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ENZO AND THE GLORY ENSEMBLE - Tra musica e fede, l’ensamble della gloria
11/02/2016 (1990 letture)
Metal e fede cristiana. Un’accoppiata che, la gran parte delle volte, finisce per creare curiosità, ma anche diffidenza, se non aperta ostilità. La recensione del recente album In the Name of the Father, firmato Enzo and The Glory Ensemble, non è sfuggita alla regola. Ecco quindi le dichiarazioni del suo autore il quale, oltre a chiarire molti dubbi sull’operazione, ci ha detto molte altre cose piuttosto stimolanti per le nostre discussioni.

Francesco: Ciao Enzo e benvenuto su Metallized.
Enzo: Ciao Metallized e bentrovati a voi.

Francesco: La recensione del tuo disco ha scatenato un certo interesse e, come era prevedibile, anche una certa perplessità. Innanzitutto partirei da una domanda che in molti si sono posti e che ci porterà ad alcune altre. Chi è Enzo Donnarumma? Quale percorso ha seguito prima di approdare sulle nostre pagine? So che fin da bambino hai assorbito molta musica e di stili molto diversi tra loro.
Enzo: Ho dato un’occhiata ai commenti e mi dispiace di aver provocato un caos che ha coinvolto anche voi nel calderone della battaglia. Ahimè, si è detto di me molto più di quel che in realtà sono. Non c’è Opus Dei né Vaticano dietro di me. Non c’è una operazione commerciale, né la promozione di un’ideologia a tavolino. Non c’è alcun portale cattolico che accenni a me, ad eccezione della pagina indipendente “Rock Cristiano in Italia” che, con larghe vedute, da anni sottolinea le realtà musicali cristiane d’Italia. Sì, il mio percorso musicale è stato molto ricco di ascolti e non me ne vanto, perché mi ha reso difficile capire cosa mi appartenesse di più. Questo fu uno dei motivi per cui, chiuso in casa per un mese, ho voluto fare ordine in me stesso, scrivendo un album che, lontano da ogni complesso, restituisse autenticità alla mia persona musicale e ideologica. In the Name of the Father non è niente altro che questo. Prima di esso non mi sono celato dietro nessun nickname (neanche avrei le capacità di farlo), né ho mai fatto qualcosa di simile, a parte un precedente lavoro con i Members of God.

Francesco: Un’altra curiosità è rappresentata dalla presenza di una batteria di ospiti di primo piano presenti nel tuo disco. Alcuni hanno chiesto qual è stato il costo dell’operazione, ossia (detto brutalmente) quanto li hai pagati. Vuoi chiarire la questione partendo dal primo contatto con loro?
Enzo: Comprendo che il linguaggio esplicito della tua domanda è certamente forzato dallo scetticismo di molti commenti alla tua recensione, ma comprendo anche che qualsiasi cosa dirò non verrà comunque creduta da molti, quindi procediamo pure. Bene, Gary Wehrkamp (Shadow Gallery), appena terminato il missaggio, mi disse: “Sei riuscito a fare un album low-cost che contiene oro”. Gary e Brian (Ashland - NdA) furono i primi ad esserci, tra l’altro siamo profondi amici da tanti anni e abbiamo anche suonato e registrato insieme in precedenza. Quindi il nome Shadow Gallery era già presente nel progetto e ciò incuriosì Kobi Farhi e Ralf Scheepers. Certo è che l’elenco dei primi ospiti assoldati, fatto man mano alle guests contattate dopo, conferiva sempre più garanzia di serietà, per cui gli ultimi contattati erano sempre più propensi ad accettare. Le guests hanno saputo in anticipo che non avevo ancora contatti discografici e manageriali, né usufruivo di alcuna produzione. Ciascuno, prima di aderire, volle ascoltare tutte le demo per assicurarsi della qualità del prodotto e dell’adeguatezza delle parti conservate loro. Qualcuno, per accertarsi dell’effettiva presenza degli altri nomi, li ha contattati in privato, dopo di che rispondevano al sottoscritto con un: “Sì, ci sto!”, accompagnato da commenti molto esaltanti, ancora conservati nella mia email. Anch’io fui sorpreso quando Marty Friedman, dopo una settimana di riflessione, mi chiamò, svegliandomi una domenica mattina alle sei, per confermare la sua adesione, dicendomi di amare il progetto e proponendomi già le sue prime idee riguardo i brani da svolgere. Non credo proprio che costoro avrebbero messo la faccia su un disco non gradito, ma ora mi concentro sulla praticità della tua domanda. Ovviamente non potevo non pagare Gary dopo nove mesi di missaggio, non potevo ringraziare e salutare le guests senza una forma di riconoscenza, così ho fatto il mio atto di gratitudine (che non equivale neanche a un sesto di ciò che essi, a parere mio, valgono!), alla pari di come mi sono comportato con i violinisti anonimi che hanno partecipato. Quest’album è costato quanto costa un normale album fatto con criterio, niente più. Ma poi mi chiedo: se anche fosse andata diversamente, a che servirebbe saperlo? Non spiegherebbe comunque la presenza di sette grandi guests in una fogna di disco, perché questa fogna finora sta avendo recensioni sbalorditive praticamente dappertutto, con pochissime eccezioni. Avrò pagato anche i recensori di tutto il mondo? :D Che l’album non piaccia, amen! Che non mi si creda, doppio amen!!

