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TOTO - Palageorge, Montichiari (BS), 07/02/2016
13/02/2016 (1992 letture)
ANTEFATTO
I Toto a Montichiari: sebbene mi sia capitato già diverse volte, pensare che una delle band simbolo della mia “gioventù musicale” si venga ad esibire a pochi chilometri da casa mi lascia sempre un po’ stupito e meravigliato. Eppure, questa volta non sono stato subito convinto ed entusiasta nell’acquistare il biglietto; vi erano ragioni contrastanti, alcune favorevoli all’idea di rivedere questi grandi musicisti, altre in senso diametralmente opposto.
Da una parte si sa che i Toto sono una garanzia: poche band al mondo possono rivaleggiare con loro quanto ad abilità esecutiva e compositiva, per cui è uno dei concerti live da non perdere assolutamente; d’altro canto, nel mio caso, si sarebbe trattato della terza volta al loro cospetto e, ciò che più conta, si sarebbe trattato di confrontarsi con due precedenti assolutamente strepitosi: una prima volta nell’ormai lontano 2004, la tournée del ritorno di Bobby Kimball, in quel di Brescia (per inciso, i Toto rimangono l’unico gruppo o artista che è riuscito a far suonare bene, a livello di acustica, il PalaTenda della mia città), e, ben più recentemente, nel 2013 a Padova, nella tournée con Joseph Williams del 35° anniversario. Per chi non avesse idea di come suonassero in quell’occasione, consiglio vivamente di recuperare su YouTube (o, meglio ancora, di acquistare direttamente il DVD) i video del Live in Poland tratto dal concerto eseguito in Polonia giusto 48 ore dopo la sera in cui li vidi io. Non servono parole supplementari.
A tal proposito, un altro dei punti che inizialmente mi avevano reso titubante è stata la visione (sempre su Youtube) di alcune date della tournée presente, che mi avevano dato l’impressione di una band ben più affaticata; questo, unito al non eccelso ultimo album da studio, Toto XIV, mi faceva crescere ancora di più l’attesa, unita ad una certa “ansia”.
Bando alle ciance: biglietti presi, e in perfetto orario alle otto e mezza spaccate eravamo all’interno del palazzetto dello sport di Montichiari; tanto, si sa che i Toto non hanno gruppo di apertura.

