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ALMOST FAMOUS - # 20 - Budgie
06/02/2016 (1586 letture)
Quante volte, nel corso dell'accumularsi delle nostre esperienze nel mondo delle sette note, passando ad uno strato più profondo della ricerca di "fossili musicali", ci siamo trovati a scoprire gruppi che ci hanno stupito? Quante volte, davanti ad uno di questi ritrovamenti, ci siamo sorpresi a chiederci: "hey, ma questi assomigliano proprio ai..", per poi realizzare che, calendario alla mano, era vero il contrario? Ebbene, da appassionati geologi del rock, non possiamo ignorare quanto e come una band come i Budgie sia stata importante ed influente per i settori HR ed HM. Come al solito, però, arrivando solo sulla soglia della vera notorietà. Forse anche più indietro.

BUDGIEAGEE'
Quando scrivi di una band che come anno di fondazione ha lo stesso del tuo di nascita, il fatto significa certamente due cose: che se a distanza di così tanto tempo se ne parla ancora, qualcosa di importante deve certamente averla fatta e che sia lo scrivente che il gruppo sono decisamente agée. Se la seconda fattispecie ha un'importanza decisamente vicina allo zero assoluto, la prima, invece, "pesa" decisamente di più. Nati in Galles nel 1967 con una formazione che vede Burke Shelley al basso ed alla voce; Anthony "Tony" James Bourge alle chitarre ed alla voce e Raymond "Ray" Phillips alla batteria, i Budgie muovono in realtà i loro primi passi sotto un diverso moniker. Inizialmente noti come Hills Contemporary Grass, poi come Six Ton Budgie, decidono il cambio definitivo nel 1968, quando cominciano a presentarsi col nome che tutti conosciamo e dopo una serie di concerti che li rendono piuttosto noti in una determinata cerchia di spettatori. Budgie (pappagallino) non rende certo l'idea di una band pesante e dedita a ritmi incalzanti, ma si tratta di una scelta precisa, a metà strada tra lo humor tipicamente albionico e l'idea di creare curiosità attorno al gruppo, fornendo una prima impressione molto differente dalla realtà. Il trio si costruisce rapidamente una buona fama attraverso concerti che destano entusiasmo ed interesse. Nel 1971, infatti, è già tempo di un contratto con la MCA/Kapp Records e dell'album di debutto.

IL PRIMO VOLO DEL PAPPAGALLO
Nello stesso mese del festival di Glastonbury, Giugno, Budgie arriva sul mercato prodotto da Rodger Bain (Black Sabbath, Judas Priest) e stravolge molti degli equilibri raggiunti. "Nonostante il songwriting sia profondamente pervaso da una vena blues evidente in quasi tutti i brani, e le chitarre acide siano ancora molto 60's-oriented, in Budgie sono presenti parecchi spunti hard rock, progressive, jazz, altri proto-heavy, e persino delle chiare tracce doom. Queste poche righe tratte dalla nostra recensione, dovrebbero già essere in grado di chiarire perché i Budgie sono da considerare in un certo modo. La miscela di blues, hard rock e di un qualcosa che in alcuni passaggi è già metal, rende la band di primissimo piano nel quadro della storicizzazione dell'evoluzione del rock nelle sue declinazioni più dure. Di questo lavoro si innamoreranno infatti innumerevoli esponenti di quello che pochi anni più tardi sarà battezzato come heavy metal vero e proprio. Tra questi, nell'87 i Metallica di The $5.98 EP: Garage Days Re-Revisited mentre, tra gli artisti di area contigua, vanno ricordati almeno i Soundgarden. L'importanza di questo lavoro, però, è riconosciuta solo ex post, dato che in realtà l'accoglienza "in diretta" non è così rassicurante. Con l'album omonimo, infatti, i Budgie si scontrano già con il più grosso problema della loro carriera. Un problema che li accompagnerà per sempre, tarpando le ali al pappagallino gallese. Per alcuni aspetti, la band è talmente avanti rispetto alla concorrenza -si ascolti a titolo di esempio Homicidal Suicidal- che gli addetti ai lavori non hanno il coraggio di sbilanciarsi su di loro. Timorosi di osannare troppo un gruppo che, tutto sommato, non si riusciva ad inquadrare bene, i giornalisti musicali restano sempre in mezzo al guado nelle loro critiche, provocando una situazione in cui i potenziali acquirenti, senza la possibilità di avere anteprime come le abbiamo adesso tramite la rete, restano sempre dubbiosi sui Budgie.