Francesco: Ci sono alcuni di questi personaggi direttamente coinvolti in un discorso di fede, o si è trattato di collaborazioni da intendere come puramente musicali?
Enzo: Gary e Brian degli Shadow Gallery sono molto credenti. Parlavamo insieme di fede anni prima di quest’avventura. Loro e Amulyn (Whispers from Heaven) hanno condiviso l’aspetto cristiano dell’opera. Gli altri, pur non manifestando apertamente una condivisione religiosa, si sono calati nell’argomento per poter rispondere alle esigenze dei brani. Scioccante, ad esempio, l’immedesimarsi di Friedman in una preghiera disperata come il Salve Regina, capendo immediatamente che la parte finale doveva essere uno sfogo, una “valle di lacrime” (citazione preghiera) ed eccolo incollerirsi e dimenarsi in quelle note che riproducono esattamente il pianto che la preghiera esprime, proprio ciò che desideravo. Ma un contenuto in cui si sono riconosciute tutte le guests è quel clima di unione che permea un po’ tutto l’album: musica che sfiora culture lontane, che a volte s’imbatte nella New Age (che è sincretismo culturale per eccellenza), un canto finale di pace. Quest’idea colpì molto Kobi Farhi, Nicholas Leptos e un po’ tutti, tant’è vero che la canzone Maybe You era tra quelle più auspicate dagli ospiti, al punto da farmi pensare chi “non metterci”. Puoi guardare il video e constatare che c’è un pienone in cui appena ci entro io.

Francesco: Passiamo all’analisi di In the Name of the Father. Dietro al progetto c’è il desiderio di musicare una serie di preghiere e di farlo seguendo una precisa logica “ricostruttiva” anche dal punto di vista storico. Vuoi descrivermi l’album e come l’uso di certi strumenti antichi si inserisca nel tessuto musicale e perché?
Enzo: Ogni scritto dice qualcosa di diverso a ogni lettore. Questo è il bello della cultura: è sempre ricchezza. Perché mi piacciono quei testi? Cosa mi dicono il Salmo 63 e il Padre Nostro? Mi sono risposto con una ricerca musicale basata su tre approcci: storico, religioso, personale. L’intro è un breve flusso di sensazioni confuse, tipiche di chi ha bisogno di raccogliersi in preghiera. Il breve crescendo porta a un silenzio in cui si recita un segno della croce. Ho deciso di concentrare il sound metallico più battagliero su testi e preghiere che in qualche modo profetizzano uno stravolgimento della realtà (Benedictus: tre profezie, tre cantanti) o alludono a una Potenza divina che scende in campo a fianco dell’uomo che, dopo aver fatto da sé, si è smarrito nel deserto, circondato da nemici che vogliono ucciderlo e non ha più la forza di combattere; ovviamente in senso figurato (Psalm 63 e Psalm 3, scritti da Davide nel deserto di Giuda). Il Padre Nostro invece ha un aspetto più intimo, descritto nel brano da un tamburo che simula vagamente un battito cardiaco; ciononostante ha un importante aspetto sociale, che ho descritto con un crescendo corale finale; un testo che tocca tutte le esigenze, ed ecco un continuo modulare che passa da tristezza a irrequietezza e a pace. Essendo Cristo l’autore, Kobi Farhi ne ha conferito l’aspetto ebraico. Anima Christi, un’antica preghiera medievale ancor oggi recitata, ha dello scandaloso: “Sangue di Cristo, inebriami”, una frase che restituisce al Cristianesimo quella sembianza vagamente esoterica, settaria, quasi cannibalistica: gli antichi farisei guardavano i primi cristiani con gli occhi scandalizzati con cui oggi il mondo guarda il satanismo. Un’atmosfera che ho voluto descrivere con un ritornello ossessivo, un 7/4 instabile, alcuni strumenti palestinesi e Kobi che “riebraicizzano” le origini dell’eucarestia. Testi eterei, come Gloria al Padre e Angelo di Dio, che contemplano con semplicità l’origine spirituale delle nostre risorse, sono stati trattati con un’orchestrazione leggera, senza forza di gravità, senza “peso metallico”, per brani che desiderano volare in alto con melodie pure. Il testo di Ave Maria è per una donna piena di grazia, benedetta tra le donne e il cui frutto è benedetto. Una delicata clean intro di Friedman, un lieve arpeggio di piano, un soprano lirico leggero (Tina Gagliotta dei Poemisia), un drumming sofisticato di Mark Zonder e un coro molto lieve sottolineano questa eleganza, la quale sfocia nel dramma umano di un bisogno di intercessione. Maybe You, brano conclusivo dell’album e unico testo scritto da me, nasce come momento meditativo a conclusione di una preghiera, con un testo che va oltre la religione e si apre alle relazioni. Un “amen” appena udibile, recitato da Gary Wehrkamp, conclude la canzone e l’album. Medioriente e occidente, tanto legati da una storia comune, qui vogliono superare le barriere culturali ed unirsi nella ricerca della verità.

