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SINE QUA ...BOH? - 6 - 'Fight for the Rock' e 'Unveiling the Wicked'
15/03/2016 (1499 letture)
Quando si ha a che fare con certi gruppi, è inevitabile che le valutazioni circa i loro lavori risentano dell'importanza e della bellezza di dischi prodotti durante la loro carriera, che hanno in qualche modo spostato gli equilibri di una certa scena. Quando poi accade che ci si imbatta in album che portano determinate firme, ma sono completamente irriconoscibili o quasi, rispetto allo stile che le ha rese famose, il marchio del tradimento li accompagnerà per sempre. Questo, talvolta, a prescindere dall'effettiva validità di quelle realizzazioni, se esaminate come isolate dalla storia fin lì scritta dai gruppi che li hanno incisi. La scelta di occuparci di due dischi per molti versi spiazzanti, ma non privi di buoni spunti, firmati dagli Exciter e dai Savatage, è da inquadrare proprio in questa ottica. Il tutto, senza contare le solite, deleterie "influenze esterne", delle quali ci occuperemo in chiusura, vero peccato originale di molti lavori di questo tipo.

SAVATAGE: FIGHT FOR THE ROCK
Può un disco essere dignitoso e, al tempo stesso, assolutamente insufficiente? Si, se quello in questione è un prodotto imposto da una casa discografica ottusa e non riflette minimamente la musica tipica della band che lo scrive, ma è un prodotto risolto comunque con professionalità. Questo è proprio il caso di Fight for the Rock, un disco firmato dai Savatage senza essere dei Savatage. Per riassumere la situazione a loro relativa, ma non solo, purtroppo, basta infatti questo estratto dalla nostra recensione: "Siamo nel 1986, un periodo d'oro per il rock ed il metal a livello globale, sia artistico che economico, le grandi case discografiche fanno soldi a palate con band come Kiss, Van Halen, Def Leppard, Bon Jovi e la Atlantic non ha certo intenzione di sprecare una possibile gallina dalle uova d'oro come quella dei fratelli Oliva [...] Fight for the Rock viene imposto dalla casa discografica; viene imposto il sound patinato con tanto di tastieroni e synth, pomposo e pop oriented, i testi devono essere diretti, melensi e smielati, i ritornelli di impatto, meno cattiveria ed epicità in favore di melodia e pomposità, meno metal e più rock, meno Savatage e più Bon Jovi. E la band cede alle pressioni. Poteva un lavoro nato sotto questi auspici essere un capolavoro? Ovviamente no, ma, trattandosi di un gruppo dalla classe cristallina come quello dei fratelli Oliva, non è mai così semplice. Il disco, esaminato come opera completamente isolata dalla storia passata e (soprattutto) futura dei Savatage, magari valutato come prodotto hard rock/AOR di una band senza pedigree, non è nemmeno male, ma non è questo il punto. Il punto, invece, è quello di rilevare come il "peccato originale" evocato in premessa infici comunque il risultato finale. Ancora una volta un'ottusa casa discografica tratta la musica come merce di moda, cambiandole i connotati a piacimento in base a quanto un pubblico americano per lo più di passaggio, gradisce consumarla tra un pacchetto di pop corn ed una cola da un litro. Senza dare alcun peso, alcuna rilevanza al lato artistico della questione, dando ciò che voleva ad una audience usa e getta, ad un pubblico mobile che non fornisce e mai fornirà una base solida a nessuna casa discografica, ma viene costantemente tenuto in palmo di mano da manager che vendono musica come rondelle metalliche, dischi come strutto in barattolo. Solo colpa del biz? No, perché se è vero che la Atlantic impose il diktat rockcommerciale, la band lo accettò, venendo a patti col diavolo. Questo, al netto del disconoscimento successivo e della presenza di due o tre pezzi che arrangiati diversamente potevano fare una figura dignitosa, resta quindi un buco nero nella loro carriera anche per loro scelta. Un piccolo buco nero che rotea al margine di una galassia fatta di parecchi capolavori, per fortuna.