TOTO
Infatti, come previsto, niente gruppo opener e, in perfetto orario, verso le nove e venti si spengono le luci e inizia l’intro. Tutti pronti per un inizio col botto, come sono soliti fare; tutti pronti, si diceva, salvo quelli che avrebbero dovuto essere i più pronti in assoluto: i fonici seduti al bancone mixer, i quali da una buona mezzora erano intenti a banchettare con lemonsoda e orsetti gommosi (visti di persona, dato che ci eravamo posizionati proprio accanto al banco mixer; di solito, per l’acustica è il posto migliore) ma assai meno a preparare il tutto per l’inizio del concerto.
E così, nella sorpresa generale di tutto il palasport, l’intro termina e tutti si aspettano le roboanti note di Running Out of Time, primo singolo dall’ultimo album e abituale pezzo di apertura del tour, invece, molto probabilmente quelle note le hanno sentite solo i musicisti e i loro fonici di palco: i canali principali erano ancora tutti belli silenziati in uscita, e così sono rimasti per quattro o cinque terribili secondi…
Purtroppo, il fatto di avere i canali silenziati non era l’unico effetto collaterale di una colossale “papera” da parte dei fonici: anche quando i canali si sono “miracolosamente” attivati, il bilanciamento dei suoni si è rivelato assolutamente sfalsato, con il risultato che per i primi tre o quattro pezzi la batteria e la chitarra risultavano altissime, le voci basse e impastate, le tastiere quasi inesistenti, se non sugli acuti, e le percussioni semplicemente non pervenute. Un vero peccato, cui solo parzialmente si è riuscito a porre rimedio nel proseguimento del concerto; basti pensare che le percussioni del grandissimo Lenny Castro (storico collaboratore della band sin dai primissimi album) si sono sentite con chiarezza praticamente solo nella conclusiva Africa, dove non potevano davvero mancare.
A proposito di formazione, in questa tournée i nostri si presentano con i veterani di lungo corso Steve Lukather alle chitarre (unico membro sempre presente e da tempo leader in pectore del gruppo) David Paich e Steve Porcaro alle tastiere (quest’ultimo tornato nel 2013), più il confermato Joseph Williams alla voce solista (quello di Farhenheit e The Seventh One, per chi si fosse perso nella varia sequenza dei cantanti del gruppo); inedita invece la sezione ritmica, composta dallo storico bassista Leland Sklar (session man attivo dagli anni ’70, e già in formazione nella tournée di Falling In Between) e dalla new entry alla batteria, il giovane Shannon Forrest. Il quale, unitamente al già citato Castro alle percussioni, ha il durissimo compito di non far pesare l’assenza pesante di Simon Phillips, che ha abbandonato il gruppo al termine della tournée del 35° anniversario.
Tornando alla musica e al netto dei citati problemi di acustica, Running Out of Time si conferma come il brano probabilmente migliore di tutto l’ultimo album, e realizza perfettamente lo scopo di scaldare a dovere il pubblico e i musicisti. Dopo, si torna nella notte dei tempi con la storica I’ll Supply The Love, risalente al debut album del 1978; con questo brano inizia a manifestarsi una sensazione particolare: il gruppo suona bene, benissimo, ma sembra un po’ con il “freno a mano tirato”: i ritmi sono stranamente lenti (tempi praticamente identici al disco, cosa rara nei live) e i musicisti sembrano aver paura di osare o forzare, quasi che temano di non riuscire a reggere l’intero concerto. Effettivamente, anche da un punto di vista strettamente fisico, la band sembra non così prestante come tre anni fa: Williams avrà messo su una ventina di chili almeno, Lukather quasi; lo scorrere inesorabile del tempo ha improvvisamente lasciato il segno su questi colossi della musica mondiale?
Se Burn, uno degli estratti dall’ultimo disco, scorre via sostanzialmente senza infamia e senza lode, le storiche Stranger in Town e I Won’t Hold You Back riportano subito in alto il morale degli spettatori, pronti ad un altro concerto da tramandare agli annali. Eppure, qualcosa continua a non tornare completamente: sarà che da un lato l’alternanza continua fra pezzi veloci e ballate non permette di dare continuità; ma, soprattutto, rimane un vago senso di incompiutezza, quasi che la band, per una volta, dopo migliaia di concerti fantastici, si voglia limitare a “fare il compitino” e niente più.
Ci sono comunque momenti di assoluto valore: i cori della storica Hold the Line valgono da soli il prezzo del biglietto (Williams notevole, ma mostruosa soprattutto la coppia di coristi di supporto), Pamela è eseguita da manuale e personalmente la reputo la vetta assoluta dell’intero concerto, Georgy Porgy è sempre un piacere da riascoltare e in questo caso è poi dedicata in maniera particolare all’appena scomparso cantante degli Earth Wind & Fire, Maurice White; anche la nuova Holy War regge il paragone con i pezzi storici. A far da contraltare, purtroppo, vi sono gli altri brani tratti da Toto XIV, che si dimostrano validi riempitivi, ma poco di più, e una presenza fin troppo dilatata degli assoli dei singoli strumentisti. A questo proposito, se Paich al piano e la new entry Forrest alla batteria si dimostrano misurati nelle durate e di gran classe nelle scelte stilistiche, si deve purtroppo rimarcare un Lukather stranamente esibizionista, che sottopone al pubblico diversi minuti di volteggi chitarristici più alla ricerca della sensazione che del gusto sopraffino, normalmente la cifra stilistica principale di questa straordinaria band. Il pubblico dei Toto non è quello dei Dream Theater e Luke non è Petrucci (per fortuna, aggiungo); credo che in parecchi siano rimasti un po’ interdetti per questa scelta stilistica nel suo intermezzo solistico.
Il gran finale è per fortuna dominato dai pezzi storici: la prima parte si chiude con la celeberrima Rosanna, eseguita in maniera veramente impeccabile e trascinante da tutti i musicisti, per poi ritornare, dopo la canonica pausa, con il medley On The Run/Goodbye Elenore (con cui nel 2013 avevano aperto) e la conclusione con Africa, il pezzo che chiunque conosce a memoria e canta a squarciagola; notevole l’intermezzo solista finale di Lenny Castro, finalmente udibile come si deve.

CONCLUSIONI
Alla fine di questo concerto, non posso esimermi dal rimarcare sensazioni altalenanti: se è vero che, anche così, i Toto sono in grado di produrre uno spettacolo che la stragrande maggioranza degli altri gruppi o artisti a livello mondiale si può semplicemente sognare, è però altrettanto vero che questo concerto si è rivelato un passo indietro abbastanza importante, soprattutto rispetto all’esibizione di soli tre anni fa, dove i nostri diedero prova di una vitalità esecutiva e di una tenuta fisica assolutamente eccezionali.
A tal proposito, sembra quasi che siano proprio l’energia e la resistenza fisica ad essere venute parzialmente a mancare: può darsi che i tanti anni in giro per il mondo stiano davvero iniziando a farsi sentire sulle spalle dei musicisti. Se davvero fosse così, piuttosto che rischiare di deludere un pubblico che non si stancherà mai di applaudirli e ringraziarli (me compreso, ovviamente) sarebbe forse meglio ripensare le strategie future; potrebbe essere più utile staccare un momento la spina, per poi ripresentarsi in piena forma, mentale e fisica, all’appuntamento con la tournée del quarantesimo anniversario, in programma fra due anni. Un’occasione più unica che rara per salutare per l’ultima volta il pubblico con un ultimo giro di campo trionfale, come si conviene ai più grandi. Quali sono, e restano, i Toto.