Francesco: Una parte importante della tua musica è legata alle orchestrazioni. Vuoi dirmi come le hai ottenute? Si sente che il budget non era elevatissimo, sei contento del risultato?
Enzo: Alcuni ritengono l’orchestra innanzitutto troppo presente, ma sono convinto che non vi sia un solo brano dell’album che non avesse bisogno di un’orchestrazione che aiutasse a calarsi nella vicenda come in un film e che portasse in cielo la base metal. Che il budget non sia stato stellare lo senti dall’uso di plug-in midi che, seppur ottimi, mai possono eguagliare un organico orchestrale. Ma questa procedura, raddoppiata da alcuni musicisti orchestrali veri, ha reso di più la sensazione che volevo dare, per cui, considerando che questo è il mio primo album, considerando che ho ancora tanto da imparare, il risultato mi soddisfa fin troppo.

Francesco: Un altro appunto che io stesso ho mosso all’operazione riguarda le parti che tu canti direttamente. Dati i temi affrontati, è normale ricercare una certa solennità, ma forse alcuni passaggi sono risultati troppo ampollosi per “sfondare” oltre la cerchia degli ascoltatori del christian metal. Che ne pensi?
Enzo: Mmmhh… sì! Su questo argomento la critica è praticamente divisa in due, tra chi ritiene il mio cantato il punto di forza maggiore e chi invece lo ritiene troppo fuori schema. Le mie prime radici canore affondano nel canto teatrale, nel musical. Considerando che la tendenza al recitativo mi è rimasta, considerando che raramente il metal ospita voci baritonali, il risultato forse rende i miei interventi un po’ strani, non ancora del tutto assortiti. Ma la mia speranza è crescere, non partire già arrivato.

Francesco: Un’incognita legata ai risultati che un lavoro simile può ottenere è quella del tempo da dedicare alla sua analisi. Per carpire tutte le sfumature di In the Name of the Father ed a prescindere da quanto possa poi piacere, sono necessari molti ascolti, ma spesso non c’è il tempo e/o la voglia di assommarli. Quanto temevi questo fattore nell’immettere sul mercato il disco, ammesso che tu ti sia posto il problema?
Enzo: Mi sono posto il problema più volte parlandone con Gary, il quale mi disse che, se ancora esiste musica ricercata, ancora esistono orecchie che cercano. So che oggi è raro ascoltare sette volte un disco a occhi chiusi, senza fare altro, senza cliccare in avanti col cursore o, peggio, senza giocare alla PlayStation o chattare sui social. Certamente non credo che tutti i commenti alla tua recensione siano frutto di ascolti intimi, davvero concentrati. Non perché sia il mio album, attenzione, ma tutta la musica va ascoltata e può solo essere ascoltata così. Grave, davvero grave, ascoltare e fare altro! Musicisti bravissimi spesso mi dicono: “Ascolta questo brano” e parlando mentre il brano suona, passando poi direttamente alla “parte più bella”. Questa è compulsività, non ascolto. Anni fa, quando il sistema non era intasato come oggi, sapevamo ascoltare. Non ho intenzione di fare compromessi con questa realtà togliendo cose alla mia musica perché molti sono distratti. Il mio obiettivo non è piacere di più, ma imparare a scrivere sempre meglio per poi essere ascoltato. Accetto con tranquillità che il mio disco possa non piacere a tutti.

Francesco: Credo che anche il nome assegnato al progetto abbia creato una piccola barriera rispetto agli ascoltatori italiani. Indubbiamente all’estero suona molto meglio, ma qui da noi può anche essere considerato istintivamente come qualcosa di troppo settoriale e, magari, snobbato a prescindere. Ora che il disco è fuori da un po’, hai avuto problemi per questo? Enzo: Non all’estero, proprio come dici tu. In Italia qualcuno lo ha definito “curioso”. La cosa essenziale è che non ci sia quest’orribile Enzo Donnarumma, afono in tutte le lingue. Il moniker è nato da un confronto con i discografici, i quali desideravano un “Glory” che esprimesse la natura religiosa dei testi, la natura delle partecipazioni e la natura delle intenzioni. Personalmente approvo tuttora quest’idea nascosta nel moniker.

Francesco: A proposito di casa discografica: hai avuto difficoltà a trovarne una?
Enzo: Qualcuna ha rifiutato la natura cristiana dei testi, timorosa di mandare in crisi i suoi acquirenti anticristiani. Ricordo che un’ottima etichetta mi propose un gran contratto a patto di cambiare i testi. Per il resto non ho avuto difficoltà a trovarne una, piuttosto a scegliere quella più motivata, che potesse seguire con passione l’artista. Underground Symphony è proprio questo: lavorare sull’artista, decorarlo, tirar fuori il suo meglio e piazzarlo sul mercato con orgoglio. Non facile trovare una simile label di questi tempi!

