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LEGENDS OF ROCK - # 37 - High Tide
14/06/2016 (1202 letture)
Cosa definisce come tale una leggenda del rock? Certamente la produzione di vari dischi di valore assoluto e la capacità di fare breccia nel cuore delle masse, mediante canzoni ed album il cui significato va oltre quello della semplice somma delle note che li compongono, è essenziale. Di solito, anche l’aver avuto carriere estremamente longeve, che hanno attraversato i decenni e le generazioni, ha un peso molto rilevante. In altri casi, carriere brevi, ma estremamente intense e magari interrotte da una morte prematura, costruiscono leggende talvolta solo postume che poi entrano nella storia personale di tutti noi. Tuttavia, in altri casi è l’aureola di mistero che circonda un certo gruppo, ritenuto fondamentale più dagli addetti ai lavori e dagli specialisti ed a dispetto di una produzione limitata, a generare un alone arcano che, quando si sposa ad una proposta musicale dalla qualità effettivamente elevatissima ed alla difficoltà di reperimento del materiale che lo riguarda, ad innalzare al rango di Legends of Rock band non molto conosciute. Quest’ultimo, almeno in parte, è proprio il caso degli High Tide. Recentemente incontrati in una puntata della serie Sine Qua Non condivisa non a caso con i Black Sabbath, gli inglesi hanno una storia ancora molto interessante da raccontare e soprattutto della grande musica da proporci, sia in quanto tale, che in senso storico.

158 GHINEE PORTATE DALLA MAREA
Nati nel 1969 per iniziativa del cantante, tastierista e chitarrista Tony Hill, il quale iniziò a suonare giovanissimo dopo aver comprato una Stratocaster per 158 ghinee e facendosi poi le ossa suonando cover R’n’B in una base militare americana in Francia, ex The Answers (un singolo nel 64 intitolato Just a Fear oggi molto raro), Misunderstood (con Glen Ross Campbell, poi Juicy Lucy) e brevemente Torquoise (con Hermione Farthingale ed il suo compagno, tale David Bowie); di Simon House, violinista abile anche alle tastiere, poi professionista di spicco; di Pete Pavli al basso e Roger Hadden alla batteria, gli High Tide arrivano rapidamente ad incidere il loro primo album. Il disco, a dispetto del fatto che sarà dimenticato in fretta e con incredibile superficialità, è da considerare come importantissimo per la scena hard rock poi heavy metal e per quella progressive. In realtà, però, la prima incisione ufficiale della band è quella come gruppo da studio per Sinister Morning, primo album di Denny Gerrard, giovane artista proveniente da Cape Town ed il cui primo singolo era stato prodotto da Jimmy Page col moniker The Fifth Avenue. Un altro piccolo intreccio storico del grande libro del rock. Gli High Tide, ad ogni modo, entrano immediatamente nel giro della Clearwater, agenzia di management che aveva nel proprio roster anche gli Hawkwind. Il fatto che più tardi la storia di Simon House si incrocerà con la band che fu anche di Lemmy, non sarà casuale. Nonostante i due approcci artistici non si sposino molto, il lavoro svolto in sala d’incisione dal gruppo per conto di Gerrard è abbastanza interessante e frutta alla band la possibilità di registrare il proprio materiale, quasi tutto a firma Hill, presso i Bond’s Olympics Studios. Tutto ciò sotto la supervisione di un ingegnere del suono/produttore come George Chiantz, già al lavoro con Family ed Hendrix. Poco più tardi, Gerrard si trova a produrre Sea Shanties, primo, favoloso album degli High Tide, uscito nell’ottobre del ’69.

