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RACCONTARE IL MITO - # 30 Gods of Metal, Arena Estiva Forum di Assago (MI), 5-6/06/1999
26/05/2016 (3172 letture)
L’articolo che state per leggere ha una gestazione molto particolare. L’idea di partenza era quella di rivitalizzare una serie che da qualche anno era rimasta nell’ombra, Raccontare il Mito, e farlo prendendo a pretesto il ritorno del Gods of Metal dopo quattro anni, con la sua diciassettesima edizione. Nel bene e nel male, questo festival ha rappresentato l’Italia metallica, nella sua grandezza e nella sua miseria, nei grandi slanci retorici e nella cruda realtà. L’edizione prescelta avrebbe dovuto essere quella del 1998, la seconda in assoluto e la prima in quella che eufemisticamente all’epoca veniva chiamata “arena estiva” del Forum di Assago. In pratica un parcheggio asfaltato battuto dal sole dalla mattina alla sera, senza alcun riparo. Frugando tra gli appunti in cerca di materiale, ho però rinvenuto uno scritto che ricordavo di avere, ovverosia una lunga lettera che all’epoca buttai giù -a mano- con l’intenzione di inviarla a Metal Shock, giornale specializzato di riferimento, con un resoconto invero piuttosto naive dell’esperienza al Gods of Metal edizione del 1999. La serie Raccontare il Mito si basa in realtà su un presupposto diverso: il racconto dovrebbe infatti limitarsi al ricordo, a posteriori, per quanto frammentato e distorto dal passare degli anni e anzi proprio per questo prezioso, come un racconto orale tramandato, prima che l’oblio ne cancelli il ricordo. Eppure, leggendo e rileggendo questo "antico" scritto, mi sono convinto che pur con tutti i suoi limiti, il fatto che fosse un resoconto spontaneo e diretto, scritto a poche ore dallo svolgersi degli eventi, donasse alla narrazione una forza e una "purezza" di intenti che una ricostruzione a posteriori non avrebbe mai potuto avere. Con qualche necessaria correzione, quello che andrete a leggere è, quasi al cento per cento, il testo di quella lontana lettera, poi mai spedita e conservata gelosamente finora. Quello che vi parla non è quindi il redattore, ma il giovane metallaro ventitreenne, praticamente senza filtro e privo di quel distacco che sarebbe invece indispensabile oggi. Con tutti i suoi limiti e considerando che troverete alcuni giudizi molto diretti e che oggi rivedrei alla luce del passare del tempo, speriamo che possa rivelarsi una lettura interessante e divertente. Ultima avvertenza: considerate che questo non doveva essere un report, ma una lettera. Non c’è quindi niente altro che una narrazione spontanea dei fatti, calata in tutto e per tutto in quella che era la realtà del tempo. Non stupitevi quidi di leggere alcune cose che oggi sembrerebbero strane, tipo la scarsa attenzione riservata ai Mercyful Fate dalla stampa specializzata, all’epoca impegnata ad esaltare qualunque cosa fosse power e black metal o l’astio da "fan tradito" nei confronti dei Metallica, ancora relativamente freschi della svolta di Load e Reload con tutto quello che conseguì o, ancora, il fatto che l’annullamento del concerto dei Death fosse dovuto al peggioramento delle condizioni di salute di Chuck Schuldiner, cosa della quale eravamo all’oscuro in quel momento. Fate finta che per caso ci fossimo trovati seduti accanto in un pullman in direzione Milano, con partenza Firenze e che uno dei passeggeri, vostro malgrado, per ingannare il viaggio mi chiedesse di raccontare cosa fosse successo l’anno prima al Gods of Metal. Buona lettura.

DAY ONE: 5 GIUGNO 1999

Carissimo Metal Shock,
E’ arrivato alfine il momento aspettato con ansia dall’orda metallica italiana: il Gods of Metal. Dopo mesi di incredula attesa e infinite variazioni di scaletta (DEATHHHHH!!!!!!) ci accingiamo finalmente a partire. Alle 06.30 del mattino le facce dicono anche troppo e ci accorgiamo di essere già distrutti prima di cominciare, ma chi si ferma è perduto, quindi saltiamo a bordo e il viaggio comincia. Gli autogrill lungo la strada sono gremiti dal passaggio della nera armata ed è un piacere incrociare gli sguardi di chi, come noi, si appresta ad affrontare questi due giorni all’insegna del metal. Naturalmente, noi sbagliamo strada e alle 10.15 ci troviamo a 25 Km da Assago in direzione autostrada Torino-Venezia; dopo aver ampiamente infamato il capocarovana, ritroviamo il bandolo della matassa e riusciamo a raggiungere la meta: il palco appare dalla tangenziale e i rumori del soundcheck sovrastano le automobili. Parcheggio e fuga verso l’Arena sono roba di interminabili minuti che bastano a renderci conto vagamente del numero immenso di persone (in generale) e del numero immenso di magliette dei Metallica (anche se Iron Maiden, Overkill, Manowar e Black Sabbath sono dei validi concorrenti), nonché del fatto che la maglietta di Nine dei Mercyful Fate sia probabilmente la più bella (e infatti vanno a ruba da subito).
