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ALMOST FAMOUS - # 21 - Morgana Lefay
20/03/2016 (1624 letture)
Ci sono gruppi contro i quali gli Dei della musica sembrano avere un conto personale, come Poseidone nei confronti dell’Ulisse omerico. Gruppi che apparentemente non fanno niente per meritare la miriade di problemi che ne costellano l’esistenza e ne impediscono la strada verso quel "successo" che può voler dire tante cose e non necessariamente "soldi, donne e droga", ma forse anche semplicemente "stima e riconoscimento" per quanto fatto. Di casi ne abbiamo visti in questa serie e la galleria degli Almost Famous non potrebbe dirsi davvero completa se non parlassimo di una band tra le più incredibilmente sfortunate e ignorate della storia dell’heavy metal. Un gruppo che aveva ed ha ancora tutte le potenzialità per raggiungere almeno un riconoscimento tra i fans e che invece languisce in una eterna ultima fila, nonostante gli ormai trent’anni di carriera alle spalle. Parliamo dei Morgana Lefay, band svedese fautrice di un affascinante heavy/thrash/power/prog dalla difficile catalogazione, ma dall’immediata fruibilità, la quale ha collezionato nella sua storia una serie davvero incredibile di contrattempi che ne hanno minato irrimediabilmente il percorso, nonostante l’indubbia qualità del materiale pubblicato.

LA SINFONIA DEI DANNATI
Nascere in Svezia e decidere di suonare uno strumento, da un certo momento in poi, sembra il destino comune dell’intera popolazione under 18. Se siano i lunghi inverni, le temperature a prova di resistenza umana, l’elevato tasso alcolico, il numero di suicidi, la bellezza eterna di una Natura terribile quanto meravigliosa, l’appoggio degli enti pubblici e delle scuole, il riconoscimento sociale che la carriera di musicista incontra o chissà quali altri fattori, ma è decisamente elevato il numero di band che si formano in questo Stato e negli altri Paesi Scandinavi, se si considera quanto esigua è in effetti la popolazione. Fatto sta che nascere a Bollnäs, ridente stazione sciistica di poco più di ventiseimila abitanti, celebre per un trampolino che neanche esiste più, non sembra proprio offrire granché d’altro a dei giovani irrequieti e alla ricerca di una propria strada e difatti questa cittadina vanta una ottima scena locale che ha dato i natali anche a gruppi quali Tad Morose e Bloodbound e numerosi altri. Nascono quindi i Damaged, band di amici che vede all’opera Tony Eriksson e Stefan Jonsson alle chitarre, Joakim Lundberg al basso e Jonas Söderlind alla batteria. E’ il 1986 e il gruppo è alla ricerca di un cantante e di una formazione stabile, problema questo che non sarà mai davvero risolto e che costituisce uno dei più ingombranti pesi che la formazione si porterà dietro. Ma visto che non sono le band a mancare, ecco che dai Sepher Jezirah, arrivano due musicisti: Tommy Karppanen, che sostituirà Jonsson alla chitarra e, soprattutto, Charles Rytkönen alla voce. La scintilla tra il nuovo frontman e il principale compositore della band, Tony Eriksson, è di quelle che fanno la differenza e che sarà l’asso nella manica della band per i successivi trent’anni. Eriksson ha infatti in mente una musica piuttosto complessa ed elaborata che dal power/thrash di matrice statunitense (Crimson Glory e Jag Panzer sono dei riferimenti immediati della musica degli svedesi, così come i Metallica e i Queensryche) si spinga da un lato verso il prog folk e dall’altro verso l’heavy classico, mettendo assieme riff rocciosi e potenti a fraseggi acustici inquietanti e malinconici, carichi di pathos, fino a vere e proprie sfuriate thrash. La mistura è ancora acerba, ma la voce di Rytkönen si rivelerà fondamentale per la futura evoluzione, data la versatilità che lo porta dalla classica impostazione cartavetrata del thrash ad interpretazioni in pulito sentite e di qualità, oltre che ad un uso del falsetto non proprio perfetto tecnicamente, ma comunque usato quasi sempre con gusto. La band decide così di cambiare nome e assumere il monicker Morgana Lefay, celebre protagonista del ciclo Arturiano. Bollnäs non offre certo grandi contatti con l’industria discografica e quindi i ragazzi decidono di aiutarsi da soli e nel 1990 rilasciano come autoprodotto il loro primo