SINISTRI CANTI PROVENIENTI DAL MARE
Malgrado un’accoglienza tiepida di parte della stampa (addirittura sprezzante la recensione di Melody Maker) ed un accostamento in realtà ardito con il disco d’esordio dei Black Sabbath giunto poco dopo -e sottolineo: dopo- ed in generale con la categoria “Dark Music” che descrive solo in piccola parte le sfumature della sua musica, Sea Shanties contiene i prodromi di vari generi che si imporranno di lì a poco. Psichedelia e free jazz, sì, ma anche hard rock di grande impatto e riff che potrebbero tranquillamente essere classificati come heavy quando l’heavy non esisteva ancora -tanto che la band fu considerata subito la più dura del circuito londinese- e “fughe” che annunciavano con chiarezza il progressive prossimo venturo, anche questo ancora tutto da definire. Il tutto unitamente ad un’iconografia anche questa tendenzialmente progressive (la firma sui loro artwork di Paul Whitehead, lo stesso che si occuperà delle più belle cover dei Genesis, è sintomatica). Il gruppo si ritaglia subito una certa notorietà, ma, come detto, più tra il pubblico che sulla stampa. Altro punto importante nell’ottica di un lettore italiano, è che la loro fama era più solida all’estero che in patria, ed in particolare proprio qui in Italia, come accadrà per molte band progressive, Genesis in testa. A questo proposito, allego al pezzo un articolo originale che sottolinea la questione, nella quale, tra l’altro, si può leggere a mo’ di spiegazione la frase “Gli italiani, a quanto pare, hanno un certo gusto per la musica pesante”. Un giudizio che, rapportato a quanto poco si imporrà il metal dalle nostre parti, riletto oggi suona deprimente. Nello stesso scritto, Pavli si lamentava dei troppi gruppi che esistevano e delle difficoltà a suonare dal vivo e ad essere pagati il giusto, proprio come accade adesso da noi; corsi e ricorsi storici. Importantissimo, nella definizione del suono dell’Alta Marea, l’apporto del violino elettrico di Simon House in simbiosi/contrapposizione rispetto alle chitarre. Anche questo un elemento molto in anticipo sui tempi. Pure dal punto di vista delle tematiche, Sea Shanties venne frettolosamente collocato nell’ambito “dell’oscuro” insieme ai già ricordati Black Sabbath ed ai Black Widow, specialmente qui in Italia dove non erano in molti a capire l’inglese, ma i loro testi erano in realtà rivolti altrove e, comunque, non dove si voleva credere.

Up your exploitation to the mill
I can fly and I will
Kill your dreams of darkness now
Turn around,
See me cryin’

Smell the burning flesh in the air
Screamin’ “child must you stare”
Fryin’ slowly to the bone
When you’re gone,
Who’ll be cryin’?

Da Futilist’s Lament

Would that I could fake my way
through parlour games and leave without the smell
and have an interesting point of view?
Quoting every lady’s god
who prostitutes advice for them to sell
selecting optimistic songs of prays?

Many have been shattered by the fear
others may risk all to have a clear view

Da Pushed, but Not Forgotten

Da notare come, in principio, la band avesse dei grossi problemi di equipaggiamento che ne limitavano moltissimo la resa acustica. Fu solo dopo che una demo piuttosto “raw” giunse tra le mani di un responsabile dell’americana Liberty/UA Records che li mise sotto contratto, che riuscirono a venire fuori da queste secche -termine molto appropriato, direi- ed a registrare il loro materiale con mezzi adeguati. Oltretutto, con annessi e connessi riguardanti l’organizzazione generale (un buon grafico per la copertina, ad esempio) e la promozione. L’album, però, probabilmente troppo in anticipo sui tempi, vende solo il minimo sindacale per giustificarne un secondo agli occhi dell’etichetta la quale, comunque, non tarda molto a farlo uscire.