Francesco: Oltre alle evidenti influenze sinfoniche, orientali e metal, ho accennato anche a varie altre fonti d’ispirazione come musical e colonne sonore cinematografiche. Alcuni hanno avuto difficoltà ad inquadrare il progetto entro un genere preciso. Di cosa si tratta, esattamente? Musica sinfonica indurita? Metal sinfonicizzato misto a folk o cos’altro? Cosa ascolti nel tuo privato e cosa inglobi di questi, più o meno consciamente, nella tua musica?
Enzo: Bella domanda! Sì, ho mangiato dischi di mezzo secolo di musica classica, ho divorato grandi novecenteschi come Bernstein, ho divorato Broadway, jazz sinfonico, le grandi colonne sonore di film e cartoni. Ho divorato i grandi artisti metal della mia decade, ho gustato i grandi spiritual, blues, rock, soul, fusion; mi son goduto tanto folk ebraico, celtico, greco, africano, arabo, giapponese. Che dirti di più? Ciò di cui sono certo è che non so pensare a una chitarra e una batteria senza un cazzuto groove metal. Se poi dai uno sguardo ai vecchi gruppi progressive come ELP e Genesis, puoi anche tu constatare che la parola “progressive” già permette molta orchestra, anche più del mio lavoro. Definirei, in sostanza, il mio genere come un prog sinfonico con elementi folk. Il resto sono annessioni.

Francesco: Immagino sia estremamente difficile pensare ad una dimensione live di un disco simile. Prevedi di fare delle date dal vivo? Se sì, con quale formazione ed eventualmente con quali degli ospiti presenti ed in quali spazi?
Enzo: Il desiderio di unirci in qualche show è tuttora condiviso dalle guests. Ovviamente c’è da calcolare la loro multiprovenienza, più la difficoltà di ciascuno nel potersi trovare tutti insieme nello stesso posto, compatibilmente con i loro spostamenti in tournee. Non è facile, ma facile non è stato neanche fare questo disco e se siamo riusciti a fare questo, certamente possiamo fare anche quello. Vi terrò informati alla prima novità.

Francesco: Hai scelto di fare uscire l’album il 24 dicembre, altra scelta che necessita di essere spiegata, a mio parere.
Enzo: Come già detto, la Underground vive l’artista quasi in prima persona e, a volte, ha delle intuizioni straordinarie. Fu idea della label proporre una data che accostasse l’incarnazione della Parola di Dio in un piccolo bimbo all’incarnazione del messaggio di Dio in un piccolo CD. Sembra quasi isteria religiosa, ma non lo è per nulla, se si vive seriamente una fede. L’amore fa cose pazze e deve farle, altrimenti non rompe gli schemi e non aggiunge nulla al mondo. Cristo per amore ha fatto cose pazze e pazzi vogliamo essere un po’ anche noi, affinché di noi possiate dire davvero tutto, fuorché che non ci abbiamo creduto fino in fondo!

Francesco: Una mia curiosità: ma la Chiesa, magari a livello locale, conosce e supporta queste iniziative o no? Ti è capitato qualche episodio di discriminazione per ignoranza da parte degli organi ecclesiali?
Enzo: Anni fa il christian metal sarebbe finito sul rogo sotto accusa di insulto all’immagine cristiana. Oggi per fortuna non è più così, ma la realtà cattolica, come ogni realtà, è chiusa nei suoi schemi culturali e fatica a riconoscere Dio in un linguaggio diverso, seppur dica le stesse cose. Se è vero che Dio non parla solo latino perché parla molto di più, se è vero che Dio non è solo chiesa perché è molto di più, mi chiedo quando cominceremo finalmente ad essere tanto aperti da poter finalmente esser riconosciuti da tanta gente estranea alle nostre tradizioni. Tornando a noi, molte chiese locali hanno saputo di questo progetto ma, al di là di un vago stupore, pur positivo, son tornate alle loro usuali forme di beneficenza (necessarie e splendide senz’altro). Ma il significato di tutta questa storia è la tendenza a restare chiusi in noi stessi. Questa è una delle barriere che cerco, con il mio piccolo contributo, di rompere quanto prima, se è vero che ci piacciono le parole “comunicazione”, “solidarietà”.