EXCITER: UNVEILING THE WICKED
Ben diverso il discorso riguardante Unveiling the Wicked per quanto attiene ai retroscena che portarono una band come gli Exciter ad alleggerire il suono, ma ugualmente, risultato che non regge il confronto con i tre album precedenti. Anche in questo caso, si badi bene, non tanto per l'alleggerimento in sé, quanto per una oggettiva qualità generale largamente inferiore rispetto al periodo 1983/1985 e per l'appannamento creativo dovuto allo sbandamento seguente al successo. Dopo un trittico di vinili favolosi per carica emotiva, violenza e ricadute sul modo dell'estremo (specialmente i primi due album), Unveiling the Wicked fu una delusione colossale per chi lo acquistò a scatola chiusa, ignorando i piccoli segnali già inseriti in Long Live the Loud, anche per la mancanza di possibili anteprime, utopiche all'epoca dei fatti. Pur non essendo scevro dal contemplare pezzi di un certo peso, Unveiling the Wicked presentò all'improvviso degli Exciter non solo classicamente heavy, ma addirittura votati a momenti commerciali abbastanza conclamati rispetto alla loro proposta standard. L'ascolto di musica e testi di (I Hate) School Rules -credibile se firmata da Alice Cooper, ed è tutto dire- è paradgmatica. Complice la fuoriuscita del basilare Ricci e l'entrata di Brian McPhee, chitarrista votato ad un suono più melodico e tecnico (Brainstorm), lo speed d'assalto che li aveva resi punto di riferimento del settore a livello mondiale, si annacquava per lo più in un heavy magari anche pesante, se inquadrato in questo senso, ma vuoto di veri contenuti. Break Down The Walls, Die In The Night, Invasion/Waiting In The Dark, Living Evil, Mission Destroy, sembravano pezzi da ascrivere ad altri gruppi, con le sole Shout It Out, Live Fast, Die Young a ricordare molto parzialmente i fasti del recente passato. Eppure, le spiegazioni -e le scusanti- ci sono. Intanto il successo travolgente, specialmente Europeo, aveva letteralmente travolto gli Exciter e in particolare il batterista/cantante Dan Beehler. Poi, la concomitante esplosione definitiva del fenomeno thrash con dischi letteralmente epocali (provate a ricordare cosa uscì nel 1986), l'associazione di gran parte del pubblico con uno stile col quale Beehler voleva avere poco a che spartire, lui considerando gli Exciter una band power/heavy/speed, ma non thrash, lo portò a scoprire maggiormente le sue carte. Le tensioni interne con Ricci ed il momento ingestibile sotto il profilo delle popolarità, però, lo portarono a scelte infelici. L'alleggerimento fu, come quasi sempre accade in questi casi, accolto con sdegno dai fan fin lì acquisiti e la fetta di pubblico più moderato e più tradizionalmente ballerino che venne acquisita, non compensò la perdita. A prescindere da questo, però, Unveiling the Wicked, discreto album come se preso come episodio singolo, non possedeva la metà della qualità dei precedenti. Il tutto, lo ribadisco, anche senza considerare affatto lo stile musicale adottato per l'occasione.

UNVEILING THE ROCK
L'analisi dei due dischi inseriti in questa puntata numero 6 della rubrica Sine Qua... Boh, appositamente scelti pur essendo ambedue non disastrosi in senso stretto, può essere utile per fare alcune considerazioni generali. Da un lato una band che si piega all'ottuso volere dei manager di una casa discografica, dall'altra un gruppo che non riesce a gestire il successo e che non vuole perdere di vista le proprie radici. Ambedue con risultati penosi, se paragonati a quanto fatto prima e dopo (almeno nel caso dei Savatage) e quindi a tutti gli effetti degni della rubrica Sine Qua... Boh, ma non privi di buoni spunti, se considerati distintamente dal resto. Al di là di queste considerazioni, però, Fight for the Rock e Unveiling the Wicked offrono l'occasione per fare parecchie considerazioni. Circa il primo: dove finiscono le responsabilità di case discografiche prive di dirigenti che ne capiscono di musica e dove cominciano quelle di un gruppo che si piega a richieste non solo prive di senso artistico, ma anche di