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FEMALE TATTOO CONVENTION - The Other Side of the Ink
13/03/2016 (2485 letture)
Sarà che il mio ultimo tatuaggio ha beneficiato del sottofondo musicale di Show No Mercy degli Slayer, ma mi è pressoché impossibile immaginare per un tatuaggio una colonna sonora d’accompagnamento diversa dal rock/metal.
Un binomio che non sono stata certo io a creare, ma che si origina da una sorta di fratellanza spirituale tra queste due forme d’arte stabilitasi a partire dagli Anni Settanta: è proprio in questo periodo che movimenti giovanili come quelli punk e dei bikers iniziano ad adottare il tatuaggio come simbolo di trasgressione alle norme etiche e morali sancite dalla società borghese. L’intarsio sulla pelle a base di inchiostri indelebili era, come la stessa musica rock nei suoi diversi sottogeneri, segno distintivo d’appartenenza a minoranze coese contro i precetti della classe dominante. Ed anche se il tatuaggio e la musica rock hanno ormai entrambi perso le valenze simboliche di quei gloriosi anni, sdoganandosi e divenendo mainstream, la coppia resiste saldamente nell’immaginario comune alle intemperie ed agli urti del tempo.

Non è quindi un caso che la musica diffusa nelle sale dell’Hotel Sheraton di Roma nelle quali si teneva l’edizione 2016 di The Other Side of the Ink, Femal Artists Tattoo Convention, fosse principalmente il rock e l’hard rock.
Due giorni, il cinque e sei marzo, non casualmente a ridosso della Festa Internazionale della Donna, dedicati al mondo del tatuaggio femminile ed a tutto ciò che circonda in qualche modo questa splendida arte.
Una kermesse ricca e varia che ha visto protagoniste le tattooer italiane e, anche se meno rappresentate in termini numerici, le colleghe provenienti da numerosi Paesi dell’Europa (Spagna, Portogallo, Germania, Svizzera, Francia, Svezia, Norvegia), con la presenza di una sola artista proveniente dagli States.
Oltre alle star della manifestazione, impegnate nel realizzare i loro lavori ed a farsi ammirare dai visitatori, tante ed interessanti sono state le presenze e le iniziative parallele: dagli stand di gioielleria, abbigliamento, prodotti per tatuatori, oggetti di artigianato ed artistici legati all’immaginario visivo del tatuaggio, al fittissimo cartellone di performance artistiche, alla mostra di scultura cibernetica dal titolo ”Il Ragazzo” dell’artista Ranya Art.
Di particolare pregio le esibizioni che si sono tenute sul palco principale: oltre ai contest che hanno visto le sfide tra tatuatrici suddividersi e susseguirsi per tipologia di tatuaggio, ricordiamo la prestigiosa presenza di performer del calibro di Red Lily con il suo rope bondage show, di Tiger Orchid e del suo spettacolo di fachirismo o ancora della contorsionista/verticalista Irene Croce, della led-performer Grace K, della danza acrobatica di Kato Cork, di quella di Python Man con i suoi due pitoni reali e di quella cross-mediale delle Organic Systems.

Mi sia concessa una riflessione finale.
Aver avuto l’opportunità di immortalare queste artiste del tatuaggio attraverso l’obiettivo fotografico mi ha permesso di focalizzare la mia attenzione sui gesti del mestiere, sulla peculiarità ed unicità di ogni singolo approccio ad esso e sul rapporto che si instaura tra tatuatore e tatuando. Non mi piace denominarli “operatore” e “cliente” perché, al di là dell’accordo economico che lo rende realizzabile, il tatuaggio è senza ombra di dubbio una forma d’arte. Ancor più, è un’esperienza prettamente emotiva di confidenza e fiducia che passa attraverso il corpo, anzi i due corpi coinvolti: quello che con la sua sapienza tecnica crea arte utilizzando un supporto del tutto particolare, la carne di un altro individuo ed incidendo indelebilmente il suo spirito ed il suo immaginario.
In questa sede non possiamo affrontare l’aspetto della sofferenza e del sottile piacere che sovente essa genera, ma non potevamo neppure non menzionarlo vista la sua importanza fondamentale in questa che potremmo per certi versi definire come una forma di body art o di happening “sui generis”, proprio perché queste due forme d’arte contemporanea hanno sempre previsto e spesso realizzato interventi cruenti, dolorosi sul fisico umano.
E se infine consideriamo il modo in cui la donna concepisce e vive il proprio corpo, vale a dire come ampolla risonante di innumerevoli emozioni, troviamo forse in questa profonda corrente emotiva che fluisce tra artista, supporto vivente e pubblico l’elemento che distingue l’approccio femminile a quest’arte da quello maschile e lo rende unico.
Lascio alle foto, più significative di ogni possibile parola, il compito di farvi respirare l’atmosfera che ha contraddistinto The Other Side of the Ink.



Forbiddenevil
Domenica 13 Marzo 2016, 23.07.05
1
Interessante e belle foto che rendono molto bene l'atmosfera della convention: Tiger Orchid l'ho vista solo pochi mesi fa qui a Torino in uno spettacolo insieme a Lili Refrain, assolutamente fantastica e lei è una persona piacevolissima.
IMMAGINI
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La locandina della convention
ARTICOLI
13/03/2016
Articolo
FEMALE TATTOO CONVENTION
The Other Side of the Ink
 
 
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