Il sole picchia forte, ma dopo lo scorso anno lo strato di amianto fa parte del DNA. Comincia il concerto e tocca ai PVR (e i misteriosi Verbena?): non male, senza veri picchi, ma neanche cadute spaventose. Seguono i Cappanera che probabilmente speravano di vincere il premio look assurdo dell’anno (ma facevano i conti senza Kory Clarke degli Space Age Playboys). Rolando dietro la batteria è una furia e l’esibizione è buona, anche se qualcuno mugugna per l’eccesso di vicinanza ai Pantera e a tutto questo filone modern metal tutto uguale. Fortunatamente tra un’esibizione e l’altra quest’anno ci viene risparmiato il Black Album e gli AC/DC ci danno la giusta carica. E’ il turno dei Lacuna Coil e per fortuna eravamo a mangiare, perché a parte la noia che suscita in noi la loro musica, abbiamo avuto l’impressione che non sia stata un’esibizione clamorosa anche per i loro fan. Il soundcheck degli Space Age Playboys è infinito, ma il meglio deve arrivare… Kory è un provocatore, l’ultimo rimasto e la tenuta glam tutta argento e paillettes, con tanto di piume di struzzo, con la quale si presenta è un chiaro invito allo stupore: ragazzi… mai visto un gruppo più infamato e bersagliato di oggetti (tra cui pezzi di cocomero, accendini, bottiglie e via discorrendo). Eppure, se esiste ancora e se davvero si può parlare di anima punk, tutto questo è esattamente quello che Kory voleva e infatti l’esibizione è rovente e nessuno dei prodi e ottusi metallers presenti potrà impedire a questo gruppo (purtroppo comunque inferiore agli immensi e mai troppo rimpianti Warrior Soul) di uscire a testa alta e da vincitori. Kory will survive!!! Si dirà che ad un festival che si chiama "Gods of Metal" far suonare un gruppo glam/punk non sia una grande idea… ma se non si è in grado di distinguere la buona musica, la provocazione e il senso profondo del rock che anima certe band, allora definirsi metallari non ha alcun senso. Per fortuna, lo stoner doom rock dei Monster Magnet rimette le cose a posto, calmierando gli esagitati e la gente ricomincia a divertirsi. Il basso è altissimo e le chitarre bassissime, ma Dave Wyndorf e soci sono dei grandi e quando il suono dello stesso basso muore improvvisamente l’esibizione non si ferma; quanto ho in corpo in quel momento mi impone in ogni caso un ottimo ricordo della loro performance. Giunto è il tempo della prima vera ovazione ed è subito chiaro che l’Italia ama gli Overkill e che gli Overkill hanno intenzione di sfasciare tutto! Bobby è un fascio di nervi e quando parla ha la stessa voce assurda che usa per cantare da anni; ogni tanto (vedi Deny the Cross e Evil Never Dies) la doppia cassa copre tutto e gli assoli sono appena intellegibili, ma nel complesso sono stati veramente grandi e l’entusiasmo della gente è alle stelle! Bobby vola sul pubblico ed è come lanciare del cibo ad un’orda di affamati, mentre D.D. Verni che forse è più riservato, si fa una bella passeggiata per l’arena e viene rincorso e fermato un po’ da tutti per la foto e l’autografo di rito. Tornate presto… vi aspettiamo!! Tra smentite e sorprese apprendiamo che Cradle of Filth ci hanno abbandonato, invece i Biohazard ci sono e sinceramente sono stati assieme ai Lacuna Coil il gruppo più inutile della giornata. Evan non ha voce e le capacità tecniche della band non fanno certo la differenza in positivo, ma il vero danno è che il loro set risulta stranamente “stopposo” e non scorre per niente. Penso siano in pochi a rimpiangerli quando scendono dal palco. Ed ora, signori, silenzio e tutti in piedi: stendete un tappeto nero ed accendete i ceri perché siamo giunti al clou della giornata: tocca ai Mercyful Fate! Purtroppo, per noi miseri mortali da platea, le sorprese durante un festival non mancano mai e mentre cerchiamo di intrufolarci tra le prime file, arriva un’orda di barbari! Un gruppo composto da un gigante tatuato e rasato con una gloriosa pancia da birra, accompagnato da una sorta di enorme biker-cinghiale e da altri due soggetti poco raccomandabili, si fa largo piuttosto rudemente tra la folla, mentre il gigante, con la bocca impegnata a sgranare quintali di patatine sparge briciole e sputazzi addosso a tutti. Al loro arrivo, il panico serpeggia e quando dietro di loro il classico furbone cerca di passare avanti a forza di gomitate, sembra proprio che la rissa debba scoppiare da un momento all’altro; ma i nostri amici barbari sono in realtà dei simpaticoni e alla fine tutto si conclude con due risate e il furbone spintonatore, rimandato al mittente, che probabilmente sarà andato a cambiarsi le mutande da un’altra parte. Preso possesso della postazione, il nostro gigante esprime la sua filosofia nei confronti dell’esibizione che sta per cominciare ”calma… questo è uno spettacolo; ai Metallica andiamo tutti a bere!”; signori, un grande!!! E infine, i Mercyful Fate. E’ subito degenero: Lucifer apre le danze e l’emozione con tanto di veri brividi sulle braccia, tocca l’apice! King Diamond è un animale da palco, nonostante i timori canta benissimo e il resto della band (tutti da elogiare) mostra chiaramente che la classe è tutt’altra cosa e loro ne hanno da regalare agli sprovveduti. Il set è intensissimo ed è chiaro che per abilità tecnica, compositiva e di intrattenimento, sono i più grandi. Intoccabili e immensi, meriterebbero riconoscimenti ben più diffusi e convinti da parte della stampa. Insomma, a mio avviso i veri trionfatori assieme agli Overkill. Purtroppo, il tempo è tiranno e l’incanto si spezza sulle note della leggendaria Come to the Sabbath. Indimenticabili, e Nine è un signor disco. Il pensiero che il posto di Cradle of Filth e Death sarà riempito dagli Stratovarius ci getta nello sconforto più totale e la domanda è: ma chi li vuole? La nostra truppa, che pure è formata da numerosi fan degli svedesi, certamente no. Ci ritiriamo in buon ordine: d’altra parte è la quarta volta in un anno e mezzo che i nostri compagni di viaggio li vedono dal vivo (per noi la seconda) e quando è troppo, è troppo. Intanto, sul palco, la band dimostra per il secondo anno consecutivo di non gradire il Gods of Metal e fornisce un’esibizione piuttosto scialba e inconcludente, anche se sinceramente superiore alla catastrofe dell’anno precedente. Insomma, il tutto si rivela comunque piuttosto noioso e anche se questo va contro ogni cellula del mio essere, devo ammettere di aver di gran lunga preferito l’esibizione degli HammerFall del giorno successivo.