album, Symphony of the Damned, disco già piuttosto complesso e che mette in chiara evidenza l’ispirazione del gruppo, tra canzoni che di sovente superano i sei minuti e una identità ancora non matura ma già perfettamente delineata. Il disco, che di fatto è poco più di un demo, viene prodotto dal gruppo e pubblicato in 537 copie e pur non presentando affatto una produzione di livello, in particolare per quanto riguarda batteria e bilanciamento dei suoni, rappresenta un esordio che lascia il segno e che fa degli svedesi una delle realtà più interessanti in ambito metal in quel fatidico primo anno della nuova decade, con pezzi come la titletrack, l’opener Whore of Babylon, la malefica Lullaby e l’ammaliante Last Rites a colpire pur nella rozzezza dell’esecuzione, per ispirazione e qualità. Pur senza ricevere grandissimi riscontri, i Morgana Lefay proseguono per la loro strada e cominciano subito a registrare il nuovo demo Rumors of Rain, dal titolo di una delle canzoni in composizione, ma l’appena trovata stabilità della line up è già terminata e Lundberg lascia, sostituito da Joakim Heder. Stavolta la band fa le cose al suo massimo e tenta di ottenere un contratto, trovando la firma con la Black Mark Productions, celebre etichetta indipendente che ha tenuto a battesimo i dischi dei Bathory. La firma sembra preannunciare finalmente l’inizio di una carriera professionale, ma come spesso avviene in questi casi, si rivelerà invece un abbraccio mortale per i Morgana Lefay. Finalmente, nel marzo del 1993 il primo album ufficiale della band, Knowing Just As I, vede la luce. Stavolta la produzione è decisamente migliore e il gruppo decide di puntare su canzoni appena meno strutturate e maggiormente di impatto rispetto a quelle di Symphony of the Damned, con la furiosa Red Moon e la splendida Rumors of Rain a rappresentare i due poli opposti nei quali si muove la musica della band, mentre la cover di Razamanaz dei Nazareth sembra soffrire dello stesso trattamento che i Metal Church riservarono a suo tempo ad Highway Star dei Deep Purple. La copertina di Kristian Wåhlin presenta quello che diventerà il simbolo ricorrente di tutte le copertine dei Morgana Lefay, ovverosia una clessidra. Altro particolare noto è che la conclusiva titletrack riporta parte del testo di Choke, Thirst, Die dei Coven, non accreditati per questa citazione. Da subito, si fa notare però l’assenza di una vera promozione da parte della Black Mark, che si limita a pubblicare il disco, senza però curarne in maniera effettiva la distribuzione e senza investire nulla o poco nel tentativo di far uscire la band dall’anonimato più puro. Eppure, il gruppo non ha alcuna intenzione di rallentare la propria corsa ed è così che già nell’autunno dello stesso anno torna in studio per rilasciare il proprio terzo disco, il secondo per Black Mark, dal titolo . Il cambio di passo e la maturazione della band e in primis di Rytkönen sono evidenti: la sua interpretazione cresce enormemente, così come la sicurezza di Eriksson a livello compositivo e la qualità esecutiva complessiva della band, che sembra finalmente uscita dalla fase embrionale, pur soffrendo un po’ per i non eccelsi assoli di Karppanen, più di effetto che di sostanza effettiva. Ma con The Secret Doctrine i Morgana Lefay lanceranno il primo album di livello assoluto, con canzoni come Rooms of Sleep, Alley of Oaks e la nuova versione di Last Rites a stupire per intensità e qualità, con il resto dei brani che celebrano il lato power/thrash del gruppo, finalmente conscio delle proprie possibilità e graziato dalla Black Mark con la realizzazione di un video proprio per Rooms of Sleep. Eppure, ancora la band non è riuscita a proporsi al di fuori della Svezia e non sembra proprio che l’etichetta abbia alcuna intenzione di spingere in tal senso, con grande frustrazione dei membri del gruppo, che si manifesta nell’abbandono di Karppanen, sostituito da Daniel Persson. Il nucleo della band resta comunque solido e così il 1994 viene sfruttato per una serie di concerti a supporto di The Secret Doctrine e per la scrittura del nuovo album, Sanctified, che uscirà nell’ottobre del 1995, supportato stavolta da due video, per To Isengard e In the Court of the Crimson King. Il disco è un ulteriore