Francesco: Le tematiche cristiane nel metal esistono da sempre anche se magari all’interno di una nicchia ben precisa. Quali problemi pratici presenta professare una fede religiosa in questo settore? Quanto riesci ad essere presente nel mercato “laico”, ammesso che esista un vero mercato per il metal underground?
Enzo: Un vero mercato underground, come tu giustamente supponi, non c’è, perché oggi siamo oppressi da una forma massificata e globalizzata di omologazione che schiaccia chi è autentico, che allontana il diverso, che crea slogan ipocriti di tolleranza, ma non tollera una mazza di te finché non cambi la tua persona per far parte di quello schema. Tantissimi giovani intelligenti rifiutano questa schiavitù psicologica propinata da televisione e mass media e si riconoscono in circuiti più alternativi. Il metal è uno di essi. Il metallaro, spesso, è un ragazzo colto, intelligente, che ha compreso questo dramma. Ma poi che succede? Che anche il circuito alternativo si chiude in se stesso e non ammette diversi, quindi il problema si ribalta e, nel nostro caso, spesso il christian Metal è messo al rogo proprio da chi accusa il mondo di tirannia. Questo dico sempre a chiunque segua il nostro genere: proprio noi, se tollerassimo nel nostro ambiente la presenza di messaggi diversi, daremmo una bella lezione ai cristiani più bigotti! Ma parli contro un muro e trovi recensori che ti scrivono che questo sarebbe un bell’album “se non per il fatto che è cristiano”. Per fortuna c’è anche tanta critica aperta, capace di trattare materiale estraneo con spirito autentico. Che dire… lotteremo ancora.

Francesco: L’album in questa fase iniziale di promozione sta ricevendo l’attenzione che ti aspettavi o le cose vanno magari anche meglio?
Enzo: Credo stia andando tutto un po’ come immaginavo: il tempo necessario di mezzo mese, in cui la propaganda metal internazionale si accorgesse di questo progetto, dopodiché proposte di interviste, recensioni e diffusioni radio un po’ da tutto il mondo, molte altre ancora in arrivo. Questo è il massimo di quanto potesse accadere, poi dovremo esser noi bravi a tener testa agli eventi e i live sono un fattore essenziale.

Francesco: È tutto, grazie per il tuo tempo. Cosa non ti ho chiesto che avresti invece voluto aggiungere?
Enzo: Grazie a te per l’attenzione e il tempo. Sì, vorrei aggiungere una cosa che non avresti mai potuto chiedermi. Oggi i più bravi critici metal hanno un secondo lavoro (Bè, noi di sicuro - NdA), perché lo stato italiano non versa contributi al metal. Posso trovarmi in disaccordo con un recensore e posso anche farglielo notare, ma le metal news qui da noi arrivano grazie a voi operatori che portate avanti con sudore e sacrifici l’attività gratuita di informarci. Dal resto del web e dei mass media non arriva nulla, salvo qualche breve annuncio sui decessi dei grandi rocker. Mi limito ad augurare a tutti noi lettori l’arte di valorizzare chi come voi fa sì che il metal in Italia non muoia ancora, magari concentrando i nostri disprezzi solo sull’album o sull’artista in questione. Il metal è uno dei pochi settori in cui, talvolta, ancora troviamo autenticità e pulizia. Non sporchiamolo!

MUSICA CHE UNISCE
Di solito chiudo ogni mia intervista con un commento personale. Stavolta, però, non c’è bisogno di aggiungere molto. Polemiche, diversità filosofiche e differenze varie dovrebbero essere superate dalla musica, forza unificatrice potentissima, facendoci apprezzare la diversità che, al minimo, arricchisce la nostra cultura. Non sempre è così, purtroppo. Eppure, basterebbe rileggere l’ultima frase dell’intervista per capire quale sarebbe l’atteggiamento migliore da tenere.