TEMPI INTERESSANTI, PER LA FINE DI UNA BAND
High Tide, il secondo album del gruppo, un quasi-concept di tre brani sulle psicosi dell’uomo, esce nel 1970. In questo disco la componente prettamente heavy si fa più sfumata, per lasciare maggiore spazio a quelle folk e prog ed all’introduzione delle tastiere. Insomma, per usare le parole di Pavli: “Un album più controllato”. Non è un lavoro dello stesso livello del precedente, ma è comunque un prodotto più che valido e degno di essere considerato da ogni appassionato di buona musica. Quello che manca, in sostanza, è la profondità dell’interazione chitarra/violino che aveva caratterizzato Sea Shanties, dandogli quel “corpo” che ancora oggi è perfettamente percepibile all’ascolto, relegando High Tide (uscito nel 2006 in versione rimasterizzata) su un gradino inferiore della scala dei valori rispetto all’esordio, ma comunque molto, molto alto. Le vendite non trascendentali ed i problemi mentali di Roger Hadden, soggetto a terrificanti crisi depressive dovute anche agli eccessi di LSD connessi all’epoca di appartenenza, che esploderanno definitivamente durante la registrazione del terzo album intitolato Precious Cargo (niente più heavy e spazio allo psych-prog), interromperanno i lavori di quest’ultimo proprio alla fine e decreteranno, di fatto, lo scioglimento del gruppo. L’album vedrà la luce solo nel 1990. Hill ed House tentano immediatamente di proseguire come duo ed incidono subito l’autoprodotto Interesting Times. Nel disco, caratterizzato dalla presenza massiccia di synth in luogo del violino, è presente una drum-machine al posto dello sfortunato Hadden. Siamo all’alba degli anni 70, parliamo quindi di posta tradizionale e diffusione delle notizie sull’esistenza delle autoproduzioni più o meno sul livello di quelle sulla possibilità di fare un concorso pubblico per entrare nel KGB. L’impossibilità di stamparlo ufficialmente -accadrà solo nel 1989- e l’autodistribuzione ne decretano pertanto l’inesistenza pratica per il mercato. È la fine ingloriosa anche di questo tentativo. Gli High Tide sono morti, ma qualcuno di loro ha ancora qualcosa da fare, nel mondo della musica.

SHAKESPEARE, POLANSKY, LEMMY E BEPPE RIVA
Delle carriere postume degli ex High Tide, due sono quelle più rilevanti: non tanto quella di Hill, il quale alcuni anni più tardi fonderà la Ronnie Paisley Band, nella quale inserirà il fido Pavli e con la quale inciderà un album nel ’79, ma soprattutto quelle di House e Pavli, davvero con tante voci da inserire a curriculum. Il primo lavorerà con nomi decisamente rilevanti per la scena rock. Prima entra a far parte della Third Ear Band, con la quale incide Music from Macbeth, musiche per l’adattamento dell’opera di Shakespeare firmata da Roman Polansky, indi “soggiorna” per quattro anni -periodo ’74/’78, poi ci sarà un ritorno- negli Hawkwind, dove si trova a lavorare con Lemmy (R.I.P.), il quale doveva ancora avviare l’avventura Motorhead, e successivamente con Mike Oldfield, David Sylvian, Japan e David Bowie tra gli altri. Quest’ultima esperienza sarà stigmatizzata nel modo che leggerete a fine articolo da un giovanissimo Beppe Riva all’avvio della sua collaborazione con Rockerilla. Il giornalista, ricordando gli High Tide, non si capaciterà di questo “passaggio al nemico” per fare musica molto più leggera e disimpegnata. Il Bowie di quel periodo, lo ricordo, si spostava verso lidi simil-dance, per quanto di altissima classe. Dopo un riavvicinamento tra Hill ed House, la già ricordata uscita del terzo album degli High Tide, ma ancora senza grossi riscontri. Dopo il nuovo abbandono di House per far ritorno negli Hawkwind e vari cambi di formazione (dentro ancora Pavli e tutti musicisti nuovi), altri quattro album tra il ’90 ed il ’91 con materiale vecchio e nuovo stilisticamente molto vario, ma ancora una volta nel disinteresse generale. La raccolta del 2001 Open Season, edita dall’italiana Black Widow, mette la parola fine alla storia degli High Tide. Tony Hill non ha mai smesso di suonare e, pur essendo stato relegato sostanzialmente nell’anonimato a causa di un carattere “libero” e di attitudini verso qualche eccesso, ancora oggi gira con i Tony Hills Fiction. E Pavli? Per saperlo, basta leggere il paragrafo successivo.