passo avanti e perfeziona la formula ormai stabilizzata del gruppo, con il connubio tra parti più aggressive e thrashy e quelle di atmosfera e vicine al prog che trova in brani come Why?, canzone scritta in memoria del piccolo fratello di Eriksson e Sculptures of Pain, un livello davvero alto ed emozionante. Non secondarie Time Is God, che rivela il concept dietro alla clessidra presente sulle copertine della band, piuttosto che la cadenzata To Isengard ispirata agli scritti di Tolkien e le roventi Another Dawn e Where Insanity Rules. La band di fronte ad un nuovo disco in continua crescita mal sopporta ormai il rapporto con la Black Mark che continua nella sua politica di disinteresse e scarsa promozione, frustrando le ambizioni di una formazione che pure in anni molto difficili per il metal classico, stava dimostrando come il genere avesse ancora molto da offrire, senza per forza rincorrere evoluzioni industrial o groove o addirittura death, come invece andavano facendo quasi tutte le grandi band degli anni Ottanta in quel momento. Difficile dire quanto in effetti un gruppo così ancorato al passato avrebbe potuto sfondare proponendo un genere che di fatto anche negli anni d’oro del metal classic non aveva mai raggiunto i piani alti delle classifiche, ma certo per tanti nostalgici dei bei tempi, in mezzo alle tempeste grunge e nu metal, un disco come Sanctified avrebbe potuto rappresentare un affascinante approdo, lontano dalle sirene del power teutonico o dagli estremismi del death/black imperante. Destino ad esempio che toccherà invece agli Iced Earth, fautori di un genere non poi così distante da quello degli svedesi. Fatto sta che queste rimarranno ipotesi, perché la Black Mark ha forse altro per la testa e il gruppo non ha al momento la possibilità e forse neanche la voglia di correre ancora alla composizione di nuovo materiale. Esce così la raccolta Past Present Future che mette gli splendidi brani semiacustici della band insieme alla cover di Lost Reflection dei numi tutelari Crimson Glory, nella quale Charles Rytkönen tenta di rendere omaggio all’inarrivabile Midnight e alla divertente ancorché forzata cover di Voulez Vous della leggenda pop svedese ABBA. Ironicamente, data l’inclusione del brano in una successiva raccolta/tributo agli ABBA, la cover diventerà il pezzo di maggior “successo” della band o, perlomeno, l’unico che conobbe un riconoscimento al di fuori del ristretto underground metal.

MALEFICIUM E LO SCIOGLIMENTO
La situazione comunque non tende a sbloccarsi e nonostante la frustrazione alla band non resta che tornare in studio e sperare che le cose finalmente trovino una loro soluzione. Quello che è certo, è che il gruppo non ha alcuna intenzione di cedere un passo da un punto di vista compositivo ed anzi l’idea è al contrario quella di alzare ancora l’asticella, con la creazione di un concept album che, alla stregua del capolavoro The Eye di King Diamond, affronti l’argomento dell’Inquisizione. Siamo ormai nel 1996 e nel decennale di vita del gruppo esce Maleficium, disco che a tutti gli effetti rappresenta il punto massimo dell’intera produzione dei Morgana Lefay. L’album costituisce un ulteriore passo in avanti compositivo, offrendo al contempo il più ampio parco di soluzioni ed ispirazione messo sul tavolo dalla band e una emozionante prova lirica, con un parziale ammorbidimento della produzione, che qualcuno non si sa come arriva addirittura a criticare paventando una “svendita” del gruppo. Affermazioni che fanno quasi rabbia se si constata il livello assoluto di un disco che per il genere è una delle punte massime offerte dagli anni 90 e non solo e che otterrà invece un riscontro minimo. La magniloquenza del riffing e delle soluzioni di arrangiamento, mai così elaborate e riuscite, unite alla prova maiuscola dei musicisti e di Charles Rytkönen in particolare, trovano in brani come The Source of Pain, Madness, nella dolcissima The Final Farewell, nella potente e cadenzata titletrack e nella stupenda sequenza che porta da Master of the Masquerade a The Devil In Me, una esaltante carrellata di grande musica che sfiora in più di una occasione il capolavoro vero e proprio. Il disco viene chiuso da una bellissima composizione per sola chitarra, Nemesis suonata