IO
Domenica 21 Febbraio 2016, 20.15.36
29
nessuno dice che non bisogna criticare un disco o un artista, ci mancherebbe. ma una certa "accoglienza" per me è riservata solo ai dischi nostrani. commenti come "ma chi cazzo è questo", "chissà quanto ha pagato" lasciano il tempo che trovano e sono ben lontani dal rappresentare una qualsivoglia critica. anche il tono di questa intervista è alquanto inquisitorio. ma quando cazzo è che cresceremo un po'?!
mario
Domenica 21 Febbraio 2016, 8.43.16
28
P.S.Le mie"critiche" erano costruttive non distruttive o per partito preso , come mi sembra quelle di altri.
mario
Domenica 21 Febbraio 2016, 8.39.46
27
@Klostridium.Tra le mie critiche c'era già' quanto affermi, sue testuali parole di risposta al #15: "Ovviamente tutto ciò' non basta e tanto sara' il lavoro ancora da fare affinché' lo stile maturi e sfiori la singolarità', più disponibile, umile e volenteroso di cosi'!?Mi domando cosa altro si vuole da lui?.Oggi ce ne sino pochisdimi nel christian prog sinfonica opera , e per essere la prima volta, con tante difficolta' di ogni genere(siamo in Italia con situazione difficile, anche questo gli ho fatto notare), ha fatto una bella figura per le mie orecchie, non eccezionale, ne un capolavoro, ma un buon bel buon lavoro questo si, ed ha anche detto che in futuri non esclude che si cimenterà' con altre sonorita tematiche e di genere che non siano solo cristiane, si tratta semplicemente di dire senza girarci attorno se questo lavoro piace o meno, a me si, migliorabile sicursmente, MS buono si.Ovviamente in mia considerazione personale.
klostridiumtetani
Domenica 21 Febbraio 2016, 0.06.18
26
@mario, sono sicuramente d' accordo con il tuo ultimo commento (soprattutto i paragoni con quell'obbrobrio di Elio e "gli stronzi pesi" ). Le mie non sono mai delle prese di posizione assolute, ma solo disamine strettamente personali, vorrei fosse chiaro. Sono il primo a dire che questo lavoro è di mille spanne sopra al 90% delle produzioni italiane attuali. Secondo me, però, manca di originalità, cosa che magari può passare in secondo piano in una band di black, thrash o punk, ma il buon @Enzo si è "infilato" in un genere che a mio avviso richiede molta personalità , coraggio, e carattere per competere con le massime espressioni di questo genere...
mario
Sabato 20 Febbraio 2016, 22.46.38
25
@klostridium io ho citato il suo diploma poiché' si parlava dei titoli di Elio r le storie tese, ora con tutto il rispetto per quei buffoni giullareschi, questo l'esperienza musicale e la conoscenza la USA per fare roba decente non stupidaggini e arlecvhinate varie , per quanto riguarda le cariche se sveddi letto prima glene ho fatte anche io, e umilmente ha già' risposto in fatto di originalità' e personalità', lo ha riconosciuto ed ha detto che si migliorerà' di più' su questi versanti, più' di cosi' che altro dovrebbe dire?.Pur con tutte le difficoltà' in Italia e' riuscito alla sua prima opera metal a fare s mio svvido e di altri un buon lavoro, certo non un capolavoro, ma per essere la prima volta si e' comportato musicalmente bene, può' piacere o no, a me piace, ma bisogna riconoscere che mettere su un lavoro del genere non e' facile, e lui ha fatto bene, di migliorerà' e potrebbe fare molto meglio,ma e'_tuttosommato un bion lavoro.
klostridiumtetani
Sabato 20 Febbraio 2016, 21.44.41
24
Basta con sta storia che se uno ha il "diploma" in chitarra , allora deve essere considerato un genio... Tutto il rispetto per Enzo (che tra l'altro tratta tematiche ed argomenti a me molto cari), che indubbiamente ha grandi capacità musicale, ma da qui a dire che il disco che ha fatto sia qualcosa che va oltre una onesta sufficienza vuol dire non avere una minima comprensione della storia del genere proposto. @Enzo, scusami, ma forse (come mi sembra hai detto tu) , penso che questo sia solo un "primo passo" (o meglio una prima" pietra" ) di un progetto in divenire, che ha solo gettato le sue "fondamenta". In poche parole, apprezzo molto le tematiche da te trattate, ma a livello artistico e musicale mi aspetto qualcosa di più personale. Tutto questo è (ovviamente) solo la mia opinione in merito all' opera e senza presunzione alcuna. Spero che almeno tu intenda le mie parole solo come un "confronto" e non uno "scontro", perché credo ci sia molta poca gente che nel metal apprezzi il coraggio di parlare di Gesù e dell'essere Cristiani o anche solo Credenti, e io in questo ti AMMIRO molto! Ho solo espresso la mia modestissima opinione sul disco... Ciao Enzo!
mario
Sabato 20 Febbraio 2016, 18.45.29
23
#Nanowar of Steel, #tieni la barra a dritta.In Italia abbiamo ottimi musicisti, appena Enzo annuncera' date , cerco con tutte le forze di esserci.
mario
Sabato 20 Febbraio 2016, 18.39.28
22