DAGLI ABISSI DEL MARE ALL’ABISSO DELLA STORIA
Alternativamente associati ai Black Sabbath, ai Black Widow, agli Amon Duul e ad altri gruppi operanti “sul lato oscuro”, gli High Tide costituirono invece capitolo a sé stante nella storia del rock. I loro inquietanti canti del mare, filtrati dalla chimica lisergica, da un senso di smarrimento ed inquietudine d’estrazione lovecraftiana riscontrabile fin dalla scelta del moniker, da quella sensazione di terrore dell’inconosciuto mediato da musiche che fino ad allora mai si erano ascoltate, erano e resteranno un vero unicum. O comunque un punto zero sul quale il gruppo potrebbe di diritto vantare il copyright. Quei canti così psicologicamente destabilizzanti, erano infatti appoggiati su una struttura musicale assolutamente peculiare che, oltre a contenere in nuce la chimica di base di molti generi che sarebbero stati codificati e si sarebbero poi imposti nel breve e medio periodo, presentava elementi ancora una volta unici. Pur essendo anche gli altri musicisti di tutto rispetto e certamente necessari per mettere in moto la reazione chimica che infuse la vita negli High Tide (per quanto più volte ripetuto, il concetto di “chimica” è assolutamente adatto alla situazione descritta, dato il contesto storico in cui il gruppo si mosse), era il duo Hill/House a costituire il cuore pulsante della band. L’amalgama ed il contemporaneo dualismo tra la chitarra del primo, il cui valore non è mai stato riconosciuto in pieno dagli addetti ai lavori, forse per la sua prematura scomparsa dal grande giro, ed il violino elettrico del secondo, mai prima di quel momento inserito organicamente in un contesto pienamente rock, erano qualcosa di così nuovo che era troppo difficile da classificare per molti. Alcuni, quindi, si limitarono ad associare gli High Tide al neonato calderone dal dark sound, senza peraltro riconoscergli nemmeno la primogenitura sullo stile, altri topparono clamorosamente, come nel caso già ricordato di Melody Maker. Per quanto riguarda le carriere dei singoli musicisti e per chiudere il cerchio su di loro, anche Pavli ne ha avuta una importante. Avendo studi seri alle spalle (ottimo violoncellista, tra l’altro), ha partecipato a vari progetti importanti, compresi alcuni di musica elettronica, da solista e lavorando poi con Robert Calvert e Michael Moorcock, anche in progetti teatrali. Inoltre, più recentemente è diventato buon autore letterario. Roger Hadden, invece, ha avuto i problemi prima segnalati. Di Simon House abbiamo già detto, ma prima di lasciarci ed a titolo di simpatica curiosità, voglio riportarvi le sprezzanti parole alle quali abbiamo già accennato, scritte da un giovanissimo ed iconoclasta Beppe Riva (chi non lo era, allora?) su un numero del 1980 di Rockerilla. Lì, in una pagina che vista oggi sembra stampata mille anni fa, sulla quale si poteva leggere la pubblicità di un noto distributore/venditore di dischi di Gallarate, il quale invitava chi voleva entrare in possesso del suo catalogo ad inviargli 200 lire in francobolli, parlando della carriera post High Tide dei vari musicisti, non riusciva a capacitarsi di come House fosse finito alla corte di un Bowie non giudicato al top, più o meno nel periodo Lodger. Ecco le sue parole sul violinista:

Attualmente non possiamo entusiasmarci nel riscoprire un musicista del suo calibro, ispiratore di lucide costruzioni terrorizzanti, sprecato nel rivestire a tratti la coreografia sintetica del “grande ciarlatano” Bowie.

Si badi bene, comunque, che anche lui giudicava nello stesso scritto Hill come “la perdita più cruciale” per gli High Tide. E di Riva possiamo fidarci, no?

DISCOGRAFIA HIGH TIDE
Sea Shanties - 1969
High Tide - 1970
Interesting Times - 1989
Precious Cargo - 1990
The Flood - 1990
A Fierce Nature - 1990
Ancient Gates - 1990
The Reason of Success - 1990
Open Season Compilation - 2000