da Thomas Persson, all’epoca non membro della band. Ancora una volta viene girato un video e stavolta viene scelta la titletrack. Finalmente anche a livello discografico qualcuno sembra accorgersi dei Morgana Lefay e per la band arriva il momento di uscire dalla madre patria con un tour da headliner. Un lusso, dopo appena dieci anni di attività e cinque album pubblicati. Eppure, ancora una volta, il successo sembrò lontano, lontanissimo e questa situazione causò quello che all’epoca apparve quasi inevitabile: il collasso della formazione originale. Da un lato Eriksson e Rytkönen, stanchi della situazione e decisi a dare una svolta alla carriera della band, dall’altra tutti gli altri membri del gruppo, che forti dei diritti sul nome e del conseguente contratto con la Black Mark, decisero di fare armi e bagagli e trasferirsi a Stoccolma per onorare l’impegno discografico. I tre transfughi incroceranno nuovamente la strada con Thomas Persson, autore di Nemesis e daranno vita ad un disco autointitolato che sarà pubblicato nel 1999 e che sposterà totalmente l’asse compositivo della band producendo un risultato abbastanza anonimo anche se non brutto che sarà però l’atto conclusivo di una storia che senza i due compositori principali non poteva aspirare ad altro. Nel frattempo, Eriksson e Rytkönen caparbiamente decisero di non arrendersi e messa su una nuova formazione si rimisero al lavoro ottenendo col monicker Lefay un contratto con la Noise Records. Il disco che nacque, pubblicato nel 1998 (quindi un anno prima dell’omonimo disco dei tre "fuggitivi") si intitola The Seventh Seal e prosegue nella strada classica degli altri album della band, mantenendo un livello di qualità invidiabile. Per quanto riguarda invece i "veri/falsi" Morgana Lefay si segnala come questi decisero di rompere anche con la tradizione delle copertine con la clessidra disegnate da Kristian Wåhlin, che invece i Lefay continueranno a proporre, ad ulteriore testimonianza di quale fosse la band realmente ereditaria della storia e del patrimonio dei Morgana Lefay. Forti del nuovo contratto con la Noise Records e desiderosi di accreditarsi come I "veri" Morgana Lefay, i due superstiti decidono come detto di reincidere il disco di debutto Symphony of the Damned fornendolo stavolta di una produzione e di una esecuzione all’altezza e arricchendolo di quattro bonus tracks. Un’operazione che servirà al gruppo per trovare consistenza e coesione e che porterà finalmente il disco alla luce strappandolo all’oblio dell’autoproduzione. Purtroppo, la situazione paradossale diede vita ad un vero e proprio caos, con la Black Mark che pubblicò nel 1998 una nuova raccolta per i Morgana Lefay dal titolo Fata Morgana, che stavolta metteva in luce i brani più ruvidi e potenti della band, costituendo così un contraltare/compendio con la precedente Past Present Future, andando però ad inflazionare di uscite un monicker che in un arco di tempo minimo vide la pubblicazione di Maleficium, Fata Morgana, del debutto dei Lefay, per poi arrivare all’uscita degli "altri" Morgana Lefay nel 1999 e alla ri-registrazione di Symphony of the Damned da parte dei Lefay nello stesso anno. Una situazione assurda per una band che a malapena aveva conosciuto il suolo estero e che solo nell’estate del 1999 vedrà una parziale consacrazione partecipando al Wacken Metal Festival, seguente al tour di promozione di supporto ai Nevermore. Per fortuna, lo scioglimento definitivo dei "veri/falsi" Morgana Lefay e l’uscita del nuovo album dei Lefay dal titolo S.O.S. sembravano mettere una fine ad un’epoca travagliata, con un nuovo tour e la partecipazione nel 2000 al Bang Your Head Festival. Purtroppo, per questa band non sembra esserci davvero pace e quando finalmente una stabilità sembra raggiunta, ecco che una nuova tegola è pronta ad abbattersi. Stavolta il gruppo si trova ad affrontare un problema che per tanti altri sarebbe stato definitivo: la fine del rapporto con la Noise Records che visto lo scarso successo di S.O.S., effettivamente leggermente sottotono rispetto ai dischi precedenti, non rinnova il contratto ai Lefay, ponendo di fatto la band in un periodo di inattività che sembrava giungere come una pietra tombale su una carriera incredibilmente sfortunata.

