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GOBLIN REBIRTH + IL SEGNO DEL COMANDO - Teatro Rina e Gilberto Govi, Genova Bolzaneto (GE), 06/02/16
12/02/2016 (1348 letture)
Da diversi mesi ero a conoscenza del ritorno dei Goblin Rebirth a Genova accompagnati da Il Segno del Comando e la data era marcata in rosso sul mio calendario, in modo tale da non prendere impegni. Nonostante tutto, il destino ha provato ancora una volta a mettermi i bastoni tra le ruote con nell'ordine una tosse mutata in un principio di bronchite, un ascesso causato dal dente del giudizio e l'allerta meteo arancione per la pioggia, quest'ultima cosa quasi comica dato che il programma della serata prevedeva anche Profondo Rosso. Senza contare la contemporanea presenza dei Necromass all'Angelo Azzurro, ai quali ho dovuto rinunciare essendo ancora sprovvisto del dono dell'ubiquità.
L'appuntamento è per le ore 21 presso il Teatro Rina e Gilberto Govi di Genova Bolzaneto, nella zona periferica della città, location insolita rispetto ai concerti cui sono abituato a partecipare, ma devo dire azzeccata per il tipo di proposta.
Il pubblico è parecchio eterogeneo, andando dai metallari ad appassionati di prog e rock dalle varie età, anche se di giovanissimi non mi è parso di vedere traccia. Avendo già prenotato e scelto i posti in settimana, le formalità dell'ingresso prevedono solamente il ritiro dei biglietti e l'occupazione delle poltroncine e le sbrigo in un tempo relativamente breve. Non passa molto e i membri de Il Segno del Comando guadagnano la scena, pronti a dare inizio alle danze.

IL SEGNO DEL COMANDO
Ho già avuto il piacere di vedere la formazione capitanata da Diego Banchero pochi mesi fa in occasione della data con gli Abysmal Grief e da un certo punto di vista so già cosa aspettarmi. Dopo un breve intro suonato dalle tastiere del cantante Riccardo Morello (compito che si dividerà per tutto il set con il chitarrista Davide Bruzzi), Il Segno del Comando inizia con una traccia dal secondo disco Der Golem, Komplott Charousek, di stampo prog, mettendo subito in mostra le doti tecniche dei musicisti assieme al cantato teatrale, fino all'accelerazione quasi metal della parte finale. Un piccolo inconveniente tecnico accade al microfono dell'ampli di Banchero, crollato improvvisamente e rimesso in posizione alla fine della canzone. I suoni sembrano buoni, con il basso ben in evidenza senza però disturbarsi a vicenda con le tastiere e l'acustica del teatro risponde bene. Unico difetto forse la resa della voce, che in certi momenti sembra più impastata e non permette di capire bene le parole del cantante. I tre dischi del gruppo vengono toccati tutti e c'è anche l'occasione di omaggiare i Goblin con l'inserimento alla fine di Usibepu (dall'ultimo album del 2013, Il Volto Verde) de La Via della Droga, tratta dalla colonna sonora dell'omonimo film e pure i Black Sabbath con l'inserimento di Supertzar nel successivo medley. La parte finale dello show ci riporta all'omonimo primo disco della band con La Taverna dell'Angelo ed Il Segno del Comando, quest'ultima introdotta dallo stesso Banchero ed anche questa volta posta come degna chiusura, con la seconda parte strumentale di pregevole fattura grazie anche le ottime parti solistiche dei chitarristi Davide Bruzzi e Roberto Lucanato.
Il tempo a disposizione così finisce ed è il momento di lasciare il palco ai protagonisti della serata, certamente il gruppo lo ha ben sfruttato e la soddisfazione da parte loro è palpabile, suonare di spalla a coloro che sono stati un'ispirazione è un po' il sogno di qualsiasi musicista.