SQUAWK ON A FRIEND
Budgie, come i seguenti due album ed a dispetto della sua qualità, non entra nemmeno in classifica, ma i Budgie continuano sulla loro strada. Nel 1972 è il turno di Squawk e, quasi a voler rispondere a certe perplessità della critica, mostra già delle nette evoluzioni, sempre con il lavoro di Rodger Bain sullo sfondo.

Un lavoro che -a dispetto di un titolo ben poco marziale ed aggressivo- segnò da un lato una leggera semplificazione delle trame musicali e, dall'altro, una maggiore immediatezza ed aggressività complessiva ravvisabile anche nel minutaggio medio dei pezzi piuttosto basso. [...] il suono prende qui una piega più pesante, con la chitarra di Tony Bourge leggermente meno presente a favore del basso di Burke Shelley, completamente padrone della scena sia a livello strumentale che vocale. E' proprio il mutato approccio delle linee di basso a definire la differenza fondamentale tra la prova precedente e Squawk.

Nel complesso, il secondo album è un po' inferiore al primo sul piano della scrittura pura, ma ottiene comunque maggior successo del predecessore. Nonostante questo, però, i Budgie non sfondano nemmeno stavolta. Senza badare troppo alla cosa e procedendo al ritmo di un album all'anno, nel 1973 esce Never Turn Your Back On a Friend e, questa volta, non si tratta solo di un'evoluzione, c'è un miglioramento netto di quanto fatto in precedenza. L'album non si limita a contenere Breadfan, una delle canzoni-chiave del periodo poi ripresa ancora dai Metallica, tra gli altri, ma

si può considerare, allo stesso tempo, il miglior album dei Budgie e uno dei lavori Hard Rock/Blues più riusciti della prima metà degli anni 70. [...] Sarebbe però riduttivo parlare di questo album soltanto come "quello contenente Breadfan”. [...] il vinile in questione contiene tutto un intero lotto di pezzi forse meno immediati, ma tutti più o meno di alto spessore. Canzoni in grado di reggere ancora oggi a dispetto di alcune ingenuità, del tempo trascorso e delle inevitabili discrasie rispetto alla modernità ed alle soluzioni da questa proposte.

Never Turn Your Back on a Friend, però, va incontro allo stesso destino dei suoi predecessori. Inoltre, il terzo è anche l'ultimo lavoro con la line-up originale. A gettare la spugna è Ray Philips, sostituito da Pete Boot.

IL CAVALIER VOLATILE
In for the Kill, con la title-track più tardi coverizzata dai Van Halen, rappresenta una piccola svolta per i Budgie, dato che il vinile raggiunge la posizione numero 29 delle charts U.K., risultato lusinghiero per una band come questa. Confermando sin dalla copertina col "pappagallino d'assalto" la loro vena surreale, i Budgie mantengono sostanzialmente l'approccio del precedente disco, ottenendo stavolta più attenzione, ma senza esagerare. Oltre alla canzone già citata ed alla riproposizione di Crash Course in Brain Surgery del 71, Zoom Club, Hammer and Tons e Running From my Soul in particolare, rafforzano ancora l'idea di quanto i Budgie ci sappiano fare. Successivamente, quando è ormai quasi il momento di entrare in studio per incidere Bandolier, la band inserisce in formazione il nuovo batterista Steve Williams. La copertina del nuovo album che esce nel 1975 è ancora una volta molto divertente, col pappagallino/cavaliere che cavalca il suo destriero, ed ancora una volta è un discone. L'hard rock/heavy di Breaking All the Rules, I Can't See My Feelings, unitamente alle atmosfere dolci di Slipaway, alla "doppiezza" di Who Do You Want For Your Love? e Napoleon Bona-Part 1 & 2 ed il divertimento di I Ain't No Mountain, portano ancora una volta alla conclusione che i Budgie sono riusciti a mettere insieme un disco più che degno di attenzione. Il risultato pratico degli sforzi dei tre, però, si riduce ad un onorevole posto numero 36 nelle charts, comunque insufficiente a farli sfondare, considerando che si tratta ormai del loro quinto album. Da questo momento in poi, di fatto, comincia per il gruppo una instabilità di formazione che influirà, probabilmente, sulla sua permanenza perpetua nel limbo delle band quasi famose.