Così, giungiamo a quello che in teoria dovrebbe essere il clou della giornata; il mio gruppo è piuttosto scettico: certo, i vecchi brani sono irresistibili e i Metallica erano uno dei pochi gruppi capaci di mettere d’accordo tutti i metallari del pianeta, ma ora? Cosa aspettarsi da loro? Una cosa è certa, tutti concordiamo sulla reazione inevitabile ai nuovi brani e tra noi aleggia la convinzione che tutto il pubblico muoverà guerra in caso di una scaletta tutta incentrata su Load e Reload. L’attesa si fa comunque spasmodica e alle 09.15 in punto i Nostri saltano sul palco. Il primo dubbio è subito sciolto: classico non-look dei Metallica vecchia maniera, niente eye-liner, camicine e piume di struzzo. Sembra di vedere il tour del Black Album e, infatti, l’inizio è scoppiettante; un filo di speranza si fa strada e si ricollega al logo vecchia maniera stampato sul biglietto: vuoi vedere che una tantum i Metallica vogliono tornare ad essere quelli di prima? L’illusione dura fino ai fuochi di Fuel. Il pubblico sembra gradire lo stesso e le nuove canzoni vengono accolte molto bene. Intanto, lo sconforto si impadronisce di me in misura esponenziale, quando mi rendo conto di essere l’unico con le braccia conserte; il dubbio di essere, forse, un idiota, si fa strada finché non sento il pubblico, convinto, intonare il mefitico coretto di The Memory Remains. Questo è troppo: ma davvero questa gente è la stessa che ha tempestato gli Space Age Playboys di sassi e oggetti vari? Gli stessi che ora battono le manine e cantano La-la-la-la, tutti contenti? Perdo il contatto con la realtà e non lo recupero finché non mi rendo conto che anche Wherever I May Roam non riesce più a coinvolgermi. Me ne vado e vagando sconsolato ritrovo i miei che, altrettanto sconsolati, sono seduti in terra dietro ad uno stand che copre il palco. Hai sentito Four Horsemen come è stata tagliata?, Già… e poi silenzio. One riesce a scuoterci al torpore ed è giusto ammettere che i Metallica sanno tenere il palco come pochi e che nonostante tutto Kirk Hammett non è poi del tutto rincoglionito. Arrivano i bis e Nothing Else Matters mi apre chiaramente l’immagine del funerale dei Nostri e pensare che officianti e partecipanti ridono contenti! Vorrei andarmene davvero, finché non mi accorgo che Hank Shermann e King Diamond (senza trucco e tuba!) sono saliti sul palco. Qui finisce la razionalità e comincia il sogno: quindici minuti scarsi che valgono l’intero concerto, un medley perfetto baciato dall’oscurità e poi, a chiudere, Battery. Mi sento rinascere e nonostante i fuochi d’artificio, Load e Reload, i video pessimi di Garage Inc. e le cose tremende che mi fanno ingollare ad ogni intervista, concludo un personale armistizio con i Four Horsemen. Non saranno mai più loro, ma ormai la cosa non mi riguarda più. E’ finita la gloriosa epopea di Whiplash. Rimane un gruppo che poteva essere il più grande, ma ha scelto un’altra strada. Unica consolazione, una buona prestazione dal vivo e la ritrovata pace con me stesso. Usciamo sconvolti e sfiancati, inconsapevoli che vagheremo per mezz’ora in cerca della macchina risucchiata dall’infame parcheggio a pagamento. Ci aspetta una “piacevole” dormita sui “comodissimi” seggiolini, ma la stanchezza è davvero troppa per questionare. A domani.

METALLICA SETLIST
1. The Ecstasy of Gold (Intro)
2. Breadfan
3. Master of Puppets
4. Of Wolf and Man
5. The Thing That Should Not Be
6. Fuel
7. The Memory Remains
8. Bleeding Me
9. Bass/Guitar Solos
10. The Four Horsemen
11. For Whom the Bell Tolls
12. King Nothing
13. Wherever I May Roam
14. One
15. Fight Fire With Fire

Encore:
16. Nothing Else Matters
17. Sad But True
18. Creeping Death

Encore 2:
19. Die, Die My Darling
20. Enter Sandman

Encore 3:
21. Mercyful Fate Medley
22. Battery


DAY TWO: 6 GIUGNO 1999
Mi sveglio col sole già alto, mi guardo nello specchietto retrovisore e mi rendo conto che non essermi messo la cremina protettiva della mamma è stata l’ennesima stronzata: il sole di Milano è un killer che non perdona. Ma che prezzi assurdi ci sono a Milano? La colazione ci costa 62.000 lire in cinque e i seguenti due litri di vino stendono l’allegra combriccola che, già intronata al caldo, sembra lasciarsi prendere dall’ignavia, dimenticando che gli Skyclad incombono. Trovato qualcuno che mi accompagnasse, mi dirigo verso l’arena. Le solerti forze dell’ordine (oggi tocca ai Carabinieri) fanno togliere il bracciale borchiato al mio amico che, emulando il pelide Achille, scatena la sua ira funesta su quello che vede e in preda ad una crisi mistica fa appello alle forze del Valhalla chiedendo sanguinosa vendetta. A dirla tutta, l’esibizione dei cari menestrelli è decisamente più interessante del mio amico. Il pubblico è senz’altro numericamente inferiore al giorno precedente, ma meno stitico in fatto di applausi, che piovono scroscianti così come i cori di incitamento. Martin Walkyer e il suo gruppo sono estasiati dalla risposta dell’audience e la loro prestazioni è una delle più belle in assoluto, così come le parole del commosso singer, un monumento di umiltà per essere un veterano, che ringrazia ripetutamente il pubblico. Grande gruppo, grande attitudine, grande musica che riconcilia con la vita, siamo noi a dover ringraziare e vedere la folla che balla compatta durante Spinning Jenny resterà a lungo nella mia memoria. Il mio interesse per i nostrani Time Machine si smorza invece molto velocemente e mi allontano dall’agone. Bravi, molto bravi ma danno l’impressione di non aver azzeccato al meglio la scaletta per un festival all’aperto. Intanto, mi giungono voci di un gruppo che in mattinata è stato costretto ad abbandonare il palco, non so chi siano e cosa proponessero ma gli auguro miglior fortuna in futuro! I soliti bene informati ci informano anche che i W.A.S.P. hanno dato forfait e che al loro posto ci saranno i Megadeth. Ormai resisto a tutto e ingollo anche questa, vedremo. I Nevermore salgono sul palco, noto subito che Warrel Dane indossa la stessa t-shirt indossata dal chitarrista dei