SETLIST TOTO
Running Out of Time
I’ll Supply the Love
Burn
Stranger in Town
I Won’t Hold You Back
Hold the Line
Georgy Porgy
Afraid of Love
Bend
Pamela
Great Expectations/Can You Hear What I’m Saying
Without Your Love
Bridge of Sighs
Holy War
The Road Goes On
Orphan
Rosanna

---- ENCORE ----

On the Run / Goodbye Elenore
Africa



chaieb geb
Giovedì 19 Maggio 2016, 0.23.00
12
mago di oz
Sabato 20 Febbraio 2016, 23.21.23
11
grazie.....
HeroOfSand_14
Lunedì 15 Febbraio 2016, 20.04.45
10
@jake: hold the line l hanno fatta..ovvio che mancano altri classici, ne hanno davvero troppi, da una stop Loving You ad I will remember a caso..
Vittorio
Lunedì 15 Febbraio 2016, 13.52.48
9
Non concordo su Toto XIV, che a me è piaciuto parecchio. Sono invece d'accordo che solo verso la fine ho visto la band decisamente in palla. Detto questo, è stato comunque un gran bel concerto.
jake
Lunedì 15 Febbraio 2016, 9.44.17
8
quanto è durato il concerto' la set list nn è male ..ma mi lascia un po' perplesso...senza Hold the Line....
BJP
Domenica 14 Febbraio 2016, 14.17.06
7
Si infatti, "I'll Supply the Love" sta in "Toto", uscito nel 1978. Inoltre "Turn Back" è del 1981
HeroOfSand_14
Domenica 14 Febbraio 2016, 12.10.43
6
Ah, I'll Supply The Love mi pare che provenga dall'omonimo Toto se non sbaglio
HeroOfSand_14
Domenica 14 Febbraio 2016, 12.09.54
5
E' stato il mio primo concerto dei Toto questo di Montichiari, e ancora oggi, ad una settimana dall'evento, sono onorato di avervi presenziato. Devo dire che la mia idea va controcorrente rispetto al report, forse perchè non ho mai visto questa band incredibile in altre occasioni, ma mi sono diverto moltissimo e ho visto dei musicisti pazzeschi. Williams ha la voce di 30 anni fa, migliorata in molte parti, Lukather in effetti ha sbrodolato l'assolo che non mi ha detto molto, ma per il resto si è comportato ottimamente. Paich divertentissimo, i coristi integrati alla perfezione, Castro una garanzia, cosi come Sklar e Porcaro, strumentisti storici. Quello che mi ha sorpreso parecchio è stato il batterista che, personalmente, mi ha colpito per la precisione ed il modo di suonare. La nota negativa, oltre alla cappellata dei fonici (assurdo), è la setlist uguale quasi a quella di 6 mesi fa. Sembra quasi facciano questo tour perchè hanno bisogno di soldi, sennò non mi spiego questi concerti. Forse è vero che il gruppo sembra affaticato, ma non ci ho fatto neanche troppo caso. Forse è Joseph quello che sembra meno coinvolto nel concerto, sorride poco come persona a vederlo. Comunque, apparte qualche classico che mancava, canzoni come Orphan, Burn, Holy War, Great Expectations dal vivo sono bellissime, cosi come in studio (ritengo Toto XIV quasi un capolavoro). E su The Road Goes On e Africa c'è stato l'apice. Penso il concerto più coinvolgente al quale abbia mai assistito.
topin
Domenica 14 Febbraio 2016, 12.09.01
4
Peccato ci sarei andata anche io lo avessi saputo
terzo menati
Domenica 14 Febbraio 2016, 11.04.32
3
Dove cazzo era scritto che i toto erano la settimana scorsa a Brescia?????l'imparo adesso maledizione
Marchese di San Marco
Domenica 14 Febbraio 2016, 10.28.50
2
Non ho trovato così negativa e spompata la prestazione dei Toto ad eccezione del nuovo batterista che fa veramente rimpiangere S. Phillips, stiamo pur sempre parlando di plurisessantenni che se ne vanno ancora in giro per il mondo a suonare! La vera nota negativa sta nel fatto che hanno riproposto la stessa scaletta quasi identica allo scorso tour estivo per promuovere XIV (che comunque è un gran bel disco,Orphan e Burn bellissimi pezzi di gran classe ma anche gli altri non sfigurano in mezzo al loro repertorio), che senso ha riorganizzare un tour dove invece che andare a pescare in quasi 40 anni di carriera suoni esattamente gli stessi pezzi del tour precedente a parte un paio di piccoli cambiamenti?
Testamatta ride
Domenica 14 Febbraio 2016, 8.18.43
1
Strano leggere una recensione negativa per un concerto dei Toto. Ad ogni tour vi è sempre un semi stravolgimento della formazione e questo incide. Poi, una serata storta puo capitare anche se a questi livelli non dovrebbe. Errori come quello dei fonici, invece, non dovrebbero essere contemplati. Personalmente, infine, Joseph Williams non mi ha mai convinto, neanche (o ancor meno) come presenza scenica.
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