GRAND MATERIA E IL NUOVO STOP
Dal 2000 al 2004 non si hanno notizie anche se di fatto una separazione ufficiale non ci sarà mai e spesso la band suonerà dal vivo in Svezia. Ad ottobre di quell’anno però qualcosa cambia e la band firma un nuovo contratto, ancora una volta con Black Mark, al fine di riappropriarsi finalmente del proprio repertorio e del proprio moniker completo. A questo punto la formazione è composta da Eriksson e Rytkönen, i fidi Peter Grehn e Robin Engström alla batteria e dal nuovo entrato Fredrik Lundberg al basso. Questa formazione inciderà Grand Materia, ancora una volta un concept come i precedenti Maleficium e S.O.S., questa volta a carattere alchemico/filosofico. La soddisfazione di vedere nel 2005 nuovamente il glorioso monicker torreggiare sull’ormai consolidata copertina di Kristian Wåhlin è grande. L’album segna una ritrovata qualità, che raggiunge quasi quella di The Seventh Seal, senza toccare i livelli di Maleficium, ma comunque con una identità che sembra finalmente prodiga di nuova ottima musica, pur confermando in toto la lontananza dai riflettori per un gruppo che non destinato a raccogliere i meritati allori nemmeno giocando la carta della reunion. Purtroppo, la cronica instabilità della formazione torna a colpire e stavolta è Robin Engström a mollare, sostituito da Pelle Åkerlind. Si tratta purtroppo dei colpi finali: la band trova la forza per rilasciare un nuovo album nel 2007, Aberrations of the Mind, centrato stavolta sulle sofferenze causate dagli squilibri psichici dei protagonisti, ma la magia sembra andata. Il disco, pur dignitoso e giocato molto su atmosfere claustrofobiche e improntato ad un power/thrash molto aggressivo e rabbioso, è forse il più duro in assoluto tra quelli rilasciati dalla band, ma non possiede la magia dei precedenti e sembra un mostrare i muscoli fine a sé stesso. Una sensazione che forse ha colto anche la band stessa che, di fatto, al termine del tour si scioglie, tornando nell’oblio fino al 2012, quando verrà chiamata alla reunion per partecipare alla "Sweden Rock Cruise" e, finalmente, allo Sweden Rock Festival. Non si hanno però notizie di nuovi album e, da allora, neanche di una effettiva volontà di tornare in attività a tempo pieno.

THE SOURCE OF PAIN
Insomma, siamo di fronte ad una storia che ancora una volta ci mette di fronte a diversi interrogativi. Come già detto, sostenere che i Morgana Lefay avrebbero potuto vendere milioni di copie è senz’altro errato. Non ci erano arrivati i gruppi campioni del genere come Jag Panzer, Vicious Rumors, Armored Saint, Riot, Savatage, Crimson Glory e via discorrendo, quindi difficilmente sarebbe toccato agli svedesi. A quanto pare, comporre grande musica, avere un moniker evocativo, delle bellissime copertine, un tema ricorrente ed identificativo, essere originale e ricercata, pur senza rinunciare alla accessibilità, proporre degli interpreti di spessore e fare parte di un’area musicale fertile e ricca di attenzioni e successo, non è ancora sufficiente. Certo, proporre un genere che di fatto non è identificabile in qualcosa di preciso da sempre costituisce un handicap e il rifiuto da parte dei due leader di abbandonare la natia Bollnäs, non ha facilitato l’affermazione di un gruppo che avrebbe dovuto suonare ovunque per compensare la pessima distribuzione dei propri dischi. Allo stesso modo, potremmo dire che l'immagine del gruppo non è mai stata particolarmente curata e certo non si possono