Lefay nella data di Biella. I due gruppi hanno condiviso il tour europeo, ma evidentemente per gli svedesi non c’era posto nella scaletta del Gods. Il set degli statunitensi invece è devastante, adoro il loro modo di scrivere e tecnicamente non sfigurano davanti a nessuno. Sono un adoratore di Tim Calvert (Forbidden where are you now? We miss you so…) ma anche il biondo compagno non scherza affatto, così come il resto del gruppo. Molto, molto bravi e riprendendo la frase di un ragazzo vicino a me ”cattivi… cattivi… cattivi!!” We are Nevermore from Seattle, Washington, grunge is dead!, questo è il loro commiato e anche il mio, dato che decido di andare a recuperare il resto della truppa che staziona ancora fuori. Perdo così l’esibizione di Labyrinth, Iron Savior e di un’altra misteriosa band che, nuovamente, riesce a farsi buttare fuori ricoperta di insulti e oggetti (una bruttissima abitudine, a questo punto, da censurare in ogni caso).
Tempo per tornare dentro l’arena, a ridosso dell’esibizione degli HammerFall. Joaquin Cans è in grande spolvero e fornisce una delle prove più convincenti di tutto il festival. Il pubblico li adora e si vede! Il loro spettacolo va via liscio come l’olio, senza pecche né timori reverenziali. Per conto nostro, si sarà capito che non apprezziamo molto il nuovo power e sinceramente la mancanza di idee e di personalità in questo caso è troppo evidente. Tutti bravi, per l’amor di Dio, però è difficile ascoltare le loro canzoni e non notare la piattezza del tutto. Dimenticavo di segnalare che all’entrata le forze dell’ordine ci fanno buttare gli accendini e questo nonostante l’evidente stupidità del gesto. Merito di quanti li hanno usati come mezzo per scacciare le band dal palco? Può darsi, fatto sta che chi era dentro li ha ancora e noi invece dobbiamo ogni volta andare a cercarne uno. La notizia di colore è che il mio amico, grazie ad una ragazza che si è prestata gentilmente a richiederlo indietro, ha riavuto il suo bracciale sequestrato la mattina ed è felice come un bimbo. I Rhapdsody che non sono in scaletta quest’anno, salgono sul palco per salutare e dare il loro sostegno ad una candidatura politica, che ha in mente una proposta per la musica. Sinceramente, di una cosa del genere non si avvertiva il minimo bisogno ed anzi non posso davvero accettare che si sfruttino spazi del genere per fare propaganda politica di qualunque segno, specialmente da parte di musicisti. Una vera e brutta caduta di stile.
Torniamo alla musica con l’esibizione degli Angra. Sappiamo tutti che si tratta di grandi musicisti e ottimi compositori e la loro esibizione è davvero piacevole, l’inserto percussionistico davvero divertente e coreografico e il finalone di Carry On decisamente azzeccato. André Matos non sembra al meglio, ma con la voce che si trova, il suo peggio rischia di essere comunque troppo per quasi chiunque altro nel genere. Fossero appena meno melodiosi e appena più convinti di essere una HEAVY METAL band, avrebbero tutto il mio sostegno. A dirla tutta, la tensione per l’attesa dei Motorhead ad un certo punto diventa insostenibile e sinceramente riesco ad apprezzare l’esibizione dei brasiliani in maniera completa solo a posteriori: lì per lì, non vedevo l’ora che finissero. Le fittissime maglie del pubblico si allargano durante il cambio palco e ne approfittiamo per spingerci avanti, giungendo in quarta fila. Consapevoli che in quella posizione verremo massacrati dal pogo cerchiamo di infilarci ulteriormente ma è davvero impossibile, a meno di ricorrere ad espedienti di cui facciamo volentieri a meno. Come il giorno prima, il diradamento delle file lascia spazio a dei curiosi personaggi: il primo, che pensa bene di spintonarmi subito, è una sorta di Motorhead vivente: completamente vestito di pelle tranne che per il giubbotto jeans ricoperto di spille, tatuaggio della copertina di Overkill sul braccio sinistro, bandana, pieno di anelli, sui lati dei pantaloni di pelle ogni dieci centimetri uno Snaggletooth metallizzato. Naturalmente alto più di un metro e novanta e pure grosso. Due romanacci grossi, grezzi e gretti vanno a raggiungerlo, ritrovando un altro compare pure lui grosso e frontman di una cover band dei Motorhead. Il gruppo così composto comincia subito a far casino, a spingere, urlare, insomma a rompere i coglioni un po’ a tutti e il massimo si raggiunge quando accanto a loro, ricompaiono i barbari del giorno prima. Il pensiero di ritrovarmi in un pogo condotto da questi personaggi mi agghiaccia. Intanto, una adorabile ragazzina in prima fila ha la bella pensata di lamentarsi della presenza dei Motorhead, dato che “questo è il Gods of Metal, mentre i Motorhead fanno rock’n’roll: sono qua da stamani e voglio rimanere fino ai Manowar, annuncia fieramente. Siamo tutti consapevoli che la poverina non si rende conto di cosa la aspetta a breve e ce la ridiamo sotto i baffi. Vedere Lemmy e compagni resta un’emozione immensa e quando salgono sul palco stiamo già urlando tutti come pazzi. Parte Bomber e da lì in avanti è un macello spaventoso: il pogo è furioso e assieme a quello provato per Slayer al Palavobis e Pantera l’anno precedente proprio al Gods, probabilmente il massimo casino a cui abbia assistito. La gente vola da tutte le parti e il pogo si allarga a macchia d’olio coinvolgendo anche le primissime fila. We Are Motorhead… and we are gonna kick your ass!, niente di più vero! Sembrano un gruppo death maledettamente bastardo e la distorsione è annichilente. Nel frattempo la ragazzina di prima è stata portata via in non so quale stato di incoscienza. Intanto, una ragazza tedesca dalle enormi tette è completamente estasiata dal marasma e batte le mani felicissima ai bordi del pogo, finché in un estremo atto di coraggio si butta nel mezzo raccogliendo una quantità immensa di legnate ed esce che è una furia: picchia tutti e salta ovunque come un’invasata! Non posso immaginare cosa si vedesse dal palco, ma doveva essere un bello spettacolo. Cerco di scappare ormai tumefatto, ma nemmeno a farlo apposta parte Killed