IMPECKABILI BUDGIE
Il successore di Bandolier si intitola If I Were Brittania I'd Waive the Rules, con il titolo tratto dalla canzone patriottica Rule, Britannia!. Il disco vede anche la collaborazione del tastierista Richard Dunn, cominciando a mostrare leggermente la corda, con una verve sicuramente minore rispetto alle prove precedenti ed ottiene un successo inferiore ai due episodi che lo hanno preceduto. In for the Kill! e Bandolier rimarranno comunque i dischi di maggiore soddisfazione commerciale per i Budgie. Durante il 1978 e dopo il buon Impeckable (vedi anche colonna sonora del film J-Men Forever) lascia anche Tony Bourge, il quale successivamente si riunirà con Ray Phillips nei Tredegar, dove troverà Russ North e Andy Wood dei Cloven Hoof. Da annotare un suo buon album solista del 2013. Il sostituto è Robert Kendrick (Trapeze) ma, esaurito il contratto con la A&M senza una proposta di rinnovo e senza trovare altra casa discografica disposta a scommettere sul gruppo, i Budgie sciolgono questa formazione, per poi ripartire alla fine del 1979 con John Thomas alla chitarra. Nel 1980 è la volta di Power Supply, uscito sotto Active/RCA. E' il momento dell'esplosione della N.W.O.B.H.M. ed i Budgie sembrano perfettamente in grado di inserirsi in questa corrente, sfruttandone il traino per arrivare al successo. L'album è buono, ma, incredibilmente, i vecchi fan restano legati all'iconoclastia hard rock degli anni 70 e non li seguono sulla nuova strada, mentre i più giovani trovano la band troppo leggera e legata all'hard rock per reggere il confronto con Iron Maiden, Saxon e via discorrendo. Dopo aver contribuito a forgiare l'heavy metal, il gruppo rimane ancora ai margini dal palcoscenico principale della scena. L'album, in realtà, è un tipico prodotto di transizione, che poggia su una base HR, ma è pieno di germi N.W.O.B.H.M. e non è inferiore affatto a molti lavori più considerati, ma ormai avrete capito l'antifona.

