highway
Cool wind in my hair
Warm smell of colitas
Rising up through the air
Up ahead in the distance
I saw a shimmering light
My head grew heavy, and my sight grew dimmer
I had to stop for the night


Su un'autostrada buia e deserta,
il vento freddo tra i capelli,
Un tiepido profumo di colitas
Si solleva nell'aria
Più avanti in lontananza,
vidi una luce scintillante
La mia testa stava diventando pesante e la mia vista annebbiata
Dovevo fermarmi per la notte


Immaginatevi una magnifica notte stellata in sella ad una motocicletta lanciata su una polverosa e deserta Route 66, in pieno stile Easy Rider, il canto dei grilli interrotto per un attimo dal rombo del motore, per poi ricominciare con ritrovata serenità non appena il veicolo sfreccia lontano verso l'orizzonte. Il protagonista ha viaggiato per tutto il giorno, è stanco e indolenzito, i suoi occhi che guardano il cono di luce creato dal fanale dell'Harley cominciano a socchiudersi mentre l'aria -in cui si espande profumo di colitas, una piantina del deserto da cui si ricava una sostanza inebriante simile alla cannabis- dapprima frizzante inizia a diventare pungente; è ora di fermarsi a riposare e per fortuna, in lontananza, si vedono delle lanterne che fanno pregustare il giusto ristoro.

There she stood in the doorway
I heard the mission bell
And I was thinking to myself
"This could be Heaven or this could be Hell"
Then she lit up a candle
And she showed me the way
There were voices down the corridor
I thought I heard them say
"Welcome to the Hotel California
Such a lovely place
Such a lovely face
Plenty of room at the Hotel California
Any time of year you can find it here”


Lei stava sulla soglia
Io sentivo le campane
E pensavo tra me e me
"Questo potrebbe essere il paradiso oppure l'inferno"
Poi lei accese una candela
e mi mostrò la strada
Si udivano delle voci nel corridoio
Mi parve di averle sentite dire:
"Benvenuto all'Hotel California
Un posto così amabile
Un volto così amabile
Ci sono tante camere all'Hotel California
In ogni momento dell'anno puoi trovarne una.”


Appena giunto a destinazione, il nostro protagonista rimane ammaliato da una figura femminile che sembra aspettarlo, così bella da confonderlo e fargli pensare che solo un angelo -o un diavolo- potrebbero emanare tanto fascino; questa lo conduce a lume di candela attraverso l'edificio e dalle stanze chiuse a chiave si leva una cantilena sinistramente allegra ma senza vera gioia, quasi minacciosa nel suo voler essere accogliente. Si può pensare che si tratti appunto dell'angelo della Morte oppure di una raffigurazione della droga, così suadente e gentile eppure potenzialmente pericolosa come solo una sconosciuta può essere.

Her mind is Tiffany twisted
She's got the Mercedes bends
She's got a lot of pretty, pretty boys
That she calls friends
How they dance in the courtyard
Sweet summer sweat
Some dance to remember
Some dance to forget


La sua mente è ossessionata dai gioielli di Tiffany
Lei ha le curve di una Mercedes
Ha tanti bei ragazzi
Che chiama amici
Come ballano in cortile,
Sudati per la dolce estate
Alcuni danzano per ricordare,
Altri per dimenticare


Affascinante e voluttuosa, la strana donna sembra essere circondata di amanti: qui potremmo appunto vedere una allegoria sulla gioventù "bruciata" dagli stupefacenti, ragazzi che dapprima se ne innamorano, festeggiando senza freni inibitori -soprattutto mentali- appagati dal piacere effimero della droga in cui hanno cercato rifugio, chi ricordando il passato e chi per dimenticarlo nell'oblio e lasciarselo definitivamente alle spalle.

So I called up the Captain
"Please bring me my wine"
He said
"We haven't had that spirit here since 1969"
And still those voices are calling from far away
Wake you up in the middle of the night
Just to hear them say
"Welcome to the Hotel California
Such a lovely place
Such a lovely face
They're livin' it up at the Hotel California
What a nice surprise
Bring your alibis"


Così chiamai il Capitano,
"Per favore, mi porti del vino"
Rispose
"Qui non abbiamo quel distillato dal 1969"
Ed ancora quelle voci stan chiamando in lontananza
Ti svegliano nel mezzo della notte
Solo per sentirle dire...
"Benvenuto all'Hotel California
Un posto così amabile
Un volto così amabile
Si stanno divertendo molto all'Hotel California
Che bella sorpresa,
Trova le tue scusanti"


Questa parte è effettivamente un po' criptica, ma a quanto pare il riferimento allo "spirit" (come tutti sanno il vino non è un distillato) rimanderebbe a un fenomeno sociale: alluderebbe in effetti all'avversione degli Eagles nei confronti di un genere (la disco music e la sua commercialità) che avrebbe impoverito la concezione -e quindi lo spirito, appunto- dell'impegno sociale che la musica aveva rivestito negli anni 60 fino all'avvento del fenomeno pop.