annoverare nelle fila della band quei "belli e dannati" o quei "personaggi" che spesso fanno la differenza. Eppure, se guardiamo alla storia dei coevi Iced Earth è anche giusto chiedersi se per i Morgana Lefay non avrebbe potuto prospettarsi uno scenario diverso, con una etichetta che avesse minimamente creduto in loro o che fosse stata in grado di offrire loro un vero supporto economico, tale da consentire alla band di lasciare i propri "normali" lavori e gettarsi nella grande impresa. Infine, il colpo definitivo avverrà con il tentativo di svincolarsi dal contratto con la Black Mark che diede il via ad una situazione insostenibile con due band attive che reclamavano lo stesso monicker e cinque uscite contrastanti nell’arco di tre anni. Fatto sta che per i Morgana Lefay il successo, che può in questo caso intendersi almeno come riconoscimento e stima da parte del popolo metallaro, come avviene normalmente per i gruppi di "culto", resterà comunque un’utopia, pur a fronte di una discografia copiosa e di buono, se non ottimo, livello. Un destino questo che li accomuna agli altrettanto sfortunati connazionali e concittadini Tad Morose, piuttosto che ai tedeschi Angel Dust. Insomma, una costellazione di errori e congiunture sfavorevoli che hanno reso una delle migliori band metal venute alla ribalta negli anni 90, un caso perfetto per gli Almost Famous. E' certo che gli svedesi non mai "rischiato" di essere davvero famosi, se per famosi si intende "milioni di copie vendute", ma sicuramente non hanno mai abbassato la testa nonostante le infinite traversie che ne hanno costellato la storia e fosse anche solo per questo, meriterebbero il rispetto e la curiosità di tutti.

DISCOGRAFIA MORGANA LEFAY
1. Symphony of the Damned (1990, autoprodotto)
2. Knowing Just as I (1993, Black Mark Productions)
3. The Secret Doctrine (1993, Black Mark Productions)
4. Sanctified (1995, Black Mark Productions)
5. Past Present Future (1995, Black Mark Productions, Raccolta)
6. Maleficium (1996, Black Mark Productions)
7. Fata Morgana (1998, Black Mark Productions, Raccolta)
8. The Seventh Seal (1998, Noise Records, uscito col monicker Lefay)
9. Symphony of the Damned – Re-Symphonized (1999, Noise Records, uscito col monicker Lefay)
10. Morgana Lefay (1999, Black Mark, sono i "falsi" Morgana Lefay, disco non riconosciuto poi dalla band)
11. S.O.S. (2000, Noise Records, uscito col monicker Lefay)
12. Grand Materia (2005, Black Mark Productions)
13. Aberrations of the Mind (2007, Black Mark Productions)



Salvatore
Martedì 23 Maggio 2017, 11.07.11
13
Avevo già espresso un bellissimo giudizio a riguardo questa band "defender" nordica,album uno più bello dell 'altro! (Know Just as i/Maleficium ,su tutti): Power alla Savatage/Metal Church,alternato a brani più evocativi e oscuri in scuola Mercyful Fate/Judas Priest nonche ',un senso ironico di Cover come quella degli Abba in chiave 'hold metal '! Grandissimi e sfortunati!..............il vero metal non muore mai ,loro ne sono l'ennesima prova!.......
Riccardo
Domenica 27 Marzo 2016, 13.37.33
12
Ho visto un'unica volta i Morgana Lefay a Wacken 2005 e lo ricordo come un gran bel concerto. Di loro però conosco solo Grand Materia. Grazie per l'articolo che mi ha permesso di conoscere molte cose che ignoravo di questo gruppo.
Sambalzalzal
Lunedì 21 Marzo 2016, 21.04.30
11
Leggo che ultima volta hanno suonato nel loro paese natale a Novembre scorso. Magari uscisse un nuovo disco ragazzi!