PICCHIATORI ZOMO, AGENTI STASI E CONCERTI
Va meglio al successivo ed altrettanto buono Nightflight, che rientra in classifica al numero 68 e porta il gruppo a suonare a Reading poi, svincolandosi dalla sussidiaria Active, frutta anche un contratto con la RCA che prevede l'uscita di Deliver Us from Evil nel 1982. Durante l'anno suonano da headliner ancora a Reading con Iron Maiden e The Michael Schenker Group. Basato sostanzialmente sui temi della guerra fredda allora in pieno svolgimento, il lavoro è sicuramente controverso. Molto più "easy" dei precedenti, l'album viene accolto in maniera estremamente contrastante, come sempre accade in questi casi (capolavoro od immonda ciofeca, in base a quanto l'ascoltatore è orientato su suoni pesanti o più leggeri) ed arriva al numero 62 delle charts, ma provoca anche la fine del contratto con la casa discografica. Il vinile, però, schiude loro delle porte prima serrate a doppia mandata. Da rimarcare, a margine, un grosso seguito nei paesi dell'Est, in particolare in Polonia, all'epoca al di là della cortina di ferro, dove suoneranno come prima band HR/HM dell'Ovest ed un tour con Ozzy. Circa l'esperienza polacca, Shelley ricorderà in seguito come fu colpito dalla presenza di moltissime candele in Piazza della Vittoria, in una Varsavia sotto legge marziale, a ricordare i morti "da regime" e la presenza non troppo discreta dei picchiatori degli ZOMO a controllare tutto. Si trattava di squadracce anti-dissenso non ufficiali, ma sponsorizzate dal regime, attive anche ad un loro concerto, con Steve Williams a fare da coraggioso paciere mentre alcuni di loro "tacitavano" degli spettatori. Non meno inquietante la presenza di agenti della STASI in DDR spacciati per addetti al backstage o personale d'accompagnamento nel tour bus, ed i concerti in edifici Hitleriani alla presenza dell'esercito. Da lì in poi, però, nessun contratto discografico per loro. Solo concerti fino al 1988, talvolta davanti ad un pubblico semi-inesistente o disinteressato, anno in cui il gruppo decide di fermarsi. Durante questo periodo i membri della band si dedicano a lavorare in studio con vari colleghi. Ad esempio, John Thomas partecipa al lavoro di Glenn Hughes Phenomena ma, quasi inutile dirlo, per i Budgie il treno è ormai passato. Probabilmente già negli anni 70.

UNA POLONIA DA INFARTO
I Budgie tornano attivi nel 1995 e definitivamente nel 1999. Durante quell'anno offrono un'esibizione a Letchworth, nell'Hertfordshire e poi, nel 2002, l'uscita del live Life in San Antonio con Andy Hart alla chitarra. Nel 2006 e dopo l'edizione di una compilation di inediti nel 2004 intitolata The Last Stage (Shelley, Thomas, Williams), arriva un nuovo album: You're All Living in Cuckooland, ed un lungo tour, quasi come se il tempo non fosse mai passato. Formazione Shelley, Simon Lees (Al Atkins), Williams, solita copertina e solito album di buon livello che li porta poi in tour anche in Svezia e nell'amata Polonia. Non c'è però pace per i gruppi dal destino come quello dei Budgie. Prima l'abbandono anche di Lees che si concentra sull'insegnamento, che però viene risolto alla grande con l'inserimento di Craig Goldy (Dio, Giuffria e molto altro), ma poi il colpo micidiale: Burke Shelley, anima e membro fondatore della band viene ricoverato il 9 Novembre del 2010 in un ospedale di Wejherowo, in Polonia, dove viene operato d'urgenza a causa di un aneurisma all'aorta. Le condizioni del musicista successive all'accaduto, gli impediscono poi di suonare e cantare nel medesimo tempo e per lungo tempo, rendendo l'attività del gruppo di fatto impossibile, formalmente in pausa da allora.

BANDOLIERA TEXANA
Danneggiati addirittura dall'accostamento ai Rush, a causa dell'assetto in forma power-trio con bassista/cantante simile anche per timbro (Shelley deve molto a Shirley Bassey) e fattezze, per qualche spunto prog nella musica e per le loro copertine, ma con la maggior parte delle attenzioni per i canadesi, i Budgie sono stati vittime di uno dei più grandi scandali della storia del rock. Nonostante il grande successo ottenuto in particolari e ristrette realtà territoriali, (Polonia, Texas), il gruppo è sempre stato clamorosamente sottovalutato. Anche se la loro prova più matura è probabilmente Bandolier, sono in realtà i primi tre album a definire la loro importanza. Se interpoliamo gli anni di uscita di quei lavori e canzoni quali Breadfan -il loro manifesto, che citiamo per tutte- appare chiarissimo quanto e come i Budgie meritassero senza dubbio di più. Altro handicap, forse (ed anche questo è davvero assurdo), è stato il loro umorismo, il loro non aderire all'iconografia del rock che obbliga ad optare per moniker e nomi aggressivi e/o altisonanti. I gallesi, invece, scelsero un pappagallino per rappresentarli e portarono avanti questa divertente simbologia in un'epoca in cui, non dimentichiamolo, molti acquistavano dischi in base a quanto venivano colpiti dalla copertina, non avendo modo di ascoltare anteprime. Chissà quanti rockers li avranno scartati senza sapere cosa perdevano e quanti altri li avranno messi da parte dopo l'acquisto, fuorviati da quel grazioso pappagallino. Finiti tra l'indifferenza generale prima e per problemi di salute poi, i Budgie avrebbero certamente meritato riconoscimenti che non hanno quasi mai ottenuto, restando anche loro soltanto degli Almost Famous.