By Death e sono costretto a ributtarmi dentro fino alla fine. Sul palco Lemmy e soci non si preoccupano troppo di intrattenere il pubblico, Phil ha dei problemi con l’entrata della chitarra e Lemmy sembra un po’ assente, ma la musica ti prende veramente a calci e l’unico momento di requie è quando il gruppo esce dal palco prima dei bis, poi… Ace of Spades irrompe e il macello raggiunge l’apice. Applausi scroscianti e vai con Overkill… Hey… Ma quello è James Hetfield!! Il bestione biondo canta e si dimena, indica Lemmy, pronunciando alcune parole tipo ”I like this man”, e pensare che invece voi non avete capito proprio un cazzo di questo Signore che più va avanti e più diventa veloce e cattivo! Inchino di gruppo – anche se James non voleva, per non rubare attenzione ai Motorhead- e il “Loudest man on Earth” se ne va, mentre il “Best Drummer in the World” fa volare un piatto della batteria. Due parole: sono dei vecchietti, ma sfasciano tutto; il pogo è stato furioso, ma sostanzialmente corretto; gli stronzi che volano sulla gente scalciando hanno fatto più danni che altro e si sono presi più cazzotti che incitamenti: se non siete capaci, lasciate perdere che rischiate di farvi e di fare del male agli altri. Memorabile uno che si ritrova i jeans completamente stracciati e gli attributi di fuori. Ad ogni modo, come prevedibile, i Motorhead escono da vincitori lasciando le briciole agli altri.
Arriva il buio e con lui il tempo per gli headliner Manowar. Alla fine, i W.A.S.P. non hanno suonato e non sono stati sostituiti, mentre nessuna spiegazione è arrivata dall’organizzazione. Non ci resta quindi che mettere insieme le ultime forze e prepararci all’arrivo degli statunitensi. Per tutto il giorno, il rumore delle moto dei Manowar ha costellato più volte il sottofondo attorno all’arena del Forum e più di una volta qualche spericolato si è arrampicato sulle lamiere che fungono da confine del parcheggio, per vedere la band. Nessuna sorpresa quindi quando, sulle note dell’intro, i quattro si presentano sul palco a cavallo dei propri mostri a due ruote rombando a ripetizione, prima di dare il via con la consueta Manowar. Chi va ad un loro concerto sa cosa aspettarsi da questa band, ovverosia tamarraggine a profusione, pose plastiche, cliché sparati a mille sostenuti con la convinzione più feroce, volumi tremendi, odi al metallo, machismo e quant’altro. Ebbene, i newyorchesi non vogliono deludere i loro fan e nel tempo si sono costruiti una fama proprio per la coerenza con la quale tutto questo viene portato avanti. Qualcuno sostiene con neanche troppa velata ironia, qualcun altro invece con ostentata convinzione. Poco importano ora le disquisizioni, i quattro sono sul palco e non c’è tempo per perdersi in quisquilie, mentre la folla è in delirio per loro. Unico neo rispetto al quadretto ideale sono i volumi, a dire il vero non proprio irresistibili e anzi stranamente ovattati man mano che ci si allontana dal fronte del palco. Ad ogni buon conto, il gruppo sa quello che fa e sa come farlo al meglio. Forse Scott Columbus non è proprio il miglior batterista sulla Terra, sicuramente non è il più fantasioso, ma d’altronde, questo ci interessa il giusto e il nostro fabbro ferraio baffuto picchia come un dannato. Karl Logan non è d’altra parte che un ottimo esecutore, fantasia zero, personalità ancora meno, in compenso ha una frangetta devastante. Quindi tutto lo show si regge sui due leader, Joey DeMaio e il suo implacabile compagno Eric Adams. A proposito di quest’ultimo, molte sono le attenzioni su di lui e forti i dubbi sulla sua tenuta. In realtà, le sue doti sono tali che in effetti non ci si può davvero lamentare dell’impegno e della dedizione con la quale interpreta e rende vivi i brani della band. Resta uno dei migliori frontman in circolazione. La scaletta proposta è decisamente azzeccata, una vera manna per i fan che difatti sostengono intensamente l’esibizione in un continuo incitamento e con tanto di pugno alzato al cielo nella classica posa alla Manowar. I quattro sanno bene di avere in Italia uno zoccolo duro di veri appassionati e non mancano di sottolinearlo, probabilmente anche con la giusta fierezza che deriva dalle origini familiari. Kill with Power è portentosa e la ruffianissima Carry On viene cantata da tutto il pubblico riunito, prima di Sign of the Hammer e del consueto assolo di Joey DeMaio, al quale ogni vero fan deve rispondere con i lucciconi e l’emozione tributata al miglior bassista del mondo (non potrebbe essere altrimenti). Ovazione e brividi a profusione per la doppietta Kings of Metal e Hail and Kill, ma la stanchezza della due giorni comincia decisamente a farsi sentire e di fronte alle non proprio imprescindibili The Gods Made Heavy Metal e Metal Warriors (che ho sempre odiato, col suo incitamento a lasciare la sala… prova a coinvolgerli e convertirli invece di buttarli fuori, no?), cominciamo a ritirarci verso le retrovie. Appena in tempo, prima che la pantomima del Nessun Dorma prenda atto. Il confine tra tamarraggine e kitsch parlando di Manowar è inesistente, ma in questo caso siamo andati davvero oltre. Con rispetto parlando, questo tipo di finezza non appartiene al repertorio di questa band e sinceramente l’omaggio all’Italia, per quanto apprezzabile, risulta decisamente fuori bersaglio e… chi l’ha sentito il famoso “vincerò” finale? Io no: completamente sovrastato dalla musica di fondo, si ha proprio il dubbio che non sia stato neanche intonato da Adams, che resta un signor cantante ma forse pretende troppo dalla sua impostazione. Lo show si avvicina alla fine e Return of the Warlord chiude il set. Ovviamente il gruppo viene richiamato a gran voce sul palco dall’encomiabile pubblico, per la classica Black Wind, Fire and Steel, seguita da Power che chiude definitivamente l’esibizione, nel tripudio generale. The Crown and the Ring viene diffusa dalle casse con uno spettacolo di luci che consente a chi proprio non ne vuole sapere di mollare, di esibire tutta la propria maschia muscolatura col pugno a martello.