All'estero l'hellfest e Wacken e altri tedsvhi ricevono forti sovvenzioni, anche Lucassen e Avantasia ne ricevono, sia per sgravi fiscali che per altro, qui buttiamo fiumi di miliardi per il de-mente stupido decerebrsnte San Remo, poi c'è uno come Enzo che ha anche un bel diploma in chitarra classica ed HS riarrangiato persino Jesus Christ Superstar e gli diamo addosso?.da non credere proprio, vi meritate i Dream Theater, Elio e le Storie Tese, Manowar of Steel.....ed altre puzze musicali maleodoranti oltre a programmi e talent da corte marziale. Enzo, fregatenetene delle critiche , turni la barra a dritta e non mollare mai, non mi importa se questi super nomi li vedremo solo 1o 2 volte, di sicuro se dovessi scegliere se vedere in teatro i Dream Theater o Enzo, per quanto mi ricuarda niente dubbi, Enzo.
Davide
Sabato 20 Febbraio 2016, 17.41.04
21
comunque st'intervista non giustifica lo stesso perchè anche Enzo dice che chi non gli vuole credere non ci crederà lo stesso. Ma in Italia siamo tutti scemi e appena uno fa una cosa diversa subito facciamo questioni come nei programmi della De Filippi. ma che ce ne frega? il disco è fatto così e o piace o non piace. però io pretendo che sto enzo mi deve portare tutti sti mostri in italia in un unico concerto. se ci riesce vuol dire che ha le palle
IO
Martedì 16 Febbraio 2016, 20.35.59
20
mah... ora che un artista si debba quasi "giustificare" (per cosa poi non si sa!) con un manipolo di lettori arrogantelli... forse perché è un artista italiano?
Davide
Sabato 13 Febbraio 2016, 14.45.02
19
A Gaspareeeee, non vedi che Enzo ha già detto che vuole fare? Vuole fare i concerti con ste bestie che han suonato con lui, prima di fare un disco migliore. Se questo riesce a farmi un solo concerto in italia con questi mostri sacri giuro che mi faccio prete e lo faccio diventare santoooooooo
Gaspare
Venerdì 12 Febbraio 2016, 14.48.17
18
Ciao Enzo, hai fatto davvero un ottimo lavoro. È bello quando una persona qualunque ci mette impegno, idee e fede riesce a trovare la dimensione che desidera. Una domanda: Aldilà del successo dell'album, hai altre idee che vorresti sviluppare in futuro? Idee da solista, con una band o con altre guest?
Fritz
Venerdì 12 Febbraio 2016, 8.20.23
17
Ciao Enzo, contraccambio il saluto con simpatia, ci mancherebbe.
mario
Giovedì 11 Febbraio 2016, 22.25.52
16
Grazie Enzo, e' stato un piacere ricevere le tue risposte, un pobke prevedebo, pero' e' sempre un piacere scambiare parole e opinioni, hsi fatto davvero un buon lavoro, non mollare e vai avanti cosi, ti verranno nuove idee potrai portarle avanti con coraggio e passione, siamo solo all'inizio ma che inizio.Di nuovo auguroni per il tuo progetto, e che possa ricevere sempre più' soddisfazioni dal tuo lavoro.Avanti cosi'.
Enzo and the Glory Ensemble
Giovedì 11 Febbraio 2016, 21.54.45
15
Su gentile invito di Francesco, lascio un commento che possa soddisfare la curiosità di persone che, come Mario e Franco, desiderino dettagli sul futuro del progetto. Leggendo le prime, interessanti critiche di Mario, in effetti riconosco che l'album non rappresenti ancora una novità assoluta nel panorama metal. C'è già tutto: gli Orphaned hanno già offerto il loro semitismo metal, Turilli e Symphony X hanno già sinfonizzato nel prog e Clayton ha già offerto un gran timbro baritono nel nostro genere. Che l'esperimento "In the Name of The Father" tenti di riunire questi ambienti, risaltanto un'aspetto da soundtrack e un interesse per i testi biblici, ovviamente non basta e tanto sarà il lavoro da fare affinchè lo stile maturi e possa sfiorare la singolarità. Per i live e per il futuro, concordo nuovamente con Mario e Franco sull'idea di calcare ambienti consoni allo stile musicale e puntare su una teatralità alla Ayreon e interessante sarebbe "aprirsi" a tematiche di interesse più vasto. Ciò dovrà esser fatto con criteri ben pensati e spero di esserne all'altezza. Saluto con simpatia Fritz, sottolineando che le pose fotografiche spesso sono stabilite dai fotografi e che, ahimè, non ho alcuna carta in regola per ritenermi neanche un parente lontano di Gesù Cristo. Speriamo almeno di riuscire un giorno a somigliarGli un pò di più, almeno nei suoi esempi di coerenza e fedeltà. Leggerò con rispetto e attenzione ogni forma di critica, sia elogiante che disprezzante, e saluto tutti. Enzo
Arrraya
Giovedì 11 Febbraio 2016, 21.50.46
14
Premetto che non ho ascoltato nulla di questo lavoro, ma mi sento di essere d'accordo con Il Cinico@ al commento 1. In effetti queste sono tematiche controcorrente al giorno d'oggi ed è giusto premiarne il coraggio. Il discorso va oltre la religione, visto che in giro non vedo testi o argomenti che siano stimolanti, pur magari non condividendo la visione del musicista. Sembra che in giro ci sia troppo piattume, e molto poco coraggio, o peggio, non ci sia proprio niente nella zucca di molti che imbracciano la chitarra, forse pe paura di essere giudicati, quindi la cosa peggiore per uno che vuole definirsi artista.
mario
Giovedì 11 Febbraio 2016, 19.28.35
13
Forse anche il mio post non invitava molto al dialogo, comunque gli auguro di nuovo buona fortuna, ha fatto un grande lavoro, bisogna riconoscerglielo, mettere cosi' tante persone a proprio agio ciascuna nel suo ruolo con delle belle composizioni e un gran lavoro di arrangiamento non deve essere stato facile, gli si deve riconoscere il grande impegno e augurargli il meglio possibile.