Raven
Lunedì 8 Febbraio 2016, 15.04.07
20
Refuso
The Nightcomer
Lunedì 8 Febbraio 2016, 14.47.02
19
Scusa Raven, lungi da me voler essere pignolo, ma faccio una modesta segnalazione: la foto riportata sopra la didascalia "Budgie 1978" in realtà rappresenta la porzione superiore della back cover del debutto uscito nel 1971, infatti nella foto si riconosce Ray Phillips, primo da sinistra.
The Nightcomer
Lunedì 8 Febbraio 2016, 14.29.59
18
@ Gianmarco, i Tredegar nell'articolo sono citati (come poi ricordato anche da Raven), comunque se vuoi farti un'idea su di loro qualcosa su you tube la trovi. Buon ascolto. @ Galilee: ti capisco, perché a quei tempi nemmeno io li conoscevo e praticamente nessuno ne parlava (come del resto di molte altre bands simili) e poi, mancando internet, era molto difficile scoprire delle realtà sommerse come questa, a meno che non si conoscesse qualcuno che aveva vissuto il periodo non accontentandosi solo di Deep Purple, Black Sabbath e Led Zeppelin. Citazioni dei Metallica a parte, i Budgie veri e propri li ho scoperti nei primi anni novanta grazie ad un negozio di vinili usati di Udine gestito da un collezionista e conoscitore del periodo seventies. Allora cercavo soprattutto metal, che lui snobbava (grazie a questa sua noncuranza poteva accadere di acquistare con poche lire dischi oggi ricercati e quotati), ma in seguito spostai l'attenzione anche alla decade precedente e da cosa nacque cosa. Peccato che i vinili di psichedelia, progressive, crossover e hard rock già allora avessero quotazioni mediamente elevate, ma fortunatamente i Budgie erano abbastanza abbordabili, così come i Dust, tanto per citare un altro super gruppo non troppo underground. Approfondire nomi come questo per me merita davvero, ma non solo per la loro importanza storica (giustamente sottolineata nell'articolo), bensì soprattutto perché autori di ottima musica. A volte penso che dovremmo tutti scavare più nel passato piuttosto che dedicare molte attenzioni a certe novità, ma è solo il mio modesto parere e non pretendo di avere ragione.
Galilee
Lunedì 8 Febbraio 2016, 11.32.39
17
Ah, ecco. Ma non avendo GDR dei Metallica, non sapevo di chi fosse quella canzone. Proverò ad ascoltarli..
Raven
Lunedì 8 Febbraio 2016, 11.17.50
16
@Gianmarco: in realtà li avevo citati
Raven
Lunedì 8 Febbraio 2016, 11.16.16
15
Basta ascoltare Breadfan per capire di che band si tratta
Galilee
Lunedì 8 Febbraio 2016, 11.06.52
14
Non ho letto l'articolo, ma posso tranquillamente ammettere di non aver mai sentito nominare questa band, nonostante ascolti musica in maniera maniacale dall'87.
Raven
Lunedì 8 Febbraio 2016, 9.07.04
13
Una band fommata da Tony Bourge e Ray Phillips. Avrei dovuto citarla
gianmarco
Domenica 7 Febbraio 2016, 22.07.25
12
scusa The Nightcomer , chi sono i Tredegar ?
ALESSANDRO GARGIULLO
Domenica 7 Febbraio 2016, 18.39.42
11
Complimenti per aver rispolverato un gruppo che,come giustamente avete ricordato,e' una vera perla del rock'70!!! E' assurdo non trovare nei negozi di musica,anche quelli piu' forniti,un solo disco dei Budgie...e trovare cagate anni 2000 a volonta'!!