SETLIST MANOWAR
1. Intro
2. Manowar
3. March for Revenge (By the Soldiers of Death)
4. Kill With Power
5. Carry On
6. Sign of the Hammer
7. Bass Solo / Sting of the Bumblebee
8. Kings of Metal
9. Hail and Kill
10. The Gods Made Heavy Metal
11. Metal Warriors
12. Nessun Dorma
13. Return of the Warlord

Encore:

14. Black Wind, Fire and Steel
15. The Power
16. The Crown and the Ring (Lament of the Kings)


IL CONGEDO
Doloranti, stanchi, bruciacchiati dal sole, con le orecchie che già iniziano a fischiare, come uscendo da un sogno ci avventuriamo verso il parcheggio, ben consapevoli che per uscirne e riguadagnare la tangenziale di Milano avremmo impiegato delle ore, cominciamo ovviamente a fare i primi discorsi su quello a cui abbiamo partecipato. Purtroppo, pur con tutte le previsioni del caso, il tempo per uscire dal parcheggio sembra davvero infinito, mentre le nostre forze non lo sono affatto. E’ così che mentre noi decidiamo di andare comunque avanti, metà dei nostri compagni arrivati all’altezza di Casalpusterlengo abbandonano ogni ritegno e decidono di fermarsi in una piazzola a dormire (ripartiranno la mattina successiva senza problemi). Che dire ancora: la formula dei due giorni è senza dubbio massacrante e il parcheggio di Assago la peggior location sperimentata finora, esattamente come l’anno scorso. Stavolta, l’organizzazione ha previsto un grande gazebo con tavoli e panchine, ma l’ombra offerta è minima e ridicola in considerazione della quantità di gente accorsa nonostante tutto. Si confermano poi i cronici problemi già sperimentati l’anno scorso: servizi igienici al collasso già dopo poche ore (e non parliamo dello stato al termine della due giorni), sporco in terra a livelli intollerabili; code assurde davanti ai pochissimi stand alimentari, sempre a prezzi assai poco popolari per panini che lasciati al sole per ore sono di gomma; pochissimi stand alternativi per ingannare il tempo tra gruppo e gruppo o magari in presenza di band non di interesse. Insomma, al solito ci ritroviamo sbattuti in un parcheggio davanti ad un palco. Se va bene così, così sia. Altrimenti, è così lo stesso. Le carenze dell’area si estendono poi all’assenza totale di una vera e propria area campeggio attrezzata: dormire in macchina non è certo la fine del mondo, ma almeno avere dei servizi igienici poteva essere d’aiuto, invece di doversi arrangiare con bottiglie e quant’altro. A livello di suoni, le solite luci ed ombre: gruppi inspiegabilmente mortificati, altri con volumi perfetti e poi tanto tanto caldo e sole e... ma insomma, ne è valsa la pena? Certo, non sarà qualcosa che ci dimenticheremo. Ma la strada per un grande festival in Italia non sembra affatto in discesa.

EDIZIONE 1999 (Forum Open Air Arena, Milano)
Sabato 5 giugno
Metallica
Stratovarius
Death (ANNULLATO)
Cradle of Filth (ANNULLATO)
Mercyful Fate
Biohazard
Overkill
Monster Magnet
Space Age Playboys
Lacuna Coil
Cappanera

Domenica 6 giugno
Manowar
Motörhead
W.A.S.P. (ANNULLATO)
Angra
HammerFall
Iron Savior
Labyrinth
Nevermore
Time Machine
Skyclad
Avalon
Headstone Epitaph



thrasher
Giovedì 15 Novembre 2018, 10.58.38
42
Un bel ricordo Dell asfalto rovente...
Area
Giovedì 15 Novembre 2018, 10.23.58
41
Anni e anni fa sentivo parlare di questa edizione come quella più storica... o forse era quel dell'anno dopo... boh non so. Ma tutte ste band annullate?? Ma poi... il Gods of metal lo fanno ancora? E se NO da quanto non lo fanno più?
Galilee
Lunedì 6 Novembre 2017, 18.11.49
40
Secondo me si. Avevano una crew bastarda e rivoltosa ahahahah.