Maurizio King
Martedì 28 Giugno 2016, 10.35.35
16
il secondo album High Tide è un capolavoro molto meglio rispetto a sea shanties il gruppo e difficile da catalogare il pezzo bankman cries e uno dei più bei pezzi degli anni 70 dieci anni dopo si possono riscontrare nel movimento dark new age lo stesso sound grazie per le recensioni di questo gruppo consiglio a tutti di comprare album high tide il chitarrista aveva una tecnica particolare mai sentita dopo simon house il violinista accompagnò per parecchio tempo in concerto e su album un altro genio assoluto coiè Peter Hammill non so se mi spiego .... ciao
Raven
Giovedì 16 Giugno 2016, 19.57.32
15
Ma bisogna considerare anche l'età di Riva all'epoca dei fatti
Rob Fleming
Mercoledì 15 Giugno 2016, 9.57.52
14
Interessante articolo su un gruppo importante, ma sconosciuto ai più. Per quanto concerne i primi due album - gli unici che ho - ritengo Sea Shanties sia più hard, mentre l'omonimo sia più vicino a sonorità "prog", ma è una vita che non lo ascolto e potrei ricordare male. Per quanto concerne Beppe Riva, oltre a confermare che in Italia, è il "babbo" di tutti (la sua enciclopedie hard & heavy del '91-'92 l'ho consumata), colui senza il quale tutto ciò non sarebbe stato possibile posso dire che per quanto riguarda l'affermazione su Bowie, tenuto conto del contesto storico, ci può anche stare se si pensa alla trasformazione da Ziggy a Duca Bianco; dall'hard rock-glam al r'n'b' - soul - periodo berlinese.
Vanessa Incrostata
Martedì 14 Giugno 2016, 23.01.43
13
Grande Raven, grazie x questo articolo aspettato da tempo! Mio padre ha l'omonimo in vinile!
Raven
Martedì 14 Giugno 2016, 20.08.29
12
Come gusto strettamente personale, preferisco il primo.
mario
Martedì 14 Giugno 2016, 18.12.04
11
@Raven , mah! non so come la pensi sui primi 2, ma io li trovo entrambi riuscitissimi, il primo proprio perche' incosciente ed instintivo è riuscito a fare centro, e che centro di bersaglio, per una band fare benissimo al debutto , non era mica facile, al secondo invece, si vero, più studiato e programmato, ma proprio come affermarono, unito alla maggiore esperienza, sono riusciti nell'intento che si erano prefissi, quello di stupire a sorpresa l'ascoltatore, altro colpo a mio avviso andato a segno, poi vabbè non facciamo nomi, l'elenco sarebbe lungo, hai ragione, se pensiamo a certe dichiarazioni e sparate esuberanti e finte di certi gruppi moderni ma anche di nuovi interviste di prossimi album con megariffs ecc. di lavori di certi dinosauri, viene da ridere, se non altro le loro dichiarazioni-interviste erano diciamo molto più veritiere e genuine di quelle di oggi eheh
Raven
Martedì 14 Giugno 2016, 17.51.43
10
Riguardo al secondo album ci sono delle interviste di Pavli in cui dichiarava che era nettamente migliore del primo, a causa della loro maggiore esperienza in studio e del budget, che ne fecero un lavoro più maturo e coeso, oltre al fatto che si trattava di un lavoro studiato e non semi-improvvisato come il primo. Certo, bisogna considerare che le dichiarazioni alla stampa lasciano il tempo che trovano quando si tratta di fare promozione, però all'epoca (forse) erano più sincere di quelle di ora, almeno ad un certo livello.
mario
Martedì 14 Giugno 2016, 17.42.06
9
Chiedo scusa per OT, per quanto riguarda Sea Shanties avevo già commentato, mentre il secondo album, l'ho acoltato solo 3 volte, in certo senso è vero, viene tralasciata la componente più hard rock o se vogliamo chiamarla heavy, ma credo proprio per far spazio ad un album più elaborato, infatti non a caso viene data maggiore enfasi a ben 3 lunghe suite Blankman Cries Again, The Joke e Saneonymous, ognuna di queste con sfumature diverse e appunto large ed ampie parti e tratti strumentali, ma con più focus sulla strumentalità, una volta accentando l'epressività del violino, altre quella delle chitarre, in un turbine altalenante di emozioni espresse come se fossero voci, ma non come al primo album dove appunto le interazioni violino e chitarra apparivano più