Raven
Giovedì 11 Febbraio 2016, 18.04.59
12
#Franco: E magari sono proprio i commenti come quello successivo al tuo che lo frenano dall'intervenire in un dibattito che potrebbe diventare facilmente polemica sterile e senza senso.
Fritz
Giovedì 11 Febbraio 2016, 18.03.34
11
Aho ma che è sta roba!? Ma per carità....questo anche da come si agghinda e si mette in posa nelle foto crede davvero di essere Gesù Cristo.
Franco
Giovedì 11 Febbraio 2016, 17.44.23
10
Ho contattato personalmente Enzo su Facebook per fargli qualche domanda. Ha detto di non essere stato lui a scrivere"Triumph", forse si tratta di qualche omonimo. Strano che mi abbia detto di non voler lasciare commenti sotto gli articoli che parlano di lui PER NON CREARE CONFUSIONE e per rispetto per il lavoro già fatto dai giornalisti e che per qualsiasi chiarimento su fb risponde tranquillamente. Bah la confusione c'è già e non capisco perché non vuole unirsi a noi per altri chiarimenti che possono essere sfuggiti nell'intervista. Questi personaggi della musica fanno sempre i discostati. Che ci vuole un intervista per ogni chiarimento?
mario
Giovedì 11 Febbraio 2016, 16.57.49
9
@Ayreon i Savior Machine chive' nell'ambiente Christian non puo' non conoscerli.Per quanto riguarda questo bel lavoro fi Enzo, Io penso sia difficile portare a molte date live,questo che ritengo un buon lavoro, anche perche' i nomi che ha chiamato hanno le loro band, e i loro impegni, penso di concentreranno in periodi precisi, ma non molte penso, a ne no che possa ricorrere a dei bravi turnisti per le parti strumentali, e credo si svolgeranno in locali adeguati, anche per quanto riguarda l'acustica.Comunque sia gli auguro buona fortuna.
ayreon
Giovedì 11 Febbraio 2016, 16.35.42
8
chissà se enzo conosce i saviour machine,a mio avviso l'unica christian metal band ( termine alquanto riduttivo per lloro) che iniziò una quadrilogia sulla bibbia,purtroppo mai conclusa un po per la massacre records un po per i loro ritardi nel pubblicare l'ultimo capitolo
mario
Giovedì 11 Febbraio 2016, 16.04.52
7
Beh neanche io caro Raven sto 24 h al computer, oggi ho più' tempo perche' mi hanno tolto i punti di un'operazione ed Enzo ha detto che segue le zine metal o i diti che ne trattano, neanche potevo sapere che non lo aveste avvertito, il che mi suona un po strano, comunque spero non mi risponda a mezzanotte.Poi sto Thump che e' il rumore che pensa che fara' questa benedetta opera o che altro?.Non mi srmbravdi aver fatto domande cosi' Amletiche o difficili.Gli ho pure detto che e' tuttodommato buono il suo lavoro.
Enzo
Giovedì 11 Febbraio 2016, 15.49.34
6
THUMP !!!
Raven
Giovedì 11 Febbraio 2016, 15.47.22
5
Mario, non è che tutti siano h 24 davanti al pc. Magari non ha ancora nemmeno saputo della pubblicazione. ;9
mario
Giovedì 11 Febbraio 2016, 15.30.47
4
Ma Enzo risponde, o vuole domande su misura?, Enzo se ci sei batti un colpo.
mario
Giovedì 11 Febbraio 2016, 14.02.41
3
Altra curiosità' e' se in futuro ha in idea di fare un opera rock metal con LS maggior parte di invitati italiani, o ha in mente di invitare sempre un cast per lo più' internazionale?
mario
Giovedì 11 Febbraio 2016, 13.56.42
2
L'opera di Enzo mi sta piacendo, certo solo 3 ascolti forse dono un po pochi, ma di tempo ne ho poco, le sensazioni sul duo lavoro le ho espresse già' sotto la recensione.Volevo chiedere ad Enzo se ha mai pensato più' in la forse di fare un opera tipo quella che pionieristicanente fece Tito Schipa nel lontano 1970, da mandare sia live, che nei teatriconebfa Lucassen e i Dream Theater) e magari ricavarci un film magari sempre con tematiche o concept cristiano, poi se in futuro vuole magari creare un progetto parallelo o lobstesso progetto, che alterni a tematiche cristiane, anche tematiche fantastiche o epiche o che si occupino di realtà' ed attualita', per che' forse soprattutto nel metal fossilizzarsi bau tematiche monoblocco cristiane sarebbe un rischio, altra ed ultima domanda, di live quanti ne fara' di quest'opera?.oggigiorno puntare per LS maggior parte su disco e' come giicare a risiko visto il piratesco dawnload selvaggio, e di live per un rientro economico uno ne deve fare abbastanza per entrare almeno in pareggio finanziario, voglio dire e' veri che l'uomo non vive di solo pane, ma neanche di aria, e come dice Machiavelli bisogna guardare in faccia la realta', e la realtà' italiana non e' rosea, o sbaglio?
Il Cinico
Giovedì 11 Febbraio 2016, 11.35.02
1
Diciamo che cmq va apprezzato anzitutto il coraggio, è più trasgressivo paradossalmente questo progetto che il solito gruppo black finto satanista....musicalmente non giudico perchè non ho ancora sentito nulla...
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11/02/2016
Intervista
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Tra musica e fede, l’ensamble della gloria
 
 
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