TheSkullBeneathTheSkin
Lunedì 6 Novembre 2017, 17.18.29
39
Troppa roba tutta insieme. Lo si legge nei commenti, "un amico era venuto solo per i cradle","presente il primo giorno" oppure "presente il secondo giorno"... non so voi, ma io questi li considero "eventi" non "concerti" e non mi strappo i capelli che non se ne facciano più molti
Elluis
Lunedì 6 Novembre 2017, 16.23.42
38
@Galilee visto che gli Stratovarius si sono sempre portati i loro tecnici (fonici ecc.), non mi sembra molto plausibile che boicottino la band per cui lavorano, tantomeno il festival che li ospita, non credi?
Galilee
Lunedì 6 Novembre 2017, 14.06.05
37
Non erano gli Stratos a non gradire il Gods. È sempre stata l'organizzazione a boicottarli. Senza farlo apposta sicuramente. Visti headliner più volte. Sempre stati super professionisti e mai avuto problemi.. Nelle due date che li ho visti al Gods non funzionava nulla. Prima la chitarra poi la voce poi il basso..ecchecazzo...
galilee
Lunedì 6 Novembre 2017, 12.36.41
36
I Cradle fuori dalle palle, non l grazie.
Galilee
Lunedì 6 Novembre 2017, 12.35.36
35
C'ero il primo giorno. Tra cose da ricordare. Un gran concerto dei Metallica, i Grazie fuori dalla pelle, gli Space age playboys numeri uno. Kory Dio. Birra e non solo come se piovesse.
Marco Vola
Lunedì 6 Novembre 2017, 10.31.51
34
C'ero. Motorhead, Overkill e Mercyful fate vincitori assoluti.
gabriele
Lunedì 6 Novembre 2017, 9.40.09
33
presente il secondo giorno. Ricordo bene che andai solo per i manowar che dovevano "fare" molti pezzi vecchi, era appena uscito un live (strano ) a proposito. RImasi abbastanza deluso, tranne i picchi per me, di March for Revenge e Carry on, solita scaletta... Bravi anche gli Angra e gli Skyclad, e bruttissimo il siparietto con lo spot elettorale.
Ruben
Giovedì 2 Giugno 2016, 6.54.02
32
presente a entrambi i giorni. Belle setlist ma organizzazione e location terribili. Dal 2005 ho detto addio al gods. W i festival stranieri
Lizard
Lunedì 30 Maggio 2016, 22.08.41
31
No Luigi, non ci hanno suonato. Sono due band diverse.
Luigi
Lunedì 30 Maggio 2016, 21.25.40
30
Non lo sapevo, quindi ci suonarono buono a sapersi!!
Under a pale grey sky
Lunedì 30 Maggio 2016, 21.18.18
29
Cos' è il tuo spauracchio? Sei ossessionato da lui che lo vedi ovunque? Ti sbagli non sono la persona che credi. Ma pensa questo.
Lizard
Lunedì 30 Maggio 2016, 20.52.23
28
Half Ano puoi anche continuare ad usare il tuo vero nick, tanto lo stile si riconosce. Grazie per il simpatico suggerimento.
Under a pale grey sky
Lunedì 30 Maggio 2016, 20.35.54
27
A proposito di Verdena...su questo sito sono praticamente inesistenti. Complimenti. Ci sono live report del Teatro degli Orrori, recensioni di Ivan Graziani, Fossati, Battiato, Diaframma, speciali dedicati al punk...ci mancano solo i Ricchi e Poveri e i Jalisse...Ma dei Verdena neanche l'ombra...nonostante siano da quasi 20 anno orgoglio nazionale con la loro musica di qualità e live infuocati. Penso che si meritino decisamente spazio anche qui.
Agnostico
Lunedì 30 Maggio 2016, 18.23.14
26
@Luigi:I Verdena inizialmente si sarebbero dovuti chiamare Verbena,ma hanno dovuto cambiare nome perché c'era già questa band.
LAMBRUSCORE
Lunedì 30 Maggio 2016, 17.29.44
25
"..non ho mai saputo..."
LAMBRUSCORE
Lunedì 30 Maggio 2016, 17.28.40
24
C'ero il secondo giorno, grandi ricordi, peccato per la location sul cemento...poi non mai saputo perché i W.a.s.p non hanno suonato, porc....
Luigi
Lunedì 30 Maggio 2016, 16.35.07
23
Verbena ovverosia suonarono i Verdena?
Fox
Lunedì 30 Maggio 2016, 14.38.33
22
Presente alla prima data e mi ricordo il "bellissimo" abbinamento pogo-pelle bruciata dal sole durante l'esibizione dei Metallica. Location a parte, bei ricordi. Un mio amico è venuto esclusivamente per i Cradle e non vi dico le bestemmie quando ha saputo della loro dipartita. Poco tempo dopo ho letto da qualche parte un intervista a Dani Filth che si scusava per la loro mancata partecipazione senza però spiegarne il vero motivo, rimanendo molto vago...
Psychosys
Lunedì 30 Maggio 2016, 11.03.56
21
Bellissimo articolo, molto realistico e coinvolgente. Complimentoni Lizard
Il Cinico
Lunedì 30 Maggio 2016, 8.47.10
20
Presente ad entrambe le date...non mi sembra vero che son passati 17 anni...
Argo
Domenica 29 Maggio 2016, 16.26.02
19
Ero presente alla data dei Metallica! Bei ricordi di una vita fa...
mario
Domenica 29 Maggio 2016, 15.36.35
18
Si @Lizard, purtroppo hsi detto bene per i Death,purtroppo perche' al mitico shouldiner fu diagnosticato proprio nel 1999 il tumore al cervello, che tristezza,comunque pur non svdnfoio potuto essere li, LS descrizione di Lizard me lo fa immaginare, bel Bill fu fatte le somme.