senso commerciale? E per il secondo: quanta responsabilità si può addossare ad un giovane che viene catturato da un meccanismo più grande di lui e che, tutto sommato, comincia a fare ciò che ha sempre voluto fare e cerca nel contempo di tracciare una linea di demarcazione tra il proprio gruppo ed un movimento -il thrash- nel quale non si voleva riconoscere? I Savatage dimostrano come i compromessi in campo artistico, pur firmati da gente di classe cristallina, portano al massimo a risultati formalmente accettabili, ma privi di vero spessore, falsi, senza che la classe di cui prima salvi davvero il risultato e senza che questo sembri davvero rapportabile alla band che firma il prodotto. Un disco col nome dei Savatage sulla copertina, ma che suona come una via di mezzo tra un lavoro dei Van Halen ed uno dei Def Leppard? Al massimo professionale, ma bugiardo come un parmigiano fabbricato in Cina o un arancino made in Germany. Che fine fanno i dirigenti che impongono queste scelte sciagurate? Passano a vendere copertoni usati per un'altra azienda o continuano a rovinare il settore? E le band che vengono costrette e/o accettano di fare queste cose, che fine fanno quando non posseggono la classe e la forza dei Savatage? E quante, pur possedendole, non sono riuscite a tirar fuori a stretto giro di posta un Hall Of The Mountain King a zittire tutti o peggio, non hanno più avuto la possibilità di farlo? Quanta responsabilità c'è, se c'è, da parte del pubblico in questo? Tornando agli Exciter: quanta responsabilità può essere addossata ad un ragazzo giovanissimo nel non essere in grado di dominare una situazione imprevista e imprevedibile? Quanto si può a lui contestare, se decide di fare qualcosa di più vicino alle sue radici, dimostrando almeno il coraggio di staccarsi da un modello che in parte aveva addirittura contribuito a creare, ma che, forse, non rispecchiava davvero i gusti di chi lo aveva inconsapevolmente reso famoso? Che errore fu distaccarsi quasi in maniera stizzita dal movimento thrash? In ogni caso, Unveiling the Wicked dimostra ancora che, quando si scrive sotto tensione, senza tranquillità, raramente si produce qualcosa di organicamente valido. Vi lascio con un'ultima considerazione: quando i due dischi esaminati uscirono, nel 1986, vennero anche penalizzati da una concorrenza che produsse una lista di capolavori pazzeschi (specialmente in campo thrash) che li rese ancor più nettamente insufficienti. Quale sarebbe l'accoglienza del mercato se uscissero oggi? C'è ancora una concorrenza tale da farli passare non in secondo, ma addirittura in terzo o quarto piano, o verrebbero valutati magari ben oltre la sufficienza, in presenza di un mercato molto più asfittico e avaro di un tempo di veri capolavori? Voi cosa dite?



Metal Shock
Giovedì 24 Marzo 2016, 10.40.54
13
Anch'io concordo con Entropy con quello che ha scritto. Aggiungo che all'epoca, anni 80' ma anche 90', le case discografiche cercavano in ogni maniera di fare soldi con le bands che avevano, snaturando il loro sound in base a ciò che era di moda, basta pensare all'avvento del grunge e quante band di Los Angeles cercarono di virare il loro sound dal glam-hair metal al grunge con risultatati spesso pessimi. Poi bisogna considerare che anche i Savatage cercassero comunque di farsi quanti più soldi possibili con la musica e seguissero cosa dicesse loro la compagnia discografica. Lo stesso Jon Oliva ha più volte detto che con i Savatage non fece soldi, ma almeno poi ritornarono sulla loro strada facendo capolavori immensi. Oggi giorno non è più una cosa fattibile. All'epoca se una band vendeva 100.000 copie era un disastro, oggi giorno è un successo. Sono passati trent'anni e il mondo della musica, ma non solo, è cambiato, purtroppo in peggio e non sò dove andremo a finire
klostridiumtetani
Mercoledì 23 Marzo 2016, 17.53.29
12
tenendo invece il focus sui due dischi in questione, li ho entrambi e non mi dispiacciono affatto.
klostridiumtetani
Mercoledì 23 Marzo 2016, 17.43.02
11
@entropy #8 mi trova d' accordo su tutta la linea.