Mirrors on the ceiling
The pink champagne on ice
And she said
"We are all just prisoners here
Of our own device"
And in the master's chambers
They gathered for the feast
They stab it with their steely knives
But they just can't kill the beast


Specchi sul soffitto
Champagne rosé nel ghiaccio
E lei disse
"Qui noi siamo tutti prigionieri
Del nostro stesso espediente"
E nella camera del padrone
Si sono radunati per il banchetto
Lo trafiggono con i loro coltelli d'acciaio
Ma non possono uccidere la bestia


Lo sfarzo di cui è addobbato l'hotel stesso, con i suoi piccoli grandi eccessi in grado di appagare la lussuria di chi lo frequenta, si rivela infine per quello che è in realtà: una trappola, una vera e propria gabbia dorata le cui chiavi sono custodite da un'entità autoritaria alla quale ci si ribella inutilmente (anche qui si può intuire un chiaro riferimento alla dipendenza dalla droga).

Last thing I remember
I was running for the door
I had to find the passage back to the place I was before
"Relax" said the nightman
"We are programmed to receive
You can check out any time you like
But you can never leave"


L'ultima cosa che ricordo
È che stavo correndo verso la porta
Dovevo trovare il passaggio che mi riportasse nel posto in cui ero prima
"Si rilassi" disse l'uomo della notte
"Noi siamo programmati per ricevere
Può lasciare l'albergo tutte le volte che vuole,
Ma non potrà mai andarsene"


Il protagonista ha visto abbastanza, ha capito qual è lo stato in cui si trova chi ha soggiornato all'hotel maledetto e vuole quindi fuggire da quello che alla fine si è rivelato, come egli stesso aveva ipotizzato precedentemente, un vero e proprio inferno per la sua anima; ma la fuga gli è impedita da un freddo e cinico custode, lo immaginiamo come un portiere di notte pallido e inespressivo che, con lo sguardo vuoto e fisso, gli spiega semplicemente che, per quanti tentativi egli possa fare, non riuscirà mai ad andarsene veramente.

Siamo alla fine del viaggio, qualunque esso sia stato, ovunque ci abbia portato, ed è chiaro che non c'è più salvezza per il Nostro: forse l'Hotel California era un luogo infestato, forse un mondo parallelo a questo, forse la vita, probabilmente la morte... e così, uno degli assoli di chitarra più belli e conosciuti della storia del rock fa piombare il protagonista -e noi con lui- nella follia della notte più nera, con una vorticosa corsa senza fine nel delirio...



dantes
Martedì 16 Febbraio 2016, 19.09.34
4
...capolavoro assoluto, a 360 gradi, aldilà di ogni moda, genere musicale o tendenza...una canzone semplicemente eterna...grazie Eagles.
Matocc
Sabato 30 Gennaio 2016, 20.08.14
3
Grazie mille ovviamente il merito è solo degli Eagles e della loro classe immensa io non ho fatto proprio nulla... era da un po' che volevo scrivere questo articolo e la scomparsa di Glenn Frey è stata una triste coincidenza purtroppo. Ai tempi di scuola mi ero innamorato di questo pezzo ricordo che avevo scritto il testo nell'agenda, poi me la canticchiavo nella mente e suonavo la batteria con le dita sul banco...
lisablack
Sabato 30 Gennaio 2016, 14.08.03
2
Che brano stupendo! Grazie per questo articolo, finalmente analizzato alla perfezione questo classico senza età
HeroOfSand_14
Sabato 30 Gennaio 2016, 11.35.25
1
Non avevo mai approfondito il testo di questo capolavoro, e adesso lo ascolterò con maggiore enfasi perché le liriche qui citate mi hanno colpito parecchio. Veramente un bellissimo testo, ottima metafora è una profondità raggiunta con parole non troppo ricercate. Ecco, anche questa ė la motivazione di creare articoli simili, grazie a Massimo per le informazioni, ed ora spazio a questo pezzo immortale .
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