Lizard
Domenica 29 Maggio 2016, 14.27.19
17
Grazie per i commenti! Aspetto volentieri altri che erano presenti che integrino i miei ricordi mario: mai sapute le motivazioni ufficiali, a parte naturalmente per i Death, purtroppo.
daniele
Domenica 29 Maggio 2016, 11.01.08
16
presente il giorno dei kings. ricordi stupendi
NihilisT
Domenica 29 Maggio 2016, 0.29.23
15
c'ero...King Diamond che canta con i Metallica spettacolo...ricordo le bestemmie dette dopo aver scoperto che ci sarebbero stati gli Stratovarius e non i Death...ricordo il caldo bestia...e poi per BRUTUS..c'ero anche nel 91...i metallica che entrano con un boato pauroso...brividi...
Hellion
Sabato 28 Maggio 2016, 19.47.59
14
Mi piacerebbe tornare all'86 per far sentire ai Metallica Fuel e paccottiglia seguente.
Forbiddenevil
Sabato 28 Maggio 2016, 18.50.49
13
Grande Saverio, che ricordi mi hai fatto riaffiorare. Io andai solo il secondo giorno e per i Motorhead, solo per loro degli altri non me ne poteva fregare di meno (un pò gli Skyclad per via di Martin Walkyer - SABBAT ). Il pogo fu mostruoso, uno dei più devastanti ai quali ho assistito (mai come SLAYER e OVERKILL nel 1989 a Milano, la morte!!!). Ricordi!!!
Hard & heavy
Sabato 28 Maggio 2016, 18.08.24
12
complimenti Lizard, articolo bellissimo e splendida lettera da mandare a metal shock.
AL
Sabato 28 Maggio 2016, 15.23.39
11
Presente il sabato. King Diamond che canta coi metallica! Indimenticabile!
mario
Sabato 28 Maggio 2016, 15.03.48
10
Qualcuno dai motivi dei gruppi che annullarono la data al Gods?.salute?.o che altro?
Doomale
Sabato 28 Maggio 2016, 14.27.40
9
Bell'articolo e bel Gods...condivido parecchie cose riportate...Questo e' l'unico che ho fatto di Gods perche' fortunatamente proprio in quel periodo iniziai la leva in quel di Piacenza...Che dire ho ottimi ricordi..grandi Motorhead, Manowar, Mercyful Fate e pure i Metallica va', anche se l'album del tour mandava di corpo😁 ..ma bravi anche gli altri. Gli unici che non ho seguito sono i Lacuna coil, ma semplicemente perché non mi sono mai piaciuti. Bei tempi con tanti amici su del nord, che poi dopo il concedo ci siam persi di vista. Mi ha fatto un bell'effetto st'articolo!
Ulvez
Sabato 28 Maggio 2016, 14.21.47
8
bell'articolo davvero, ne ho apprezzato molto l'autenticità. riguardo alla situazione dei festivl in italia, direi che oggi la situazione non è molto migliorata, se non per le realtà più "di nicchia".
mario
Sabato 28 Maggio 2016, 14.12.51
7
bell'articolo.Purtroppo ho cominciato dal 2000 a frequentare il Gods quindi questa edizione l' ho persa, i Metallica avevano già' imboccata DH disco la loro scelta criticissima, con qui una scaletta alla"insomna", orr wysnto riguarda i Manowar, concordo anche io su Nessun Dotms, veramente di dubbio gusto e fuori luogo, pero' scaletta set list favolosa, e brani sicuramente da brividi avra' interpretato Adams, adoroaded. match ofthe Revenge Metal Wartiors o l'assalto arrembsnte speed epic thrash di Kill With Power, sublimi invece Metal Warriors e Soprattutto Hsil snd Jill, canzoni che lasciano veramente il segno, ottima snche la scelta dei brani dei Motorhead, mi sarebbe tanto piaciuto vedere gli Angra, i Nevermore ,gli Skiclad e i Time Machine, purtroppo non sono per un motivo o per un altro mai riuscito a vederli.Che peccato!.A propditovefo W.A.S.P. annullato.Motivo vero?
Agnostico
Sabato 28 Maggio 2016, 11.51.38
6
Bellissimo articolo,l'ho letto tutto con molto piacere
Kai Shiden
Sabato 28 Maggio 2016, 11.47.28
5
Sicuramente non è solo colpa degli organizzatori ma di tutti noi, se le cose dopo 17 anni non sono cambiate. Non voglio infierire ma a Wacken ci sono gli stand per riparare le sedie a rotelle degli invalidi.
Kai Shiden
Sabato 28 Maggio 2016, 11.39.54
4
Complimenti per la lettera, ha descritto bene l'atmosfera.
HeroOfSand_14
Sabato 28 Maggio 2016, 11.39.03
3
Bellissimo racconto, si parla di "mito" perché rispetto ad oggi di questo si trattava. Oggi è purtroppo impensabile trovare da noi un festival con nomi del genere tutti assieme, che siano stati o meno nel periodo roseo della carriera. Metallica, Mercyful, Skyclad, Stratovarius, Angra, Manowar, Motorhead...spettacolo puro, per uno come me che era solo un ragazzo di 7 anni all epoca questo ė stato un evento storico. Fa strano comunque leggere che dopo 17 anni i festival italiani grossi sono messi allo stesso, orribile modo parlando di organizzazione..
Lizard
Sabato 28 Maggio 2016, 10.47.07
2
Vedo che l'articolo lo hai letto, ma anche no
Brutus
Sabato 28 Maggio 2016, 10.44.36
1
Se questo per voi e' il mito con i metallica di reload o dei live acustici con molti gruppi che annullano....allora che erano i Monsters of Rock anni 80 e inizio 90 dove i Metallica avevano i loro posto per esempio di non headliner ma di spalla agli AC/DC.... Altri tempi ma sopratutto altre menti...senza telefonini senza selfie senza fb e cagate simili..solo capelli lunghi anfibi e chiodi..qualche tatoo ma poca roba giusto "Mamma Perdono" sulla spalla.. Ai buon intenditori poche parole
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