GOBLIN REBIRTH
Il ritorno a Genova dei Goblin Rebirth a meno di un anno dall'esibizione al FIM è dovuto alla pubblicazione (tramite la Black Widow Records) del live in formato doppio CD e DVD Alive, registrato nel 2011 al Crossroads di Roma. Pur avendo presenziato allo scorso concerto in terra genovese, devo ammettere che ero parecchio impaziente di rivedere il gruppo, anzitutto perché la sera del FIM ero reduce da tre giorni di fiera massacranti che non mi hanno fatto godere interamente l'esibizione del quintetto. Poi in questa occasione (contrariamente alla precedente) il gruppo avrebbe usato uno schermo per proiettare delle immagini relative ai film di cui sono state realizzate le colonne sonore, cosa che personalmente mi intrigava molto.
Dopo una breve pausa usata per sgranchirci le gambe, il buio scende in teatro lasciando i musicisti nella penombra, mentre compaiono sullo schermo le immagini di un treno visto in lontananza: è l'inizio del concerto, con l'inquietante Killer On The Train estratta da Non Ho Sonno. Le immagini non scorrono fluide e pulite sullo schermo, si tratta infatti di brevi spezzoni in loop, sporcati e resi meno nitidi: l'intento è infatti dare solo un'idea ed accompagnare la musica, non distrarre lo spettatore. I cinque procedono spediti, seminascosti dalle tenebre e dalla macchina del fumo, riconosco tra i primi brani l'ipnotica e calma (cosa alquanto strana, dato il film) Buio Omega e Forest estratta da Goblin Rebirth, il disco dello scorso anno che ha sancito l'esordio discografico di questo monicker. Al termine di questa il batterista Agostino Marangolo si alza e va al microfono per salutare il pubblico e presentare (per chi non lo conoscesse) il progetto, che si pone l'obiettivo di suonare anche i pezzi meno famosi del gruppo, non fermandosi solo a Profondo Rosso o Suspiria e questa sarà praticamente l'unica interazione con il pubblico fino alle presentazioni sul finale. Sono le immagini e la musica a farla da padrone ed intrattenere il pubblico e l'assenza di parti cantate non è un difetto, ma anzi un modo per far mantenere la concentrazione allo spettatore, basti pensare che nelle brevi pause tra un pezzo e l'altro la sala viene avvolta da un irreale silenzio che permette pure di sentire Fabio Pignatelli schiacciare con il piede i tasti della sua pedaliera per selezionare l'effetto desiderato. Gli stessi musicisti sono concentrati e, a parte qualche sorriso e sguardo d'intesa, è il solo Danilo Cherni a rivolgere dei gesti d'incitazione verso la platea. La storica sezione ritmica Pignatelli/Marangoni è precisa nel sorreggere il suono, mentre la coppia alle tastiere formata da Cherni ed Aidan Zammit avvolge gli spettatori con le loro atmosfere e melodie, coadiuvati dalla chitarra dell'abile Giacomo Anselmi. Ai pezzi nuovi (tra i quali riconosco Evil In The Machine) vengono affiancati La Chiesa, Connexion (colonna sonora del film Alien Contagion) e Mad Puppet/Death Dies, primo estratto da Profondo Rosso, il cui famoso - per chi ha visto il film - attacco di basso di Fabio Pignatelli non può non entrare subito in testa. Per chi scrive però, il momento migliore della serata è stata l'esecuzione di Zombi e L'Alba dei Morti Viventi, entrambe estratte dalla soundtrack del film del 1978 di Romero, il cui andamento lento ed inesorabile di quest'ultima era perfettamente abbinata alle immagini delle orde di zombie che passavano sullo sfondo. Ammetto di avere una particolare predilezione per quel film (è sicuramente uno dei miei preferiti in assoluto) ma il risultato è stato sicuramente da incorniciare.
Come accennato in precedenza, il secondo ed ultimo momento di interazione col pubblico avviene con la presentazione del gruppo da parte di Aidan Zammit che ci fa capire di essere quasi arrivati agli sgoccioli del concerto con l'esecuzione di Suspiria e Profondo Rosso, quest'ultima ovviamente accolta da un entusiasmo superiore al resto, tale che ha fatto partire anche un applauso in anticipo, ovvero in occasione di una pausa invece che nel finale. Al termine di questa i cinque lasciano il palco, richiamati però a gran voce per un bis, durante il quale Marangolo si esibisce anche in un assolo di batteria.

Arriviamo dunque alla fine, i Goblin Rebirth lasciano definitivamente la scena, le luci si accendono e la gente comincia ad uscire, scambiare qualche parola o "assalire" il banchetto del merchandise e pure per me giunge il momento riportare gli acciacchi a casa, fortunatamente senza piogge torrenziali. Indubbiamente è stata una serata diversa da quelle che mi è capitato di recensire negli anni, ma non per questo meno interessante. La location anzitutto è stata perfettamente centrata, con suoni e luci di alta qualità che hanno valorizzato la proposta dei due gruppi; l'idea stessa di assistere ad un concerto su delle poltroncine per certi versi non è "rock", ma in un questo caso non si è sentito il bisogno di avvicinarsi, muoversi o spostarsi, dato che, come detto in precedenza, il livello di attenzione durante l'esibizione dei Goblin Rebirth era molto alto. In fondo quello a cui si è assistito non è stato un semplice concerto, ma uno spettacolo che ha visto protagonisti due gruppi il cui approccio alla materia prog è in qualche modo diverso (l'utilizzo di testi letterari per Il Segno del Comando e di immagini cinematografiche per i Goblin Rebirth) mantenendo però ben intatta la radice del prog rock italiano al loro interno. Radice che chi fa (o semplicemente ascolta) un certo tipo di musica dovrebbe avere.



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GOBLIN REBIRTH + IL SEGNO DEL COMANDO
Teatro Rina e Gilberto Govi, Genova Bolzaneto (GE), 06/02/16
 
 
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