Jo-lunch
Mercoledì 23 Marzo 2016, 17.13.03
10
Ciao Raven. Qui si parla di trent'anni fa....un arco di tempo che ha visto cambiare in continuazione persone e situazioni. Oggi le varie band in circolazione hanno un modo diverso di proporsi e un approccio diverso con il pubblico. Hai ragione quando scrivi che oggi il mercato discografico è avaro di capolavori; rispetto a quegli anni si produce forse di più ma , a mio modo di vedere , spesso la qualità lascia alquanto a desiderare. Ho avuto la fortuna di vedere concerti mitici con band straordinarie che porto sempre nel cuore. Oggi mi diverto meno (sono anche più vecchio, ahimè!), ma ieri sera all'Alcatraz ho visto gli Avantasia in una forma strepitosa , hanno dato tutto quello e sono stati apprezzatissimi dal numeroso pubblico che li ha osannati. Forse oggi è venuto a mancare proprio un certo tipo di feeling che anni addietro era più facile instaurare. Personalmente adoro i Savatage, ogni loro concerto mi ha lasciato qualcosa dentro e, ad oggi, almeno una volta al mese, mi va di ascoltare un loro cd; mi danno energia e canticchio insieme a loro. Scusa la prolissità. Buona serata a tutti. Arrivederci.
tino ebe
Mercoledì 23 Marzo 2016, 17.00.16
9
concordo con entropy.
entropy
Mercoledì 23 Marzo 2016, 16.21.04
8
@raven trovo molto difficile raffrontare oggi con ieri perchè oltre ai cambiamenti nella scena ci sono quelli in noi. Penso che per chi ascolta metal ormai da quasi 30 anni sia sempre più raro entusiasmarsi per un disco come un tempo. Nei primi 10 anni ho finito per adorare anche album minori, perché tutto mi sembrava nuovo ed eccitante. Questo secondo me vale per la musica , per il cinema, i fumetti e un po' tutto quello che ormai seguo da anni. Non so, magari un ragazzo che cominci ad ascoltare metal oggi può trovare più valide le uscite odierne e invece trovare datata o mal prodotta tutto ciò che è stato partorito nei gloriosi anni 80. Inoltre ai tempi possedere un album metal non era così accessibile. Un acquisto doveva durarti tutto il mese e questo finiva con magari farti legare di più alle band. Oggi si può accedere più facilmetne alla musica ed è dificile che si ascolti più di 10 volte un album.
Raven
Mercoledì 23 Marzo 2016, 15.42.29
7
Solo i commenti 1 e 4 a raccogliere l'invito alla discussione?
Il Cinico
Mercoledì 23 Marzo 2016, 14.26.53
6
Jon Oliva Tradate iron fest....che figata!
gianmarco
Mercoledì 23 Marzo 2016, 1.10.57
5
mitici exciter , grandi savatage .
jek
Martedì 22 Marzo 2016, 20.17.50
4
Secondo me alla base di certi svarioni commerciali sta il rispettabile tentativo di molte band di fare il salto di qualità monetario, magari incentivati dalle case discografiche per tentare di conquistare grosse fette di mercato. Difficile dire come verrebbero accolti certi tentativi ora ma guardando per esempio ai Megadeth non so i penultimi album come sono andati a vendite ma nell'ultimo c'è stata una forte marcia indietro compagni per cui l'esplorazione in lidi Hard Rock non deve aver pagato. Fortuna loro sono i Megadeth con un forte seguito ma una giovane band rischia davvero la carriera se gli butta male.
mic
Martedì 22 Marzo 2016, 18.31.36
3
Non toccatemi gli Exciter! basta la copertina stile V-Visitors per compensare la qualità inferiore di alcune tracce. A me piace molto anche il successivo con l'altro cantante.
LAMBRUSCORE
Martedì 22 Marzo 2016, 9.10.26
2
Ho il vinile di Unveiling...comprato usato parecchi anni fa in un negozio di abbigliamento che vendeva anche qualche disco, è quello che mi piace meno degli Exciter, non lo sento da tempo...
Madblade
Martedì 22 Marzo 2016, 9.04.31
1
Temo che la situazione del 1986 non sia confrontabile con quella attuale a nessun livello. L'ultima considerazione è interessante, ma mi sembra difficile che si possa trovare una risposta. Dopodiché faccio le mie considerazioni. 1: i Savatage hanno fatto MALE a cedere alle lusinghe della casa discografica (ma in fondo chissenefrega dato che poi si sono ripresi alla grande); 2: gli Exciter (Beehler) hanno fatto BENE a fare ciò che ritenevano più affine al loro sentire. Se stiamo qui a discutere continuamente sul ciò che sia "Arte" nella nostra musica, non possiamo accusare un artista di aver seguito il suo cuore piuttosto che dare ai fan ciò che si aspettavano. IMHO.
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