jek
Domenica 7 Febbraio 2016, 18.19.02
10
No questi non li conosco, me ne farò una ragione perché per conoscerli tutti ci vorrebbero 3-4 vite magari ci darò un'ascoltata sul tubo tanto da dire che li ho sentiti e farmi grosso .
The Nightcomer
Domenica 7 Febbraio 2016, 17.38.52
9
Complimenti per questo bell'articolo su una delle bands più influenti e bistrattate dei seventies (almeno tra quelle "quasi famose", se mi perdonate il gioco di parole), sebbene oggi nel mercato collezionistico del vinile alcuni dischi dei Budgie siano discretamente valutati, oltre che considerati in modo pressoché unanime come dei classici dagli appassionati. Vista la notevole produzione, mantenutasi su livelli ottimi fino a Banodolier incluso, ricordare i Budgie solo per Breadfan o Crash Course In Brain Surgery sarebbe profondamente riduttivo ed ingiusto, per usare un eufemismo (anche qui concordo con Raven), ma lo stesso discorso può essere esteso anche ad altri gruppi portati sotto i riflettori da altri più famosi mediante il rifacimento di qualche loro brano. Ottimo anche il disco dei Tredegar, più vicino alle sonorità della N.W.O.B.H.M., ma non per questo da sottovalutare; peccato che sia piuttosto difficile da trovare, per chi volesse prendere in considerazione l'idea di rintracciare il supporto originale. @ Rob Fleming: come già suggerito da Raven, i primi cinque albums dei Nostri meritano di essere approfonditi, se poi apprezzi il debutto credo andrai sul sicuro anche con i seguenti. A mio parere contengono grandi pezzi, ovvero altri tasselli importanti di un vastissimo scenario che ha contribuito a plasmare quanto formato negli anni seguenti, forse a volte più di quanto immaginiamo o percepiamo a livello consapevole.
Rob Fleming
Domenica 7 Febbraio 2016, 12.05.20
8
Mi metto in caccia. Grazie. Sei stato gentilissimo
Raven
Domenica 7 Febbraio 2016, 11.06.01
7
Prendi almeno Power Supply, ma dopo aver completato la discografia fino a Bandolier.
Rob Fleming
Domenica 7 Febbraio 2016, 10.47.25
6
Ho solo l'esordio ed è un buon esempio di rock blues tiratissimo e acido. Non so se gli album degli anni '80, quelli più metal, meritino. Attendo suggerimenti da chi ne sa.
Raven
Sabato 6 Febbraio 2016, 13.15.20
5
Nel nostro mondo l'apparenza non dovrebbe contare. Invece...
windowpane
Sabato 6 Febbraio 2016, 11.58.00
4
Bellissimo articolo e grandissima band, purtroppo danneggiata dall'immagine un po' bislacca, copertine a parte (stessa sorte dei Riot) il bassista cantante con gli occhialoni da nerd se lo confrontiamo con Robert Plant...
hard`N`heavy
Sabato 6 Febbraio 2016, 10.47.19
3
si vocifera in giro e in rete che sono uno dei gruppi preferiti dai METALLICA con i THIN LIZZY.
gianmarco
Sabato 6 Febbraio 2016, 1.01.48
2
mi ricorda molto quello dei Venom .
gianmarco
Sabato 6 Febbraio 2016, 0.30.43
1
mitici , anche il loro logo è precursore .
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