intense, profonde e vigorose, al servizio di un album semiconcept che da più corda al folk prog, comunque l'album sembra essere posseduto come una sorta di allucinante angoscia emozionale, ben espressa da riffs e assoli di chitarra, a volte rapida a volte espressivamente blanda e pacata ma carica di pathos, a volte capricciosa, alle navigate sottofondo del basso, all'uso dei flauti e dalle tastiere creano dei momenti, ai cambi improvvisi delle linee batteristiche, in cui il climax trasale su da ogni poro di quasi ogni brano di questo secondo lavoro, a volte sembra di inbattersi in un rituale esoterico ancestrale di antiche tribu' per una certa ritmica anche di atteria, e comunque son sempre sonorità che aprono veri e propri tunnel spazio temporali.Il terzo devo ancora ascoltarlo,il tempo è poco, e per ascoltare certa musica e capirla ce ne vuole di tempo che scarseggia sempre per me, ma sicuramente la band meritava moltissimo per la qualità musicale messa in campo, gruppo sottovalutato e criticato agli inizi in modo inadeguato, comunque anche i Sabbath agli inizi non furono giudicati bene, per non parlare dei Led Zeppelin, solo che a loro è andata diversamente, come ovviamente noi tutti sappiamo.
Metal Shock
Martedì 14 Giugno 2016, 16.59.52
8
Gran bello ed esaustivo articolo su una delle band proto metal forse non abbastanza conosciute dal grande pubblico. Io ho il loro capolavoro Sea Shanties, gran lavoro con intrecci tra chitarra e violino veramente notevoli. Questa mattina ho provato ad ascoltare su Youtube gl altri album fatti dalla band che non conoscevo: penso che comunque siano di gran lunga inferiori al fantastic debutto, almeno per me, forse piu` "prog". Penso che Sea shanties dovrebbe essere nella discografia di ogni metallaro, perche` tutto quel che oggi e` partito anche da quel disco. Complimenti a Raven per far scoprire a tante persone band e dischi cosi` importanti
Raven
Martedì 14 Giugno 2016, 16.38.57
7
La rece di Brown è già in DB. Circa Riva, è inutile valutare la dischiarazione di un 23enne all'esordio in un contesto storico completamente diverso, col senno di 36 anni dopo. Anche io avrei detto lo stesso in quel momento, come tutti. In generale, però, restiamo IT. Il pezzo è sugli HT, non su Riva (La firma più storica del giornalismo metal italiano le cui parole ho riportato come fatto di colore) o su Bowie, Grazie.
mario
Martedì 14 Giugno 2016, 16.25.54
6
Ultimamente sto cercando di approfondire quel periodo foriero di uscite musicali importanti nonostante il poco tempo.Prima c'era anche un certo proto heavy psich obscure prog di un certo Arthur brown( "the Crazy World"), che con la sua teatralità e maschera facciale ha ispirato da Alice Cooper, kiss, fino ai Ghost,e per certo modo di far acuti e di cantata scenica e teatroalità e pittamento, anche King Diamond.Poi anche i pioneristici Atomic Rooster, gli T2,Monument/zior Lucifers Friend ecc., era un mondo musicale in fermento. Io non posso fare l'ipocrita, se avessi avuto l'età di Bebbe Riva e trasportato a quel tempo , avrei molto probabilmente, ragionato come lui. Comunque grandi High Tide, che non conoscevo ho scoperto qui, e quindi ringrazio @Raven, anche sull'approfondimento questione Riva-passaggio al nemico.
Zess
Martedì 14 Giugno 2016, 15.10.13
5
Per me invece ha fortemente ragione.
simo
Martedì 14 Giugno 2016, 12.12.11
4
Capito, quindi é un mostro sacro del giornalismo rock, però anche a me pare estremamente esagerato e anche fuori luogo
alifac
Martedì 14 Giugno 2016, 11.54.39
3
@Simo... Beppe Riva sta al giornalismo hard rock-metal italiano come Martin Scorsese sta alla cinepresa... certo "ciarlatano" è un pò forte...
simo
Martedì 14 Giugno 2016, 11.34.34
2
Non conosco questo Riva dato che sono troppo giovane ma conosco il Bowie di Lodger ed é tutto tranne che ciarlatano, ok é il disco cosiddetto "minore" dei tre berlinesi ma da qui a sparare sentenze del genere ce ne passa
alifac
Martedì 14 Giugno 2016, 7.56.33
1
Articolo fantastico!!!!
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