InvictuSteele
Lunedì 21 Marzo 2016, 21.03.18
10
Una band gloriosa che ho sempre seguito. Peccato che siano poco conosciuti, avrebbero sicuramente meritato di più, ma li consiglio a tutti, hanno una classe immensa. Io adoro i Morgana Lefay, fantastici
mario
Lunedì 21 Marzo 2016, 16.52.36
9
Purtroppo mi manca simphony of the damned e knowing just as i . Una delle poche band che negli anni 90 ha saputo portare e mantenere alto il vessilo della tradizione thrash , e per di più facendolo in modo esemplare portandovi quel magigo tocco di personolità e originalità scandito da quel loro sublime mix di power, heavy e progressive abbracciato al thrash, purtroppo è un'altro di quei gruppi che si aggiunge alla lunga lista dei "meritavano ma non sono riusciti a sfondare come si deve", sfortuna, litigi, cambi di line up e di case discorafiche ecc. , sono stati dei grossi bastoni fra le ruote, ma sono per chi conosce il loro valore una grande band, e meno male che Lizard con questo bellissimo articolo ce li fa ricordare e rende loro onore, e magari li farà conoscere ai più giovani che non li conoscono.Tutti i loro lavori sono veramente buoni ma per me Sinphony of The Damned, Maleficium, Sanctifed, e Knowing Just As I, sono dei capolavori assoluti.
Vittorio
Lunedì 21 Marzo 2016, 16.02.40
8
Ero convinto che la firma a questo articolo fosse di Saverio Ho quasi tutti i cd dei Morgana Lefay, devo controllare ma della loro discografia mi manca davvero poco o nulla. Li ho scoperti all'inizio degli anni '80 e di loro ho sempre apprezzato l'attitudine "full metal" tra power e thrash senza mai cadere nel ridicolo. Alcuni ottimi album, altri solo buoni, sempre nello stesso stile, senza mai risultare noiosi. Spero di avere la possibilità di vederli dal vivo un giorno.
Doomale
Lunedì 21 Marzo 2016, 14.48.56
7
Io ho in originale Sanctified e poi qualche tape dei successivi... Sanctified non era affatto male anzi, lo considero un buon album dove mischiarono al loro suono anche un pò di Panterizzazione alla cowboys from hell....Anche io me li ricordo parecchio in rampa di lancio in quei periodi...Peccato però che per un motivo o per l'altro rimasero fermi li.
M0RPHE01978
Lunedì 21 Marzo 2016, 11.22.56
6
Mi ricordo un brano in particolare che si chiamava Hårga...da riscoprire, oggi li cerco su Spotify.
entropy
Lunedì 21 Marzo 2016, 11.10.32
5
Io ascoltai quasi tutto ai tempi (tranne maleficium). Per me buoni e niente più , tutti dischi da 70/75 ( preferisco i tad morose e gli angel dust di quello stesso periodo). Però nella mia mente rimarrà scolpita per sempre la splendida copertina con la clessidra gigante (mi pare fosse sanctified l'abum)
AL
Lunedì 21 Marzo 2016, 10.37.16
4
me li ricordo. avevo preso Maleficium e non era male. poi li ho persi di vista. ottimo articolo che ripercorre la loro carriere. mi ero perso dei pezzi e non sapevo più che fine avessero fatto
Sambalzalzal
Lunedì 21 Marzo 2016, 10.12.44
3
Li seguo sin dagli inizi... sarà la voce di CR che mi ricorda tantissimo quella di Jon Oliva, sarà il mix di atmosfere ora aggressive ora melanconiche e romantiche ma è ancora oggi uno dei miei gruppi preferiti. Ricordo il momento di gloria che ebbero a cavallo del periodo di uscita di Maleficium, apparivano ovunque sulle riviste... purtroppo come detto non riuscirono mai davvero a sfondare anche avendo tutte le carte in regola e come dice Mauro Paietta@ lo sdoppiamento delle due entità non aiutò di certo in questo processo lasciando molti che li seguivano totalmente disorientati ed in breve a scordarsi di loro. Ma una domanda che mi faccio riascoltandoli ogni volta è una, ma quanto ancora spaccano specie se comparati a molte cagate blasonate uscite nell'ultimo decennio da parte di gruppi famosi e non??? Un'ingiustizia della sorte credo ormai irreparabile ma ci spero sempre.
necronius
Lunedì 21 Marzo 2016, 9.19.49
2
Maleficium è un disco splendido, una vera "gemma underground".....
Mauro Paietta
Lunedì 21 Marzo 2016, 8.52.20
1
Grande band, li vidi di supporto ai Gamma Ray nella loro prima data in Italia, nel 94 o 95, in un locale infimo quale il new zimba di Milano, pochi presenti ma gran concerto! Li ho seguiti per qualche anno ma poi non capivo più nulla per moniker e formazione... li riscoprirò volentieri. Articolo perfetto che ne ripercorre la storia travagliata
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